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Nota Bene: Un immenso patrimonio culturale e tradizionale Sardo è il canto a poesia o gara poetica. La sua origine (non della gara ma dell'improvvisazione) si perde nella notte dei tempi. La gara vera e propria sul palco, pare sia nata a Ozieri nel settembre 1896 in occasione della festa in onore della Madonna del Rimedio. L'ideatore fu Antonio Cubeddu, famoso poeta locale nato a Ozieri nel 1863 e deceduto a Roma nel 1955 all'età di 92 anni. Fino ad allora la poesia era cantata o recitata nelle feste paesane, senza un palco, una giuria, un compenso economico e senza un invito ufficiale dagli organizzatori. In un ambiente prettamente maschile, cercarono fortuna, esibendosi sul palco anche due donne, Caterina Porcu di Ossi e Maria Farina di Osilo.



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.machiavelli.

Utente Senior


Inserito il - 04/07/2010 : 14:02:41  Link diretto a questa discussione  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di .machiavelli. Invia a .machiavelli. un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Siamo certi che la civiltà si sia spostata da est a ovest?

Al termine dell’ultima glaciazione, il mare e i fiumi riconquistarono quegli spazi che già appartenevano loro prima del cambiamento climatico. Nella regione anatolica e in quella mesopotamico vivevano pacificamente i natufiani, genti paleolitiche che rappresentano la cerniera che collega al neolitico. Ma questi individui non praticavano l’agricoltura, si nutrivano di ciò che la natura offriva e non mostravano alcun segno di specializzazione.
Nel giro di poco tempo, in queste zone arrivano (siamo nel X millennio a.C.) genti nuove, ma non conosciamo la loro origine. Di essi sappiamo che praticavano l’addomesticazione di tre qualità di grano, di varie specie di leguminose (lenticchie, piselli e altre) e che si insediarono in zone nelle quali non si trovavano, così dicono i botanici, specie selvatiche di quelle prime piante.

Arrivano, dunque, già in possesso di tecniche e conoscenze che daranno la spinta decisiva per la rivoluzione neolitica. In sostanza dopo 90.000 anni di predazione e raccolta si passò alla produzione di sussistenza. Nasce la ceramica per contenere le derrate e troviamo incredibilmente due grandi città: Gerico, sulle rive del Giordano, e Catal Hoyuk in Anatolia.
La prima mostra una torre in pietra alta 10 metri, un recinto alto 4 metri, lungo 1.5 Km e un fossato scavato nella roccia, largo 8 metro e profondo 3.
Catal Hoyuk è ricca di risorse alimentari ma importa tutto il resto: legno di abete dal Tauro, alabastro da Kayseri, marmo dall’Anatolia Occidentale, e… ossidiana, tanta ossidiana, anche da luoghi molto lontani. Pare che le distanze non costituissero un ostacolo per queste genti.
Non esistono i sentieri di questa grande migrazione, neppure la minima traccia e l’unica possibilità che mi viene in mente è il mare.
Ciò che incuriosisce è che la dieta del popolo di Catal Hoyuk è costituita al 90% di carne bovina, un animale che fa la sua comparsa in Mesopotamia solo a partire dal 5000 a.C., ma viene rappresentato, adorato e mangiato, lungo tutte le coste mediterranee dalla Francia alla Spagna (pensate alle grotte rupestri), dalla Grecia ai Balcani e in tutte quelle zone dove la conchiglia cardium fece la sua comparsa nelle decorazioni delle ceramiche (Leucade, Corfù, costa slava, costa adriatica, Tremiti, Malta, Sicilia, Elba, Liguria, Sardegna).
Intorno al 7000 a.C. i bovini compaiono a Cnosso, nell’isola di Creta, provenienti proprio dall’Anatolia. Siamo di fronte ad una navigazione in grado di colonizzare enormi spazi, solcando un mare apparentemente non temuto dai naviganti. Le mandrie di bovini, trasportate certamente su robuste imbarcazioni, successivamente si estinsero e fino al Bronzo non ricomparvero più a Cipro, dove l’archeologo Guidane scoprì, invece, grandi recinti curvilinei formati da robuste palizzate interrate datate…7800 a.C. (lungo il litorale cipriota: Shillourokambos).
Non voglio annoiarvi scrivendo di Malta, Los Millares e dei grandi monumenti in pietra di carnai, Kermario, New Grange, Sardegna, Spagna, Bretagna, Inghilterra, Irlanda, Seeland, Provenza ma lascio il campo alle vostre deduzioni: da dove arriva la civiltà che oggi studiamo? Chi vuole cimentarsi nella cronologia di Egizi, Sumeri e compagnia cantante?

