Nota Bene: I Mamuthones - con visera lignea nera(maschera facciale) fermata da un fazzoletto scuro, mastruca nera (pelle di pecora senza maniche) e garriga (gruppo di campanacci), si dispongono incolonnati su due file, creando uno spazio all'interno. Una fila procede a piccoli passi, andando avanti col piede sinistro, retrocedendo col piede destro; la fila opposta, avanza col piede destro e retrocede col sinistro. Entrambe le colonne modificano il passo di danza con una variante di tre piccoli passi eseguiti più velocemente.
Ho bisogno di verde. E' una delle mie esigenze principali, fondamentali, esistenziali. Il bisogno di verde è per me terapeutico tanto quanto il bisogno del mare. Amo Torino anche perchè mi offre tanti spazi di verde: il verde della collina, dei suoi grandi corsi, dei giardini pubblici, delle aiuole spartitraffico.
A casa devo avere sempre un angolo verde. Nei momenti di stanchezza, di depressione, di tristezza, rivolgo la poltrona verso le mie piante e ne ricevo conforto.
Nella scala condominiale dove abito il mio balcone è l'unico ad avere piante. Guai se non ci fossero: la loro vista mi dà serenità ed energia. Ho sempre pensato che le piante dessero, ci regalassero energia; ma ho scoperto, con il tempo, che siamo anche noi a darne a loro in un mutuo scambio.
Arrivo dall'innaffiatura serale in questo settembre che ci sta regalando stupende giornate ancora estive. Le piante avevano sete e hanno gradito l'acqua. Avete mai notato come, succhiando l'acqua dal terreno, vibrino? E' come se ci comunicassero il loro stato di benessere. Fra le piante che ho sul balcone le portulacche e le begonie sono quelle che danno più soddisfazioni anche alla vista. Piante forti, carnose, generose di fiori, elargiscono boccioli a profusione per tutto il corso dell'estate. Sono piante che sopportano bene l'aria acida e avvelenata della città. Ma, fra i vasi, ce n'è uno di portulacca che quest'anno a sofferto i due mesi di mia lontananza. Foglie raggrinzite, muffa, mancanza di fiori. Forse è stato trascurato un po' perchè occupava un angolo appartato sul balcone o forse perchè non riceveva abbastanza sole come necessita. L'altro giorno l'ho cambiato di posto ma niente, non ha minimamente tentato di riprendersi. Stasera mentre lo innaffiavo ho sentito l'esigenza di passargli le mani sopra, sfiorarlo con tutto il palmo aperto, accarezzarlo a lungo. So che sarà difficile credermi ma la portulacca ha reagito: le foglioline hanno ripreso vigore e alcuni bocciolini si sono spalancati anche se non c'era più il sole. E' di colpo rinvigorita.
Bastava una carezza? O c'è stato uno scambio di energia? Reciproco, però, perchè io facendo questa esperienza positiva ne ho provato piacere, sollievo.
Le piante ci regalano momenti magici. A Sadali questa estate, mentre Mario Brai suonava il suo violino elettrico, le belledinotte del cortile della Casa Podda si sono aperte. Certo era l'ora del crepuscolo. L'avrebbero fatto comunque. Ma l'atmosfera che musica e natura hanno creato è stato un bel connubio. Magico.
...a proposito di alberi....mi sento inadeguata ad esprimere qualsiasi sensazione...sono troppo di parte....
La prima escursione in Codula di Luna da Teletothes fu molti anni fa...giovani e spensierati a percorrere 4 ore su un letto di fiume ad agosto, non ci sembrava poi così impossibile...ma nell'ultimo tratto di sentiero ho notato un vecchio leccio dalla grande chioma....stanca e assetata mi sono adagiata all'ombra del suo rugoso tronco e ho chiuso gli occhi per qualche minuto.
Sono passati molti anni...e questa primavera ci sono tornata in silenzio..il vecchio leccio era sempre li..silenzioso e immenso. Il mio abbraccio è stato lungo nel raccontargli la vita che è trascorsa...
