Forum Sardegna - Tiberio Murgia
    Forum Sardegna

Forum Sardegna
Nome Utente:

Password:
 


Registrati
Salva Password
Password Dimenticata?

 

    


Nota Bene: Siddi - è posto al confine della provincia di Cagliari, nella Marmilla. La Giara di Siddi è un interessante altopiano che offre numerose testimonianze preistoriche, prenuragiche e nuragiche: lungo il margine i ruderi di 17 nuraghi e la tomba dei giganti "Sa dom’e S’orcu". Siddi ha un territorio di 11 kmq, ed è a 184 metri sul mare. Nella parte alta ci sono i rilievi "Sa conca ‘e sa cresia", "Tresnuraxis" e "Sa fogaia", dove nascono le fonti "Sa mitza ‘e s’acqua salza", "Sa mitza de Franciscu" e "Sa mitza de Bareci", da cui scendono le acque verso la prosciugata palude di Sitzamus, villaggio abbandonato nel 1728 a causa di un saccheggio che costrinse i suoi abitanti a trasferirsi a Siddi e nei centri circostanti.



 Tutti i Forum
 Cultura in Sardegna
 Personaggi di Sardegna
 Tiberio Murgia
I seguenti utenti stanno leggendo questo Forum Qui c'è:


    Bookmark this Topic  
| Altri..
Autore Discussione  

antonellocor
Salottino
Utente Senior



Inserito il - 21/08/2010 : 16:32:15  Link diretto a questa discussione  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di antonellocor Invia a antonellocor un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Dall'Unione Sarda di oggi:

"Il sardo che inventò i siciliani
E' morto ieri Tiberio Murgia"






foto da www.unionesarda.it

Uno dei volti più noti del cinema italiano. Aveva 81 anni. Da alcuni mesi malato, Murgia si è spento in una casa di cura per anziani a Tolfa.

Anche adesso qualcuno, dopo 155 film in 50 anni di carriera, si stupirà: "ma come, non era siciliano?". Nossignori, Tiberio Murgia era sardo, sardissimo: natali a Oristano, classe 1929 e l'Isola portata sempre nel cuore o, comunque, denunciata col suo portamento irsuto, sospettoso, poche parole e occhiate torve. Tutta colpa di quel geniaccio di Mario Monicelli che nel 1958 cercava una faccia sicula da aggiungere al drappello di ladri sfigati - Gassman, Mastroianni, Salvadori, Capannelle e il maestro Totò - de I soliti ignoti . L'aveva già adocchiato al ristorante Il re degli Amici, in via della Croce a Roma, quel volto smunto, quel gesticolare secco in un corpo magro e nervoso. Tiberio Murgia lì lavorava come lavapiatti e nelle ore libere faceva il cane da punta in piazza di Spagna, «per cuccare le donne sarde a servizio», così raccontava lui. Monicelli lo fece seguire e convocare a Cinecittà per un provino. Tiberio non conosceva il mondo del cinema, figurarsi il significato della parola provino: comunque fu caricato e portato al cospetto del regista, messo in mezzo ad altre nove facce prese dalla strada («erano tutti siciliani») e sottoposto al test per lunghi giorni. Franco Cristaldi, il produttore, voleva un altro, un siciliano. Monicelli si impuntò: lui, Tiberio Murgia doveva essere Ferribotte. E vinse.

Da allora la vita di quel sardo ignoto, catapultato a Roma in cerca di lavoro (ma anche fedifrago per tradimenti familiari), cambiò drasticamente. Anzi, non subito: perché Tibero dopo aver girato il film era ritornato al lavoro, sotto padrone, e non si capacitava delle battute in siciliano che la gente gli rovesciava per la strada. Non capiva, de I soliti ignoti non sapeva niente anche perché il titolo del film dove lui si aspettava di vedersi sullo schermo era Le madame , che fu invece censurato perché giudicato irriguardoso verso le forze dell'ordine. Finché la produzione, dopo averlo cercato perfino in Sardegna, non lo rintracciò, gli fece firmare uno di seguito all'altro tre contratti milionari - «dieci milioni per l'esattezza, mai visti tanti soldi», ricordava - e il sardo ignoto divenne noto: un divo del cinema.

