Forum Sardegna - Spiagge con vista (sulle pale): SOS Is Arenas
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Nota Bene: In Sardegna, nell’area del Supramonte, abitano ben 13 specie di pipistrelli - delle 35 presenti in Italia - attirate dall’ampia copertura boschiva e dalla ricchezza di grotte e fessurazioni nelle rocce che offrono un grande numero di rifugi.



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Monteferru

Moderatore




Inserito il - 12/10/2009 : 22:44:54  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Monteferru Invia a Monteferru un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Adelasia ha scritto:

E’ curioso che nel sito italiano di Greenpeace spariscano 3 milioni di posti di lavoro: la fonte citata, naturalmente, è lo stesso rapporto, peraltro commissionato dall’organizzazione. Ma non è di questo che voglio discutere.
Al di là delle previsioni numeriche sui posti di lavoro, è fuori discussione il sostegno all’energia pulita. Ribadirlo mi pare persino banale: è uno delle pochissimi concetti sui quali si è tutti d’accordo. Però attenzione: pulita non fa rima con selvaggia, né con speculazione. Punto.
Perché in caso contrario saremmo punto e a capo, e Parigi potrebbe non valere una messa.
Nello stesso sito di Greenpeace, sulla Sardegna una sola notizia in rilievo: la protesta delle “autorità sarde” per le Bocche di Bonificio.

Mi spiace constatare che, per quanto riguarda l'eolico a Is Arenas e in generale nelle coste sarde, Greenpeace abbia assunto una posizione pilatesca. E questo per essere benevoli.
Volendo invece essere malevoli, interpreterei tal posizione come silenzio assenso.

Per quanto mi riguarda, sono strabiliata e delusa. Evidentemente la loro visione è talmente integralista che basta la parola per passare sopra tutto e tutti, e in questo caso la parola magica, il loro "apriti sesamo", è eolico off shore. Tutto il resto ( distanza dalle costa, impatto paesaggistico,valutazioni economiche, analisi dei costi / benefici, condivisione del progetto con la popolazione ecc. ecc.ecc..), è noia. Eppure loro dovrebbero distinguere bene gli squali…..
Comunque sia, hanno dimostrato a noi Sardi che nessuno è in grado di miracol mostrare. Neanche loro.

Senza alcun timore reverenziale, penso che nel nostro caso abbiano perso una preziosa occasione per non tacere.




Carissima Adelasia, oltre a straquotarti, abbiamo un'ulteriore conferma di quanto già scritto nel nostro forum relativamente all'assegnazione delle bandiere blu etc. etc.










  Firma di Monteferru 

Punta Sirboni

Ogliastra

..un altro meraviglioso angolo di Sardegna

 Regione Toscana  ~ Prov.: Firenze  ~ Città: Campi Bisenzio /Ogliastra  ~  Messaggi: 5804  ~  Membro dal: 30/04/2006  ~  Ultima visita: 14/11/2018 Torna all'inizio della Pagina

laier
Salottino
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Inserito il - 13/10/2009 : 16:27:12  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di laier Invia a laier un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
molto spesso si usa il lavoro come ricatto
qui per un'energia pulita ma impattante
ma chi abita dalle mie parti conosce bene gli "squali" che usano il lavoro per distruggere il territorio, la natura e la salute
mi stupisce greenpeace...











  Firma di laier 

Tramonto a Porto Cauli - Masua

Iglesias (CI)

..un altro meraviglioso angolo di Sardegna

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Adelasia

Moderatore

Penna d'oro


Inserito il - 13/10/2009 : 21:18:11  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Adelasia Invia a Adelasia un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Ecco cosa scrive Mario Pirani su La Repubblica di ieri:

