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Traduzione in sardo di poesie

Stampato da: Forum Sardegna
URL Discussione: http://www.gentedisardegna.it/topic.asp?TOPIC_ID=3333
Stampato il: Oggi

Discussione:


Autore Discussione: francesco44
Oggetto: Traduzione in sardo di poesie
Inserito il: 25/06/2007 17:24:05
Messaggio:

Un "caloroso" saluto a tutti/e!
Vi pongo una strana domanda:
Chi è disposto/a a tradurre in sardo (preferibilmente del campidano o di Tonara) alcune mie poesie?
Sono oriundo sardo ma molto legato alla terra dei miei antenati.
Grazie
Francesco

Risposte:


Autore Risposta: Barbaricina
Inserita il: 11/04/2006 22:47:53
Messaggio:

Pasqua si avvicina, chissà se mammina mia ha voglia di farle???? in più aggiunge anche la scorza di arancio.....


Autore Risposta: Agresti
Inserita il: 11/04/2006 22:52:22
Messaggio:

E' vero ci si mette anche l'arancia grattuggiata

_______________________________________________________________________________________________
Cantu pane carasau e fattu fattu cannonau dae su casu'e su pastore, sas seadas lean colore in su mare 'e Muravera, sas launeddas sonan tottu unpare in trullalléra.


Autore Risposta: Alexa
Inserita il: 25/06/2007 17:29:14
Messaggio:

Ciao Francesco benvenuto, vedrai che troverai dei volontari...

Alessandra


Autore Risposta: sarrabus72
Inserita il: 25/06/2007 17:31:25
Messaggio:

Ciao francesco, benvenuto !!

Prova a postarle le poesie, sicuramente ne uscira un bel lavoro !!

Ciao


Autore Risposta: ophrys
Inserita il: 25/06/2007 17:40:25
Messaggio:

Son sicura che molti potrebbero tradurre le tue poesie in Lingua Sarda,
ma mai potranno esprimere quello che tu realmente volevi dire...
Magari...sbaglio...



ophrys


Autore Risposta: Ela
Inserita il: 25/06/2007 18:09:28
Messaggio:

Dai ...in campidanese -trexentese te le posso tradurre anche io.....



Mezus terra senza pane, que terra senza justitia


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 25/06/2007 20:58:51
Messaggio:

Ad Alessandra: grazie per il senso positivo che metti anche nella vita altrui.
A Sarrabus72: chi scrive poesie spesso ha difficoltà a pubblicarle! Io temo di annoiare.
A Ophrys: Hai ragione, ma chi volesse affrontare un tale compito, credo, che senta in sè molta sensibilità. Poi, lo sappiamo, ogni traduzione è un tradimento.
Ad Ela: Quando ho chiesto una traduzione in Campidanese o "tonarese" è perchè mio nonno paterno era di Gergei (a 11km da Barumini) e mia nonna era di Tonara (torrone da sballo!).
A tutti: perchè chiedere di tradurre le mie poesie in sardo? Purtroppo nessuno mi ha insegnato questa lingua dalle risonanze latine così forti, molto più che in qualunque lingua europea, compreso l'italiano. Vogliamo dire che vuol essere un ritorno alle origini? Non mi basta. Vorrei la Sardegna ed il suo popolo ovunque distribuito e vivente esaltasse se stesso, ribellandosi ad ogni forma di colonialismo: culturale, economico, sociale, ideologico, politico. Ecco perchè il mio motto è sempre lo stesso: ICHNUSA LIBERA!!


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 25/06/2007 21:06:44
Messaggio:

CEDO A SARRABUS72 E MANDO QUESTA POESIA SCRITTA PER LA MORTE DI UN "FRATELLO":
-----------------------------------------

LA NUOVA IMPRESA

Alla nuova impresa ti avvii senza voltarti

e

salgo allora sulla collina delle tombe eroiche

ove innalzo il tumulo di pietre nere

e seppellisco il mio cuore

e

lancio l'ultimo saluto che rotola nel nulla

dove alito di zefiro che scorre nel tempo

spazza i petali delle mie parole

e li dissemina nello spazio eterno

e

la tua tomba

non è nella sabbia

non è nella terra,

non è nel mare,

è nel nostro petto di semplici uomini.
------------------------------------------------------------------


UN ABBRACCIO A TUITTE E TUTTI DA fRANCESCO


Autore Risposta: ophrys
Inserita il: 25/06/2007 21:10:19
Messaggio:

Sai Francesco, sulla sensibilità non ci piove...
ne sono cosciente... un mare,
ma per la realizzazione della traduzione di una poesia in un'altra lingua, in cui non è stata pensata,è necessaria la "vicinanza"
all'autore...per non tradirlo
forse...sbaglio...



ophrys


Autore Risposta: sarrabus72
Inserita il: 25/06/2007 21:11:25
Messaggio:

Bravo, complimenti per la poesia e grazie per aver ceduto alla mia richiesta !!

Ciao


Autore Risposta: Alexa
Inserita il: 25/06/2007 21:57:21
Messaggio:

Sai Francesco qui sul forum ci sono dei bravissimi poeti e tu ne farai parte.. vai a vedere il post suscrittori di paradisola....

Alessandra


Autore Risposta: Ela
Inserita il: 25/06/2007 22:13:48
Messaggio:

Hai ragione Francesco...io sono più trexentese che campidanese....Gergei è molto lontana dal mio paese e non so se il dialetto è lo stesso....sicuramente ci saranno delle diversità.....se vuoi una traduzione trexentese (ma mi hai spiegato il motivo del campidanese) io sono pronta!!!!!



Mezus terra senza pane, que terra senza justitia


Autore Risposta: guilcier
Inserita il: 25/06/2007 22:53:11
Messaggio:

ma che senso ha tradurla in sardo se è stata pensata in italiano? Ma tu vuoi una traduzione come si faceva una volta con tanto di metrica? o vuoi una traduzione senza badare alla rima...Ho chiesto una volta a un vecchio se aveva senso scrivere le poesie in sardo senza l'uso della metrica e mi disse che non aveva senso(per lui era prosa). Comunque troverai qualcuno che riuscirà ad accontentarti, io purtroppo non riesco.
BENVENUTO FRANCESCO

Minnìa


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 25/06/2007 22:54:38
Messaggio:

HEI!!! CHI AVREBBE IMMAGINATO TANTA AMICIZIA SPONTANEA!!!!
Allora ad ognuno (mi sembra giusto rendere merito a tutte/i con una risposta collettiva):

Ad Ophrys: perfetto! questa è la vera sensibilità: il sentirsi vicino. Cosa vuol dire sentirsi vicino? Partecipare con la propria sensibilità a quella altrui. Fondere il proprio sè all'altro. Non è un meccanismo stilistico e letterario. E' "simpateia", è vivere a modo proprio il vissuto altrui. Ciò è possibile, credo, quando si vola con le ali di un'altra persona. Difficile? No, basta averne il coraggio. Proviamoci!! Aspetto il vostro aiuto. Facciamone una traduzione collettiva in cui tutti mettono dentro la propria sensibilità, senza autocensure e critiche.
Che magnifica idea hai suscitato!!
Che bello se ad ogni verso ognuno desse una sua versione sarda, nel proprio "vernacolo", Potremmo costruire una poesiamultilinguale!! (Ophrys [poi ci dirai perchè e percome la scelta di questo ID] tu non sbagli mai, la tua esasperata sensibilità ti porta a dubitare, BUTTATI!! Tanto che vuoi che succeda sul web?? Aiutami se puoi!)

A Serrasbus72: Grazie a te. Però non cerco complimenti ma critiche. Puoi aiutarmi a perfezionare questa poesia? Sono un sardo: coccia dura senza paura! Come si direbbe in sardo?

Ad Alessandra: il tuo Atavar è scelto perchè "sei mamma a tempo pieno"? E' proprio azzeccato in tal caso. Tieni duro!! Anche tu... aspetto critiche di miglioramento.

Ad Ela: vai Ela! Apriamo la gabbia alla tua creatività di traduzione. Sono ansioso di leggerti. La tua dichiarazione è MERAVIGLIOSA! Quasi, quasi te la rubo!! E' vero meglio soffrire dei dispiaceri della natura che subire la tirannia. Ricordando l'inno sardo del '700: Barones sa tirannia...

ICHNUSA LIBERA!!


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 25/06/2007 23:00:31
Messaggio:

RISPONDO A MINNIA
COME POTREMMO GODERE DELLE POESIE DI TANTI POETI DI TUTTO IL MONDO SE NON POTESSIMO LEGGERLE NELLA NOSTRA LINGUA?
HO GIA' DETTO CHE OGNI TRADUZIONE E' UN TRADIMENTO. UN VERO TRADITORE DEVE SAPER TRADIRE BENE, DEVE ESSERE UN BALENTE, SE NO E' UN INETTO, POVERINO.
CIAO E GRAZIE
FRANCESCO
p.s.
TU NON CI RIESCI? E CHI L'HA DETTO. E' PO' COME QUELLO CHE DICE CHE IL PORCELLINO ARROSTO I9MBOTTITO DI MIRTO NON GLI PIACE, SENZA MAI AVERLO ASSAGGIATO. PROVA E POI NE RIPARLIANO. (NON IL PORCELLINO, MA LA TRADUZIONE)
CON AFFETTO
FRANCESCO


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 25/06/2007 23:04:54
Messaggio:

GIUSTO NON HO RISPOSTO ALLA DOMANDA:
CHE VOGLIO? METRICA O NO? QUELLO CHE TI PARE!
IL VECCHIO HA RAGIONE. LA TRADIZIONE E' LA TRADIZIONE.
SONO CURIOSISSIMO DI VEDERE COSA NE VIENE FUORI CON UNA METRICA SARDA.
QUELLO CHE IMPORTA, CREDO E SENZA CRITICHE AL VECCHIO, E' IL SUONO, IL RITMO. DATEMI IL RITMO DEL VENTO TRA LE FORRE, DATEMI IL SUONO DELLE PIETRE ACCIOTOLATE SUL COLLE, DATEMI IL SUSSURRO DELL'ANIMA CHE PIANGE. IN SARDO.
GRAZIE


Autore Risposta: sarrabus72
Inserita il: 25/06/2007 23:05:37
Messaggio:

Caro Francesco io ti posso fare solo un complimento per quella bella poesia che hai scritto ma io sono proprio negata a scrivere figuriamoci ad aiutarti a perfezionare la poesia !!

Ciao


Autore Risposta: paola
Inserita il: 25/06/2007 23:10:37
Messaggio:

salve checco, dalla lupacchiotta del forum..... checco come il capitano

benvenuto tra noi.....
mia mamma è di nuragus, quasi vicino gergei....
capisco benissimo il tuo desiderio di tradurre le tue poesie in sardo, e non capisco perchè si dica che sia impossibile... se questo lavoro può essere svolto da un poetessa come albertina, che ha un dialetto come il tuo....
e poi che dire.... shakespeare, non è stato tradotto in tutte le lingue del mondo eppure, non ha perso identita' e sentimento.....
paragone... azzardato.... un bel pò.....

_____________________________________

paola


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 25/06/2007 23:13:49
Messaggio:

CIAO SARRABUS72, CREDEVO FOSSI UN MASCHIETTO !! NON PENSO MAI A CONTROLLARE I PROFILI.
Anche io ceredevo la stessa cosa per oltre 50 anni. Poi ci ho provato. Certe volte sono contento di me. Questo importa!!
un abbraccio


Autore Risposta: sarrabus72
Inserita il: 25/06/2007 23:15:23
Messaggio:

.... Dici a scrivere ? Mi sto impegnado !! A forza di leggervi non si sa mai !!

