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Nota Bene: Nella penisola di Sinis, lungo la costa che va da Is Arutas a San Giovanni, si trovano alcune antiche cave di arenaria carbonatica utilizzate già in epoca romana e localizzate in riva al mare per un più agevole trasporto del materiale su imbarcazioni. Scavate con la tipica tecnica a grandi riquadri e soggette all'erosione dei venti e del mare, attualmente sono parzialmente sommerse. Di interesse turistico è, non lontana dalla torre costiera di Seu, la così detta “Sala da ballo” che presenta un pavimento particolarmente liscio racchiuso da pareti verticali.



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Turritano

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Inserito il - 23/11/2009 : 19:13:05  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Turritano Invia a Turritano un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
robur.q ha scritto:

ah Turri
Il regno di Sardegna è durato dal 1324 al 1861
anche se inizialmente era il Regno di Sardegna e Corsica
i giudici di Arborea avevano fatto giuramento di vassallaggio al re, furono invitati a partecipare alle prime cortes e furono processati per fellonia, cioè alto tradimento

Appunto , allora a mio parere, avresti dovuto essere più chiaro dall'inizio, perché parlare genericamente di Regno di Sardegna, potrebbe indurre molti in equivoco. Cioè si potrebbe confondere facilmente il “Regno di Sardegna” nel suo complesso (dalla nascita, 1324, alla sua fine, 1861, anno in cui i savoia hanno fatto il gran balzo: da re di Sardegna a re d’Italia, decretando così, dopo oltre 500 anni la fine del Regno di Sardegna), col dominio sabaudo, quando il regno esisteva effettivamente, anche se titolo di Re di Sardegna era solo un pretesto per salire di grado: da Duca a Re c’è una bella differenza.
Inoltre, se i “Giudici di Arborea” (tutti?) avevano fatto giuramento di vassallaggio al re (di Aragona: è bene precisarlo ) e poi furono “furono invitati a partecipare alle prime cortes e furono processati per fellonia, cioè alto tradimento” bisogna anche dire perché, altrimenti la cosa
rimane fine a se stessa, campata in aria e non si arriva a nulla

Turritano






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Le dominazioni passano ... i Sardi restano!

 Regione Sardegna  ~ Prov.: Sassari  ~ Città: Sassari  ~  Messaggi: 4480  ~  Membro dal: 13/01/2008  ~  Ultima visita: 04/10/2016 Torna all'inizio della Pagina

robur.q

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Inserito il - 23/11/2009 : 19:20:36  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di robur.q Invia a robur.q un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Si Dedalo, la situazione Sarda, pur con qualche peculiarità, era sostanzialmente modellata sulla tradizione romano-bizantina e non romano-barbarica, sia dal punto di vista istituzionale che da quello dei rapporti sociali; il fatto poi che fossero dei piccoli stati metteva necessariamente in contatto il monarca con il suo popolo ed in particolare con altre famiglie di possessores; la legittimità del sistema monarchico sembra basato non solo su possedimenti economici, ovvi, ma soprattutto su una tradizione familiare che faceva discendere il suo diritto al potere, così sembrerebbe, da investiture da parte dell'imperatore bizantino;
tutto questo fa delle istituzioni giudicali un sistema di notevole interesse storico e molto importante per la trasmissione dell'identità nazionale sarda;
ciò che personalmente non condivido è la creazione del mito, che forza certe interpretazioni a favore di idee politiche di oggi, legittime per carità, ma che in una società moderna (e la Sardegna è una società moderna) oltretutto non attechiscono più.
E' questo il problema che mi e vi pongo: un'ideologia nazionalista, che si può condividere o meno, ha reali possibilità di successo nell'opinione pubblica di oggi?
Io credo di no, anche le esperienze spagnole, dopo lo sprint del dopo-franchismo, danno segni di stanchezza sia nei Paesi Baschi che in Catalogna...






 Regione Sardegna  ~ Prov.: Cagliari  ~ Città: assemini  ~  Messaggi: 1124  ~  Membro dal: 06/06/2009  ~  Ultima visita: 04/05/2013 Torna all'inizio della Pagina

Ierofante

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Inserito il - 23/11/2009 : 20:14:30  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Ierofante Invia a Ierofante un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Robur dice: "E' questo il problema che mi e vi pongo: un'ideologia nazionalista, che si può condividere o meno, ha reali possibilità di successo nell'opinione pubblica di oggi?"

