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drFolk
Salottino
Utente Senior
   

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Inserito il - 24/02/2009 : 16:01:16
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Io credo che il costume sia decaduto per ansia di modernità, di omologazione, al pari della pastorizia e dei balli sardi: bisogna infatti notare che negli anni sessanta e settanta il tasso di scolarizzazione delle nuove generazioni era molto alto, con fortissime speranze riposte anche sul piano di RInascita e sull'industrializzazione. Siamo diventati moderni d'un colpo, e volevamo apparire moderni: finchè i problemi della modernità non ci hanno trovati impreparati e un po' sprovveduti, e sono arrivati i Principi di Salina (quelli che, si dice a casa mia, fachen una manica e-y s'àtera) a dirci che essere sardi, vestire l'orbace e i gambales aveva un valore aggiunto. E così non abbiamo ricordato, ma imparato.
Ci hanno voluto insegnare che il nostro modo di pensare, di intendere la famiglia e i rapporti sociali era davvero TRADIZIONALE, e non solo antico: ci hanno dato le loro lenti per leggere attraverso il passato, costruendo in questo modo un futuro ambivalente e anacronistico, ma pienamente legittimato dalla mole di libri, studi e pubblicazioni.
Forse è questo il problema del folklore: sappiamo tutto sulle tradizioni della Sardegna, ma non riusciamo ad esser sardi se non a costo di fingere.
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Lollove
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santobevitore
Utente Medio
 
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Inserito il - 24/02/2009 : 17:54:33
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Babborcu, la tua impressione è più che giusta! Da quel poco che comincio a capire anche io la vedo così, tutto il Campidano di Oristano ha dovuto regolare il suo abbigliamento sulla base di un'economia spesso stentata, in cui c'erano pochi padroni molto ricchi (v. situazione dello stagno fino alla rivolta degli anni '60), un certo numero di benestanti e moltissime famiglie che per sopravivere dovevano stare ben attente alle spese secondarie. Aggiungi che le innovazioni erano lentamente accettate e spesso osteggiate e si capisce la sobrietà anche per i ricchi.
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santobevitore
Utente Medio
 
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Inserito il - 24/02/2009 : 17:58:47
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| dr folk ha scritto:
Ci hanno voluto insegnare che il nostro modo di pensare, di intendere la famiglia e i rapporti sociali era davvero TRADIZIONALE, e non solo antico: ci hanno dato le loro lenti per leggere attraverso il passato, costruendo in questo modo un futuro ambivalente e anacronistico, ma pienamente legittimato dalla mole di libri, studi e pubblicazioni.
Forse è questo il problema del folklore: sappiamo tutto sulle tradizioni della Sardegna, ma non riusciamo ad esser sardi se non a costo di fingere.
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Parole sante, mi trovi in pieno accordo, con una frase hai riassunto perfettamente una situazione complessa. Ma prova a dirlo a certi esponenti del folklore, in genere la reazione non è delle migliori perché, mettere in discussione tutta la baracca significa mettere in discussione la tradizione (a detta loro).
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babborcu
Salottino
Utente Virtuoso
 
    

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Inserito il - 25/02/2009 : 10:53:24
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santobevitore e doct : la situazione è davvero complessa.. ma , concordo: il succo è quello... sa cariga non torrat a figu... la risumazioni producono poco o sono addiritura dannose... comunque la struttura e le caratteristiche di quegli abiti erano funzionali a quel mondo, non al nostro.... piuttosto anche le funzioni simboliche e di rappresenttività .. che in altri contesti culturali sopravvivono (pensate al kilt scozzese indossato sempre nelle grandi cerimonie familiari ecc) qui sono relegate prevalentmente e sempre in misura crescente a bieco folklore
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drFolk
Salottino
Utente Senior
   

