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Il Muto di Gallura - PARTE II - I Vasa e i Mamia

Stampato da: Forum Sardegna
URL Discussione: http://www.gentedisardegna.it/topic.asp?TOPIC_ID=10864
Stampato il: Oggi

Discussione:


Autore Discussione: Agresti
Oggetto: Il Muto di Gallura - PARTE II - I Vasa e i Mamia
Inserito il: 26/01/2009 11:43:06
Messaggio:

Non vi ho abbandonato, vi ho tenuto sott'occhio tutto il tempo e mi son quasi comossa nel vedere la quantità di post inseriti, ma soprattutto nel leggere i tanti interessanti commenti sul Muto
Questo fine settimana, non avendo avuto il tempo prima, ho recuperato "divorando" le prime due parti del libro.. ho dovuto mettere il freno a mano, altrimenti sarei andata avanti senza sosta e non mi sarei potuta soffermare e tenermi al passo con la vostra lettura

Parte seconda. I Vasa e i Mamia
Mariangiola
L’abbraccio
Mestizia nella festa
Odio vince amore
Il battesimo del muto
Una partita sleale
La rivincita

Risposte:


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 26/01/2009 12:40:27
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torniamo alla bellezza dele donne gaslluresi: mariangiola è bellissima, la sua bellezza è messa in risalto dal costume tradizionale , che il costa, puntuale studioso anche di costumi ci descrive molto bene, anche se sintericamente,, anche questo seve a conferire " colore locale"...
descrivo l'abito... forse so farlo meglio io( modesto!!!) naturalmente il costa , tralasciando i gioielli, parla di un abito molto simile a quello festivo, come se mariangiola lo portasse tutti i giorni,,, il che era anche possibile , considerato che era "ricca", probabilmente era la qualità delle stoffe a distinguere anito feriale da festivo...

attoron alla testa viene fasciato uno scialle di seta damascata, operato a fiorami con lunghe frangie... il colore prevalente è un rosso-franato... lo scialle è di importazione,,, il modo di circondare il viso con questo indumento è particolare e studiato per mettere in risalto i lineamenti, se il viso è bello e regolare e gli occhi sono belli ed espressivi, come nel caso di mariangiola, questo accessorio dona molto... il costa accenna fugacemente alla camicia di tela bianca che è un capo fondamentale... la sua caratteristica principale sono le amplissime maniche con un ricamo difficile e minuzioso, bianco su bianco , a bassorilievo ,eseguito sulla fitta plissettatura che raccoglie la stoffa e che si chima alchittu o razzoni... il petto della camicia è coperto da uno scialletto... il corsetto, lu cileccu, che il costa dice di velluto rosso può essere anche di altri tessuti di seta... caratteristico è il giubbetto, la camiciola, che è una giacchetta di scarlatto con maniche aperte in modo da far sboffarela camicia,,, la gonna, solitamente di tibet o lana nera o marrone scurissimo viene descritta dal costa con balza rossa... oggi reca alcune strisce rosse 8 frutto di arricchimenti folkorici)... nell'abito di gala , che dobbiamo immaginare addosso a mariangiola durante l'abbracciu, vengono portati svariati gioielli, fra cui la buttonera d'argento che pende dalle maniche del giubbetto agli, avambracci, spille d'oro " a lustrino" che fermano lo scille copriseno e quello copicapo, e dei grandissimi orecchini, che si fanno spuntare dallo scialle, in oro detti"menduleddi" con parti d'oro sfaccettare ed un fiocco di filigrana..... numerosi anelli completavano l'insieme.... ( chi vuol approfondire scorra il post sui gioielli)

ampuriesu sicuramente preciserà e posterà immagini,, cari saluti


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 26/01/2009 14:00:14
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dopo lo splendido inizio.. tutti latitano... banditi??? l'atmosfera del muto ha contagiato i paradisolani?
e dai!! non facciamo come dicono a sassari : l'intradda di lu lioni e l'iscidda di lu mazzoni ... ovvero l'inizio da leone e la fine da volpe... ciao!!


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 26/01/2009 14:04:34
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Che ci vuoi fare?... oggi è lunedì... il solito schifosissimo lunedì...

A stasera...


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 26/01/2009 14:08:56
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lunis non filo linu, martis non filo nono, mercuris est mercurinu, gioja est jobiana, chenabura non filo lana, sapadu so troppu istracca e dominiga est festa....... ma hai ragione ... il lunedi' è critico!!! ciao petru


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 26/01/2009 14:23:23
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Scusa Babbo', ma adesso devo uscire... esigenze di pagnotta quotidiana...

Quando passo in Lu Naragheddu, davanti alle abitazioni dei Vasa... però mi fermo un po... magari potrei incontrare Tata Catalina che va alla fonte dello stazzo a riempire lu musoni oppure Babbu Mannu Vasa che fuma beato la sua pipa... ripiena di tabacco giunto fresco fresco dalla Corsica... naturalmente di contrabbando...

saluti...


Autore Risposta: Marialuisa
Inserita il: 26/01/2009 15:09:02
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babborcu ha scritto:

lunis non filo linu, martis non filo nono, mercuris est mercurinu, gioja est jobiana, chenabura non filo lana, sapadu so troppu istracca e dominiga est festa....... ma hai ragione ... il lunedi' è critico!!! ciao petru


A Nule

sa dumìnica b'amus festa
su lunis mai non rèsta
bènnere in primu 'e tuttu

su martis fàttesi votu
su mèrcuris sind'ànde
ei-ssa gioja bènze
po sas noe , po sas deghe
Sa chenabura nd'a ' neghe
su sàppadu su mazzone
màndigat petta crua ....


Autore Risposta: callas
Inserita il: 26/01/2009 15:38:45
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che bellissima impressione ho avuto da questi due primi paragrafi:Mariangiola e l'Abbraccio.
Il corteggiamento di quei tempi è qualcosa che ormai non si assapora più, perdendo quindi tutta la poesia.
un corteggiamento fatto di sguardi furtivi e timidi, ma molto eloquenti.
mani che si sfiorano e parole sussurrate mentre si balla.
E poi l'abbraccio:che meraviglia quella richiesta, la donna come una colomba da proteggere e difendere, concessa solo se verrà amata adeguatamente.
non so voi...ma io mi sono commossa.


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 26/01/2009 18:49:27
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Il racconto del corteggiamento mi ha ricordato proprio i racconti di mia nonna. Quasi 100 anni dopo i fatti del Muto, negli anni '30, non era cambiato proprio niente: prima lunghi sguardi in chiesa (di mio nonno!), poi poderosi colpi di tosse, sempre mio nonno, per avvertire mia nonna che stava passando davanti a casa sua. Tutto ciò che lei poteva fare però era affacciarsi furtivamente alla finestra (chiusa) o, se era seduta a cucire sulla porta, tenere la testa abbassata e accontentarsi che lui le fosse passato accanto. Ben inteso lei, in presenza di altri, mostrava la più assoluta indifferenza. C'erano anche le serenate, con i suonatori e un cantatore oppure, mio nonno era tecnologico, con un grammofono. Dopo un periodo non troppo breve mia nonna, durante una festa accettò di ballare il ballo sardo con mio nonno. Questo rendeva la cosa pubblica: un fotografo scattò una fotografia (ce l'ho io ora), mia nonna se la fece dare e disse a mio nonno che l'avrebbe rivista solo se si fossero sposati! Poi arrivò il fidanzamento ufficiale con i doni: fazzoletto di seta e soldi per mia nonna, per mio nonno non so. Scusate la lunghenza ma mi è sembrato simpatico farvi questo piccolo racconto


Autore Risposta: Marialuisa
Inserita il: 27/01/2009 08:35:22
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<< E la fierezza dei galluresi giunge a tanto , che , talvolta , essi rinunziano risolvere una questione , solo per non subire l'umiliazione d'essere i primi a proporre la soluzione . >>

Ecco qui il Costa seminatore , l' instancabile dipanatore delle vicende e dei moti dell'animo : per lui l'impianto narrativo non è mai disgiunto da quel desiderio di ricerca che lo porta ad avventurarsi nella tradizione , nella storia , nella cronaca ma soprattutto nel carattere dei sardi .
Intorno questa frase , che si erge quasi ad assioma , si svilupperà tutto il racconto del romanzo e si possono trovare tante premesse per una disamina della letteratura sarda e non solo .


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 27/01/2009 09:10:50
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marialuisa.. non filo linu... vedi? mi rendo conto che le varianti delle tradizioni diffuse in tutta la nostra isola ci arricchiscono ed uniscon... la cantilena che riportavo è del circondario di sassari..

callas::. petru mi correggerà, se sbaglio... quella tradizione l'abbracciu, si chiama anche pricunta "richiesta" ed era usata, in forma meno elaborata, anche in alcuni centri del sassarese... è una cosa di sapore medieovale, da trovatori... ma seviva a rendere meno trumatica e cruda... una situazione ricorrente ( a parte i casi direale innamoramento e "simpatia", come nel Muto) i matrimoni di interesse e combinati,, molto frequenti... alla base vi è una sorta di furto da parte del pretendente.. della donna dalla sua famiglia d'origine... che la cede... secondo le leggi non scritte della caccia o della guerra... spessissimo infatti (anche in segno di allegria e per scacciare gli spiriti) il gruppo familare del precedente inscenava un finto assalto dello stazzo della fanciulla, sparando in aria...

poi quando il pretendente entrava per riconoscere la sua agnella o colomba smarrita, gli si presentavano una alla volta le donne della casa (anche maschi travestiti da donna ho saputo) e vi era un dialogo tra i padri o i poeti, a volte molto spiritoso (questa è una colomba vecchia.. non è buona nemmeno per il brodo,, la mia è giovane e bella.. alla fine si presentava la fanciulla ,,nello splendore del suo costume festivo..

è ovvio che turro era predeterminato... che le due famigkie erano d'accordo,, ma si inscenava una gentile ipocrisia...


Autore Risposta: Parduledda
Inserita il: 27/01/2009 09:17:59
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babborcu ha scritto:

dopo lo splendido inizio.. tutti latitano... banditi??? l'atmosfera del muto ha contagiato i paradisolani?
e dai!! non facciamo come dicono a sassari : l'intradda di lu lioni e l'iscidda di lu mazzoni ... ovvero l'inizio da leone e la fine da volpe... ciao!!


Ciò che qui latita .... sono le tradizioni !!! L'ultimo "vero" fidanzamento che ricordo è stato quello di un'amica nell' '85 ..... Tutto secondo le usanze, ma niente di così romantico come il Costa descrive ...


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 27/01/2009 09:35:31
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ormai le tradizioni, soprattutto in città, hai ragione pardule le comanda il fotografo,,, è tristissimo nei matrimoni vederlo stabilire le pose dei genitori, degli sposi, i gesti dell'avanzo di "benedizione".... ma nei paesi qualcosa resiste... certo la complessità dei rituali che accompagnavano
fidanzamenti e matrimoni della nostra tradizione... è del tutto o quasi abolita (a parte discutibili revivals) il mon d'oggi, a dolu mannu, ha fretta!!! debbo dire però che qualcosa resiste... lo scambio degli anelli, i doni degli invitati, l'invito... e nei matrimoni, la preparazione del letto nuziale secondo precise regole... se ci medito bene.. sono soprattutto alcune superstizioni che resistono.. ciao


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 27/01/2009 09:57:31
Messaggio:

In effetti la prigunta (dizione aggese) era una delle fasi più spettacolari della cerimonia dell’abbrazzu (sempre dizione aggese). Consisteva in una serie di schermaglie verbali fra i rappresentanti delle due famiglie, che alla fine si concludevano in maniera sempre allegra e festosa. Visti inutili tutti i tentativi, alla fine lo sposo veniva fatto entrare nello abitazione della sua sua amata e in rapida sequenza gli venivano presentate alcune donne che immancabilmente scartava fino a quando gli veniva presentata la fanciulla oggetto della sua ricerca. Vi è da dire che le prime ad essere presentate normalmente erano vecchie decrepite, o talvolta qualche maschietto travestito, il tutto accompagnato dalle fragorose risate dei presenti.
Era molto interessante la prima fase, nella quale le due parti si controbattevano verbalmente. Spesso venivano ingaggiati dei bravi poeti dialettali, e tutto il dialogo si svolgeva in rima. Naturalmente, nel succedersi degli avvenimenti, dopo l’abbrazzu, i rimatori non potevano esimersi dal declamare i cosidetti bringhisi, improvvisazioni in rima, nelle quali si declamavano le virtù dei due sponsali e si augurava loro una vita lunga e felice. Talvolta si proseguiva ad oltranza con i due rimatori, ai quali se ne aggregavano altri, presenti fra gli invitati.
Nella prigunta spesso si usava il linguaggio tipico dell’abbisa-abbisa.
La cerimonia descritta dal Costa, anche se rende bene l’idea di quello che succedeva, penso sia un po lontana da quello che avvenne nella realtà.
È vero che, spesso, la futura sposa veniva paragonata a una colomba o a una pecorella smarrita, però secondo il linguaggio utilizzato normalmente in queste occasioni, considerato il cognome dello sposo, verrebbe da pensare ad un candido fiore da mettere in una bel vaso.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 27/01/2009 10:07:57
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Petrru, mi conforti nelle mie cognizioni di foklore gallurese, vi è da considerare la facilità che avevano un tempo le persone di esprimersi tramite rime a volte comlicatissime... in cui spesso immagini e struttura prevalevano sul contenuto... spessissimo nascosto da abbis a bbisa, come dici tu, e metafore... ma la ricerca di perfezione formale tipica dei sardi e la ricerca di bella figura portavano ad assoldare poeti "specializzat2 trovo interessante l'assalto della casa con i fucili,,, hce mi fa pensare ad antiche usanze di 2 rapimento dell'amata" ciao


Autore Risposta: callas
Inserita il: 27/01/2009 10:20:10
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:

In effetti la prigunta (dizione aggese) era una delle fasi più spettacolari della cerimonia dell’abbrazzu (sempre dizione aggese). Consisteva in una serie di schermaglie verbali fra i rappresentanti delle due famiglie, che alla fine si concludevano in maniera sempre allegra e festosa. Visti inutili tutti i tentativi, alla fine lo sposo veniva fatto entrare nello abitazione della sua sua amata e in rapida sequenza gli venivano presentate alcune donne che immancabilmente scartava fino a quando gli veniva presentata la fanciulla oggetto della sua ricerca. Vi è da dire che le prime ad essere presentate normalmente erano vecchie decrepite, o talvolta qualche maschietto travestito, il tutto accompagnato dalle fragorose risate dei presenti.
Era molto interessante la prima fase, nella quale le due parti si controbattevano verbalmente. Spesso venivano ingaggiati dei bravi poeti dialettali, e tutto il dialogo si svolgeva in rima. Naturalmente, nel succedersi degli avvenimenti, dopo l’abbrazzu, i rimatori non potevano esimersi dal declamare i cosidetti bringhisi, improvvisazioni in rima, nelle quali si declamavano le virtù dei due sponsali e si augurava loro una vita lunga e felice. Talvolta si proseguiva ad oltranza con i due rimatori, ai quali se ne aggregavano altri, presenti fra gli invitati.
Nella prigunta spesso si usava il linguaggio tipico dell’abbisa-abbisa.
La cerimonia descritta dal Costa, anche se rende bene l’idea di quello che succedeva, penso sia un po lontana da quello che avvenne nella realtà.
È vero che, spesso, la futura sposa veniva paragonata a una colomba o a una pecorella smarrita, però secondo il linguaggio utilizzato normalmente in queste occasioni, considerato il cognome dello sposo, verrebbe da pensare ad un candido fiore da mettere in una bel vaso.

che meraviglia...cosa si è perso!


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 27/01/2009 10:27:45
Messaggio:

E Mariangiola è bellissima...
E sì, la Mariangiola è bella. Ragazza di Gallura. Già nel preludio c'è stata presentata la loro bellezza.
Mariangiola è la più ammirata del paese.
Ma Pietro? Più grande di lei di tredici anni, "piuttosto basso di statura, e col volto adorno di una barba ispida e incolta, Pietro era tutt'altro che un bell'uomo; però sapeva accattivarsi la simpatia delle fanciulle, per la sua dolce parola, per la sua grazia, e per quella fierezza di carattere che piace tanto alle donne di quella regione...".
Pietro non bello ma con un fascino particolare che attrarrà la più bella di Aggius.
Leggendo questo capitolo si pensa all'amore eterno.
Non durerà in eterno un amore così? Un amore che nasce da tale delicato corteggiamento. Sarà un matrimonio non combinato, nè imposto.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 27/01/2009 11:33:15
Messaggio:

chi vivrà vedrà-..... quella differenza di età fra maschio e femmina era non tanto eccezionale prima.. quando le differenze generazionali erano attenuate dalla fissità delle usanze nel tempo... spessissimo le donne si sposavano appena uscite dall'adolescenza... il momento del ballo era fondamentale per consentire incontri fra i giovani sotto il controllo del gruppo... la danza che unisce i due innamorati , poi, non era un ballo rituale, come il ballo tondo, ma una danza di corteggiamento, dove lo stare in coppia era fondamentale.. ciao pia


Autore Risposta: callas
Inserita il: 27/01/2009 11:39:28
Messaggio:

..certo che non avevano modo di conoscersi meglio...e dal momento che il divorzio non era contemplato...chissà quanti matrimoni infelici...


