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Nota Bene: In località "S'Acqua Cotta" a dieci chilometri da Villasor vi è una sorgente tra le più antiche del Campidano. Già migliaia di anni fa, le popolazioni nomadi beneficiavano degli effetti di quest'acqua durante la transumanza.
Essa è un'acqua termale che sgorga a una temperatura di circa 46° c. perché a poco più di mille metri sotto il livello del mare alcuni serbatoi vulcanici emettono gas e vapori che la mineralizzano.



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nuragicum

Utente Medio


Inserito il - 12/11/2008 : 21:35:47  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di nuragicum Invia a nuragicum un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Di Tomasino Pinna ci sono diversi studi sull'inquisizione. Me ne viene in mente uno abbastanza gustoso da leggere

T. PINNA, Un "auto de fe" in Sardegna, in "Quaderni Bolotanesi" 26, 2000, pp. 305-326








Modificato da - nuragicum in data 12/11/2008 21:37:06

 Regione Sardegna  ~ Città: Macondo  ~  Messaggi: 326  ~  Membro dal: 08/09/2008  ~  Ultima visita: 14/07/2015 Torna all'inizio della Pagina

Asinella80
Salottino
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Inserito il - 12/11/2008 : 22:32:20  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Asinella80 Invia a Asinella80 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Esiste qualche documentario o qualche film sull'argomento??








 Regione Sardegna  ~ Prov.: Sassari  ~ Città: Bonorva  ~  Messaggi: 4651  ~  Membro dal: 07/01/2008  ~  Ultima visita: 16/03/2016 Torna all'inizio della Pagina

Tizi
Salottino
Utente Virtuoso



Inserito il - 12/11/2008 : 22:35:25  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Tizi Invia a Tizi un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
che pagine di storia terribili...pensare che avevano il potere illimitato e potevano decidere della vita o della morte di un essere umano in base alle proprie idee...al proprio credo...nessuna libertà, ma tortura e morte....terribile....la storia di Julia come quella di tante altre donne accusate di stregoneria....e finite al rogo!!!!!!









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Panorama

Villa Sant' Antonio (Or)

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Asinella80
Salottino
Utente Virtuoso




Inserito il - 12/11/2008 : 22:37:14  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Asinella80 Invia a Asinella80 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Tizi ha scritto:

che pagine di storia terribili...pensare che avevano il potere illimitato e potevano decidere della vita o della morte di un essere umano in base alle proprie idee...al proprio credo...nessuna libertà, ma tortura e morte....terribile....la storia di Julia come quella di tante altre donne accusate di stregoneria....e finite al rogo!!!!!!


Sembra fantasia e invece......









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angiuleddu
Salottino
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Cuore Rossoblu



Inserito il - 12/11/2008 : 23:33:43  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di angiuleddu Invia a angiuleddu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
alcuni strumenti usati dall'inquisizione per "interrogare gli eretici" ...

sedia inquisitoria


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La sedia inquisitoria
Detta “ungherese”, rappresenta uno degli innumerevoli strumenti inquisitori utilizzati nei secoli XVI e XVII per ottenere la confessione di donne accusate di stregoneria. Si trattava di una sedia di ferro, irta di punte acuminate sulle quali veniva fatto sedere l'imputato che, è inutile ricordarlo, era completamente nudo e legato in modo da non potersi alzare. Si procedeva poi accendendo il fuoco sotto la sedia che, in breve, cominciava a scottare, spingendo l'imputato a dimenarsi. I contorcimenti del poveretto sopra le punte di ferro gli laceravano la pelle e il fuoco sotto la sedia gli ustionava le ferite, soprattutto nelle parti più delicate, quelle "intime", realizzando così, almeno in parte, gli intendimenti dei suoi giudici tormentatori che, oltre a interrogarlo, intendevano anche ammendarlo dei peccati di lussuria consumati col demonio. Strumento essenziale nell’operare dell’inquisitore, la sedia era in uso nel centro Europa specialmente a Norimberga dove venne usata fino al 1846 durante regolare istruttorie giudiziarie...



poi se pensiamo a Julia Carta molto probabilmente su di lei venne usato lo straziaseni..



