Nota Bene:Maria Lai, una grande, fantastica e dolcissima ARTISTA Sarda. Nasce a Ulassai il 27 settembre 1919. Nel 1939 lascia la Sardegna per iscriversi al liceo Artistico di Roma con Marino Mazzacurati. Dal 1943 al 1945 frequenta il corso di scultura dell'Accademia di Belle Arti di Venezia con Arturo Martini e Alberto Viani. Nel 2004 le viene conferita la Laurea Honoris causa in Lettere dall'Università degli Studi di Cagliari, discutendo la tesi: Sguardo, Opera, Pensiero. Con gli anni Ottanta la ricerca sui segni e sui materiali assume una più accentuata connotazione ambientale: 1981, il suo straordinario intervento ambientale: Legarsi alla montagna, Ulassai (NU);
Grazie Amon..... Mansardo...grazie. Grazie Pia...rispondo a Giuseppe e mi scuso per il ritardo...Parlo di oltre 30 anni fa caro Giuseppe..le realta' museali, come le biblioteche erano ancora in rodaggio nei piccoli centri...per fortuna dopo tutto questo tempo qualcosa e' cambiato. anto Rispondo a Neva e a tutti coloro che almeno una volta nella vita si sono inteneriti guardando gli occhi di un animale.. Non vi e' che solitudine nella molteplicita' degli sguardi della razza eletta ....una egoistica,banale, meritata solitudine. Non ho ancora visto i film citati....troppi impegni...ma spero di liberarmene presto....e mi impegnero' a vederli. anto
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Avevamo parlato, tempo fa, di rapporto aureo. Senza entrare nel merito delle considerazioni scientifiche, è innegabile che l'occhio e la mente cerchino e colgano l'armonia e la bellezza Buona giornata ovunque voi siate!
Avevamo parlato, tempo fa, di rapporto aureo. Senza entrare nel merito delle considerazioni scientifiche, è innegabile che l'occhio e la mente cerchino e colgano l'armonia e la bellezza
Grazie Marialuisa per questo stupendo video.
Le immagini si aprono con la serie numerica di Fibonacci. A Torino Mario Merz le ripropone sulla Mole antonelliana con numeri al neon, di colore rosso, disposti verticalmente, che letti dal basso verso l'alto sono: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55… L'opera, che s'intitola "Il volo dei numeri", è una installazione del 1998 per la manifestazione "Luci d'Artista". Merz artista contemporaneo dell'arte povera e concettuale che ha saputo "giocare" spesso con i rapporti numerici.
Meraviglia...Maria Luisa....una meraviglia. Posso proporlo ai miei ragazzi di 3°? Come faccio a scaricarlo?....perdonate la mia cronica inettidudine!!! Un abbraccio. anto
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Avevamo parlato, tempo fa, di rapporto aureo. Senza entrare nel merito delle considerazioni scientifiche, è innegabile che l'occhio e la mente cerchino e colgano l'armonia e la bellezza Buona giornata ovunque voi siate!
Anto ha scritto: ... Rispondo a Neva e a tutti coloro che almeno una volta nella vita si sono inteneriti guardando gli occhi di un animale.. Non vi e' che solitudine nella molteplicita' degli sguardi della razza eletta ....una egoistica,banale, meritata solitudine. ...
Se l'essere umano fosse in grado di imparare dagli animali gli stili di vita e di comportamento e il senso dell'amore... Per me, chi compie violenze su un povero animale (dall'abbandono per strada alle torture più efferate), tradendo la sua fiducia, la sua ingenuità, il suo affetto, commette un crimine molto simile a quello di chi infierisce sui bambini. C'è la stessa cattiveria perversa, la medesima malvagità vuota, crudele e vigliacca. Infatti, a mio avviso, chi è in grado di brutalizzare un cane o un gatto indifeso potrebbe farlo senza scrupoli anche su un uomo. La prima conseguenza che mi viene in mente è la legge del taglione e non aggiungo altro...è uno dei pochi argomenti che - come si suol dire - mi fa andare il sangue alla testa.
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In questo pomeriggio primaverile, con il cielo offuscato dalle nuvole, una canzone in armonia con questa atmosfera
Gran bel video, Amon, perfetto per questo maggio anomalo.
* * *
Oggi una notizia sul giornale mi ha ricordato che, più di un anno fa, scrissi da qualche parte di Paradisola un intervento sui cinema di Cagliari. Dopo aver letto che anche l'Alfieri sta per essere demolito, ho pensato di aggiornare quell'intervento e di proporlo anche qui.
