Forum Sardegna - Fuorilegge, banditi e ribelli di Sardegna
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Nota Bene: Nella Sala Nuragica del Museo Sanna di Sassari si trova la prima attestazione diretta della filatura in Sardegna. Da S'Adde 'e s'Ulumu - Usini provengono vaghi di collana in bronzo, di età nuragica , che conservano i residui di una cordicella di fibre vegetali filata a più capi.



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Tizi
Salottino
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Inserito il - 15/01/2009 : 20:48:15  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Tizi Invia a Tizi un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
il banditismo e la loro storia mi hanno sempre afascinato, ma non ho mai aprofondito, questa potrebbe essere un'occasione per farlo....io di bandito ho sentito parlare di Graziano Mesina....se non ricordo male dicevano che avesse ucciso per faida familiare.....ma sicuramente voi ne sapete di più....






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Villa Sant' Antonio (Or)

..un altro meraviglioso angolo di Sardegna

 Regione Sardegna  ~ Prov.: Oristano  ~ Città: Villa S. Antonio/Orbassano  ~  Messaggi: 4942  ~  Membro dal: 10/09/2008  ~  Ultima visita: 18/03/2015 Torna all'inizio della Pagina

Turritano

Utente Virtuoso




Inserito il - 15/01/2009 : 21:25:50  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Turritano Invia a Turritano un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Il "Balente" è una persona che sa (sapeva) farsi valere, che sa farsi rispettare e che non si da al banditismo per motivi abietti, ma che si da alla macchia (a "bandidare") per vari motivi personali (o perchè più o meno ingiustamente perseguitato dalla "giustizia" dello Stato, per difesa familiare, per far valere i suoi diritti calpestati e così via) Non era neanche necessaria una grande forza fisica, ma intelligenza e una grande forza morale. Avevano dalla loro parte l’omertà popolare, non omertà per paura ma per solidarietà. Cioè non è (era) un "bandito da strada", pronto a derubare e, magari, a uccidere il primo poverocristo che gli passa davanti.
Graziano Mesina, uno degli ultimi Balentes, fit bandidende per vendicare un fratello ucciso: era alto più o meno 1,60 cm,ma le sue azioni, se non vogliamo chiamarle romantiche, erano senz’altro audaci e intelligenti. Clamorosa la fuga in pieno giorno da San Sebastiano, il carcere al centro di Sassari, da dove era quasi impossibile scappare. Anche a Sassari lo apprezzavano e nelle vie circolava una canzone popolare che più o meno diceva così: “… è chiamato Mesina graziano ed è fuggito da San Sebastiano…” purtroppo son le uniche parole che so di quella canzone. Insomma, era un “Balente” non un bandito. Su di lui si potrebbe scrivere un interessantissimo volume.
Oggi non credo esista più la figura del Balente.
Turritano






Modificato da - Turritano in data 15/01/2009 21:27:08

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Le dominazioni passano ... i Sardi restano!

 Regione Sardegna  ~ Prov.: Sassari  ~ Città: Sassari  ~  Messaggi: 4480  ~  Membro dal: 13/01/2008  ~  Ultima visita: 04/10/2016 Torna all'inizio della Pagina

Tizi
Salottino
Utente Virtuoso



Inserito il - 15/01/2009 : 22:09:46  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Tizi Invia a Tizi un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
ma si parla di banditismo anche quando ci si riferisce ai sequestri di persona.....certo in quel caso non si può parlare di Balentes....
però anche la vendeta non porta e non portava lontano, le faide interminabili che si tramandavano di genarazione in generazione, tremendo, quanto sangue....
Ho sentito parlare anche di uccisioni per sconfinamenti di bestiame, un padre e un figlio 14enne che conoscevo di un paese vicino al mio uccisi per quel mottivo, almeno così si diceva..... ma forse questa è un'altra storia, anche se sempre di morti si parla.
Ma adesso Grazianeddu, che fine ha fatto?, l'ultima visione che mi ricordo di lui è di un uomo in età, ingrassato e se non ricordo male uscì dal carcere o mi sbaglio?







