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Nota Bene: Risale agli anni immediatamente successivi al 1860, una delle prime raffigurazione del treno e della ferrovia in Sardegna. La si trova nella tavola intitolata "Mih! Su caminu de ferru" , eseguita all'acquerello da Simone Manca di Mores per illustrare i costumi di Ploaghe.



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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
Adelasia Inserito il - 08/10/2007 : 22:05:15
Si avvicina a grandi passi la ricorrenza di Ognissanti e la commemorazione dei defunti.
Da qualche tempo dilaga anche da noi l'ormai americana Halloween (probabilmente di dimenticate e stravolte nobili origini celtiche) e già se ne vedono i richiami...per fortuna dopo qualche anno di disorientamento, mi pare che in Sardegna si diffonda la voglia di riappropriarsi della propria tradizione e delle proprie radici.
Tali ricorrenze nella nostra isola erano molto sentite, intrise di riti pagani, carità cristiana e di leggende raccontate intorno a su foghile, di quelle che i bambini ascoltavano rapiti, tra curiosità e paura.
Erano loro i grandi protagonisti che al mattino, da soli ma prevalentemente in gruppo - trascorsa la misteriosa notte della vigilia nella quale la tavola restava imbandita perché si credeva che i defunti tornassero tra i vivi e si sedessero per consumare un lauto pasto - bussavano nelle case per chiedere in suffragio delle anime dei doni, che facevano scivolare nei cestini e sacchetti.

“Su mortu mortu”, “ animas de prugatoriu, ave maria”, “carki cosa po sas animas” “su bene de sas animas" esclamavano i bambini a seconda della loro lingua e tradizione: quasi una formula magica, un “apriti sesamo” che li riempiva di papassinos, dolci vari, arance, noci, melagrane, mandorle, mele cotogne.
15   U L T I M E    R I S P O S T E    (in alto le più recenti)
Rita Niffoi Inserito il - 02/11/2013 : 18:21:01
Forse é davvero una caratteristica tutta sarda quella di sminuire e addirittura svilire le nostre usanze, la nostra lingua, la nostra stessa storia, infine... Una specie di complesso di inferiorità, una sorta di servilismo che non ha ragione di esistere. Poi magari riproporre pezzi delle nostre radici come folklore, tipo improbabili carnevali estivi, a uso e consumo dei turisti. Intanto é d'obbligo assorbire tutto quello che viene dall'esterno, come appunto Halloween, e scusate se a me sembra ciarpame, arga de muntonargiu come diciamo noi!
Adelasia Inserito il - 31/10/2013 : 20:35:26
Servizio consolatorio sul Tg 3, con Giulio Angioni...
Adelasia Inserito il - 31/10/2013 : 20:28:28
Rita Niffoi ha scritto:

E sulla Nuova Sardegna di oggi mi ritrovo un approfondimento sulla storia di Halloweeven...

Già...con tanto di suggerimenti per "decorare la casa per la notte più spaventosa dell'anno", per "creare il travestimento per la notte più inquietante" e per organizzare "un menù del terrore per la serata a tema spettrale" con tanto di sangue del diavolo, intruglio del sabba e Bloody Mary quali bevande.
Mancava proprio questo speciale, mancava proprio il trionfo del kitsch, della diseducazione, dell'insabbiatura culturale.

L'hanno chiamato "speciale halloween": io lo definirei una esemplare dimostrazione di sindrome tafazziana.
Rita Niffoi Inserito il - 31/10/2013 : 18:11:06
E sulla Nuova Sardegna di oggi mi ritrovo un approfondimento sulla storia di Halloween... Per quanto riguarda, invece, le nostre "piccole" storie, una mia amica di Orgosolo mi diceva stamattina che nel suo paese non esiste una usanza de " su mortu mortu" per la festa di Ognissanti, ma una tradizione simile, quella de " Sa candhelaria" per Capodanno.
Nel mio paese, come in molte altre località sarde, a Ognissanti veniva preparata la cena per i defunti: questo fino agli anni Quaranta del secolo scorso. Mia madre però mi raccontava che il pasto veniva tranquillamente consumato a tarda notte dagli uomini di casa: in tempo di fame e guerra anche le anime defunte dovevano stringere un poco la cinghia!
maria Inserito il - 30/10/2013 : 11:00:52
Paradisola ha scritto:

maria ha scritto:

Paradisola ha scritto:

UP




Maria era per riportare su la discussione


Upsssssssss Bestiolina essendo vecchietta nn conosco tutte queste abbreviazioni
Adelasia Inserito il - 29/10/2013 : 20:39:17
Ediangela Sechi riporta, nel suo libro "Su Toccu. Morte e usanze funebri a Sindia", che fino a 20-30 fa a novembre <<...i bambini si aggiravano per le case del paese e con la formula: a mi faghides bene? ricevevano un pane chiamato cukkuru 'è molthu, castagne e fichi secchi. Era fatto appositamente per la questua dei bambini: era di pasta dura, rotondeggiante con il centro pieno, rialzato e lavorato a intagli quadrati (la sua forma richiamava l'idea di un cranio di morto).>>
Adelasia Inserito il - 29/10/2013 : 20:08:11
Anch'io ringrazio Rita: bellissima la sua rievocazione.
Intanto noi, zucconi, continuiamo a seguire le zucche altrui...
Paradisola Inserito il - 29/10/2013 : 16:06:48
maria ha scritto:

Paradisola ha scritto:

UP




Maria era per riportare su la discussione

Grazie Rita!
Rita Niffoi Inserito il - 29/10/2013 : 14:13:48
Nei ricordi della mia infanzia è ben vivo il ricordo de "S' Animeddha". Nelle ultime settimane del mese di ottobre i bambini si procuravano delle zucche per preparare, appunto, s' animeddha. Gli adulti venivano coinvolti per trovare le zucche più grosse, in pratica ogni bambino ne aveva, alla fine, almeno due o tre: questo perché la preparazione, che spesso era almeno assistita dai grandi, era sempre difficile e rischiosa. La zucca veniva pian piano svuotata e intagliata fino a formare quella sorta di teschio che tutti conosciamo, ma naturalmente la fatica non finiva lì: bisognava collocare all'interno di essa una candela e provare ad accenderla perché l'effetto finale doveva essere assolutamente perfetto. Quando finalmente arrivava il 31 ottobre, fin dal primo pomeriggio si riunivano le compagnie dei bambini (ahimè, solo maschi) e all'imbrunire,accese le zucche e provvisti di sacchi di tela, sciamavano verso le case, bussando a ogni porta. -Chi è? -Animeddha! -rispondeva il coro. Appena la porta veniva aperta, i bambini chiedevano: - A nollu dazes su mortu mortu?
Nei sacchi venivano versati papassinos, frutta secca, mele, pere, melagrane, mele cotogne e qualche caramella. Giusto il tempo di un ringraziamento e il gruppo correva verso un'altra casa. Il paese si illuminava di luci che si spostavano da un punto all'altro e risuonava di voci eccitate e risate. Spesso i gruppi si incrociavano e talvolta poteva verificarsi qualche scontro fra bande e qualche furto. Alla fine, ed era già notte fonda, ogni gruppo si riuniva e il ricavato della serata veniva diviso più o meno equamente. La sera dopo, vigilia della festa dei defunti, si replicava. Noi bambine avevamo una piccola zucca e ci recavamo dai parenti a prendere su mortu mortu. Col tempo l'usanza si modernizzo', iniziarono a distribuire soldi, intendo qualche spicciolo, , frutta secca o fresca che fosse non ne voleva più nessuno...Ma molti anziani continuarono saggiamente a distribuire frutta e dolcetti! Da qualche anno la Pro loco organizza una festa per i bambini e le zucche più belle vengono premiate; per tutti ci sono i dolcetti. Alcuni gruppi escono come un tempo, anche le bambine formano le loro compagnie, ed é bello vederli, anche se è solo un pallido ricordo del tempo passato!
maria Inserito il - 29/10/2013 : 08:19:34
Paradisola ha scritto:

UP

Paradisola Inserito il - 28/10/2013 : 21:12:36
UP
Marcello79 Inserito il - 23/08/2013 : 12:21:44
Mia nonna la sera del primo novembre apparecchiava sempre la tavola per i cari estinti. Non mancava niente: pane, uova, pasta, vino rosso, formaggi. Piatti di ceramica, bicchieri di cristallo, tovaglioli da ristorante mai usati.
Per poi ovviamente sparecchiare la mattina successiva.
Ricordo che dovevo evitare di fare dell'ironia su questa usanza... Non so se lei ci credesse davvero...

Viveva a Sassari.
Paradisola Inserito il - 24/10/2012 : 17:49:57
Dal museo Deleddiano mi informano che intendono rinnovare l’iniziativa de "su mortu mortu" anche quest’anno donando a tutti bambini che visiteranno il Museo Deleddiano dal 1 al 4 novembre p.v. dolci e frutta secca che costituiscono l’offerta tradizionale contenuta in un sacchetto bianco che ricorda le federe bianche usate anticamente per la questua.

Il Museo sarà aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00 L’ingresso è gratuito.

Per una migliore organizzazione delle visite degli scolari si prega di contattare il Museo Deleddiano (tel. 0784 258088).



milly73 Inserito il - 01/11/2011 : 17:29:02
Da noi stasera passa "Maria Pinta Oru", suona nelle case e chiede cosa abbiamo cenato.
Bisogna mangiare un bel piatto di spaghetti al sugo, se non si è mangiato, bucano con un forcone (per scherzo e per finta) la pancia, non ho mai capito la motivazione, sarebbe bello saperne di più
Adelasia Inserito il - 01/11/2011 : 00:09:48
Annoto, con più di una punta di rammarico, il proliferare di zucche vuote e ghignanti e di pargoli che anticipano il carnevale...
Non mi resta che attendere, contrita e rassegnata, il Giorno del Ringraziamento con collaterali parate.

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