Da qualche anno cinema a Cagliari è sinonimo di multisala. Si oppongono – con alterne fortune – a questo trend soltanto alcuni cineforum e cineclub (Spazio Odissea, Alkestis, Greenwich, Namaste, S.Eulalia, i primi che mi vengono in mente), che tuttavia costituiscono luoghi di ritrovo quasi carbonaro, per non dire di nicchia (e non alludo soltanto alle dimensioni dei locali che li ospitano). Ben vengano, comunque. Sono gli unici posti nei quali si possono vedere film non di cassetta e si respira ancora l’atmosfera dei cinema di una volta. Cioè di 20, 25 anni fa. Mica preistoria.
Però, che ci piaccia o no, questa è l’era dei multisala. Grandi spazi, fuori città, magari non lontani da centri commerciali, sale con la moquette, luci soffuse, poltrone ergonomiche e confortevoli, schermo panoramico, audio super-mega-dolby-surround-dts, immagini in 3D, occhiali speciali usa e getta (quelli riciclati erano a rischio ziddicche o peggio), niente fumo, niente sacchetti di patatine, consumazioni (pop-corn o coca cola non fa differenza) soltanto in bicchierone di cartone, uso del cellulare durante la proiezione consentito solo ai buzzurri.
Per le strade di Cagliari, invece, dei cinema storici poche, tristi tracce. Soltanto qualche rudere, insegne rotte, serrande arrugginite. Oppure supermercati, uffici, negozi, locali. Gli annunci delle società immobiliari hanno preso il posto delle locandine dei film. Nessun sopravvissuto, un solo resuscitato (ma per il teatro), molti monumenti alla memoria. Insomma, un’ecatombe.
Ma sino agli anni ’90 i cinema in città esistevano eccome. Era un altro mondo. I film arrivavano in televisione solo dopo molti anni dalla programmazione cinematografica, non esistevano i dvd, internet non era ancora entrato nelle case, il noleggio di videocassette era solo un pallido surrogato. Non restava che andare al cinema. Il film da vedere si sceglieva leggendo il giornale, alla pagina degli spettacoli. Oggi invece si può andare, anche impreparati, in un multisala qualsiasi, dove sono proiettate tutte le novità simultaneamente. L’importante è entrare prima dei titoli di testa. Una volta, invece, quando si decideva di andare al cinema all’improvviso, passeggiando per strada oppure dopo cena, appena usciti da una pizzeria, se il film era già al secondo tempo si guardava la fine poi si aspettava lo spettacolo successivo per tutto il resto. Una specie di montaggio analogico modello Corazzata Potemkin di Fantozzi.
Da ragazzino, negli anni ’70, io andavo spesso al Corallo, in piazza Michelangelo, perché era a 100 metri da casa. Me lo ricordo abbastanza ampio e gelido, con pizzetteria e bar attigui. Ovviamente tutti film di seconda visione. Nei primi anni ’90 conobbe il triste declino comune a molti altri cinema: pellicole a luci rosse come lenta agonia prima della chiusura definitiva. L’insegna rossa, miracolosamente intatta, è spenta da almeno 15 anni.
Nello stesso periodo, ho visto diversi film anche all’Alfieri, in via della Pineta. Ingresso importante, in lieve pendenza, sala non grande, adatta al teatro. E infatti oggi è soltanto un piccolo teatro, più che altro una pertinenza del Caffè omonimo, ma il suo destino è ormai segnato: è imminente la demolizione.
Il primo esempio di multisala ante litteram fu escogitato (con esiti abbastanza grotteschi) in via Grazia Deledda, dove c’erano l’Ariston e, nello scantinato, il Fiamma. Il primo era un vero cinema, il secondo invece un ripostiglio umido e maleodorante, con le colonne in mezzo alle file di durissime poltroncine di legno sbiadito, lo schermo piccolo e l’audio che concedeva ampi spazi alla creatività, visto che anche la lettura del labiale al cinema ha poco senso. Con un ardito guizzo di fantasia, negli anni ’80, il ripostiglio dal nome nostalgico fu ribattezzato Ariston 2. Cambiare nome alla muffa non ne rallentò la caduta e l’espediente fallì miseramente: dopo qualche anno furono rase al suolo entrambe le sale per far posto a uffici e parcheggi interrati.
Abbastanza vicino a casa era anche il Nuovo Odeon, via Vittorio Emanuele Orlando. Inaugurato pomposamente nel 1967, era uno dei pochi con galleria e platea, molto capiente e dignitoso. Mi ha lasciato bei ricordi, è stato uno degli ultimi a gettare la spugna. Adesso è un cantiere polveroso, vuoto e desolato, con l'insegna rotta e le serrande inchiodate.
Solo una volta sono andato al Nuovocine, all’inizio di via Caboni. Non riesco a ricordare come era fatto, non doveva essere memorabile. Da parecchi anni è stato soppiantato da un più lucroso supermercato.