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 Regione Sardegna  ~ Prov.: Oristano  ~ Città: Villa S. Antonio/Orbassano  ~  Messaggi: 4942  ~  Membro dal: 10/09/2008  ~  Ultima visita: 18/03/2015 Torna all'inizio della Pagina

Turritano

Utente Virtuoso




Inserito il - 15/01/2009 : 23:28:39  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Turritano Invia a Turritano un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Giusta osservazione, difficile la risposta. Ma anche i “vecchi” sequestratori avevano le loro regole: di solito si davano ai sequestri di persona quando erano già ricercati e allora i soldi sono necessari per tante cose, ma non certo per arricchirsi. Se poi uno cominciava con i sequestri per guadagno personale, be’ allora siamo già in altra, più becera dimensione.
La vendetta non portava lontano? Ai nostri occhi no, ma prova a immaginarti di vivere in altro mondo, dove la mentalità e le tradizioni ancestrali erano ben radicate, dove la giustizia dello Stato non arrivava mai, dove ne andava della sicurezza e dell’onore della famiglia e di te stesso. Difficile “entrare” in un mondo del genere, ma se ci riuscirai… capirai.
Le uccisioni per “sconfinamento”? di certo non erano improvvise, per un singolo sconfinamento. Lì ne andava, oltre che del tuo “onore” anche la sicurezza economica della tua famiglia. Comunque, per quel “codice”, lo sconfinamento era un reato grave, ma reato quasi inesistente per la Legge dello Stato. A questo proposito, voglio raccontarti un aneddoto personale che, nel suo piccolo, può aiutare a capire quanto fosse importante per la mentalità di altri tempi. Quand’ero ragazzino, siccome ero, diciamo così, un “po’ vivace”, dopo la licenza elementare, in famiglia decisero di mandarmi in collegio per fare la scuola media, in montagna più o meno al centro della Sardegna. C’erano ragazzi provenienti da ogni parte dell’isola (quasi tutti parlavano il dialetto del paese di provenienza). Be’, il primo giorno di scuola avevo per compagno di banco (allora i banchi erano a due posti) un ragazzino orgolese. Parlavamo tranquillamente, fra di noi nessun problema. A un certo punto della mattinata, sentii un calcione alla gamba sinistra. Molto sorpreso guardai in faccia il mio compagno orgolese: era tranquillo, impassibile. Pensai: “ma, forse non se n’è accorto, forse ha qualche tic nervoso” e mi tranquillizzai. Dopo un po’, un altro calcione. “E la miseria… allora questo lo sta facendo apposta, altro che tic …!” E, senza dire una parola, via: un calcione anch’io, Calcione io, calcione lui, continuammo per qualche minuto, entrambi muti, senza una parola. Alla fine lui l’orgolese sbottò, col suo tipico accento: “Ma lo sai che sei prepotente, si vede proprio che sei sassarese!” e io: “Prepotente io? Ma se sei tu che hai cominciato!” e lui: “Per forza, con la tua gamba hai sconfinato continuamente nel mio territorio!” All’inizio rimasi sbalordito per la motivazione, ma poi capii: quella era la loro mentalità.
“Grazianeddu” fu graziato, se non sbaglio dall’allora Presidente della Repubblica Cossiga e, adesso, è un uomo libero.
Turritano






Modificato da - Turritano in data 15/01/2009 23:31:58

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 Regione Sardegna  ~ Prov.: Sassari  ~ Città: Sassari  ~  Messaggi: 4480  ~  Membro dal: 13/01/2008  ~  Ultima visita: 04/10/2016 Torna all'inizio della Pagina

