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Nota Bene: I più antichi manufatti rinvenuti in Sardegna risalgono al Paleolitico inferiore. Si tratta di oggetti in selce e quarzite databili tra 450.000 e 120.000 anni fa, rinvenuti nell’Anglona nella parte settentrionale dell'isola.



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V I S U A L I Z Z A    D I S C U S S I O N E
pisittu Inserito il - 24/01/2008 : 15:50:47
dopo il caso tirrenia,altre due perle:


CIVITAVECCHIA-G.ARANCI:saranno eliminati tutti i traghetti che trasportano i vagoni ferroviari

AGI) - Cagliari, 23 gen. - “Dopo l’esclusione dei porti sardi dalle ‘autostrade del mare’ e dopo i tagli della finanziaria 2008 ai contributi alle Ferrovie dello Stato per il collegamento Civitavecchia-Golfo Aranci, con il temuto annuncio dell’Ad Moretti, e’ arrivato l’ultimo colpo inferto alla continuita’ territoriale e, dal prossimo aprile, saranno eliminati tutti i traghetti che trasportano i vagoni ferroviari in quella tratta”. I senatori Massimo Fantola (Riformatori) e Mariano Delogu (An) hanno presentato un’interrogazione parlamentare perche’ - affermano - non ci sara’ piu’ una nave che imbarchera’ i carri per e da la Sardegna. Sono stati almeno 800 - sottolineano - quelli in arrivo mensilmente gli anni scorsi.
Gia’ dal 2007 - spiegano i due parlamentari - era rimasto in esercizio il solo Centro ferroviario intermodale di Sassari con il risultato che le merci via ferrovia non arrivavano piu’ nell’area Cagliaritana. Oggi tutto il trasporto merci su rotaia scomparira’ di fatto dall’intera Sardegna e sara’ dirottato su strada considerate le “rotture di carico” a cui sarebbero sottoposti i carichi negli scali portuali, con conseguenti perdite di tempo e denaro. Ma questo e’ solo l’ultimo schiaffo ricevuto, perche’ quello successivo se lo aspettano i 300 lavoratori tra occupazione diretta e indotto. A dispetto di tutto il mondo che sostiene ed incentiva la cosiddetta “cura del ferro”, la politica cammina (incredibilmente) nella direzione opposta e cioe’ sposta il traffico su rotaie verso la gomma ed in particolare sulle principali arterie viarie dell’Isola, la Carlo Felice e la 131, che saranno cosi’ sempre piu’ intasate e con una cascata di costi - anche ambientali - sempre maggiori. (AGI)

------

naturalmente i "nostri" politici si limiteranno alla solita interrogazione parlamentare,che come al solito verrà inascoltata .

inoltre:
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2008-01-24 15:09
Al via gara lavori su porto di Napoli
Per costruire cassa di colmata Terminal di Levante
(ANSA) - NAPOLI,24 GEN -Sara' bandita a breve la gara per la costruzione della cassa di colmata del Terminal di Levante, per un valore di oltre 150 milioni di euro.L'opera e' propedeutica alla realizzazione del Terminal destinato al traffico container e portera', una volta ultimato, i volumi di traffico del porto di Napoli ad oltre 1 milioni di contenitori in teu all'anno. E' stato firmato il decreto di compatibilita' ambientale sul progetto Darsena di Levante da parte dei ministri dell'Ambiente e dei Beni Culturali


dopo aver favorito gioia tauro,ora tocca a napoli....tutto a discapito del porto canale di cagliari!
...meno male che ci mandano l'immondizia,grazie grazie davvero!

http://www.firmiamo.it/no-alla-sard...-dell-italia
15   U L T I M E    R I S P O S T E    (in alto le più recenti)
stradafacendo Inserito il - 28/02/2008 : 15:41:54
pisittu ha scritto:

la protezione civile taglia i fondi alla sardegna,i voli dei canadair antincendio sono a rischio,buonaparte dei fondi saranno impiegati per il completamento della ricostruzione del dopo-terremoto del molise

fonte tg3 sardegna

chiedetelo ai big quando vengono a raccattare voti.


Pisittu... fai nomi e cognomi, per favore, del... "dirottatore di fondi"!!!

A me risulta che Pecoraro Scanio e gli "amici del sole" volessero il Parco del Gennargentu... "a tutti i costi"!!!

Non si tratta della solite "bufale"... le cui mozzarelle (napoletane) sono... tanto buone???

Stradafacendo...
paola Inserito il - 23/02/2008 : 17:29:32

pisittu Inserito il - 23/02/2008 : 16:57:02
la protezione civile taglia i fondi alla sardegna,i voli dei canadair antincendio sono a rischio,buonaparte dei fondi saranno impiegati per il completamento della ricostruzione del dopo-terremoto del molise

fonte tg3 sardegna

chiedetelo ai big quando vengono a raccattare voti.
atandha Inserito il - 20/02/2008 : 00:39:41
asia ha scritto:
Ricordo che tanto tempo fa c'era un giovane che, dalle parti della Palestina, andava dicendo: Io sono la via, la verità e la vita.
Mi hanno detto che l'hanno crocefisso.