Nella foto: scavi nella città anatolica di Catal Hoyuk

Per approfondimenti:
http://pierluigimontalbano.blogspot.com






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robur.q

Utente Senior



Inserito il - 24/07/2010 : 20:06:24  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di robur.q Invia a robur.q un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
secondo me bisogna separare nettamente la nascita dell'agricoltura da quella dell'allevamento: se la prima ha cominciato a svilupparsi soprattutto nelle aree semi-steppiche del medio-oriente, ove i cereali e i legumi più nutrienti erano spontanei (ma potrebbe avere anche origini policentriche nel bacino mediterraneo), l'allevamento non è nato sicuramente in un luogo solo, ma ovunque vivevano le specie selvatiche progenitrici delle moderne da allevamento.
La direzione est>ovest dello sviluppo tecnologico ed economico è un dogma che non ha molto senso, anche se è verò che sono state le popolazioni medio-orientali le prime ad organizzare forme politiche complesse grazie anche alle risorse soprattutto cerealicole a disposizione. Insomma, sono loro che hanno inventato le colture intensive e specializzate, ma questa è un'altra faccenda.






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Lessa
Salottino
Utente Attivo



Inserito il - 25/07/2010 : 13:01:56  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Lessa Invia a Lessa un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
dipende da quali specie intendi.
Il lama ovviamente non è presente se non in Sud America.
Quindi quello che stai dicendo è abbastanza ovvio.

Dovresti specificare le specie.


Se parli di caprini, ovini, bovini, equini, e via dicendo è un altro conto.
Io ci metterei anche i canidi... nel passato comunque ci son stati interessanti esempi di "addomesticazioni fallite" come la volpe. In un sito del Nord Italia pare ci fosse stato un tentativo in questa direzione, soppiantato dal più affidabile (ed energico) Canis familiaris.







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"La storia scritta dai vincitori non può dire cose giuste"

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robur.q

Utente Senior



Inserito il - 25/07/2010 : 16:13:48  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di robur.q Invia a robur.q un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Lessa ha scritto:

dipende da quali specie intendi.
Il lama ovviamente non è presente se non in Sud America.
Quindi quello che stai dicendo è abbastanza ovvio.

Dovresti specificare le specie.


Se parli di caprini, ovini, bovini, equini, e via dicendo è un altro conto.
Io ci metterei anche i canidi... nel passato comunque ci son stati interessanti esempi di "addomesticazioni fallite" come la volpe. In un sito del Nord Italia pare ci fosse stato un tentativo in questa direzione, soppiantato dal più affidabile (ed energico) Canis familiaris.

anche a me pare ovvio!
i bovini selvatici vivevano in europa e non nel medio oriente, i cavalli in Asia centrale, i suini certo non in zone desertiche o semi-desertiche, gli ovini e i caprini nelle zone montagnose dell'area mediterranea.
E molte delle civiltà del neolitico e della stessa età del bronzo hanno la prevalenza economica dell'allevamento e non dell'agricoltura. L'allevamento è meno produttivo in termini "calorie per unità di territorio" utilizzato, ma ha anche bisogno di minor manodopera e gli è sufficiente un'organizzazione sociale meno complessa.