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Inserito il - 25/02/2009 : 11:04:06
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Il kilt è un indumento fortemente identitario e nazionalista: e anche in Sardegna sa 'este de bellutu chin sos cosinzos ha assunto una valenza etnocentrica, basti pensare ai comizi o alle passeggiate lungo la sardegna con zanchetta a sa rustica e maglione a collo alto... So che questo è un discorso fortemente politico, off topic se volete: ma abbiamo inzuppato tutta la nostra identità nel caffellatte del sardismo (o meglio, di certo sardismo), dando patenti di legittimità a destra e a manca in funzione del calcolo politico e sociologico. Siamo una terra in cui le maschere di dubbia matrice dionisiaca sono il nostro fiore all'occhiello <basti pensare all'ultimo libro di Franco Stefano Ruju: un trionfo di maschere nere, ossute e sanguinolente, da cui mancano (forse perché discordanti col teorema sardo-resistente) sas mascaras nettas de Lodé, indubbiamente dionisiache ma leziose; come pure sa mascara 'e Trucu di Ollolai>. Siamo una terra e una generazione che ha bisogno di rimarcare la propria identità, forse per convincersi di averne una, o di avere una rivoluzione da combattere: gli anacronismi del costume, purtroppo, non portano ad un adeguamento del sistema vestimentario, ma ad una sua omologazione sotto forma di divisa. "Io sono Sardo dentro", si dice: però non sappiamo più guardare oltre gli stereotipi Sardo-belluini.
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babborcu
Salottino
Utente Virtuoso
 
    

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Inserito il - 25/02/2009 : 11:44:20
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e gia doct... quelle maschere di lodè sono troppo carine... quelle avvolte nel lenzuolo bianco troppo poco sarde.. solo il truculento carnevale dionisiaco ( tutto da dimostrare come derivazione.. io non ci credo, sino a prova contraria ) è "sardo" e valido,,, sono stati creati stereotipi della sardità che dovremmo "indossare" a tutti i costi,,,,
 io il vellutino e il fustagno.... gia nel 68 per lavorare in campagna,, sopralluoghi.. scavi.. ecc.. oggi neppure per quello,,, mi sono stufato e non perchè non è più " stravagante" ( non mi sono assignoriccato pero')
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babborcu
Salottino
Utente Virtuoso
 
    

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Inserito il - 25/02/2009 : 14:54:13
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qulcuno mi chiede privatamente notizie su bende di garza nera per il lutto femminile .. si se ha documentazione: gia in qualche acquerello del tiole ( 1818-19 siintuisce quest'uso.. non vengono mai indossate da sole, ma sovrastano altre bende: gialle, nere o marrone... ho notizia si una loro tessitura domestica. accanto ad esempi commerciali se ne ha notizia per sorgono , atzara , meana almeno.... sembrerebbe l'aggiunta di un ulteriore involucro in cui imprigionare la testa della povera donna in lutto..
mi chiedono anche di un fazzoletto ispaltu a osilo.. si, lo si usava nel vestiario non di gala e domenicale, soprattutto quado non si sovrapponeva alla testala capetta nera o le gonne
era un telo spesso commerciale, di lana , cotone o seta che si lasciava fluente sulle spalle e si annodava con un fiocchetto sotto il mento.. ma stava sempre sopra la benda a soggolo,,, lo stesso modo e nome ( ma su un fazzoletto piegato a triangolo rincalzato ai lati delle guance) era in uso nel sassarese ( uri, romana, ittiri, thiesi, ossi)
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santobevitore
Utente Medio
 
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Inserito il - 25/02/2009 : 17:48:02
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L'avevo salvata perché mi interessava per un altro particolare e invece ci va giusta giusta per questa richiesta

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drFolk
Salottino
Utente Senior
   