Una sola visita anche al mitico Massimo, all’inizio di viale Trento. Ero con la scuola (le medie, credo) e non proiettavano un film, ma ho il vago ricordo di una recita teatrale. Era molto bello, il più elegante di Cagliari, e conobbe stagioni leggendarie. Dopo tanti anni di completo abbandono (dalla fine degli anni ’70 sino a metà anni ‘90) in seguito a un devastante incendio, è rimasto un cantiere in attesa di identità sino al 2008, quando è stato riaperto. Completamente ristrutturato, oggi è adibito a teatro.
Del famoso Cine Giardino, proprio dietro il Massimo, ho visto soltanto rovine austere e sfregiate dal tempo e dagli uomini, prima che fossero piallate anche quelle per essere sostituite da un complesso residenziale signorile. A maggior ragione, non ho alcun ricordo della prima sala cinematografica di Cagliari, l’Iris. So soltanto che sorgeva dove oggi c’è il palazzo della Rinascente.
Per ragioni anagrafiche non ho conosciuto nemmeno l’Odeon (in via Garibaldi, all’altezza della farmacia) e l’Eden (noto Pidocchietto), in via Roma, sulle cui ceneri è sorto a fine anni ’70 il Capitol. Quest’ultimo è stato il cinema più all’avanguardia che la città abbia mai avuto. Niente a che vedere con l’eleganza del Massimo, ovviamente, ma era comodo, con lo schermo vasto (allora non si usava dire panoramico) e con il volume forte e chiaro. Unico problema, nelle prime file potevamo guardare il film solo a patto che un ortopedico ci avesse preventivamente slogato le vertebre cervicali per disarticolare il collo. Negli ultimi anni è diventato un tempio della movida cagliaritana poi una sala bingo. Oggi è un’anonima cubatura in cerca di destinazione.
Forse il cinema più maestoso di Cagliari è stato il Due Palme, nei locali della Manifattura Tabacchi in viale Regina Margherita. Spazioso ingresso imperiale con doppia scalinata avvolgente, alti soffitti, colonne, capitelli, marmi, platea ariosa con ampia galleria soprastante. Oggi, se non è stato sventrato del tutto, è una cattedrale buia e spettrale dove forse rimbombano solo i gemiti degli ultimi indecorosi anni dedicati esclusivamente ai film porno.
Visto che siamo in tema, non ho mai avuto il “piacere” di frequentare l’Astoria, zona S.Michele, e l’Adriano, locale del dopolavoro ferroviario, ritrovo abituale e insostituibile degli affezionati del cinema proibitissimo di seconda visione (o si dovrebbe dire di seconda mano?). Non li immagino molto diversi dal già citato Fiamma, ma forse con olezzi ancora peggiori e avventori non di primissima scelta. Eppure nei muri dell’Astoria, durante l’opera di demolizione, pochi anni fa, furono rinvenuti alcuni disegni su maiolica di un certo pregio, visibili anche dalla strada durante l’inevitabile fermata del cantiere per l’inatteso ritrovamento.
Ho ricordi generici e molto sfuocati anche del Nuovo 4 Fontane, in via Alagon. Penso di esserci stato pochissime volte. Forse all’ingresso c’era una scala, ripida e molto meno sfarzosa del Due Palme. Di fontane neanche l’ombra. Dopo la proiezione il pubblico defluiva in via Alghero, passando attraverso un lungo corridoio. Insieme al Nuovo Odeon e all’Ariston, è stato uno dei cinema in cui era più alto il rischio di arrivare tardi per la difficoltà di parcheggiare l’auto in zona. Nel suo inevitabile crepuscolo è stato anche un ristorante cinese.
Sono stato spesso, invece, al Nuovo Olimpia, in via Roma. Un po’ piccolo l’ingresso, ma tutto sommato un cinema più che accettabile. Oggi è un esercizio commerciale. L'insegna è la stessa, ma sa tanto di lapide commemorativa.
Ultimi due ricordi per due punti di ritrovo tradizionali per i cinefili cagliaritani dei decenni passati, due posti agli antipodi in tutto: il cinema all’aperto di Marina Piccola e il Vicoletto.
Tra la prima fermata del Poetto e Marina Piccola, un enorme sterrato ghiaioso veniva adibito, nei mesi estivi, a cinema all’aperto. Molto economico, casereccio (c’era chi si portava la seggiola da casa), era un luogo dove si andava più per combattere l’afa che per gustarsi un film. A parte il cartellone ultra nazional-popolare, la visione era disturbata sempre (dico sempre) da: pellicola che si rompeva, schermo che ondeggiava, amplificazione affidata ai due altoparlanti dell’autoradio di una A112, vociare proveniente dai “caddozzoni” sulla strada e continuo sbattere delle cime sugli alberi delle barche a vela messe a dimora dietro lo schermo.