Avranno mica dimenticato di dirti che è risorto?
Turritano Inserito il - 08/02/2008 : 20:45:29
ESAGERATA! Ma che bel paragone, però un po’ fuori luogo, mi sembra.
Ti ho gia detto e ripetuto che le mie sono solo opinioni, come le tue. Non c’è nessuna arroganza, nessuna volontà di salire in cattedra né, tanto meno, la pretesa di dire la verità assoluta. Io la vedo solo come un confronto di idee. Ma evidentemente tu accetti il confronto solo quando le idee coincidono con le tue, altrimenti ti senti “aggredita”.

Tu dici:
“Sono abituata a confrontarmi con tutti, purchè abbia la certezza che il discorso sia produttivo, di interscambio, all'insegna del rispetto”. Ed è esattamente quello che dico anch’io. Proprio così, io non ho mai mancato di rispetto a nessuno, perciò dialogo con tutti, anche con te, finché c’è rispetto. Cosa che tu hai dimostrato di non avere, né per le mie idee, né per la mia persona. Tu dici: “Talvolta ho la presunzione di capire se l'interlocutore ha la vocazione al monologo. Forse è una mia debolezza”. Debolezza non lo so, ma la tua presunzione è tanta. Sei proprio fuori strada: ma dove la vedi questa vocazione al monologo? Un monologo addirittura “prescrittivo che intende indicare la via maestra ai poveri di spirito”. Ah, è così che tu definisci chi ha idee diverse dalle tue? E scusa tanto se io mi sono intromesso (con i miei scomodi argomenti) in una discussione che credevo aperta a tutti i forumisti. Evidentemente mi sbagliavo: era limitata a solo due o tre persone con idee non molto dissimili, o forse ti sei sbagliata tu, che credi di essere nel salotto di casa tua. Tutti i post da me scritti dimostrano che io accetto civilmente il dialogo con chiunque e con il massimo rispetto, anche e soprattutto con chi ha idee diverse dalle mie, perché se io accettassi di discutere solo con chi la pensa come me non sarebbe appagante. Sarebbe solo un monologo, un noiosissimo inutile monologo. Concludendo, per quanto mi riguarda mi sono limitato a rispondere ad accuse tanto ingiuste quanto pretestuose, rimandandole al mittente.
P.S. Chiedo scusa ai moderatori per questa polemica non voluta, oltretutto ormai off topic.
Io la finisco qua.
asia Inserito il - 07/02/2008 : 23:31:15
Bene Asia, non vuoi discuterne direttamente con me, ma lo fai indirettamente,. E allora mi scuserai se io, invece mi rivolgo a te direttamente.
Capisco che certi discorsi ti danno fastidio, ma cosa ci posso fare, non si può fare a meno di parlarne.

Mi riferivo a questa aggressività.
Se io mi rivolgo ad un terzo, non trovo corretto che tu ti inserisca in modo così invasivo, dicendo che ti mando messaggi indiretti perchè non ho il coraggio di affrontarti direttamente, in quanto il discorso mi dà fastidio.
Sono abituata a confrontarmi con tutti, purchè abbia la certezza che il discorso sia produttivo, di interscambio, all'insegna del rispetto.
Talvolta ho la presunzione di capire se l'interlocutore ha la vocazione al monologo. Forse è una mia debolezza.
Se poi il monologo ha valore prescrittivo ed intende indicare la via maestra ai poveri di spirito (che non conoscono la storia della Sardegna ed il credo indipendentista), cambio proprio canale.

Che dire poi di queste tue affermazioni?

Anzi, se posso dirlo mi sei addirittura simpatica. Ma non è che tu sei un po’ permalosetta? Il motivo che stai accampando mi sembra un po’ deboluccio e inconsistente, perciò, mi sbaglierò, ma continuo a pensare che ti dia fastidio non tanto il modo, quanto la sostanza del discorso.


Ricordo che tanto tempo fa c'era un giovane che, dalle parti della Palestina, andava dicendo: Io sono la via, la verità e la vita.
Mi hanno detto che l'hanno crocefisso.



Turritano Inserito il - 07/02/2008 : 20:37:39
asia ha scritto:

Non da oggi, da secoli: Aragona e Spagna prima, Savoia e Italia poi. Insomma è un male incancrenito, perciò non ci si può aspettare nessuna alternativa per il futuro se non con una rivoluzione (indipendenza politica e mentale) della Nazione Sarda, del Popolo Sardo.


Ecco il motivo per cui non mi sono rivolta direttamente a te, Turritano.
Certe cose le intuisco subito.
Solitamente preferisco discorsi meno aggressivi, più garbati e più possibilisti.
E sono solita affiancarmi a chi coltiva il beneficio del dubbio.
Perchè sa costruire ponti comunicativi, considerando gli altri come risorse e non come minus habentes.