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maurizio feo
Salottino
Utente Master



Inserito il - 26/07/2010 : 13:37:33  Link diretto a questa risposta  Rispondi Quotando
Siamo certi che la civiltà si sia spostata da est a ovest?
Alcune Civiltà sicuramente sì: probabilmente, anzi, la maggior parte di esse. Se però - per "civiltà" - intendi lo spostamento delle popolazioni umane (le due cose che soltanto in parte e soltanto apparentemente coincidono), allora la risposta è globalmente , ne siamo geneticamente certi, anche se alcuni reflussi (proprio come in un movimento ondoso) si sono avuti e anche se le circosatanze climatiche hanno certamente causato alcune "stranezze" nell'andamento generale del movimento. Cito solamente l'esempio dell'ultimo massimo glaciale e delle tre sacche di sopravvivenza degli animali a sangue caldo Pirenaica, Carpatica e Alpina (in ordine decrescente di grandezza).

10 - 18.000 anni fa:
La sede Mesopotamica non può stupire come sede per l'invenzione della produzione di cibo (per questa parte del mondo: in tutto sono state 7/8 in tutto il globo), dato che vi si trovavano - tutte insieme e concentrate - moltissime specie animali (superstiti dalla caccia) e vegetali, tutte addomesticabili o coltivabili. Oltre alla stragrande abbondanza di questi soggetti animali e vegetali, in più esisteva un clima dotato di stagioni ed abbondante acqua. Esisteva il bue, coniugabile alla ruota del carro, sterminato altrove. (La ruota, ad esempio, è stata inventata anche in Messico, ma lì non esistevano animali da giogo: il lama è a sud della barriera andina).

35- 60.000 anni fa:
La navigazione è antichissima, molto probabilmente precedente all'invenzione della produzione di cibo: si suppone che l'Uomo sia uscito dall'Africa grazie anche alla navigazione primitiva e che abbia colonizzato l'Asia seguendo il suo perimetro meridionale (non vi sono peraltro tracce archeologiche di un attraversamento attrraverso l'entroterra). Per raggiungere l'Australia, attraverso l'Indonesia, l'Uomo deve avere attraversato sette/otto bracci di mare abbastanza consistenti. Il livello di esperienza marinara raggiunto in questo processe rende conto della colonizzazione delle isole del Pacifico, un'impresa che sarebbe ammirevole anche oggi, se affrontata con quel tipo di naviglio.

L'ossidiana di Katal Huyuk, tipica città mineraria di frontiera, proveniva anche dalle sedi del lago Van (che non è molto distante).
Che le prime città in assoluto ostentassero anche la prima torre (la più antica conosciuta finora) è - in fondo - un loro logico diritto.

I sentieri terrestri della migrazione esistono e non sono affatto solo marini.

Non concordo affatto con la data che tu poni per la "comparsa" del bue in Mesopotamia.

Gli "enormi spazi" della colonizzazione marina nel Mediterraneo sono ridicolmente piccoli se comparati con quelli della colonizzazione nel Pacifico (cronologicamente peraltro precedente): percò dovremmo smettere di enfatizzare tanto la navigazione nel Mediterraneo (che veniva effettuata quasi sempre e preferibilmente sfruttando fin quando era possibile il piccolo cabotaggio o la navigazione in vista dei "punti cospicui" della costa). Sicuramente, la navigazione nel Mediterraneo è quella che conosciamo meglio, che fu più frequente, regolare ed intensiva (ma in tempi successivi), ma dovremmo smettere di stupirci come di fronte ad un prodigio.
E - cominque - il mare rimase molto temuto e rispettato fino quasi ai giorni nostri: altrimenti non si giustificherebbero i numerosi templi dedicati a divinità marine per accattivarsene le simpatie (tra questi anche Ercole, nelle sue varie forme).








Modificato da - maurizio feo in data 26/07/2010 13:40:46

  Firma di maurizio feo 
Beni: ti naru unu contu...

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.machiavelli.