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Straziatoio di seni
Si trattava di strumenti appositi formati da quattro punte che penetravano le carni delle povere torturate condannate per eresia, bestemmia, adulterio, "atti libidinosi", aborto autoprocurato, magia bianca erotica e molto altro.
Spesso "l'operazione" (eseguita con tenaglie arroventate) veniva preceduta dall'ustione dei capezzoli. In diversi luoghi e tempi - in alcune regioni della Francia e della Germania, fino all'inizio dell'ottocento - un "morso" con zanne roventi veniva inflitto ad un seno delle ragazze madri, sovente mentre le loro creature si contorcevano ai loro piedi...










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Tuerredda

Teulada (Ca)

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nuragicum

Utente Medio


Inserito il - 13/11/2008 : 09:13:49  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di nuragicum Invia a nuragicum un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Dubito che questi strumenti (molto diffusi nell'area centro-europea, assieme ad altri ancora più raccapriccianti) siano stai usati in Sardegna. La stessa Julia Carta, se non ho letto male, se la cavò a buon mercato, pur essendo addirittura recidiva







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angiuleddu
Salottino
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Cuore Rossoblu



Inserito il - 13/11/2008 : 15:44:06  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di angiuleddu Invia a angiuleddu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
nuragicum ha scritto:

Dubito che questi strumenti (molto diffusi nell'area centro-europea, assieme ad altri ancora più raccapriccianti) siano stai usati in Sardegna. La stessa Julia Carta, se non ho letto male, se la cavò a buon mercato, pur essendo addirittura recidiva

non vorrei contraddire nuragicum ma l'errore che viene fatto é quello di sminuire ciò che l'inquisizione ha fatto... anche nel caso di Julia Carta viene detto che confessa dopo essere stata nella camera di tortura...









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Tizi
Salottino
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Inserito il - 13/11/2008 : 16:34:14  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Tizi Invia a Tizi un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
d'accordo con Angiuleddu....mai sminuire le violenze e le torture e morti da chiunque vengano o venivano praticate.....!!!!
e Julia non mi sembra se la sia cavata a buon mercato.....camera di tortura.....!!!!!









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angiuleddu
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Cuore Rossoblu



Inserito il - 14/11/2008 : 20:51:54  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di angiuleddu Invia a angiuleddu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
gli strumenti di tortura che venivano usati in Sardegna dall'inquisizione spagnola erano fondamentalmente tre ....
(Salvatore Loi inquisizione ...in sardegna)
La garrucha (carrucola) consisteva nel legare dietro le spalle i polsi della vittima e sospenderla a una puleggia fissata al soffitto. Spesso ai piedi veniva legata una zavorra e venivano dati colpi di bastone alla fune per aumentare le sofferenze. Il corpo veniva issato lentamente e poi lasciato di colpo ricadere senza fargli toccare il suolo. Era quella più comunemente usata in Sardegna.



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la garrucha (carrucola)




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il cavalletto
Il potro (Cavalletto) consisteva nel collocare su una tavola sostenuta da quattro piedi il suppliziato legato alle estremità con delle funi che venivano tese, stirando sempre più il corpo. A questa tortura si sostituiva o aggiungeva spesso quella del cordel con la quale si avvolgevano attorno al corpo e alle gambe corde sottili. Dando di volta in volta ai capi delle cordicelle strette attorno ad un tortore, il carnefice de faceva penetrare nelle carni della vittima.



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poi c'era la tortura dell'acqua...









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angiuleddu
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Inserito il - 14/11/2008 : 21:00:23  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di angiuleddu Invia a angiuleddu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
La tortura dell’acqua La tuca