Ieri ed oggi per mancanza di tempo non sono riuscito a seguire la vostra discussione. Cosa si intende di preciso con la domanda di sopra?






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 Regione Sardegna  ~ Città: Nugoro  ~  Messaggi: 14  ~  Membro dal: 21/11/2009  ~  Ultima visita: 19/12/2009 Torna all'inizio della Pagina

Turritano

Utente Virtuoso




Inserito il - 23/11/2009 : 22:57:10  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Turritano Invia a Turritano un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Siccome mi sono accorto di aver sbagliato "quotando"
ripeto il post precedente
robur.q ha scritto:

Vedo che ho acceso una bella miccia
Dovremmo sentire qualche maggior titolato in storia medioevale per capire il come e il perchè delle relazioni tra il Giudicato di Arborea e il Regno d'Aragona; Francesco Cesare Casula dice per esempio che le ostilità le aprirono gli Arborensi, probabilmente perchè si sentivano limitati nelle loro prerogative di sovranità sostanziale che esercitavano da molti secoli!! Fatto sta che all'inizio la conquista aragonese non era affatto anti-sarda, ma anti-pisana.
Quanto poi alle relazioni sociali all'interno del giudicato....

E sì, Robur, non solo hai acceso una bella miccia, ma hai fatto scoppiare una pentola a pressione
C’è così tanta carne al fuoco che rischia di bruciarsi.
Anche se tu ti rivolgi direttamente ad altri (Dedalo, per esempio) io non mi astengo dal dire la mia, anche se tu fai tante affermazioni e pseudodomande in un solo post che non è possibile risponderti con poche righe. Adesso, come preannunciato, è venuto il momento di scendere nei particolari, senza polemica con l’amico Robur né con nessun altro, per carità, ma soltanto per chiarire meglio i fatti.
,
“Francesco Cesare Casula dice per esempio che le ostilità le aprirono gli Arborensi, probabilmente perchè si sentivano limitati nelle loro prerogative di sovranità sostanziale che esercitavano da molti secoli!! ”.
Questo non lo dice solo Casula, ma tanti altri, anche prima di lui. Nella Storia parlano i fatti, i documenti, poi eventualmente si arriva alle interpretazioni.
Preciso per chi non lo sa (pur avendolo scritto altre volte in questa stessa discussione), che il re di Aragona non divenne anche Re di Sardegna per grazia divina né per volere del popolo, ma solo per la cupidigia di un Papa (Bonifacio VIII) che la vendette agli Aragonesi per vil denaro, anziché darla agli Arborea, come era giusto e come in precedenza aveva promesso.
Curiosa poi l’ affermazione “Fatto sta che all'inizio la conquista aragonese non era affatto anti-sarda, ma anti-pisana” E lo credo bene, Il re di Aragona, in pieno espansionismo coloniale, acquisì, come già detto anche il Regno di Sardegna (e Corsica), ma solo di nome, perché di fatto non lo era per niente: in Sardegna era iniziata la riscossa dei Sardi contro la dominazione Pisana, coalizzati con l’ultimo dei Giudicati rimasti: quello di Arborea. Al tempo Pisa era una potenza economica e militare, padrona ormai di una buona parte della Sardegna (aggiungiamo che allora nella nostra isola c’erano almeno altre due realtà, entrambe nel Nord Sardegna: la Repubblica di Sassari (con un discreto territorio e con un’importante peso economico) e il territorio dei Doria (di origine Genovese, ma ormai sardizzati da generazioni), che in pratica avevano rilevato quel che restava del Giudicato di Torres.
Stante questo stato di cose, fu proprio un Giudice di Arborea, che vista l’oggettiva difficoltà di sconfiggere i pisani, decise di riconoscere l’autorità del Re di Aragona, aiutarlo a fare una cosa che da solo non sarebbe mai riuscito a fare: sbarcare in Sardegna il suo esercito, fornendogli appoggio logistico e militare. Il patto era di intraprendere insieme la lotta contro il nemico comune: Pisa. In cambio gli Arborea si aspettavano il titolo di Vicerè di Sardegna: in pratica, una volta finita la guerra contro Pisa, il Giudice di Arborea sarebbe stato l’effettivo Re di Sardegna, pur col vincolo di vassallaggio verso il Re d’Aragona. Ma ben presto il Giudice si accorse, con comprensibile disappunto, che le cose stavano prendendo una piega diversa: gli Aragonesi non lo tenevano in alcun conto, riservandogli solo ruoli secondari e marginali. Fu così che i Sardi, prima, si ritirarono dalla guerra contro Pisa e poi logicamente si ribellarono alla crescente protervia iberica. Ecco l’origine di una guerra “patriottica” durata oltre un secolo. Col termine “patriottica”, io non voglio dire che tutti i Sardi univocamente spinti esclusivamente da un nobile sentimento, si unirono all’unanimità per combattere l’invasore. So bene che purtroppo eravamo “pocos, locos e malunidos”, tuttavia l’intento era di buttare a mare l’invasore, in ciò (che piaccia o meno) è insito un sentimento patriottico. Sentimento che è insito nell'Uomo, in tutte le epoche e in tutte le latitudini.
Per ora mi fermo qui, non per “paura di essere bannato”, ma per non fare il discorso troppo lungo e pesante. Mi riservo però di commentare anche altre (secondo me) “strane” affermazioni, che meritano di essere chiarite, come: "Ma allora dove è la dominazione? Al di là del fatto che si trattava di monarchie pre-moderne e, se vogliamo, pre-assolutistiche (almeno in epoca spagnola)?
Eravamo dominati da noi stessi??? Ovvero dalle nostre classi dirigenti?
Oppure, come ho sentito da qualcuno, si vuole sostenere che i cittadini e i feudatari essendo di (lontana) origine iberica, non erano sardi di pura razza ariana?
ecc. ecc.
Turritano
PS: Robur, ti dispiacerebbe esporre gli argomenti uno o due per volta, così la discussione sarebbe più facilmente "seguibile" da tutti (o, perlomeno, da me )