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 27/01/2009 13:11:18
Messaggio:

callas : si .soprattutto le donne dovevano sopportare...
ma in un mondo cosìchiuso, dove c'erano poche regole certe, condivise, e valori altrettanto introitati dalle persone... pochi grilli per la testa e occhi concentrati sulle cose davvero importanti... i motivi di dissidio erano molto attenuati... il "dovere" di tener unito il nucleo familiare era ultrasentito.. e pensa le condizioni economiche non erano certo quelle medie d'oggi!


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 27/01/2009 13:16:13
Messaggio:

balli: ad eccezione di qulache centro, come oliena, i paesi sardi usavano due o tre ballli propri,, generalmente il ballo tondo ed uno sul tipo della danza e sue varianti... ad aggius, ove la tradizione popolare è piuttosto ricca vi erano diversi tipi di balli.. lu baddu tundu, lu baddu a passu, la danza, lu tre in cincu, lu baddu di li tre passi.... il fascino del ballo aggese era tale che un altro paese molto ricco di folkore come osilo ha un ballo impropriamente chiamati sa gesa ovvero s'aggesa che manifesta un'osile sizzazione del ballo aggese... la tradizione locale riporta di un matrimonio misto fra individui dei due paesi,, na forse siamo davanti ad una delle prime " esportazioni interne" di forme coreutiche..


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 27/01/2009 13:27:47
Messaggio:

babborcu ha scritto:

chi vivrà vedrà-..... quella differenza di età fra maschio e femmina era non tanto eccezionale prima.. quando le differenze generazionali erano attenuate dalla fissità delle usanze nel tempo... spessissimo le donne si sposavano appena uscite dall'adolescenza... il momento del ballo era fondamentale per consentire incontri fra i giovani sotto il controllo del gruppo... la danza che unisce i due innamorati , poi, non era un ballo rituale, come il ballo tondo, ma una danza di corteggiamento, dove lo stare in coppia era fondamentale.. ciao pia


Il ballo. Ecco il ballo. Vorrei parlarne con voi. Mi piacerebbe se entrasse nel forum qualche esperto di ballo (so che ce ne sono tanti).
Il ballo era un momento aggregante, di socialità e di scambio.
Nel romanzo s'incontrano la Domenica per ballare; ad Aggius ci sono due punti di ritrovo. Il ballo permette agli innamorati di toccarsi (non solo sfiorarsi), la presa è forte, virile. Il vorticare di su ballu tundu diventa inebriante se hai vicino l'innamorato. Lo stai toccando! Ti sta toccando! Sublime! Il ritmo ripetitivo diventa una sorta di rumore musica che stordisce. Provate a ballare in tondo - anche solo per una decina di minuti. Possibilmente avendo al fianco l'innamorato promesso. Quello che non avete ancora nemmeno baciato!
Anche ne L'ultiima jana ho voluto mettere su ballu come momento di festa, di gioia, di socializzazione.
In un forum ho letto che i giovani del mio paese si lamentano perchè non s'incontrano. Non hanno luoghi, punti di ritrovo. Si sentono soli. In un paese piccolo!!!!! Cosa dovrebbero dire i miei allievi in questa grande città che è Torino?
Pensate invece al piccolo paese di una volta, al portone sempre aperto, al ricamo sulla strada, all'acqua alla fontana, ai panni nel ruscello, alla messa domenicale. Al ballo in piazza.
Sono troppo bucolica?


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 27/01/2009 13:33:45
Messaggio:

babborcu ha scritto:

balli: ad eccezione di qulache centro, come oliena, i paesi sardi usavano due o tre ballli propri,, generalmente il ballo tondo ed uno sul tipo della danza e sue varianti... ad aggius, ove la tradizione popolare è piuttosto ricca vi erano diversi tipi di balli.. lu baddu tundu, lu baddu a passu, la danza, lu tre in cincu, lu baddu di li tre passi.... il fascino del ballo aggese era tale che un altro paese molto ricco di folkore come osilo ha un ballo impropriamente chiamati sa gesa ovvero s'aggesa che manifesta un'osile sizzazione del ballo aggese... la tradizione locale riporta di un matrimonio misto fra individui dei due paesi,, na forse siamo davanti ad una delle prime " esportazioni interne" di forme coreutiche..


mentre tu scrivevi anche io stavo scrivendo di ballo...


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 27/01/2009 13:35:57
Messaggio:

no pia .. hai capito bene il senso del ballo... la presa delle mani era importante e a seconda dei paesi cambiava a seconda dei rapporti fra le persone ( non pensare ad na catena uomo donna uomo donna come quella dei gruppi folk) solo due promessi sposi a volte potevano ballare con le palme a contatto o le dita intrecciate... nel ballo del nuorese la presa " alta " porta a lievi sfioramenti con il seno femminile .. certo che vi è qualcosa di erotico... io so ballare il ballo del logudoro, particolarmente difficile perche gli uomini eseguono passi diversi da quello delle donne e non tutti contemporaneamente, con continui virtuosismi .... se non si vuol perdere il ritmo fermando la catena (isconzende su ballu) occorre far caso alla minima tensione e "scossetta"delle mani dei vicini... ciao!!


oggi... nei paesi piccoli i ragazzi si sentono abbandonati perchè sognano la città e i suoi, a volte fittizi, divertimenti e fanno puzzi puzzi all'antico ariciao


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 27/01/2009 14:07:21
Messaggio:

Ad Aggius si era soliti ballare in una piazzetta adiacente la parrocchiale di Santa Vittoria, chiamata ancora oggi la piazza di li baddi, proprio a ricordo di tale usanza. Tale piazza è vicinissima alla casa di abitazione dei Mamia.
La stessa usanza si praticava fino al primo dopoguerra in qualche chiesa rurale, come quella della Trinità d’Agultu. Era facile improvvisare una allegra comitiva; non vi erano suonatori, ma solo la viva voce di qualche corista, per dare il ritmo ai danzatori. Per il resto le occasioni per ballare erano abbastanza rare. Negli stazzi durante il periodo di carnevale si allestivano delle sale da ballo (chiamiamole così) in locali normalmente adibiti ad abitazione o custodia del bestiame per il resto dell’anno. Tale usanza è rimasta in vigore fino ai primi anni Ottanta del secolo scorso.

Erano queste le occasioni di incontro per gente che viveva in nelle campagne in territori vastissimi e spopolati; altri momenti di aggregazione erano in primo luogo le feste campestri, abbastanza numerose, e le altre attività del normale ciclo della vita di ognuno come i matrimoni e i funerali, o quelle legate ai lavori agropastorali come la tosatura, la trebbiatura o la vendemmia.

Un’usanza tipica era invece quella del “vigghjatogghju”. Si era soliti recarsi negli stazzi più vicini per trascorrere delle allegre serate in compagnia, talvolta, se le condizioni economiche del proprietario lo consentivano, allietate anche da buoni vini e abbondanti cibarie. Molto richiesti in queste occasioni erano i bravi contastorie o gli improvvisatori in rima.

Tornando invece a quanto descritto dal Costa riguardo alle fasi del corteggiamento fra i due protagonisti, anche questo bisogna dire che è assai improbabile. Potrebbe adattarsi benissimo (anzi lo è sicuramente) a due giovani residenti nel paese di Aggius, ma non certo per Pietro e Mariangiola che risiedevano rispettivamente in Lu Naragheddu e in La Ghjunchizza, due stazzi distanzi tra di loro circa 30km.


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 27/01/2009 16:21:10
Messaggio:

L'espressione del Costa nel citare in causa Mariagnula, (vistuta in camisjiola) era utilizzata sino agli anni 30/40. Questo è quanto mi dice mio padre che ha 83 anni. Quando rievoca i ricordi e deve menzionare qualche bella ragazza e di alto rango dice sempre...vistuta in camisjiola proprio per puntualizzare il ceto sociale. Questo tuipo di indumento veniva indossato sopratutto per le domeniche e per le feste e come dice Babborcu, era di panno rosso con l'interno in broccato.Essendo la camisjiola double-face le donne ricche per distinguersi dalle popolane usavano portarla in settimana dal lato del broccato mentre nelle domeniche dal lato festivo con la buttonera d'argento. Ho visto qualche foto con la camisgjiola indossata dal lato del broccato. Su una cosa ho dei dubbi e precisamente sul fatto che la sera di l'abbrazzu Mariagnula indossasse il costume di gala. Ad Aggius per l'abbrazzu si usava il costume marrone definito proprio l'abito del matrimonio. Era composto come diceva Babborcu da una gonna di tibet marrone, la camicia bianca con "lu razzoni" nei polsini, lu jupponi di broccato o terciopelo marrone con fondo nero, lo scialle del collo giallo o panna a sfumature marroni e in testa "lu sciallu a un fiori" di tibet marrone ricamato a punto pieno. In occasione di l'abbrazzu veniva regalato un anello detto "la manafidi" Chi non aveva possibilità di acquistarla nuova (non è il caso di Mariagnula" si regalava quella dei genitori dello sposo. Appena mi sarà possibile posterò alcune foto proprio degli indumenti appartenuti a mia bisnonna (scialle, gilè e pindini) che sono in mio possesso. Purtroppo la camisjiola è andata persamia zia se la portò in Liguria e dopo la sua morte non si seppe più niente.


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 27/01/2009 16:33:44
Messaggio:

in riferimento a la prigunta a Viddalba durante il periodo estivo noi del gruppo folk in collaborazione con il comune organizziamo una sorta di matrimonio tipo quello selargino con l'unica differenza che non è un vero matrimonio ma solo una rappresentazione. Si parte da una vecchia casa e l'uomo che deve chiedere in moglie la donna, con tutti gli amici a cavallo, con il padre e "li rasjiunanti" (sarebbero gli uomini che hanno il compito di convicere il padre della sposa a cedere la figlia all'uomo) si recano a casa della donna. Il padre della donna da dentro e li rasjiunanti da fuori a suon di rime in dialetto si battibeccano sino a che il padre della sposa non inizia a far sfilare le figlie una per una partendo dalla più vecchia sino ad arrivare alla più giovane. Era consuetudine in gallura, essendo una regione con famiglie a carattere matriarcale, cedere in sposa la figlia più grande prima di tutte le altre proprio per la paura che restasse zitella. Alla fine il padre cede e presenta la cosidetta...culumba, capritta, fiori, rosa, midizina ecc. Finita la prigunta si passa subito a lu brindisi cantatu a baddu a passu dove tutti ballano con gli sposi al centro. Si va in chiesa e segue il rito nuziale per poi ritornare in piazza dove c'è il vero e proprio pranzo di nozze...suppa, bollito di pecora e carne vaccina, ghisatu e tanto vino. Questo tipo di usanza era ancora praticata nelle nostre zone sino agli anni 50. Mio padre racconta di aver cantato dei brindisi proprio in occasione di prigunti a Santa Maria Coghinas.


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 27/01/2009 18:34:31
Messaggio:

Anche nel paese di mio padre Ussassai - Barbagia di Seulo - in estate si ripropone Sa Coja Antiga.
Tutto il paese partecipa recitando per le strade.


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 27/01/2009 19:21:38
Messaggio:

Una domanda molto stupida, lo ammetto, ma non riesco a capire questo paragone fatto da Costa:
"Pietro era tutt'altro che un bell'uomo; però sapeva cattivarsi la simpatia delle fanciulle, per la sua dolce parola, per la sua grazia, e per quella fierezza di carattere che piace tanto alle donne di quella regione, che, a buon diritto, potrebbe chiamrsi la Svizzera sarda."
Non riesco a capire il paragone con la Svizzera: è forse nota perchè le caratteristiche dei suoi uomini sono simili a quelle indicate dal Costa per Pietro? Non lo capisco...


Autore Risposta: callas
Inserita il: 28/01/2009 10:17:33
Messaggio:

santobevitore ha scritto:

Una domanda molto stupida, lo ammetto, ma non riesco a capire questo paragone fatto da Costa:
"Pietro era tutt'altro che un bell'uomo; però sapeva cattivarsi la simpatia delle fanciulle, per la sua dolce parola, per la sua grazia, e per quella fierezza di carattere che piace tanto alle donne di quella regione, che, a buon diritto, potrebbe chiamrsi la Svizzera sarda."
Non riesco a capire il paragone con la Svizzera: è forse nota perchè le caratteristiche dei suoi uomini sono simili a quelle indicate dal Costa per Pietro? Non lo capisco...
bella domanda! anch'io vorrei saperlo...
e vorrei sapere anche com'era organizzato il matrimonio nel caso in cui
...mancassero i genitori....qualcuno lo sa?!


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 28/01/2009 10:29:51
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Callas... quando i genitori non c'erano più i figli venivano accauditi solitamente dai nonni oppure dallo zio o zia più grande. Mio nonno era orfano così come mia nonna ed entrambi sono stati cresciuti dai fratelli più grandi. Il problema di la prigunta però sorge con la mancanza del padre in quanto la donna non partecipava mai alla richiesta del matrimonio ma subentrava in un secondo momento dopo che la futura sposa era già stata concessa allo sposo. poi capitava che nonostante fosse in vita il padre, venivano mandati altri uomini assieme allo sposo e il padre assisteva come spettatore e non come parte attiva.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 28/01/2009 12:11:29
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svizzera sarda...!!! magari perchè "alpestre"e ricca di bestiame..??? mi sa che anche il costa a volte si lascia prendere dalla tentazione di cercare di nobilitare il locale paragonandolo all'estero!!

callas , come ha accenato ampuriesu, i genitori erano sostituiri da nonni, fratelli maggiori e in totale mancanza, soprattutto se minorenni anche dal parroco.... le schermaglie della pricunta.. molto spesso erano affidate a abili improvvisatori che " impersonavano " genitore e pretendente...



Autore Risposta: Pia
Inserita il: 28/01/2009 12:48:11
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.....scusate ma la campagna elettorale mi sta assorbendo...ah come è difficile la vita dei politici per di più ideologi......

.....ciao ad Agresti, Babborcu, Callas, Santobevitore, Petru2007, Parduledda, Marialuisa, Ampuriesu.....

Io vorrei affrontare anche il tema dell'architettura.
Ho notato che il Costa nel suo intento realistico ci offre una descrizione abbastanza attenta anche dei luoghi fisici in cui vivono e agiscono i nostri protagonisti. Fra questi le abitazioni.

Nel capitolo Aggius si legge:"ha le abitazioni brune, come Tempio, come Bortigiadas, come Luras, e come Calangianus; perocchè le sue case sono costrutte con blocchi squadratri di granito, ben di rado intonacate di calce"

Nel capitolo Mariangiola si descrive la casa dei Mamia: "ad un piano vi si accede per una porta che ha due scalini verso la via, che trovasi fra due finestre basse. Nel piano superiore vi è un balcone con rozza ringhiera di legno, dalla quale partono quattro listoni che reggono una tettoia spiovente, le cui tegole si congiungono con quelle del tetto principale"

Nel capitolo L'abbraccio sono invece descritti gli stazzi, quello più "ricco" dei Mamia e quelli più poveri costituiti da un solo ambiente dove si svolgono tutte le attività, addirittura la macina del grano.
Lo stazzo dei Mamai ha tre ambienti: la camera da letto, la stanza del focolare e il magazzino. Rimando alla sua lettura.

Famiglie ricche sì, ma con un parametro molto differente dal nostro.
Ricordo ancora io mio nonno Antonio ad Ussassai, proprietario terriero benestante, con tanto di servi, che però raggiungeva a piedi i suoi possedimenti e lavorava insieme agli altri. La casa, per quanto "grande" rispetto alle altre del paese, gravitava tutta nella cucina con focolare che diventava perno per la vita familiare e sociale. La porta era sempre aperta e le "comari" entravano senza neanche chiedere permesso.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 28/01/2009 14:02:02
Messaggio:

si pia,, le abitanzioni di un tempo erano sobrie, funzionali,, spesso la differenza fra quelle dei poveri e dei ricchi estava nel numero di stanze ed in qualche arredo... il contrasto tra le case e i costumi delle donne nei giorni festivi era stridente...

ad aggius permane non poco delle vecchie architetture " spesso trasformate all'interno on i confort moderni" ,,, non sono brune ma grigie e quando le colpisce il sole sembrano argentate...

... molto più delle case del paese...


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 28/01/2009 14:06:13
Messaggio:

Questo intento realistico, almeno nella descrizione dei luoghi, deve essere stato per Costa una specie di esigenza fondamentale. Lo ritrovo anche in un altro suo romanzo, in cui cui si spinge fino alla descrizione dei singoli oggetti.
Questa precisione e questo gusto per il dettaglio potrebbero derivare sia dalla letteratura dell'epoca, l'800 è pieno di romanzi, per lo più di ambientazione borghese, in cui c'è un indugiare sulle case, gli arredamenti, gli oggetti e i vestiti. Forse a suo tempo tutto ciò deriva dal voler ilustrare a parole una scena: non c'erano molte immagini, le illustrazioni potevano anche avere un certo costo...e si poteva supplire a parole.
Forse Costa sapeva anche di descrivere un mondo a parte, estraneo a molti e per questo poco conosciuto; non so, magari era anche consapevole del fatto che questo mondo, così come lo descriveva, già rischiava di scomparire...
Quanto alla vita semplice dei ricchi, Pia, è vero: mia nonna mi diceva sempre che a primu triballanta tottus, arricus e poborus, ominis e femias (prima lavoravano tutti, ricchi e poveri, uomini e donne) e l'esempio della casa di tuo nonno mi sembra che illustri bene il concetto!


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 28/01/2009 14:12:40
Messaggio:

Occorre tener conto che quella del romanziere non era la principale attività del costa.. santo le tue osservazioni sono giuste,, ma considera anche che era giornalista ed uno studioso del passato, delle tradizioni popolari ecc... da questo nasce il suo atteggiamento,, a volte un po' erudito e noioso, ma utile!!