Chi semina vento raccoglie milioni

Le ultime notizie giungono dalla Sardegna. L'assalto alle sue coste, fra le più belle del Mediterraneo, non arriva più soltanto dai costruttori di complessi edilizi, finti villaggi, seconde e terze ville, ma direttamente dal mare. Sulla costa del Sinis, nella provincia di Oristano, precisamente davanti al litorale di Is Arenas, Su Pallosu e S´Archittu dovrebbe, infatti, sorgere una centrale eolica composta da 80 torri off shore, alte 130 metri (100 sopra il pelo dell´acqua), in uno spazio marittimo di circa 22 milioni di mq, a una distanza fra 2 e 8 chilometri dalla costa.
Ne sarebbe devastato il paesaggio, il turismo, la pesca, tre fra le maggiori fonti di ricchezza dell´Isola.
Sarebbe questa la seconda centrale eolica off shore installata in Italia, dopo quella nel mare di Termoli, al confine tra la Puglia e il Molise, che suscitò non poche proteste.
Ora, sulla spiaggia sarda qualche migliaio di persone hanno dato vita nei giorni scorsi a una manifestazione per chiedere che il Demanio marittimo neghi l'autorizzazione ma i precedenti lasciano poco spazio all´ottimismo.
Nelle delibere dei consigli comunali e nelle convenzioni regionali fa testo, infatti, una assurda sentenza del Tar della Puglia che ha dichiarato «irricevibile» un ricorso contro un impianto eolico, in quanto impianto, opere connesse e infrastrutture sarebbero realizzazioni di «pubblica utilità, indifferibili ed urgenti». Abbiamo chiesto agli organizzatori della protesta sarda (Amici della Terra e Gruppo d'intervento giuridico) quale sia l´impresa interessata alla costruzione ma l´unica sigla che hanno reperito corrisponde ad una non meglio precisata Arenas Renewables Energies, controllata da un´altra ignota società, residente nel Liechtenstein.
Probabilmente, dunque, una delle solite scatole vuote, domiciliate in un paradiso fiscale, da dove possono operare nella più tranquilla opacità. In questo caso, come è già avvenuto, potrebbe anche darsi che, una volta ottenuta la concessione, la società del Principato la rivenda al migliore offerente, realizzando sicuramente un buon guadagno. In Italia l´autorizzazione a costruire e a gestire un parco eolico rappresenta, infatti, uno degli affari più lucrosi e privi di rischi offerti dal mercato drogato di questa specifica voce dell´energia pulita. Il livello di rendita, procurato dagli incentivi in Italia (pagati dagli utenti nella bolletta) è di gran lunga il più alto fra tutti i Paesi dell´Unione europea, circa 100 euro per MWh (megawatt ore) per sito eolico medio, mentre in Germania è inferiore ai 10 euro e in Spagna non arriva a 20 euro. L´onere fra dieci anni graverà sulle bollette delle nostre famiglie e imprese per 7 miliardi di euro. Questo spiega la corsa che sta spingendo non solo regolari imprenditori italiani e stranieri ma anche speculatori di ogni risma compresa - come provano inchieste della magistratura in Sicilia e Calabria - la criminalità organizzata, alla costruzione di migliaia di torri eoliche dal Sud al Nord, anche laddove il vento non soffia regolarmente e forte, come occorre per raggiungere un livello minimo di efficienza.....












Modificato da - Adelasia in data 13/10/2009 21:24:43

  Firma di Adelasia 

Castello di Burgos

Burgos (Ss)

..un altro meraviglioso angolo di Sardegna

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Adelasia

Moderatore

Penna d'oro


Inserito il - 13/10/2009 : 21:47:50  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Adelasia Invia a Adelasia un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Dal quotidiano per un'economia ecologica Greenreport (www.greenreport.it), riporto un articolo che ho particolarmente apprezzato, firmato da Lucia Venturi:


Se l'italianità sporca la green economy: bene l'eolico offshore se fatto in modo corretto


GROSSETO. Dalla recente conferenza europea sull'eolico che si è svolta a Stoccolma, si apprende che l'eolico off-shore ha le potenzialità tecniche per fornire, entro il 2030, 7 volte più elettricità di quella che si consuma adesso in Europa.
Gli attuali parchi eolici realizzati in mare hanno una potenza di 1,5Gw ed esistono già progetti per complessivi 100 Gigawatt, in grado di soddisfare il 10% del fabbisogno elettrico del vecchio continente; ma potrebbero arrivare a150 GW al 2030, una potenza sufficiente a fornire dal 13 al 17% del fabbisogno europeo.