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Inserito il - 25/02/2009 : 21:10:25
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Santo, hai altre immagini di Tiole?
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Mirtina
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Inserito il - 25/02/2009 : 22:03:46
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non so se è il Tiole ad aver confuso le fogge e i colori (come spesso accadeva) o se l'uso del costume di Busachi in un passato molto remoto fosse davvero così............
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drFolk
Salottino
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Inserito il - 25/02/2009 : 22:14:04
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Per quanto riguarda Bitti, se si escludono alcuni dettagli poi contraddetti da Martelli, l'iconografia è verosimile. Piuttosto, l'abbigliamento del Paysan du village de Bitti fa pensare più ad un oroseino che non a un bittese...
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babborcu
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Inserito il - 26/02/2009 : 09:03:28
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mirtina, doct: il tiole dipinse in una fase remota dell'evoluzione del vestiario e tutto può essere successo in seguito.. . ma non è vangelo ( non ve lo insegno i ) la struttura generale delle cue immagini ed il velo giallo a benda non fanno negare del tutto l'attribuzione a busachi,, piuttosto non ricordo se nel baldassarre luciano compaia una donna di bono simile ad una delle due donne e se vi sia una figura confrontabile nella serie delle iconografie di costumi del de la marmora... ( e' molto difficile districarsi fra queste iconografie,, perchè si capisce che ci sono confusioni e"plagi") è il discorso dell'uovo e della gallina...
per quanto riguarda l'uomo di bitti.. si gli addentellati con orosei sono molti,,, ma siamo sicuri che il corpetto di Bitti, che ha una base di scarlatto, non sia stato atticchito con sempre nuove" passate "di stoffa in seguito? la sagoma a trinfolo dell'applicazione azzurra dell'acquerello tiole , poi pare ripetere l'andamento delle applicazioni bittesi... le consonanze fra bitti e la baronia sono note..
sto ragionando e scrivendo, doct... comunque il tiole non era leonardo!!
cosa ne pensi, doct, della donna di bitti del cominotti?
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drFolk
Salottino
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Inserito il - 26/02/2009 : 09:23:47
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Cominotti (da http://www.sardegnadigitallibrary.it)

Tiole (da http://www.sardegnadigitallibrary.it, libro COSTUMI della Ilisso)

Martelli (da http://www.sardegnadigitallibrary.it)

Cartolina di Bitti (da http://www.sardegnadigitalibrary.it)
Questo mi pare un excursus iconografico corretto... Non so cosa pagherei per vedere il bustino verde (sas palas, a Orune, secondo l'Angius) che compare nelle prime tre immagini e poi è andato dismesso... Posto che, da quanto ho letto, Cominotti, Tiole e La Marmora fecero i loro tour in contemporanea, forse in reciproca gioiosa compagnia, credo che alcuni elementi contrastanti dei disegni (Martelli aveva delle fotografie per base, che sarebbe magnifico reperire) siano dovuti all'imperizia degli autori. Su soroppattu giallu in Tiole e Cominotti diventa quasi una maglia girocollo, mentre sas palas sembrano uno sgorbietto messo lì per caso (infatti Baldassarre Luciano, non capendo a fondo l'illustrazione, le trasformò in una sconcia brassiére verde senza apici).
La trasformazione temporale è accettabile, ma io ho piuttosto pensato che l'uomo del cominotti, per la posa, indossasse il corpetto dalla parte dello scarlatto, come pure accadeva e accade ancora per Dorgali e Oliena, lasciando la fodera di velluto scuro all'interno. Di certo quei disegni non son capolavori!
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Modificato da - drFolk in data 26/02/2009 09:25:16 |
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babborcu
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Inserito il - 26/02/2009 : 11:52:07
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doct concordo,, anche sul fatto del corpetto al rovescio.. abbastanza comune e . plausibile . le vicende delle iconografie sono intricate e per questo da considerare con attenzione,, i capisce che non sempre gli autori lavoravano dal vero ma che facevano schizzi che poi completavano con appunti,, credo che in mancanza di modelli veri... qualcuno copiasse altri,, , le stampe poi avevano una vicenda esecutiva complessa fatta di fasi e mani diverse , venivano da ultimo realizzate fuori e abbellite con colori non sempre aderenti all'originale tanto per gusto estetico.. qualcuno barava grosso,, vedi stampe del pittaluga donna di bono , donna di ploaghe, ortolana sassarese.. è lo stesso abito in pose diverse,,, perchè?? perchè il povero autore doveva consegnare un certo numero di soggetti diversi e se non gli riusciva la presa dal vero... fatte salve queste remore, mi ha sempre incuriosito la somiglianza nel de lamarmora fra la pastora della gallura e la donna di bitti...ciau
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Nevathrad
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Inserito il - 26/02/2009 : 12:29:47
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Ho una curiosità. Forse è una domanda superflua e una cosa già trattata, ma non ho mai tempo di leggere gli arretrati di questo topic. Quindi mi scuso se è in sovrappiù. La lunghezza delle gonne è codificata o è lasciata allla donna... alla caviglia, rasente terra, deve far vedere la scarpa, ecc.?
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