Utente Senior


Inserito il - 26/07/2010 : 20:21:47  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di .machiavelli. Invia a .machiavelli. un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Concordo con te quando affermi che non bisogna stupirsi dell'antichità della navigazione. Anticamente il piccolo cabotaggio era praticato per abbreviare il percorso fra due punti nella costa ed evitare lunghe "passeggiate" fra le colline, soprattutto se si doveva trasportare qualcosa.
Per quanto riguarda il bue...è una certezza archeologica. Arriva da ovest e in Mesopotamia è attestato solo a partire dal V Millennio. Ma ciò non significa che la civiltà arrivi da occidente. Il mio titolo provocatorio serve a riflettere proprio su queste anomalie. La mia ricerca sul passato ha riscontrato una forte problematica: c'è stato un cambio repentino fra natufiani e neolitici ed è inspiegabile. Per decine di migliaia di anni le tecnologie sono arenate nell'arretratezza ma intorno al 12.000-10.000 a.C. si assiste ad una svolta e, da allora, le cose non sono cambiate granché: allevamento e agricoltura utilizzano le stesse procedure, gli stessi semi, gli stessi animali fino...al secolo scorso. Solo recentemente le nuove tecnologie alimentari hanno introdotto modifiche. E solo con le macchine a vapore e poi elettriche si è ottenuto un incremento decisivo delle derrate (purtroppo a scapito della qualità ambientale).






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maurizio feo
Salottino
Utente Master



Inserito il - 26/07/2010 : 20:53:31  Link diretto a questa risposta  Rispondi Quotando
From very ancient Egyptian rock carvings in the Eastern desert, we can surmise that from the earliest of times, cattle were viewed as an important indicator of personal status, to the extent that they become part of the iconography of the immerging elite of Egypt. There is no real surprise here. It is sometimes difficult for us in the modern era with all of our convinces to remember that in more ancient times, basic necessities such as food and shelter were paramount. They become symbolic of those first important men who rose above others to lead, perhaps at first, small tribes that grew along the path to Egypt's early civilization.

There are two variable hypotheses that have been proposed to explain the origins of Egyptian cattle. They are either believed to have been introduced to ancient Egypt from the Near East and the Levant, or to have arose from the indigenous aurochsen (Bos primigenius) of North Africa. The cattle from the Near East that were tamed (Mureybit, Syria c. 8000 BC) and domesticated cattle (Turkey and Iran c. 6200 BC) support the first argument. However, excavations at early Holocene sites in Egypt's Western Desert also support the second view, that indigenous cattle may have been present in the western Sahara as early as 8000 BC. However, the second proposition is a matter of hot debate, and the earliest undisputed evidence for domesticated cattle in Egypt is from Merimde and the Fayoum (c. 5000 BC).

Yet, as early as even 12,500 BC, there existed a special relationship between human and cattle in the Nile Valley. In Egyptian Nubia at Tushka, the horn cores of wild cattle were discovered
directly over two human burials, and a horn core was also found near the skull of a third burial. They appear to have been grave markers.

La rappresentazione di alcuni bovini pezzati, nel deserto africano, fa capire che il bue addomesticato è molto più antico di quanto si creda: forse anche 12.000 a.C.. Ma la sua presenza (non introduzione) documentata nella Mezzaluna Fertile è in ogni modo molto più antica di quanto tu invece proponi.

Se, infine, volessimo sottilizzare ed affermare che un'eventuale introduzione (in cui io - come altri - non credo assolutamente) dalle regioni nilotiche di bovidi africani nella Mezzaluna realizzi un movimento da Ovest ad Est, si tratterebbe soltanto di un sofisma pratico. In realtà si tratterebbe del primitivo movimento dall'Africa all'Asia, che è parte integrante del movimento di estensione della popolazione umana nel mondo. Che passa per l'Asia occidentale e da lì si sviluppa, per quanto ci concerne, proprio in senso generale Est-Ovest.







  Firma di maurizio feo 
Beni: ti naru unu contu...

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.machiavelli.

Utente Senior


Inserito il - 26/07/2010 : 22:02:23  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di .machiavelli. Invia a .machiavelli. un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Mesopotamia Maurizio...ho parlato della Mesopotamia. A Creta e Cipro sono documentati archeologicamente già dal VIII Millennio a.C., ma queste isole non sono Mesopotamia. La Turchia e la Siria non sono Mesopotamia. I bovini arrivano nella mezzaluna fertile ben 5000 anni dopo essere stati documentati nell'Europa sud occidentale e in Africa occidentale. Non areniamoci su questo dettaglio, il culto del dio toro non è certo mesopotamico. Il senso della mia argomentazione è abbattere i preconcetti che non sono scientificamente dimostrabili.