Mi capita spesso di abbracciare tronchi....ma non pensate male....il mio sangue ogni tanto dal rosso vira al verde. Ma non se ne accorge mai nessuno. buona giornata di settembre...anto
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Anto ha scritto: Mi capita spesso di abbracciare tronchi....ma non pensate male....il mio sangue ogni tanto dal rosso vira al verde. Ma non se ne accorge mai nessuno. buona giornata di settembre...anto
Dall'intervista a Giuseppe Barbera letta in un giornale :
Perchè abbracciare un albero?
Perché è come abbracciare un amico. Per esprimere affetto, per ringraziarlo, per proteggerlo. Non si tratta necessariamente di uno scambio di energia ma, più semplicemente, di una confidenza verso vecchi amici che accompagnano la storia dell'uomo da quando, milioni di anni fa, l'uomo è sceso dalle loro fronde per costruire la civiltà.
Mi capita spesso di abbracciare tronchi....ma non pensate male....il mio sangue ogni tanto dal rosso vira al verde. Ma non se ne accorge mai nessuno. buona giornata di settembre...anto
Cara Anto Nn sei la sola sai io parlo a gl'alberi A volte quando vado a passeggio mi fermo anch'io come te e mi metto a parlare con loro all'inizzio mi dicevo ma Mariiii stai diventando pazza Ma non puoi immaginare la soddisfazione e il benessere che si prova e lui attraverso le sue foglie che si muovono con il vento sembra che ci risponda a modo suo Un abbraccio te lo do anch'io
... Stasera mentre lo innaffiavo ho sentito l'esigenza di passargli le mani sopra, sfiorarlo con tutto il palmo aperto, accarezzarlo a lungo. So che sarà difficile credermi ma la portulacca ha reagito: le foglioline hanno ripreso vigore e alcuni bocciolini si sono spalancati anche se non c'era più il sole. E' di colpo rinvigorita.
Bastava una carezza? O c'è stato uno scambio di energia? Reciproco, però, perchè io facendo questa esperienza positiva ne ho provato piacere, sollievo...
...Sono passati molti anni...e questa primavera ci sono tornata in silenzio..il vecchio leccio era sempre li..silenzioso e immenso. Il mio abbraccio è stato lungo nel raccontargli la vita che è trascorsa...
Perchè abbracciare un albero? Perché è come abbracciare un amico. Per esprimere affetto, per ringraziarlo, per proteggerlo. Non si trat ta necessariamente di uno scambio di energia ma, più semplicemente, di una confidenza verso vecchi amici che accompagnano la storia dell'uomo da quando, milioni di anni fa, l'uomo è sceso dalle loro fronde per costruire la civiltà.
L'interazione tra l'uomo e le piante non mi sorprende affatto. Mi stupirebbe il contrario. Il fatto che le piante non emettano suoni, non scodinzolino e non vedano, infatti, non deve essere interpretato come assenza di sensibilità. Le piante non sono di latta. Sono vive. La linfa vitale, figura spesso usata in letteratura e non, scorre anche nelle piante. Interagiscono con l'ambiente circostante, non sono soprammobili. Sono testimoni silenziose. E antiche. Parlare con un albero ha più senso che parlare con certi uomini. Mi auguro soltanto una cosa: che esse non provino dolore, ma al massimo un po' di tristezza o di malinconia.
p.s. Visto che siamo quasi in argomento vi faccio una confidenza, ma che resti tra noi. Una delle parti più importanti del mio nuovo libro (che diventerà tale soltanto se e quando un editore vorrà) si intitola "Come foglie sull'acqua". Rispetto al tema trattato qui, è casuale. Eppure non è un caso.
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Cosa sarebbe il mondo senza alberi..... L'albero è vita..... abbraciarlo, parlarci, appoggiarsi quando si è stanchi, stare seduti all'ombra dei suoi rami, in silenzio con i nostri pensieri, accarezzarlo come si farebbe con un amico è segno di grande sensibilità e rispetto, condivisione.
....Una bellissima storia.... .....L'uomo che piantava gli alberi.....
Mansardo ha scritto: p.s. Visto che siamo quasi in argomento vi faccio una confidenza, ma che resti tra noi. Una delle parti più importanti del mio nuovo libro (che diventerà tale soltanto se e quando un editore vorrà) si intitola "Come foglie sull'acqua". Rispetto al tema trattato qui, è casuale. Eppure non è un caso.