Il Vicoletto era l’esatto opposto, essendo ricavato da un angusto locale di via S. Giacomo, una strettissima via del quartiere di Villanova. Ovviamente in quel budello era quasi impossibile parcheggiare e la folla in attesa dell’apertura impediva persino il transito delle auto. Il locale era spazioso quanto una modesta canonica, cabina, palco, schermo, biglietteria, pianoforte verticale e servizi igienici compresi. Era il classico cinema d’essai, con tessera sociale e prezzi abbordabili, ideale se ti rassegnavi a seguire un film in posizione fetale e con lo schermo più vicino di quanto non sia la tv nel salone di casa. Oggi non è più in attività, il proprietario ha scelto di dedicarsi esclusivamente alle due salette del Greenwich, in via Sassari.
Dei cinema di allora non mi mancano i bagni (quando andava bene erano solo sporchi e senz’acqua né salviette) e il fumo di sigaretta da tagliare a fette. Le maschere erano fioche presenze quasi ornamentali. Eppure, nel complesso, mi manca un po’ quell’andare al cinema con animo ingenuo e sperimentale, non tecnologico, non climatizzato. Mai anonimo, sempre un po’ avventuroso.
Modificato da - Mansardo in data 14/05/2010 10:41:33
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Ascoltando la canzone di DeAndre, pur amandolo ma forse perché lo amo, mi domando: esiste un limite alla decenza che rivolti le rime e i luoghi comuni nelle parole e nei suoni, per mettere su certe azioni la parola spreco? Mi rendo conto di essere una voce fuori dal coro, con questa affermazione, ma forse, in questo caso, a Faber è mancato un amico che insinuasse, su questa azione, il dubbio della …banalità Nonostante questo, il suo lavoro è stato grande!
Modificato da - exdedalus in data 14/05/2010 11:43:53
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Oggi una notizia sul giornale mi ha ricordato che, più di un anno fa, scrissi da qualche parte di Paradisola un intervento sui cinema di Cagliari. Dopo aver letto che anche l'Alfieri sta per essere demolito, ho pensato di aggiornare quell'intervento e di proporlo anche qui.
La passione per il Cinema è tale che se capita si può fare una capatina anche al multisale . Certo, preferisco l'Odissea e il Greenwich e non solo perchè locali raccolti ma proprio perchè amo il genere di film proiettati . Tutta la cornice e il contorno mi lasciano molto indifferente , come davanti a un libro non vedo (e sento) altro. Quello che invece mi manca, a Cagliari, è un bel cine giardino estivo. Una zona appartata e fresca potrebbero trovarla, sì da non dover aspettare le varie retrospettive a Villa Muscas o Marina Piccola. Quando demoliranno l'Alfieri, anche il Teatro perderà uno dei pochi luoghi per allietare gli estimatori con qualche buona rappresentazione . Grazie, Mansardo, per questo disincantato viaggio nella Cagliari cinefila.
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Ascoltando la canzone di DeAndre, pur amandolo ma forse perché lo amo, mi domando: esiste un limite alla decenza che rivolti le rime e i luoghi comuni nelle parole e nei suoni, per mettere su certe azioni la parola spreco? Mi rendo conto di essere una voce fuori dal coro, con questa affermazione, ma forse, in questo caso, a Faber è mancato un amico che insinuasse, su questa azione, il dubbio della …banalità Nonostante questo, il suo lavoro è stato grande!
E' indubbio che " ...quella tua imprevedibile, patetica inventiva nelle rime e nelle assonanze, proprio come nelle poesie dell'antica tradizione popolare" [Fernanda Pivano] quella , proprio quella inventiva sia stata e sia la forza vitale che ha investito e investe gli estimatori di Fabrizio De André . Sono sempre stata colpita dalla vitalità della sua parola poetica , capace di trasportarmi in una dimensione inattesa, di farmi pensare e vedere il mondo anche da un punto di vista diverso dal mio . Trovo De André un poeta che sapeva regalare musica prima con le parole poi con le note .
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...sai Mansardo che io frequentavo "Il vicoletto"?...quanti ricordi....per un paio di sere ci sono anche andata a cantare.... Chissa quante volte ci siamo incontrati....e' buffa la vita...anto
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....e a proposito di violenza sugli animali Mansardo ..parli di legge del taglione... Ho desiderato fare il forestale armato tempo fa....poi la saggezza mi ha imposto un cambio di idee immediato. Facile indovinare il motivo. Una dolce sera...di pioggia a tutti. anto
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Grazie a tutti per i video stupendi che postate...... De Andrè un grande poeta Guccini....la sua voce, la sua musica, le sue parole mi emozionano in modo particolare.....Amon bellissimo quest'ultimo video
Auguro un buon fine settimana a tutti....con questa canzone degli anni 60 dei Rokes, interpretata da Fiorella Mannoia....
E la pioggia che và.....e ritorna il sereno.....speriamo che sia così in tutti i sensi.....