Nota Bene:Seulo è un piccolo paese della provincia di Cagliari, che dà il nome alla zona inferiore della Barbagia (detta, appunto, Barbagia di Seulo). Posto sulla valle del Rio Medau a 790 metri slm, e ai piedi del Monte Perdedu.
...io non so come si scaricano i video da Youtube ...se continuate cosi' la mia gelosia diventera' furore!!!!!grazie per i video "molto Suite"...io stasera posso offrirvi in onore di Mansardo un buon "TERRE BRUNE"...pero' non credo che questo sia proprio "molto Suite"...o no ? un bacio anto
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MI piace come scrivi, complimenti. La storia di Enzo mi ha commosso. Sono stato figlio e sono ora padre. Sembra retorico, il distacco violento dai propri cari è un'esperienza che lascia un vuoto interiore che più che doloroso, definirei estraniante. Credo che la "follia" di Enzo, possa ben simboleggiare l'incapacità di spiegare, di accettare, di reagire ad un torto che la vita ci ha fatto, che ha dimensioni, intensità e natura uniche. Ci lascia amputati nell'anima, di colpo privi di qualcosa di simile ad un senso, come un animale senza istinto, una pianta con le radici piantate nel vuoto. Il legame con la vita, con le genti e con il futuro si fa diverso, meno certo.
ciao
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Valerio Gallerati
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...io non so come si scaricano i video da Youtube ...
Quando, su Youtube, ti trovi nella pagina del video che ti interessa, guarda a destra (sotto il commento dell'autore) e memorizza l'URL...poi quando sei nell'editor di Paradisola clicca sul bottone YOUTUBE e - quando compare la coppia di comandi tra parentesi quadre - incollaci in mezzo l'URL che hai copiato.
grazie per i video "molto Suite"...io stasera posso offrirvi in onore di Mansardo un buon "TERRE BRUNE"...pero' non credo che questo sia proprio "molto Suite"...o no ? un bacio anto
Il Terre Brune è Suite, molto Suite...
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Thomas Kinkade, Stepping Stone Cottage
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MI piace come scrivi, complimenti. La storia di Enzo mi ha commosso. Sono stato figlio e sono ora padre. Sembra retorico, il distacco violento dai propri cari è un'esperienza che lascia un vuoto interiore che più che doloroso, definirei estraniante. Credo che la "follia" di Enzo, possa ben simboleggiare l'incapacità di spiegare, di accettare, di reagire ad un torto che la vita ci ha fatto, che ha dimensioni, intensità e natura uniche. Ci lascia amputati nell'anima, di colpo privi di qualcosa di simile ad un senso, come un animale senza istinto, una pianta con le radici piantate nel vuoto. Il legame con la vita, con le genti e con il futuro si fa diverso, meno certo.
ciao
Ciao Valerio, benvenuto. Grazie per le tue parole. Hai colto il senso della storia di Enzo. E non è una storia di follia.
Salutami la terra dove vivi, che amo tantissimo. Torna a trovarci presto.
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maurizio feo
Salottino
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Inserito il - 13/11/2009 : 17:25:49
Torno sulla magia. Avevano la musica i Nuragici? Non so rispondere, ma credo di sì. Forse era una musica che chiameremmo oggi primitiva e che ci ricorderebbe certe musiche etniche di altri luoghi ed altre genti lontane... E - probabilmente - ne facevano abbondante uso, mistico, iniziatico, religioso, potentemente aggregativo. Magico, appunto.
Musica Magica.
Ah, creare una musica magica, Lenta ed arcana, sapiente, tragica! Modulando cinque toni soltanto, Per travolger con tutto l’incanto Di un mondo ch’era ancora bambino. Quattro voci nel coro si fondano, Nei melismi di un canto polifono; Tre parole soltanto - ma bastano - Se quel loro portento trasfondono. Due antichi strumenti le sposino Alla musica strana, nuragica, Una musica dolce, melodica, Semplice, allegra, nuova, metodica: Ah, creare una musica magica!
La musica, probabilmente, era molto meglio! MF
Firma di maurizio feo
Beni: ti naru unu contu...
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La musica nuragica.....la sua danza....quanti di noi vorrebbero avere una macchina del Tempo e viaggiare ad Arrubiu, Barumini.....e trovarsi in quella danza?!!!! Con questa poesia Maurizio hai risvegliato un mio sogno.... Grazie! Da poco ho letto un romanzo edito da Aìsara di Mario Mereu dal titolo "Prima della pioggia di Settembre"...ne consiglio la lettura a chi come Maurizio (e come me) vorrebbe sentire quell'antico ritmo, vedere quelle movenze....e perchè no? ... ascoltare quelle voci.
