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Nota Bene: Is Arutas - La spiaggia si trova nella penisola del Sinis e presenta una sabbia molto particolare, composta da granellini di quarzo con sfumature di colori tra il verde, il rosa ed il bianco. Il mare su cui si affaccia è trasparente, assume colori tra il verde intenso e l'azzurro e presenta un fondale piuttosto profondo fin dalla riva.



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babborcu
Salottino
Utente Virtuoso




Inserito il - 25/11/2008 : 14:41:14  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di babborcu Invia a babborcu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
e' un problema di molti costumi.... forse nessuno escluso ...ma alcuni si sono snaturati sino a scomparire! quello è peggio!! mih che anche quello di gala di osilo è un capolavoro di altissimo artigianato Mih!






 Regione Sardegna  ~ Prov.: Sassari  ~ Città: Sassari  ~  Messaggi: 4364  ~  Membro dal: 18/02/2008  ~  Ultima visita: 28/05/2012 Torna all'inizio della Pagina

giorgia di torres

Utente Normale


Inserito il - 25/11/2008 : 15:57:13  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di giorgia di torres Invia a giorgia di torres un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
babborcu ha scritto:

giorgia. si capisce... 2000 abitanti?!! credo che parli con cognizione di causa,,,caspita!! non era spopolato... quanti luoghi comuni ci beviamo!!!

costume d'osilo del 27.. se è in buono stato e quello di gala fatto con tutti i crismi vale tutti quei soldi!! ciao


certo sono notizie documentate tratte dal libro su Porto Torres scritto dalla prof. Norma Fais!!!!qualche anno prima aveva meno abitanti, ma a metà dell'ottocento aveva anche un traffico portuale superiore ad alghero, che era tralaltro più popolosa! però non mi hai detto se sai qualcosa sull'aquerello dell'abito femminile che accompagnava quello maschile del carrettiere






 Regione Sardegna  ~ Prov.: Sassari  ~ Città: Porto Torres  ~  Messaggi: 98  ~  Membro dal: 30/09/2008  ~  Ultima visita: 25/04/2014 Torna all'inizio della Pagina

babborcu
Salottino
Utente Virtuoso




Inserito il - 25/11/2008 : 16:53:48  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di babborcu Invia a babborcu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
si . so alcune cose su quella "donna " ,,, ma non chiamare l'"uomo" carrettiere perchè ha un foette in mano, nel complesso di quegli acquerelli si capisce che il pittore cercava di caratterizzare i personaggi, anche per non farli tutti dritti impalati immagino, facendo portare in mano qualcosa di " tipico",, non so :c'è la donna di bono con un bicchiere in mano.. ma non lo chiamerei costume della taverniera o dell'ubriacona,,, c'è la donna d'ittiri con un cesto di ciliegie ecc non abbiamo , credo, prove che a p.torres ci fossero costumi ben definiti per mestieri... andiamoci piano... ciao






 Regione Sardegna  ~ Prov.: Sassari  ~ Città: Sassari  ~  Messaggi: 4364  ~  Membro dal: 18/02/2008  ~  Ultima visita: 28/05/2012 Torna all'inizio della Pagina

osil

Utente Medio



Inserito il - 26/11/2008 : 10:12:49  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di osil Invia a osil un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
babborcu:concordo sul fatto che non esistesse un costume per ogni mestiere e quindi il carrettiere aveva lo stesso costume del pastore......del contadino etc....Le differenze erano perlopiu di censo quindi il permettersi delle stoffe che costavano e quindi la differenza era dovuta alla posizione sociale.L'angius a metà dell'ottocento descriveva le foggie del mio paese in questo modo:"i nobili vestono come nelle città(alla moda del tempo) i ceti popolari vestono con usatti di forese ,bracche sarde e giubba di detto panno".
saluti






 Regione Sardegna  ~ Prov.: Sassari  ~ Città: sorso  ~  Messaggi: 250  ~  Membro dal: 20/06/2008  ~  Ultima visita: 06/04/2013 Torna all'inizio della Pagina

babborcu
Salottino
Utente Virtuoso




Inserito il - 26/11/2008 : 11:38:58  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di babborcu Invia a babborcu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
saluti anche a te.. il paese è sorso, vero?.. specificalo sempre,perchè non tutti nel forum lo sanno..






