Forum Sardegna - Halloween? No, su mortu mortu!
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Nota Bene: Il nuraghe Ura 'e Sole che si trova sulla sommità di Bruncu Nurage nel territorio comunale di Desulo, rappresenta il nuraghe che si trova alla maggiore altitudine della Sardegna: ben 1331 metri sopra il livello del mare!
Seguono il nuraghe Orotzeris (al confine fra i territori comunali di Talana e Villagrande Strisaili) con 1268 m. s.l.m., quindi il Nuraghe Nostra Signora de Su Monte (Fonni; 1252 m. s.l.m.), il complesso nuragico di Ruinas (Arzana; famoso per il villaggio nuragico più in alto della Sardegna 1205 m. s.l.m.) e il recinto megalitico di Santa Vittoria (Esterzili; 1200 m. s.l.m.).



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Adelasia

Moderatore

Penna d'oro


Inserito il - 08/10/2007 : 22:05:15  Link diretto a questa discussione  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Adelasia Invia a Adelasia un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Si avvicina a grandi passi la ricorrenza di Ognissanti e la commemorazione dei defunti.
Da qualche tempo dilaga anche da noi l'ormai americana Halloween (probabilmente di dimenticate e stravolte nobili origini celtiche) e già se ne vedono i richiami...per fortuna dopo qualche anno di disorientamento, mi pare che in Sardegna si diffonda la voglia di riappropriarsi della propria tradizione e delle proprie radici.
Tali ricorrenze nella nostra isola erano molto sentite, intrise di riti pagani, carità cristiana e di leggende raccontate intorno a su foghile, di quelle che i bambini ascoltavano rapiti, tra curiosità e paura.
Erano loro i grandi protagonisti che al mattino, da soli ma prevalentemente in gruppo - trascorsa la misteriosa notte della vigilia nella quale la tavola restava imbandita perché si credeva che i defunti tornassero tra i vivi e si sedessero per consumare un lauto pasto - bussavano nelle case per chiedere in suffragio delle anime dei doni, che facevano scivolare nei cestini e sacchetti.

“Su mortu mortu”, “ animas de prugatoriu, ave maria”, “carki cosa po sas animas” “su bene de sas animas" esclamavano i bambini a seconda della loro lingua e tradizione: quasi una formula magica, un “apriti sesamo” che li riempiva di papassinos, dolci vari, arance, noci, melagrane, mandorle, mele cotogne.








Modificato da - Adelasia in Data 08/10/2007 22:35:11

 Regione Sardegna  ~ Città: nuoro  ~  Messaggi: 2881  ~  Membro dal: 23/05/2006  ~  Ultima visita: 01/07/2020

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Ela

Moderatore




Inserito il - 08/10/2007 : 22:08:19  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Ela Invia a Ela un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Erano per caso "Is paixeddasa?" Sai, io mi ricordo che quando ero piccola andavo con una sacchettina , di casa in casa ( soprattutto presso i parenti) per chiedere " Is paixeddasa" Ma sinceramente non mi ricordo il periodo....forse proprio nel periodo dei morti!!!!!



Mezus terra senza pane, que terra senza justitia








 Regione Marche  ~ Prov.: Cagliari  ~  Messaggi: 6439  ~  Membro dal: 11/04/2006  ~  Ultima visita: 03/07/2020 Torna all'inizio della Pagina

Adelasia

Moderatore

Penna d'oro


Inserito il - 08/10/2007 : 22:33:35  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Adelasia Invia a Adelasia un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Ela, penso proprio di sì ....







 Regione Sardegna  ~ Città: nuoro  ~  Messaggi: 2881  ~  Membro dal: 23/05/2006  ~  Ultima visita: 01/07/2020 Torna all'inizio della Pagina

Barbaricina

Moderatore


Jana Ojos-de-Luche



Inserito il - 08/10/2007 : 23:05:28  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Barbaricina Invia a Barbaricina un Messaggio Privato  Rispondi Quotando


avevo sentito parlare di questa ricorrenza....
ma non conoscevo come si svolgeva....

grazie Adelasia...
trovo molto interessante scoprire volta per volta....queste usanze....