Ciao


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 25/06/2007 23:17:15
Messaggio:

E vai Paola daglio occhioni seduttivi :-))) !!!!!|
Perchè azzardato il paragone?? Vedi mai che tra 3cento anni le mie poesie.......

Albertinaaa!!! dove sei??!!


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 25/06/2007 23:18:48
Messaggio:

Sarrabus72
nonn essere timida. fatti leggere!!!!


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 25/06/2007 23:30:41
Messaggio:

Paola (Minnie seduttiva) mi ha fatto scattare un altro antico ricordo. Mio nonno materno mi chiamnava Checco, perchè era veneto, di Schio, sapete la Lanerossi, un vecchio meraviglioso: alpino di tutte le guerre, socialista dal 1915, massone e chi più ne ha più ne metta. Mi raccontava che il suo nonno, mio trisavolo era un fantaccino che, udite udite, dalla Sardegna si arruolò nell'eseercito napoleonico e fece la campagna d'Italia. arrivato nel Veneto fu congedato. A quei tempi ai congedati si dava un pezzo di terra da coltivare e dove vivere. Così lui che si chiamava de Cao mise su famiglia. Insomma, dagli e dagli sia da parte paterna che da quella materna tutto torna alla mia amata Sardegna.
Grazie Paoletta per avermi fatto ricordare il mio mitico nonno.


Autore Risposta: paola
Inserita il: 25/06/2007 23:34:48
Messaggio:

prego... non c'è di che.....
e poi se vivi a roma, e non ti dispiace checco..... beh... mi sei ... simpatico.....

_____________________________________

paola


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 25/06/2007 23:37:43
Messaggio:

Alle donne sarde ovunque voi siate:

ALTA

Alta
quanto alta la sua statura
col suo passo eretto
porta l’acqua
sul sentiero della vita.


QUESTA LA TRADUCIAMO O NO?!


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 25/06/2007 23:45:07
Messaggio:

A rileggerla non mi sembra un gran chè. Fate finta di nulla.


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 25/06/2007 23:49:10
Messaggio:

Proviamo quest'altra:

Zingaro, si zingaro
io sono del luogo
senza luogo
io sono del tempo
senza tempo
io canto l’armonia
dell’istante perduto
io canto la geometria
del punto ch’esiste
senza essere
io danzo tra le stelle
io perso nel cuore
di ogni uomo
navigo nel mare
delle lacrime materne
lacerato dal vento
io perso nel grido del parto
vado cercando
la sapienza dell’innocente
coprendo la testa
col velo delle gocce
d’oceano notturno
gocce nude fraterne
come parole dimenticate.


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 25/06/2007 23:51:29
Messaggio:

BASTA NON VOGLIO PESEGUITARVI.
BUONANOTTE

ADIESU DA "CHECCO" come dice la maliarda Paola

Chissà... a domani, perchè "DOMANI E' UN ALTRO GIORNO" (chi lo disse?)


Autore Risposta: paola
Inserita il: 26/06/2007 00:15:05
Messaggio:

a domani checco.....

_____________________________________

paola


Autore Risposta: Titti
Inserita il: 26/06/2007 01:04:49
Messaggio:

ci provo io

ata
cantu e ata sa statura sua

cun su su passu erettu
potta s'acqua
in su sentieru de sa vida...



io ci ho provato ciaooooooooo


Autore Risposta: paola
Inserita il: 26/06/2007 09:21:47
Messaggio:

brava titti.....
hai rotto gli indugi.....
continuate ragazzi.....

_____________________________________

paola


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 26/06/2007 10:02:03
Messaggio:

Su sentieru non va bene;é italiano.
Mi sembra che in sardo si dica su mori


Anche sa statura mi sembra italiano,forse va meglio s'altessa

________________________


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 26/06/2007 10:08:35
Messaggio:

francesco44 ha scritto:

Alle donne sarde ovunque voi siate:

ALTA

Alta
quanto alta la sua statura
col suo passo eretto
porta l’acqua
sul sentiero della vita.


QUESTA LA TRADUCIAMO O NO?!



La traduzione non sarebbe difficile per chi ha una buona padronanza della lngua.
Alcuni termini sono intraducibile perché bisogna interpretare il significato
Dato dall'autore.
Ecco per passo eretto cosa intendi?


________________________


Autore Risposta: Titti
Inserita il: 26/06/2007 10:08:52
Messaggio:

cedro non lo so ma io lo dico come al mio paese sentieru e statura bohhh


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 26/06/2007 10:17:53
Messaggio:

Vediamo se si presenta qualche esperto.

Io lo parlo ma non sono una grande esperta

________________________


Autore Risposta: UtBlocc
Inserita il: 26/06/2007 10:25:28
Messaggio:

[quote]cedro del Libano ha scritto:

[quote]francesco44 ha scritto:

Alle donne sarde ovunque voi siate:

ALTA

Alta
quanto alta la sua statura
col suo passo eretto
porta l’acqua
sul sentiero della vita.


Alta
cando alta est s'istazza sua
cun su passu tetteru
giughede s'abba
in su caminu de sa vida.

questa è una traduzione del logudoro.

C'è una storia nella vita di ogni uomo.

Shakespeare


Autore Risposta: guilcier
Inserita il: 26/06/2007 11:36:36
Messaggio:

ma , abbiate pazienza! ma vedete quale difficoltà si incontra nel voler tradurre pari pari?......."su sentieru", "sa statura", non so in campidanese o trexentese come si traducano, in logudorese lo saprei.
E poi dite quello scrittore inglese tradotto in varie lingue, ...e allora? sono convinto che per un anglofono che prova certe sensazioni non corrispondono alle sensazioni di un messicano che legge lo stesso passo in spagnolo.
Io voglio provocare dialogo in questa discussione e vi lancio una frase di una canzone dei Tazenda "carrasecare", non so se il titolo sia giusto:"...faghemi morrere como, chi mortza biende sos anzoneddos brinchende." secondo me tradotta in Italiano non avrebbe alcun senso. Solo chi proviene da una civiltà agropastorale può immedesimarsi nella scena.
A voi!


Minnìa


Autore Risposta: UtBlocc
Inserita il: 26/06/2007 11:49:47
Messaggio:

Come non ha senso! Questa frase ha un significato profondo anche scritta in lingua italiana.

Fammi morire adesso
mentre guardo gli agnellini che giocano.

Praticamente visto come va il mondo vuol morire mentre vede qualcosa di bello.

C'è una storia nella vita di ogni uomo.

Shakespeare


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 26/06/2007 12:20:52
Messaggio:

Non immaginavo di suscitare tanto interesse riguardo alla traduzione in sardo di una poesia!
Servono delle precisazioni:
"passo eretto" = è un'antica immagine di quando a 12 anni visitai per la prima volta la Sardegna (negli anni '50). Mi impressionavano quelle donne e ragazze che camminavano con un portamento regale, dritte e con lo sguardo perforante. Solo dopo seppi che il loro portamento era dato dall'abitudine a portare sulla testa l'orcio dell'acqua o il cestino. Il passo è sicuro, la schiena dritta, un braccio alzato a correggere l'equilibrio dell'oggetto e l'altro che si muove lieve ed elegante.
Amo queste donne fiere e severe, i loro occhi scuri e brillanti e nello stesso tempo sensuali ed ironici.
Mi piacciono tutte e due le traduzioni. Le ripeto tra le labbra ed il suono è convincente. Credo che la poesia sia prima di tutto "bel suono". Non sempre riesce questo coniugarsi tra suono ed immagine suscitata. In questi due casi mi sembra di si. Voi che ne pensate


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 26/06/2007 12:53:20
Messaggio:

Cedro fa notare che "statura" e "sentieru" sembrano italianizzazioni del sardo. Più propriamente credo si possa parlare di italiano regionale.
Ho provato a cercare su www.vocabolariosardo.it le traduzioni. Ecco il risultato:
"sentiero"
andela, andala, caminadolzu, log.; parèda, log. camp.; sèmida, log. sass.; caminadorxu, camineddu, camp.; pidrèsca, sass.; s. per il bestiame: àndara, gall.; s. tracciato: semita, gall.; s. di montagna: mòri, camp.
per "statura" trovo solo:
pètza, sass.


Autore Risposta: paola
Inserita il: 26/06/2007 12:56:19
Messaggio:

nonna mia diceva... s'artesa.... e su camiu.....

_____________________________________

paola


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 26/06/2007 15:06:25
Messaggio:

Titti ha scritto:

cedro non lo so ma io lo dico come al mio paese sentieru e statura bohhh


in Logudorese sentiero si può dire : caminu o caminera

statura lo potremmo tradurre con "altària" (altezza), oppure con "mannària" (grandezza); forse altària è più indicato; mannària indica più le dimensioni di una cosa

quel "petza" che hai trovato nel vocabolario si può tradurre come "taglia"

esiste anche in italiano (pezzatura)

es.

sun totu de una petza (sono tutti di una taglia)

sun totu de sa mattessi petza (sono tutti della stessa taglia)


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 26/06/2007 15:09:37
Messaggio:

ci provo pure io a tradurla (in Logudorese ovviamente, perchè il Campidanese non lo conosco)

Alta
quanto alta la sua statura
col suo passo eretto
porta l’acqua
sul sentiero della vita.

Alta
cantu alta est s'altària sua
cun su passu sou erettu
jughet s'abba
subra 'e su caminu de sa vida


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 26/06/2007 15:17:17
Messaggio:

miss diamante ha scritto:

[quote]cedro del Libano ha scritto:

[quote]francesco44 ha scritto:

Alle donne sarde ovunque voi siate:

ALTA

Alta
quanto alta la sua statura
col suo passo eretto
porta l’acqua
sul sentiero della vita.


Alta
cando alta est s'istazza sua
cun su passu tetteru
giughede s'abba
in su caminu de sa vida.

questa è una traduzione del logudoro.

C'è una storia nella vita di ogni uomo.

Shakespeare


volevo fare una puntualizzazione, forse miss diamante ha avuto una svista (sarà il caldo di questi giorni), ha tradotto "quanto" con "cando" che invece significa quando; mentre dovrebbe essere "cantu"; inoltre non mi convince l'utilizzo del termine "tètteru" che significa rigido o anchilosato :

es :

happo sas manos tètteras dae su frittu (ho le mani rigide per il freddo)

happo s'anca tèttera (ho la gamba anchilosata)

io in quel caso userei il termine "erettu", che non è un italianismo, ma è un termine proprio Sardo


Autore Risposta: guilcier
Inserita il: 26/06/2007 15:23:04
Messaggio:

io dico artesa per statura e camminèra per sentiero, ma dicevo che non è semplice tradurre per via del senso che hanno le parole e che spesso vengono usate senza avere la stessa sfumatura del testo originale, per esempio non sono tutte le persone che conoscono le differenze, vedendo due che parlano e ascoltando il loro discorso se stanno "arresonande",
"faeddande", "chistionande", "allegande".Come dicevo prima è un esempio, ma per rispondere all'amica Miss Diamante quando dico che non è traducibile quello che ho scritto nel post precedente intendo che per noi sardi(quelli che hanno i peli nel cuore,donne e uomini) non è"...qualcosa di bello" come dici tu, ma un'invocazione, un inno alla vita e da questo la contraddizione al suo desiderio di morte. Pensi che uno quando sa di morire e vede gli agnelli che saltano, muoia contento?
ciao Miss


Minnìa


Autore Risposta: Nuragica
Inserita il: 26/06/2007 15:27:11
Messaggio:

guilcier ha scritto:

io dico artesa per statura e camminèra per sentiero.

io dico Atesa per statura e mòri per sentiero
(Trexentese)

_________________________________________________
... vegno del loco ove tornar disio


Autore Risposta: UtBlocc
Inserita il: 26/06/2007 15:30:18
Messaggio:

Grodde in ue so deo ca friscu, e quando, in sa idda mia si narat cando..tue mi insinzas chi sa limba salda cambiada dae idda in bidda..
Pro sa ancas tetteras ti dao rejone..tetteras che fuste.