Tizi
Salottino
Utente Virtuoso



Inserito il - 15/01/2009 : 23:53:31  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Tizi Invia a Tizi un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Infatti per me è difficile entrare in quella mentalità, ma probabilmente dovrei documentarmi di più per cercare di capire quali potessero essere i motivi di tali comportamenti e modi di vivere la vita. Tuttora qualche volta sentendo fatti di cronaca cerco di immedesimarmi e mi dico ma se fosse successo a me come mi sarei comportata, e devo dire in alcuni casi la risposta non è facile.....ma se diamo reta all'istinto e alla vendetta diventa un cerchio vizioso e non se ne esce più.....
Certo come dici tu non doveva essere facile vivere in particolari realtà dove bastava uno "sconfinamento" di gamba per causare l'ira e la violenza, in quel caso di un ragazzino....ma questo mi fa pensare, il rispetto a tutti i costi era vissuto già da bambini, tramandato dai padri ai figli, e così doveva essere, certo adesso credo e spero che le cose non siano più così.
Quando ero ragazzina io ne sentivo di tutti i colori, soprattutto di sequestri, parlavano di sequestrati mai tornati a casa e mai ritrovati, spariti, dicevano che probabilmente erano stati dati in pasto ai maiali.....mi terrorizzavano queste storie.
Ma allo stesso tempo mi chiedevo se veramente erano così malvagi o se dietro a tutto questo c'era un'altra storia........







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 Regione Sardegna  ~ Prov.: Oristano  ~ Città: Villa S. Antonio/Orbassano  ~  Messaggi: 4942  ~  Membro dal: 10/09/2008  ~  Ultima visita: 18/03/2015 Torna all'inizio della Pagina

Tharros
Salottino
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Inserito il - 15/01/2009 : 23:57:37  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Tharros Invia a Tharros un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Ho avuto l' occasione di vedere Grazianeddu, almeno penso fosse lui, in un bar ad Orgosolo. Credo che faccia la guida turistica. Porta la gente nei posti dove lui si nascondeva e latitava...Il bar dovrebbe essere di sua sorella e dentro c'è una nipote..ma forse sono pettegolezzi...

http://consiglio.regione.sardegna.i...df/39800.pdf

è un articolo che parla del presidente Cossiga e di mesina







Modificato da - Tharros in data 16/01/2009 00:00:15

 Regione Trentino - Alto Adige  ~ Prov.: Trento  ~ Città: Trento  ~  Messaggi: 4702  ~  Membro dal: 02/12/2006  ~  Ultima visita: 30/01/2019 Torna all'inizio della Pagina

Turritano

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Inserito il - 16/01/2009 : 09:11:16  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Turritano Invia a Turritano un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Tizi ha scritto:

Infatti per me è difficile entrare in quella mentalità, ma probabilmente dovrei documentarmi di più per cercare di capire quali potessero essere i motivi di tali comportamenti e modi di vivere la vita.
.....

È difficile sì, e non solo per te. Perciò bisogna documentarsi bene sulla socialità e sulla cultura di tutti i giorni nella Sardegna di quei tempi, ben radicata nella popolazione, specialmente in certe zone. Non solo, ma la documentazione non basta se si fa asetticamente, senza capire e penetrare in quella sociologia, in quella realtà. È difficile, specialmente per chi non l’ha vissuta, almeno di riflesso.
Sequestrati dati in pasto ai maiali? Può darsi che talvolta sia successo, ma non era certo una regola. Il sequestro si facevo in modo spietato e intelligente, doveva procurare soldi e non si voleva correre troppi rischi, per cui si avvertiva la famiglia di pagare senza dire nulla. Se la famiglia veniva meno a questa imposizione, il rapito correva il rischio di essere ucciso dai suoi carcerieri, nel caso si vedessero in pericolo di essere scoperti dai carabinieri. All’ora l’importante era far sparire il corpo. Il metodo più usato era quello di buttarne il cadavere in un dirupo impraticabile. Certo non erano cose allegre o da approvare… ma era così. Spesso dietro i sequestri c’erano persone insospettabili (anche avocati), che ricorrevano ai “banditi ricercati” come esecutori. Insomma, l’affare era remunerativo e la “cosa” stava diventando veramente grossa, sino ad arrivare alla famosa “Anonima Sequestri”, dove le “bande venivano formate da altri (“gli insospettabili”) e sempre con individui diversi. Eravamo già alla degenerazione di un sistema e di un’epoca.
Adesso è diverso, la mentalità e la socialità è un pochino cambiata. Tramite i media e la scuola si sono introdotti molti modelli di vita estranei: è la globalizzazione. Ora è difficile che uno si dia alla macchia per un atto di vendetta. Ma la delinquenza è rimasta, più egoista e cattiva, con poche regole e con poco onore. Adesso è più probabile che ci si voglia arricchire in fretta, senza troppi rischi. Rapinare una banca, sfondandola con una pala meccanica, è molto più semplice e meno rischioso che un sequestro di persona.
Turritano






