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CodicediSorres
Utente Medio
 
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Inserito il - 08/09/2008 : 22:28:17
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In queste ultime settimane ho letto, anzi riletto, alcune opere di Grazia Deledda, come Cenere, Elias Portolu. Ora ho iniziato a leggere "La giustizia", e proprio in tale opera ho potuto notare un termine che mi ha incuriosito. E cioè il termine sardo "Verbos". Che, come spiegato in seno al racconto stesso, erano scongiuri magici, recitati dagli allevatori o dai servi pastori, al fine di "legare", cioè di allontanare, le aquile e gli avvoltoi che costituivano una minaccia per il bestiame custodito nelle tanche (agnelli, capretti ecc..). E con i medesimi scongiuri, deponendo anche, sopra i muretti, foglie di oleandro colte la notte di San Giovanni, si cercava di allontanare la minaccia di volpi e cinghali, e altri predatori pericolosi per le bestie degli ovili. Non avevo mai sentito parlare di questi "Verbos", che io ricordi. Ma è una forzatura letteraria della scrittrice, o effettivamente esistevano riti denominati con tale termine? È da tenere presente che tale racconto è ambientato nei dintorni di Nuoro. C'è qualcuno che può dare maggiori delucidazioni relativamente a tale rito?
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Ammutadori
Salottino
Utente Senior
   

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Inserito il - 09/09/2008 : 08:50:32
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Cosa sono i brebus o berbus? Il significato di brebu è "parola". Ne ritroviamo traccia negli antichi testi giudicali, in cui "torrare berbos" significava rispondere. Nei tempi attuali, considerati moderni, i brebus vengono considerati parole magiche, gli scongiuri, le frasi capaci di guarire malattie o preservare gli uomini dai malefici e dai fastidi. Perchè lo scongiuro si chiami brebu, non è del tutto chiaro. Come scrive Antonangelo Liori nel suo "Demoni, miti e riti magici della Sardegna", "è certo che alla parola è attribuito in Sardegna un grandissimo significato. Nei paesi dell'interno vengono trasferite anche le proprietà immobiliari con una semplice "parola" (bastat su foeddu, si dice: "Basta la parola"): si fa ricorso all'atto pubblico solo quando è necessario per presentare domanda di miglioramento fondiario o per accedere al credito."
ImageIl termine sardo per parola è fueddu, allega, peraula, ma brebu ha un significato decisamente più forte e significa "verbo", cioè parola attiva, parola che genera cose, che produce effetti. Probabilmente la definizione di brebu per lo scongiuro è dovuta all'avvento del cattolicesimo, ma le origini delle magiche parole sarde non lo sono di certo ed infatti i sardi distinguevano attentamente tra brebus e preghiere. Nella maggior parte dei casi i brebus andavano, - e vanno ancora - recitati all'interno di un ben articolato rituale, composto da parti, molte di chiara influenza cattolica e altre di origine assolutamente pagana. E' interessante notare come anche nei brebus dove vengono nominati Dio e i santi, questi vengono interpretati abbastanza liberamente e Dio viene concepito come una delle tante entità che popolano l'universo sardo.
Esiste la credenza che i brebus debbano essere tramandati da anziano a giovane: chi cede "la parola" perde la facoltà terapeutica e miracolosa che passa così a colui che la riceve. Si narrava dell'esistenza di persone che possedevano anche 50, 60 brebus. Un'altra regola relativa all'efficacia del "verbo" sancisce che è assolutamente proibito ricevere un compenso di qualsiasi natura per l'esecuzione di un brebu perchè ciò ne vanificherebbe gli effetti. Non sono d'accordo con tale regola, in quanto ho diverse testimonianze che la smentiscono. Tuttavia sono fortemente convinto che non si debba mai e poi mai chiedere dei compensi sopratutto in denaro, ma che debba essere la persona che riceve i benefici di un'azione magica a ripagare spontaneamente la persona pratica, magari con doni della Terra.
Queste pratiche di medicina tradizionale sono ancora oggi largamente utilizzate. Sono avvolte da un alone di mistero che le rende estremamente affascinanti, grazie anche al fatto che sia chi ne usufruisce che chi le utilizza, tende a nasconderlo, o per la segretezza che tali pratiche richiedono, o per il senso di colpa indotto dal dannosissimo cattolicesimo.