Se poi si scegliesse di intraprendere con maggiore convinzione questa strada, sulla cui tecnologia l'Europa è leader mondiale, il documento presentato alla conferenza europea sull'eolico stima che basterebbero 8 parchi eolici off-shore (installati su una superficie complessiva di 100 chilometri quadrati) distribuiti nelle aree più ventose dei mari che bagnano l'Europa per fornire l'elettricità necessaria al fabbisogno di tutto il continente, pari a 3 mila Tw (terawattora). Facile a dirsi ma molto meno a realizzarsi.

L'eolico off- shore presenta molti vantaggi rispetto a quello realizzato a terra, così come svantaggi: tra i primi quello di produrre elettricità in maniera più costante, tra i secondi quello di richiedere ingenti investimenti e quindi la necessità di reperire notevoli capitali, oltre alle ovvie maggiori difficoltà d'installazione.
Attualmente stanno sviluppando progetti in questa direzione la Germania, l'Inghilterra, il Belgio, la Francia, e già li hanno sviluppati la Danimarca e la Svezia.
Anche in Italia si comincia a progettare qualcosa, ma non senza problemi.

Al pari dell'eolico a terra, l'off-shore infatti riceve una forte opposizione delle popolazioni locali, sostenute dalle stesse istituzioni locali, che hanno però poca voce in capitolo, trattandosi di territori demaniali, anche se le Regioni che si affacciano sui tratti di mare interessati ai progetti stanno cominciando a chiedere un maggior coinvolgimento nelle decisioni.

E' quanto è successo a Termoli in Basilicata, dove il progetto di un parco eolico off-shore, contestatissimo dallo stesso Antonio Di Pietro quando era il ministro competente a dare le autorizzazioni, ha visto recentemente l'approvazione della Valutazione d'impatto ambientale.

Ed è quanto sta accadendo adesso in Sardegna, dove una piccola società di Bosa ha chiesto l'autorizzazione per realizzare un parco off-shore da 80 pale in uno specchio di mare, di fronte alla penisola del Sinis, distante tra i due e gli otto chilometri dalla costa.
Una vicenda che parte con il piede sbagliato e rischia di inficiare ulteriormente lo sviluppo di questa tipologia di fonti rinnovabili nel nostro paese, che potrebbe invece divenire - secondo autorevoli pareri - dello stesso ordine di grandezza dell'eolico prodotto in terraferma e contribuire a fornire fino al 5% della produzione di energia elettrica al 2030.

Un caso, come purtroppo se ne contano nel nostro paese, di come una pratica auspicabile come il ricorso all'eolico, e in particolare a quello realizzato in mezzo al mare, possa trasformarsi invece in un catastrofico boomerang.

A partire dalla scarsa trasparenza della società che lo propone, la Is Arenas srl renewables energies, e che a fronte degli ingenti investimenti (e quindi della necessità di reperire vasti capitali) che la tecnologia off-shore richiede, si presenta come una piccola società con sede a Bosa costituita per poter richiedere l'autorizzazione nel maggio del 2009, con un capitale sociale di appena 10.000 euro.
In realtà la società è al 100% di una società (Partnercom s.a.) con sede in Lussemburgo e con amministratore unico residente al Principato di Monaco. Il dubbio è quindi che sia una delle tante società costruite a scatole cinesi, nate con lo scopo di presentare domanda di autorizzazione all'impianto per poi venderla, una volta acquisita, a migliore offerente.

Ci sono poi tutti i problemi ambientali che questo impianto potrebbe produrre nell'area indicata per la sua realizzazione, a fronte dei quali non è chiaro che esista uno studio d'impatto ambientale: la presenza di una vasta aerea di posidonia su cui la giunta regionale ha recentemente proposto l'ampliamento di una zona sic per tutelarla e che invece andrebbe distrutta; le dimensioni fuori scala del progetto relativamente all'area dove viene proposto e così via.

Insomma a quanto emerge dai documenti presentati dalle parti che si oppongono, e che superano di gran lunga quelli forniti da chi l'impianto lo propone, siamo di fronte ad un esempio da manuale di come non ci si dovrebbe muovere e di come non si dovrebbe operare nel presentare i progetti.
Uno dei motivi per cui l'Italia rischia l'empasse nell'avviare la strada verso una concreta e corretta green economy, mentre continua a mantenere in eredità sul territorio impianti impattanti e inquinanti, che oltre a rappresentare un danno al paesaggio (non lo sono certo meno delle pale eoliche la raffineria di Sarroch o la centrale a carbone di Fiume Santo per rimanere in Sardegna) non fanno fare passi avanti verso uno sviluppo più sostenibile per l'ambiente e per l'economia.