Modificato da - Turritano in data 16/01/2009 09:17:39

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Tizi
Salottino
Utente Virtuoso



Inserito il - 16/01/2009 : 09:18:28  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Tizi Invia a Tizi un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
ho fatto un po di giri su internet e ho trovato questo....molto interessante, sarebbe da approfondire....il sito dove ho preso quanto segue è :http://www.oruneonline.it/banditismo.htm
Il banditismo è legato alla travagliata vita dei Sardi. Infatti si dovrebbe ritornare indietro all'arrivo dei Cartaginesi nell'Isola, quando Cartagine cacciò i Sardi ribelli sui monti del centro, costringendoli a nascondersi in boschi e caverne, dai quali uscivano per operazioni difensive, per procurarsi cibo. Quando i Romani presero possesso dell'isola, la popolazione sarda rispose con una tenace e feroce resistenza. l banditismo rimase immutato durante tutti i lunghi e oscuri secoli medioevali. La prova del persistere e dell'aggravarsi del banditismo si trova nella necessità di Eleonora d'Arborea di ampliare il vecchio Codice del padre e, di promulgare il suo codice civile e penale la "Carta de Logu" che divenne valido per tutta la Sardegna. Il persistere del banditismo durante tutto il periodo aragonese-spagnolo è confermato dalla creazione della "barracelleria" che sostituisce la vigilanza della polizia del periodo giudicale. La dominazione piemontese vide accresciute le schiere dei banditi in ogni parte dell'isola. Con l'editto delle Chiudende sorsero forti malumori e disordini per le usurpazioni e gli abusi che ne seguirono e quindi si ebbe un forte aumento del banditismo: era una rivolta dei contadini senza terra e dei pastori senza greggi e senza pascoli; nel 1832 le distruzioni di muri e siepi e gli incendi non si contarono più nella provincia di Nuoro.
La storia dei ribelli de "Sa Matta" una storia che risale al secolo scorso; pare però che "Sa Matta" fosse il rifugio dei banditi già ai tempi di Eleonora d'Arborea.
I RIBELLI DE "SA MATTA "
(tradizione orale)
Un gruppo di pastori ribelli al buon vivere detti "DISCOLOS" si ritirò nella zona de "SA MATTA", che va dalla Consolata (Cuccusolotto) fino a "SU POJU DE GHILISURI" a NINIANA" a "SA CONCA DE LUGULENE" a NUNNALE fino a "SU LORISTERI".
A "Nunnale" c'era la prigione e "S'IMPICCU" . Capi erano Peppe Tola, Eusebio e Giovanni Serra, Antonio e Pera e Serra (quest'ultimo, come abbiamo visto, sposò Maria Chessa, sorella del sacerdote don Chessa). Chi si avvicinava a "Sa Matta" veniva preso e sottoposto ad una specie di dibattimento in cui si decideva o di lasciarlo libero o di impiccarlo. "Su Majore" era Giuseppe Tola, che viveva con Salvatorangelo Soma, un bandito che aveva ucciso Mastru Biscente e Gabriele Lucca Pera. Un altro "impiccu", detto "Sas Urcas Apparadas" (perché erano sempre pronte) era collocato vicino a "Cuccuretetti" presso una fonte dove i boia (sos buzzinos) andavano a lavarsi le mani dopo l'esecuzione della condanna. Tale fontana è detta infatti ancora oggi "Sa Untanedda e Sos Buzzinos" . A quei tempi i carabinieri non c'erano, per cui i ribelli ammazzavano le persone che odiavano e poi si ritiravano a "Sa Matta". Quando ammazzavano qualcheduno le donne dei ribelli e quelle dell'ucciso si riunivano nella stessa casa ad "attitare" a "contra rispone". Poi ci furono le forze dell'ordine anche per Orune "Sos barrazzellos" che facevano "Sa Runna" cioè la ronda. Per Orune venivano da Nuoro, pare che fossero più ladri dei ribelli.
Il banditismo fu una piaga, non solo per Orune, ma per la Sardegna tutta.