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Saludi e Trigu http://www.contusu.it |
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Marialuisa
Utente Master
    

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Inserito il - 09/09/2008 : 09:04:20
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Sos berbos sono un parte molto caratteristica delle credenze superstiziose della Sardegna. Circondati per secoli da un alone di mistero quasi impenetrabile solo recentemente è stato possibile svelarne il segreto. Si tratta di una sorta di riti e preghiere antichissime certamente anteriori ai saraceni, ai latini ed ai cartaginesi che i sardi hanno saputo conservare gelosamente.
Esistono moltissimi berbos, i più comuni sono contro il malocchio, per legare l’aquila (impedirgli di uccidere gli agnelli), per distruggere i vermi degli animali, per distruggere le cavallette, i bruchi, le cimici, gli insetti, etc. ed anche per curare il mal di pancia, stiramenti muscolari, etc.
La fede cristiana che certamente ha aggiunto ai berbos il segno della croce li domina. Solo chi ha fede può sperare nella loro efficacia. Per gli altri sono inutili.
Chi conosce sos berbos non li può svelare o perderanno ogni valore. E’ possibile trasmetterli ad uno o più discendenti solo a condizione che la trasmissione avvenga a persone più giovani, che imparino la preghiera a memoria ed esclusivamente in giorni festivi prefissati.
Spesso la cerimonia prevedeva un vero e proprio rituale completo di recita delle preghiere con l’utilizzo di acqua e grani di sale grosso che venivano sciolti in un bicchiere d’acqua usato poi per segnare il paziente in fronte, nel cuore, nei polsi, nelle caviglie, etc. L’acqua rimasta veniva buttata addosso e bevuta senza che se ne perdesse neanche una goccia. [ichnussa]
leggi anche qui http://www.gentedisardegna.it/topic...&whichpage=3
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babborcu
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Inserito il - 09/09/2008 : 09:25:40
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Per il significato della parola "verbu brebu" più forte del senso di parola ricordiamoci "In principio era il verbo.. ecc
nel logudoro le parole efficaci vengono trasmesse preferibilente a parenti, solitamente più giovani, e nella notte di San Giovanni
una delle cerimonie più usate era detta meighina de s'iscuttina e faceva in modo che vermi e processionarie ( mamarughe ) non devastassero gli orti... si dice di persone che con i verbos facevano inj modo che i vermi si incamminassero nei rigagnoli, annegando.. altre riguardabvano alcune affezioni... l'ernia, le emorroidi, i porri, il fuoco di s. antonio, l'itterizia, lo spavento e l'ansia, il mal di pancia 8 anche degli animali da lavoro ) l'orzaiolo
ma le parole non bastavano.. vi erano precise azioni nel caso dell'orzaiolo una donna di nome maria, parente di prete o una donna incinta del primo figlio fingevano di cucire l'occhio malato con filo nero... ma non bisognava fare il nodo, altrimenti l'orzaiolo aumentava... per l'itterizia si credeva che la persona fosde stata solvolata da sa tonca (un rapace notturno) o che fosse venuto a contatto con la sua orina... si usava un filo di lana di pecora mai lavato ed usato.. si misurava con questo il malato prima dalla testa ai piedi poi da una mano all'altra aperte a croce e si tagliava e bruciava i pezzo di filo eventualmente in eccesso... per l'ernia si spaccava a metà un fico selvatico vi si faceva passare attraverso il mallato poi si legavano i sue spezzoni, se si rinsaldavano il malato guariva...