1) la tortura dell’acqua: si trattava di far ingurgitare per la bocca o per le narici un imbuto di acqua pura, o mista ad aceto, calce e sale. Veniva forzato l’inghiottimento dell’intero contenuto dell’imbuto prima di potere respirare ... Questa tortura era spesso usata su imputati compromettenti perché aveva il vantaggio di non lasciare segni esterni.
2) La tortura dell’acqua ... L'accusato veniva disteso supino su un'asse orizzontale e gli si versava sullo stomaco, per mezzo di un imbuto il cui becco era cacciato fino in gola, da 5 a 15 litri d'acqua. Già questo era un tormento sufficiente a generare il panico nell'accusato, perché il terrore di soffocare, causato dall'imbuto e dall'impossibilità di respirare mente l'acqua gli veniva versata in gola, era terribile.
Quando lo stomaco era teso come un otre si inclinava l'asse in modo che l'interrogato venisse a trovarsi con la testa in basso: la pressione dell'acqua contro il diaframma e il cuore provocava dolori lancinanti che, se non erano sufficienti a farlo confessare, venivano aggravati da brutali percosse sul ventre. L'ingegno dei torturatori, che non conosceva limite, aveva elaborato un diversivo rispetto al supplizio dell'acqua, consistente nello spingere nella gola del malcapitato un velo bagnato, accompagnato da sorsi d'acqua, finché non arriva allo stomaco. A questo punto il velo veniva strappato con un unico colpo.
Purtroppo la tortura del velo non riscosse grande successo: si dimostrò poco appropriata perché, nella maggioranza dei casi, l'interrogato, dopo lo strappo, spirava con le proprie viscere tra i denti.


la tortura dell'acqua

la tortura dell'acqua

senza parole..... abbiamo imparato qualcosa??










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Tizi
Salottino
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Inserito il - 14/11/2008 : 21:31:59  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Tizi Invia a Tizi un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Senza parole..............
Quanto sa essere crudele l'essere umano......









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angiuleddu
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Inserito il - 15/11/2008 : 19:55:01  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di angiuleddu Invia a angiuleddu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Persone processate dall'inquisizione in Sardegna

Per quantificare le persone processate dal santo Uffizio sardo prenderemo in considerazione solo le cause celebrate per <<delitti>> contro la fede: gli atti originali di processi, le relazioni delle cause concluse e di quelle pendenti ed alcuni elenchi di rei ad esse assimilabili che siamo riusciti a rintracciare a partire dal 1569 quando inizia una documentazione abbastanza completa sull’attività de S. Uffizio in Sardegna . Da questo materiale risultano un migliaio di cause in cui fu processato all’incirca un pari numero di persone delle quali alcune furono sottoposte a più processi. Siccome la documentazione esistente per certi periodi è molto lacunosa, è chiaro che non è possibile sapere quanti siano stati effettivamente i processi e i processati dall’inquisizione sarda.
In base ai documenti si possono, comunque, fare alcune ipotesi attendibili. Se si tiene conto che nel periodo per il quale le relazioni sono più regolari (1569-1599) si contano 589 individui, Estendendo tale media a tutto il periodo di esistenza dell’inquisizione spagnola nell’isola, 1493-1708, si arriverebbe a 4214 processati. Ammettendo che l’attività del Santo Uffizio sia diminuita nel corso del Seicento, si arriverebbe a circa 3000 persone. Alcune indicazioni fanno, tuttavia, supporre che il numero delle persone processate sia stato più alto... Non di rado, si iniziavano ricerche,si prendevano testimonianze, si arrestavano persone e si liberavano senza che di molte di esse resti traccia nella documentazione esistente.
A questo si aggiunga che le scarse notizie riguardanti gli anni precedenti so 1569. A partire dall’istituzione dell’inquisizione spagnola nell’isola, non permettono di ricavare dati certi sul numero delle persone processate in questo tempo che probabilmente superarono la media da noi indicata per il Cinquecento giacché l’attività dell’inquisitore fu allora particolarmente estesa e severa. Di quel periodo non abbiamo neppure notizie esatte delle molte persone perseguite dall’inquisitore Calvo (1562-1567) il quale celebrò sicuramente almeno due autofé, uno nel 1564 di cui non abbiamo altre informazioni ed uno nel 1565 nel quale furono penitenziale una settantina di persone, 13 delle quali finirono sul rogo.
Salvatore Loi (Inquisizione ….. in Sardegna)









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angiuleddu
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Inserito il - 16/11/2008 : 12:54:55  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di angiuleddu Invia a angiuleddu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Quali le pene?...