Le parole fluivano, a braccetto con le note, dagli altoparlanti nascosti – camuffati come quadri – e riempivano gli ambienti, filtrando lentamente nell’animo e nella mente, ineluttabili e leggere lame sottili, subdole, suadenti… Era una canzone dei Beatles, di quelle che non hanno mai avuto grande successo in Italia, perché in Italia nessuno capisce veramente l’Inglese parlato, anche se tutti credono di conoscerlo:
“Words are flowing out Like endless rain into a paper cup They slither while they pass They slip across the universe…”
La musica montava, in un crescendo lento ma inesorabile, sicuro come la morte, deciso a puntare diritto al cuore e trapassarlo:
“Pools of sorrow waves of joy Are drifting through my open mind Possessing and caressing me…”
Nessuno veramente capiva le parole, ma tutti erano confortati dal ripetitivo ritornello ipnotico orientale, subito dopo la palese dichiarazione filosofica e religiosa, veramente liberatoria, ma che ovviamente passava comunque inosservata, inascoltata, da un pubblico distratto ed ignorante, con la mente anestetizzata ed in vacanza:
“Jay Guru Deva, Om… Nothing’s gonna change my world Nothing’s gonna change my world Nothing’s gonna change my world Nothing’s gonna change my world…”
Tutti seguivano solo con un angolo musicale della propria mente, come pecore, come ratti che seguono il pifferaio magico di Hamlin; battendo il ritmo con un piede o con il tamburellare delle dita; magari seguendo silenziosamente le parole, cantando muti, in un inesistente “pidgin english” di propria fattura ed invenzione; ma intanto, facevano altro:
“Images of broken light which dance before me like a million eyes they call me on and on across the universe, Thoughts meander like a restless wind Inside a letter box They tumble blindly As they make their way Accross the universe Jay Guru Deva, Om… Nothing’s gonna change my world…
L’importante era che il sottofondo di musica funzionasse. Che importava il tempo lunghissimo trascorso a scrivere, criticare, discutere; a cancellare e riscrivere; a rileggere, contare le battute, togliere e mettere articoli e preposizioni; a correggere i pensieri che non collimavano con il pensiero filosofico originale? L’importante era che piacesse al pubblico del bar, nient’altro:
"Sounds of laughter shades of earth Are ringing through my open views Inciting and inviting me
Limitless undying love Which shines around me like a million suns It calls on and on across the universe”…
Un fiume in piena che d’impeto trascina con sé, mescolati insieme nei flutti, i diversissimi pensieri d’amore filosofico, platonico e carnale, esistenziale e religioso, occidentale ed orientale, passava del tutto non visto, con l’espressione musicale di tutta la violenza che la natura sa mostrare di sé, talvolta, alle formiche umane… Nessuno ascoltava davvero, nessuno capiva. Tutti udivano quello che pareva loro un motivetto allegro, una filastrocca infantile, forse, ma – dopotutto – carina. E l’opera d’arte vera, la fatica necessaria per compierla, il genio artistico, i meriti, le miserie e tutta la piccola storia umana degli autori, tutto finiva insieme nell’oblio comune: anche questo, in fondo, è davvero l’Inferno. Il grigiore insulso d’ogni giorno, che ci appiattisce in un quadro quotidiano frettoloso e senza senso, da cui prima o poi saremo regolarmente cancellati, senza lasciare una svogliata traccia, senza un bagliore, senza una fiamma, senza più nulla. Per sempre. Senza conoscere, mai, per un momento, la Gioa Maiuscola dell’Amore Universale, che sia esso Orientale oppure Occidentale, Unico oppure Multiplo, cantato da un menestrello di Liverpool o da un pastore della Galilea, vergogna.
Quanti spunti. Sarà difficile esaurirli in un solo post. Un po' di tempo fa partecipai a una discussione sul rapporto tra testo e musica nelle canzoni. Cos'è più importante? Le risposte ovviamente furono varie e articolate. Io risposi che, secondo me, ammesso e non concesso che una domanda del genere abbia un senso, la musica ha un linguaggio universale e un'immediatezza che le parole non possono avere. Io amo molto Pink Floyd, Genesis, Mark Knopfler, Elton John, ancor prima di conoscere il significato dei testi delle loro canzoni. E ammetto che se una melodia o un arrangiamento non mi piace, difficilmente basterà un bel testo a farmi apprezzare davvero una canzone. Arrivo a dire che persino nella musica italiana i testi - per quanto in certi casi di eccellente livello - alla fine passano in secondo piano. Basti pensare che, dopo anni, una canzone molto conosciuta la cantiamo quasi meccanicamente, come se le parole non avessero più peso mentre la melodia ci fa viaggiare ancora l'adrenalina.
Ecco perchè io, in fondo, non condanno coloro che amano un brano musicale pur non conoscendone fino in fondo il significato. Dice giustamente De Gregori che ci si deve accostare a un'opera d'arte non per capirla ma per farsi emozionare. Sia essa una scultura, un dipinto o una musica. Credo che, tutto sommato, abbia ragione. Posso aggiungere che ci sono diversi gradi di comprensione ed empatia con un'opera d'arte. Certamente una persona che conosce anche i testi dei dischi dei Pink Floyd ne ha una percezione più consapevole e completa, ma il fine ultimo della loro produzione è la creazione di suggestioni emotive e si può ben comprendere che questo avvenga anche senza capire per filo e per segno le parole.
E’ strano: tutti coloro che ci parlano disinteressatamente d’amore muoiono, prima d’averci convinti, prima d’averci toccato dentro.
Credo che questo dipenda dalle esperienze personali di ciascuno di noi. Non è una regola fissa, per fortuna. Talvolta succede (e bisognerebbe capire caso per caso se la difficoltà comunicativa sta in chi parla o in chi ascolta), ma non sempre è così.
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...io amo anche i Led Zeppelin...."The Rain song"...e' una delle canzoni che mi porto dietro da una vita...e ne so anche il significato... la musica e' uno stato dell'anima...guai se non lo fosse.anto
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