C'è una storia nella vita di ogni uomo.

Shakespeare


Autore Risposta: guilcier
Inserita il: 26/06/2007 15:30:28
Messaggio:

GRODDE, ottima osservazione

Minnìa


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 26/06/2007 15:50:02
Messaggio:

Nuragica ha scritto:

guilcier ha scritto:

io dico artesa per statura e camminèra per sentiero.

io dico Atesa per statura e mòri per sentiero
(Trexentese)

_________________________________________________
... vegno del loco ove tornar disio





Anch'io ho sempre sentito dire cosi'.

________________________


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 26/06/2007 16:02:26
Messaggio:

.

guilcier ha scritto:

ma , abbiate pazienza! ma vedete quale difficoltà si incontra nel voler tradurre pari pari?......."su sentieru", "sa statura", non so in campidanese o trexentese come si traducano, in logudorese lo saprei.
E poi dite quello scrittore inglese tradotto in varie lingue, ...e allora? sono convinto che per un anglofono che prova certe sensazioni non corrispondono alle sensazioni di un messicano che legge lo stesso passo in spagnolo.
Io voglio provocare dialogo in questa discussione e vi lancio una frase di una canzone dei Tazenda "carrasecare", non so se il titolo sia giusto:"...faghemi morrere como, chi mortza biende sos anzoneddos brinchende." secondo me tradotta in Italiano non avrebbe alcun senso. Solo chi proviene da una civiltà agropastorale può immedesimarsi nella scena.
A voi!


Minnìa



Sono dello stesso parere anch'io,leggere una poesia in lingua originale é completamente diverso che leggerne la traduzione.
Molte parole sono infatti intraducibili,
Io me ne rendo conto quando voglio tradurre qualche parola in italiano dal sardo,per molte purtroppo devo dire significa una specie di cosa cosi'.

Per quanto riguarda la frase dei Tazenda la trovo anch'io molto diffcile da tradurre,perché si riferisce a una sensazione di un particolare momento della vita.

Morendo in questo modo significherebbe morire spensierato senza remore



________________________


Autore Risposta: ziama
Inserita il: 26/06/2007 16:21:56
Messaggio:

scusate se mi intrometto e faccio la polemica.
E' vero che quando una poesia, un film, una canzone, una frase e' pensata e scritta in una determinata lingua e' poi difficile tradurre la stessa in un'idioma differente, ma non impossibile.
E' vero che certe espressioni, certi sentimenti perdono magari una certa sostanza quando tradotti, ma se non lo si facesse o non si fosse fatto, non avremo mai conosciuto Omero o Shakespeare...
Chiusa parentesi.



Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 26/06/2007 16:26:54
Messaggio:

miss diamante ha scritto:

Grodde in ue so deo ca friscu, e quando, in sa idda mia si narat cando..tue mi insinzas chi sa limba salda cambiada dae idda in bidda..
Pro sa ancas tetteras ti dao rejone..tetteras che fuste.

C'è una storia nella vita di ogni uomo.

Shakespeare




ià l'isco ki "quando" si narat "cando", forsis però no ti ses abbizada ki in sa poesia no bi fit iscrittu "quando" ma "quanto", e "quanto" in Sardu li naramus "cantu"

p.s.
In custa zona puru est cominzende a faghere friscu, dae ista notte su tempus est unu pagu annuadu e b'hat unu bellu 'entu friscu, mentre in sas dies in anti bi nd'haìat de crebare dae su caldu.

comente narat su dicciu : b'hat unu caldu ki nde falan sos puzones cottos (c'è un caldo che ne cadono gli uccelli cotti)


Autore Risposta: Titti
Inserita il: 26/06/2007 17:10:42
Messaggio:

io rimango del mio parere che ogni paese cambia e a decimo si dice cosi poi fatte voi ok ciao baci


Autore Risposta: UtBlocc
Inserita il: 26/06/2007 17:28:22
Messaggio:

Infatti Grodde no mi so abizzada de quanto/quando...so incominzende a imbezzare...bi cheret pascentzia.
Titti è vero i dialetti da un paese all'altro cambiano molto.

C'è una storia nella vita di ogni uomo.

Shakespeare


Autore Risposta: guilcier
Inserita il: 26/06/2007 18:02:15
Messaggio:

ziama ha scritto:

scusate se mi intrometto e faccio la polemica.
E' vero che quando una poesia, un film, una canzone, una frase e' pensata e scritta in una determinata lingua e' poi difficile tradurre la stessa in un'idioma differente, ma non impossibile.
E' vero che certe espressioni, certi sentimenti perdono magari una certa sostanza quando tradotti, ma se non lo si facesse o non si fosse fatto, non avremo mai conosciuto Omero o Shakespeare...
Chiusa parentesi.

permettimi che riapra la parentesi, stavo dicendo che è difficile tradurre, anche perchè se dovessimo farlo, non sarebbe per un fine commerciale ma sarebbe una traduzione fatta col cuore: perciò io cercherei di immedesimarmi nel pensiero del "poeta". Quanto a Omero conosco la traduzione del Monti e a sua volta la traduzione in italiano moderno della mia prof di lettere....avrò capito bene? certi libri mi hanno letteralmente preso altri no, colpa della prof?
Ma richiudo la parentesi dicendo che è difficile ma non impossibile
Quindi sono daccordo con te

Minnìa


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 26/06/2007 20:14:07
Messaggio:

Vorrei tirare le fila di questa appassionata e serrata discussione:
1) la discussione sulla traduzione italiano/sardo/italiano forse dovrebbe emigrare in un altro forum. Ma poichè è incentrata sulla traduzione della poesia lasciamola qui.
2) il problema dei sardi e degli oriundi sardi è che il sardo come già dichiarava Max Leopold Wagner (il più importante linguista -tedesco- della lingua sarda) è che il sardo è composto da molti dialetti che si differenziano in base alle origini ed influenze di altre lingue (latino, spagnolo, pisano, catalano aragonese, genovese, italiano, ecc.) con influenze di forme linguistiche protostoriche e autoctone. Invito a leggere il suo testo più importante: "La lingua sarda" ed. ILISSO.
3) come tutti sanno è stata la separatezza tra i villaggi per motivi geopolitici e socioculturali a conservare i singoli dialetti e ancor più moltissime forme specxifica quasi a livello di villaggio.
4) il problema della traduzoine ha afflitto gli studiosi fin dall'antichità. Fino a quando Marsilio Ficino iniziò l'imponente opera di traduzione dei classici della letteratura e filosofia greca. Sempre nel '400 ci fu Lorenzo Valla, polo di riferimento di tutta la cultura del '400 e '500 e fondatore della moderna Filologia.
5) Chi tra noi e credo siamo tutti, sostiene che la traduzione deve seguire più l'immaginifico del poeta le sue parole ha ragione. Certo il problema si pone quando la stessa poesia la si vuol tradurre in "sardo".
Perchè? perchè il sardo è un insieme di dialetti e non esiste il sardo in sè. Quindi ognuno/a lo tradurrà con la sua originaria lingua della sua zona, del suo paese.
6) Non è la prima volta che assisto a queste discussioni. Ricordo un convegno di maestri sardi tenutosi a Sassari quando ero un assistentino universitario (1972) e i divertenti confronti sui diversi ma simili modi di dire delle diverse zone (in margine al convegno sull'insegnamento dell'italiano e la conservazione dei dialetti). Forse ricordate le battaglie fatte da alcuni speakers dell'areoporto di Alghero che pretendevano di fare gli annunci anche in algherese-catalano. Alla fine vinsero. Non so se ancora lo fanno.
7) ultima considerazione: con prossimo post (orrenda parola!! come la si potrebbe tradurre in sardo?) manderò un'altra mia poesia da tradurre. Confido nel vostro amoroso aiuto.


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 27/06/2007 12:45:31
Messaggio:

Quello che dici é tutto vero.
Penso che sia il caso di far uso della licenza poetica cosi' ognuno traduce come gli viene meglio.

________________________


Autore Risposta: guilcier
Inserita il: 27/06/2007 13:19:26
Messaggio:

cedro del Libano ha scritto:


Penso che sia il caso di far uso della licenza poetica cosi' ognuno traduce come gli viene meglio.
mi sa che questo sia un ottimo suggerimento, così diventa un pochino più semplice, e magari mi ci butto anche io

Minnìa


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 27/06/2007 13:43:51
Messaggio:

Padre tu hai teso la mano
Padre nel silenzio delle tue parole non dette io danzo
Silenzioso è il mio passo rituale come le tue parole non dette
Padre nel silenzio delle tue parole non dette io canto
Silenzioso è il mio canto rituale come le tue parole non dette
Padre tu hai teso la mano
Io ero lontano.

14/05/2007


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 27/06/2007 14:16:37
Messaggio:

guilcier ha scritto:

cedro del Libano ha scritto:


Penso che sia il caso di far uso della licenza poetica cosi' ognuno traduce come gli viene meglio.
mi sa che questo sia un ottimo suggerimento, così diventa un pochino più semplice, e magari mi ci butto anche io

Minnìa


Si,si tenta perché sbagliando si impara.

________________________


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 27/06/2007 14:24:08
Messaggio:

Tocca a te Cedro

Piccola donna

Ti allontani
Sul il tuo sentiero
Il tuo corpo
Lento e silenzioso
Piccolo diventa
Troppo piccolo
Come il soffio
D’un mozzicone spento.

Marzo 2007
(a mia madre)


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 27/06/2007 15:19:04
Messaggio:

francesco44 ha scritto:

Padre tu hai teso la mano
Padre nel silenzio delle tue parole non dette io danzo
Silenzioso è il mio passo rituale come le tue parole non dette
Padre nel silenzio delle tue parole non dette io canto
Silenzioso è il mio canto rituale come le tue parole non dette
Padre tu hai teso la mano
Io ero lontano.

14/05/2007


traduzione in Logudorese

Babbu has istèrridu sa manu

Babbu, in su silenziu de sas paràulas tuas kena nadas, deo ballo
Silenziosu est su passu meu rituale, comente sas paràulas tuas kena nadas
Babbu, in su silenziu de sas paràulas tuas kena nadas, deo canto
Silenziosu est su cantu meu rituale, comente sas paràulas tuas kena nadas
Babbu has istèrridu sa manu
Deo fia a tesu


Piccola donna

Ti allontani
Sul il tuo sentiero
Il tuo corpo
Lento e silenzioso
Piccolo diventa
Troppo piccolo
Come il soffio
D’un mozzicone spento.

Marzo 2007
(a mia madre)

Fèmina minore

T'allontanas
Subra 'e su caminu tou
Su corpus tou
Lentu e silenziosu
Diventat minore
Comente s'alènu (alito, soffio)
De unu muzzigone istudadu

Martu 2007
(a mama mia)


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 27/06/2007 16:41:47
Messaggio:

francesco44 ha scritto:

Tocca a te Cedro

Piccola donna

Ti allontani
Sul il tuo sentiero
Il tuo corpo
Lento e silenzioso
Piccolo diventa
Troppo piccolo
Come il soffio
D’un mozzicone spento.