 Regione Sardegna  ~ Prov.: Sassari  ~ Città: Sassari  ~  Messaggi: 4364  ~  Membro dal: 18/02/2008  ~  Ultima visita: 28/05/2012 Torna all'inizio della Pagina

giorgia di torres

Utente Normale


Inserito il - 26/11/2008 : 15:56:31  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di giorgia di torres Invia a giorgia di torres un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
babborcu ha scritto:

si . so alcune cose su quella "donna " ,,, ma non chiamare l'"uomo" carrettiere perchè ha un foette in mano, nel complesso di quegli acquerelli si capisce che il pittore cercava di caratterizzare i personaggi, anche per non farli tutti dritti impalati immagino, facendo portare in mano qualcosa di " tipico",, non so :c'è la donna di bono con un bicchiere in mano.. ma non lo chiamerei costume della taverniera o dell'ubriacona,,, c'è la donna d'ittiri con un cesto di ciliegie ecc non abbiamo , credo, prove che a p.torres ci fossero costumi ben definiti per mestieri... andiamoci piano... ciao


capisco, io purtroppo non me ne intendo molto....tutti quì lo chiamiamo per come era intitolato l'acquerello e non ci hanno mai corretti, neppure Demartis...comunque è buono a sapersi una cosa del genere e della donna non puoi descrivermelo? sono curiosissima, perchè ancora non sono riuscita a vederlo......solo se vuoi ovviamente






 Regione Sardegna  ~ Prov.: Sassari  ~ Città: Porto Torres  ~  Messaggi: 98  ~  Membro dal: 30/09/2008  ~  Ultima visita: 25/04/2014 Torna all'inizio della Pagina

babborcu
Salottino
Utente Virtuoso




Inserito il - 27/11/2008 : 09:48:17  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di babborcu Invia a babborcu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
Mi sa che demartis a qualcunolo ha detto.. ma piace molto l'iedea del carrettiere! acquerello femminile.. è un abito molto sobrio, si vede un ampio grembiale stampato a righe oblique incrociate a fondo sul malva, .. la gonna sembrerebbe nera,,, la donna ha un giubbetto scuro chiuso completamte sul petto, con un collettino tipo loden, ripiegato, in tinta, maniche lunghe " a prosciutto" il copricapo è un semplice fazzoletto scuro .. si tratta di un abito, per alcuni dettagli , fortemente influenzato dalla moda colta! ciao!!






 Regione Sardegna  ~ Prov.: Sassari  ~ Città: Sassari  ~  Messaggi: 4364  ~  Membro dal: 18/02/2008  ~  Ultima visita: 28/05/2012 Torna all'inizio della Pagina

babborcu
Salottino
Utente Virtuoso




Inserito il - 28/11/2008 : 11:49:08  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di babborcu Invia a babborcu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
vorrei parlarvi di un interessante relitto: la gonna logudorese d'orbace giallo..
E dovumentata da fonti della prima metà dell'ottocento per Thiesi, tutto il Meilogu, Mara. Tissi ed Ossi... esistono alcuni acquerelli, frai quali quelli del manca di Mores che la ritraggono sia in situazioni luttuose 8 al camposanto) sia festive ( ballo tondo) l'abate Angius la definisce di panno , ma forse voleva dire panno forese, ovvero orbace... tutti gli elementi a disposizione fanno ritenere che non fosse un indumento di gala della classe benestante, che, invece, usava gonne di scarlatto.

restano alcuni rarissimi esemplari.. ho potutoi vederne una a Thiesi ed una a bonnanaro... resta ancora nella memoria attualeun nome specifico che le distingue dalle normali gonne di panno o altri materilali ( unneddas) ... il nome è tuniga ( usato anche a ploaghe per le gonne nere)..

le ofonne sono d'orbace, tinte di un giallo senape molto bello, pieghettate sul retro, appena increspate presso il cinturino nel telo anteriore: sono ottenute da sei o sette teli giustapposti.. quella di Bonnanaro ha una balza stretta di velluto nero alla base, nella pieghettatura presso la vita per alcuni centimetri è conservata l'infilatura delle pieghe, fatta con un filo di stoppa (che, infeltrendosi quando bagnato, stringeva moltisssimo la pieghettatura)


era una gonna festiva per i poveri, domenicale per i ricchi, accostata ad alcuni indumenti, telo bianco affumicato o nero, giubbeto e busto scuri, segnava il lutto... a thiesi era spesso accostato ad una gonna rossa-copricapo.." tuniga groga a falare e unnedda ruja a ammuntare"

esistevano anche gonne più arcaiche , a sacco, fatte con pochi teli d'orbace,,, grigio naturale, nere, rosse o gialle, dette tunigheddas

un amico ha ricostruito il procedimento di tintura in giallo, che aveva come base il dafne cnidium... cari saluti