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 28/01/2009 14:51:20
Messaggio:

Io amo le descrizioni degli ambienti, dei particolari, aiutano chi legge a partecipare, a vivere la storia. Dentro la storia.
Amo però anche la parte narrativa dove si è resi partecipi delle emozioni, delle sensazioni visive, olfattive, tattili, emozionali. Finora il Costa ne è avaro. Forse andando avanti con il romanzo. Chissà.


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 28/01/2009 15:07:00
Messaggio:

Ritorno alla descrizione del costa sull'abbigliamento di Mariagnula all'uscita della messa domenicale e come promesso vi posto alcune foto appartenute a mia bisnonna quindi pezzi che hanno vissuto la faida dall'inizio sino alla fine. Questi due pezzi hanno visto, toccato e vissuto le emozioni, i dolori, le paure e le pene di tutto quel periodo. (potessero parlare...chissa quanto hanno visto e quanto avrebbero avuto da raccontare. sopratutto verità e non frutto di fantasia come spesso accade nei racconti per quanto veritieri siano).

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Autore Risposta: Pia
Inserita il: 28/01/2009 15:11:10
Messaggio:

Ampuriesu.....Sono di Mariagnula?????


Autore Risposta: callas
Inserita il: 28/01/2009 15:16:14
Messaggio:

che meraviglia questa discussione ragazzi!...
grazie a voi...scopro un mondo stupendo...!!!


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 28/01/2009 15:30:29
Messaggio:

Sì è vero Callas. Questa lettura è una vera miniera dalla quale attingere.


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 28/01/2009 15:45:52
Messaggio:

Pia Deidda ha scritto:

Ampuriesu.....Sono di Mariagnula?????
No sono di mia bisnonna, sorella di Gavina (Francesca nel romanzo del Costa). Si parlerà di lei più avanti quando il muto andrà a L'Avru nello stazzo di mio trisnonno Antoni Stevanu Pes.


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 28/01/2009 15:59:38
Messaggio:

ampuriesu ha scritto:

Pia Deidda ha scritto:

Ampuriesu.....Sono di Mariagnula?????
No sono di mia bisnonna, sorella di Gavina (Francesca nel romanzo del Costa). Si parlerà di lei più avanti quando il muto andrà a L'Avru nello stazzo di mio trisnonno Antoni Stevanu Pes.


Hai, comunque, un tesoro!


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 28/01/2009 16:08:06
Messaggio:

i pezzi postati da ampuriesu sono splendidi... il primo è un corsetto di" broccato antico" , di seta, a fondo azzurro con motivi di rose,, come vedete, chiudeva sul davanti in questo esemplare con bottoni di lamina traforata in metallo che passavano entro asole,, srrava il seno ulteriormente coperto da uno scialletto di seta,, la seconda mostra uno scialle copricapo in seta damascata, , che veni va avvolto graziosamente attorno al volto : è di probabile provenienza lionese(e si! la vanità e il desiderio di mostrare il propio status sociale.. portava la severa gallura antica ( non meravigliatevi anche le barbagie!!) a importare acccessori francesi che erano inseriti nei costumi...


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 28/01/2009 16:17:59
Messaggio:

Pia Deidda ha scritto:

ampuriesu ha scritto:

Pia Deidda ha scritto:

Ampuriesu.....Sono di Mariagnula?????
No sono di mia bisnonna, sorella di Gavina (Francesca nel romanzo del Costa). Si parlerà di lei più avanti quando il muto andrà a L'Avru nello stazzo di mio trisnonno Antoni Stevanu Pes.


Hai, comunque, un tesoro!
sapessi il museo quanto mi invidia questi pezzi. quello che mi manca sono li pindini che sono toccati a mia zia che portava il nome della nonna.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 28/01/2009 16:25:17
Messaggio:

quale museo? vuoi anche gli orecchini? esagerato!! hai gia tanto!!


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 28/01/2009 16:38:29
Messaggio:

babborcu ha scritto:

quale museo? vuoi anche gli orecchini? esagerato!! hai gia tanto!!
il museo di Aggius BAbborcu. Tempo fa ho portato tutto ciò che h della tradizione aggese conpresi anche i pezzi a carattere religioso/supersizioso. Dovevi vedere come ammiravano i pezzi. Poi una volta che hanno saputo che appartenevano a persone che hann preso parte alla faida ancora più estasiati. Tra l'altro ho una camicia di fattura particolare appartenuta ad una signora di Giuncana che gli esperti di Aggius non hanno mai visto. Gli orecchini non li voglio ci mancherebbe altro ma la stessa mia zia ha fatto sparire la camisjiola di trisnonna quindi della moglie di Antoni Stevanu. Era talmente importante per la famiglia che un anno la teneva nonna e un'anno un'altra cugina di nonna. Un dì mia zia la volle per mostrarla in Liguria dove risiedeva e non si come è sparita senza averla più ritrovata. Quello che più mi dispiace eè la buttonera di 22 bottoni d'argento.


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 28/01/2009 21:35:07
Messaggio:

A proposito di matrimoni al tempo dei fatti narrati nel libro del Costa credo sia opportuno mettere in evidenza una situazione particolare.
All’epoca il matrimonio religioso non aveva alcun valore legale. Pertanto dopo la cerimonia dell’abbrazzu e tutto quello che ne seguiva, compreso il matrimonio ecclesiastico, la coppia si doveva recare ad Aggius per adempiere anche alla sottoscrizione del contratto matrimoniale valido anche dal punto di vista civile.
Non sempre ciò si verificava, per tutta una serie di svariati motivi, in primo luogo la lontananza del luogo di residenza dal capoluogo del Comune; d’altra parte per molta gente delle campagne quello che contava era essere in grazia di di Dio. Contro questo stato di cose, proprio in quel periodo, il Comune di Aggius non trovò altro rimedio che delegare il parroco della Trinità d’Agultu, a svolgere le funzioni di Ufficiale di stato civile, considerato che a questa località facevano capo la maggior parte degli abitanti degli stazzi. D’altra parte non era possibile fare altrimenti poichè le magre risorse comunali non permettevano di pagare un impiegato. Talvolta la mancanza di un riconoscimento civile poteva creare grossi problemi, per esempio quando si trattava di assegnare un’eredità. Per chiarire meglio il discorso porto ad esempio un caso emblematico di mia conoscenza: una cugina di Pietro Vasa, il cui marito fu ucciso alcuni giorni dopo il matrimonio religioso, senza che avessero avuto il tempo di andare ad Aggius per ottemperare all’obbligo civile, si ritrovò vedova e incinta di alcuni mesi. Considerando la questione dal punto di vista legale che diritti poteva avere il figlio nato da una persona non sposata?
Lo stesso Pietro Vasa, quando morì, aveva lasciato la moglie in attesa di una bambina, che nata qualche mese dopo, le fu imposto il nome di Pietrina, come era consuetudine in questi casi.

Bisogna dire però che quella attuata dal comune di Aggius non fu una soluzione ottimale, in quanto i preti venivano cambiati spesso, data la situazione. Oltre ai normali disagi, presenti in questi casi, vi erano quelli straordinari, come la possibilità di ricevere qualche fucilata.
Ad esempio il parroco che si recò ad assistere il Vasa, dopo il suo ferimento, ebbe un violento alterco con il ferito che, nonostante fosse in attesa dei sacramenti, incitava il cugino Michele Tansu a vendicarlo. Il sacerdote, Pietro Garrucciu tempiese, dopo il litigio con il Vasa, per timore di rappresaglie, andò via nello stesso giorno, e non fece più ritorno a Trinità d’Agultu.
In ogni caso era una delle tante situazioni nella quale lo Stato non era minimamente presente, se non per i gravosi balzelli e per la leva militare, alla quale il protagonista del romanzo non fu nemmeno convocato data la sua infermità; d’altronde non si sarebbe di certo presentato visto che all’epoca era già ricercato.


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 28/01/2009 21:39:44
Messaggio:

Ampurie', sai, per caso, se esiste ancora "l'alburu di lu Mutu"?


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 29/01/2009 08:56:51
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:

Ampurie', sai, per caso, se esiste ancora "l'alburu di lu Mutu"?
Non so niente a riguardo dell'albero. Tra l'altro non esiste più nemmeno la casa dei miei avi. L'unica cosa che esisteva sino a poco tempo fa era la porta della casa dove avvenne uno dei tanti omicidi della faida. Questa porta si trovava in una casa di L'avru e riportava il buco di un pallettone. All'interno della casa appena entravi sulla parete che sosteneva la porta una grossa croce di legno dipinta di nero che era stata sistemata in ricordo dell'omicidio. Alcuni anni fa i proprietari hanno restaurato la casa è hanno bruciato tutto. Quando ho chiesto loro un giorno che abbiamo avuto modo di incontrarci e mi hanno detto questa cosa, c'è mancato poco che commettessi un omicido.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 29/01/2009 09:03:20
Messaggio:

omicidio.. ampurie' vuoi rininiziare la faida??? comunque è un peccato che tante testimoniamze di un fatto che colpisce l'immaginario del pubblico vadano perse.. in qualche altra regione avrebbero allestito un miseo del muto,,, sarebbe visitatissimo!!! ciao


Autore Risposta: Parduledda
Inserita il: 29/01/2009 09:07:58
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:

A proposito di matrimoni al tempo dei fatti narrati nel libro del Costa credo sia opportuno mettere in evidenza una situazione particolare.
All’epoca il matrimonio religioso non aveva alcun valore legale. Pertanto dopo la cerimonia dell’abbrazzu e tutto quello che ne seguiva, compreso il matrimonio ecclesiastico, la coppia si doveva recare ad Aggius per adempiere anche alla sottoscrizione del contratto matrimoniale valido anche dal punto di vista civile.
Non sempre ciò si verificava, per tutta una serie di svariati motivi, in primo luogo la lontananza del luogo di residenza dal capoluogo del Comune; d’altra parte per molta gente delle campagne quello che contava era essere in grazia di di Dio. Contro questo stato di cose, proprio in quel periodo, il Comune di Aggius non trovò altro rimedio che delegare il parroco della Trinità d’Agultu, a svolgere le funzioni di Ufficiale di stato civile, considerato che a questa località facevano capo la maggior parte degli abitanti degli stazzi. D’altra parte non era possibile fare altrimenti poichè le magre risorse comunali non permettevano di pagare un impiegato. Talvolta la mancanza di un riconoscimento civile poteva creare grossi problemi, per esempio quando si trattava di assegnare un’eredità. Per chiarire meglio il discorso porto ad esempio un caso emblematico di mia conoscenza: una cugina di Pietro Vasa, il cui marito fu ucciso alcuni giorni dopo il matrimonio religioso, senza che avessero avuto il tempo di andare ad Aggius per ottemperare all’obbligo civile, si ritrovò vedova e incinta di alcuni mesi. Considerando la questione dal punto di vista legale che diritti poteva avere il figlio nato da una persona non sposata?
Lo stesso Pietro Vasa, quando morì, aveva lasciato la moglie in attesa di una bambina, che nata qualche mese dopo, le fu imposto il nome di Pietrina, come era consuetudine in questi casi.

Bisogna dire però che quella attuata dal comune di Aggius non fu una soluzione ottimale, in quanto i preti venivano cambiati spesso, data la situazione. Oltre ai normali disagi, presenti in questi casi, vi erano quelli straordinari, come la possibilità di ricevere qualche fucilata.
Ad esempio il parroco che si recò ad assistere il Vasa, dopo il suo ferimento, ebbe un violento alterco con il ferito che, nonostante fosse in attesa dei sacramenti, incitava il cugino Michele Tansu a vendicarlo. Il sacerdote, Pietro Garrucciu tempiese, dopo il litigio con il Vasa, per timore di rappresaglie, andò via nello stesso giorno, e non fece più ritorno a Trinità d’Agultu.
In ogni caso era una delle tante situazioni nella quale lo Stato non era minimamente presente, se non per i gravosi balzelli e per la leva militare, alla quale il protagonista del romanzo non fu nemmeno convocato data la sua infermità; d’altronde non si sarebbe di certo presentato visto che all’epoca era già ricercato.



Mi piace, un racconto dentro l'altro .... come una matrioska ....


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 29/01/2009 09:32:48
Messaggio:

babborcu ha scritto:

omicidio.. ampurie' vuoi rininiziare la faida??? comunque è un peccato che tante testimoniamze di un fatto che colpisce l'immaginario del pubblico vadano perse.. in qualche altra regione avrebbero allestito un miseo del muto,,, sarebbe visitatissimo!!! ciao
Si omicidio... tanto la mia famiglia c'è sempre stata dentro. Pensa che mio bisnonno a causa della faida è stato latitante per quasi trent'anni el'hanno riportato a casa da morto. Scherzi a parte, hai ragione quando dici che bisogna preservare le testimonianze del passato. Questi fratelli di L'avru hanno sempre vissuto nello stazzo, hanno sempre visto pochissima gente (tra l'altro L'Avru è proprio spopolato e mi sa che ci vivono loro e un'altra famiglia), quindi non è stato buttato tutto per cattiveria ma forse ppiù per ignoranza. Per loro avere a che fare con questi cimeli era quotidianità; avere a che fare con una croce simbolo della faida più sanguinosa della Gallura era come avere a che fare con un letto o con un piatto della loro cucina quindi hanno pensato di rimordernare la casa e buttare tutto ciò che era vecchio. Tra l'altro croce e porta sono stati bruciati. Danno nel danno,,,altrimenti sarebbero stati già a casa esposti in salotto


Autore Risposta: Parduledda
Inserita il: 29/01/2009 10:22:01
Messaggio:

ampuriesu ha scritto:

babborcu ha scritto:

omicidio.. ampurie' vuoi rininiziare la faida??? comunque è un peccato che tante testimoniamze di un fatto che colpisce l'immaginario del pubblico vadano perse.. in qualche altra regione avrebbero allestito un miseo del muto,,, sarebbe visitatissimo!!! ciao
Si omicidio... tanto la mia famiglia c'è sempre stata dentro. Pensa che mio bisnonno a causa della faida è stato latitante per quasi trent'anni el'hanno riportato a casa da morto. Scherzi a parte, hai ragione quando dici che bisogna preservare le testimonianze del passato. Questi fratelli di L'avru hanno sempre vissuto nello stazzo, hanno sempre visto pochissima gente (tra l'altro L'Avru è proprio spopolato e mi sa che ci vivono loro e un'altra famiglia), quindi non è stato buttato tutto per cattiveria ma forse ppiù per ignoranza. Per loro avere a che fare con questi cimeli era quotidianità; avere a che fare con una croce simbolo della faida più sanguinosa della Gallura era come avere a che fare con un letto o con un piatto della loro cucina quindi hanno pensato di rimordernare la casa e buttare tutto ciò che era vecchio. Tra l'altro croce e porta sono stati bruciati. Danno nel danno,,,altrimenti sarebbero stati già a casa esposti in salotto


Ampuriè !!!!!!!!!!!!

Ti darei una randellata virtuale sui denti !!! Certe frasi neanche per scherzo !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 29/01/2009 10:41:53
Messaggio:

Certamente anche nelle campagne di Bortigiadas non si scherzava in fatto di faide. Ne parlò anche lo scrittore Pietro Casu in una delle sue opere più famose descrivendo la faida tra Zinilca e Scroccia, al centro della quale vi è una tenera storia d’amore fra due giovani appartenenti alle due parti in lotta. A questa inimicizia non fu estraneo il Giovanni Antonio Spano “Ciacciaredda” (nel libro del Muto è il cugino Giuseppe), in quanto la sua famiglia ebbe una parte molto attiva in tutta la storia.
L’omicidio di Anton Stefano Pes, padre della Gavina (all’anagrafe Francesca Pes), però non c’entra niente con la faida tra Mamia e Vasa, in quanto fu commesso il 5 luglio 1857, cioè quando le armi erano state deposte da oltre un anno, con la solenne cerimonia delle paci di San Sebastiano del 26 maggio 1856.



Immagine: La borgata rurale di L'Avru, così come appare nel 2009

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Immagine: Antica casa di L'Avru appartenuta alla famiglia Pes


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Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 29/01/2009 11:01:10
Messaggio:

beh!! la casa è discretamente conservata... male pale eoliche sul paesaggio...

petru... mi sa che le scintille sentimentali che fanno scoppiare le faide sono apparenti... sempre cose d'amore??' mi sa che questa e spesso una scusa. come nella guerra di troia, e nasconda motivi più terra terra.. interessi ... ma è soprattutto l'orgoglio cieco delle persone... il terreno fertile sul quale nascenano!!


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 29/01/2009 11:53:47
Messaggio:

babborcu ha scritto:
è un peccato che tante testimoniamze di un fatto che colpisce l'immaginario del pubblico vadano perse.. in qualche altra regione avrebbero allestito un miseo del muto,,, sarebbe visitatissimo!!! ciao



Facile a dirsi... la realtà è un po' diversa
Fra la gente di Trinità d’Agultu e di Vignola ai cui territori appartenevano i protagonisti e dove effettivamente si svolsero i fatti relativi alla faida, il sentimento comune è stato sempre quello di cercare di dimenticare quel triste periodo, quasi nel timore di nuove inimicizie. Nel circondario invece si è sempre enfatizzato tale avvenimento, fino a farlo diventare una vicenda romanzata, abbastanza conosciuto anche al di fuori, travisandone la realtà che in pratica è diventata quella descritta dal Costa.