Modificato da - Adelasia in data 13/10/2009 22:19:06

  Firma di Adelasia 

Castello di Burgos

Burgos (Ss)

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laier
Salottino
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Inserito il - 24/10/2009 : 12:16:31  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di laier Invia a laier un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
A Bosa la sede "fantasma"
Pili: «In quell'indirizzo lavora un meccanico»
L'indagine ha portato gli inquirenti in via Azuni 23 a Bosa, ovvero sede legale della Iare Is Arenas, spa interessata a realizzare il parco eolico, ma i carabinieri hanno trovato solo un meccanico.

Mauro Pili non molla l'osso, e ieri ha aperto un nuovo capitolo sull'affaire eolico: in via Azuni 23, a Bosa, non c'è la Iare Is Arenas, la società titolare del progetto da realizzare nel mare oristanese. In realtà al civico 23 c'è semplicemente un meccanico. Questo è quanto hanno rilevato i carabinieri che indagano sulla vicenda.
Giornata frenetica quella di ieri che ha visto scendere in campo anche la Krenergy, la spa citata da Pili nell'interrogazione al ministro Maroni sui vari incastri societari e i possibili collegamenti con il tesoro di Vito Ciancimino. Un documento sintetizzato in sette punti in cui la Krenergy smentisce tutto.

L'OFFICINA Dopo l'interrogazione sulle tante ombre che aleggiano sul progetto eolico di Is Arenas, ieri il parlamentare del Pdl è tornato alla carica. «In quella che sarebbe dovuta essere la sede legale della società - sostiene Mauro Pili - niente insegna del colosso che vuole realizzare l'impianto a Is Arenas ma un ignaro meccanico. Un solo dettaglio, la sua attività è in via Asuni 23, a Bosa, stessa via e stesso numero civico dove avrebbe dovuto avere la sede legale la Iare, la fantomatica società registrata alla camera di commercio di Nuoro». Ieri mattina infatti, dopo l'interrogazione parlamentare, «sono scattate le verifiche delle forze dell'ordine che hanno cercato di capire dove avesse sede la società, recandosi proprio in via Azuni 23 a Bosa. Hanno trovato il titolare dell'autofficina di mezzi agricoli. Niente a che fare ovviamente con le sedi di Montecarlo e Lussemburgo». Per l'ex presidente della Regione si tratta dell'«ennesima dimostrazione di quanto sia sospetto quel progetto e del fatto che dietro quella società ci sia un muro indecifrabile e carico di inquietanti silenzi e omertose omissioni». Pili chiede al ministro che si chiarisca «chi si celi dietro questo progetto», e auspica che «le autorità statali annullino qualsiasi tipo di procedura di valutazione del progetto Is Arenas. Non si può proseguire in un'istruttoria di una società a tutti gli effetti coperta da troppi misteri».

LA SOCIETÀ La replica della Krenergy, la spa chiamata in causa nell'interrogazione di Pili, è arrivata in tarda serata. Pili aveva citato la Krenergy in quanto collegata alla Kaitech, la società che nel 2005 era salita alla ribalta delle cronache giudiziarie dopo le indagini mosse dalla procura di Palermo su alcuni investimenti sospetti che riconducevano al tesoro di Vito Ciancimino. La società smentisce tutto. E spiega: «I fatti riportati sarebbero accaduti nel corso dell'anno 2006, antecedentemente all'ingresso di Eurinvest Finanza Stabile spa nella compagine sociale di Kaitech». Krenergy nasce dalla fusione tra Kaitech e Eurinvest Energia avvenuta nel mese di ottobre 2008. «A seguito di un progetto di ristrutturazione aziendale della vecchia Kaitech, partito nel corso dell'esercizio 2007 e durato oltre un anno», si legge nel documento di replica, «sono state dismesse tutte le attività nel settore del Card management e dell'Information technology precedentemente gestite dal Gruppo Kaitech. E la società, dal mese di ottobre 2008, ha focalizzato la propria attività nel settore delle energie rinnovabili e ha inoltre cambiato la propria denominazione sociale in Krenergy». Ancora: Eurinvest Finanza Stabile detiene la maggioranza del capitale sociale di Krenergy in seguito a due operazioni: «all'acquisto, eseguito nel corso dell'anno 2007, della partecipazione di maggioranza relativa (che era circa 22,5 per cento) di Kaitech dalla famiglia Camilleri (completamente fuori dall'azionariato della società); e alla fusione, eseguita nel 2008, di Kaitech con Eurinvest Energia srl. Il Gruppo societario precisa infine che «Krenergy non opera, né direttamente né indirettamente, nella regione Sardegna, né tantomeno ha relazioni di alcun genere con la società Iare Is Arenas Renewables Energie».
Su Stefano Rizzi, Ad di Iare, la nota prosegue: «È esclusivamente socio di minoranza e non operativo di Xeliox (di cui ne detiene il 24,5%) con sede a Bergamo, e indirettamente controllata da Krenergy. Eurinvest Finanza Stabile e i suoi azionisti non hanno mai avuto e non hanno alcun rapporto o relazione con i soggetti nominati nell'interrogazione». Dal canto suo Pili ieri ha confermato ogni passaggio.