il mal di pancia dei cavalli veniva curato da due gemelli maschi che vi passavano sotto mentre si dicevano le parole
gli oggetti smarriti venivano ritrovati grazie ad una preghiera a S. Elena ( che ritrovò la croce di cristo) una preghiera particolare a San francesco o a san domenico ( ruffianu)
faceva in modo che il santo preavvertisse del momento della morte
una particolare difesa degli uomini di campagna dagli animali dannosi, volpi, argie ecc era farsi compari e comari con gli animali che cos' li rispettavano
gli animali dannosi non si nominavano e si nominavano con nomi fittizi... cos' anche l'aceto ( se vi erano botti di vino in casa) si chiamava liccore.. altrimenti il vino sarebbe divenuto aceto
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CodicediSorres
Utente Medio
 
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Inserito il - 09/09/2008 : 14:55:15
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Interessante il contenuto dei tre post precedenti. Ma allora ha ragione mia madre, quando certe volte nomina una "preghiera" che le aveva insegnato una sua bisnonna, e si rammarica del fatto che ormai se l'ha scordata. Infatti quella sua bisnonna, pochi mesi prima di morire, volle insegnare a mia madre una specie di preghiera, una specie di rito, da imparare a memoria. Mia madre la imparò a memoria, e la bisnonna le regalò un bottone di Dorgali; questo se lo ricorda benissimo. Il problema è che già dopo pochi anni si è scordata il contenuto della preghiera, o cmq tale contenuto divenne frammentario, con il passare del tempo. Ma era troppo piccola quando la memorizzò, mi pare non avesse ancora 9 anni, però la bisnonna provò ugualmente a tramandarle almeno uno di quei "verbos"; perché a questo punto credo proprio che tale preghiera non fosse altro che uno dei riti soprannominati.
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CodicediSorres
Utente Medio
 
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Inserito il - 09/09/2008 : 15:13:51
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E anche un'altro episodio che mi aveva raccontato mia madre, probabilmente era legato a tale concetto. Infatti, quando lei aveva circa 11 anni, passò un suo cugino a cavallo, nella via, e si fermò, e le chiese se voleva andare con lui per raggiungere gli altri, nel vallone presso l'altipiano dove tenevano una loro mandria e altro bestiame. Lei quel giorno non poteva andare, però gli chiese perché andavano lì quel giorno lui e parenti, e lui le rispose "Perchè da stasera mettiamo paura ai cinghiali e alle volpi", e le disse anche una frase in lingua locale, che però ora non ricorda. In pratica stavano andando a preparare il terreno per lo svolgimento di uno di questi riti utili per la protezione del bestiame, anche mia madre in effetti mi ha raccontato così. Doveva essere uno di quei riti, credo proprio che sia così; e non bisogna credere che quel suo cugino fosse una persona ignorante e fuori dal mondo, dato che aveva anche studiato, ma nemmeno gli altri per la verità, come aveva evidenziato mia madre quando mi aveva visto stupito per tale usanza, non ben definita per me. Evidentemente era proprio una tradizione antica esistente anche nella zona di origine di mia madre.
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Modificato da - CodicediSorres in data 09/09/2008 15:18:39 |
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ampuriesu
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Inserito il - 20/10/2008 : 09:48:40
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di berbos ne so parecchi. In gallura e anglona si chiamano "li parauli". Ne conosco sia galluresi in quanto mia nonna paterna discende dagli Oggiano di Bortigiadas e tra l'altro sposata con il figlio della sorella di Gavina fidanzata del muto do gallura che poi nella realtà non si chiamava Gavina ma Francesca Pes, mentre mio nonno era di Sedini. Entrambi le famiglie conoscevano queste "parauli che poi gelosamente c'e le tramandiamo di generazione in generazione. Inoltre abbiamo avuto la fortuna di avere in casa un canonico e dei frati francescani che erano i custodi della Terra Santa e sono proprio loro che in casa dei miei avi insegnarono queste preghiere e portarono oggetti di devozione come le reliquie dei martiri, la petra di li troni, l'ozu di santu Biasgiu, li punghi di la baddha, li punghi di lu bistiammu, li punghi di la palturenti, la rosa agneliga ecc. Per ognun'oggetto servono delle preghiere precise e vi assicuro che funzionano veramente anche se tutto dipende dalla fede e non dai segni o dagli oggetti. Altre "parauli" che conosco oltre a la classica ea di l'oocji che la faccio in 4 modi diversi, sono quelle per i vermi dei bambini, per trovare gli oggetti smarriti, per il mal di pancia, per l'orzaiolo, li dodizi parauli contro il temporale e gli indemoniati e tante altre ancora che non mi vengono in mente. La nonna diceva sempre che li dodizi parauli dette con una candela accesa al capezzale di un moribondo ti facevano capire se si sarebbe salvato o se sarebbe passato a miglior vita. Bisognava recitare questa preghiera senza interruzioni; se si sbagliava una sola parola, sarebbe morto entro una settimana altrimenti l'agonia sarebbe continuata per ancora molti giorni. Non ho mai provato a recitarla per questo motivo ma ripeto...con la fede si ottengono molte cose.