Marzo 2007
(a mia madre)



io parlo un pessimo campidanese e ci devo pnsare un po' perché alcune parole non ricordo come si traducono.
Lo faro' dopo averci pensato un po'

________________________


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 27/06/2007 16:53:41
Messaggio:

francesco44 ha scritto:

Tocca a te Cedro

Piccola donna

Ti allontani
Sul il tuo sentiero
Il tuo corpo
Lento e silenzioso
Piccolo diventa
Troppo piccolo
Come il soffio
D’un mozzicone spento.

Marzo 2007
(a mia madre)

Femmia pittica


T'in c'istesiasa
in su mori tuu
su corpu tuu
lentu e silentziosu
diventada pitticcu
cumenti su suu
de ua cicca studada.


Ho fatto del mio meglio.
Se qualcuno parla lo stesso dialetto sono ammesse le correzioni.

________________________


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 28/06/2007 18:10:43
Messaggio:

Nella poesia Piccola donna quel "mozzicone" non mi era mai piaciuto. L'idea piuttosto era quella della bracia nell'ultimo istante quando, spegnendosi, lascia andare un esile filo di fumo.
Penso che sarebbe meglio "tizzone" o "brace", forse meglio "tizzo".


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 28/06/2007 18:11:51
Messaggio:

volevo scrivere "brace" non bracia


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 28/06/2007 18:13:27
Messaggio:

Allora suona così:
Piccola donna

Ti allontani
Sul il tuo sentiero
Il tuo corpo
Lento e silenzioso
Piccolo diventa
Troppo piccolo
Come il soffio
D’un tizzo spento.

SUONA MOLTO MEGLIO. Che ne dite?
La traduzione allora diventa?


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 28/06/2007 20:51:45
Messaggio:

Allora suona così:
Piccola donna

Ti allontani
Sul il tuo sentiero
Il tuo corpo
Lento e silenzioso
Piccolo diventa
Troppo piccolo
Come il soffio
D’un tizzo spento.

T'allontanas
Subra 'e su caminu tou
Su corpus tou
Lentu e silenziosu
Minore diventat
Troppu minore
Comente s'alènu
De unu titòne istudadu

mentre mettendo brace invece di tizzone diventa : De una braja istudada

p.s.

braja si pronuncia braia


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 29/06/2007 12:53:11
Messaggio:

Grazie Grotte
è stupenda e ha una musicalità ancestrale.


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 29/06/2007 13:09:08
Messaggio:

Grazie anche a Cedro. Pure la sua è molto bella e con un'altra musicalità, diversa ed antica.

Riprendo ciò che disse Cedro. Credo anche io che la traduzione se vuol essere poetica deve necessariamente farsi libera, ricercando anche una sua metrica e delle sonorità che non sono quelle originali.

Mi piacerebbe una traduzione anche di Minnia.


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 29/06/2007 13:17:43
Messaggio:

A MIA MADRE

i miei pensieri graffiano il cielo del perduto perdono
col profumo del mango di giugno

sento il bacio pungente delle spighe e
la mia preghiera perfora il mattino brumoso

il mio passo calpesta le vesti dell'amore ritrovato e
fuggo l'ansia della loro miseria

le mie dita penetrano la morbida acqua del lago
accarezzando la sua anima


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 29/06/2007 13:22:34
Messaggio:

(a mia moglie)

TU DANZI

Tu danzi
La canzone dell’amore
E lasci cadere
Tutti i veli
Che coprono la tua anima
Ed io posso vedere
Il tuo amore per me


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 29/06/2007 13:28:47
Messaggio:

francesco44 ha scritto:

A MIA MADRE

i miei pensieri graffiano il cielo del perduto perdono
col profumo del mango di giugno

sento il bacio pungente delle spighe e
la mia preghiera perfora il mattino brumoso

il mio passo calpesta le vesti dell'amore ritrovato e
fuggo l'ansia della loro miseria

le mie dita penetrano la morbida acqua del lago
accarezzando la sua anima



A Mama Mia

Sos pensamentos mios raffian su chelu de su perdonu ispèrdidu
Cun su profumu de su mango de lampadas
Intendo su 'asu punghende de sas ispigas e
sa preghiera mia istampat su manzanu anneuladu

Su passu meu pistat sos bestires de s'amore agattadu e
fuo s'oriòlu de sa miseria issòro

Sos pòddighes mios penetran sa modde abba de su lacu
accarissiende s'anima sua


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 29/06/2007 13:31:59
Messaggio:

francesco44 ha scritto:

(a mia moglie)

TU DANZI

Tu danzi
La canzone dell’amore
E lasci cadere
Tutti i veli
Che coprono la tua anima
Ed io posso vedere
Il tuo amore per me



(a muzère mia)

Tue ballas

Tue ballas
Sa cantone de s'amore
E lassas ruere
totu sos velos
Ki covaccan s'anima tua
Ed eo poto 'idere
S'amore tou pro a mie


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 30/06/2007 02:57:22
Messaggio:

CHE POSSO DIRE, GRODDE?!

la tua traduzione "a Mama mia" me la sono letta ad alta voce, più e più volte e poi "Tue ballas" e le altre?.

Dico solo una cosa, con tutta la ritrosia "nostra", che nasconde inutilmente i sentimenti che il nostro popolo antico vorrebbe tenere per sè:

FRATELLO MIO DI TERRA

"Fratello mio di terra
canti la mia canzone
il tuo canto è il mio
e le mie lacrime
sono le tue e
sotto lo stesso cielo
cadono come stelle
danzando sui gradini
della fonte sacra"

Così di getto la dedico a te fratello mio.


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 30/06/2007 03:21:24
Messaggio:

Tutti e tutte voi che per un po' mi avete dato retta, sapete che faccio ora? Ora faccio un post (Bhuaghh, che schifo di parola! preferisco messaggio=imbassada, log.; arrecadu, camp.; ditemi voi che altro si può usare!) sul forum "LIMBA SARDA-> Poesiasa e Canzonis in sardu" e mando le poesie con le vostre traduzioni (parole mie e "musica" vostra.
Mi autorizzate? Anche se non mi autorizzate lo faccio lo stesso (io sono:
abbettiosu, tostorrudu, log. camp.; ridòstu, tistàrdu, sass.; pirroni, tinciosu, zuccùtu, gall.; testòrdu, tabarch.; testardu, algh. e chi più ne ha più ne metta!!)


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 30/06/2007 03:23:12
Messaggio:

Ho scoperto che esiste pure Wikipedia in sardo. Che vogliamo di più dalla vita?
Aiò a: http://sc.wikipedia.org/wiki/Pagina_Printzipale
Per te Grodde ed i fratelli del Logudoro copio "Su logudoresu lu chistionant dae su Màrghine e dae su Montiferru in susu, fintzas a su monte Limbara. No est presente in Gaddura (bogadas sas biddas de Terranoa e Luras), ma medas lu faeddant finas in Tàthari e S'Alighèra, mancari custas cussòrgias tèngiant dialetos issoro, e est bistada sa limba de referéntzia po seculos po sos poetas sardos. "
Questi sono i temi trattati in Wikipedia sarda:
Entziclopedia
Sardigna, Limba sarda, Itàlia, e Europa
Sardigna - Limba sarda - Regione Autònoma - Provìntzias - Italia - Europa
-----
Sièntzias matemàticas, fìsicas, e naturales
Astronomia - Biologia - Chìmica - Ecologia - Fìsica - Matemàtica - Sièntzias de sa Terra - Istatìstica
-----
Sièntzias sotziales
Ambiente - Antropologia - Archeologia - Economia - Educatzione - Famìlia - Filosofia - Istòria - Lege-Justissa - Limbas e Linguìstica - Polìtica - Professione - Psicologia - Religione - Sotziologia - Geografia
-----
Sièntzias aplicadas e indùstria
Aerospàtziu - Agricultura - Architetura - Comunicatzione - Eletrònica - Indùstria - Informàtica - Internèt - Ingenieria - Management - Meighina - Tecnologia - Telecomunicatzione - Trasportu
Arte e cultura
Arte - Artes aplicadas - Artes visuales - Bellas artes - Tzìnema - Cultura populare - Ballu - Mèdia - Mùsica - Fotografia
----
Bida e bibu
Camàndulas - Coghina - Giogos - Nutritzione - Sanidade - Sessualidade - Isport - Turismu - Giardinagiu
----
Àteros
Categoria printzipale - Totu sas categorias - A propòsitu de Wikipedia - Tzilleri (tzentru de comunidade) - Agiudu
----
Wikipedia in àteras limbas
Italianu (Italiano) - Inglesu (English) - Sitzilianu (Sicilianu) - Friulanu (Furlân) - Frantzesu (Français) - Corsicanu (Corsu) - Aligheresu (Alguerès)


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 30/06/2007 10:31:37
Messaggio:

francesco44 ha scritto:

CHE POSSO DIRE, GRODDE?!

la tua traduzione "a Mama mia" me la sono letta ad alta voce, più e più volte e poi "Tue ballas" e le altre?.

Dico solo una cosa, con tutta la ritrosia "nostra", che nasconde inutilmente i sentimenti che il nostro popolo antico vorrebbe tenere per sè:

FRATELLO MIO DI TERRA

"Fratello mio di terra
canti la mia canzone
il tuo canto è il mio
e le mie lacrime
sono le tue e
sotto lo stesso cielo
cadono come stelle
danzando sui gradini
della fonte sacra"

Così di getto la dedico a te fratello mio.


Grazie Francè

adesso ti traduco pure questa

Frade meu de terra

Frade meu de terra
Cantas sa cantone mia
Su cantu tou est su meu
E sas lagrimas mias
Sun sas tuas, e
Sutta su mattessi chelu
Rùen comente istellas
Ballende subra 'e sas iscalinas
De sa funtana sacra


Autore Risposta: Ela
Inserita il: 30/06/2007 10:43:53
Messaggio:

Francesco ti ho voluto tradurre la poesia a Mia Madre in dialetto campidanesu..... vediamo se ti piace l'effetto

A Mamma mia

Is penzamentusu scarrafianta su xeu
de su pedronu pedriu.

Intendu su basu de is'ispigasa chi punginti
e s'arresu miu stàmpada su mengianu nebidosu.

Su passu miu pistada is bistirisi de s'amori torrau agattai
e mindi fu de su disagiu de su spatillyu.

Is didusu miusu intranta in s'acqua moddi de su lagu,
accarezzendu s'anima mia.




Mezus terra senza pane, que terra senza justitia


Autore Risposta: sarrabus72
Inserita il: 30/06/2007 11:07:17
Messaggio:

Brava Ela ... e bellissima !! Alla faccia del "non aveva senso tradurre le poesie in Sardo" !

Ciao


Autore Risposta: Ela
Inserita il: 30/06/2007 11:14:50
Messaggio:

sarrabus72 ha scritto:

Brava Ela ... e bellissima !! Alla faccia del "non aveva senso tradurre le poesie in Sardo" !

Ciao
A me sembra molto musicale e rende bene il senso della poesia in Italiano di francesco...vediamo se lui è d'accordo....



Mezus terra senza pane, que terra senza justitia


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 30/06/2007 12:31:46
Messaggio:

Ela ha scritto:

sarrabus72 ha scritto:

Brava Ela ... e bellissima !! Alla faccia del "non aveva senso tradurre le poesie in Sardo" !

Ciao
A me sembra molto musicale e rende bene il senso della poesia in Italiano di francesco...vediamo se lui è d'accordo....