P.S. Una raccomandazione e una cortesia: ti chiederei, se non ti disturba tanto, di tradurre in italiano o sardo visto che queste sono le nostre lingue e chi ci legge potrebbe non avere voglia, tempo o interesse a sforzarsi per capire.






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.machiavelli.

Utente Senior


Inserito il - 26/07/2010 : 22:09:30  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di .machiavelli. Invia a .machiavelli. un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Dal Mesolitico al Neolitico
Circa 12.000 anni fa, la gigantesca massa d'acqua intrappolata nell'ultima glaciazione iniziò ad invadere i territori e sommergerli progressivamente. In quel tempo la Manica non era ancora formata, il Golfo Persico era un mare chiuso, l'Australia era collegata alla nuova Guinea, il Sahara era verde e popolato. L'uomo paleolitico che per migliaia di anni aveva vissuto da raccoglitore e cacciatore di grossa selvaggina come orsi, bisonti e mammut, superò il rischio dell'estinzione ma dovette improvvisamente cambiare le proprie abitudini. Il grande cacciatore sprofonda in una buia era di carestia, dove deve accontentarsi di cibarsi di ciò che raccoglie e di piccole prede come lepri e anatre. Molti trovarono la sopravvivenza sul mare, in caverne dove la monotonia alimentare si evidenziava in enormi cataste di conchiglie vuote. I mesolitici costruirono dei ripari anche lungo fiumi, laghi o paludi, e con pali sommari crearono strutture circolari ricoperte di rami. L'arma più evoluta era l'arco, e le punte in selce e ossidiana utilizzate sono dei veri e propri marchi di questa cultura. Nascono villaggi con capanne intonacate d'argilla, ma quello che è curioso è che all'interno dei recinti dei villaggi vi sono pecore, capre, maiali, bovini e cani da guardia. L'agricoltura è matura: si coltivano, fra i cereali, tre varietà di grano e uno di orzo. Fagioli, lenticchie, piselli e altre leguminose restituiscono l'azoto ai terreni là dove le culture cerealicole li avevano depauperati. Fino all'esplosione neolitica l'uomo aveva vissuto una dimensione animistica dove tutto era vivo e possedeva uno spirito. Le azioni si svolgevano come in un rituale, nel tentativo perpetuo di placare e scongiurare le forze della natura. Ben diversa è la quotidianità all'interno dei villaggi neolitici in cui fervono le attività: le donne iniziano a tessere su rudimentali telai e gli uomini, con asce di pietra levigata tipiche di questa età, abbattono gli alberi e creano terreno fertile. Utilizzano utensili variegati, come falci di selce col manico d'osso e zappe per la semina. Si sviluppa e si perfeziona la consuetudine di impastare e modellare l'argilla.
Il fenomeno neolitico appare realizzarsi prima in un'area del Medio Oriente che abbraccia sia le coste Libano-palestinesi che l'alta Mesopotamia, per manifestarsi in seguito in Anatolia, e verso il VI Millennio troviamo i primi insediamenti europei in Grecia e Bulgaria. Le prime testimonianze dell'area assiro palestinese ci fanno sprofondare oltre il 9000 a.C. dove incontriamo il mitico sito di Gerico. Non ci sono segni di una transizione, come sarebbe giusto aspettarsi, ma i traguardi delle coltivazioni e dell'allevamento sembrano già raggiunti sin dal primo apparire dell'uomo neolitico. In nessun luogo risultano elementi che svelino fasi Protoneolitiche. L'introduzione dell'agricoltura segnò una delle più grandi rivoluzioni nella storia dell'uomo ma non sappiamo dove e quando per la prima volta gli uomini fecero crescere il grano e si nutrirono di pane. Il salto evolutivo più grandioso che l'umanità ha dimostrato ci lascia nel buio più totale. I neolitici appaiono sfruttare meccanismi propri di una realtà urbana che cronologicamente non gli apparterrebbe. Il toro riveste un'importanza particolare ed è sempre presente nei numerosi santuari di Catal Hoyuk.