Modificato da - Turritano in data 23/11/2009 23:16:00

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Le dominazioni passano ... i Sardi restano!

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robur.q

Utente Senior



Inserito il - 24/11/2009 : 11:19:57  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di robur.q Invia a robur.q un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Ierofante ha scritto:

Robur dice: "E' questo il problema che mi e vi pongo: un'ideologia nazionalista, che si può condividere o meno, ha reali possibilità di successo nell'opinione pubblica di oggi?"

Ieri ed oggi per mancanza di tempo non sono riuscito a seguire la vostra discussione. Cosa si intende di preciso con la domanda di sopra?

Mi domando se una proposta politica che metta al centro dell'obiettivo la questione nazionale ed indipendentista possa raggiungere il cuore dell'opinione pubblica! è pensabile che l'elettorato veda la coincidenza tra i fini "normali" della politica (lavoro, sviluppo, infrastrutture, istruzione, servizi pubblici, servizi sociosanitari) e la questione nazionale?
Secondo me il legame c'è eccome, ma non sono sicuro che possa essere recepito dalla gran massa delle persone, che giustamente mirano al sodo
Turri, hai ragione, sono logorroico, scusate, è che quando sono ispirato scrivo a manetta, spesso facendo un minestrone (non voluto) di tanti argomenti






Modificato da - robur.q in data 24/11/2009 11:21:00

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Ierofante

Nuovo Utente


Inserito il - 24/11/2009 : 13:16:39  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Ierofante Invia a Ierofante un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Robur dice:
"Mi domando se una proposta politica che metta al centro dell'obiettivo la questione nazionale ed indipendentista possa raggiungere il cuore dell'opinione pubblica! è pensabile che l'elettorato veda la coincidenza tra i fini "normali" della politica (lavoro, sviluppo, infrastrutture, istruzione, servizi pubblici, servizi sociosanitari) e la questione nazionale?
Secondo me il legame c'è eccome, ma non sono sicuro che possa essere recepito dalla gran massa delle persone, che giustamente mirano al sodo"