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CodicediSorres
Utente Medio
 
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Inserito il - 20/10/2008 : 14:31:21
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| ampuriesu ha scritto:
di berbos ne so parecchi. In gallura e anglona si chiamano "li parauli". Ne conosco sia galluresi in quanto mia nonna paterna discende dagli Oggiano di Bortigiadas e tra l'altro sposata con il figlio della sorella di Gavina fidanzata del muto do gallura che poi nella realtà non si chiamava Gavina ma Francesca Pes, mentre mio nonno era di Sedini. Entrambi le famiglie conoscevano queste "parauli che poi gelosamente c'e le tramandiamo di generazione in generazione. Inoltre abbiamo avuto la fortuna di avere in casa un canonico e dei frati francescani che erano i custodi della Terra Santa e sono proprio loro che in casa dei miei avi insegnarono queste preghiere e portarono oggetti di devozione come le reliquie dei martiri, la petra di li troni, l'ozu di santu Biasgiu, li punghi di la baddha, li punghi di lu bistiammu, li punghi di la palturenti, la rosa agneliga ecc. Per ognun'oggetto servono delle preghiere precise e vi assicuro che funzionano veramente anche se tutto dipende dalla fede e non dai segni o dagli oggetti.
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Tali Verbos erano stati insegnati da persone appartenenti a ordini religiosi? Credevo che tali riti fossero indipendenti dalla sfera religiosa cristiana. Anche se in parte influenzati da essa. Tra l'altro ho letto che esistevano Verbos atti a far cessare i lamenti dei cani, tipo quando avvertono la presenza di estranei. Ma allora mi dico, i cani per natura si comportano in un certo modo, e anzi svolgono molte utili funzioni. Tale rito sembrerebbe volto a favorire atti non tanto benefici, quali il furto ecc... Dunque esistevano anche alcuni Verbos non proprio volti al bene. Mi è venuto questo dubbio.
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Modificato da - CodicediSorres in data 20/10/2008 14:34:26 |
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ampuriesu
Utente Attivo
  

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Inserito il - 20/10/2008 : 15:53:39
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| CODICEdiSORRES ha scritto:
| ampuriesu ha scritto:
di berbos ne so parecchi. In gallura e anglona si chiamano "li parauli". Ne conosco sia galluresi in quanto mia nonna paterna discende dagli Oggiano di Bortigiadas e tra l'altro sposata con il figlio della sorella di Gavina fidanzata del muto do gallura che poi nella realtà non si chiamava Gavina ma Francesca Pes, mentre mio nonno era di Sedini. Entrambi le famiglie conoscevano queste "parauli che poi gelosamente c'e le tramandiamo di generazione in generazione. Inoltre abbiamo avuto la fortuna di avere in casa un canonico e dei frati francescani che erano i custodi della Terra Santa e sono proprio loro che in casa dei miei avi insegnarono queste preghiere e portarono oggetti di devozione come le reliquie dei martiri, la petra di li troni, l'ozu di santu Biasgiu, li punghi di la baddha, li punghi di lu bistiammu, li punghi di la palturenti, la rosa agneliga ecc. Per ognun'oggetto servono delle preghiere precise e vi assicuro che funzionano veramente anche se tutto dipende dalla fede e non dai segni o dagli oggetti.
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Tali Verbos erano stati insegnati da persone appartenenti a ordini religiosi? Credevo che tali riti fossero indipendenti dalla sfera religiosa cristiana. Anche se in parte influenzati da essa. Tra l'altro ho letto che esistevano Verbos atti a far cessare i lamenti dei cani, tipo quando avvertono la presenza di estranei. Ma allora mi dico, i cani per natura si comportano in un certo modo, e anzi svolgono molte utili funzioni. Tale rito sembrerebbe volto a favorire atti non tanto benefici, quali il furto ecc... Dunque esistevano anche alcuni Verbos non proprio volti al bene. Mi è venuto questo dubbio.