P.S. Non mi danno fastidio certi discorsi, ma certi modi.

Ciao Asia, non credo ai miei occhi: mi accusi di considerare gli altri “come minus habentes” , in altre parole, di avere la puzza sotto il naso. Ti assicuro che non è così, sei molto lontana dal vero. Anzi, se posso dirlo mi sei addirittura simpatica. Ma non è che tu sei un po’ permalosetta? Il motivo che stai accampando mi sembra un po’ deboluccio e inconsistente, perciò, mi sbaglierò, ma continuo a pensare che ti dia fastidio non tanto il modo, quanto la sostanza del discorso. Comunque mi dispiace, credimi, che ti sia sembrato “aggressivo” e "sgarbato" perché proprio non volevo esserlo. Deciso sì, magari anche un po’ provocatorio, ma non aggressivo. E se lo sono stato, questo era al di fuori delle mie intenzioni, per cui ti chiedo scusa.
Mi spiego. Vediamo la tua citazione, che è una mia risposta alla tua frase: “Dire che il malessere sardo è prodotto dall'Italia equivale ad affermare che se un figlio si droga è colpa dei genitori.
I quali sicuramente hanno avuto un peso nell'orientamento del ragazzo, ma non hanno potuto decidere per lui.
I politici nostrani sono la copia riveduta e scorretta di ciò che si vede in Parlamento.
Ma per loro scelta, non per imposizione.
E non ci lasciano sperare in grandi alternative per il futuro”. Nella risposta, che tu consideri aggressiva, addirittura, sino a un certo punto ti davo ragione: E’ nella conclusione evidentemente che divergiamo. Riprendiamo il discorso. Tu dici: “Dire che il malessere sardo è prodotto dall’Italia equivale ad affermare che se un figlio si droga è colpa dei genitori” (io dico, può essere, non sempre, ma può essere) i quali sicuramente hanno avuto un peso nell’orientamento del ragazzo (scusa se è poco! n.d. T.) ma non hanno potuto decidere per lui” (mi sembra giusto, n. d. T.).” E continui: “I politici nostrani sono la copia riveduta e scorretta di ciò che si vede in Parlamento.
Ma per loro scelta, non per imposizione.
E non ci lasciano sperare in grandi alternative per il futuro.”
E io sono d’accordo sulla prima parte, non sulla seconda, cioè siamo d’accordo sulla diagnosi ma non sulla eziologia e sulla prognosi e, quindi, neanche sulla terapia. Infatti tu dici che, questi politici sardi (?) “non ci lasciano sperare in grandi alternative per il futuro.” E io sono d’accordo anche su questo, infatti è vero: grandi alternative, subito pronte, non ne abbiamo. Non si può sovvertire dall’oggi al domani “un male incancrenito”. Quindi su questo siamo d’accordo. E’ sull’origine del male che divergiamo. A me sembra che i politici nostrani sono eredità e frutto del passato, di un lungo tempo di asservimento della Nazione Sarda a stati egemoni stranieri, tu invece prendi una comoda scorciatoia e dici che la colpa è solo loro. Fatta la diagnosi (e vista l’eziologia) passiamo alla prognosi e ai rimedi. Tu dici di “non sperare in grandi alternative per il futuro” e anche su questo sono d’accordo, infatti bacchetta magica non ne abbiamo, ma io, a differenza di te, un rimedio lo vedo: una rivoluzione (indipendenza politica e mentale) della Nazione Sarda, del Popolo Sardo. Solo così si uscirebbe da questa palude. Preciso, a scanso di equivoci, che non necessariamente una rivoluzione è armata e cruenta, può essere anche pacifica e democratica. Siccome i politici sono la rappresentazione del popolo che gli ha eletti, bisognerebbe far fare al popolo sardo un’inversione di 180 gradi nella mentalità, nella conoscenza della sua storia e della sua identità. Solo allora verrebbero eletti politici consoni alle esigenze della Sardegna e del suo popolo.
Dov’è che vedi l’aggressività? Son solo opinioni e ragionamenti. Due punti di vista differenti, difficilmente conciliabili, ma non c’è intolleranza né sufficienza (almeno da parte mia), solo l’intenzione di confrontarmi pacatamente con chi la pensa in modo diverso dal mio.
asia Inserito il - 07/02/2008 : 03:05:52
Non da oggi, da secoli: Aragona e Spagna prima, Savoia e Italia poi. Insomma è un male incancrenito, perciò non ci si può aspettare nessuna alternativa per il futuro se non con una rivoluzione (indipendenza politica e mentale) della Nazione Sarda, del Popolo Sardo.


Ecco il motivo per cui non mi sono rivolta direttamente a te, Turritano.
Certe cose le intuisco subito.
Solitamente preferisco discorsi meno aggressivi, più garbati e più possibilisti.
E sono solita affiancarmi a chi coltiva il beneficio del dubbio.
Perchè sa costruire ponti comunicativi, considerando gli altri come risorse e non come minus habentes.