Le pene non erano un semplice castigo ma come una penitenza per espiare le colpe e ottenere il perdono … per questo motivo i condannati erano detti <<penitenziati>>. Le pene o penitenze erano teoricamente già stabilite per ogni delitto, ma gli inquisitori esercitavano un margine di discrezionalità e di inventiva, andando talvolta oltre il lecito.
Le pene consistevano sostanzialmente in: Pene umilianti; - Pene detentive, esilio, morte; - Pene pecuniarie; - Pene spirituali.

Pene umilianti
Il condannato veniva esposto al pubblico con insegne e simboli del delitto commesso. I penitenti dovevano assistere alla lettura della sentenza en cuerpo, ossia senza altri abiti addosso che non fossero i semplici vestiti per coprirsi, scalzi, a testa scoperta e senza cinto (sin bonete y cinto), con una candela accesa in mano. A seconda del delitto che avevano commesso, portavano insegne appropriate ed in particolare la coroça, dove venivano dipinte figure e scritte indicanti il reato per cui erano puniti. Spesso si aggiungevano elementi simbolici; una fune al collo, un morso in bocca, una sporta di paglia appesa davanti al petto. A quanti erano condannati veniva fatto indossare il sambenito.



64,16 KB
sambenito



10,92 KB
sambenito



15,81 KB sambenito in un'illustrazione di Goya

Tra l’umiliazione ed il castigo corporale erano le frustate. Esse erano inflitte, in numero di cento - duecento - trecento, conducendo il condannato o la condannata sul dorso di un asino per le vie pubbliche della città sede del tribunale e, in molti casi, anche del paese di residenza o della località dove era stato commesso il delitto. Se i rei erano molto vecchi o malati le frustate potevano essere condonate, ma il giro della vergogna doveva sempre essere compiuto per stigmatizzare il colpevole e dare un esempio agli altri.

Detenzione, esilio. Morte

Detenzione Le carceri dove i rei venivano detenuti in alcuni tribunali come quello sardo erano talmente malandate che, secondo quanto scrivono due inquisitori dell’isola nel 1624, servono come pena pericolosa per la vita piuttosto che come custodia … dopo la sentenza quando non esistevano carceri di penitenza dove potevano essere detenuti i condannati. La reclusione veniva fatta scontare in monasteri o negli ospedali al servizio dei poveri malati … questo era il caso della Sardegna dove non furono mai costruite carceri inquisitoriali per scontare la pena …
Esilio Il bando da certe località o nel caso della Sardegna da tutta l’isola a partire da metà del Cinquecento quasi tutti gli uomini condannati all’esilio fuori dalla Sardegna furono inviati a servire gratuitamente come galeotti nelle galere di Sua Maestà, rappresentando un vero affare perché non dovevano sborsre niente per questi rematori …
Morte Coloro che risultavano colpevoli e non si pentivano ed anche in teoria, i recidivi (relapsos) nello stesso delitto erano condannati a morte. La sentenza non era eseguita direttamente dall’inquisizione ma si dovevano consegnare (relaxar) i colpevoli al braccio secolare che aveva il dovere di eseguire la sentenza. Chi non si pentiva fino all’estremo veniva bruciato vivo, chi si pentiva nell’autodafé o anche sul luogo dell’esecuzione veniva prima strangolato e il cadavere bruciato. … In occasione di un rilascio decretato dal tribunale sardo nell’autodafé nel 1577 agli inquisitori dell’isola fu ingiunto che da allora in poi non rilasciassero nessuno senza consultare il Consiglio Supremo. … In Sardegna furono condannate a morte un centinaio di persone, soprattutto tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento.
Salvatore Loi (Inquisizione ….. in Sardegna)









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angiuleddu
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Inserito il - 16/11/2008 : 15:58:26  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di angiuleddu Invia a angiuleddu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando

...Pene umilianti

Il condannato veniva esposto al pubblico con insegne e simboli del delitto commesso. I penitenti dovevano assistere alla lettura della sentenza en cuerpo, ossia senza altri abiti addosso che non fossero i semplici vestiti per coprirsi, scalzi, a testa scoperta e senza cinto (sin bonete y cinto), con una candela accesa in mano. A seconda del delitto che avevano commesso, portavano insegne appropriate ed in particolare la coroça, dove venivano dipinte figure e scritte indicanti il reato per cui erano puniti. Spesso si aggiungevano elementi simbolici; una fune al collo, un morso in bocca, una sporta di paglia appesa davanti al petto. A quanti erano condannati veniva fatto indossare il sambenito.
Tra l’umiliazione ed il castigo corporale erano le frustate. Esse erano inflitte, in numero di cento - duecento - trecento, conducendo il condannato o la condannata sul dorso di un asino per le vie pubbliche della città sede del tribunale e, in molti casi, anche del paese di residenza o della località dove era stato commesso il delitto. Se i rei erano molto vecchi o malati le frustate potevano essere condonate, ma il giro della vergogna doveva sempre essere compiuto per stigmatizzare il colpevole e dare un esempio agli altri.

inserisco alcuni minuti del film l'ultimo inquisitore di Forman dove viene mostrato quanto descritto sopra....

(naturalmente la scena si riferisce a fatti avvenuti in spagna)










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angiuleddu
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Inserito il - 20/11/2008 : 10:05:40  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di angiuleddu Invia a angiuleddu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Le denunce…
I conflitti tra individui e famiglie sono una delle cause o, per meglio dire, delle occasioni per le denunce e le accuse. La convinzione che certe malattie e morti fossero dovute ad agenti umani portava a sospettare delle persone che all’interno delle comunità erano ritenute capaci di farlo. identificavano i responsabili tra le seguenti categorie di persone:
1. Coloro che erano in conflitto con le vittime o loro congiunti, tanto più se avevano minacciato ritorsioni e vendette:
2. Coloro di cui si diceva che altre volte avevano compiuto operazioni simili;
3. Coloro che, avendo promesso certi risultati, benèfici o malèfici, non avevano raggiunto l’effetto desiderato, soprattutto se per farlo avevano ottenuto denaro o altri beni in natura.
Nei processi isolani si evidenziano anche altre cause di denuncia. La presenza di numerose levatrici tra le donne – streghe rende verosimile che dietro certe accuse sia presente, almeno inconsapevolmente, il fenomeno dell’alta mortalità infantile dell’epoca. Tali accuse tendevano a liberare la società e, soprattutto, le famiglie e i genitori dalla responsabilità e dal senso di colpa per azioni come aborti e infanticidi, provocati o involontari, scaricando la responsabilità sulle streghe – levatrici.
Altre volte le denunce arrivavano con un meccanismo a catena della stesse persone inquisite o chiamate a testimoniare che ne coinvolgevano altre su sollecitazione dei giudici oppure autonomamente.
Nella vicenda in cui fu coinvolta Julia Carta rappresenta insieme se stessa ma anche il villaggio, Siligo, e i suoi abitanti, gente dello stesso vicinato, la consegna all’Inquisizione. Tutto parte dalla denuncia del parroco di Siligo, Baltassar Serra y Manca, che è anche commissario dell’Inquisizione. Baltassar indaga e viene a sapere in confessione di quanto fa Julia. Lo viene a sapere da Barbara de Sogos, Jagomina Zidda, Jagomina Enna, Joana Pinta, Joana SequeMalizia. E altre. E altri. Beneficiarie e no dei malefici, operati da Julia. La stessa Julia che va sostenendo che i peccati, veri e presunti, non tutti e non sempre devono essere detti in confessione. Basta, per liberarsi la coscienza, fare un buco nel terreno e poi ricoprirlo una volta detti. Oppure, ancora più semplice, coprirsi con il lenzuolo e autoconfessarsi. Pensate voi all’effetto dirompente di questa diceria in un villaggio povero e stremato da molti cattivi eventi nella Sardegna del cinque - seicento, in piena dominazione spagnola, con la religione cattolica che è a tutti gli effetti il punto di partenza e di arrivo. Elemento che tutto comprende e a cui tutto deve essere rapportato. La vita e la morte. La religione cattolica che l’Inquisizione e i suoi riti rappresenta e impone più come terrore che come liberazione.

Questo argomento può essere più o meno condiviso …. Ma non bisogna pensare che queste cose non siano accadute, oppure, se sono accadute” le persone perseguitate e uccise non erano poi così numerose” ….

Qualcuno ha scritto: c’è qualche programma televisivo che ha trattato l’argomento? Boh!











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