Anch'io sono convinto che sia possibile unire esigenze pratiche ad esigenze identitarie arrivando a poterle dunque definire "esigenze nazionali". MA:
L'indipendentismo sardo (la maggiorparte) non si pone problemi sociologici di varia natura e questo è un retaggio che deriva dal suo recente passato: Marxismo (quindi nei suoi canoni assenza di un percorso graduale) ed antiautonomismo (retaggio ancora presente).
Ovvero molti militanti non riescono a capire che la Sardegna non ha la stessa consapevolezza o coscienza di popolo di altre realtà internazionali.
Molti altri invece l'hanno capito benissimo ma poiché drogati dalla retorica anti-autonomista non proiettano questo problema verso una soluzione:
Il percorso graduale in politologia è l'autonomismo.
Indipendentismo e autonomismo quindi nell'ottica di costruzione di un eventuale stato Sardo diventando funzionali al medesimo obiettivo.
Confondono anche l'autonomia con l'autonomismo.
Quest'ultimo per loro è solo un feticcio da attaccare, ma nella realtà la Sardegna, culturalmente ed economicamente, vive in una situazione di assoluto centralismo (pensiamo alla scuola, ai media, ecc) dove tutto è Italiano e non c'è alcuna difesa o veicolazione della nostra identità.
Dall'indipendentismo spesso si pensa invece che si potrà "risvegliare le menti" senza riformare quei settori strategici. Il ché sono all'evidenza fantasie belle e buone. O si riforma la scuola e si potenzia l'economia, o tra 50 anni l'indipendentismo sarà allo stesso livello attuale.
Serve una fase autonomista perché è l'unica che può consentire (quando verranno attivate riforme) al tessuto sociale di capire le istanze indipendentiste e quindi di trasformare quelle esigenze pratiche in esigenze natzionali.
Questa fascia di indipendentismo (trasversalmente presente in tutti i movimenti) spesso chiama autonomisti i partiti italiani, che sono invece centralisti. Ovvero, grottescamente, si accusa i partiti centralisti di non essere abbastanza autonomisti!!! Mentre loro dicono: "Ma perché noi dobbiamo fare gli autonomisti se siamo indipendentisti?"
Mi si perdoni la definizione: Ma sono proprio queste seghe mentali di inutile divisione tra autonomismo e indipendentismo a contribuire allo status quo.
Adesso se il regolamento del forum lo consentisse potrei fare nomi e cognomi precisi di chi negli anni ha diffuso e diffonde tutt'ora certe fandonie verso attivisti indipendentisti in buona fede.
Si sta allevando una generazione di indipendentisti confusa, propensa al settarismo, alla divisione ed astemia a posizioni amministrative.







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DedaloNur
Salottino
Utente Master



Inserito il - 24/11/2009 : 19:16:33  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di DedaloNur Invia a DedaloNur un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Mi domando se una proposta politica che metta al centro dell'obiettivo la questione nazionale ed indipendentista possa raggiungere il cuore dell'opinione pubblica! è pensabile che l'elettorato veda la coincidenza tra i fini "normali" della politica (lavoro, sviluppo, infrastrutture, istruzione, servizi pubblici, servizi sociosanitari) e la questione nazionale?
Secondo me il legame c'è eccome, ma non sono sicuro che possa essere recepito dalla gran massa delle persone, che giustamente mirano al sodo"


L'indipendentismo sardo (la maggiorparte) non si pone problemi sociologici di varia natura e questo è un retaggio che deriva dal suo recente passato: Marxismo (quindi nei suoi canoni assenza di un percorso graduale) ed antiautonomismo (retaggio ancora presente).
Ovvero molti militanti non riescono a capire che la Sardegna non ha la stessa consapevolezza o coscienza di popolo di altre realtà internazionali.