Per dare un’idea di ciò riporto quanto mi dichiarò personalmente Michele “Migaleddu” Mamia (1922-2003), abitante nello stazzo Lu Naragheddu di Vignola, a poca distanza da quello di La Ghjunchizza, in un caldo pomeriggio di fine estate del 1989:
"Non sono un cultore di storie del passato e non so se potrò fornire molte informazioni; per anni sono stato impelagato in altre faccende e non me ne sono curato molto. Non posso affermare, non sta certo a me dirlo, se il mio bisnonno Antonio Mamia fosse un grande saggio e se i suoi parenti fossero farina per fare ostie oppure no. So con certezza che possedeva lo stazzo di La Ghjunchizza, dove fino a pochi anni fa nei pressi di una quercia secolare vi erano anche i ruderi della casa. Non so esattamente quale ruolo abbia avuto nella faida. So solo che sposò Maddalena Satta, credo di Vignola, e dei figli nati dalla loro unione conosco solo i nomi di quattro: Giacomo, Michele, Mariangela e Pasqua. Giacomo il maggiore, allo scoppio delle ostilità si diede alla latitanza assieme ad alcuni dei parenti Pileri; so che era un personaggio molto temuto a causa del suo carattere, ostinato e crudele. Michele fu ucciso, ma questo lo sanno tutti; la mia bisnonna all’epoca del fatto era incinta e alla fine di quel triste anno 1850 diede alla luce mio nonno, al quale fu posto lo stesso nome del ragazzo appena ucciso. Mariangela, lo sanno un po’ tutti, dopo la rottura con Pietro Vasa, sposo Giovanni Battista Spezzigu, mentre Pasqua sposò un tale Pasquale Paggiolu, ma non fu un’unione felice. L’orgoglio maledetto delle due opposte fazioni, causò tutta una serie di lutti. Il mio bisnonno e la sua famiglia ripararono ad Aggius e lo stazzo di La Ghjunchizza, assieme ad altre terre limitrofe, fu venduto. Ignoro la data e il luogo nel quale venne ucciso. So solo che la mia bisnonna, qualche anno dopo si risposò”.

Secondo il Costa invece la madre di Mariangela era una vecchietta, sicuramente non lo era, visto e consideato che quando fu ucciso il giovane Michele era in attesa di un bambino.

Sempre il Mamia che continua:
“Mio nonno, del quale porto lo stesso nome, fratello di Mariangela si sposò invece con Martina Doro Concas di Aggius; dalla loro unione, nacque Leonardo, mio padre. Non so esattamente quali vincoli di parentela ci fossero con i Pileri di Trinità ma so che vissero sempre in armonia e perfetta unità di intenti con la mia famiglia. Un bel dì, tanto per fare un esempio, un tizio di Vignola, del quale non faccio il nome, per i soliti motivi di contrasto tra proprietari terrieri, penso bene di eliminare mio nonno Michele; a tale scopo contattò un tale Busciacca, dei dintorni di Trinità, e questi ebbe la brillante idea di rivolgersi a un certo Giovanni Antonio Pileri, latitante con tanto di taglia sul groppone. Sapete cosa rispose il nostro amico? Provaci tu a sparare su Michele Mamia, e poi vedrai cosa ti succede. Imbecille, lo sa tutta la Gallura che con i Mamia “z’emmu paltutu lu sangu”....

Mi meravigliai molto osservando l'atteggiamento del Mamia quando dichiarava queste cose; era molto sereno e pacato, quasi raccontasse delle storie a lui estranee, eppure i suoi familiari furono coinvolti integralmente nella faida, considerato che la madre si chiamava Agostina Vasa....


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 29/01/2009 12:09:33
Messaggio:

petru: sarà stata rassegnazione o fatalismo o laconsapevolezza di non poter cambiare quel che avvenne... comunque hai ragione,, per noi alla lontana i fatti sono avvenuti in un universo lontano, mitico , come appartenessero al medioevo, in realtà non sono così lontani e furono tanto sanguinosi, che i discendenti di chi ne fu coinvolto non possono aver dimenticato ed avere l'atteggiamento distante che abbimo noi "estranei""


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 29/01/2009 12:29:21
Messaggio:

babborcu ha scritto:

beh!! la casa è discretamente conservata... male pale eoliche sul paesaggio...

petru... mi sa che le scintille sentimentali che fanno scoppiare le faide sono apparenti... sempre cose d'amore??' mi sa che questa e spesso una scusa. come nella guerra di troia, e nasconda motivi più terra terra.. interessi ... ma è soprattutto l'orgoglio cieco delle persone... il terreno fertile sul quale nascenano!!



D’accordo sulle pale eoliche che non sono certo belle a vedersi... qualche mese fa un anziano signore di quelle parti mi dichiarò che quelle pale che girano... fanno veramente girare le pale...

In quanto alle cause lascerei perdere le motivazioni a tinte rosa per ritornare un po più con i piedi per terra.
La faida ha la sua origine in tutta una serie di piccoli conflitti locali, comuni a tutta la Sardegna, causati soprattutto dal famigerato editto delle chiudende che intorno a metà del secolo ebbero il suo culmine. Sarebbe passata inosservata, mescolata alle tante inimicizie del mondo agropastorale sardo, senza la penna del Costa, istigato dal Giovanni Antonio Spano (Giuseppe nel romanzo) che voleva tramandare ai posteri una specie di romanzo della sua vita. In effetti tutta la vicenda è vista dalla parte di costui, che non avendo vissuto in prima persona tutte le fasi precedenti non poteva conoscere fatti e persone.
Il Costa capitò ad Aggius, in quanto amico dell’avvocato Michele Pisano, tra l’altro autore di diversi componimenti in versi con vari pseudonimi, che a sua volta era molto legato ad Anton Pietro Spezzigu, persona di buona cultura, e molto in vista nella Aggius di allora, dove fu per molti anni sindaco; costui era l’unico figlio di Mariangela Mamia, per cui apprendere la storia del fidanzamento mancato con il Vasa e di tutto quello che ne seguì, fu abbastanza semplice.
Tuttavia ad Aggius non ottenne poi molte altre informazioni; la stessa Mariangela pare fosse abbastanza restia a parlarne; si sa tra l’altro che il Costa tento più volte di fotografarla, per tramandare la sua immagine ai posteri, ma costei si rifiutò sempre decisamente.
Allora si rivolse a Giovanni Antonio Spano, che ovviamente raccontò le cose alla sua maniera. Il Costa poi proseguì l’opera e provò a contattare i discendenti dei Vasa, Tansu, Pileri e Mamia, diretti protagonisti della faida, abitanti nella zona di Trinità d’Agultu, definita dagli aggesi con il nomignolo di “la Tana di li ‘Espi”, dato il carattere turbolento dei suoi abitanti, e il cui territorio all’incirca può essere definito un triangolo ai cui vertici si possono collocare gli stazzi di Lu Naragheddu, La Paduledda e Li Colti, con al centro l’attuale paese di Trinità d’Agultu, all’epoca costituito solo dalla chiesa e da un paio di casette adiacenti, fra cui quella del parroco. Nella maniera più assoluta, questa gente si rifiutò di collaborare con il Costa. Erano ancora troppo fresche le tombe e i rancori non completamente assopiti; il solo rivangare certe storie avrebbe potuto portare a nuove inimicizie e lutti. Un vecchio abitante di Trinità d’Agultu, deceduto una ventina d’anni fa, e discendente di un fratello di Pietro Vasa, ripeteva sempre che se fosse stato vivo lo zio, al tempo della pubblicazione del libro, al Costa non sarebbe mancato il “giusto premio” per la sua opera...


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 29/01/2009 12:37:41
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petru: era questo che immaginavo e che volevo ( con le chiare coordinate che possiedi) tu riportassi, perchè chiarisce molti aspetti del dietro le quinte..
la mia amica ,imparentata con i mamia , svia sempre il discorso... commentando che per l'essere umano il confine fra la lucidità e la follia è molto labile..


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 29/01/2009 14:37:32
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Si... certamente la lettura del romanzo del Costa non può prescindere da un confronto con la sua effettiva collocazione spaziotemporale.
La stessa figura del Muto, che nella vicenda ebbe un ruolo da comprimario, e non poteva essere altrimenti, data la sua menomazione, nel romanzo diventa una figura con ben altre caratteristiche; sicuramente in grado di affascinare un pubblico di lettori per così dire "di citta" e poco a conoscenza di quella che era la vita degli stazzi in zone sperdute isolate dal resto del mondo. Gente che, a causa di un fisico debilitato talvolta dalla malaria, ci lasciava le penne per una banale influenza, appendicite o gastroenterite, oppure di giovani donne che nel dare alla luce le proprie creature spesso perivano assieme ad esse, a causa di un’assistenza sanitaria assolutamente inesistente. A queste si devono aggiungere le frequenti carestie, determinate magari da un’annata di siccità o di gelo o anche da una invasione di cavallette. Solo entrando in sintonia con questo mondo, con il suo sistema di vita si possono capire gli atteggiamenti e i comportamenti di quella gente che a volte inquadrati nel nostro sistema di vita attuale restano incomprensibili. Gente abituata a vivere in un ambiente estremamente difficile, ne assumeva i caratteri che li portavano ad essere temprati contro certe situazioni contingenti che si presentavano.
La testardaggine e l’ostinazione di Pietro Vasa che si rifiuta dare ragione ai suoi avversari Pileri, anche a costo di trascinare tutti in un baratro infernale, va vista in questo modo.
A sua parziale attenuante va detto che una certa tradizione orale addirittura riporta che furono i Pileri a uccidere le proprie capre per poi dare la colpa al Vasa, secondo un piano oscuro che prevedeva l’eliminazione di Pietro per accaparrarsi i suoi vasti possedimenti terrieri. Per i Pileri una simile eventualità sarebbe stata una manna dal cielo, visto che erano confinanti e che uno di loro aveva sposato una sorella di Pietro Vasa.
Lo stesso Vasa pur essendo testardo e irascibile, fino all’eccesso, in seguito si dimostrò rispettoso delle usanze e consuetudini che da sempre nel mondo agropastorale costituivano una sorta di codice, non scritto, al quale però tutti si attenevano. Dopo la rottura con i Mamia, e dopo che una sentenza del tribunale popolare dei rasgiunanti gli aveva dato torto, risarcì i Pileri per il danno delle capre, addirittura in misura superiore al loro effettivo valore.
Aveva sicuramente anche un buon sentimento religioso visto che dopo lo scampato pericolo relativo all’agguato del giorno di San Giuseppe del 1849, nel quale fu ferito, fece un lascito alla parrocchia di Trinità d’Agultu di 36 scudi e 4 reali, per la celebrazione di una Messa nell’anniversario del tragico avvenimento.
Praticamente un uomo di quel tempo perfettamente inserito in un ambiente di quello stesso periodo.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 29/01/2009 14:48:44
Messaggio:

m i dispiace , ho sbagliato quotando,,, prosegui,, già petru... solo inserendosi in quel mondo, in quella lotta talora drammatica per la soppravvivenza, dove la morte era un fatto quotidiano, presente e non rimosso come oggi, si può capire,,, pur essendo logudorese, essendo non giovanissimo , io ho vissuto a fianco degli esiti di un mondo simile e, non solo per gli studi di etnoantropologia, lo capisco bene,,, è importante comunicarlo a chi ne ha una vaga idea,,, la lettura sola del romanzo sarebbe davvero parziale.. se non si facesse questo.. percio' grazie!!!


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 29/01/2009 18:16:13
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Petru grazie, ho letto tutto con piacere, ho riflettuto su ciò che hai scritto, penso anche io che quel mondo sia derivato da una serie di forze e da un tipo di vita che oggi è molto difficile capire; aggiungi poi la visione un pò tendenziosa di Costa...soprattutto il personaggio di Pietro Vasa mi riesce difficile da capire però, effettivamente, rimesso nella sua dimensione, si può almeno comprendere, anche se ovvimente non condividere, la sua condotta.
Ampuriesu o Petru, per piacere, potreste mettere un'immagine del costume di Aggius? Sarei molto curioso di vederlo indossato perché i pezzi che ci ha mostrato Ampuriesu sono bellissimi. Ho cercato su Sardegna digital library ma le uniche due foto non erano granché....


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 29/01/2009 18:30:58
Messaggio:

Trovi le immagini del costume aggese qui:

http://www.catturalasardegna.it/thu...hp?album=130


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 29/01/2009 18:38:49
Messaggio:

Sono andata a vedere sul sito consigliato da Petru2007.
Perchè ad Aggius ci sono più varianti del costume, rispetto ad altre realtà paesane?


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 29/01/2009 18:42:15
Messaggio:

Ok grazie. La variante di cui si parla nel romanzo è quella con lo scialle di seta avvolto attorno al capo no?


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 29/01/2009 18:57:36
Messaggio:

babborcu ha scritto:

petru: sarà stata rassegnazione o fatalismo o laconsapevolezza di non poter cambiare quel che avvenne... comunque hai ragione,, per noi alla lontana i fatti sono avvenuti in un universo lontano, mitico , come appartenessero al medioevo, in realtà non sono così lontani e furono tanto sanguinosi, che i discendenti di chi ne fu coinvolto non possono aver dimenticato ed avere l'atteggiamento distante che abbimo noi "estranei""


Sì, babborcu, un mondo mitico e distante per noi. Però sto trovando molto interessante sentire la viva voce dei discendenti protagonisti. Stiamo continuando sulla linea del Costa. Non era nel suo intento parlare di quanto accaduto per fare memoria di questo? Da bravo giornalista qual era non si è perso in descrizioni narrative ma ha cercato di intessere una storia degna del naturalismo ottocentesco. Potremmo definirlo un romanticismo realista di stampo francese? O esagero?
Qui ci vorrebbe Marialuisa...


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 29/01/2009 19:20:44
Messaggio:

Pia, non so ma Enrico Costa realista non mi convince troppo; è vero, parte da un fatto reale(con le dovute variazioni), reali sono le descrizioni di usi e costumi, reali sono anche le ambientazioni, ok. Ma la resa dei caratteri...Costa insiste troppo sul lato romantico, un pò anche sull'idiliaco (qualche legame col romanzo d'appendice?), disegna i personaggi facendone dei tipi più che degli individui; e mi viene da pensare che tutto questo poteva rendere la vicenda più godibile per i suoi lettori; infatti Petru ci ha descritto come presero la cosa i veri protagonisti e sembra che le reali motivazioni fossero un pò meno rosa...


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 29/01/2009 23:48:51
Messaggio:

Sulle vere cause bisognerà soffermarsi ancora. Di certo una strage come quella descritta dal Costa non si sarebbe verificata per un motivo come quello del mancato matrimonio.
In realtà già da qualche anno prima del 1850, erano in atto delle inimicizie fra pastori. Tanto per non andare molto indietro nel tempo, considero solo quello che successe l’anno prima. Nonostante il clima idilliaco e felice descritto nel libro, nel 1849, erano stati commessi diversi omicidi: dopo quello di Gavino Madau, avvenuto il 4 marzo, nel mese di maggio quando i due colombi, promessi sposi fecero l’abbrazzu in La Ghjunchizza, descritto nel libro, il 25 di quel mese fu ucciso il pastore Francesco Aunitu, nei pressi dello stazzo di Lu Naragheddu dove abitavano i Vasa, con i quali era sicuramente in buoni rapporti. Il giorno successivo, 26 maggio fu la volta di Sebastiano Pileri, ucciso anche lui nei pressi di Trinità d’Agultu, sotto gli occhi atterriti della figlia di tredici anni. Anche costui era amico e parente dei Vasa. Imputati per questo duplice omicidio furono i fratelli Antonio e Michele Pileri. Testimoni a loro carico furono i fratelli Matteo e Antonio Vasa, zii di Pietro, una sorella di quest’ultimo e Michele Tansu, fratello del Muto. Come si vede c’era già qualche attrito, altro che capre o mancate promesse di matrimonio. A questo punto ogni motivo sarebbe stato buono per scatenare i peggiori istinti, caso mai ce ne fosse stato bisogno.
Nel periodo successivo, prima della rottura del fidanzamento e del ferimento del Vasa, ci furono altri tre omicidi. Dopo l’agguato al Vasa fu Michele Tansu ad incaricarsi della vendetta. La voce popolare fu alquanto divisa su chi poteva essere l’autore dell’attentato. Il tiro poteva essere partito dai Mamia oppure dai Pileri per via dell’attrito con i Vasa. Michele Tansu individuò il feritore nella persona di Pietro Mamia cugino dell’Antonio Mamia, padre di Mariangela e riuscì a ferirlo malamente con una fucilata. Non contento di questo, alla fine di aprile, tentò di completare l’opera tendendo un agguato al vecchio Michele Mamia mentre dissodava un pezzo di terreno in compagnia di un suo parente. Andato a vuoto il colpo del Tansu i due risposero al fuoco e riuscirono a ferire l’aggressore; lo inseguirono e lo trovarono agonizzante, quindi, dopo averlo deriso per un po’, lo sgozzarono con il coltellaccio. Il suo cadavere fu poi sepolto in luogo sconosciuto e non è mai stato ritrovato. Dopo qualche altro omicidio si arrivò al giorno di ferragosto, quando i Vasa con Pietro in testa, ormai perfettamente ristabilito, tesero un agguato all’Antonio Mamia, che doveva rientrare ad Aggius dalla zona del campo di Coghinas; costui da uomo previdente prese un’altra strada e in quella dove doveva passare ci mandò il figlio Michele; qualcuno dei Vasa disattese la consegna impartita da Pietro e sparò lo stesso colpendo il giovinetto, nei pressi dello stazzo Gambaidonna.

A quel punto la frittata era fatta; si era giunti al punto di non ritorno...