Mi viene da fare una domanda...ma le donne che ruolo avevano nella storia del banditismo Sardo?
Il banditismo, da quanto ne possa sapere io mi sembra si sia sviluppato soprattutto nel Nuorese, perchè?









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Tizi
Salottino
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Inserito il - 16/01/2009 : 09:31:15  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Tizi Invia a Tizi un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Turritano ha scritto:
Adesso è diverso, la mentalità e la socialità è un pochino cambiata. Tramite i media e la scuola si sono introdotti molti modelli di vita estranei: è la globalizzazione. Ora è difficile che uno si dia alla macchia per un atto di vendetta. Ma la delinquenza è rimasta, più egoista e cattiva, con poche regole e con poco onore. Adesso è più probabile che ci si voglia arricchire in fretta, senza troppi rischi. Rapinare una banca, sfondandola con una pala meccanica, è molto più semplice e meno rischioso che un sequestro di persona.

Su questo ti do pienamente ragione, la delinquenza è rimasta, meglio dire si è trasformata, non ci sono ne ideali, ne romanticismi, ma si uccide senza pietà...chiunque, senza guardare in faccia nessuno, anche bambini, per raggiungere uno scopo....i soldi.....e questo è molto più grave e tragico.....







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Turritano

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Inserito il - 16/01/2009 : 10:37:48  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Turritano Invia a Turritano un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Il testo da te riportato, a mio parere è molto spiccio e sbrigativo.
Il banditismo si può far risalire all’epoca dei cartaginesi? Sì e no. In realtà quello non era “banditismo”, era “resistenza”, era difesa armata di un popolo, della propria libertà. Non si trattava di banditismo ma di invasioni di un “territorio nemico” (quello assoggettato ai cartaginesi, in pratica il Campidano) con incursioni armate e veloci per razziare di tutto il più rapidamente possibile. Gli uomini delle montagne, al centro della Sardegna, non vivevano per forza in boschi e caverne, ma avevano i loro villaggi ben organizzati. E chiaro poi che, nel caso di provvisoria invasione in forze, da parte del nemico, poteva capitare che “si imboscassero” per sfuggire a un pericolo imminente e per tendere agguati. È altrettanto chiaro poi, che il “nemico” chiamava queste azioni “banditismo". Ma queste scorrerie non sono né cominciate né finite con i cartaginesi. Ma molto prima. Già al tempo dei Nuragici, non era infrequente che gli abitanti di un villaggio, facessero rapide escursioni armate e a cavallo in un villaggio vicino, per rapinare il più possibile. Questa “tradizione” si è conservata nelle zone più interne della Sardegna, sino alla prima metà del secolo scorso: erano le famose "Bardanas". Con i romani la stessa cosa. Si trattava di difesa armata, di reazione al nemico, allo straniero non “banditismo”. Per quanto ne so, gli unici che non trovarono feroce resistenza, però in una Sardegna già in gran parte romanizzata, furono i Bizantini, eredi della civiltà e della autorità dell’Impero Romano. Perciò essi non furono dei veri dominatori, ma una autorità organizzata che manteneva ordine e unità nella Sardegna, rispettando la gente e le sue traduzioni. Ma i banditi, si sa, ci sono sempre, in ogni epoca.
Al tempo dei Giudicati (successivo a quello di Bizantini), la legge era ben organizzata, equilibrata e veloce. L’ordine e la legge era mantenuto, abbastanza efficacemente senza aspettare Eleonora d’Arborea, dai “Jurados de Logu” o “barracelli”.
Il ruolo delle donne. È noto che in Sardegna, almeno rispetto a tutti i popoli europei, la società è sempre stata abbastanza “matriarcale”. Cioè non erano figure di scarsa importanza, ma avevano pressoché (con alcune eccezioni) dignità e diritti pari a quelli degli uomini.
Riguardo all’onore, erano proprio loro, le donne, madri e sorelle, che incitavano mariti e parenti alla vendetta (se questi sembravano un po’ titubanti) con frasi gelide e taglienti come frustrate, del tipo: “Ma ite omine ses?! Tue no ses omine! No as … !) E questo sino a pochi anni fa.
Diciamo che il cosiddetto “nuorese”, essendo la regione più isolata della Sardegna, ha mantenuto più a lungo (ma non di molto, rispetto ad altre regioni della Sardegna) le antiche tradizioni, compresa certa mentalità.
Turritano