a queste vostre domande e risposte in tema rispondo con una citazione: provate ad indovinare l'autore e il tempo in cui si pronunciavano le seguenti parole:
La Sardegna risorgerà, e saremo noi sardi gli artefici del nostro avvenire. Ma senza la solidarietà dello Stato nazionale, son fantasticherie sognare rapide rinascite. E tale solidarietà è vano mendicarla. Né può essere spontanea. Non può essere che una conquista della lotta politica, inscindibile da quella del resto dell’Italia. E, come ogni conquista, imporrà lunghi e duri sacrifizi. La Sardegna ha oggi uno sviluppo industriale che la mette alla testa delle regioni del Mezzogiorno; ma a questo non corrisponde il progresso del restante dell’Isola. Questa frattura, unica nelle regioni d’Italia, è la conseguenza del tipo colonialista della nostra industria. Legare lo sviluppo dell’una alla trasformazione agricola dell’Isola, e subordinare a quest’ultima la prima è il presupposto della nostra rinascita economica e sociale. Quando si pensi che 900.000 ettari di terreno – dati tecnici – sono trasformabili e passibili di diventare produzione agricola, ci si può fare un’idea non solo delle possibilità dell’Isola, ma dell’apporto che essa può dare all’economia e alla civiltà nazionale. Lo Statuto autonomistico vigente contempla questa collaborazione della Regione e dello Stato per la rinascita dell’Isola. Ma l’autonomia è ancora sulla carta, cosí come lo è lo Stato democratico che in comune abbiamo costituito. Molte cose sono sulla carta, in Sardegna. Ma v’è anche parecchio lievito in fermento. Tutto un nuovo mondo si muove, dentro di noi, ed è già alle sue prime luci certe del mondo esteriore. Vi sono molti secoli che premono e che ci spingono, oltre il focolare e la casa sprangata, oltre il nostro canto chiuso fatto di echi di lamenti senza principio e senza fine. Perché non dirlo? Sentiamo che il popolo sardo, come i popoli venuti ultimi alla civiltà moderna e già fattisi primi, ha da rivelare qualcosa a se stesso e agli altri, di profondamente umano e nuovo.

tra l'altro i 900.000 ettari rientrano pure nella discussione sull'agricoltura nuragica







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Freddie Mercury - In My Defence
http://www.youtube.com/watch?v=4TgX...ture=related

"La parola è un'ala del silenzio"Neruda.

“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!” Dante Alighieri

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robur.q

Utente Senior



Inserito il - 24/11/2009 : 19:48:07  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di robur.q Invia a robur.q un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Non sono del tutto sicuro che in Sardegna ci sia minor consapevolezza nazionale;
io credo che il punto sia un altro, ovvero che prevalgano istanze prevalentemente economiche, lamentando una minore attenzione per l'isola del governo nazionale (che forse è anche vera in parte) in una logica di spesa pubblica che dovrebbe annullare le differenze tra regioni del paese, e della Sardegna in particolare; logica che come sappiamo ha creato un debito pubblico spaventoso e non ha di fatto favorito uno sviluppo autopropulsivo nel sud;
insomma, è la politica del lamento, da sempre cavalcata dalla politica (di ogni colore) e dal sindacalismo locale per loro interesse primariamente, ma che attechisce perchè in qualche modo ci sentiamo creditori di uno stato che in 150 non è riuscito ad eliminare le differenze, anzi le ha acuite. Non riesco a capire come il federalismo venga accusato di non essere solidale dopo un secolo e mezzo di stato centralista. Ci vuole faccia tosta!!!
Però riesco anche a capire chi vede nella politica (pseudo)autonomistica un fallimento.
Il senso di "deprivazione" è ancora molto forte, specialmente in alcune aree, guarda caso proprio quelle che erano i poli di industrializzazione anni '60 -'70.
Io non sono pessimista, nel senso che l'economia sarda sta raggiungendo in alcune zone (Gallura e Cagliaritano) livelli molto incoraggianti di sviluppo e consapevolezza delle proprie possibilità, e questo è un passo essenziale per superare il senso di deprivazione, e quindi di una consapevolezza in senso natzionale della opinione pubblica politica. Credo che debbano essere sottolineati i nostri successi piuttosto che le nostre defaiances, in fondo la ricerca di "miti" nella nostra storia: cercare successi, almeno morali:
Una cosa non ho capito del pensiero tuo e del tuo gruppo: l'indipendentismo coincide col separatismo? Non ho capito bene....






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Ierofante

Nuovo Utente


Inserito il - 24/11/2009 : 21:08:54  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Ierofante Invia a Ierofante un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Robur:
Non sono del tutto sicuro che in Sardegna ci sia minor consapevolezza nazionale;


Non mi sento di condividere in toto questo pensiero, nel senso che la percezione di questo varia da zona a zona. Nella mia zona di residenza ad esempio (nord'est Sardegna) la consapevolezza è tutta per l'Italia...

io credo che il punto sia un altro, ovvero che prevalgano istanze prevalentemente economiche, lamentando una minore attenzione per l'isola del governo nazionale (che forse è anche vera in parte) in una logica di spesa pubblica che dovrebbe annullare le differenze tra regioni del paese, e della Sardegna in particolare; logica che come sappiamo ha creato un debito pubblico spaventoso e non ha di fatto favorito uno sviluppo autopropulsivo nel sud;
insomma, è la politica del lamento, da sempre cavalcata dalla politica (di ogni colore) e dal sindacalismo locale per loro interesse primariamente, ma che attechisce perchè in qualche modo ci sentiamo creditori di uno stato che in 150 non è riuscito ad eliminare le differenze, anzi le ha acuite. Non riesco a capire come il federalismo venga accusato di non essere solidale dopo un secolo e mezzo di stato centralista. Ci vuole faccia tosta!!!