Autore Risposta: Marialuisa
Inserita il: 30/01/2009 09:01:16
Messaggio:

Pia Deidda ha scritto:

babborcu ha scritto:

petru: sarà stata rassegnazione o fatalismo o laconsapevolezza di non poter cambiare quel che avvenne... comunque hai ragione,, per noi alla lontana i fatti sono avvenuti in un universo lontano, mitico , come appartenessero al medioevo, in realtà non sono così lontani e furono tanto sanguinosi, che i discendenti di chi ne fu coinvolto non possono aver dimenticato ed avere l'atteggiamento distante che abbimo noi "estranei""


Sì, babborcu, un mondo mitico e distante per noi. Però sto trovando molto interessante sentire la viva voce dei discendenti protagonisti. Stiamo continuando sulla linea del Costa. Non era nel suo intento parlare di quanto accaduto per fare memoria di questo? Da bravo giornalista qual era non si è perso in descrizioni narrative ma ha cercato di intessere una storia degna del naturalismo ottocentesco. Potremmo definirlo un romanticismo realista di stampo francese? O esagero?
Qui ci vorrebbe Marialuisa...


Sai Pia , il mondo descritto dal Costa ci è molto meno distante di quanto possiamo pensare .
Ci sono retaggi ideologici e antropologici difficili da smantellare e noi siamo ancorati alle nostre radici in tanti modi e molto pervicacemente .
Dalla critica letteraria nostrana il Costa è stato avvicinato soprattutto a Manzoni e Scott, io mi sono spinta fino a trovare similitudini anche con Emily Brontë. Credo che alla fine del romanzo ( ora no perchè non tutti hanno conoscenza completa del testo ) si possa fare dell'analisi comparata , io ne sarei felice e ci farebbe volare alto , per ora vanno alla grande i commenti di Petru , babborcu , Ampuriesu che seguo con vero interesse .


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 30/01/2009 09:23:46
Messaggio:

santobevitore ha scritto:

Ok grazie. La variante di cui si parla nel romanzo è quella con lo scialle di seta avvolto attorno al capo no?
si proprio quella variante li. I modi di indossare lo scialle erano tre: uno.. scialle sciolto e angoli che cadono sul davanti (mai ad Aggius portare lo scialle completamente dietro la schiena, era segno di leggerezza), due...avvolto nel collo a legato dietro, tre... passato sotto il collo e legato sopra la crocchia che solitamente era bassa. Quest'ultima variante era la più utilizzata forse per problemi pratici in quanto no ti dava quel senso di soffocamento come quando hai qualcosa intorno al collo.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 30/01/2009 09:30:20
Messaggio:

pia. ti sbacchetto!!! bonariamente si sa!!!
credo tu abbia letto diverse cose che ormai da tempo vado scrivendo sul vestiario tradizionale sardo la ricchezza di varianti è la regola,,, la povertà o l'unicità l'eccezione, dovuta a situazioni particolari e, spesso, all'impoverimento del sistema vestimentario antico ( quando l'uso era anche quotidiano e generalizzato) verso il " costume" ( che è una forma canonizzata che a volte sopravvive all'intero sistema vestimentario)....

concordo pienamente con marialuisa... certi comportamenti e "valori antichi" benchè moderati e controllati a livello razionale , non sono così distanti perchè li chiudiamo in noi a livello inconscio... quel mondo poi non è neppure così lontano cronologicamente...

comunque, per quanto riguarda le correnti letterarie nelle quli inserire il costa.. occorre intendersi su cosa si intenda per " realismo" perchè ci sono diversi realismi,a mio parere e nessun realismo è obiettivo, sebbene ne abbia le pretese, ma. poichè è una crezione artistica, viene filtrato dall'autore... sarà magari verosimile... ma non può essere una cronaca pedissequa e asettica degli avvenimenti veri... che ne pensate?? ciaoo


Autore Risposta: Marialuisa
Inserita il: 30/01/2009 12:25:44
Messaggio:

babborcu che dici , conflitto d'interesse ?
Sono anch'io moderatrice , ma non mi piace nessun tipo di censura
vediamo vediamo di chiarire ...
@ callas :la mia replica era rivolta a una mia chiamata in causa da parte di Pia e nello specifico si trattava di correnti letterarie : ho risposto in tal senso e ho anche specificato che non era ancora il momento di inerpicarsi così in alto perchè per alcuni si trattava di prima lettura del Muto .
Se - poi - ho fatto i complimento alla triade è solo perchè stanno facendo un egregio lavoro , con un bagaglio culturale che a noi è estarneo .
Parduletta : mica io mi sento inadeguata ? Io mi sento ignorante e ringrazio chi mi dà modo di colmare queste mie lacune .

ps : se poi , vi dessi così tanto fastidio , carissime , io ho tanto altro da esplorare , leggerò e imparerò anche non intervenendo .
Ciao .... a presto ...


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 30/01/2009 13:27:32
Messaggio:

ebbè ragazzi...sta nascendo una faida nella faida?
vedete di prendere la cosa con filosofia. Discutiamone ognuno come può esprimersi e in base a ciò che sà. Certo che dalla lettura del romanzo di costa ai fatti descritti da chi ci è impelagato dentro come sono io o Petru che è cultore di quella storia essendo gallurese e molto vicino ai fatti o Babborcu che ha sentito i fatti da parenti dei Mamia differenza ne passa. Vi dirò di più che molto più realistico del romanzo di Costa è la poesia dialettale gallurese scritta daun poeta locale di nome Paolo Dettori. racconta fatti, avvenimenti luoghi cause e quant'altro si vuole aggiungere in modo splendido. Unico problema è scritto in gallurese con espressione bortigiadese essendo il Dettori di Santa Maria Coghinas e non è così facile tradurre tutte quelle ottave e dare la giusta cadenza e il significato corretto a ogni sua affermazione.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 30/01/2009 13:34:56
Messaggio:

ampurie' hai ragionissima :chie a su fogu s'accurziat nessi unu pagu s'allummat..
il clima delle faida è contagioso... visto che non erano fatti morti e sepolti?


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 30/01/2009 13:53:23
Messaggio:

babborcu ha scritto:

ampurie' hai ragionissima :chie a su fogu s'accurziat nessi unu pagu s'allummat..
il clima delle faida è contagioso... visto che non erano fatti morti e sepolti?
Ricordati carissimo che si ha più gioia nel dare che nel ricevere, e si fa prima ad imbronciarsi che a sorridere. L'uomo è predisposto alla disputa, all'orgoglio a tutte quelle sensazioni che portano l'essere a sentirsi superiore al prossimo e fa carte false pur di prevaricare l'altro (vedi i Vasa con i Mamia). Prendendo tutto con calma e sangue freddo si riesce sempre a trovare una giusta soluzione per tutti.
Hai letto la canzone di Paolo Dettori?


Autore Risposta: Agresti
Inserita il: 30/01/2009 14:25:23
Messaggio:

Per il buon prosieguo della discussione,
vi prego di lasciare al di fuori tutto ciò che non contribuisce
all'approfondimento del Muto di Gallura.


Autore Risposta: callas
Inserita il: 30/01/2009 15:13:31
Messaggio:

Marialuisa ha scritto:

babborcu che dici , conflitto d'interesse ?
Sono anch'io moderatrice , ma non mi piace nessun tipo di censura
vediamo vediamo di chiarire ...
@ callas :la mia replica era rivolta a una mia chiamata in causa da parte di Pia e nello specifico si trattava di correnti letterarie : ho risposto in tal senso e ho anche specificato che non era ancora il momento di inerpicarsi così in alto perchè per alcuni si trattava di prima lettura del Muto .
Se - poi - ho fatto i complimento alla triade è solo perchè stanno facendo un egregio lavoro , con un bagaglio culturale che a noi è estarneo .
Parduletta : mica io mi sento inadeguata ? Io mi sento ignorante e ringrazio chi mi dà modo di colmare queste mie lacune .

ps : se poi , vi dessi così tanto fastidio , carissime , io ho tanto altro da esplorare , leggerò e imparerò anche non intervenendo .
Ciao .... a presto ...
...faccio per prima i complimenti alla triade...e mi scuso con te..Luisa...che non mi dai assolutamente fastidio..ci mancherebbe altro...
era solo che sia io che Parduledda..ci siamo sentite inadeguate...e quella tua frase...ci ha buttate giù....solo questo...!


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 30/01/2009 17:12:05
Messaggio:

Ho detto in un altro topic...rubando la frase al grande filosofo "So di non sapere".
Ho aderito alla proposta di Agresti perchè questo metodo di lettura dell'opera lo trovavo stimolante. Ogni libro è una ricca miniera dalla quale attingere e se si legge insieme ognuno di noi può cogliere aspetti differenti a seconda delle diverse conoscenze, personalità e sensibilità. L'apporto di ognuno è fondamentale.
Gioia più grande per me non poteva esserci questo inverno a Tortolì quando un gruppo di ragazzine della scuola media di Osini mi hanno posto le loro domande: mi hanno fatto riflettere su alcuni aspetti che neanche io avevo colto, pur avendo scritto il romanzo! Non abbiamo solo occhi e cervello, ma quando leggiamo abbiamo anche cuore e anima.

Per carità....non facciamo prenderci dal virus dilagante in GdS del litigio. Vi prego, qui no!


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 30/01/2009 18:01:15
Messaggio:

Pia...tranquilla che qui siamo tranqulli. al massimo essendo addentrato nella faida posso eliminarne qualcuno con il vecchio archibugio di nonno.

Comunque vi sto preparando una chicca... se stasera finisco le prove di ballo in tempo vedo di inserire qualche parte della storia del muto in versi in modo da cogliere le sfumature viste da un personaggio addentrato in quel tipo di cultura. logicamente scriverò i versi in gallurese con a fronte la traduzione. c'è anche la parte di la prigunta nella quale viene chiesta la mano di Mariagnula.che ne pensate della mia proposta?


Autore Risposta: Agresti
Inserita il: 30/01/2009 18:18:45
Messaggio:

ampuriesu ha scritto:
c'è anche la parte di la prigunta nella quale viene chiesta la mano di Mariagnula.che ne pensate della mia proposta?


Mi incuriosisce davvero


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 30/01/2009 18:37:13
Messaggio:

ampuriesu ha scritto:
Comunque vi sto preparando una chicca... se stasera finisco le prove di ballo in tempo vedo di inserire qualche parte della storia del muto in versi in modo da cogliere le sfumature viste da un personaggio addentrato in quel tipo di cultura. logicamente scriverò i versi in gallurese con a fronte la traduzione. c'è anche la parte di la prigunta nella quale viene chiesta la mano di Mariagnula.che ne pensate della mia proposta?


....finisci presto il ballo, ajò!


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 30/01/2009 18:46:12
Messaggio:

E parliamo anche di poesia improvvisata?

Il giovane pastore del capitolo dell'Abbraccio incarna la figura del poeta "improvvisatore" che suggella i momenti più importanti della vita comunitaria con i suoi versi.
Ma quanto improvvisa?
Poeti abili, veloci, intelligenti e creativi, avranno sicuramente preparato la trama su cui intessere le improvvisazioni?

Dal capitolo Aggius leggo: "La loro immaginazione è fervida, il loro carattere energico, la loro tempra d'acciaio. Hanno una naturale tendenza alla poesia e i loro canti sono ispirati o da sentimenti malinconici, o da un umorismo satirico. Tenaci nell'amore quanto nell'odio, una sola parola basta per intenerirli, una sola parola per eccitarli all'ira.


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 30/01/2009 18:48:28
Messaggio:

Permettetemi una debolezza....: "Ah quanto amo il poeta pastore!"
Callas e Agresti mi capiranno....


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 30/01/2009 23:03:05
Messaggio:

Pia Deidda ha scritto:

E parliamo anche di poesia improvvisata?

Il giovane pastore del capitolo dell'Abbraccio incarna la figura del poeta "improvvisatore" che suggella i momenti più importanti della vita comunitaria con i suoi versi.
Ma quanto improvvisa?
Poeti abili, veloci, intelligenti e creativi, avranno sicuramente preparato la trama su cui intessere le improvvisazioni?



Un bravo poeta improvvisatore quando andava a un matrimonio, doveva prepararsi almeno un "bringhisi" e una "moda" nel caso ci fosse stato qualche altro concorrente da sistemare, il quale per non soccombere doveva rispondere con un componimento usando la stessa metrica, "la moda" che credo sia il tipo di rima più difficile da comporre..

Conosco l'opera di Paolo Dettori sul Muto di Gallura. Praticamente riprende in rima tutti i passaggi descritti dal Costa, seguendone nell'esposizione anche l'ordine cronologico. Concordo con Ampuriesu per quanto riguarda la parte della prigunta, sicuramente la più interessante, ma per il resto non aggiunge niente di nuovo.

Il Dettori nel comporre, (siamo nel 1948) seguì le usanze del tempo per quanto riguarda l’acquisizione delle notizie sulla faida, cioè si lesse il libro.
A questo proposito è curioso notare che da sempre tutta la memoria storica della faida tra Vasa e Mamia è quella riportata nel Muto di Gallura del Costa.
Come ho già riportato il tutto è dovuto al fatto che le persone che vissero direttamente quelle vicende e che conobbero il terrore di quei giorni hanno preferito dimenticare.
Anche ai diretti discendenti talvolta le notizie arrivavano in maniera un po diversa...
C’è voluta tanta pazienza e perseveranza per riuscire ad acquisire qualche informazione che non fosse quella del libro. Girovagando da un archivio parrocchiale a un archivio di Stato, oppure a casa di qualche diretto discendente o avendo nella memoria vecchi racconti di parenti o gente del luogo si possono fare delle scoperte interessanti al riguardo.
A volte diventa troppo semplice liquidare il tutto sotto un alone romantico; certo che il Costa fu molto abile nel tessere la trama del suo racconto partendo dai resoconti sbiaditi di gente che, a parte Mariangela Mamia, era estranea alla faida.
Spulciando fra le carte d’archivio, se non integrate dalla tradizione orale, e viceversa, però si possono prendere talvolta delle solenni cantonate.

Cito un solo caso a titolo di esempio fra quelli che capitarono, per capire meglio quello che intendo...
Spulciando nell’archivio della parrocchia di Trinità d’Agultu, trovo che il giorno 11 giugno 1851, pochi mesi dopo l’estate calda del 1850, lungo la strada che dalla borgata rurale di La Paduledda conduce a Isola Rossa fu ucciso tale Comita P., di anni 27; facendo una rapida ricerca e ricostruito l’albero genealogico, scopro che la nonna materna apparteneva alla famiglia Mamia. In seguito tramite persone anziane dirette discendenti dell’ucciso vengo a sapere che l’omicidio fu attribuito a un certo Giovanni Oggiano Tuxoni. Considerato che i componenti la famiglia dell’omicida erano in stretti rapporti di parentela e amicizia con Pietro Vasa, anzi furono i suoi primi soccorritori, quando fu ferito il giorno di San Giuseppe, il quadro era molto chiaro: si trattava di un omicidio da classificare a pieno diritto nella faida...
Dal resoconto del processo a carico del’omicida, celebrato a Sassari nell’agosto 1856, emerse tuttavia un quadro diverso. Il Comita P. con il fratello Pietro avevano accorpato alle loro proprietà un appezzamento di terreno di proprietà del Tuxoni, il quale, per tutelare il suo diritto, aveva fatto ricorso alla Giudicatura Mandamentale. La ritorsione arrivò immediata: infatti fu uccisa una cavalla dell’Oggiano Tuxoni, il quale si vendicò prontamente uccidendo il Comita P., e dandosi immediatamente alla macchia. Fu catturato dopo quattro anni, dopo un conflitto a fuoco nel quale fu ferito gravemente anche un carabiniere.
Da rilevare che la vedova di Comita P. si risposò (e questo per me fu molto importante), qualche tempo dopo. Anche il secondo marito fu ucciso nel gennaio 1856, pochi mesi prima delle paci di Tempio.
L’Oggiano Tuxoni a sua volta fu condannato all’ergastolo e morì in galera a Pozzuoli nel 1880. Interessante fu nel processo la deposizione di M.L.O., cugina dell’imputato, la quale candidamente dichiarò che il cugino non poteva essere l’omicida, in quanto nella settimana precedente la festa della Trinità d’Agultu “in tarra d’Agghju no s’ammazza a nisciunu” (la festa era il 15 giugno, il fatto del sangue è del giorno 11)...

Da quanto su riportato mi pare si possa ancora una volta sottolineare che le caprette e le rotture di fidanzamenti c’entrino sempre meno con le cause delle uccisioni... probabilmente furono in realtà tutta una serie di piccole inimicizie personali che si svilupaprono in maniera più grandiosa proprio in quel lasso di tempo...


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 31/01/2009 10:06:26
Messaggio:

Come promesso ecco una parte della poesia con a fronte la traduinein italiano. scusate se la trduzionenon sarà di u italiano perfetto ma pr quanto possibile ho cercato di tradurre parola per parola dal gallurese all'italiano senza cambiare il senso pur di scrivere in italiano corretto.
Petrus...se devi fare modifiche alla traduzione fai pure senza problemi.
ho inserito qualche mio pensiero cercando di esservi i aiuto. Tra l'altro queste sfumature me le ha fatte notare mio padre he conosceva bene il Dettori e spesso hano parlato di questa faida. Appena posso posto un'altra parte.