Modificato da - Turritano in data 16/01/2009 10:59:36

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Tizi
Salottino
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Inserito il - 16/01/2009 : 11:58:29  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Tizi Invia a Tizi un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
si lo so che il testo che ho riportato è sbrigativo ma era giusto per dare uno spunto, che tu hai colto e approfontito come sempre.
Ho letto di tre donne banditesse....Lucia, Paska, e sa Reina....e ho trovato questo articolo, cosa ne pensi?
preso dal sito Donna e Sardegna.
E’ una giovane di circa quarant'anni che non si è voluta sposare per non dipendere da un uomo, secondo quanto lei stessa afferma. Ha due mustacchi da granatiere e usa le armi e il cavallo come un gendarme”.
Siamo nella prima metà del 1700. Il ritratto è di una donna sarda d’altri tempi, femminista certamente no, emancipata sicuramente si. Forte dei suoi ideali, decisa, indipendente, nonostante, come ben sappiamo, la figura femminile nel passato fosse relegata a ben altre faccende, pur ricoprendo un ruolo di spicco e di potere secondo le leggi non scritte di una radicata e ben funzionante società matriarcale. Integra. Ma ‘fuorilegge’. Una banditessa, esponente di quella piaga sarda, il banditismo appunto, che nato per contrastare il ‘dominio dello straniero’ in Sardegna, ha poi finito per diventare un metodo violento di protesta, causa di omicidi e lotte senza esclusione di colpi. Riporta il grande storico Giuseppe Manno, di cui leggiamo nel libro di Franco Fresi, Banditi di Sardegna, preziosa fonte in questa nostra ricerca storica: “La Sardegna era in quel tempo tribolata da varie bande di malviventi, che, formicando per ogni dove, non solo turbavano la quiete comune, ma faceano anche vista di voler sopraffare lo stesso governo, andato il piu’ delle volte a rilento nel combatterli”.