P.S. Non mi danno fastidio certi discorsi, ma certi modi.

Turritano Inserito il - 06/02/2008 : 23:57:05
asia ha scritto:
Concordo in pieno.
Tutta la storia... dagli albori ai giorni nostri, è fatta di conquiste, sopraffazioni e imposizioni.
E' incontestabile.
Nè si può pensare di annullare secoli di storia, solo perchè la si conosce.
ecc. ecc.
Bene Asia, non vuoi discuterne direttamente con me, ma lo fai indirettamente,. E allora mi scuserai se io, invece mi rivolgo a te direttamente.
Capisco che certi discorsi ti danno fastidio, ma cosa ci posso fare, non si può fare a meno di parlarne.
“Tutta la storia... dagli albori ai giorni nostri, è fatta di conquiste, sopraffazioni e imposizioni.
E' incontestabile.
Nè si può pensare di annullare secoli di storia, solo perchè la si conosce.
E anche se, per assurdo ci si riuscisse, resterebbe l'idioma, marchiato a fuoco dall'invasore.
La lingua, che tanto si vuol difendere come patrimonio identitario esclusivo, altro non è che la sedimentazione delle parlate dei dominatori (in domo mia, ventana, crasi...)
Quindi... da un lato si vorrebbe tentare uno sdoganamento dal potere centrale, dall'altro si vorrebbe conservare un patrimonio linguistico assolutamente contingente ed ibrido, frutto di pesanti sovrapposizioni idiomatiche.”
Non tutta la storia: c’è anche quella fatta da chi si difende, che a volte ci riesce e a volte no. Però attenzione: la Storia non ama gli “status quo” ed è in continuo mutamento. Cosa ci riserva non si sa. Anche l’’Italia un tempo era “una semplice espressione geografica”...
Nessuno vuole annullare neanche un solo giorno di storia, la si conosca o no.
Tutti gli idiomi, chi più chi meno, sono frutto di sovrapposizioni di influenze di altri popoli e lingue, non solo “dall’invasore”. I romani influenzavano col latino non solo i popoli assoggettati, ma anche i popoli vicini. La lingua, come tutte le cose vive è in continua evoluzione. La lingua sarda per esempio (che è quella a cui tu, senza nominarla ti riferisci), non è una semplice sostituzione, ipso fatto, di una lingua originaria con una importata. E’ una lingua neolatina, è vero, esattamente come quelle di altre parti dell’ex impero romano. Però sa Limba Sarda, a parte il fatto che conserva tutt’oggi qualche retaggio prelatino, si è evoluta nel tempo, in base alla lingua antecedente, in base all’esperienza e al modo di vivere del popolo che la praticava e rappresenta per noi secoli e secoli di Storia, per lo meno dai Giudicati ai nostri giorni, insomma più di un millennio, scusa se è poco. E’ frutto di momenti storici diversi, di indipendenza e di soprafazione, di momenti storici felici e di momenti travagliati. Ma è sempre la Nostra Storia, di ciò che hanno fatto o subito i nostri antenati. Non la puoi liquidare disinvoltamente, semplicemente e freddamente come “un patrimonio linguistico assolutamente contingente ed ibrido, frutto di pesanti sovrapposizioni idiomatiche”. Come vedi è molto di più.
Non c’è quindi nessuna contraddizione, fra il voler conservare “Sa Limba Nostra”, patrimonio identitario esclusivo, e il volere un’indipendenza da uno stato straniero per la Nazione Sarda (altro che “sdoganamento!). Sono due facce della stessa medaglia.
“di sicuro non sarebbe esistita una Sardegna-nazione” . “E anche qui concordo in pieno.
Restare ancora col mito della carta de logu e dell'età dell'oro significa avvitarsi su se stessi e sulla propria storia in modo nostalgico e improduttivo.
Con tutto il rispetto per quel documento che ha un grande valore nel percorso giuridico-amministrativo della Sardegna”.
Per la prima frase ho già risposto nel mio post precedente, ma è evidente che bisogna ribadirlo: Stato e Nazione non sono sinonimi. La Sardegna Stato Sovrano non esiste, ma la Nazione Sarda esiste tutt’oggi (consultare il dizionario, prego). E nella storia è sicuro (a volte) solo il passato e il presente, Il futuro è sempre e solo ipotetico. Insomma non si fa la Storia con i “se”, si possono fare solo ipotesi, più o meno verosimili, ma solo ipotesi.
Nessuno vuole restare abbarbicato “al mito” della Carta De Logu”. Che non è “un mito”, non è neanche solo un semplice, freddo “percorso giuridico amministrativo della Sardegna), ma un documento, uno spaccato della vita del nostro popolo quasi un millennio fa. Bene o male è un pezzo della nostra storia, è questo il significato. “L’ età dell’oro” non c’entra nulla. Tutto questo non è “un avvitarsi su se stessi e sulla propria storia in modo nostalgico e improduttivo”, ma ricordare il nostro passato, le nostre radici, perché un popolo che dimentica le sue radici non ha futuro.