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Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 31/01/2009 11:42:21
Messaggio:

Cari amici scusate i pasticci del messaggio precedente ma è alquanto problematico scaricare il testo in quando i file accettati sono i jpeg.ho provato a trasformare il testo word in jpeg ma come vedete perde molto e risulta difficoltosa la lettura quindi, non avendo altra scelta ho trascritto tutta la prima parte della poesia in dialetto e poi a seguire la pseudo-traduzioni (l'italiano è pessimo ma non volevo storpiare il senso poetico, sono sicuro che mi capirete).
allora breve sintesi di quanto detto nei giorni scorsi. S parlava dell'abbigliamento di Aggius....Il ceto sociale alto indossava la camisgjiola: se leggete la 12 strofa il poeta evidenzia come il Costa che Mariagnula vestiva in camisjiola.
strofa 17 iniziala vera e propria prigunta.Pietro, un poeta e altri invitati si recano allo stazzo per chiedere la mano di Mariagnula.
Probabilmente il padre di Mariagnula non aveva la vena poetica e così è un'ltro uomo dall'interno della casa che risponde alle richieste del poeta di Pietro che va cercando la sua colomba. Come da tradizione prima si cerca di persuadere l'uomo e viene invitato ad andar via da quella casa mentre poi con modo gentile gli viene dato ci che cerca.
nella stofa 28 si rimarca lo stato psicologico del muto...tra tutti gli invitati era l'unico che non partecipava alla festa. il poeta dice perchè sordo e muto...può anche darsi che anche in quell'occasione qualcuno si sarà burlato della sua menomazione o può anche darsi che i parenti stessi provassero vergogna per il suo stato e quindi costretto a restare in disparte. Il resto della canzone parla dei festeggiamenti per poi rimandarci alla seconda parte che se non sentirò qualcuno che si è annoiato con questa prima appena possible posto anche l'altra.

1 Siddu m’arresci raccuntà vulia
Lu fattu d’una storia fundata
Pa chidda inimicizia passata
Di frati Vasa cun frati Mamia
Di tirannia e grudeli vinditta
Cantu dura lu mundu imbara scritta.

2 Siddu chi la me rimma mi faori
Chistu raccontu vi vulia fa
Di commu la jenti s’ammazzaa
E tinia contu lu rancori
Paramori e si mali faidaa
E lu godici saldu chi cantaa.

3 La familia Tansu in tarra d’Aggiu
Erani meda ma no possidenti
Unu mizzanu e ne pati e no senti
Però era di folza e di curaggiu
Cantu è istatu illa so infanzia
Era sempri in un mari d’agunia.

4 Bastianu da sendi minori
Sinnandaa a giugà cu l’alti steddi
Però l’attruppigliaani in faeddi
Fendili schelzi di dugna culori
Era interrori commera fulzutu
Ma era di natura suldu e mutu.

5 Cant’è istatu a prualli i pugni
Era sempri in un mari d’agunia
Ma dapoi dugnunu lu timmia
Ch’iddu era prontu in lampalli l’ugni
Ca lu tuccaa mancari giughendi
Si li roldaa che cani battendi.

6 Abà piddemmua Antoni Mamia
Ch’era un ommu d’onori rispettatu
Pa bonu ragionati era zilcatu
Saia attiratu tanta simpatia
Si punia a dà un paragoni
Era intesu paria un salamoni.

7 Una fiddola di dizasett’anni
Di nommu Mariangiula ciammata
Pa simpatia paria una fata
Eleganti e ciarrendi chena inganni
Poi v’aia un frateddu minori
Chi a vidillu paria un fiori.

8 Era l’etai di cattoldiz’anni
E micheli di nommu si ciammaa
Antoni a lu sessanta z’arrigaa
E tanti olti se vistu in affanni
In Aggiu aia una casa fora fora
e istazzi in campagna di Vignola.

9 Petru Vasa quasi di trent’anni
Ed era riccu ma supelviosu
Un ommu bassu balbutu e pilosu
Fazia tanti buruli e inganni
Ma cu li signorini cambiaa
Un beddu modu chi sill’attiraa.

10 Era illa Trinitai cu la mamma
E la trattaa cun tutti l’onori
Di fondamenti cun poghi rancori
Solu e cu li Pileri e chi s’affanna
Cand’unu in faccia a l’altu era prisenti
Si fazziani poghi complimenti.

11 Petru culpitu d’un amori aldenti
Era pa Mariagnula Mamia
Tutti li olti candu la idia
Palpiti noi a lu gori senti
L’occittu li fazia tanti olti
Pruendi chissà logu s’era folti.

12 Già v’era d’attirassi simpattia
Ch’era commu una rosa ben fulmata
Cu li pili biondi incurunata
E li so carri bianchi che nia
Vistuta in cammisgiola a chissi tempi
Comm’una stella brillanti e luzenti.

13 La signorina sinn’è abbizzata
Di tantu affettu chi Petru l’aia
E all’insigni li currispundia
Cul’occi beddi chi paria una fata
Baddendi e faiddendil’in sigrettu
Cun istrinti di manu e tantu affettu.

14 La jenti ch’era und’erani baddendi
Si so avvisti di ghi si trattaa
Tra iddi si puniani ciarrendi
Chistu è un coiu chi be s’aggalaa
E lu babbu a intesu l’algumentu
E se cagliatu chi n’era cuntentu.

15 Di chistu fattu e lu carantanoi
Pogu vi manca par’esse zent’anni
Chi fazi la dummanda chena inganni
Par’ispusalla cun tutti l’onori
Difficcultai non an’agatatu
E di fa chissà coiu an’appruatu.

16 Era di Maggiu l’abbrazzu in Vignola
In unu stazzu si ciamma Giunchizza
Accultu a la marina und’una frizza
Arrea da lu mari chi cunsola
Da la manzana prestu priparendi
Dugnia alimentu e la jenti arriendi.

17 Andat’è Petru cun tutti l’onori
L’ommu dummanda la culumba rara
Che neula basgiata da lu soli
E pura che la nia di Limbara
Petru pratendi chista culumbina
Chi in tutti li talenti è regina.

18 L’ommu rispondi coment’è usanza
Culumbula no z’ha in chistu logu
Canta jenti vinuta a un’abbogu
Ma a la janna nisciunu s’avanza
Siguru eti sbagliatu lu caminu
Andetivinni a lu ostru distinu.

19 Si lu caminu zinn’ha arrigatu
A la carrela d’Antoni Mamia
Voddì chi Petru s’era assiguratu
Chi la so culumbedda vi staggia
No pudia mancà e vi prisentu
A Petru giuntu pal’appuntamentu.

20 Senza lamentu pinseti andavinni
Si no v’accunulteti imbarà fora
No z’è Antoni e deiti cridimmi
Chi z’è visciutu no sarà un’ora
A la sola la casa lassata
E a noi z’ha dittu a valdià.

21 A istà fora veni pogu bè
La culumbula noi e chi vulemmu
Figgiuleti chi Antoni drentu è
Sinnò intremmu noi e cumputemmu
Semmu inuti e Antoni lu sa
Chi in casa zi dia d’aspittà.

22 Abà punimmu menti un’alta olta
E un mamentu chi turratu sia
Sidd’è intratu da calcalta polta
E si calchi culumba pussidia,
senza fa riulia ze t’ha dì
s’alta cosa vuleti pratindì.

23 Petru vo la culumbula ch’è soia
Ed è in casa d’Antoni Mamia
E vinutu cun noi in cumpagnia
Pal piddassilla senza dalli noia
Sinnò criditi ditila Antoni
Chi aeti a vidè sidd’aemmu rasgioni.

24 La culumbula è mea dizi Antoni
E ti la zedu tantu volentieri
Sappi trattalla cun boni maneri
Di rispittalla in dugna occasioni
Voddu chi sia felici e cuntenta
E subitu a Mariangiula prisenta.

25 No istenta a viscì chissa bandera
A la palti di fora illu jannili
Posta di gala cu la so manera
E salutendi cun modi gentili
Cun suspiri cuntenta figgiulendi
A Petru soiu ch’è fora aspittendi.

26 La jentu tutti ganti ani dunatu
chi a l’abbrazzi s’usaa cussì
Chi bedd’usanza si pudia dì
Tutti chidda bandera ani basgiatu
Dapoi Petru si l’è prisintatu
E s’ani abbrazzi e doni scambiatu.

27 Banchi fruniti di tanti alimenti
L’invitati passini lu zentu
Di canti e soni e di diiltimentu
Brindisendi calcunu silla senti
Beddu fistiggiamentu e cant’onori
A l’alleanza di chissi fiori.

28 Vera la mamma di lu fidanzatu
Era veccia c’aia settant’anni
E lu fratili s’aia pultatu
Però paria in mari d’affannu
Accultu a lu balconi z’è visciutu
No diiltia ch’era suldu e mutu.

29 A una palti staggia ficcutu
Figgiulendi la eccia e a Micheli
Chiddu steddu arrumbatu vulinteri
Supra la coda d’un capu canutu
An’autu una bedda occasioni
D’esse insembi chissi tre passoni.

30 La sera fini lu fistiggiamentu
Dugn’unu zilca no dapiù noia
Petru sinn’anda cu la mamma soia
Da chissà logu felici e cuntentu
Senza lamentu da la fidanzata
Andendissinni si l’ha abbrazzata.

31 Ciudu la primma palti ch’è d’onori
Di comprimenti di festi ed allegrii
Pal cuminzanni un’alta di dulori
Di vinditti e grudeli tirannii
Siddu mi faori la me musa
In chistu fattu ch’è mezu cunfusu.

TRADUZIONE
1 Se mi riesce raccontare voglio
Il fatto di una storia fondata
Per quella inimicizia passata
Della famiglia Vasa con la famiglia dei Mamia
Di tirannie e crudeli ceììvendette
Quanto dura il mondo resta scritta.

2 Se la rima mi favorisce
Questo racconto vi voglio raccontare
Do come la gente si uccideva
E teneva conto del rancore
Per amore se male parlava
E il codice sardo che cantava.

3 La famiglia Tansu in terra di Aggius
Erano molti ma non possedenti
Uno in mezzo non patisce e non sente
Però era forzuto e di coraggio
Quanto è stato nella sua infanzia
Era sempre in un mare di agonia

4 Sebastiano quando era piccolo
Se ne andava a giocare con gli altri bambini
Pero lo infastivano con parole
Facendogli scherzi di ogni colore
terrorizzava per la forza che possedeva
Ma era di natura sordo e muto

5 Quanto è stato a provare i pugni
Era sempre in un mare di agonia
Ma dopo tutti lo temevano
Che lui era pronto a prenderlo a graffi
Chi lo toccava solo per gioco
L’aggrediva come un cane aggressivo

6 Adesso prendiamo Antonio Mamia
Che eraun uomo d’onore rispettato
Per buon ragionate era cercato
Si aveva attirato tanta simpatia
Si metteva a dare un paragone
Era ascoltato sembrava un Salomone

7 Una figlia di diciassette anni
Di nome Maria Angela chiamata
Per simpatia sembrava una fata
Elegante chiacchierando senza inganni
Poi aveva un fratello minore
Che a vederlo sembrava un fiore

8 Aveva l’età di quattordici anni
E Michele si nome si chiamava
Antonio arrivava a sessantant’anni
E tante volte si è visto in affani
Ad Aggius aveva una casa in periferia
E degli nelle campagne di Vignola

9 Pietro Vasa quasi di trent’anni
Ed era ricco ma superbo
Un uomo basso barbuto e peloso
Faceva molti scherzi e inganni
Ma con le signorine cambiava
Un bel modo che se le attirava

10 Era a Trinità con la mamma
E la trattava cun tutti gli onori
Educato a non tener rancore
Solo con i Pileri si affannava
Quando si incontravano faccia a faccia
Si facevano poco complimenti

11 Pietro colpito da un’amore ardente
Per Maria Angela Mamia
Tutte le volte che la vedeva
Palpiti nuovi provava il suo cuore
L’occhiolino li faceva tante volte
Per provare se quella donna era forte

12 C’era da attirarsi simpatia
Che era una rosa ben formata
Con i capelli biondi incoronata
E la carne bianca come la neve
Vestita in camisjiola a quei tempi
Come una sella brillante d’oriente

13 La signorina si è accorta
Di tanto affetto che Pietro provava
E agli sguardi corrispondeva
con gli occhi belli che senbrava una fata
ballando e parlando in segreto
con strette di mano e tanto affetto

14 la gente presente al ballo
si sono accorti di cosa si trattava
tra loro andavano dicendo
questo è un matrimonio che bene si presenta
e il padre sentito l’argomento
si zittisce perché era contento

15 di questo fatto e nel quarantanove
poco ci manca per essere cent’anni
che pone la domanda senza inganni
per sposarla con tutti gli onori
difficoltà non ne ha trovato
e di combinare il matrimonio hanno deciso

16 ha Maggio si è svolto l’abbraccio a Vignola
in uno stazzo chiamato Giunchizza
vicino a la marina una brezza
che arriva dal mare e che consola
dalla mattina presto preparando
ogni tipo di alimenti mentre la gente inizia ad arrivare

17 e’ andato Pietro con tutti gli onori
l’uomo domanda la colomba rara
come una nuvola baciata dal sole
e pura come la neve del Limbara
Pietro pretende questa colombina
Che ha tutti i talenti come una regina

18 L’uomo risponde com’è d’usanza
Colomba non si trova in questo luogo
Quanta gente venuta tutta assieme
Ma alla porta nessuno si avvicina
Di sicuro avete sbagliato strada
Andatevene per il vostro destino

19 Se la strada ci ha portato qui
Al rione di Antonio Mamia
Vuol dire che Pietro era sicuro
Che la colombella qui abitava
Non poteva mancare e vi presento
A Pietro venuto per l’appuntamento

20 Senza lamentarvi pensate di andar via
Se no accontentatevi di restare fuori
Non c’è Antonio e dovete credermi
Che uscito meno di un’ora fa
A lasciato la casa da sola
E a noi a detto di fare la guardia

21 A restar fuori non viene tanto bene
Noi è la colomba che vogliamo
Guardate che Antonio è dentro
Altrimenti entriamo noi per controllare
Siamo venuti e Antonio è al corrente
E in casa ci doveva aspettare

22 Adesso ci penso su una volta ancora
E probabile che sia appena arrivato
Se è entrato da un’altra porta
E se una colomba possedeva
Senza far questioni ci direte
Se altro volete pretendere

23 Pietro vuole la sua colomba
Ed è in casa di Antonio Mamia
E venuto con noi in compagnia
Per prendersela senza dargli noia
Se non ci credete ditelo ad Antonio
E vedrete che abbiamo ragione

24 La colomba è mia dice Antonio
E te la cedo molto volentieri
Sappi usarla con buone maniere
E rispettala in ogni occasione
Voglio che sia felice e contenta
E subito Maria Angela presenta

25 Non tarda ad uscire quella bandiera
Al di fuori della soglia della porta
Vestita di gala con le sue maniere
E salutando con modi gentili
Con sospiri guardava contenta
Al suo Pietro che fuori l’aspettava

26 Tutta la gente ha donato
Che pera usanza per l’abbrazzi
Che bella usanza si poteva dire
Tutti quella bandiera hanno baciato
Poi Pietro gli si è presentao
E si hanno scambiato abbracci e regali

27 Tavole imbadite con tanti alimenti
Gli invitati sono un centinaio
Di canti e suoni e divertimento
Brindava qualcuno che ne aveva le capacità
Bel festeggiamento e quanti onori
Per l’unione di quei fiori

28 C’era la mamma del fidanzato
Era vecchia e aveva settant’anni
Si aveva portato il cugino di primo grado
Però sembrava in un mare di affanni
Vicino alla finestra se n’è andato
Non divertiva perché sordomuto

29 Se ne stava dritto in disparte
Guardando la vecchia e Michele
Quel bambino poggiato volentieri
Sulle gambe di una testa bianca
An trovato una bella occasione
Per trovarsi insieme queste tre persone

30 La sera finiti i festeggiamenti
Ognuno cerca di togliere il disturbo
Pietro se ne va con la sua mamma
Da quei posti felice e contento
Senza lamentarsi da la idanzata
Prima di andar via la abbracciata

31 Chiudo la prima parte che è d’omore
Di complimenti di feste e d’allegria
Per iniziarne un’altra di dolore
Di vendette e crudeli tirannie
Se la musa mi favorisce
In questi fatti ora è un po’ confusa



Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 31/01/2009 12:39:36
Messaggio:

Complimenti ad Ampuriesu... hai fatto veramente un grosso lavoro...

Nell'opera citata, il poeta, come ho già detto più sopra, riprende passo dopo passo quanto riportato nel libro del Costa.
L'autore Paolo Dettori, noto Perredda, era nato nello stazzo di Limpas, territorio di Bortigiadas, nel 1893, in seguito stabilitosi a Santa Maria Coghinas, dove morì nel 1969. Non poteva aver conosciuto i protagonisti superstiti della faida in quanto erano ormai tutti scomparsi... e poi c'era di mezzo anche la distanza spaziale. Probabilmente avrà sentito parlare della carneficina durante il servizio militare quando sicuramente fra i commilitoni c'era gente di Trinità d'Agultu o di Aggius, che erano a conoscenza di qualche particolare della vicenda. Il nostro poeta infatti partecipò alla Grande Guerra, dove si distinse per valore e coraggio tanto da essere decorato.

L'opera del Dettori, pubblicata nel 1948, provocò qualche mugugno, fra i Vasa e Mamia che mal tolleravano ancora che si parlasse di quella triste storia, soprattutto anche considerando il fatto che riportava gli stessi temi contenuti nel libro del Costa, considerato un pessimo elemento specialmente dai Vasa.
Vi è da dire che qualsiasi opera che parla della faida, anche in epoca più recente, non è stata mai bene accolta, anche se i tempi erano cambiati. Uguale sorte toccò infatti a un brano musicale, eseguito dai Los Marcellos Ferial, che, scartato a Sanremo, fu poi riproposto al concorso Un Disco per L'estate, quindi trasmesso ogni giorno dalla Reti Rai a livello nazionale... ed eravamo nel 1967... più di un secolo dopo...