Ma torniamo alla ‘banditessa’, cercando di fotografare questo curioso personaggio da un angolo diverso da quello che la parificherebbe ai suoi colleghi uomini banditi. Non vogliamo certo, d’altro canto, proporre un modello di donna, ma soltanto fare qualche considerazione e riflessione su una delle figure femminili, a suo modo speciale, di cui la Sardegna del passato ci ha lasciato memoria, ben consapevoli di parlare di un ruolo politicamente non imitabile.
La donna di cui si parla nell’incipit, in realtà parte di una lettera che il vicerè di Sardegna scriveva verso il 1735 al re Carlo Emanuele III, è Donna Lucia Delitala, appartenente ad una delle più ricche casate di Nulvi, spezzata in due fazioni avverse, dove a combattere erano anche le donne. “Ed una gentildonna di quel casato – ci suggerisce il Manno – donna Lucia Delitala, dava loro l’esempio dello stare immota in su l’arcione e del lanciarsi con il cavallo tra i balzi e dell’affrontare gagliardamente l’inimico e dell’imbroccare da lunge collo schioppetto. Non perciò solo d’animo virile; poichè sentendo di sè meglio di quello che fosse disdicevole a femmina, ricusò, finchè visse, le nozze e l’amore d’un sesso di cui non sapeva sofferire la superiorità”. Personaggio scomodo per il governo piemontese, ma una sorta di eroina per la gente comune. La tradizione popolare la ricorda infatti come l’amazzone di Nulvi, donna dal fascino straordinario, illuminata da un bel sorriso, dotata di grande coraggio, abile nei combattimenti a cavallo e amante della vita e della libertà. Il suo volto diveniva accigliato e duro solo quando doveva affrontare una battaglia. Era molto apprezzata e stimata per la sua lealtà anche dai suoi ‘colleghi uomini’, con cui lavorava a stretto contatto. Lei capeggiava infatti, insieme al Bandito di Chiaramonti Giovanni Fais e a sua moglie Chiara Unani, una banda di sprezzanti guerriglieri che contrastava l’autorità Piemontese. E non si risparmiava, era sempre in prima linea con la sua ‘spericolata irruenza’ ci riferisce il Fresi. Abbandonò la sua posizione dopo la rivolta di Chiaramonti che le costò una condanna a 15 anni in contumacia per dedicarsi alla guerriglia, rifugiandosi poi probabilmente in Corsica. Sulla sua morte non si sa molto, le voci che arrivano dalla tradizione orale si rincorrono fino a sfociare nella più fantastica delle storie popolari. Probabilmente morì tra il 1755 e il 1767. Dove e come non si sa. Nel cimitero di Nulvi, dove ci sono le tombe dei Delitala, nessuna lapide ha inciso il suo nome. Potrebbe essere morta in seguito ad una caduta da un dirupo, o uccisa in Corsica da alcuni pastori transumanti. Ma Donna Lucia “era ... uomo da farsi sorprendere così facilmente”? Una cosa è certa. Morì nubile e ricchissima e lasciò tutti i suoi averi alla chiesa.
Ma non è l’unica banditessa di cui si hanno notizie in Sardegna. Altre due donne, entrambe provenienti da ricche famiglie, si sono distinte in questo ruolo: Maria Antonia nota come Sa Reina di Nuoro e Paska Devaddis di Orgosolo.
Sa Reina visse a Nuoro a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Era una donna un pò diversa da Lucia. Non scelse la latitanza, ma ne fu fiera sostenitrice. Apparteneva ai Serra-Sanna, una temutissima famiglia povera di origini, divenuta proprietaria di case, terreni e molti capi di bestiame, grazie anche all’impegno di Maria Antonia. “Lei incedeva altera – ci racconta il Fresi - le forme robuste nascoste dal ricco costume smagliante di ori, candore di lini e rosso sangue di porpora. Il viso eretto, bello di un’ardita bellezza, era come abbrunito dal nero profondo degli occhi”. Capace però di imbracciare il fucile e di assumere sembianze maschili per girare liberamente nelle campagne circostanti dove agivano indisturbati i suoi due fratelli latitanti, Giacomo e il temibile Elias, a cui forniva informazioni e riserve d’armi. Fu lei l’eccellente tramite tra il paese e i territori circostanti dove la legge non si poteva applicare. Il governo piemontese la definiva “un accidente mandato da Dio sulla terra per dannazione del genere umano”. La sua attività cessò giocoforza nella notte tra il 14 e il 15 maggio, meglio conosciuta come notte di San Bartolomeo, nella quale l’autorità regia, grazie ad un’azione a sorpresa, riuscì a compiere arresti eccellenti, tra cui quello de La Regina di Nuoro, che nel 1900 fu condannata a 18 anni di carcere.
Infine Paska, una giovane donna divenuta banditessa in seguito al coinvolgimento della sua famiglia nella faida tra due casate di spicco della Barbagia di allora, i Cossu, vicini al governo piemontese, e i Corraine intolleranti verso tale autorità. Orgosolo, 1912: Paska, piuttosto che rimettersi ad un mandato di cattura, decide di darsi alla macchia, rinunciando anche ad una fuga in America insieme al fidanzato Michele Manca, che mai riuscì a sposare perchè lui scontava una pena per omicidio.
“Una giovinetta costretta anche lei a prendere la via della montagna – ci riferisce Fresi riprendendo un testo di Brigaglia - capace di cavalcare e sparare come i suoi compagni di latitanza: quando muore, di tisi e di stenti, in montagna, i suoi compagni la trasportano di notte nel paese silenzioso e la depongono nella sua casa vuota, sul tappeto più bello, vestita con il costume da sposa che non potrà più indossare; l'autopsia sul cadavere la dichiarerà vergine, e Paska diventerà un personaggio di leggenda».
Avrebbe potuto avere un futuro assicurato ed una vita agiata, ma scelse invece di seguire un destino duro e incerto volto ad eliminare i propri nemici. La tradizione orale la vuole vergine amazzone, selvaggia e fortissima, mentre invece nella realtà era una giovane donna dalla salute cagionevole, stretta da una società le cui le leggi, benchè non scritte, dovevano essere rispettate. Moriva nel 1913 in latitanza.
Tre storie, tre personaggi, accomunati da una scelta di vivere come ‘fuorilegge’. Condannate dal governo piemontese o considerate partigiane dal popolo, a torto o a ragione, furono comunque donne forti, indipendenti, tenaci nell’animo e nelle idee. Contraddistinte da quell’inconfondibile orgoglio e carattere fiero che appartiene alle donne sarde.