Ma certamente il disagio e le disparità economiche all'interno della Repubblica sono la più forte causale di disaffezione che tuttavia si somma ad un substrato identitario che non emerge per i motivi detti in precedenza (centralismo mediatico e culturale italiano).
Per questo siamo soliti parlare di un proteiforme sardismo diffuso.
Il federalismo rappresenterebbe un modello istituzionale certamente valido per una ripartizione più oculata della spesa pubblica.

Però riesco anche a capire chi vede nella politica (pseudo)autonomistica un fallimento.


Infatti si tratta di "pseudo".

redo che debbano essere sottolineati i nostri successi piuttosto che le nostre defaiances, in fondo la ricerca di "miti" nella nostra storia: cercare successi, almeno morali:
Una cosa non ho capito del pensiero tuo e del tuo gruppo: l'indipendentismo coincide col separatismo? Non ho capito bene...


Dalle "nostre parti" (se il censore Bidus non si offende :) ci siamo occupati più che altro di eliminare tutte le etichette che hanno comportato divisioni e che tutt'ora sono la miglior maschera dietro cui si celano personalismi di chi vuole fare la primadonna. Un discorso che vale in quasi tutti i movimenti.
Il tema indipendentismo e separatismo non è prioritario ai fini di questa critica.
Il separatismo in un territorio è semplicemente l'atto di separare una parte di popolazione di una stessa nazione dandogli un'altro stato. L'indipendentismo non ha nulla da separare perché (nel ns caso) professa la Nazione Sarda e pertanto si dovrebbe parlare di liberazione dalla famiglia italiana e non separazione. Ma noi non seguiamo questo discorso per un motivo molto semplice: Proprio perché non esiste una chiara coscienza nazionale Sarda diffusa nella popolazione.
Non ci sono ancora i margini per immaginare nè l'indipendentismo, ma neppure il separatismo come oggi perseguibili in Sardegna. Certamente ogni buon nazionalista indipendentista ha l'obiettivo di costruire nel tempo le condizioni strutturali che possano consentire un giorno di giungere all'autodeterminazione. Ma come lo si inizia il predetto "percorso autonomistico" (che possiamo anche chiamare indipendentismo) se non abbiamo ancora gli strumenti che possano farlo?
Gli strumenti sono i partiti e quelli attuali sono ben lontani dall'inquadrare la natura dei loro limiti in un sistema politico bipolare come quello Sardo.






Modificato da - Ierofante in data 24/11/2009 21:15:59

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robur.q

Utente Senior



Inserito il - 24/11/2009 : 22:15:05  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di robur.q Invia a robur.q un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
dunque, l'indipendentismo, in linea teorica secondo te, sarebbe liberazione e non separazione....
uhmmm
mi sembra un gioco di parole...
in proposito, se siamo d'accordo che i sardi sono una nazione (ma evidentemente i sardi non se ne sono accorti), dall'altra parte del tirreno cosa c'è? la grande nazione italiana dalle alpi alla Sicilia?
o forse che per definire la nazione sarda dobbiamo avere la grande nazione dominatrice per differenziarci?
ed è per questo che quando sentiamo parlare di nazione siciliana, napoletana o veneta facciamo spallucce e anzi ci infastidisce, perchè loro DEVONO essere un'unica nazione nostra dominatrice?
e se la nostra nazionalità è definita dalla lingua, ci fa comodo che la tradizionale linguistica nazionalista italiana neghi l'esistenza delle lingua veneta, di quella napoletana ecc.?






