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Nota Bene: In alcuni paesi dell'OGLIASTRA , in un passato non tanto lontano, si confezionava e mangiava un raro PANE DI GHIANDE.
Le ghiande, opportunamente tostate e macinate, erano mescolate con argille, che ne moderavano l'acidità ed il sapore allappante. Questo tipo di pane viene collegato da alcuni studiosi a riti magico-propiziatori che prevedevano la "geofagia", ovvero l'ingerimento di terra, ma e' stato probabilmente conservato anche per l'atavica penuria alimentare che affliggeva i poveri delle popolazioni dell'Interno.



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 1^ ed. Premio biennale Salvatore Cambosu

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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
Adelasia Inserito il - 31/03/2012 : 00:27:59
Era il 1957.
Scriveva Maria G. Dore, nel n. 17 della prestigiosa “Ichnusa” di Antonio Pigliaru, che già dai suoi primi romanzi Salvatore Cambosu aveva continuato a battere la sua strada con una decisa “fedeltà a se stesso”.

Era chiaro sin dagli inizi", sosteneva nella recensione di Una stagione a Orolai, "che per quella strada la sua arte non avrebbe avuto risultati di successo proporzionato alla qualità di cui disponeva: non avrebbe tirato dietro di sé in folla, in massa, i lettori e il così detto grande pubblico. A questo grande pubblico e alla critica che ne dirige gli spostamenti Salvatore Cambosu sarebbe rimasto fatalmente eterogeneo. Egli ebbe certo, da gran tempo, coscienza di questa fatalità, e nulla fece per modificarla, per uscirne.
Anzi, la decise, vi sprofondò”.


Non “tirava “ allora le folle, lo scrittore schivo e melanconico, forse amaro come il suo miele, ma Michelangelo Pira, Gonario Pinna, Antonio Pigliaru, Francesco Masala sì: essi capirono.

E’ trascorso, da quel lontano 1957 più di mezzo secolo; seppure in quel silenzio profetizzato, equidistantemente lontano da certe fastidiose santificazioni popolari e da beceri snobismi culturali, Salvatore Cambosu si è conquistato un posto di assoluto rilievo nella storia della letteratura sarda: “Miele amaro”, giusto per citare la sua opera più nota, rappresenta una staordinaria, poetica enciclopedia della Sardegna che, partendo dai suoi archetipi, ne attraversa la storia, le fiabe, la cultura.

Tutti ormai ne hanno sentito parlare, ma io credo che quel “grande pubblico” non conosca davvero le sue opere: ecco perché accolgo con molto favore l’iniziativa della Fondazione Salvatore Cambosu, con sede a Orotelli, che ha bandito la prima edizione di un Premio biennale dedicato allo scrittore

http://www.fondazionecambosu.it/hom...cambosu.html

con lo scopo di promuovere e approfondire la lettura e la conoscenza del grande narratore- poeta: uno di quelli che lasciano un segno, uno di quei pochi privilegiati che possono“anche con un solo verso far nascere tempesta e arcobaleno” ( da “Miele amaro”).

3   U L T I M E    R I S P O S T E    (in alto le più recenti)
Adelasia Inserito il - 28/01/2013 : 22:35:09
Che fine ha fatto il concorso???

Ecco cosa riporta il succitato sito:

"Esito Finale.
La Giuria, al termine dei propri lavori, nella riunione del 19/12/2012, con riferimento alle tre sezioni del Premio, rilevato l'inadeguato livello qualitativo delle opere a concorso e la non effettiva aderenza delle stesse alle vincolanti indicazioni del Regolamento, relative a convincenti riferimenti alle opere di Salvatore Cambosu, ha deciso che nessuna di esse fosse meritevole di essere premiata. Alcun premio viene conseguentemente assegnato al termine di questa prima edizione del concorso bandito dalla Fondazione."



Adelasia Inserito il - 07/04/2012 : 23:10:36
G. C., sono ben lieta che replichi e divulghi: perchè leggere Cambosu aiuta a conoscerci meglio: <Chi tocca "Miele amaro" tocca un popolo>, diceva Michelangelo Pira.

E si riferiva solo a quel libro...
Paradisola Inserito il - 03/04/2012 : 20:07:25
Grazie Adelasia, replico anche su http://www.paradisola.it

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