 Regione Piemonte  ~ Città: Domodossola  ~  Messaggi: 9893  ~  Membro dal: 11/04/2006  ~  Ultima visita: 15/04/2017 Torna all'inizio della Pagina

Agresti

Moderatore




Inserito il - 09/10/2007 : 09:03:25  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Agresti Invia a Agresti un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
da noi sono "is animeddas" .. il tempo passa,
ma queste tradizioni non tramontano mai...
almeno i bambini dei piccoli centri si
divertono ancora così per loro è uno spasso

_______________________________________________________________________________

***LIBRIDISARDEGNA***








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loulunes
Salottino
Utente Medio



Inserito il - 09/10/2007 : 10:17:01  Link diretto a questa risposta  Rispondi Quotando
Agresti ha scritto:

da noi sono "is animeddas" .. il tempo passa,
ma queste tradizioni non tramontano mai...
almeno i bambini dei piccoli centri si
divertono ancora così per loro è uno spasso


Anche nel mio paese la tradizione non si è mai persa, i bimbi vanno di casa in casa chiedendo "a nondi dades de moltos moltos".
Mamma prepara vicino al portone un grande contenitore di melognano, mele cotogne, frutta secca varia e caramelle e la mattina del 1 novembre aspetta impaziente il passaggio dei bambini e poi ci fà il resoconto di chi è mancato all'appello (perchè magari troppo cresciuto) e di chi invece si è aggiunto!!!
Io, purtroppo, abitando in campagna non ricevo visite e ciò mi dispiace, perchè è una bellissima tradizione che è bello mantenere. A proposito, nel paese in cui abito, che dista appena 6 Km dal mio di origine, il passaggio dei bambini avviene il 2.

___________________

......"B'a' cosas chi pro las cumprendere bi chere' tempus e isperienzia; e cosas chi cand'un'at isperienzia non las cumprende prusu. Cosas chi pro fortuna s'irmenticana e cosas chi pro fortuna s'ammentana; e cosas chi si credene irmenticadas e chi imbezzes una die a s'improvvisu torran'a conca "........

(Sos Sinnos) Mialinu Pira

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Ammutadori
Salottino
Utente Senior



Inserito il - 09/10/2007 : 12:07:07  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Ammutadori Invia a Ammutadori un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
ciao, di che paese si tratta?

Saludi e Trigu
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Adelasia

Moderatore

Penna d'oro


Inserito il - 09/10/2007 : 21:57:31  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Adelasia Invia a Adelasia un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
loulunes ha scritto:

Anche nel mio paese la tradizione non si è mai persa, i bimbi vanno di casa in casa chiedendo "a nondi dades de moltos moltos".
Mamma prepara vicino al portone un grande contenitore di melognano, mele cotogne, frutta secca varia e caramelle e la mattina del 1 novembre aspetta impaziente il passaggio dei bambini e poi ci fà il resoconto di chi è mancato all'appello (perchè magari troppo cresciuto) e di chi invece si è aggiunto!!!


Trovo bellissima questa testimonianza, segno di continuità delle nostre tradizioni, di passaggi di consegne da una generazione all'altra.








 Regione Sardegna  ~ Città: nuoro  ~  Messaggi: 2881  ~  Membro dal: 23/05/2006  ~  Ultima visita: 01/07/2020 Torna all'inizio della Pagina

Albertina
Salottino
Utente Mentor


Poetessa Paradisolana


Inserito il - 09/10/2007 : 22:12:43  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Albertina Invia a Albertina un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
A proposito di ricorrenze dei cari defunti...dal libro:
" La Marmilla attraverso le sue storie e le sue leggende " di Albertina Piras e Antonio Sanna