Meglio, il re dei caratteristi. Perché il ruolo di siciliano geloso, possessivo, cornuto, baffetto malandrino, capelli neri tirati a lucido, mascella sbilenca, portamento altero gli è rimasto appiccicato, un marchio che ha finito per divorarlo, renderlo prigioniero - dal cinema alla tv alla pubblicità - di quel cliché. Solo due volte nei 155 film girati (mai da protagonista) è stato sardo: pastore in due inquadrature di Attila flagello di Dio e buffo sequestratore, capo delle Brigate Pecorine, nel parodistico Paulo Roberto Cotechiño centravanti di sfondamento . Il resto, un siculo perfetto, sempre doppiato (all'inizio da Renato Cominetti), che sbraitava spalancando gli occhi semichiusi o protetti da occhialoni neri, perennemente arrapato davanti a una femmina qualsiasi, pronto a celebri frasi - «peccato di pantalone, pronta assoluzione», «Cammela, componiti», «Femmina piccante, prendila per amante; femmina cuciniera, prendila per mugliera» - spesso condite dall'esclamazione minchia!, con la prima i tirata a lungo.

Curioso, però: un sardo ha reso popolare la Sicilia e la figura stereotipata del siciliano al cinema, prima di Franco e Ciccio e Lando Buzzanca mentre nello stesso anno (1961) in cui Tiberio girava ben 12 film, un siciliano, Vittorio De Seta, faceva grande, ma da un versante nobile, la Sardegna e i sardi con Banditi a Orgosolo .

Paradossi del cinema. Ma paradossale è stata la parabola artistica e umana di Murgia: un'avventura stramba, condita dal suo caratteraccio (sì, nel privato era rigoroso e arrogante) ma in fondo mitigato da un cuor d'oro. Tantissimo cinema negli anni Sessanta (addirittura 50 interpretazioni), poco nei Settanta disperso in commedie sexy e un lento spegnersi nel decennio successivo, con la fine della gloriosa commedia all'italiana e della vocazione del cinema alle facce e ai caratteri regionali. Però il curriculum di Murgia è davvero insolito e ricco. Attraversa i migliori anni del cinema italiano, lavora al fianco di Totò, Sordi, Gassman, Manfredi, Mastroianni, Monica Vitti, Claudia Cardinale. E poi Maurizio Arena, Renato Salvadori, Amedeo Nazzari, Franco Fabrizi, Leopoldo Trieste, Franchi e Ingrassia, Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Adriano Celentano, Paolo Stoppa, Ernesto Calindri, ma anche Alvaro Vitali, Ric e Gian. E con le maggiorate dell'epoca, da Liana Orfei a Gina Rovere e stelline come Gloria Guida. E pure con star straniere, da Victore Mature a Peter Sellers a Louis De Funes. E, oltre Monicelli, diretto da registi come Vittorio De Sica e Nanni Loy.

Certo, i titoli memorabili restano pochi: l'esplosivo esordio nel 1958 con I soliti ignoti e il seguito nel 1960 L'audace colpo dei soliti ignoti (brutta invece la terza puntata I soliti ignoti 20 anni dopo ), ancora due film monicelliani, La grande guerra (1959) e La ragazza con la pistola (1968), poi Costa Azzurra (1959), Le svedesi (1960), Caccia alla volpe (1966). Quello che avanza, ed oltre un centinaio di film, è cinema popolare, di cassetta, comparsate di una manciata di minuti o tre pose. Tiberio è disperso fra parodie ( Rocco e le sorelle , Il giorno più corto , Il figlioccio del padrino , A qualcuna piace calvo ) e musicarelli ( Juke box urli d'amore , I Teddy Boys della canzone , Ma che musica maestro , Mina... fuori la guardia , Fontana di Trevi ), film da spiaggia ( Bellezze sulla spiaggia , Ferragosto in bikini , Follie d'estate ) e commedie in costume ( Il tiranno di Siracusa , Nerone '71 , I baccanali di Tiberio ) e tra il comico e il sentimentale ( Le cameriere , Rififì tra le donne , Uomini e nobiluomini ). Per poi approdare negli anni Settanta al filone erotico ( La soldatessa alla visita militare , La liceale, il diavolo, l'acquasanta , Taxi love , Le notti peccaminose dell'Aretino Pietro , La bella Antonia prima monaca e poi dimonia ) e qualche raro cameo in film d'autore ( La diceria dell'untore ).