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 31/01/2009 13:24:40
Messaggio:

Petru... grazie pa lu cumplimentu!
volevo ricordarti che Paulu Perredda non ha conosciuto i protagonisti è vero ma altrettanto vero che proveniva da uno stazzo di Bortigiadas come Antoni Stevanu. tra l'altro a Santa Maria Coghinas ha conosciuto tutti i parenti di mia nonna che come noi sono imparentati con la famiglia di Antoni Stevanu e le verità saranno senz'altro più fondate dei racconti romanzati del costa. Hai notato che belle sfumature i la prugunta? Una meraviglia che solo uno addentrato in quella cultura può trasmettere. Dulcin in fundo...Paulu Perredda ha partecipato alla I° guerra mondiale come fante della Brigata Sassari assieme a Pietro Pietro Paolo Carboni figlio di Sebastiana Lucrezia Pes, sorella di Gavina (francesca nel romanzo nonchè marito di mia nonna. vuoi tu che non si siano reaccontati la storia considerato che erano anche compari? unico problema che Pietro PAolo è morto in un combattimento mentre Paulu Perredda è morto negli anni 60. Non voglio togliere nulla al Costa, il suo lavoro è meritorio, ma chi conosce il territorio trova sempre qualche sfaccettatura che non è consona con i nostri costumi.


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 01/02/2009 19:45:49
Messaggio:

Grazie ampuriesu, un bell'apporto poetico aggiunto ad una fatica di traduzione. Ma la poesia continua....


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 02/02/2009 09:18:55
Messaggio:

con gioia noto che l'ascia di fuerra (o il temibile archibugio) è stata seppellita... grazie a tutti e grazie ad ampuriesu per i versi... che ci permettono di entrare ancor di più nel clima della vicenda...


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 02/02/2009 09:33:46
Messaggio:

Ciao babbò... grazie per i complimeti ma mi sono sentito in dovere visto che magari la poesia è meno romanzata dell'opera del Costa. Già le strofe di la prigunta sono una favola poi il poeta proviene da quella tradizone penso che toccare con mano e sempre meglio che sentito dire. Se non conosci questa poesia vedrai la bellezza delle rime quando MAriangiula attitta il fratello Miccheli. Una chicca


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 02/02/2009 10:31:41
Messaggio:

grazie ampuriè.. io adoro la lingua, la posesia e le tradizioni popolari galluresi.. ci godo... ma. ribadisco, il tuo apporto dà una marcia in più alla comprensione dei fatti e dell'ambiente in cui si svilupparono..


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 02/02/2009 10:39:52
Messaggio:

E io mi permetto di fare un intermezzo romantico...

11 Petru culpitu d’un amori aldenti
Era pa Mariagnula Mamia
Tutti li olti candu la idia
Palpiti noi a lu gori senti
L’occittu li fazia tanti olti
Pruendi chissà logu s’era folti.

Quale stridore assumono questi versi con il capitolo del Costa Odio vince amore !

"E' grande l'amore che io porto alla tua fagliuola - esclamò vivamente Pietro - ma è assai più grande l'odio ch'io nutro per i Pileri!"

Odio vince amore. Non c'è titolo più azzeccato.


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 02/02/2009 11:08:55
Messaggio:

Pia Deidda ha scritto:

E io mi permetto di fare un intermezzo romantico...

11 Petru culpitu d’un amori aldenti
Era pa Mariagnula Mamia
Tutti li olti candu la idia
Palpiti noi a lu gori senti
L’occittu li fazia tanti olti
Pruendi chissà logu s’era folti.

Quale stridore assumono questi versi con il capitolo del Costa Odio vince amore !

"E' grande l'amore che io porto alla tua fagliuola - esclamò vivamente Pietro - ma è assai più grande l'odio ch'io nutro per i Pileri!"

Odio vince amore. Non c'è titolo più azzeccato.


Anche il Costa non scherza però...

"Com’era lunga per lui la settimana! Egli aspettava con ansia la domenica, perché potesse inebbriarsi nella vista di Mariangiola.....
.....I due cuori si erano rapidamente accesi di una stessa fiamma, ed ormai non mancava che convalidare l’amore con un formale matrimonio."....




Autore Risposta: Pia
Inserita il: 02/02/2009 11:54:04
Messaggio:

Strano avevo postato...ma tutto si è perso nell'etere. Chissà se ci sarà un archivio...dei nostri pensieri persi....

Comunque, dicevo a Petru2007, sì anche io avevo fatto il collegamento con queste frasi che mettono in evidenza un grande e sentito innamoramento di Pietro nei confronti di Mariangiola.
Ma come è possibile che tutto volga, nel giro di pochi giorni e di poche battute, al rifiuto totale e all'odio?

Forse Pietro aveva visto nel matrimonio con Mariangiola un qualche tornaconto? Sicuramente. Tornaconto che però non è superiore all' "onore".

Fra tutti è la povera Mariangiola a soffrire, perchè in quell'amore aveva creduto.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 02/02/2009 12:05:04
Messaggio:

azzardo : credo che non fosse un amore così ardente (mariangiola era bella, ricca.. apparteneva ad una famiglia potente e all'epoca i matrimoni combinati e di interesse erano quasi la norma) sarò idealista.. ma se l'amore fosse stato profondo avrebbe vinto l'odio, l'orgoglio qualsiasi ostascolo.. chiamiamolo innamoramento


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 02/02/2009 12:27:06
Messaggio:

babborcu ha scritto:

azzardo : credo che non fosse un amore così ardente (mariangiola era bella, ricca.. apparteneva ad una famiglia potente e all'epoca i matrimoni combinati e di interesse erano quasi la norma) sarò idealista.. ma se l'amore fosse stato profondo avrebbe vinto l'odio, l'orgoglio qualsiasi ostascolo.. chiamiamolo innamoramento


Anche io idealista e romantica...non credo in questo Grande Amore di Pietro.

Povera Mariangiola...


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 02/02/2009 12:29:41
Messaggio:

che cosa fosse quello tra Pietro e Mariangela è molto difficile da capire per noi che apparteniamo ad un'altra epoca
ed abbiamo sopratutto una diversa mentalita' e definiamo l'amore un atto di scelta personale,soggettiva.
indipendente da qualunque influenza esterna.
Qualunque cosa fosse :amore o semplice innamoramento,non erano senz'altro liberi di poterlo manifestare
con una volonta' individuale andando contro tutti i canoni e regole di una cultuta millenaria che non contemplava
la scelta dell'amato seguendo soltanto i sentimenti del cuore.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 02/02/2009 12:44:01
Messaggio:

cedro: hai spiegato assai bene quel che accennavo con ::: matrimoni combinati ecc...
si è verissimo quel che affermi... so però di rarissimi casi , rari!!, in cui la passione era tanta che si andava oltre... la mia bisnonna fuggì dal paese perchè voleva sposare un uomo della famiglia rivale,, e lo sposo'... ma solo i nipoti ripresero normali rapporti con la famiglia di origine!!!


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 02/02/2009 12:56:18
Messaggio:

Tua nonna era una donna molto coraggiosa una di quelli che lasciano il segno e contribuiscono al cambiamento dei
tempi.
Il suo per tuo nonno era vero amore e voi nipoti dovete essere orgogliosi di aver avuto dei nonni cosi'.
Vi hanno lasciato col loro gesto una grande eredita' che contempla il valore dell'individuo e
l'imporatarza di ciascun essere umano.
Erano dei moderni.


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 02/02/2009 12:57:59
Messaggio:

Lasciando perdere le balle più o meno grandi del Costa e, visto che è stato citato, anche quelle del Dettori che le riprese integralmente, come ho già detto e ripetuto altre volte, si possono capire i sentimenti dei protagonisti solo conoscendo la situazione locale di quel periodo in quel microcosmo che era lo stazzo di Lu Naragheddu e dintorni.
Il Vasa ce l'aveva a morte con i Pileri. Come ho già raccontato... nel mese di maggio 1849,quando avvenne l'abbrazzu, nei pressi dell'abitazione dei Vasa erano stati uccisi due individui legati alla famiglia di Pietro da stretti vincoli di parentela, che non sto ad elencare... per questi omicidi furono imputati due fratelli Pileri, per cui è facile immaginare quale fosse idilliaco l'ambiente nel quale vivevano i protagonisti del romanzo.
Seguendo il Costa si apprende che i Pileri sollecitavano il Mamia affinchè convincesse il Vasa a fare le paci, in quanto temevano qualche rappresaglia. Qui fu il grande errore del Mamia,nel cercare di convincere il Vasa. La testardaggine e l'orgoglio dei due fece il resto. Il Mamia ovviamente voleva aver ragione in quanto secondo la tradizione, anzianità era sinonimo di saggezza; il Vasa orgoglioso e ribelle "pirronigu chi nu lu 'ultàani mancu a rocciu" figuriamoci se accettava imposizioni da qualcuno.

L'altra spina nel fianco del Vasa, cioè Salvatore Pileri, aveva sposato una sorella di Pietro "presa a fugghjitura", a motivo del parere contrario della famiglia di lei, in particolare della Madre di Pietro Vasa, Caterina Razzu, la quale odiava il genero e non voleva assolutamente vederlo "mancu in pintura" oppure "mancu molta in casa mea"...
Il Salvatore Pileri pertanto fu ben lieto di cogliere l'occasione per vendicarsi della suocera; nella riunione avvenuta nello stazzo di Li Colti, pochi giorni dopo l'uccisione del giovane Michele, paria sia stato proprio il Pileri a proporre il nome della vittima, incaricandosi molto olentieri di eseguire l'opera personalmente....


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 02/02/2009 13:11:55
Messaggio:

Sarebbe interessante addentrarci in questa mentalità (che non è tutta gallurese, ma anche barbaricina, calabrese, siciliana..) del "dente per dente", dell'onore, dell'orgoglio ferito...che hanno portato intere famiglie allo sterminio per faide.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 02/02/2009 13:15:20
Messaggio:

petru: una tana de espe terranza...


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 02/02/2009 14:02:10
Messaggio:

babborcu ha scritto:

petru: una tana de espe terranza...


Esatto... infatti gli aggesi residenti ad Aggius a quella zona affibbiarono il nomignolo di Vesponia...

A integrazione di quanto ho detto prima su Salvatore Pileri, soprannominato "Catteddu" dal cognato Pietro, vi è da dire che giustamente, reclamava per la moglie, e quindi per se, la parte di eredità dei vasti possedimenti terrieri dei Vasa. Ovviamente la famiglia di Pietro rispondeva sempre picche, con l'aggiunta delle immancabili "benedizioni" da parte della suocera...

A questo punto era anche chiaro che in un eventuale unione tra Pietro e
Mariangela loro avevano qualcosa da perdere, mentre in una bella inimicizia fra i Vasa e il loro parente Mamia c'era molto da guadagnare.

Il Costa fra le cause parla di capre che sconfinarono; non cita minimamente la situazione preesistente...

Infine, continua affermando che il Vasa dopo la rottura con i Mamia si affrettò ad indennizzare i Pileri per l'uccisione di alcune capre trovate a pascolare in un chiuso del Vasa; furono uccise a fucilate, dallo stesso Pietro e sistemate a guisa di chiudenda, nel varco della recinzione, aperto dal Pileri per farle entrare.
Il Costa dice che il Vasa risarcì i Pileri per fare un dispetto ad Antonio Mamia; in realtà ci fu una sentenza del solito tribunale dei "rasgiunanti" che diede torto a Pietro...


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 02/02/2009 14:03:50
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Certo che parlare d'amore quando Pietro "indignato oltremodo e volendo esprimere la sua noncuranza e il suo dipsrezzo per la fanciulla, si recò..."lascia un pò perlplessi.
Quindi Pietro si dimenticò della sua sposa abbastanza velocemente e anche in modo plateale; d'altro canto però Costa dice che Mariangiola "non sapeva che piangere: e pianse". Ma la vera Mariangiola ebbe su serio questo atteggiamento?Alla luce dei fatti, considerato che la sua unione con Pietro aveva molto di materiale, si limitò solo a piangere rassegnata oppure finì anche lei per farsi prendere dal quel clima di odio generale?


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 02/02/2009 14:13:15
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Pia Deidda ha scritto:

Sarebbe interessante addentrarci in questa mentalità (che non è tutta gallurese, ma anche barbaricina, calabrese, siciliana..) del "dente per dente", dell'onore, dell'orgoglio ferito...che hanno portato intere famiglie allo sterminio per faide.


Certo... questi tipi di inimicizie nascono sempre da attriti esistenti nell'ambiente agropastorale di tutto il mondo...

Non bisogna pensare che nei luoghi della faida tra Vasa e Mamia, sia prima che dopo di essa, si vivesse in pace e armonia... altre faide erano state fatte sia prima che dopo... altrettanto sanguinose...
e non solo in Gallura... solo che non sono ricordate in quanto non immortalate da romanzi come quello del Costa...
che pur travisandone la reltà ormai è diventato la memoria storica di quel periodo...
Per la stragrande maggioranza dei lettori quello che è raccontato nel lbro del Muto di Gallura è la verità assoluta per quanto riguarda lo svolgimento dei fatti...


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 02/02/2009 14:24:37
Messaggio:

santobevitore ha scritto:

Certo che parlare d'amore quando Pietro "indignato oltremodo e volendo esprimere la sua noncuranza e il suo dipsrezzo per la fanciulla, si recò..."lascia un pò perlplessi.
Quindi Pietro si dimenticò della sua sposa abbastanza velocemente e anche in modo plateale; d'altro canto però Costa dice che Mariangiola "non sapeva che piangere: e pianse". Ma la vera Mariangiola ebbe su serio questo atteggiamento?Alla luce dei fatti, considerato che la sua unione con Pietro aveva molto di materiale, si limitò solo a piangere rassegnata oppure finì anche lei per farsi prendere dal quel clima di odio generale?


Io credo che nonostante tutto sia il personaggio più positivo di tutta la storia... la sua bellezza fisica, le sue doti morali e quindi il suo comportamento sono fuori discussione...

Nella vita reale fu la stessa cosa... la fragile creatura di sedici anni promessa sposa ad un uomo adulto di diciasette anni più anziano (e non tredici come dice Costa) dimostrò una notevola forza d'animo che le permise di sopravvivere a tutte le disgrazie piovutele addosso... non bisogna dimenticare che, oltre al fratello minore e al padre, gli fu ucciso anche l'unico figlio arrivato in età adulta, dopo che altri due suoi bambini erano deceduti in piccolissima età...


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 02/02/2009 14:34:12
Messaggio:

Meno male, in un clima del genere avrebbe potuto abbandonarsi all'odio invece rimane di lei un buon ricordo che lascia un impressione positiva, segno che esistevano anche altri modidi considerare gli eventi. Certo che la sua vita, tormentata da tanti lutti, si può considerare come la misura di ciò che l'odio può produrre e di quante vittime, non parlo solo dei morti, esso lascia dietro di sé.


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 02/02/2009 15:22:19
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Secondo la mia misera opinione Petru era veramente innamorato di MAriangiula e Mariangiula più di Pietro. Lo deduco dal fatto che Il poeta dice che Pietro era superbo, basso e peloso quindi poco attraente per una donna. La stessa cosa e non vi rilevo altro se non più avanti, accadrà a Francesca (nome reale Gavina) che nonostante innamorata di un protagonista della storia per ubbidienza e per la tradizione dei matrimoni combinati sarà costretta a sposare un cugino di Bortigiadas. E così...la faida si riaccende ma vi lascio la curiosità di scoprire i fatti da soli. Per quanto riguarda la situazione della gallura, era mal comune in tutta la Sardegna e non solo. Un papa, non ricordo il nome, proprio per la questione del banditismo in gallura e per tutti i delitti che si commettevano aveva fatto costruire chiese in tutta la campagna in modo che essendoci un luogo di culto e ben si sa cosa rappresentava la piazza della chiesa in quegli anni, si emarginasse il più possibile il fenomeno del banditismo. Non immaginate per la disimistai (inimicizia) di Frati VAsa cun frati Mamia quante persone vivevano in latitanza. Mi sono dimenticato di dire che il muto era molto bravo nel lavorare il legno (ne parlerà anche il Costa più avanti). Una cassapanca da lui realizzata e poi durante una divisione toccata a nonna la potete ammirare nella cucina di casa mia (che umile che sono)


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 02/02/2009 15:43:44
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:
Per la stragrande maggioranza dei lettori quello che è raccontato nel lbro del Muto di Gallura è la verità assoluta per quanto riguarda lo svolgimento dei fatti...


Visto che questo è uno spazio in cui si parla principalmente di un testo di narrativa forse è meglio ricordare che il romanzo è sempre finzione. Altrimenti non si parlerebbe di letteratura ma di cronaca. Anche nel romanzo storico o nel romanzo realistico interviene sempre la componente inventiva dello scrittore.
Questo deve essere ben chiaro per i lettori. Scindere finzione da realtà.
Però, avendo ben presente questo, possiamo addentrarci - per capire meglio la trama - in alcuni interessanti aspetti dell'epoca in cui il romanzo è collocato.
Che ne dite voi? E Marialuisa, cosa ne pensi?