Prima di passare al racconto proposto per Pauli Arbarei, vogliamo descrivere le antiche usanze sarde legate alla ricorrenza dei defunti. Esse sono passate attraverso i secoli, sopravissute sino all’inizio del XX secolo e pare non del tutto scomparse ai giorni nostri, perché si dice che in alcune località qualche famiglia continui a osservarne il rito.
Si tramanda che un tempo erano tante le famiglie sarde che, in occasione della commemorazione dei defunti, preparavano la cena per le anime che silenziosamente in quella notte tornavano sulla terra per visitare le loro case. ( Tali tradizioni sono legate ad antichi popoli del Mediterraneo ). Il pasto consisteva generalmente in un piatto di maccheroni fatti a mano, col pollice, senza l’uso di strumenti di legno, rame o ferro. Accompagnato da un bel bicchiere colmo di vino, era il pasto per i defunti. Non si usavano posate sul tavolo, che potevano essere sconosciute a seconda del tempo in cui le anime avevano vissuto sulla terra. Non si metteva nemmeno il coltello, che pur vantando lontana esistenza, poteva essere un pericolo, poiché le anime innervosite avrebbero potuto farne cattivo uso.
Altra rigida precauzione era quella di non chiudere a chiave né porte, né cassapanche, né cassetti: questo al fine di dare la possibilità alle anime di prendere qualcosa che avevano desiderato. Non mancava la brocca dell’acqua piena fino all’orlo: i morti tornavano a casa con una grande sete. Al centro del tavolo un lume ad olio acceso per illuminare la stanza con la cena preparata.
Se l’indomani la tavola apparecchiata rimaneva intatta, era segno che le anime si erano nutrite e la cena non consumata veniva offerta ai poveri, in suffragio dell’anima per cui era stata preparata.
Era doveroso eseguire il rito, non tanto per il vincolo, ma perché le anime potevano nuocere i viventi se, tornando una volta all’anno, non trovavano il rituale pasto.
Altro rito ancora in uso il giorno dei morti è che il suono delle campane con rintocchi a morto non venisse interrotto per tutta la ricorrenza, fino cioè alla permanenza delle anime nei villaggi. Mentre per la chiesa quel rintocco che sa di pianto porta a meditare in preghiera nel ricordo dei cari defunti. Altra usanza simile si ripeteva la prima notte d’agosto, che per i sardi era l’ultimo mese dell’anno e in quell’occasione i morti tornavano sulla terra. L’anno incominciava a settembre, mese chiamato in sardo cabudanni ( caput annu ). In quel mese nella casa dell’anima si doveva lasciare tutto com’era, soprattutto non si doveva cambiare casa, perché non trovando i parenti, le anime si sarebbero rivoltate contro di loro.
La chiesa sarda fece a tal proposito alcuni sinodi in cui prendeva posizione condannando queste antiche credenze. Ricordiamo il sinodo di Usellus Terralba, nel 1696.
E nonostante tutto questo, uomini e donne affermavano di aver assistito al ritorno dei propri familiari defunti nelle loro case.