Se al personaggio del siciliano aveva fatto l'abbonamento, complice la miopia dei produttori che l'avevano usato e sfruttato così, Tiberio almeno cambiava ruolo: è stato mafioso, vigile, poliziotto, autista, pretoriano, detenuto, capostazione, brigadiere, cowboy, sarto, barbiere ma sempre col suo aplomb rigido, la sbruffoneria sentenziosa che riscattava l'aspetto minuto e tracagnotto, la radice plebea che cercava di mascherare con un atteggiamento - questo davvero naturale - da nobile decaduto.

In fondo, sullo schermo, Murgia ha sempre portato se stesso: la fame patita in Sardegna, terzo di nove figli (quattro maschi, cinque femmine), riscattata con strafottenza proletaria (dopo il successo andò a Oristano attraversando la città in Cadillac e due bonone al fianco) e la conquista faticosa di un lavoro che - prima del mestiere d'attore - lo portò anche con la valigia di cartone a fare il manovale, strillone dell'Unità, ambulante, sguattero, perfino un corso a Roma alla scuola del Pci delle Frattocchie per diventare un “quadro” del partito, tentativo fallito perché lui s'era messo con una compagna e, già sposato, era stato radiato dai vertici.

Ecco, l'altra coincidenza fra vita e arte. Il Tiberio geloso e sciupafemmine ha finito per coincidere col Ferribotte dello schermo, o viceversa. Perché a raccontarla, la sua vicenda umana, è una sceneggiatura picaresca pronta da girare, assomiglia ad uno dei tanti personaggi che ha interpretato. Si è sposato presto, nel 1951, e ha avuto due figli. Ma subito ha inanellato un tradimento dietro l'altro (per questo fuggì da Oristano), anche quando convolò a nozze una seconda volta (solo con rito civile, non riuscì ad avere l'annullamento dalla Sacra Rota) avendo un'altra figlia e pure qualcun altro mai riconosciuto. Tiberio era libertino già da giovane e quando arrivò la dolce vita, cavalcò l'onda senza pensieri, scialacquando denaro in cene e macchine di lusso - perfino una Ferrari che la seconda moglie lo obbligò a rivendere dopo sei mesi - dimenticando che in Sardegna c'erano due bambini tra un piatto di minestra e un orfanatrofio. Ma pur chiuso nel suo egocentrismo, Tiberio aveva il senso della famiglia: per esempio pretese che i figli studiassero, ripeteva che, da ignoranti come lo era lui, nel mondo non si andava da nessuna parte.

Aveva sempre tanti piccoli aneddoti da raccontare sul dietro le quinte del cinema (divertente il racconto della scena in cui bisticciava con la Cardinale, lui la prendeva a parolacce in sardo, lei in francese, tanto non si capivano e Monicelli poi doppiava), ha affidato a un libretto le sue memorie di attore «comunista e credente» ma chissà quanto ha edulcorato e inventato, compresa la storia di quando lui, minatore a Marcinelle, si salvò dalla terribile esplosione di gas perché quella notte si era dato malato, preferendo al trapano il talamo adulterino di una compiacente moglie di un suo collega. Non era vero - e di fronte alla figlia Manuela una volta aveva pure abbozzato - ma faceva parte del suo essere dentro e fuori lo schermo: un meraviglioso bugiardo, un palleri simpatico, e nel profondo onesto. Con Oristano aveva tenuto un rapporto dispettoso, nato dai cosidetti futili motivi, ma era una città che amava e che si ricordò di lui, nel 2005, quando Filippo Martinez gli organizzò un trionfale ritorno a casa e un premio a lui intitolato, dedicato ai caratteristi del cinema, che purtroppo non ha mai avuto seguito.