LA DISPUTA «La Giunta regionale non ha fatto quanto era stato promesso, non ha opposto alcuna obiezione a questo progetto». L'attacco è della parlamentare Pd, Caterina Pes, che ieri ha accusato l'esecutivo di inadempienze e, sulla scia del dossier raccolto e pubblicato da Mauro Pili, ha anche annunciato una nuova interrogazione al ministro Maroni. «Spero che la magistratura faccia luce su tutto», ha concluso. Per l'assessore regionale agli Enti Locali, Gabriele Asunis, non c'è stato alcun passo indietro della Regione: «Abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre competenze, secondo una linea chiara e univoca da sempre: quella di opporci, come ha ribadito a più riprese il presidente Ugo Cappellacci, con tutti i mezzi politici e gli strumenti amministrativi e giuridici, ai progetti di realizzazioni di impianti eolici offshore sulle coste della Sardegna». Asunis quindi ribatte: «Sia nei dibattiti in Consiglio regionale, conclusi con l'approvazione di un ordine del giorno unitario, sia nelle prese di posizione a seguito di iniziative parlamentari, abbiamo sempre detto che gli impianti eolici in aree di pregio come quelle costiere non avrebbero mai avuto il nostro benestare». La Regione - spiega poi l'assessore -non è intervenuta sull'istanza di concessione demaniale perché si tratta di un passaggio meramente formale di scarsa o nulla efficacia. «Ha scelto invece la strada maestra del confronto preliminare con il Governo, a cui fa capo la competenza in esclusiva. Ma già in quella sede, chiamati ad esprimere il parere, esporremo la nostra totale contrarietà». E come Regione a statuto speciale l'auspicio è arrivare a «un percorso di adeguamento, anche in questo settore, dell'ormai ampiamente condiviso modello federale».
ROBERTO RIPA

http://giornaleonline.unionesarda.i...colo=2393032











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Iglesias (CI)

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laier
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Inserito il - 24/10/2009 : 17:17:11  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di laier Invia a laier un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Parco eolico anche sul litorale di Pula?
Pili: "Fermare un assalto selvaggio" Un parco eolico in mare


Una muraglia di pale eoliche lunga 16 chilometri in un'area di 30 mila ettari di mare davanti alle coste tra Cagliari e Pula. E' l'ultimo "assalto selvaggio" dell'eolico off-shore in Sardegna. La denuncia del deputato Pdl

"Il proliferare di progetti che vengono presentati alle diverse Capitanerie di porto è un'offesa per la stessa dignità autonomistica della Regione alla quale bisogna opporsi - ha detto Pili - perché siamo di fronte al più pericoloso assalto alle coste sarde mai messo in campo". Il parlamentare, che sull'argomento ha presentato un'interrogazione alla Camera dei Deputati ha spiegato che dopo l'assalto alla costa oristanese è avvenuto un nuovo episodio con la presentazione di progetti per la realizzazione di cinque campi eolici sui 16 chilometri di costa tra Cagliari e Pula. "Evidentemente non è un arrembaggio coordinato - ha continuato il parlamentare - perché i progetti si sovrappongono e vengono presentati da società irriconoscibili grazie al sistema delle scatole cinesi". Dopo aver chiesto che su tutti i progetti presentati vengano effettuato accertamenti sulla base delle disposizioni antimafia, Pili ha detto che i progetti devono essere respinti perché ci si troverebbe di fronte a una "palese devastazione ambientale".