Dire che “il malessere sardo è prodotto dall'Italia equivale ad affermare che se un figlio si droga è colpa dei genitori.
I quali sicuramente hanno avuto un peso nell'orientamento del ragazzo, ma non hanno potuto decidere per lui.
I politici nostrani sono la copia riveduta e scorretta di ciò che si vede in Parlamento.
Ma per loro scelta, non per imposizione.
E non ci lasciano sperare in grandi alternative per il futuro.”

Io non dico “tout court” che il “malessere sardo è prodotto dall’Italia” e non lo penso nemmeno. Che i politici sono la copia di ciò che si vede in parlamento lo dici tu e lo dico anch’io. Non per imposizione, ma neanche per loro scelta. “La scelta” è dovuta al fatto che sono pur sempre membri di partiti italiani e, quindi, il loro cervello è altrove. Ma perché? I motivi sono diversi, ma tutti riconducibili al fatto che la Nazione Sarda è sottomessa a uno stato straniero. Non da oggi, da secoli: Aragona e Spagna prima, Savoia e Italia poi. Insomma è un male incancrenito, perciò non ci si può aspettare nessuna alternativa per il futuro se non con una rivoluzione (indipendenza politica e mentale) della Nazione Sarda, del Popolo Sardo.
asia Inserito il - 06/02/2008 : 01:33:33
Odisseo ha scritto:

Perdonami Turritano,
ma come avrebbe dovuto essere la storia sarda? Diversa dalla storia europea e mondiale, fatta di conquiste, acquisizioni e cessioni di territori, come si è sempre fatto? Te lo chiedo senza polemica, ma la storia non si fa con se e con i ma, le vicende odierne sono le nipoti del grande "corri-corri" alla creazione degli stati nazionali.

Concordo in pieno.
Tutta la storia... dagli albori ai giorni nostri, è fatta di conquiste, sopraffazioni e imposizioni.
E' incontestabile.
Nè si può pensare di annullare secoli di storia, solo perchè la si conosce.
E anche se, per assurdo ci si riuscisse, resterebbe l'idioma, marchiato a fuoco dall'invasore.
La lingua, che tanto si vuol difendere come patrimonio identitario esclusivo, altro non è che la sedimentazione delle parlate dei dominatori (in domo mia, ventana, crasi...)
Quindi... da un lato si vorrebbe tentare uno sdoganamento dal potere centrale, dall'altro si vorrebbe conservare un patrimonio linguistico assolutamente contingente ed ibrido, frutto di pesanti sovrapposizioni idiomatiche.

E' stato un moto ineluttabile, inarrestabile e ben documentato.
I Savoia hanno provato a giocare, giocando sempre sporco, e gli è andata fin troppo bene.
Quindi, se non era Italia, era Francia o magari...Gran Bretagna, di sicuro non sarebbe esistita una Sardegna-nazione.

E anche qui concordo in pieno.
Restare ancora col mito della carta de logu e dell'età dell'oro significa avvitarsi su se stessi e sulla propria storia in modo nostalgico e improduttivo.
Con tutto il rispetto per quel documento che ha un grande valore nel percorso giuridico-amministrativo della Sardegna.

La sconfitta della Sardegna non è nel fatto di essere italiana, è nel vedere i suoi figli andarsene via, è nel constatare che non ci sono investimenti, che non c'è imprenditorìa, è nel dolersi del fatto che, pur esendo (rimasti) in 4 gatti, manco c'è lavoro per tutti.
Se oggi sia possibile una via all'indipendenza non lo so.
Forse a Roma (fatti due calcoli economici) gliene frega poco o nulla se la Sardegna se ne va, ma di certo - come sottolinea Asia - su questo fronte ancora oggi la situazione del fronte indipendendetist-autonomist è quella del "centu concas, centu barrittas".
Cioè stiamo a zero.