S’anima de ziu Silviu Coillu



Ziu Silvio Porcedda Coillu stava per raggiungere la soglia dei sessant’anni e si chiedeva se fosse giusto che, dopo una vita trascorsa a lavorare la terra nel duro sacrificio, un uomo morisse nella miseria in cui era nato. Dalla sua camera da letto buia e umida che veniva illuminata soltanto da un raggio di luce che filtrava dalle mura alte del suo vicino, disteso nel suo letto, si concentrava in questi pensieri, mille ricordi e tante paure.
Ormai aveva capito che si stava avvicinando l’incontro con il Signore e, secondo la fede ricevuta dai suoi familiari, sapeva che ci sarebbe stato dopo la morte il giudizio. E lui era quasi certo di non essere stato un buon cristiano, dunque si rassegnava ad essere ricevuto nelle fiamme dell’inferno. Si sentiva in colpa per essersi tante volte lamentato perché la sua casa non era stata allietata dalla nascita di una creatura; attribuiva questa sorte a una punizione del cielo e a questa si ribellava con parole scortesi. E questi aggrovigliati pensieri, ricordi e paure erano interrotti dalla persistente tosse della sua broncopolmonite, che gli rendeva affannoso il respiro.
La moglie Peppia Siloccu, con tanta premura, ogni tanto si recava nella stanza per assisterlo e vegliarlo. Ormai aveva capito che fra poco sarebbe rimasta sola, ma nonostante questo dolore l’affliggesse, riusciva comunque a trovare parole di incoraggiamento per il marito e gli diceva che si sarebbe rialzato presto. Ma il vecchio sentiva che le forze venivano meno e con voce fiocca dettava il suo testamento. Alla povera Peppia Siloccu raccomandava di aver cura dei tre alberi d’ulivo che possedevano e di lasciare in eredità la casa al nipote che aveva battezzato e che viveva a Forru ( Collinas ). E poi le raccomandava di non scordarsi di lui che in vita l’aveva amata tanto. Al sentirlo dire queste cose, Peppia si commuoveva. Non sapeva resistere al pianto e gli diceva che avrebbe rispettato la sua volontà e aggiungeva anche che gli avrebbe portato il lutto per tutta quanta la vita che le rimaneva da vivere, che se fosse riuscita a mettere da parte qualche soldo gli avrebbe commissionato messe in suffragio. Ziu Silviu parve non sentire, e le raccomandò quasi timidamente di non bere più vino, ma solamente acqua. Zia Peppia Siloccu si sentì un brivido in corpo, ma aggiunse che il vino le dava coraggio e vigore per proseguire la sua vita amara e comunque avrebbe lasciato quest’abitudine; ancora gli promise che avrebbe fatto di tutto per rispettare le usanze dei loro antenati. Ziu Silviu sorrise.
Passo poco tempo e una notte di quel brutto inverno che tanto l’aveva fatto soffrire se ne andò in silenzio.
Vennero in tanti a confortare zia Peppia per la dipartita di ziu Silviu; altre due vedove come lei proseguirono le visite e nel resto di quell’inverno ogni pomeriggio si riunivano accanto al fuoco. Non prendevano quasi mai caffè d’orzo, mentre gradivano un sorsetto di vino. E mentre bevevano, zia Giulia Crisantemu pensava al marito, morto vent’anni prima, ma le sembrava ieri. Anche le altre due si commuovevano fino alle lacrime, mentre il fuoco era quasi spento.
La povera Peppia Siloccu, non avendo ereditato nulla, doveva arrangiarsi a procurare qualche soldo e si rendeva disponibile per conto dei benestanti del paese a vendere zafferano, uova, cereali. E anche le altre due vedove facevano la stessa cosa e la sera amavano incontrarsi per confidarsi le difficoltà della giornata…e per scolarsi anche qualche bicchiere di vino.
Sugli incontri della tre vedove, “is paulesus “ facevano i loro commenti, ma loro non se ne curavano e continuavano a mantenere salda l’amicizia.
Spesso la sera arrivava il nipote Federico e ci prendeva gusto a coglierle in situazioni spassose che poi andava a raccontare nella sua combriccola travolgendola nelle risate.
E il tempo trascorreva e si era giunti alla ricorrenza dei morti e zia Peppia si apprestava a preparare il pasto dei defunti secondo le usanze e i preziosi suggerimenti delle amiche. Imbiancò i muri anneriti della cucina, spolverò gli oggetti che pendevano alle pareti, mise il tavolo al centro della stanza con la bianca tovaglia delle nozze, il piatto dei maccheroni al centro, il boccale di vino colmo, la brocca dell’acqua accanto, al camino un lento fuoco, il lume sul tavolo…poi uscì fuori socchiudendo la porta. Fece alcuni passi e poi tornò dentro. Fu presa dalla commozione nell’osservare le tremule fiamme della lampada che parevano dare vita a tutto ciò che stava là dentro. Fu tentata di aspettare l’anima del marito, ma questo non era possibile, perché le anime si infuriavano se trovavano qualcuno nella stanza. Zia Peppa Siloccu se ne andò a letto e fu presa da un pesante sonno.
L’indomani mattina corse in cucina e, nel vedere la cena consumata, ringraziò il cielo di questa visita del marito.
La sera, Giulia Crisantemo e la sua amica si recarono come al solito a farle visita e tutte e tre si confidarono la gioia di aver accolto i loro mariti nella loro casa. Zia Peppia offrì da bere e la contentezza aumentò.
Nella tarda sera si presentò il nipote Federico il quale si mostrò alquanto interessato della visita delle anime di cui gli parlavano le tre vedove, mentre continuavano a dissetarsi con euforia. Federico sentiva e si divertiva come era il suo solito, poi abbracciò le vedove e se ne andò unendosi alla sua combriccola per raccontare la bravata di essersi mangiato lui il pasto preparato per lo zio Silvio. La notte Nicu e i suoi amici si erano spassati un mondo dicendo delle vedove e del pasto che preparavano.
Con gli anni zia Peppina sentiva sempre più la vecchiaia, ma trovava comunque la forza di preparare il pasto per l’anima del suo povero marito, e Federico trovava il modo di mangiarselo. E continuava a ridere con la sua combriccola.
Si era infine giunti al primo di novembre e la pioggia batteva insistentemente, mentre i rintocchi delle campane a morto avvolgevano il paese mettendo timore. Zia Peppia Siloccu sofferente riuscì a stento a preparare il pasto per l’anima del marito e quando stava per lasciare la cucina fu ancora presa da quell’intima commozione nel vedere quelle fiamme tremule che davano senso di vita. Pianse al pensiero che non avendo figli, nessuno avrebbe preparato per lei il piatto dei maccheroni nella notte delle anime. E se ne andò a letto, mentre la pioggia si accompagnava ai tuoni e ai lampi e il paese era deserto come tomba. Nessuno nelle osterie, le strade deserte. Solo Federico si dirigeva in casa di zia Peppina a consumare l’abbondante pasto. Scavalcò il muro, si avviò verso la cucina. Aprendo, notò un uomo di spalle seduto a tavola a mangiare. Restò immobile, senza respiro e subito l’uomo si voltò ingoiando un boccone. Fece per attorcigliarsi i baffi emettendo un sorriso. Era ziu Silviu Pusceddu Coillu. Federico emise un forte urlo e fuggì disperato. Rimase tanto tempo senza farsi vedere. Molti lo credettero morto. Un bel giorno tornò e a quelli che gli chiedevano il motivo della sua lontananza rispondeva che aveva visto un uomo morto vivo. Faceva ridere.