http://unionesarda.ilsole24ore.com/...icolo/151435











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Iglesias (CI)

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McCurry
Salottino
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Inserito il - 27/10/2009 : 17:05:06  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di McCurry Invia a McCurry un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
SVILUPPATI DALLA SVEDESE MINESTO
Aquiloni a turbina sotto i mari per produrre energia con le correnti
Interessato il ministero dell'Energia britannico: un kW costerebbe tra 0,06 e 0,14 euro


In inglese si chiama serendipity, in italiano coincidenza. Cioè si sta cercando qualcosa in un certo campo, quando si scopre che invece funziona in tutt'altra direzione. È quanto avvenuto alla Minesto, compagnia del gruppo svedese Saab. Gli ingegneri stavano studiando un aquilone a turbina per produrre energia con il vento, quando si sono accorti che l'apparecchio sarebbe stato molto più efficiente immerso nel mare, dove l'acqua è 832 volte più densa dell'aria.

IN ACQUA - Detto e fatto: Green Deep è stato convertito dall'aria all'acqua. Si tratta di una turbina sorretta da un'ala dal peso totale di 7 tonnellate che, ancorata con un cavo al fondale marino a 60-150 metri di profondità, fluttua descrivendo una traiettoria a forma di 8 orizzontale, come il simbolo dell'infinito. Il processo avviene in due fasi. Nella prima si aumenta la velocità del flusso che entra nella turbina. Quando la marea colpisce l'ala, questa di abbassa creando una forza ascendente e con la traiettoria a 8 rovesciato la velocità del flusso è aumentata di dieci volte. Nella seconda fase si utilizza un generatore per convertire l'energia cinetica in elettricità. Secondo la Minesto dopo sole tre settimane l'aquilone sottomarino ha già recuperato l'energia spesa per realizzarlo, contro gli 8 mesi che servirebbero se fosse utilizzato in aria. Ogni aquilone ha una potenzialità di 500 kW. Ogni kilowattora viene prodotto a un costo di 0,09-0,20 dollari (0,06-0,14 euro).

POTENZIALITÀ - In Europa, però, la potenzialità di un sistema simile potrebbe essere espressa quasi solo in acque britanniche, dove le correnti sono pari a 1-2 metri al secondo a una profondità di 6-120 metri. Il ministero dell'Energia britannico si è già interessato al progetto. Deep Green è ora finanziato dai governi svedesi e britannico e ha ricevuto quasi 3 milioni di dollari da altre compagnie. Si stima che un sistema completo di aquiloni sottomarini possa produrre 18 terawattora annui, sufficienti per assicurare energia a quasi 4 milioni di abitazioni in Gran Bretagna

Molto interessante!!!











  Firma di McCurry 
Gli specchi farebbero bene a riflettere prima di rimandarci la nostra immagine.
(Anonimo)

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sarrabus72
Salottino
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Inserito il - 27/10/2009 : 17:32:08  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di sarrabus72 Invia a sarrabus72 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Questa alternativa suona molto piú decente ... avete sentito questo pomeriggio al TG, pare che la facenda della eolica a Is Arenas sia oramai storia la battaglia del popolo e del sindaco l´hanno (per fortuna) vinta e cosi rispedito tutto "il pacchetto" a Bergamo ! Spero solo che la decisione resti !!!!!!!!!!










  Firma di sarrabus72 

Valle di Oddoene

Dorgali (NU)

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laier
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Inserito il - 05/11/2009 : 21:06:57  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di laier Invia a laier un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
il ministro Matteoli ha appena detto ai microfoni di Striscia la Notizia che
NON firmerà MAI un documento che permetta la costruzione della pale eoliche a Is Arenas, in quanto conosce bene quella zona
dobbiamo stare tranquilli???...????











  Firma di laier 

Tramonto a Porto Cauli - Masua

Iglesias (CI)

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McCurry
Salottino
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Inserito il - 05/11/2009 : 21:34:21  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di McCurry Invia a McCurry un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
laier ha scritto:

il ministro Matteoli ha appena detto ai microfoni di Striscia la Notizia che
NON firmerà MAI un documento che permetta la costruzione della pale eoliche a Is Arenas, in quanto conosce bene quella zona
dobbiamo stare tranquilli???...????