Bellissimo titolo, non vedo l'ora di leggerlo e speriamo che abbia tanto successo e vada oltre ma molto oltre Suite e le suiters......te lo auguro
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maurizio feo
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Inserito il - 16/09/2010 : 13:26:11
Una delle parti più importanti del mio nuovo libro (che diventerà tale soltanto se e quando un editore vorrà) si intitola "Come foglie sull'acqua".
Mi hai fatto venire in mente un'opera xylografica di Mauritz Cornelys Escher: "I tre Mondi". Vi compare un pesce, visto in trasparenza sott'acqua (che ti guarda in modo inquietante, come spesso sono inquietanti le sue creazioni), gli alberi ed il cielo riflessi sullo specchio dell'acqua e le foglie che galleggiano pigre sulla superficie liscia. A proposito di caso e coincidenze.
Modificato da - maurizio feo in data 16/09/2010 13:28:16
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Beni: ti naru unu contu...
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Una delle parti più importanti del mio nuovo libro (che diventerà tale soltanto se e quando un editore vorrà) si intitola "Come foglie sull'acqua".
Mi hai fatto venire in mente un'opera xylografica di Mauritz Cornelys Escher: "I tre Mondi". Vi compare un pesce, visto in trasparenza sott'acqua (che ti guarda in modo inquietante, come spesso sono inquietanti le sue creazioni), gli alberi ed il cielo riflessi sullo specchio dell'acqua e le foglie che galleggiano pigre sulla superficie liscia. A proposito di caso e coincidenze.
Potrebbe essere una idea per la copertina!!! Non trovi Mansardo?
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Nevathrad
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Mansardo, spero che saremo tra le prime a sapere che hai dato alle stampe il tuo libro!!!
A proposito di piante, io ho la mia spiaggia tranquilla, il mio angolo di benessere, il posto dove tutte le tensioni si acquetano come per magia dopo qualche secondo, il posto incantato dove trovano riposo le mie "paturnie" grandi e piccole, il posto che non vorrei scambiare con niente altro, le sensazioni piacevolissime che danno le carezze sulle loro foglie vellutate, cerose, cuoiose, morbide e cicciottelle, alcune di esse danno la sensazione impressionante di sfiorare la pelle di un bimbo.., la mia collezione di piante... voglio condividere con voi la bellezza di tre regali che mi hanno fatto ultimamente...
la piccola umile Urginea undulata, purtroppo l'ho fotografata a fine fioritura, i suoi fiorni sono così piccini che sono rimasti nascosti da altre piante
Il bellissimo fiore madreperlaceo della Pereskia weberiana, al quale la foto non rende minimamente giustizia...
Il fiore di un Adenium swazicum, clamorosamente parente del nostro oleandro
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C'è un'araucaria nel mio giardino a cui credo tutta la famiglia sia molto legata e non solo perchè è stata messa a dimora da mia madre appena ci trasferimmo in questa casa, ma anche per i tanti ricordi che bene o male ci riportano a questo albero. Ci fu lungo un periodo in cui per molti mesi veniva ricoperta dal rosa delle trombette che si erano abbarbicate piano piano dalla siepe vicina fino alla sua cima; occorse un gran coraggio per potare la siepe e liberare la pianta che era ammirata e fotografata da amici e passanti. Era quello il tempo della compagnia di Master, un bel lupo che, come l'araucaria, arrivato cucciolo, si trasformò velocemente in un gran cagnone che incuteva paura pur essendo docile e premuroso, soprattutto con tutti noi. Master ci tenne compagnia per dieci lunghi anni e, quando arrivò il tempo della sua dipartita, un pomeriggio mi accorsi che vagava quasi barcollando e che dirigendolo sulla veranda diventava insofferente ancor più perchè voleva spingersi verso un lato del giardino. Poi capii che desiderava andare sotto l'araucaria, sua grande compagna di riposini all'ombra, e lo aiutammo a raggiungere l'albero. Là trovò pace e spirò. Adesso è il tempo di Cora, una lupetta vivace e socievole che sta perennemente alla ringhiera per curiosare e intrattenere con lunghi latrati gioiosi chi passa da quelle parti. Anche Cora non disdegna i lunghi pisolini goduti sotto le fronde ondeggianti della vecchia araucaria.
Ps: Mansardo, aspettiamo con trepidazione di leggerti tra le righe del libro
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