Mezus terra senza pane, que terra senza justitia



Brava Ela, ci vorrebbe qualcuno da ogni angolo della Sardegna per vedere come rende la stessa poesia tradotta in tutte le varianti della nostra lingua

(anche se a volte molte parole mi sfuggono e devo andare per forza a vedere com'era in italiano)


Autore Risposta: Ela
Inserita il: 30/06/2007 13:23:09
Messaggio:

A me è piaciuta la tua traduzione mi è sembrata molto musicale.....hai ragione ogni zona della sardegna ha il proprio dialetto.... io ho usato alcune parole in campidanesu che non erano più in uso...per lo meno io non le ricordavo
es. MISERIA_SPATILLYU
PREGHIERA_ARRESU



Mezus terra senza pane, que terra senza justitia


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 30/06/2007 13:27:55
Messaggio:



erano proprio quelle che non riuscivo a capire


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 01/07/2007 22:49:29
Messaggio:

SOLO PER CURIOSITA'
Come già detto mio nonno era di Gergei vicino a Barumini (famosa reggia nuragica) sembra che sia il Sarcidano.
Le informazioni sono confuse, tanto che molti siti collocano Gergei in provincia di Nuoro (come appunto Gente di Sardegna e altri come quello del comune in prov. di CA).
CHE DIALETTO SI PARLA NEL SARCIDANO?
mentre mia nonna era di Tonara.
Di quale Barbagia è Tonara e QUALE DIALETTO BARBARICINO SI PARLA?
Chi può aiutarmi?
GRAZIE


Autore Risposta: Ela
Inserita il: 01/07/2007 22:56:02
Messaggio:

Allora Francesco non mi hai detto se ti piace la traduzione della poesia " a mia madre" in dialettoi campidanese con qualche iscursione trexentese!!!!!!



Mezus terra senza pane, que terra senza justitia


Autore Risposta: sarrabus72
Inserita il: 01/07/2007 22:58:08
Messaggio:

francesco44 ha scritto:

SOLO PER CURIOSITA'
Come già detto mio nonno era di Gergei vicino a Barumini (famosa reggia nuragica) sembra che sia il Sarcidano.
Le informazioni sono confuse, tanto che molti siti collocano Gergei in provincia di Nuoro (come appunto Gente di Sardegna e altri come quello del comune in prov. di CA).
CHE DIALETTO SI PARLA NEL SARCIDANO?
mentre mia nonna era di Tonara.
Di quale Barbagia è Tonara e QUALE DIALETTO BARBARICINO SI PARLA?
Chi può aiutarmi?
GRAZIE


Prova a leggere qui:

http://www.ducatodimandas.it/gergei.asp

Ciao


Autore Risposta: Nuragica
Inserita il: 01/07/2007 23:20:37
Messaggio:

Gergei è nel Sarcidano. E' passata dalla provincia di Nuoro a quella di
Cagliari, insieme a Serri, Nurri, Orroli ,Escalaplano,
mentre Laconi è passata nella prov di Oristano.
Il sarcidano è ai confini tra la trexenta e la marmilla ed i dialetti si assomigliano molto tra loro con qualche leggera sfumatura..
A Tonara si parla barbaricino e si trova nella Barbagia di Belvi' assieme ad Aritzo e Desulo..
_________________________________________________
... vegno del loco ove tornar disio


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 01/07/2007 23:50:33
Messaggio:

A Ela:
mi sembrava di aver risposto ma vedo che il mio messaggio è sparito!
forse non gli ho dato l'invio.

Questa era la mia risposta.

La poesia di Ela ha le risonanze delle launeddas!
La amo tanto come le altre traduzioni
Il suono mescola note dolci a note acute, come quando il maestrale fischia e mormora tra le forre e le pietre.

Sono felice di aver avuto questa idea, così le mie poesie non sono solo mie ma anche della gente della mia terra.

Anche questa traduzione l'inserisco nel forum Limba Sarda -> Poesiasa e Canzonis in sardu -> POESIE E "CANTI IN CORO"

Vorrei tanto continuare. Manca la traduzione di qualche poesia già inviatavi. Capisco che è difficile ed impegnativo, ma come diceva un altro mio nonno "Insisti, resisti, raggiungi e conquisti"


Autore Risposta: Titti
Inserita il: 01/07/2007 23:53:45
Messaggio:

bravo francesco ora ci provo anche io se mi fai sapere quali sono che non sono state tradotte spero di essere brava come ela ciao da titti


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 02/07/2007 00:06:27
Messaggio:

Queste sono quelle ancora non tradotte:








Zingaro, si zingaro
io sono del luogo
senza luogo
io sono del tempo
senza tempo
io canto l’armonia
dell’istante perduto
io canto la geometria
del punto ch’esiste
senza essere
io danzo tra le stelle
io perso nel cuore
di ogni uomo
navigo nel mare
delle lacrime materne
lacerato dal vento
io perso nel grido del parto
vado cercando
la sapienza dell’innocente
coprendo la testa
col velo delle gocce
d’oceano notturno
gocce nude fraterne
come parole dimenticate.


LA NUOVA IMPRESA

Alla nuova impresa ti avvii senza voltarti
e
salgo allora sulla collina delle tombe eroiche
ove innalzo il tumulo di pietre nere
e seppellisco il mio cuore
e
lancio l'ultimo saluto che rotola nel nulla
dove alito di zefiro che scorre nel tempo
spazza i petali delle mie parole
e li dissemina nello spazio eterno
e
la tua tomba
non è nella sabbia
non è nella terra,
non è nel mare,
è nel nostro petto di semplici uomini.


Autore Risposta: Titti
Inserita il: 02/07/2007 00:25:10
Messaggio:

ora ci provo


Autore Risposta: Ela
Inserita il: 02/07/2007 00:26:26
Messaggio:

ora è tardi...ma domani mi voglio cimentare in queste altre poesie...molte volte è difficile trovare la parola giusta......ma è un buon esercizio anche per ricordare ......buonanotte



Mezus terra senza pane, que terra senza justitia


Autore Risposta: Titti
Inserita il: 02/07/2007 00:47:14
Messaggio:

zingaru eia zingaru
deu seu de su logu
chene logu
deu seu de su tempusu
chene tempusu
deu cantu s'armonia
de sistanti perdiu
deu cantu sa geometria
de su putu chesistidi
chene essi deu
danzu immesu a sa stellasa
deu perdiu in su coru
de ogna ommi
navigu in mari de lacrimasa maternasa
lacerau de su bentu
deu perdiu in su zerriusu de su partu
anddu cicchendi sa sapienza
de s'innocenti
immbusendi sa conca
cun su velu de gociasa
spolincasa fraternasa cummenti
a fuedusu scaresciusu..



francesco non so se sono stata al'altezza ma ci ho provato ciaoooooo


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 02/07/2007 01:12:36
Messaggio:

francesco44 ha scritto:

Queste sono quelle ancora non tradotte:








Zingaro, si zingaro
io sono del luogo
senza luogo
io sono del tempo
senza tempo
io canto l’armonia
dell’istante perduto
io canto la geometria
del punto ch’esiste
senza essere
io danzo tra le stelle
io perso nel cuore
di ogni uomo
navigo nel mare
delle lacrime materne
lacerato dal vento
io perso nel grido del parto
vado cercando
la sapienza dell’innocente
coprendo la testa
col velo delle gocce
d’oceano notturno
gocce nude fraterne
come parole dimenticate.


LA NUOVA IMPRESA

Alla nuova impresa ti avvii senza voltarti
e
salgo allora sulla collina delle tombe eroiche
ove innalzo il tumulo di pietre nere
e seppellisco il mio cuore
e
lancio l'ultimo saluto che rotola nel nulla
dove alito di zefiro che scorre nel tempo
spazza i petali delle mie parole
e li dissemina nello spazio eterno
e
la tua tomba
non è nella sabbia
non è nella terra,
non è nel mare,
è nel nostro petto di semplici uomini.



Zingaru, eja zingaru
Deo so de su logu
Kena logu
Deo so de su tempus
Kena tempus
Deo canto s'armonia
De s'iscutta pèrdida
Deo canto sa geometria
De su puntu ki esistit
Kena essere
Deo ballo intre sas istellas
Deo pèrdidu in su coro
De ogni homine
Navigo in su mare
De sas lagrimas maternas
Istrazzadu dae su 'entu
Deo pèrdidu in su tichìrriu de s'ilierada
Ando chirchende
Sa sapienzia de s'innozzente
Covacchende sa conca
Cun su velu de sos guttìos
De oceanu notturnu
Guttìos nudos fraternos
Comente paràulas imentigadas


S'impresa noa

A s'impresa noa t'avvias kena ti girare
E
Pigo tando subra su montiju de sas tumbas heroicas
In ue alcio su muntone de pedras nieddas
E interro su coro meu
E
Imbòlo s'ultimu saludu ki lòddurat in su nudda
In ue s'alènu de zefiro ki iscurret in su tempus
Ispazzat sos petalos de sas paràulas mias
E los semenat in s'ispaziu eternu
E
Sa tumba tua
No est in sa rena
No est in sa terra
No est in su mare
Est in sa pettòrra nostra de semplices homines






Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 04/07/2007 13:40:40
Messaggio:

Ho fatto un po' di pasticci ed alcune mie cose sono andate a finire in un'altra discussione che ho aperto inavvertitamente. Questa è CIAO MAMMA, c'è anche uno scritto di qualche tempo fà che credo buono.


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 04/07/2007 18:31:50
Messaggio:

APPELLO ALLO STAFF DEL FORUM

è possibile allegare in qualche modo un file .doc?


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 05/07/2007 16:20:23
Messaggio:

ADDIO AMICI ADDIO

addio amici addio
non siedo più tra voi
nella polvere della strada
lascio il calore del fuoco
per la luce fredda delle stelle

i canti mi seguono ricordi
d'infanzia cieca
ho girato l'ultimo angolo del mondo
perso nella luce
della via oscura

fui con voi oggi
sono con voi ieri
la pioggia scava la polvere
cancella i segni della mia ombra
nessuno sa dove m'incammino

il destino come il vento
frantuma in sabbia
le rocce della vita
ed il vento si rompe in refoli
come i fati umani

muovo guerra all'universo
la grande discendenza
del ripudio umano
trema ai tre colpi
del cuore pulsante dei fratelli

ho raccolto la veste degli antenati
mi cinge il corpo protettiva
dai fendenti del destino umano
con essa prego davanti alla scala
davanti alla cascata davanti al sepolcro

erede di antenati confitti
come frecce nella memoria
nessuno sparo di cannone seguirà la mia morte
nessun pianto di femmina seguirà la mia morte
solo la veste candida coprirà il mio volto

addio amici addio
da me infedele dei vostri sogni
dipingo d'azzurro i miei sogni
tracciando righe di sangue
rituale nel silenzioso cadere dei feticci

cresce l'albero della fratellanza
e sui rami salta il leopardo
maculato salmodiando preghiere
nella notte stellata
silenziosa inquilina del nulla.