 Regione Sardegna  ~ Prov.: Sassari  ~ Città: Sassari  ~  Messaggi: 4364  ~  Membro dal: 18/02/2008  ~  Ultima visita: 28/05/2012 Torna all'inizio della Pagina

Nevathrad

Utente Maestro




Inserito il - 28/11/2008 : 13:00:00  Link diretto a questa risposta  Rispondi Quotando
babborcu ha scritto:
[un amico ha ricostruito il procedimento di tintura in giallo, che aveva come base il dafne cnidium... cari saluti

Per renderlo un pochino più scuro? Perchè leggevo su un libro di Chiara Vigo che la Daphne cnidium si usava per ottenere il nero per tingere i tessuti, dopo che si era perso il procedimento per usare la melagrana.






  Firma di Nevathrad 

 Regione Sardegna  ~  Messaggi: 5815  ~  Membro dal: 13/10/2008  ~  Ultima visita: 05/04/2011 Torna all'inizio della Pagina

babborcu
Salottino
Utente Virtuoso




Inserito il - 01/12/2008 : 11:46:02  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di babborcu Invia a babborcu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
nevathrad: ogni paese, alla fine ogni nucleo familiare ha elaborato sistemi svariati per tingere la lana... il problema non era tanto tingerlo.. quanto fissarlo.. ovvero far in modo che non stingesse con il tempo e lavaggi... il dafne cnidium (a nule si chiam eri meri) è una delle principali erbe tintorie sarde, al pari della robbia... per quanto ne so la sua capacità di colorare parte da tonalità di giallo (quindi senape, giallo chiaro, nocciola) tutto dipende dalla quantità, dal procedimento.. e dalla stagione in cui si raccoglie l'erba... posso sbagliarmi ma non tinge( usata da sola ) di nero. ... ma è una tintura che prelude al nero.. ovvero prima giallo, poi nero con altri coloranti , e fa parte del miscuglio che da' il nero... il nero permanente e brillante è una tinta non facile.. per cui spesso veniva soltanto rafforzata la lana della pecora nera.. si passava al nero anche tingendo prima di rosso bruno
con la robbia... comunaque: ripeto.. i metodi sono tanti e vari..

sono certo, comunque ,dell'impiego di quell'erbe per sa tuniga groga di thiesi! ciao







 Regione Sardegna  ~ Prov.: Sassari  ~ Città: Sassari  ~  Messaggi: 4364  ~  Membro dal: 18/02/2008  ~  Ultima visita: 28/05/2012 Torna all'inizio della Pagina

Nevathrad

Utente Maestro




Inserito il - 01/12/2008 : 18:59:36  Link diretto a questa risposta  Rispondi Quotando
babborcu ha scritto:

nevathrad: ogni paese, alla fine ogni nucleo familiare ha elaborato sistemi svariati per tingere la lana... il problema non era tanto tingerlo.. quanto fissarlo.. ovvero far in modo che non stingesse con il tempo e lavaggi... il dafne cnidium (a nule si chiam eri meri) è una delle principali erbe tintorie sarde, al pari della robbia... per quanto ne so la sua capacità di colorare parte da tonalità di giallo (quindi senape, giallo chiaro, nocciola) tutto dipende dalla quantità, dal procedimento.. e dalla stagione in cui si raccoglie l'erba... posso sbagliarmi ma non tinge( usata da sola ) di nero. ... ma è una tintura che prelude al nero.. ovvero prima giallo, poi nero con altri coloranti , e fa parte del miscuglio che da' il nero... il nero permanente e brillante è una tinta non facile.. per cui spesso veniva soltanto rafforzata la lana della pecora nera.. si passava al nero anche tingendo prima di rosso bruno
con la robbia... comunaque: ripeto.. i metodi sono tanti e vari..

sono certo, comunque ,dell'impiego di quell'erbe per sa tuniga groga di thiesi! ciao