Il racconto ci è stato proposto da Massimino Medda.













Modificato da - Albertina in data 09/10/2007 22:18:09

 Regione Sardegna  ~ Prov.: Cagliari  ~ Città: Villamar  ~  Messaggi: 3638  ~  Membro dal: 29/06/2006  ~  Ultima visita: 31/07/2012 Torna all'inizio della Pagina

mekieddu
Salottino
Utente Medio



Inserito il - 10/10/2007 : 10:11:30  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di mekieddu Invia a mekieddu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
io a nuoro l'ho sempre fatto da piccolo "su mortu mortu".è una di quelle tradizioni che hanno resistito meglio.le buste erano sempre piene di frutta,frutta secca,papassinos e ogni tanto anche qualche moneta da 500 lire
a oliena invece mi sembra si dica "su pane su binu"









 Regione Sardegna  ~ Città: Nuoro  ~  Messaggi: 431  ~  Membro dal: 01/10/2007  ~  Ultima visita: 11/11/2013 Torna all'inizio della Pagina

luna
Salottino
Utente Attivo



Inserito il - 10/10/2007 : 14:56:40  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di luna Invia a luna un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
nel mio paese(ortueri)la tradizione non è mai morta,noi la chiamiamo "prugadorieddu"perchè ricorda le anime del purgatorio.
quando ero bambina si usciva per il paese,con in mano una federa bianca,quando ci aprivano la porta la frase che si diceva
era"prugadorieddu",allora ci regalavano:melagrane melecotogne,fichi secchi,castagne e qualche caramella,ma molto poche....
bei ricordi d'infanzia,comunque la tradizione continua,e devo dire che mi fà molto piacere


luna









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maria
Salottino
Utente Maestro




Inserito il - 10/10/2007 : 15:16:06  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di maria Invia a maria un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
mekieddu ha scritto:

io a nuoro l'ho sempre fatto da piccolo "su mortu mortu".è una di quelle tradizioni che hanno resistito meglio.le buste erano sempre piene di frutta,frutta secca,papassinos e ogni tanto anche qualche moneta da 500 lire
a oliena invece mi sembra si dica "su pane su binu"