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Turritano

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Inserito il - 24/11/2009 : 22:28:56  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Turritano Invia a Turritano un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
DedaloNur ha scritto:
:...
a queste vostre domande e risposte in tema rispondo con una citazione: provate ad indovinare l'autore e il tempo in cui si pronunciavano le seguenti parole:
La Sardegna risorgerà, e saremo noi sardi gli artefici del nostro avvenire. Ma senza la solidarietà dello Stato nazionale, son fantasticherie sognare rapide rinascite. E tale solidarietà è vano mendicarla. Né può essere spontanea. Non può essere che una conquista della lotta politica, inscindibile da quella del resto dell’Italia.

tra l'altro i 900.000 ettari rientrano pure nella discussione sull'agricoltura nuragica

Chi sia l’autore, non lo so, tuttavia queste poche parole: “Stato nazionale”, “…da quella del resto dell’Italia” mi bastano per capire che, chiunque esso sia, non è certamente né un indipendentista né un “nazionalista”, ma comunque non posso non condividere il senso del discorso.
Il tempo? A occhio e croce una decina di anni fa, anzi, mi sbilancio: inizio anni 90, oppure tempi ancora più recenti.
Turritano






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robur.q

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Inserito il - 24/11/2009 : 22:44:30  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di robur.q Invia a robur.q un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Turritano ha scritto:

DedaloNur ha scritto:
:...
a queste vostre domande e risposte in tema rispondo con una citazione: provate ad indovinare l'autore e il tempo in cui si pronunciavano le seguenti parole:
La Sardegna risorgerà, e saremo noi sardi gli artefici del nostro avvenire. Ma senza la solidarietà dello Stato nazionale, son fantasticherie sognare rapide rinascite. E tale solidarietà è vano mendicarla. Né può essere spontanea. Non può essere che una conquista della lotta politica, inscindibile da quella del resto dell’Italia.

tra l'altro i 900.000 ettari rientrano pure nella discussione sull'agricoltura nuragica

Chi sia l’autore, non lo so, tuttavia queste poche parole: “Stato nazionale”, “…da quella del resto dell’Italia” mi bastano per capire che, chiunque esso sia, non è certamente né un indipendentista né un “nazionalista”, ma comunque non posso non condividere il senso del discorso.
Il tempo? A occhio e croce una decina di anni fa, anzi, mi sbilancio: inizio anni 90, oppure tempi ancora più recenti.
Turritano

mi sembra un discorso vecchio, dal punto di vista ideologico
non saprei chi l'abbia detto
forse un democristianone anni '80 tipo Soddu
invece magari è Mario Melis






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Turritano

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robur.q ha scritto:
mi sembra un discorso vecchio, dal punto di vista ideologico
non saprei chi l'abbia detto
forse un democristianone anni '80 tipo Soddu
invece magari è Mario Melis

Non mi stupirei se fosse proprio così
Complimenti per la frase: "forse un democristianone anni '80 tipo Soddu , invece magari è Mario Melis "

Turritano






Modificato da - Turritano in data 24/11/2009 22:56:49

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DedaloNur
Salottino
Utente Master



Inserito il - 24/11/2009 : 23:32:37  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di DedaloNur Invia a DedaloNur un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
no gente è Emilio Lussu. Ho postato quel passo dopo aver letto, che il Sardismo sia impermeabile ai problemi sociologici che no si porrebbe a causa dell'ideologia Marxista. A me invece sembra che dalla fine della 1 guerra mondiale, ad oggi, il succo del problema non cambi. dovremmo decidere se effettivamente lo stato italiano sia un ostacolo, oppure se come dice Lussu, sia più prudente renderci autonomi dentro lo stato italiano, sopratutto sotto il profilo economico.
Il passo è del 1951. decenni, e i problemi fondamentali son più o meno sempr gli stessi








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Turritano

Utente Virtuoso




Inserito il - 25/11/2009 : 00:08:34  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Turritano Invia a Turritano un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
C'era da immaginarselo per lo stile, ma l'ambiente descritto sembrava più recente.
Comunque, la mia opinione è che il pensiero di Lussu, di per se contradditorio, si è rivelato irreale e smentito dal tempo.
Non solo lo Stato Italiano si è dimostrato un ostacolo, anzi condizionando sempre le scelte stesse dei sardi, è un impedimento ad un processo di vera Autonomia e quindi di effettivo progresso.
Secondo, il mio punto di vista è di diritto: la Sardegna, essendo una Nazione, ha diritto alla indipendenza, a prescindere da qualunque altro discorso
Turritano






Modificato da - Turritano in data 25/11/2009 00:10:03

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