Dire che il malessere sardo è prodotto dall'Italia equivale ad affermare che se un figlio si droga è colpa dei genitori.
I quali sicuramente hanno avuto un peso nell'orientamento del ragazzo, ma non hanno potuto decidere per lui.
I politici nostrani sono la copia riveduta e scorretta di ciò che si vede in Parlamento.
Ma per loro scelta, non per imposizione.
E non ci lasciano sperare in grandi alternative per il futuro.
Turritano Inserito il - 05/02/2008 : 23:42:45
Niente da perdonare, Odisseo, figurati. Ognuno ha le sue esperienze, e da quelle si generano la mentalità e l’opinione personale. E, se non sono offensive, le opinioni sono tutte rispettabili. Solo che, per avere un opinione, bisognerebbe conoscere i fatti, gli antecedenti.
Ma veniamo al dunque. Evidentemente abbiamo due diversi punti di vista sull’indipendentismo sardo, quindi vediamo le cose in modo diverso. “La storia non si fa con i se e con i ma”, lo sappiamo tutti, ma i”i se e i ma” servono per fare dei ragionamenti e per spiegare i concetti. Poi tutto rimane come prima. Però la storia è in continuo mutamento: quello che ci riserva non si sa. La storia di ciascun popolo è quella. Punto e basta. Ma non è ineluttabile. Il fatto che la Sardegna, oggi, non sia uno stato indipendente ha poco da vedere con l’Inghilterra, i Savoia, l’Austria e tutte le vicende del IX° sec. e magari anche quelle dell’VIII°. Bisognerebbe risalire a “qualche” secolo prima: ai Giudicati, all’ingerenza delle Repubbliche Marinare Italiane e a Bonifacio XIII. Bisognerebbe risalire all’epopea sfortunata degli Arborea e della lotta contro gli aragonesi. Dopodiché la nostra isola rimase agganciata per secoli alla Spagna, ne più ne meno di come adesso è agganciata all’Italia (anche allora tutti si credevano spagnoli!) ed è da allora che risale il detto (disgraziatamente vero e valido ancora oggi) “pocos, locos y malunidos”. I Savoia non hanno fatto altro che approfittare della situazione internazionale a inizio secolo ‘VIII: crisi e decadenza della Spagna. E’ stato un dono delle grandi potenze del tempo, Inghilterra e Austria (rivali di Spagna e Francia). Ma era un dono di comodo: la Sardegna di allora, tenuta sotto il tallone spagnolo per tanti secoli, non era in grado di diventare uno stato indipendente. L’Austria e l’Inghilterra avevano paura che la Francia se ne impadronisse, rompendo l’equilibrio, lo”status quo” nel Mediterraneo. E così che la Sardegna è diventata italiana. A dispetto del fatto che “la Sardegna non è Spagna ma non è neanche Italia”. Questo in sintesi il resoconto fatto da un inviato dei Savoia per vedere cosa mai era questa Sardegna, così inaspettatamente ottenuta. Cioè la Sardegna aveva delle caratteristiche che non erano né di Spagna ne d’Italia, ma sue proprie, peculiari. In altre parole la Sardegna era (ed è) una nazione. Si ricorda che “nazione” e “stato” non sono sinonimi. Nazione è un popolo che ha una sua storia, una sua cultura, una sua lingua. Stato è una questione, una organizzazione politica.
L’Italianità della Sardegna, cioè l’appartenenza allo stato italiano è, quindi, un fatto casuale.
E finora non ho usato nessun “se”.
Veniamo alla seconda parte.
I “figli” che (aimé!) se ne vanno e tutt’altro discorso. Come il non avere imprenditoria e, conseguentemente, non esserci investimenti. A queste condizioni è ovvio che non ci sia lavoro per tutti, in Sardegna. Ma qual è l’origine di questa situazione? Bisogna ancora una volta risalire alla transizione fra l’era spagnola e quella savoiarda: la Sardegna era totalmente impreparata, ancora sotto un trattamento feudale. Fra Sardegna e Piemonte c’era un gap enorme, incolmabile. E infatti, seppure ridotto, esiste tutt’oggi. Ovvio, che dipende in gran parte dall’”odiata” Italia.” Kentu concas kentu berritas”: noi ci mettiamo del nostro, eccome! Però conviene agli occupanti (dividi et impera, dicevano gli antichi romani). La via all’indipendenza è possibile, basta volerlo, cioè basta che il popolo sardo metta da parte i campanilismi, gli egoismi del particolare e trovi l’unità. Non è poco. Però se ci riuscissimo sarebbe un bene per tutti. Basta ricordare la Repubblica di S. Marino.
Ciao
P.S. non ho usato molti "se", forse uno solo.
Odisseo Inserito il - 05/02/2008 : 22:02:33
Perdonami Turritano,
ma come avrebbe dovuto essere la storia sarda? Diversa dalla storia europea e mondiale, fatta di conquiste, acquisizioni e cessioni di territori, come si è sempre fatto?
Te lo chiedo senza polemica, ma la storia non si fa con se e con i ma, le vicende odierne sono le nipoti del grande "corri-corri" alla creazione degli stati nazionali.
E' stato un moto ineluttabile, inarrestabile e ben documentato.
I Savoia hanno provato a giocare, giocando sempre sporco, e gli è andata fin troppo bene.
Quindi, se non era Italia, era Francia o magari...Gran Bretagna, di sicuro non sarebbe esistita una Sardegna-nazione.