E si mi ricordo anch'io quando abitavo ancora a Nuoro andavamo di casa in casa pedinde SU MORTU MORTU e rientravo a casa mia con mele grane, mele cottogne, papassini, noci ,castagne, ect!!!!!! e qualche soldino pure.. ma di 100lire qui in Belgio festeggiano Halloween in ogni casa gia da adesso ce una grande zucca (svuottata con lo svuoto fanno una zuppa di zucca) dove incidono occhi bocca sdentata e dentro ci mettono un lumicino e la sera quondo fa buio la mettono fuori e bellisimo vedere la stada illuminata da queste zucche









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mekieddu
Salottino
Utente Medio



Inserito il - 10/10/2007 : 15:46:11  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di mekieddu Invia a mekieddu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
il mortu mortu ha resistito però l'usanza di apparecchiare la tavola per i morti credo sia scomparsa,anche se fino a qualche decennio fà si faceva.








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Adelasia

Moderatore

Penna d'oro


Inserito il - 10/10/2007 : 16:39:17  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Adelasia Invia a Adelasia un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Già.Lo aveva raccontato splendidamente Albertina:

Albertina ha scritto:

A proposito di ricorrenze dei cari defunti...dal libro:
" La Marmilla attraverso le sue storie e le sue leggende " di Albertina Piras e Antonio Sanna

"..la cena per le anime che silenziosamente in quella notte tornavano sulla terra per visitare le loro case.....Il pasto consisteva generalmente in un piatto di maccheroni fatti a mano, col pollice, senza l’uso di strumenti di legno, rame o ferro. Accompagnato da un bel bicchiere colmo di vino, era il pasto per i defunti. Non si usavano posate sul tavolo, che potevano essere sconosciute a seconda del tempo in cui le anime avevano vissuto sulla terra. Non si metteva nemmeno il coltello, che pur vantando lontana esistenza, poteva essere un pericolo, poiché le anime innervosite avrebbero potuto farne cattivo uso.


Dalle mie parti credo che "sos maccarrones " fossero invece tipo "busa", rigorosamente a mano, ovviamente.
Erano presenti le posate (anche se devo informarmi sulla presenza dei coltelli), e il vino era di quello buono.
Mi pare di ricordare di aver letto che in qualche zona non si spazzava per terra, per evitare di scacciare "le anime"...








Modificato da - Adelasia in data 10/10/2007 16:44:07

 Regione Sardegna  ~ Città: nuoro  ~  Messaggi: 2881  ~  Membro dal: 23/05/2006  ~  Ultima visita: 01/07/2020 Torna all'inizio della Pagina

loulunes
Salottino
Utente Medio



Inserito il - 10/10/2007 : 17:01:35  Link diretto a questa risposta  Rispondi Quotando
Ammutadori ha scritto:

ciao, di che paese si tratta?

Se ti riferivi a me......io sono di Perfugas ma abito a Laerru.

Lou

___________________

......"B'a' cosas chi pro las cumprendere bi chere' tempus e isperienzia; e cosas chi cand'un'at isperienzia non las cumprende prusu. Cosas chi pro fortuna s'irmenticana e cosas chi pro fortuna s'ammentana; e cosas chi si credene irmenticadas e chi imbezzes una die a s'improvvisu torran'a conca "........

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Modificato da - loulunes in data 10/10/2007 17:08:57

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Nugoresu

Utente Attivo



Inserito il - 11/10/2007 : 08:00:40  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Nugoresu Invia a Nugoresu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
mekieddu ha scritto:

il mortu mortu ha resistito però l'usanza di apparecchiare la tavola per i morti credo sia scomparsa,anche se fino a qualche decennio fà si faceva.


Io lo faccio ancora oggi quello di apparecchiare la tavola la notte prima della festa dei defunti... e così anche mie sorelle ... è una tradizione che ci ha tramandato nostra madre e sempre seguito








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