Ti riporto un estratto dal libro

IL NERO DEL MELOGRANO
Il melograno è la prima delle piante utili, probabilmente anche la più
usata in tutto il bacino del Mediterraneo. Si presenta come un arbusto o alberetto con foglie verdi lucenti, fiori rossi o rosa e frutti caratteristici. Questi frutti, chiamati balausti, hanno la parte edibile sotto forma di semini color porpora separati da tegumenti gialli sottili. La buccia della melagrana ha consistenza curiosa e contiene in alta quantità i principi attivi.
Già i medici dell’antico Egitto parlavano dell’attività benefica dei decotti
di buccia dei frutti, corteccia ed involucri delle radici. Pare che curassero le affezioni dovute alla tenia (il verme solitario) e alle parassitosi in genere.
Tale opinione veniva condivisa anche dai medici Greci e dagli Arabi
che, anzi, aggiungevano si potesse ipotizzare una certa azione anti-anginosa del succo dei frutti.
Nei tempi recenti, analizzando la pianta si è rilevata la presenza in tutte
le sue parti di due alcaloidi: la pelletierina e l’iso-pelletierina, effettivamente attivi contro i parassiti intestinali.
Come è noto attualmente, il nero ottenuto con i coloranti chimici è abbastanza pericoloso, perché a contatto col sudore si possono accusare allergie e sub-intossicazioni sistemiche. Si pensi solo agli eterni vestiti neri delle donne dell’interno e a tutte le dermatiti documentate durante l’estate,
quando il caldo e il nero favoriscono la traspirazione.
Il nero derivato dal melograno non genera questi effetti, quindi nella
peggiore delle ipotesi non fa male, il che è già tanto. È possibile invece che si potesse avere un certo effetto preventivo portando i tessuti tinti a stretto contatto con la pelle.
Il colore si otteneva facendo bollire a lungo la corteccia del melograno
e aggiungendo i sali di ferro nella quantità adeguata.
Sino a pochi decenni fa, nei paesi di mare era consueto vedere i pesca-
tori portare delle fasce attorno all’addome, un po’ per reggere i pantaloni e un po’ per tenere caldo lo stomaco. Si ricordi che in mare le congestioni sono sempre in agguato. Il particolare curioso è che queste fasce erano sempre di colore nero, come se inconsciamente si tornasse ad una vecchia usanza benefica. Allora, nei centri abitati, l’igiene non era molto curata: poteva capitare che le strade fossero invase da liquami che, a contatto con i piedi scalzi, davano luogo a infezioni intuibili. Lo stesso problema si verificava nelle miniere, dove la mancanza di igiene favoriva la presenza di un parassita, l’anchilostoma duodenale, che scatenava enteriti emorragiche con conseguenti anemie gravi.
I due alcaloidi citati come contenuti nel melograno, data la loro proprietà
di bloccare l’azione del parassita, probabilmente hanno fatto in modo
che durante i secoli si consolidasse l’uso delle fasce tinte in nero per
preservare da malattie di pancia e anemie gravi.
Per i bambini non si usava il nero, ma si facevano bollire le lenzuola nel
decotto di corteccia ottenendo così un color miele, più o meno carico, ma
ugualmente efficace.
Probabilmente c’è una correlazione logica tra il nero e la sua diffusione
così frequente nei paesi caldi, si pensi solo ai paesi arabi e alla necessità di difendersi dalle malattie da parassiti.
Nella Sardegna centrale si trovano ancora paesi con ricordi di estese
coltivazioni di melograni. È un po’ difficile pensare a un uso strettamente
alimentare, anche perché spesso sono coltivazioni di una varietà che genera frutti amari. È più logico pensare a un uso tintorio, quindi a un’utilizzazione quasi industriale volta all’esportazione di una merce pregiata.
Il nero ottenuto nel modo così descritto è stabile alla luce, ai lavaggi e al
tempo. Inoltre, non vira nel verdognolo definito “nero da povero”.
Tale colore, quando andò perduto il ricordo dell’uso antico, si otteneva
con la Daphne cnidium, il popolare truiscu, terribilmente urticante e così
tanto difficile da realizzare.