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In effetti in parte hai ragione. Mio padre racconta di un fatto accaduto in casa di nonno. Una mattina mentre nonno si preparava per andare in campagna nota che dalla cassetta degli attrezzi gli manca "la putajola" una sorta di roncola in miniatura; non riuscendo a trovarla un giorno viene lo zio canonico a fargli visita e si lamenta del fatto. Il canonico inizia a recitare questa preghiera e dice a mio nonno che la mattina seguente sarebbe venuto a conoscenza di chi era in possesso dell'attrezzo. La mattina si alza e vede l'albero di fichi dell'orticello completamente secco senza foglie nonostante in piena stagione di frutto e appesa ad un ramo la putajola che mancava all'appello. Questa preghiera la conosce mio padre ma ha giurato che mai l'insegnerà a nessuno considerato il male che uno potrebbe fare. Lui racconta di averla recitata solo una volta in occasione di un'incendio e pare sia stato domato grazie a questa ma ha delle controindicazioni: se recitata in direzione di dove soffia il vento le parole raggiungendo posti lontano hanno la forza di far abortire donne e bestiame.questo è il motivo per il quale ha preso la decisione di non insegnarla a nessuno. per l'ammuttinamento dei cani invece da noi si usava mettere una moneta di 5 centesimi (lu sidinà) dentro la scarpa sinistra e recitata la formula il cane taceva sino a che la moneta non veniva asportata dalla scarpa. Conosco anche quella formula ma non ho mai provato l'efficacia.
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CodicediSorres
Utente Medio
 
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Inserito il - 20/10/2008 : 17:23:09
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Ho capito. Dunque esisteva veramente una ampia gamma di tipi di Verbos, in relazione a varie situazioni. E alcuni tipi avevano anche il rovescio della medaglia o cmq comportavano rischi. A leggere i contenuti dei vari post di questa discussione, sembrerebbe che i Verbos fossero effettivamente efficaci. E traspare anche il fatto che la loro pratica era abbastanza diffusa, nell'isola, fino a tempi molto recenti. E, in una certa misura, sembrerebbero ancora presenti, specie in certe zone. Mi incuriosisce sapere se anche nella zona di origine del mio trisnonno paterno, cioè Ghilarza e resto della Valle del Tirso e zone limitrofe, erano molto diffuse tali pratiche. Mio padre non credo abbia mai sentito racconti o ricordi a tal riguardo, anche se cmq la venuta a CA risale forse a quasi 150 anni, un tempo abbastanza lungo che non permette l'esatta cognizione delle caratteristiche del luogo di origine.
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ampuriesu
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Inserito il - 20/10/2008 : 18:05:24
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Qui in Anglona ci si riccorre spesso sopratutto per trovare gli oggetti smarriti o per sapere l'esito di un qualcosa tipo esami concorsi o per sapere il nome di chi ti ha rubato l'oggetto. esistono diverse varianti tipo la recita il venerdì o la domenica a mezzogirno che è quello che io uso di più; mio padre lo fa tutti i giorni e dopo aver recitato la formula si affaccia tre volte alla porta principale che da sulla strada; un'altra variante è quella di recitare la formula prima di andare a dormire e in sogno si viene a sapere l'esito. Tutte efficcaci allo stesso modo anche se tutto dipende dalla sensibilità di chi la recita. quella da recitare di notte per esempio non riesco a capirla bene se sono molto stanco o non riposo bene mentre quella che faccio a mezzogiorno mi ha datosempre ottimi risultati.