5 Marzo 2007


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 05/07/2007 16:21:53
Messaggio:

MADRE

Madre, in ginocchio alla tua soglia
Osservo il buio della tua stanza
Illuminato dal biancore del tuo corpo
Il tuo respiro lieve riempie il mio vuoto
Le tue parole sento
Perse nel mondo antico dei ricordi
Ricadono su di me come pioggia di primavera
Mi avvicino con timoroso rispetto
Accarezzo la tua mano gonfia
I tuoi occhi mi penetrano guardando la mia anima
Per scoprire chi io sono diventato
Si madre io sono quello che tu ricordi e
Io sono quello che tu sai che sarò
Il bambinetto nudo sulla spiaggia
Che chiedeva la frittatina,
L’uomo che nella tua memoria del futuro
Solo io sarò.
Il dolore madre può raggiungere le vette dell’impassibilità
Il mio sguardo si perde nel mare celeste dei tuoi occhi
Mare dolce ed assente di chi è sopra ogni giudizio
Vedo le tuo ossa madre e le accarezzo con la mano fredda
Riscaldata da esse ed io madre
dipingo le tue ossa con l’ocra sacrale.
Le tue dita tremano come la carezza di ali di farfalla
Tra le mie dita lievi come il mio amore.
Perché mi guardi così ?
Perché alla mia domanda non rispondi?
Il tuo sguardo è severo ma senza rimprovero
Cosa chiedi madre?
Il mio silenzio è pieno di ciò che solo un figlio può dire
La mia lingua immobile vibra d’amore inesprimibile
Le mie labbra sono serrate sul rimprovero al tuo lasciarmi
Controllo la mia rabbia con lo sforzo dell’operaio
Che ha costruito con fatica inumana il suo tempio dell’amore
Ritrovo lo strazio del mio distacco dal tuo capezzolo
Non sento l’odore del tuo corpo di fanciulla
Tocco il tuo corpo e non trovo le membra sode conosciute
Madre sei un filo evanescente di fumo
Che si perde nelle spire del tempo
Il mio sguardo ti segue e si perde nell’infinito
Della mia maternità.


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 05/07/2007 20:44:59
Messaggio:

francesco44 ha scritto:

ADDIO AMICI ADDIO

addio amici addio
non siedo più tra voi
nella polvere della strada
lascio il calore del fuoco
per la luce fredda delle stelle

i canti mi seguono ricordi
d'infanzia cieca
ho girato l'ultimo angolo del mondo
perso nella luce
della via oscura

fui con voi oggi
sono con voi ieri
la pioggia scava la polvere
cancella i segni della mia ombra
nessuno sa dove m'incammino

il destino come il vento
frantuma in sabbia
le rocce della vita
ed il vento si rompe in refoli
come i fati umani

muovo guerra all'universo
la grande discendenza
del ripudio umano
trema ai tre colpi
del cuore pulsante dei fratelli

ho raccolto la veste degli antenati
mi cinge il corpo protettiva
dai fendenti del destino umano
con essa prego davanti alla scala
davanti alla cascata davanti al sepolcro

erede di antenati confitti
come frecce nella memoria
nessuno sparo di cannone seguirà la mia morte
nessun pianto di femmina seguirà la mia morte
solo la veste candida coprirà il mio volto

addio amici addio
da me infedele dei vostri sogni
dipingo d'azzurro i miei sogni
tracciando righe di sangue
rituale nel silenzioso cadere dei feticci

cresce l'albero della fratellanza
e sui rami salta il leopardo
maculato salmodiando preghiere
nella notte stellata
silenziosa inquilina del nulla.

5 Marzo 2007




ADIOSU AMIGOS ADIOSU

Adiosu amigos adiosu
No sezzo piùs intre a bois
In su piùghere de sa carrela
Lasso su calore de su fogu
Pro sa lughe fritta de sas istellas

Sos cantos mi sìghin, ammentos
De pizzinnìa tzega
Happo giradu s'ultimu cuzone de su mundu
Pèrdidu in sa lughe
De sa 'ia oscura

Fia cun a bois hoe
So cun a bois hèris
S'abba iscavat su piùghere
Cancellat sos signos de s'umbra mia
Niunu ìschit in ue mi incamino

Su destinu comente su 'entu
Frantumat in rena
Sas roccas de sa vida
E su 'entu si segat in alènos
Comente sos destinos humanos

Movo gherra a s'universu
Su grande sambènadu
De su ripudio humanu
Tremat a sos tres toccos
De su coro pulsante de sos frades

Happo regoltu sa 'este de sos antenados
M'affiànzat su corpus protettiva
Dae sos fendentes de su destinu humanu
Cun issa prego in anti a s'iscala
In anti a sa cascada, in anti a su sepulcru

Herede de antenados infeschìdos
Comente frizzas in sa memoria
Per unu isparu de cannone hat a sighire sa morte mia
Per unu piantu de fèmina hat a sighire sa morte mia
Solu sa 'este candida hat a covaccare sa cara mia

Adiosu amigos adiosu
Dae a mie infidele de sos sonnios bostros
Pinto de azzurro sos sonnios mios
Tracciende rigas de sàmbene
Rituale in su silenziosu rùere de sos feticcios

Creschet s'àrvure de sa fratellanzia
E subra 'e sos rattos brincat su leopardu
Maculadu, salmodiende preghieras
In su notte istelladu
Silenziosu inquilinu de su nudda



Più tardi faccio anche l'altra

Salute





Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 06/07/2007 04:42:25
Messaggio:

Tempo fa mia figlia mi chiese:" Quando nonna ci lascerà, in quel momento, se non ci sono, apri subito la finestra".
Intuii il senso del suo desiderio.
poi scrissi questa:


LA TUA FINESTRA APERTA

Madre ho aperto la finestra,
Il tuo spirito voli via
Dalle mie lacrime tristi,
Vai ridendo sulle spiagge assolate,
sui prati colorati,
vai danzando tra le nubi gentili
vai fanciulla persa nei tuoi occhi celesti.
Poi potremo correre tutti
Lì dove il sole non secca
Dove l’ombra non ghiaccia.


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 06/07/2007 04:44:56
Messaggio:

Il mio nome è Parola
Come l’ombra sono senza corpo
Perché Uno è l’Essere.


Marzo 1007


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 06/07/2007 04:54:54
Messaggio:

Questa è una poesia nata da un'invocazione islamica, dunque difficilmente traducibile in sardo, a meno che non esista in sardo un'invocazione simile, che esprima il senso del sacro così difficile da perseguire nelle piccole cose della vita, la mia segreta vita

ASTAGHFIR ULLAH
(perdonami o signore)

Astaghfir Ullah
Per non vedere il tuo viso

Astaghfir Ullah
Per non udire la tua voce

Astaghfir Ullah
Per non sentire il tuo respiro

Astaghfir Ullah
Per non averti trovato sotto ogni granello di sabbia

Astaghfir Ullah
Per non averti riconosciuto in ogni goccia di pioggia

Astaghfir Ullah
Per non averti visto nel sorriso della mia amata

Astaghfir Ullah
Per non averti conosciuto nello sguardo di mio padre

Astaghfir Ullah
Per non aver stretto la tua mano nella mia

Astaghfir Ullah
Per non aver accompagnato il mio passo al tuo

Astaghfir Ullah
Per ogni pensiero triste che ti ho negato

Astaghfir Ullah
Per ogni pensiero felice che ti ho negato

Astaghfir Ullah
Per aver chiuso gli occhi alla luce dell’alba

Astaghfir Ullah
Per essere uomo


9 Marzo 2007


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 06/07/2007 05:08:52
Messaggio:

Questa è una poesia dedicata a Federico Garcia Lorca, leggendo un suo scritto sul "duende". Chi vuole leggere il suo stupefacente scritto vada su:
http://www.antoniogramsci.com/garci...rosa_ita.htm
E' poesia mia in cui esoterismo e misticismo ho cercato di fondere assieme ai ricordi dell'Andalusia
Non è da tradurre in sardo. Lasciamola così.

QUANDO IL MAESTRO ASCOLTA …

… dico con Federico:
No. Non vorrei che entrasse nella sala quel terribile moscone della noia che infilza tutte le teste con un tenue filo di sonno e mette negli occhi degli ascoltatori minuscoli gruppi di punte di spillo.”

Che la mia poesia parli
col registro lieve e scattante dello zoccolo andaluso,
che tracci nell’aria saettanti lampi di lame d’ironia,
che dal sole annoiato rubi
la cenere piccante del sogno mai sognato.
A Federico chiedo: “dammi duende”.
Alla tua ombra, uomo,
strappo l’incalzare sonante del verso.
Fammi rapire, uomo,
l’istinto efficace del duende,
quando canterò la Parola
rivali non avrò col duende.
Ed i Fratelli diranno: “Ha duende!”
ed il suono nero del duende
scenderà a bagnarli.
La nostra azione è duende.
Potenza della Parola
nera di terra feconda.
Parola ignota al filosofo, duende
è respiro oscuro del poeta,
è potenza non agita,
è lotta non pensata, duende dice Federico.
Parola che non vive nella gola
che sorge dalla terra e
attraversa dai piedi il corpo
dice il maestro di chitarra.
Con il tocco pesante
dello stile sanguigno,
grido strozzato quello della Parola
che danza con le ballerine di Minosse,
sulle schiene affilate dei tori.
Che la mia parola
spazzi il cielo tenebroso del dubbio
sveli la cagna nera del diavolo amico di Dio,
uccida la scimmia di Cervantes.
Che la mia parola
passeggi barcollante tra i vicoli di Venezia
cantando ubriaca,
calpestando le rovine della ragione.
Che i miei versi siano i gradini
della scala salita da Nietzsche
verso la perfezione,
con il fiato rauco del duende.
Che la mia Parola danzi
con le ali dell’angelo
all’ombra della musa
ed inchiodi alla parete luminosa
d’una via di Cordoba
la mia ombra,
così potrò correre sulle onde del ricordo,
lento sanguigno respiro di duende.
Soffio di musa percuote la mia Parola,
la fa pesare come marmo e basalto.
Pericoloso è il duende che fa vacillare
la sintassi della mia anima,
e la beve.
La Parola è duende che non dà forma
e nel suo gorgo trascina
il rude eremita ed il lascivo mistico.
Che nel discorso lavano dio
con la liscivia del loro furore,
aprendo il paesaggio delle ottocento colonne
tra le regole dell’orto sacro,
tra le luci sanguigne delle stanze sacre.
Che la mia Parola sia lavata
dalla muffa di violette marce,
sfuggendo la paura del telescopio
dell’anima limitata.

8 aprile 2007


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 06/07/2007 05:15:23
Messaggio:

Sono giunto madre all’estremo limite del mondo
Lì dove lo sguardo si perde nell’azzurro sbiadito dei tuoi occhi
Ascoltando il mormorio di risacca delle tue parole ignote.

Mi siedo padre fuori dalla tua porta di sughero antico
Dondolandomi tra i ricordi ondeggianti d’una domenica d’autunno
Ascoltando il fluido silenzio del tuo dolore antico

Nella polvere acre come spilli di lacrime
Mi siedo antenati afferrando i fumi delle vostre vite
Portandoli ai sensi dei perduti affanni

16/4/2007


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 10/07/2007 01:19:12
Messaggio:

FUOCO SACRO

Fuoco sacro è
l’ultimo raggio di tramonto.
In te s’immerge
il mio spirito graffiato dalla sabbia.
Bagna bagna di lacrime
il deserto della mia anima
dalla roccia nasce il fiore


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 10/07/2007 01:21:45
Messaggio:

IL TUO RIMPROVERO È MIELE CHE ACQUIETA LA MIA ANIMA

il tuo sorriso è fiore di camomilla nel prato della mia anima.

la tua parola cade su me come petalo di rosa e profuma la mia anima

il tuo occhio brilla della tristezza antica delle Pleiadi e illumina la mia anima

l'infuso del vino vecchio colora le tue labbra e adorna la mia anima.

Marzo 2007


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 10/07/2007 17:35:25
Messaggio:

TU FIGLIA

Donna, facciamo una cosa mai fatta.
prendiamo un soffio di vino color di rosa
al volo afferriamo una manciata di versi
niente di più, a noi che serve?
In più solo un pezzo di pane senza sale.
Poi voliamo mano nella mano
lì dove c’è il silenzio ambrato
di un tramonto sardo.
Qui sediamoci, più potenti dei potenti
sultani della terra.
Non piangere sul passato,
le lacrime di tuo padre l’hanno lavato.
Le carezze accetta
chè spazzano i rimorsi della tua vita
e dell’ingiustizia fanno giustizia
tu felice.
Che è il mondo se non il nulla?
Ma tu non sei il nulla e
liberi viviamo.
Brindiamo al giardino che ci circonda
e che il vino scorra come ruscello
purificando le nostre anime.
Intorno a noi la piana bruciata
risorge con la forza della primavera.
E come dice il saggio Kayyam:
Siedi qui in paradiso, assieme a un volto di paradiso.