Se l'attuale governo Regionale e l'attuale governo Nazionale ..... dicono ..... di non aver mai dato concessioni di quel tipo e che non permetteranno di realizzare questi impianti eolici .... sarebbe curioso sapere: chi ha dato questa concessione?











  Firma di McCurry 
Gli specchi farebbero bene a riflettere prima di rimandarci la nostra immagine.
(Anonimo)

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sarrabus72
Salottino
Utente Maestro




Inserito il - 12/11/2009 : 10:12:48  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di sarrabus72 Invia a sarrabus72 un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Ma dittemi se per tanti svariati motivi noi non facciamo bene a diffendere la nostra terra ?

Questo il risultato delle speculazioni altrui ... e noi ci teniamo le conseguenze !

Truffa milionaria con l'eolico Sigilli all'impianto di Ploaghe

La truffa organizzata da un avvocato campano: Oreste Vigorito (63 anni) presidente dell'associazione industriale di categoria. Impianti del valore di oltre venti milioni bloccati dal provvedimento della Guardia di Finanza di Avellino, nell'ambito dell'operazione 'Vai col Vento'. Dodici le società sotto inchiesta.

Il vento è un affaire verde , l'eolico è una grande truffa. Il bluff sull'energia alternativa è facile da leggere: quattro in cella, altre undici persone finite nel registro degli indagati. Sette parchi eolici sequestrati, compreso quello di Ploaghe. Le generosità dello Stato servita in un vassoio in cui hanno messo le mani in molti, la torta delle erogazioni pubbliche. L'operazione «Via col vento» della guardia di Finanza di Avellino ha spazzato via come una maestralata l'intero sistema truffaldino creato da alcuni imprenditori campani e siculi. Il deus ex machina è un avvocato campano, residente a Napoli. Oreste Vigorito (63 anni) presidente dell'Anev, l'associazione industriale di categoria, di una società di calcio e finanziatore di politici campani, attraverso la sua controllata in Sardegna. Uomo affabile, gran comunicatore, inserito nei palazzi, uno che ha subito capito il business dell'eolico: i finanziamenti pubblici. È finito in cella con l'accusa di associazione a delinquere, truffa aggravata per l'ottenimento di contributi pubblici e una serie di reati minori. Le porte del carcere si sono aperte per altri tre soci: Vito Nicastri (53 anni), il promoter dell'eolico a livello nazionale dalla sua residenza di Alcamo, in provincia di Trapani; Ferdinando Rezulli (42 anni) il direttore generale delle dodici società coinvolte nell'inchiesta; Vincenzo Dongarrà (47 anni) di Enna, uomo molto vicino a Vigorito. Altre undici persone sono state iscritte nel registro degli indagati, compreso l'uomo che rendeva tutto più facile nella fase di istruttoria delle pratiche: Valerio Devalle, dirigente di un Istituto di credito da cui sono passati tutti i business plan dell'eolico made in Avelllino. Proprio così. Nella città campana erano di base nove delle dodici società (le altre tre in Sicilia) interessate dall'inchiesta. Compreso il braccio operativo nell'Isola : la Ivpc Sardegna. Ventisei turbine piazzate sulla piana di Ploaghe, sequestrate dal 2008 e affidate a un custode giudiziario. Valore dell'investimento oltre venti milioni di euro. Intervento dei privati praticamente inesistente. Le regole della truffa erano semplicissime. Prima bisogna attestare la disponibilità di un terreno su cui costruire la centrale eolica ( in genere erano terreni concessi dai comuni e poi subconcessi alle società compiacenti); successivamente dimostrare di avere consistenza patrimoniale ed economica per poter far fronte all'investimento e renderlo redditizio: nessun problema se le società potevano contare su delle consorelle nel Regno Unito che al momento opportuno iniettavano nelle casse societarie soldi provenienti da altri finanziamenti pubblici. Un giro di danari tra Olanda, Spagna e Inghilterra. Il gioco delle tre carte, delle scatole cinesi o matrioska. Un investimento sicuro: l'eolico campano vince sempre. Ma agli imprenditori del vento è girata la bonaccia quando gli uomini della Finanza hanno iniziato ad interessarsi degli affari della Ipvc. Nel 2007 sono stati bloccati oltre 9 milioni di contributi concessi e non erogati; nel 2008 altri 19 e passa milioni, mentre quasi contemporaneamente venivano sequestrati i sette parchi eolici (6 in Sicilia 1 in Sardegna) per un totale di 185 turbine dal valore di oltre 150 milioni. Un investimento colossale, quasi interamente finanziato dallo Stato, sulle cui ricadute in termini produttivi ed economici è un mistero.