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quattromori
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Inserito il - 20/10/2008 : 21:52:20
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sono un po scettico riguardo queste usanze, ma assolutamente rispetto chi ci crede e chi le pratica anche perchè l'argomento mi affascina e non so se per curiosità o per saperne di più. ampurias, giustamente tu dici che è la fede a sostenere l'efficacia de is brebos (nella mia zona vengono chiamati così) ma allora perchè la necessità di praticarli se possono anche fare del male? diversi anni fa una ragazza del mio paese mi ha levato un porro che avevo da un anno. è sparito nel giro di pochi giorni. non ha detto nulla, l'ha solo guardato dicendomi che dovevo crederci. io le ho creduto perchè mi fidavo di lei e poi le ho chiesto se recitava mentalmente qualcosa. lei mi ha detto di no, nessuna frase. dunque l'efficacia dipende anche dalla persona che pratica questi riti? non tutti sarebbero in grado di avere successo se dovessero provarci? ditemi, ditemi
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_____________________non disprezzare gli altri; potrebbero avere qualcosa da insegnarti www.bandierasarda.it |
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ampuriesu
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Inserito il - 21/10/2008 : 10:05:04
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caro quattromori sappi che esiste il bene e esiste il male e secondo la dottrina cristiana Dio ci lascia liberi di agire e a secondo del nostro comportamento ci castighiamo per l'eternità andando all'inferno oppure ci guadagniamo il paradiso. purtroppo ci sono quelli più propensi a far del male anzichè del bene e di consuguenza utilizzano formule per colpire qualcuno. poi, ripeto, non è la formula in se stessa agisce ma la fede di chi la recita. Gesù a detto che chi ha fede in lui farà cose più grandi di ciò che lui stesso a fatto e in un'altro passo dice "nel mio nome guarirete". batezzatti siamo suio fratelli nella fede e non vedo se ci ha dato questa possibilità perchè non la si debba utilizzare. una formula rivolta a sant'Antonio recitata nel campidano per trovare gli oggetti rubati chiede al santo di fargli sapere chi ha preso l'oggetto e che gli entri nel corpo un fuoco talmente bruciante da non lasciarlo riposare un attimo sino a che non decida di restituire il maltolto. Ora mi chiedo...è mai possibile che sant'Antonio permetta una cosa simile? assolutamente no. quella preghiera viene recitata con odio, con spirito di vendetta e se la fede in Cristo ti permette di trovare l'oggetto, lo spirito di vendetta fa intervenire le forze del male.questo è il mio punto di vista anche se magari posso sbagliarmi.
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babborcu
Salottino
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Inserito il - 21/10/2008 : 11:30:39
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quattromori... io credo che il bene , il male, l'invidia eccc siano delle forze... so per certo di fatti inspiegabili... comunque.. anch'io so di queste formule.. anche quella che rende impotente lo sposo... ma non ne ho mai usate,, ne' buone ne' cattive... perchè preferisco non sfiorare realtà incontrollabili..
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ampuriesu
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Inserito il - 21/10/2008 : 15:51:54
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babborcu...sai che anche qui esiste una formula per fare in modo che quando è disponibile l'uomo sia indisposta la donna e viceversa. una donna paragonabile ad una prefica, che abitava qui in paese, anni fa mi disse di volermi insegnare a bestemmiare. al che gli dissi se era vero che la bestemmia detta con il cuore colpisce la vittima. mi rispose che c'era un orario e un giorno la settimana prestabilito, accompagnato il tutto da delle formule. infine la cosa che più mi ha rabbrividito è stata la frase finale che è questa ... e stai tranquillo che se ti dico io come bestemmiare ,la bestemmia gli entra nel corpo come il latte che gli ha succhiato dalla madre. penso che io stia ancora correndo.....poi voleva insegnare a me a bestemmiare...un cristiano anche se pessimo, praticante. Dio me ne scampi e liberi. i miei verbos sono solo preghiere che invocano il bene e la salute dell'uomo, mai il male.
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babborcu
Salottino
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Inserito il - 21/10/2008 : 16:08:09
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ampuriesu,, conosco queste cose,,, sono l'espressione di persone terribili che vivevano in un mondo spaventoso, ove un esplosivo miscuglio di miseria e ignor anza suscitavano invidie viscerali e profonde... hai fatto bene a tenertene lontano, sono convinto che il male avvolga anche chi lo suscita...
a proposito di quel che hai scritto e scrivevi prima . a ittiri ( è il principale dei miei paesi d'origine) si affatturava lo sposo facendo un certo numero di nodi in una cordicella mentre infilava la fede alla sposa ( in chiesa!!!) con parole adatte.... si racconta di matrimoni e famiglie distrutte per sa ligadura... per scongiurare la cosa lo sposo doveva tenere una moneta d'rgento nella scarpa sinistra e la sposa un paio di forbici in tasca... l'orafo del paese ne fabbricava d'argento per le ricche,,, e persino d'oro (per le figlie ) ciao
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