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 10/07/2007 17:51:54
Messaggio:

IL CANTO DELL’INIZIATO

Ho bevuto le acque di tutti gli oceani,
mi sono ubriacato di luci boreali,
ho dormito avvolto nei nembi equatoriali,
tra le onde congelate delle comete
ho pianto liquide rocce vesuviane,
il mio urlo ha percosso la foresta pluviale
il mio passo ha tormentato il marmo e il basalto
della perduta carovaniera verso l’ignoto.
Busso alla porta boreale
nudo come battito di ciglia e
il padre dei saggi china la testa tace e
il silenzio si adagia esile polvere sul mio cuore.
Sento il soffio di passi lievi d’Antenati
l’Evento discende intorno a me
immane istante di tempo, scintilla d’eone,
nel deserto ricolmo di sapienza assaporo l’oro vermiglio
del mio sangue sacrificale lavato dal bianco latte augurale.
Il mio alito vitale strappato
purificato dalla maestria dei colpi
dello scalpello di cristallo
traspare d’ultimata pietra senza fessura.
Io vapore benedetto asperso nel popolo iniziatico
brillo della luce livida delle mie tre luci
e tre colpi di tuono risuonano e dai principi di scolta
l’eco riecheggia tre volte e ancora tre volte.
Piane, le parole sempre le stesse immemori
scivolano sulle spirali del tempo,
scandite come frecce antiche in slancio stocastico.
Io lucida fiamma immota varco la notte sacra
consacrando le parole del silenzio solenne.
La tenebra mi avvolge soccorritore mantello,
il silenzio si erge a mia difesa affilato rasoio
d’oro e d’argento, lama di sole e di luna
percuote coi neri raggi lo scheletro dei sensi.
Nel cielo di luce siderale,
notte ultima notte immota, densa come lava,
protetta dalle ali del drago, le magmatiche orde
vanamente urlano agli spalti delle mura uraniche,
aspetto con la pazienza del predatore il messaggio delle stelle
e intanto chinato alla triplice fiamma
alzo il mio canto al cielo
e canto l’elegia del mio campione regale.
Sulla torre del Sud l’araldo in attesa accorda la voce,
la scolta sul bastione dell’Ovest custodisce l’Opera e
le ombre lente della memoria ondeggiano
con odore di passo antico al ritmo del tamburo rituale.
La verde egida è tesa come lancia di fuoco,
il basilisco di smeraldo traccia
cinque spire sulla cenere lunare
come fastose insegne canore
lucide d’olimpico olio d’oliva.
Col gesto lento del mare primordiale
il padre dei saggi tace
e con le parole mute del mistero,
col silenzio di neve cristallina
vola nell’abisso del mio corpo di terra
illumina la mia innocenza trasparente e
danza e ride e
danza e ride con me sulla mia tomba.


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 10/07/2007 20:56:00
Messaggio:

francesco44 ha scritto:

MADRE

Madre, in ginocchio alla tua soglia
Osservo il buio della tua stanza
Illuminato dal biancore del tuo corpo
Il tuo respiro lieve riempie il mio vuoto
Le tue parole sento
Perse nel mondo antico dei ricordi
Ricadono su di me come pioggia di primavera
Mi avvicino con timoroso rispetto
Accarezzo la tua mano gonfia
I tuoi occhi mi penetrano guardando la mia anima
Per scoprire chi io sono diventato
Si madre io sono quello che tu ricordi e
Io sono quello che tu sai che sarò
Il bambinetto nudo sulla spiaggia
Che chiedeva la frittatina,
L’uomo che nella tua memoria del futuro
Solo io sarò.
Il dolore madre può raggiungere le vette dell’impassibilità
Il mio sguardo si perde nel mare celeste dei tuoi occhi
Mare dolce ed assente di chi è sopra ogni giudizio
Vedo le tuo ossa madre e le accarezzo con la mano fredda
Riscaldata da esse ed io madre
dipingo le tue ossa con l’ocra sacrale.
Le tue dita tremano come la carezza di ali di farfalla
Tra le mie dita lievi come il mio amore.
Perché mi guardi così ?
Perché alla mia domanda non rispondi?
Il tuo sguardo è severo ma senza rimprovero
Cosa chiedi madre?
Il mio silenzio è pieno di ciò che solo un figlio può dire
La mia lingua immobile vibra d’amore inesprimibile
Le mie labbra sono serrate sul rimprovero al tuo lasciarmi
Controllo la mia rabbia con lo sforzo dell’operaio
Che ha costruito con fatica inumana il suo tempio dell’amore
Ritrovo lo strazio del mio distacco dal tuo capezzolo
Non sento l’odore del tuo corpo di fanciulla
Tocco il tuo corpo e non trovo le membra sode conosciute
Madre sei un filo evanescente di fumo
Che si perde nelle spire del tempo
Il mio sguardo ti segue e si perde nell’infinito
Della mia maternità.



Rieccomi, siamo un pò in arretrato con le traduzioni

MAMA

Mama, imbenujadu a su jannile tou
Abbàido s'oscuridade de s'istanzia tua
Illuminadu dae su biancore de su corpus tou
Su respiru tou lèbiu, pienat su meu bòidu
Sas paràulas tuas intendo
Pèrdidas in su mundu antigu de sos ammentos
Rùen subra de a mie comente abba de beranu
Mi avvicino cun timerosu respettu
Accarissio sa manu tua ufiada
Sos ojos tuos mi penetran abbaidende s'anima mia
Pro iscobèrrere su ki so diventadu
Si mama, deo so, su ki tue t'ammentas, e
Deo so, su ki tue ischis ki happo a essere
Su pizzinneddu nudu subra 'e s'ispiaggia
Ki domandaìat sa frittada
S'homine ki in sa memoria tua de su futuru
Deo e bia happo a essere
Su dolore mama, pòdet raggiunghere sos cùccuros de s'impassibilidade
S'ojada mia si perdet in su mare celeste de sos ojos tuos
Mare dulche e assente, de chie est subra de ogni judiziu
Bido sos ossos tuos mama, e accarissio sa manu tua fritta
Iscaldìda dae issos, e deo mama
Pinto sos ossos tuos cun s'ocra sacrale
Sos poddighes tuos trèmen comente sa carissia de alas de mariposa
Intre sos poddighes mios, lèbios comente s'amore meu
Pro itte m'abbàidas gai?
Pro itte a sa domanda mia no rispondes?
S'ojada tua est severa, ma kena rimproveru
Itte domandas mama?
Su silenziu meu est pienu de su ki solu unu fizu podet nàrrere
Sa limba mia immobile vibrat de amore inesprimibile
Sas laras mias sun serradas subra 'e su rimproveru a sa tua lassada
Cuntrollo sa rabbia mia cun sa podda de s'operaiu
Ki hat fraigadu cun podda disumana su tempiu sou de s'amore
Agatto s'istraziu de su distaccu meu dae su cabiju tou
No intendo su fiagu de su corpus tou de pisedda
Tocco su corpus tou e no agatto sos brazzos sodos connottos
Mama, ses unu filu evanescente de fumu
Ki si perdet in sas lòrigas de su tempus
S'ojada mia ti sìghit e si perdet in s'infinidu
De sa maternidade mia



Saludos, a sa prossima traduzione






Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 11/07/2007 21:55:38
Messaggio:

La traduzione di Grodde ha il sapore del miele amaro di corbezzolo, aspro e selvaggio come i sentimenti che impregnano i miei versi


Autore Risposta: skywalker57
Inserita il: 12/07/2007 15:41:55
Messaggio:

Spero di inserire il post nella discussione giusta.
Siccome fra dieci giorni si sposa mio cognato, vorrei fargli gli auguri in sardo, chi mi aiuta a trovare la frase giusta da inserire nel biglietto, possibilmente in campidanese, grazie 1000


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 18/07/2007 04:14:00
Messaggio:

Una sfida non da poco per i traduttori/trici in sardo!
Questi sono AIKU, poesie tradizionali giapponesi. Lo schema è:
3 versi di 7-9-7 sillabe.
In genere sono espressioni "minimaliste", nel senso dell'espressione di emozioni e sentimenti di semplicità assoluta.

Ogni volta che ci provo sento un gran rumore di scricchiolii: sono le ossa del maestri giapponesi dell'aiku che si rivoltano nelle loro tombe.

Non ci dobbiamo fare impressionare: anche loro all'inizio sentivano gli stessi scricchiolii dei loro maestri. Chissà un giorno...

L'eventuale traduzione in sardo dovrebbe seguire lo stesso schema 7-9-7
possibilmente rispettando il pensiero da me espresso (ma non è necessario).

AIKU 1
Solo il fumo vaga
Nella foresta senza fuoco
Ch’è stato spento da me.

AIKU 2
Tranciando il mio cuore
Fruscia la fredda nuda lama
Al destino non fuggo.

AIKU 3
Silente fu il grido
Silente è la risposta
Al nulla mi affaccio.


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 18/07/2007 04:43:57
Messaggio:

Di tutt'altro genere

SEQUENZA DI SPECCHI

Allungo le mie mani
immergendole nella nebbia del nulla.
afferro l’indistinta essenza della mia vita
come in sequenza di specchi
la vita scorre rimbalzando
d’immagine in immagine
perdendosi nel fioco oscurarsi
della mente rapita.

Le braci del pensiero
si spengono sotto le ceneri
della storia immobile,
il filo di fumo del mio essere
si svolge lento, inutile,
attratto dal respiro delle stelle
nelle lente spire
dell’amore perduto.

Molle s’abbandona
la volontà nell’immemore
flusso sanguigno
del pulsare cosmico
inseguendo l’immersione
nell’acqua rituale
della dissoluzione
d’ogni simulacro

14 dicembre 2006


Autore Risposta: Bakis
Inserita il: 18/07/2007 12:02:52
Messaggio:

Francesco 44,sperando di avere fato cosa gradita,nel senso che la versione della traduzione è in lingua sardo-logudorese,ti ho tradotto :LA NUOVA IMPRESA.




S’atzagna noa

A s’atzagna noa t’abias chene t’ortare

e
pigo tando a sa sedda ‘e tumbas eroicas

‘ue innartzo su tumalu ‘e pedras moras

e interro su coro meu

e lanto s’urtimu saludu chi rodulat in su nudda

‘ue s’alenu ‘e Zefiru iscurrit in su tempus

munnat sos petalos de sas paraulas mias

e los ispraminat in s’ispatziu eternu
e
e sa losa tua

no’ est in sa rena

no’ est in sa terra,

no’ est in su mare,

est in su nostru pettus ‘e omines semplices.


LA NUOVA IMPRESA

Alla nuova impresa ti avvii senza voltarti

e

salgo allora sulla collina delle tombe eroiche

ove innalzo il tumulo di pietre nere

e seppellisco il mio cuore

e

lancio l'ultimo saluto che rotola nel nulla

dove alito di zefiro che scorre nel tempo

spazza i petali delle mie parole

e li dissemina nello spazio eterno

e

la tua tomba

non è nella sabbia

non è nella terra,

non è nel mare,

è nel nostro petto di semplici uomini.



Autore Risposta: Bakis
Inserita il: 18/07/2007 12:21:38
Messaggio:

Non avevo visto che Grodde l’aveva gia fato!
Meglio! Vuol dire che ci sono due versioni in cui si notano e si dovranno apprezzare le sottili e potenziali varianti che la nostra lingua ha.