La sconfitta della Sardegna non è nel fatto di essere italiana, è nel vedere i suoi figli andarsene via, è nel constatare che non ci sono investimenti, che non c'è imprenditorìa, è nel dolersi del fatto che, pur esendo (rimasti) in 4 gatti, manco c'è lavoro per tutti.
Se oggi sia possibile una via all'indipendenza non lo so.
Forse a Roma (fatti due calcoli economici) gliene frega poco o nulla se la Sardegna se ne va, ma di certo - come sottolinea Asia - su questo fronte ancora oggi la situazione del fronte indipendendetist-autonomist è quella del "centu concas, centu barrittas".
Cioè stiamo a zero.

p.s.1 Non so se la "accozzìte" che ci sta uccidendo sia figlia della cultura italica, piuttosto che di quella spagnola. Nel Nord l'accozzo conta ancora poco, forse perché ci sono stati molto gli Austriaci, e poco gli Spagnoli.


p.s.2 Ancora nel 1940-43, la Sardegna era totalmente dipendente dall'odiata Italia per quanto riguarda cibo, gomme, lubrificanti, cemento...se gli inglesi affondavano un piroscafo, i Prefetti erano pronti a disperarsi. Aihmé, non mi pare che la situazione sia mutata nel dopoguerra.
ciao
Turritano Inserito il - 05/02/2008 : 21:27:01
asia ha scritto:
Carissimi... apprezzo il vostro slancio autonomistico, federalistico, separatistico, perchè credo che abbia connotazione ideologica e non partitica.
...La Sardegna? E' desolatamente strabica.
E me ne rammarico.
...Invece di trovare punti di intesa si disgregano in correnti e rivoli, dai massimalisti ai minimalisti, dagli sventolatori dei quattro mori agli intellettuali strateghi.
E si sprecano risorse ed opportunità di essere incisivi.

Quando sento un sardo che misconosce la sua italianità mi si stringe il cuore, perchè tanto sangue sardo è stato versato in nome di una patria.
E questo disprezzo per l'Italia è il lato peggiore dell'indipendentismo.
Ricordo le parole espresse in un'intervista dal pubblicitario isolano Filippo Martinez, ormai cosmopolìta: "La parola identità mi mette i brividi, la parola sardità mi fa vomitare. Sardità non può essere una religione, una fisima, un lamento eterno".
Riflettiamo.

Cara Asia, anche se non mi hai citato direttamente, quando si toccano certi argomenti, mi sento anch'io parte in causa, sino al collo.
Concordo totalmente su quanto dici, ma solo nella prima parte. Sulla seconda divergo sostanzialmente. Infatti sono uno di quei Sardi che misconoscono la loro (?) italianità. Assolutamente, fermamente, risolutamente. Non per disprezzo verso l'Italia (quello è un altro discorso), ma perché non mi sento italiano. Non è una lamentela, non lo sono proprio! Il sangue versato dai nostri ragazzi è una delle cose che più disapprovo della Storia Sarda, e sai perché? perché è stato versato per una patria altrui!
La citazione, poi, di tal Filippo Martinez è una bestemmia che si commenta da sola. Anzi, parafrasando ciò che lui stesso scrive, è un vomito! Sarà pure cosmopolita, ma io lo giudico un traditore, per dirla in sassarese: "un caggabanderi"!
Con tutto il rispetto.
asia Inserito il - 05/02/2008 : 17:14:09
Odisseo ha scritto:

MAX ha scritto:
Ho più fiducia in movimenti Autonomisti come la stessa Lega che ha a cuore gli interessi della sua appartenenza e li difende onestamente,

Prendi appunto Malpensa. Si sta cercando di salvare migliaia di posti di lavoro anche di persone che hanno sempre inveito contro la Lega Nord, dando loro gratuitamente dei razzisti.

Se combattere per la libertà,contro centralismi,burocrazie assurde,mangerie secolari significa essere "razzisti", ebbene, sono razzista anch'io!


Bravo Max, hai fotografato bene il "fenomeno Lega", che anch'io capivo quand'ero al Nord proprio perché portava la "territorialità" al centro della politica. L'accusa di razzismo è una panzana incredibile, perché ho conosciuto tantissimi Immigrati che la sostenevano e la votavano, quando invece tanti Lumbard bauscia la detestavano, perché era poco "chic".

Altro elemento interessante che hai rilevato: in Lombardia/Padania c'è il grosso vantaggio che, davanti a problemi di "senso pratico" cioè che toccano il portafogli, si riesce a far quadrato, al di la' degli steccati politici.
Ogni italiano (non solo i Sardi), prima che italiano, sente come più profonde le proprie radici "territoriali".
Solo che qualche "radice" da più fastidio di altre, perché i territori ricchi sono le "vacche grasse" dalle quali "Roma" (la macchina dei poteri forti) si alimenta. Delle proteste da territori "poveri" se ne fregano bellamente.

L'impegno dev'essere in primis nostro, ogni giorno e ogni momento, per innalzare la nostra regione (di nascita o adottiva che sia), per noi e per i nostri figli. Ma come si fa a creare speranze e obiettivi, se il territorio è vittima del precariato, della disoccupazione, della emigrazione???

E' evidente che in Sardegna la casta politica non vuole "rischiare" distribuendo sicurezze, non vuole che cambino le regole del gioco... Mi pare siano loro che ci vogliono sempre "pocos, locos y malunidos" perché fa paura chi può ragionare a pancia piena e a mente serena.