Valentina Follesa


Anche in questo articolo dice che il banditismo è nato per contrastare il dominio dello straniero.....

Concordo con quanto scritto...tre donne forti e convinte di lottare per una giusta causa.....ancora più forti se si pensa all'epoca in cui queste donne hanno agito....coraggiose al di la di tutto.

Turritano io riporto da internet perchè per il momento non ho libri sui quali documentarmi, ma so che tu ed altri potete, prendendo spunto da ciò, approfondire il discorso, ed informami di cose di cui sono all'oscuro, ma che grazie alla tua discussione stò in qualche modo documentandomi.ù
ciao Tiziana










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Turritano

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Lampu… Tizi, ma cosa hai postato? Un romanzo?!
Si tre donne. Io conoscevo abbastanza bene quella di Paska. Avevo sentito parlare di Donna Lucia Delitala, ma me ne ricordo molto vagamente: Dico che non mi meraviglio, donne del genere non erano infrequenti, anche nella seconda metà degli anni ’50 e non solo in Barbagia. Ricordiamo che Nulvi e Chiaramonti fanno parte del territorio dell’Anglona, ad Est di Sassari. Io stesso né ho conosciuto una. Non era una banditessa, ma una donna che sapeva farsi rispettare, andava a cavallo per le campagne (da sola) e sapeva sparare quanto e più di un uomo. Non dico il nome non dico il paese, dico solo che era anche lei dell’Anglona. Il discorso lo riprenderò, se sarà il caso, con calma una prossima volta.
Fai bene a documentari e ad esprimere limpidamente il tuo parere
Turritano






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babborcu
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Inserito il - 16/01/2009 : 12:46:52  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di babborcu Invia a babborcu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
rovescio della medaglia: donna lucia delitala veniva assoldata, pare, da rcchi e nobili, per le loro vebdette.. si dice che nella piazza di chiaramonti abbia tagliato il costume con un coltello ad una povera che aveva accessori da ricca!!!


si tuttità esistevano queste donne " cozudas!!"... anche nell'ambito della vita quotidiana,,, e non solo in quello extra del bandidare







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Tizi
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Inserito il - 16/01/2009 : 12:55:42  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Tizi Invia a Tizi un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
cosa vuol dire cozudas...con gli attributi?
Perchè quando una donna è coragiosa e compie detterminate imprese, giuste o sbagliate che siano, deve essere comunque paragonata all'uomo, nel senso quella ha le p....e o attributi.....no per me è donna stop....donna intelligente che ragione con la propria testa e agisce come si sente.
E questo lo si fa anche oggi....non è giusto.....







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babborcu
Salottino
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Inserito il - 16/01/2009 : 13:00:31  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di babborcu Invia a babborcu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
tizi hai capito bene... cozùdu = in logudorese qualsiasi animale atto alla riproduzione ,, non castrato... e in maniera figurata, volitivo, coraggioso... purtroppo così è stabilito dalla millenaria storia dei ruoli sessuali... infatti " uterino " vuol dire altro,, non è giusto... ma






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