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 18/07/2007 21:28:52
Messaggio:

Carissimo Bakis, questo è proprio quello che desideravo di più!!
L'avere diverse versioni nei vari dialetti sardi dei miei versi.
Hai perfettamente ragione, anche se da me non espressamente dichiarato, la mia ricerca era ed è quella di dare risonanze diverse alle stesse parole e sentimenti.
Sentire modulazioni, suoni, pronunce e parole che variano all'interno della nostra stessa regione credo che PARADOSSALMENTE sia una diversità che ci unifica: l'unità nella differenziazione. Perchè tutti i differenti dialetti e parlate sardi sono l'espressione di una matrice etnico-culturale che non trova l'uguale in Italia.
La fierezza di un popolo passa, prima di tutto, per la sua lingua che si trasmette, con i necessari ed imprescindibili cambiamenti che nella storia si verificano, e che comunque mantiene il substrato arcaico che tale lingua possiede da sempre.


Autore Risposta: Bakis
Inserita il: 18/07/2007 21:48:52
Messaggio:

LA NUOVA IMPRESA

Alla nuova impresa ti avvii senza voltarti

e

salgo allora sulla collina delle tombe eroiche

ove innalzo il tumulo di pietre nere

e seppellisco il mio cuore

e

lancio l'ultimo saluto che rotola nel nulla

dove alito di zefiro che scorre nel tempo

spazza i petali delle mie parole

e li dissemina nello spazio eterno

e

la tua tomba

non è nella sabbia

non è nella terra,

non è nel mare,

è nel nostro petto di semplici uomini.



S'impresa noa

A s'impresa noa t'avvias kena ti girare
E
Pigo tando subra su montiju de sas tumbas heroicas
In ue alcio su muntone de pedras nieddas
E interro su coro meu
E
Imbòlo s'ultimu saludu ki lòddurat in su nudda
In ue s'alènu de zefiro ki iscurret in su tempus
Ispazzat sos petalos de sas paràulas mias
E los semenat in s'ispaziu eternu
E
Sa tumba tua
No est in sa rena
No est in sa terra
No est in su mare
Est in sa pettòrra nostra de semplices homines





S’atzagna noa

A s’atzagna noa t’abias chene t’ortare
e
pigo tando a sa sedda ‘e tumbas eroicas
‘ue innartzo su tumalu ‘e pedras moras
e interro su coro meu
e lanto s’urtimu saludu chi rodulat in su nudda
‘ue s’alenu ‘e Zefiru iscurrit in su tempus
munnat sos petalos de sas paraulas mias
e los ispraminat in s’ispatziu eternu
e sa losa tua
no’ est in sa rena
no’ est in sa terra,
no’ est in su mare,
est in su nostru pettus ‘e omines semplices.



..........Vi trovi differenze sostanziali?


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 25/07/2007 02:21:37
Messaggio:

Care amiche e cari amici
è arrivato il momento del riposo vacanziero.
Dunque un saluto e buone vacanze.
Ci risentiamo a settembre.
Francesco44


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 04/09/2007 17:24:21
Messaggio:

Eccomi di nuovo tra voi desiate amiche, lettrici, poetesse, ammiratrici, spasimanti, deliranti e chi più ne ha più ne metta, meglio se di più.
Sono tornato.
Non so se questa è da considerare come novella fausta o infausta.

Agli amici mando un virile quanto astemio (sono a dieta ahimè) saluto.

Dicono che la poesia è frutto del dolore. In effetti, ve lo vedete uno che se la gode, ride, mangia e amoreggia con gran sollazzo e si mette a poetare? Ma manco ci pensa, vuole godersela!

Perchè? A voi la risposta.

Non mi dite che la felicità porta anch'essa a poetare, che proprio nel delirio dell'innamoramento si poeta quanto in quello del dolore.
Ma appunto sono deliri, mica sollazzi.
Io ho sollazzato in quel della Valle della Loira prima e a Parigi poi.
Arrancando dietro una moglie assatanata di castelli, residenze nobiliari, giardini fatati, musei, gallerie, ecc. ecc. mi sono distratto abbastanza, e conseguentemente ho poco poetato.
Quel poco lo sto ripulendo (non certo nell'Arno, inquinato com'è!).
Ancora non so se ne verrà fuori qualcosa di degno e sopportabile per voi.
Si vedrà.
Nel frattempo cercherò qualche vecchia poesia, rimasta in qualche angolino del PC, all'ombra di un chip o timidamente mimetizzata tra i transistor.
A presto e ciao a tutte/i


Autore Risposta: Zinnibiri
Inserita il: 10/09/2007 18:25:16
Messaggio:

Ciao Francesco come vedi ho accettato l'invito, 8 pagine son tante per ora ho letto le prime 3 le discussioni sono molto interessanti.
Di seguito il mio contributo in Sardo Medio Campidanese per la precisione Serramannese

Alta/ Manna
quanto alta la sua statura / manna cantu sesi longa
col suo passo eretto/ cun sa camminada deretta
porta l’acqua / pottasa s'acqua
sul sentiero della vita./ in su mori de sa vida

Sicuramente le prime 2 righe in sardo non rendono perchè si potrebbero ritradurre così:
Grande
grande quanto sei lunga

Andrebbero sicuramente interpretate, per poi affinare in Sardo delle parole che ne rendano il significato.


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 17/09/2007 05:53:46
Messaggio:

cara Zinni,
finalmente hai trovato la mia discussione e vedo che subito ti sei buttata nella collaborazione!

Grazie!

Aspetto il tuo contributo, tutti lo aspettiamo.

un abbraccio


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 06/01/2008 20:18:15
Messaggio:

Ben presto metterò on line il mio sito di poesie con una sezione speciale con tutte le traduzioni in sardo (nelle diverse varianti locali) fatte dalle amiche e amici di Paradisola


mie poesie tradotte in sardo da tante/i care/i amiche/ci c/o:
Tutti i Forum
Cultura in Sardegna
Scrittori di Paradisola
Traduzione in sardo di poesie


Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 10/01/2008 13:23:20
Messaggio:

Haiku 4

Lo sparviero piega la testa
guarda la pernice
che corre tra l'erba alta.

Haiku 5
L'usignolo trilla il suo canto dal ramo
di ramo in ramo sale alle nuvole
il canto si compone al mio ascolto.


scritte secondo lo stile Haiku del XVII secolo.

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Autore Risposta: francesco44
Inserita il: 13/01/2008 02:17:26
Messaggio:

Lisboa,
per il viandante arrivato da altri siti
è nome dal suono compiuto come un atto d’amore,
che nel cuore entra frusciando
che scalza le radici
e lo riempie di altre memorie antiche.
È suono di reminiscenze
che insegue anche all’altro capo del mondo
chi va lontano ma non la lascia.
Può essere abbandonata Lisboa,
perché non s’allontana dagli occhi,
con le sue mura grigie pur solari,
le vie disegnate dalle ombre guizzanti delle veloci nuvole
che scorrono piene sui colli,
giocando a rimpiattino con il sole.
Lisboa,
suono lento e maturo da assaporare,
dalle sillabe curve,
carezzate dalla lingua e dalle labbra come l’ultimo bacio.
Suono che salpa da dentro la bocca con lieve schiocco
Lis-
come vela gonfiata dal vento,
per poi avviarsi col dolce sibilo
della brezza mattutina a riempire le labbra
bo-
della sorda risacca dell’onda atlantica
e infine terminare col sospiro aperto dell’amante appagato.
aa-
Lisboa,
nome modulato di canzone racchiusa in tre note,
sonorità di canto antico e sussurrato
che scivola sul Tago
aprendosi all’abbraccio del mare.
Lisboa,
città capricciosa che ti sconcerta
mentre la esplori con la cautela dell’amante
in cerca di sensualità celate,
che sconcerta chi si fa percorrere
le vie coronate di palazzi dai ricchi balconi,
dalle entrate imponenti ornate di pietre severe
dalle facciate chiazzate d'azulejos,
dalle finestre ampie e dai solidi tetti.
Case splendenti nel loro restauro,
eppure discrete in questa manifestazione di una ricchezza
che un tempo fu di famiglia
ed ora di anonima società d'azioni.
Poi, come dal nulla,
rompendo l’armonia della fila di feconde residenze,
si affianca un palazzetto con porte murate
ed il tetto cadente privato delle grondaie,
dalle finestre infrante ed muri sbrecciati
di colore grigio striato di nerofumo.
Un’antica dimora abbandonata
che vagando ne trovi tante di queste case solitarie
con le facciate adorne d’azulejos frantumate,
le occhiaie vuote delle finestre
da cui intravedi i muri interni scarnificati.
Case senza padroni
che suscitano la tristezza di una vecchia signora
che fu tanto amata ed ora è sola,
senza la dignità di una perduta ricchezza giovanile
e priva degli affetti che partirono per non tornare.
Lisboa
da vagare senza meta,
carezzata con passi lenti,
voltando un angolo rapido di volo di rondine,
attraversando un incrocio piccolo di timido e pubere bacio d’amore,
schivando con l’eleganza poetica del torero
un piccolo orgoglioso tram sferragliante,
infilando una stradina
con le case che si inchinano su essa come a proteggerla,
immergendola in un’atmosfera di riservatezza,
dove scorre l’uniformità delle facciate trascurate delle case
e delle finestre che svelano stanze calde d’umida umanità.
Lisboa
si svela nelle sensazioni accomodate di chi riconosce una figura
in vero mai vista eppure ritrovata nella memoria del sogno,
che scivola tra vie succinte nella loro essenzialità,
così volute per creare colleganza tra famiglia e famiglia,
che sfociano in una piazza vasta,
enorme nella sua improbabilità,
dominata da una statua d’un grande di tempi perduti alla vita
ma non al ricordo,
piazze fatte per raccogliere gente
e farla incontrare e cicalare.
Vie caste e dignitose salgono e scendono
intrecciate per poi trasmutarsi
in irrisolte stradine di astrusi dislivelli topologici
e infine cadere in piazzette minuscole e dislivellate,
refrigerate da un minuscolo fronzuto alberello
che sale veloce dalle pietre sconnesse di un antico acciottolato.
Lisboa,
città dei sette colli stretti tra loro
come a proteggersi dai venti freddi ed umidi dell’Atlantico
che s’incanalano lungo il Tago
seguendo come gabbiani le navi che tornano da lontano.
Sette colli dalle curve prepotenti
ed esposte senza pudore a difesa dell’assalto degli stranieri,
con stradine dai marciapiedi a scalini stretti come grondaie,
false scalinate in cui l’umida foschia dell’alba non riesce a penetrare,
inerpicate a mozzafiato verso i viali alberati
che dominano i tetti precipitati sulle balze
che separano i quartieri,
che corteggiano le piazze ombrose,
che scortano fino ai miradores
da dove si può inseguire con lo sguardo la luce
che rimbalza dai colli procaci,
che scivola carezzevole
e s’infila ora vivida ora ambrata,
tra curva e curva,
giocando tra vicoli e strade e piazze,
che illumina angoli nascosti,
oscuri recessi d’intimità umana
che si dischiudono e si spalancano spudorati
al suo bacio luminoso.
Lisboa
provoca con seduzione matura e consapevole,
sorprende con l’incanto della spontaneità impudica
e accarezza i tuoi sogni con la spigliatezza di femmina navigata
che tutti accoglie e nessuno respinge,
che si apre senza chiedere,
che aspetta d’essere indagata senza imporsi,
che non si spoglia e si fa scoprire,
che si abbandona a chi la percorre
vibrante di un’attesa che mai si consuma.


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