di MAURIZIO OLANDI mercoledi 11 Novembre 2009
Qui l´articolo, notizia passata ai TG: http://unionesarda.ilsole24ore.com/...icolo/154178











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sonos

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Pili: "Fermare un assalto selvaggio" Un parco eolico in mare

Truffa milionaria con l'eolico Sigilli all'impianto di Ploaghe

Ho accostato questi due titoli per evidenziare il male oscuro della nostra società: non si ricordano i fatti e le azioni.
L'impianto di Ploaghe era in funzione già nel 2004, la società proprietaria dell'impianto agiva nella nostra isola fin dal 2001...provate a ricordare quale coalizione politica governava la Regione e chi era il Presidente della Giunta regionale.










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sarrabus72
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Fino a fine ottobre 2001 M. Floris ... non penso che Pili per un mese abbia fatto in tempo a dare le concessioni oppure si ?










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antonellocor
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Ho visto questa discussione soltanto ora e ne approfitto per dire la mia. Prima di tutto vi propongo una fotografia fatta da me in Svezia, e per la precisione a Malmo di un “wind farm” come quella di cui si parla qui.


Immagine:

79,13 KB
A chi nei post precedenti ha definito questo progetto una “colossale cretinata” vorrei far notare che questi impianti sono esistenti e funzionanti da diversi anni in nord Europa. Io ho fatto l’esempio di Malmo ma ne esistono decine nei paesi scandinavi, in Germania e in Olanda. A chi sostiene che questi impianti siano un pericolo per la navigazione voglio far notare che ovviamente sono segnalati sulle carte ed in più sono “recintati” da una cintura di boe di segnalazione. Senza considerare che le rotte delle navi sono attentamente pianificate e non si va a caso… Altro appunto a chi scrive che comunque inquinano perché rilasciano in mare una parte del lubrificante: vorrei sapere da dove viene questa informazione. Il fatto di piazzarli vicino alla costa è la cosa più ovvia per via della profondità, e non mi sembra che ci sia il problema che rimangano fermi perché non c’è vento. Come ho già detto questo tipo di impianti esiste già, non è niente di nuovo e se fino ad ora abbiamo sempre preso i paesi scandinavi come esempio per quanto riguarda ecologia e pulizia com’è che ad un tratto le idee che loro hanno già messo in pratica da anni ci appaiono così assurde? Secondo me il nostro più grande problema è che siamo tutti ben disposti a tutte le novità fino a quando nessuno viene a chiederci di fare la nostra parte, e allora le centrali nucleari no (si è parlato addirittura del pericolo terremoti quando il Giappone, che con i terremoti ci ha a che fare un po’ più di noi, le usa da anni), gli impianti eolici no perché rovinano il panorama, i pannelli solari no perché magari fanno ombra ai nuraghi, e intanto continuiamo a bruciare olio combustibile comprato dalla Libia. Tanti di voi saranno in disaccordo con me ma mi pare che continuando così il mondo va avanti e noi continueremo a cercare il modo di pitturare senza sporcare il pennello .











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Non c'è rimedio ne per la nascita ne per la morte, ciò che ci resta è cercare di goderci l'intervallo

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Paradisola

Amministratore




Inserito il - 23/11/2009 : 19:00:41  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di Paradisola Invia a Paradisola un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Mi sembra che chi ha partecipato a questa discussione esponendo il proprio disappunto alla costruzione in particolare del parco eolico di Is Arenas non sia contro l'eolico a prescindere.

La situazione di Malmo, che leggo essere un porto industriale, non può essere paragonata ad un territorio che ha nel paesaggio e di conseguenza nel turismo il suo presente e soprattutto il suo futuro.










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