Il nero è il colore più diffuso nei costumi sardi, specialmente in quelli
maschili. In effetti gli uomini, vivendo all’aperto e percorrendo strade spesso invase da liquami, avevano più probabilità di contaminarsi e quindi occorreva una protezione maggiore. A questo proposito si riferiscono certe prescrizioni delle donne-medicina dell’interno della Sardegna: per evitare febbri puerperali o infezioni ai neonati, si obbligavano i padri a lavare se stessi e i loro calzari con la lisciva (anche se protestavano!).
Queste proprietà benefiche del melograno si consolidarono nei secoli,
come viene testimoniato un po’ da tutte le religioni; si trovano melagrane in rappresentazioni cristiane, arabe e anche ebraiche, tutte riferite però ad una iconografia già esistente.
Da millenni prima di Cristo tale pianta veniva venerata come sacra alla
Dea Madre Mediterranea; si pensi solo alla protezione dalla dissenteria infantile che, sino a non molti decenni fa, mieteva stragi di bambini entro il primo anno di vita.






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babborcu
Salottino
Utente Virtuoso




Inserito il - 02/12/2008 : 08:51:53  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di babborcu Invia a babborcu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
ribadisco:sono i sali di ferro che danno il nero... sul dafne o melograno .. che danno ( lenzuola dei bimbi nel testo) tonalità di giallo. ( mi sembra che sia ovvio se pensi al succo di tali piante) la buccia del melograno, comunque, presso molte comunità era usata ancora sino a tempi non lontani,, almeno durtante l'ultima guerra.. ma le tonalità di giallo che danno le due essenze.... il significato simbolico, scaramantico, religoso, magico del melograno è arcinoto! comunque. riribadisco... la tuniga di Thiesi era tinta con dafne... se vuoi trascrivo la ricetta e do bibliografia )perchè e pubblicata ) ciao






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Nevathrad

Utente Maestro




Inserito il - 02/12/2008 : 10:33:17  Link diretto a questa risposta  Rispondi Quotando
babborcu ha scritto:

ribadisco:sono i sali di ferro che danno il nero... sul dafne o melograno .. che danno ( lenzuola dei bimbi nel testo) tonalità di giallo. ( mi sembra che sia ovvio se pensi al succo di tali piante) la buccia del melograno, comunque, presso molte comunità era usata ancora sino a tempi non lontani,, almeno durtante l'ultima guerra.. ma le tonalità di giallo che danno le due essenze.... il significato simbolico, scaramantico, religoso, magico del melograno è arcinoto! comunque. riribadisco... la tuniga di Thiesi era tinta con dafne... se vuoi trascrivo la ricetta e do bibliografia )perchè e pubblicata ) ciao

No, non è necessario, ho inserito le pagine solo per farti vedere dove avevo letto la cosa...






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babborcu
Salottino
Utente Virtuoso




Inserito il - 02/12/2008 : 11:11:19  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di babborcu Invia a babborcu un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
anch'io l'ho letta e ne ho letto altre , da sottoporre a verifica poichè tutti si peritano a scrivere e nessuno smentisce, ma non è giusto che entri nel merito dell'esattezza delle notizie riportate anche in considerazione delle numerose varianti esistenti in sardegna per le tinture






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santobevitore

Utente Medio


Inserito il - 02/12/2008 : 11:24:34  Link diretto a questa risposta  Mostra Profilo  Visita l'Homepage di santobevitore Invia a santobevitore un Messaggio Privato  Rispondi Quotando
babborcu ha scritto:

ribadisco:sono i sali di ferro che danno il nero... sul dafne o melograno .. che danno ( lenzuola dei bimbi nel testo) tonalità di giallo. ( mi sembra che sia ovvio se pensi al succo di tali piante) la buccia del melograno, comunque, presso molte comunità era usata ancora sino a tempi non lontani,, almeno durtante l'ultima guerra.. ma le tonalità di giallo che danno le due essenze.... il significato simbolico, scaramantico, religoso, magico del melograno è arcinoto! comunque. riribadisco... la tuniga di Thiesi era tinta con dafne... se vuoi trascrivo la ricetta e do bibliografia )perchè e pubblicata ) ciao


è vero! in tempo di guerra mia nonna mi diceva di aver fatto tingere una pezza di tessuto con la buccia del melograno per fare una giacchetta al suocero. Il colore penso fosse una specie di marrone, almeno così mi sembra...Babborcu, potresti trascrivere la ricetta? mi interesserebbe perchè a casa abbiamo già sperimentato la tintura con lo zafferano per ottenere il colore paglierino dei fazzoletti, visto che la stoffa si trova ancora ma non della tonalità giusta.






 Regione Sardegna  ~ Prov.: Oristano  ~ Città: Cabras  ~  Messaggi: 443  ~  Membro dal: 25/08/2008  ~  Ultima visita: 20/07/2012 Torna all'inizio della Pagina
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