L'importante è capire che il problema non è "l'Italia"... parola che politicamente (ormai) non vuol dire più nulla, ma che economicamente incarna un meccanismo inceppato nel quale siamo presi - volenti o nolenti - tutti quanti...

p.s. Anche Pisittu ha fatto bingo: perché non pensare ad una Sardegna "paradiso fiscale"?
Un cordiale saluto.



Carissimi... apprezzo il vostro slancio autonomistico, federalistico, separatistico, perchè credo che abbia connotazione ideologica e non partitica.
Ma non apprezzo la Lega, specie in quest'ultimo periodo in cui si è trasformata in un club di reduci, sguaiati e scaltri, che si sono integrati perfettamente nel munifico ingranaggio di quella Roma ladrona tanto bistrattata.

E poi sono mediamente razzisti.
Da sempre si sono proclamati anti-Baluba.
Essendo di origine veneta, sono bene informata sui loro trascorsi e sul loro pugno di ferro verso gli immigrati (Gentilini docet).
Ma i loro progetti di sdoganamento dal potere centrale si perdono dentro i lauti compensi mensili dei loro rappresentanti, che si guardano bene dallo sputare nel piatto dal quale si alimentano.

La Sardegna? E' desolatamente strabica.
E me ne rammarico.
Lo è perchè ha un'autonomia di diritto, ma non di fatto.
Ed è incapace di valorizzare operativamente il suo statuto speciale.
I suoi politici sguazzano nel rassicurante binario del noto, satelliti del potere centrale, cloni di se stessi e del già visto.
Molti hanno addentellati sospetti e coltivano il mito, tutto italiano, di una società impostata su parentopoli ed amicopoli.
E tanti giovani restano al palo, trovando la strada interrotta ed i posti di lavoro blindati.
Ed ecco le sacche di resistenza: i movimenti indipendentisti che non quagliano perchè abituati al salto della quaglia.
Invece di trovare punti di intesa si disgregano in correnti e rivoli, dai massimalisti ai minimalisti, dagli sventolatori dei quattro mori agli intellettuali strateghi.
E si sprecano risorse ed opportunità di essere incisivi.

Quando sento un sardo che misconosce la sua italianità mi si stringe il cuore, perchè tanto sangue sardo è stato versato in nome di una patria.
E questo disprezzo per l'Italia è il lato peggiore dell'indipendentismo.
Ricordo le parole espresse in un'intervista dal pubblicitario isolano Filippo Martinez, ormai cosmopolìta: "La parola identità mi mette i brividi, la parola sardità mi fa vomitare. Sardità non può essere una religione, una fisima, un lamento eterno".
Riflettiamo.
Odisseo Inserito il - 05/02/2008 : 16:14:55
MAX ha scritto:
Ho più fiducia in movimenti Autonomisti come la stessa Lega che ha a cuore gli interessi della sua appartenenza e li difende onestamente,

Prendi appunto Malpensa. Si sta cercando di salvare migliaia di posti di lavoro anche di persone che hanno sempre inveito contro la Lega Nord, dando loro gratuitamente dei razzisti.

Se combattere per la libertà,contro centralismi,burocrazie assurde,mangerie secolari significa essere "razzisti", ebbene, sono razzista anch'io!


Bravo Max, hai fotografato bene il "fenomeno Lega", che anch'io capivo quand'ero al Nord proprio perché portava la "territorialità" al centro della politica. L'accusa di razzismo è una panzana incredibile, perché ho conosciuto tantissimi Immigrati che la sostenevano e la votavano, quando invece tanti Lumbard bauscia la detestavano, perché era poco "chic".

Altro elemento interessante che hai rilevato: in Lombardia/Padania c'è il grosso vantaggio che, davanti a problemi di "senso pratico" cioè che toccano il portafogli, si riesce a far quadrato, al di la' degli steccati politici.
Ogni italiano (non solo i Sardi), prima che italiano, sente come più profonde le proprie radici "territoriali".
Solo che qualche "radice" da più fastidio di altre, perché i territori ricchi sono le "vacche grasse" dalle quali "Roma" (la macchina dei poteri forti) si alimenta. Delle proteste da territori "poveri" se ne fregano bellamente.

L'impegno dev'essere in primis nostro, ogni giorno e ogni momento, per innalzare la nostra regione (di nascita o adottiva che sia), per noi e per i nostri figli. Ma come si fa a creare speranze e obiettivi, se il territorio è vittima del precariato, della disoccupazione, della emigrazione???

E' evidente che in Sardegna la casta politica non vuole "rischiare" distribuendo sicurezze, non vuole che cambino le regole del gioco... Mi pare siano loro che ci vogliono sempre "pocos, locos y malunidos" perché fa paura chi può ragionare a pancia piena e a mente serena.

L'importante è capire che il problema non è "l'Italia"... parola che politicamente (ormai) non vuol dire più nulla, ma che economicamente incarna un meccanismo inceppato nel quale siamo presi - volenti o nolenti - tutti quanti...

p.s. Anche Pisittu ha fatto bingo: perché non pensare ad una Sardegna "paradiso fiscale"?

Un cordiale saluto.

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