Tre mesi fa Tiberio, sperduto in una casa di cura per anziani, ci parlava di quella festa, e dell'amore per la sua Sardegna, flash di felicità in una mente già sciacquata dall'Alzheimer. Fumava lentamente, con gusto, il corpo rinsecchito in una giacca slabbrata, qualche battuta sagace all'indirizzo delle giovani badanti con l'aria del tombeur in pensione.Ma sempre col mento in alto, inossidabile Ferribotte, esibendo l'alterigia del sardo che ha fatto il siciliano per una vita.

SERGIO NAITZA

Sabato 21 agosto 2010 08.18








 Firma di antonellocor 

Non c'è rimedio ne per la nascita ne per la morte, ciò che ci resta è cercare di goderci l'intervallo

 Regione Sardegna  ~ Prov.: Cagliari  ~ Città: San Sperate  ~  Messaggi: 1294  ~  Membro dal: 25/02/2009  ~  Ultima visita: 12/07/2013

Google Sardegna


Pubblicità

albis

Utente Normale


Inserito il - 25/08/2010 : 22:35:41  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di albis Invia a albis un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Grazie Antollocor,
sei riuscito a compendiare la attività artistica e storica di un grande personaggio del cinema italiano, un valido caratterista che, come hai sottolineato, ha principalmente incarnato il tipico siciliano. Il profilo di Tiberio MURGIA da te esposto, parla da solo.
Ciao Tiberio!!
albis






Modificato da - albis in data 25/08/2010 22:39:15

 Regione Sardegna  ~ Prov.: Nuoro  ~ Città: Oliena  ~  Messaggi: 54  ~  Membro dal: 04/05/2010  ~  Ultima visita: 26/08/2012 Torna all'inizio della Pagina

BizioFolk

Utente Medio


Inserito il - 26/08/2010 : 09:47:49  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di BizioFolk Invia a BizioFolk un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
grande attore,CIAO TIBERIO





 Regione Sardegna  ~ Prov.: Cagliari  ~ Città: SETTIMO SAN PIETRO  ~  Messaggi: 231  ~  Membro dal: 21/11/2007  ~  Ultima visita: 27/07/2013 Torna all'inizio della Pagina

maria
Salottino
Utente Maestro




Inserito il - 26/08/2010 : 09:54:36  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di maria Invia a maria un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Riposa in pace Tiberio






  Firma di maria 

Redentore - Monte Ortobene

Nuoro

..un altro meraviglioso angolo di Sardegna

 Regione Estero  ~ Prov.: Nuoro  ~ Città: Belgio  ~  Messaggi: 9298  ~  Membro dal: 21/04/2006  ~  Ultima visita: 30/09/2023 Torna all'inizio della Pagina

Giuseppe Aricò

Utente Medio


Inserito il - 20/09/2010 : 00:54:21  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Giuseppe Aricò Invia a Giuseppe Aricò un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Grazie all'autore di questo post. Io l'ho sempre visto - ed ammirato - nella Sua Sardità che la caratterizzazione di Siciliano - per me - mai è riuscita a cancellare quei caratteri così profondamente Sardi. L'ho seguito ed apprezzato - a volte perso per lunghi periodi - e ad ogni ritorno provavo grande piacere. Sarebbe interessante analizzare in modo approfondito questo personaggio. Confrontare la sua vita, il suo modo di essere, con gli uomini che la società oggi esprime. In definitiva è un mondo che scompare, sono per me, compagni di strada che sprofondano nel sonno senza fine, restano inanimati. E sono sempre di più, una specie di gara ad eliminazione che mi lascia una grande amarezza. Non perchè toccherà prima o poi anche a me, ma per il dolore di non vedere più qualcuno che ha lasciato una traccia significativa nella mia vita. Ciao Tiberio, chissà che non ci sia un grande set, lì dove sei ora, pieno di attrici bellissime e di tanti compagni di lavoro che Ti hanno preceduto.
Giuseppe






  Firma di Giuseppe Aricò 
Non so dirti come e quando ma vedrai che cambierà.......

 Regione Piemonte  ~ Prov.: Torino  ~ Città: Scalenghe  ~  Messaggi: 396  ~  Membro dal: 26/08/2008  ~  Ultima visita: 23/05/2019 Torna all'inizio della Pagina
  Discussione  
    Bookmark this Topic  
| Altri..
 
Vai a:
Herniasurgery.it | Snitz.it | Crediti Snitz Forums 2000