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maurizio feo
Salottino
Utente Master



Inserito il - 29/07/2010 : 18:26:58  Link diretto a questa risposta  Rispondi Quotando
.machiavelli. ha scritto:

Mesopotamia Maurizio...ho parlato della Mesopotamia. A Creta e Cipro sono documentati archeologicamente già dal VIII Millennio a.C., ma queste isole non sono Mesopotamia. La Turchia e la Siria non sono Mesopotamia. I bovini arrivano nella mezzaluna fertile ben 5000 anni dopo essere stati documentati nell'Europa sud occidentale e in Africa occidentale. Non areniamoci su questo dettaglio, il culto del dio toro non è certo mesopotamico. Il senso della mia argomentazione è abbattere i preconcetti che non sono scientificamente dimostrabili.

P.S. Una raccomandazione e una cortesia: ti chiederei, se non ti disturba tanto, di tradurre in italiano o sardo visto che queste sono le nostre lingue e chi ci legge potrebbe non avere voglia, tempo o interesse a sforzarsi per capire.


Mettere a fuoco la Mesopotamia (in opposizione a cosa, poi? La Mezzaluna Fertile di cui ho parlato io, forse?), mi sembra un poco troppo restrittivo e non affatto utile. Altrimenti, spiegami come...

Il fatto è che se si dà un'occhiata ad una carta dell'espansione dell'Agricoltura, con tanto di date ottenute dagli studi archeologici, si ottiene una mappa di gradienti di date. Le più antiche poste nella Mezzaluna Fertile, per poi mostrare un'espansione verso Nord, in seguito verso Ovest (per quel che ci riguarda e verso Est, dirigendosi in seguito in tre direzioni fondamentali: l'Asia, L'Europa (anche per via marina) e la regione tra i mari Caspio e Nero. L'inizio di questo processo è circa nell' 8.000 aC e la fine sfuma nel 5.000- 4.000.
Questo tipo di mappa è facilmente rinvenibile nell'internet e altrove: tutti i testi di Genetica di Popolazioni (L. Cavalli Sforza, oppure S. Wells) lo riportano sempre, per gli evidenti motivi che seguono.
Questa mappa coincide - guarda caso - con la distribuzione territoriale e cronologica dell'aplogruppo mitocondriale "J", come tutti i genetisti di popolazioni sanno e raccontano.
Una popolazione che viveva già nel 50.000 a.C. nella Mezzaluna Fertile, quasi all'improvviso - verso il 10.000 a.C. - decise di iniziare a migrare nelle direzioni che l'Archeologia ci indica.
Perché? Possiamo solamente ipotizzarne le cause, riconoscendole forse in quella che fu chiamata "Rivoluzione" Neolitica, che vide nel suo compimento modificarsi profondamente usi, costumi, materiali e strumenti dell'uomo, mentre si formavano sempre nuove comunità di agricoltori coltivatori a partire da inizialmente piccoli gruppi di cacciatori (uomini) raccoglitori (donne). Mi piace connotarne il sesso, perché fu molto più probabilmente e verosimilmente una donna, cioé una raccoglitrice, la prima a seminare uno dei semi che aveva raccolto e conservato (per cui ne aveva più facile e pronta disponibilità).
Mi sembra più utile parlare di Mezzaluna Fertile perché questi avvenimenti prendono le mosse da una zona che include tutto il territorio dal Mare Mediterraneo Orientale (tutta la "C" rovesciata che va dall'odierna Turchia, fino alla zona del Delta del Nilo: Libano, Siria, Israele, Iraq), la zona propriamente detta Mesopotamia e, a Nord, la regione del Karkadag, fino ai laghi. Anche le città di cui tu parli, Catal Huyuk e Gerico, ma anche Abu Hureyra e certamente altre, sorsero quasi nottetempo e l'Archeologia ce ne ha restituito molti elementi preziosi.
L'inizio della produzione di cibo produsse in un circolo vizioso/virtuoso la sedentarietà, costruzioni di abitazione stabile, un migliore stato di nutrizione e di salute, l'aumento esplosivo del numero della popolazione e la conseguente assoluta necessità di aumentare la produzione di cibo (oltre che di conservarlo al sicuro dagli animali parassiti e dal maltempo: che condusse alla ceramica, alla malta idraulica, all'addomesticamento del micio, alla scoperta casuale del vino, etc), le tecniche d'irrigazione, gli strumenti di coltivazione e di trasporto, etc. etc.
Circa l'80% dei cacciatori raccoglitori del Paleolitico sono sopravvissuti fino ad oggi e si riscontrano nel genoma degli Europei odierni: non furono spazzati via dagli agricoltori del Neolitico, come qualcuno ancora qualche anno fa ipotizzava. Solo una minoranza degli europei discende da quei Neolitici agricoltori.

Mi accorgo che il mio modo di guardare alle cose è molto differente dal tuo. Ma - naturalmente - la realtà trascorsa resta sempre una sola, anche se vista da angolazioni molto differenti.

Eviterò in futuro di citare l'inglese (avevo però tradotto in Italiano la parte che ritenevo essenziale, offrendo comunque l'intero contesto, per completezza e correttezza), ma tu non chiedermi di cascare nel totale ridicolo traducendo in Sardo: per chi, esattamente, poi?

Visto che ho parlato di "aplogruppo" ti dò qui un'anticipazione, doverosa, del testo che sto scrivendo per divulgare un poco di concetti di genetica di popolazioni.

L'Aplogruppo è una specie di "Clan" (in parole povere), al quale appartengono tutte le persone che possiedono nel proprio genoma alcuni particolari "marcatori" o markers. Questi marcatori si sono prodotti (sempre in particolari sedi abbastanza costanti e già note del filamento cromosomiale del DNA Y, o del mtDNA) in seguito a mutazioni.
La Mutazione può essere descritta come un errore di copiatura della sequenza dei componenti del cromosoma: sembra che serva alloscopo di mantenere una certa variabilità e a garantire le buona salute della specie.
Siccome ciascuna mutazione è un evento raro (con una frequenza costante ad ogni generazione) e singolo, che è avvenuto in un singolo individuo la prima volta (nel passato più o meno lontano) per poi essere trasmesso ereditariamente da costui (o costei) a tutti i propri discendenti, tutti gli individui nei quali oggi troviamo questo marker possiedono forzatamente un antenato in comune e tutti appartengono a questo "clan", anche se non si conoscono tra loro.
E tanto più numerosi essi sono, tanto più anticamente è avvenuta la mutazione che permette di raggrupparli insieme. La Genetica di Popolazioni studia e compare le frequenze di tali marker tra differenti popolazioni, con risultati spesso strabilianti (ai quali, infatti, molti profani proprio non riescono o talvolta non vogliono credere).










  Firma di maurizio feo 
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.machiavelli.

Utente Senior


Inserito il - 29/07/2010 : 21:42:00  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di .machiavelli. Invia a .machiavelli. un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Grazie Maurizio, questo è un post che mi ha soddisfatto pienamente. Scusa per la richiesta della traduzione in sardo, era una battuta, ma forse nel contesto poco spiritoso della mia risposta ci stava come i cavoli a merenda e poteva apparire una richiesta seria.
Concordo con te anche nella verosimile possibilità che la donna sia stata la vera artefice dell'inizio dell'agricoltura.
Per quanto riguarda le anticipazioni sul tuo lavoro divulgativo...ti ringrazi ancora.
Hai visto? possiamo anche scrivere senza imbeccarci, spero sia un ritorno alle origini, qualche volta ho ripensato ai discorsi pacati che facevamo l'anno scorso e mi sono chiesto se ero diventato acido o se i tuoi scritti erano poco velatamente provocatori.






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