Autore Risposta: Marialuisa
Inserita il: 02/02/2009 15:50:49
Messaggio:

Mi piacciono molto le due tesi che vedono Mariangiola al centro delle riflessioni : la giovanetta era senz'altro troppo giovane e ha subito il suo destino con molta dignità e forse sofferenza .
Mi chiedo però quale ruolo giocassero le donne , le madri di coloro che poi in giovane età e una volta diventati adulti erano protagonisti delle faide .
Una moglie per esempio , aveva autorevolezza con il consorte , come educava i propri figli ?
Vi ringrazio per questo spaccato di vita di Sardegna che state raccontando .


Autore Risposta: Marialuisa
Inserita il: 02/02/2009 15:54:07
Messaggio:

Pia Deidda ha scritto:

Petru2007 ha scritto:
Per la stragrande maggioranza dei lettori quello che è raccontato nel lbro del Muto di Gallura è la verità assoluta per quanto riguarda lo svolgimento dei fatti...


Visto che questo è uno spazio in cui si parla principalmente di un testo di narrativa forse è meglio ricordare che il romanzo è sempre finzione. Altrimenti non si parlerebbe di letteratura ma di cronaca. Anche nel romanzo storico o nel romanzo realistico interviene sempre la componente inventiva dello scrittore.
Questo deve essere ben chiaro per i lettori. Scindere finzione da realtà.
Però, avendo ben presente questo, possiamo addentrarci - per capire meglio la trama - in alcuni interessanti aspetti dell'epoca in cui il romanzo è collocato.
Che ne dite voi? E Marialuisa, cosa ne pensi?



Piccola -grande jana , che legge nei pensieri?


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 03/02/2009 10:13:34
Messaggio:

pia: hai opportunamente meglio chiarito quel che ho gia detto (forse in modo fumoso)sul concetti di reslismo. realismi e opera letteraria.. è ovvio.. l'autore filtra la realtà.. ( a volte quella che conosce non completamente ) la modifica in senso artistico e tenta di renderla "verosimile"... è interessante comunque avere come confroto parallelo.. le testimonianze , anche contradditorie,che esistono sui fatti reali che ispirarono il costa.. bisogna tener separati i due livelli pero'?

il suolo delle donne era soltanto soffrire ed essere succubi e di un mondo maschile? o alcune, senza far eccessi operavano dietro le quinte per cambiare le situazioni , in positivo o negativo, accendendo o spegnendo gli animi? come potevano reagire interiormente all'uccisione di un figlio? in modo diverso dal padre?

ampuriesu... abbiamo gia' avanzato dubbi sull'innamoramento di mariangiola e pietro in un ambiente ove i matrimoni erano spesso combinati .. ma a margine mi sembra, con tutto il rispetto, che la tua osservazione su pietro basso e peloso. sia semplicistica. e più anziano della fanciulla? conosco uomini così che fanno girare la testa alle donne più dei fotomodelli!! ma, daltro canto l'occhio vuole la sua parte!!! ciau


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 03/02/2009 10:44:12
Messaggio:

babborcu... potrebbe essere semplicistica la mia affermazione e sono d'accordo. entranbi le opere, romanzo e poesia dicono questo riguardo Petru. Si sa che era più grande e su questo no ci piove ma con l'età uno potrebbe essere più fascinoso di un giovane ma non per questo più alto di statura o peloso. Nell'800 sicuramente tutti o qusi portavano labarba ma da essere barbuto a peloso c'è differenza. Conosco una mia vicina che si è sposata con il matrimonio combinato dai genitori. Ora è separata (nonostante l'età ha avuto il coraggio di ribellarsi) e ha sempre detto di non essere mai stata innamorata del marito e di non aver trovato in lui mai un segno di attrazione ma anzi, l'ha sempre visto come un uomo dall'aspetto bruttissimo e viscido. Appena lasciati lui era già con un'altra... quindi come vedi ciò che poteva esser brutto al costa e al Dettori magari era bello per Mariangiula ma potrebbe essere il contrario e purtroppo non lo sapremo mai.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 03/02/2009 13:05:17
Messaggio:

gia' non lo sapremo mai... de gustibus...
comunque credo ci siano divi che fanno impazzire le donne, pelosissimi.. (forse non bassi pero')
ma.. il succo è: i rapporti fra i due sessi a quei tempi erano molto limitati, controllati dal gruppo , massime per le donne degli strati sociali benestanti,, si sposavano e si conoscevano superficialmente... a volte c'era una sorta di colpo di fulmine iniziale ,,,, che magari si spegneva presto,, altre volte alle donne si diceva che l'amore sarebbe venuto dopo, con la conoscenza... e non veniva, ma quasi tutte si caricavano la croce in nome di figli e famiglia... le separazioni erano rarissime... così pare anche le corna... i mariti ne facevano e spesso frequentavano regolarmente le case chiuse... era una realtà molto difficile da inquadrare per noi ... e c'erano tante eccezioni... al contrario del tuo caso, davvero terribile, io so di una donna, neanche tanto carina, sposata a forza con l'uomo più bello e ricco del paese, che lo tradiva col fabbro in età, magari non bello e con la mani nere, ecc.. de gustibus...
fatto sta che mariamgiola, dentro e fuori il romanzo è il personaggio più positivo e dignitoso della storia...


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 03/02/2009 14:13:44
Messaggio:

Due righe sulla descrizione del Vasa effettuata dal Costa.

Ho avuto a che fare con molti discendenti dei Vasa, in particolare ne ricordo uno, che era sicuramente il parente più prossimo, in quanto figlio di un fratello e di una cugina di Pietro; non erano infrequenti allora anche i matrimoni fra parenti di quarto grado: infatti nel Liber Matrimoniorum della Parrocchia di Trinità d’Agultu, dove i due Vasa si sposarono il 4 maggio 1872, è messo bene in evidenza tale fatto, del resto mal tollerato dalla Chiesa.
Questo nipote di Pietro Vasa era una persona alta e slanciata, statura superiore a quella del sardo medio, quindi sicuramente ben lontana da quella che il Costa descrive a proposito dello zio. Come carattere invece credo fosse molto simile.
Anche il figlio di costui, che credo abbia più di 90 anni, presenta queste caratteristiche: alto e slanciato. Non porta certamente la barba come si usava ai tempi del Muto. All’epoca tutti portavano una certa dose di peluria sul volto. Una faccia perfettamente rasata, destava una certa sorpresa talvolta accompagnata da qualche ilarità come il rituale “a zent'anni”, in quanto solo le persone che erano appena uscite dal carcere avevano il viso perfettamente rasato.

Però credo che in un contesto letterario come quello del romanzo del Costa, tale descrizione, vera o falsa, ci sta perfettamente in quanto serve a descrivere meglio tutte le differenze fra i promessi sposi.
D’altra parte il Vasa era sicuramente uno che aveva molte richieste da parte del gentil sesso, tanto che si sposò poi con una ragazza di circa vent’anni, mentre lui aveva ormai passato i quaranta. Per quello che ne so, non fu un matrimonio d’interesse; lei, Maria Pes, cugina di Francesca (la Gavina del Muto) era sinceramente innamorata di Pietro Vasa.

In quanta alla descrizione in versi del Dettori, non aggiunge niente dal punto di vista documentaristico, in quanto riprende integralmente la descrizione fatta dallo scrittore sassarese.

Il Costa a proposito di Pietro Vasa:
“Piuttosto basso di statura, e col volto adorno di una barba ispida e incolta, Pietro era tutt’altro che un bell’uomo”

Il Dettori, in rima, sul medesimo argomento:
Un ommu bassu balbutu e pilosu”....


Autore Risposta: Marialuisa
Inserita il: 03/02/2009 15:25:52
Messaggio:

Rifletto sulle vostre considerazione e penso a quanto sia difficile oggi rapportarsi ai costumi dell'epoca .
Una giovinetta guardata a vista dalla famiglia di cosa poteva innamorarsi se non di uno sguardo , due carboni ardenti la facevano sognare e tanto bastava .
La differenza d'età poco contava , anzi era una garanzia e se l'uomo poteva avere facoltà di scelta certo la donna era quella che la scelta la subiva .
Una cosa mi vado però ripetendo : l'uomo sceglieva e poi si distraeva velocemente , alla donna dopo la caduta dei sogni non restava che il disincanto e il brusco risveglio alla vita quotidiana .
Ecco perchè custode del focolare , ecco perchè madre perfetta dedita all'educazione dei figli , sublimava per non soccombere !
Non mi sembra però che la donna sarda godesse di una condizione inferiore rispetto alle altre donne della sua epoca , anzi forse era una spanna più emancipata ..
Che ne pensate ?


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 03/02/2009 15:54:57
Messaggio:

Marialiusa,,, l'argomento è complesso,,, ci sono differenze per zone, tempi ed ambiti sociali.. ti faccio un semplice esempio:
a in un paese del sassarese, in una realtà contadina, artigianale e pastorale, le donne delle classi sociali benestanti rurali e della piccola nobiltà, uscivano di rado di casa, erano affrancate dai lavori pesanti,, il pallore del volto denunciava questo loro status.
.. quelle delle classi inferiori avevano una vita comunitaria più intensa, prendere l'acua alla fonte, lavorare il pane in gruppo, lavare i panni al fiume o al lavatoio... molte di loro lavoravano in campagna,, spietramenti, sarchiatura, raccolta delle olive, spesso a fianco degli uomini.. stranamente queste donne avevano più occasioni di incontr rispetto alle ricche , ma erano più in "pericolo" .. un rigido controllo familiare e sociale comunque sorvegliava... le donne di qualunque condizione sociale avevano un corredo ed una dote, grande o piccola, e ne rimanevano padrone anche dopo le nozze, l'amministrazione domestica era loro affidata..

in un paese confinante, invece, nessuna donna lavorava in campagna, i rapporti fra i due sessi erano rari, ma come si fidanzavano iniziavano a coabitare e spesso si sposavano quando la ragazza attendeva l'erede, ma guai se il maschio sfuggiva le nozze,,, le famiglie provvedevano ad un piccolo corredo e se era più grande il marito ne diveniva padrone... poteva anche venderlo


altro che parenti di quarto grado,, nella prima metà dell'8oo in sardegna , non so però in gallura, i matrimoni fra cugini primi erano frequentissimi e persino fra zio e nipote!!! la chiesa centrale scalpitava,, ma quella locale conniveva, tanto si intascavano i soldi richiesti per la "dispensa" .... non erano rari i matrimoni fra " anziani" e adolescenti, cui la famiglia le affidava sian da bimbe perchè lo scapolo d'oro le "allevasse",,, per la chiesa bastava che la donna fosse "pubere"....

è un po' sconcia ma lampante: a c... bi cheret pratighesa
mi l'at nadu su preigadore
puru chi siet pizzinna minore
basti chi juttat pilu in cuddane ( le signore scusino tanto la crudezza... ma occorre aprire bene gli occhi sulla realta')

poi tutta questa crudezza era " ipocritamente " velata di poesie, abbrazzi, pricunte, fiori raccumandati ecc.. ma anche da amori veri e ppassionati, l'altra faccia della luna.. esagero???


Autore Risposta: callas
Inserita il: 03/02/2009 16:13:08
Messaggio:

..non credo tu abbia esagerato dal momento che hai competenza dell'argomento...credo comunque che in tutto il meridione fosse così...magari con diverse abitudini...ed anche al nord...era proprio la condizione della donna...!


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 03/02/2009 17:51:23
Messaggio:

....ho letto..
babborcu:...Mariangiola ci fa innamorare...?

a tutti coloro che hanno parlato di innamoramento vero o presunto: mi piacerebbe aprire una parentesi su questo aspetto...il perchè di certe attrazioni fatali piuttosto che altre...Ma non mi oso. Callas mi vieni in aiuto tu?
Marialuisa...è vero basta uno sguardo...e si perde la testa.
Come si dice in sardo "sex appeal"?


Autore Risposta: callas
Inserita il: 03/02/2009 18:06:27
Messaggio:

...credo si debba distinguere tra attrazione fatale e innamoramento!
la prima è improvvisa...uno sguardo..una voce..un gesto...è passione...che avvicina due persone...che magari neanche si conoscono...basta un contatto...
nel secondo..è un cammino...subito ti attrae la persona..poi la conosci..e più la conosci più ti innamori...e la ami!...è una passione che arriva col tempo!


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 03/02/2009 18:36:47
Messaggio:

Grazie Callas. Ma mi aspettavo qualcosa di più... di più....

Torno nei ranghi.
Mestizia nella festa

"In un angolo di quella stessa stanza, vicino alla finestra, v'era tuttavia un gruppo di persone che sembrava non prender parte alla gioia che sfavillava da tutti i volti. Quel gruppo era composto di un fanciullo, di un giovane e di una vecchia".
Ecco delle pagine dove è chiaro che stiamo leggendo una storia romanzata. Costa costruisce una scena all'interno di quella della festa, preferirei anzi dire attorno alla festa. I protagonisti sono tre: la mamma di Pietro, Michele il fratello di Mariangiola e Bastiano il sordomuto.
Mentre tutti gli altri ospiti si divertono, loro sono rappresentati come personaggi bloccati nei loro pensieri.
Partecipano i tre ma in un angolo scenico fatto di tristezza, malinconia, estromissione. Mestizia ci dice il Costa.
Trovo che queste siano pagine di grande narrativa; i tre sono come un coro silenzioso, che parla solo con i gesti e gli sguardi, che ci richiama a riflettere.
Noi non siamo coinvolti dal frastuono della scena del banchetto; non ci partecipiamo.
Questi tre ci stanno dicendo che le cose non andranno poi tanto bene. Si cela qualcosa.


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 03/02/2009 18:39:42
Messaggio:

"I tre volti avevano un'espressione melanconica che contrastava col frastuono e con la gioia che regnavano nello stazzo. Occupati unicamente dagli sposi, gli altri non badavano a loro; ed essi si compiacevano di quella noncuranza che favoriva il loro raccoglimento"


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 03/02/2009 19:06:36
Messaggio:

In effetti Costa vuole mettere bene in evidenza che tutti e tre non avevano ragioni per festeggiare: Michele avrebbe perso l'affetto esclusivo della sua amata sorella, la madre di Pietro avrebbe perso quel rapporto stretto con il figlio, infine Bastiano non partecipava sia per la sua menomazione sia perchè sentiva che quel tipo di felicità gli era del tutto preclusa.
La scena è descritta con un certo calore, se se ne fosse fatto un quadro l'avrei immaginato con toni caldi e un pò scuri, come un interno illuminato dalla luce del sole che tramonta o dalle fiamme di una candela o di una lampada. Però trovo che l'immagine di questi tre personaggi accostati in disparte, con la vecchia madre di Pietro che accarezza i capelli del giovane, sia un pò forzata. Personalmente, questo insistere sul tema della fatalità:"due di essi erano designati come vittime, il terzo come carnefice" mi sembra un pò troppo convenzionale. Però magari è anche l'impressione che può fare ad un lettore del 2009, non so...


Autore Risposta: sparta
Inserita il: 03/02/2009 23:40:38
Messaggio:

Credo che per comprendere la storia del "Muto di Gallura" , sia l'opera letteraria sia la persona reale, non si possa prescindere dall'analizzare le condizioni socio-ambientali e culturali in cui si trova ad agire il Muto. Sebastianu Tansu è non solo una vittima di tutta una serie di condizioni: economiche, sociali, culturali ma è anche un 'attore ( cioè colui che agisce) che produce a sua volta delle vittime. La storia del "Muto" va inquadrata nell'ampia problematica del banditismo sardo. Problematica di cui si sono occupati tra gli altri: Pigliaru con il suo "Codice della vendetta barbaricina", Gonario Pinna: " Il pastore sardo e la giustizia",Giuseppe Fiori:" La società de malessere", franco Cagnetta: " Banditi ad Orgosolo"ecc. Senz'altro sono poi da prendere in considerazione le condizioni fisiche de Tansu.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 04/02/2009 10:16:52
Messaggio:

credo che il costa, effeti speciali da romanzo a parte, conoscitore della sardenga come era, conoscesee il deto logudorese, . in mesu s'allegia b'est sa disdicia mmanizzada... che mostra grande pessimismo e un monito afli accessi provocati dal rilassamento festivo.. e l'abbia messo in pratica.. ma gia indica: la concordia corale è apparente!!


Autore Risposta: callas
Inserita il: 04/02/2009 10:33:27
Messaggio:

babborcu ha scritto:

credo che il costa, effeti speciali da romanzo a parte, conoscitore della sardenga come era, conoscesee il deto logudorese, . in mesu s'allegia b'est sa disdicia mmanizzada... che mostra grande pessimismo e un monito afli accessi provocati dal rilassamento festivo.. e l'abbia messo in pratica.. ma gia indica: la concordia corale è apparente!!
credo di aver capito..ma se traduci per me è meglio...


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 04/02/2009 10:43:39
Messaggio:

scusa callas... .. il proverbio dice,,, in mezzo all'allegria delle feste c'è spesso pronta una disgrazia...... il colore della scena, mi ricorda certi dipinti di goya,,, o lontano nel tempo di caravaggio... una stanza buia in cui spiccano soltanto alcuni dettagli ed espressioni essenziali...
ampuriesu.. dettaglio di folkore ma importante antropologicamente (come si "compra " la sposa) cosa regalava in gallura un fidanzato abbiente alla fidanzata..?? ed alla sposa??? e la fidanzata al promesso?


Autore Risposta: callas
Inserita il: 04/02/2009 10:55:28
Messaggio:

grazie...forse il Costa vuole anticipare...per incuriosire chi legge...quello che avverrà...è un presagio che si coglie in quella festa!
fa parte anche di una certa mentalità del tempo...colpevole anche la Chiesa...
troppa gioia, troppa festa,potevano condurre al male...e allora i toni erano mesti, cupi, e i pochi momenti di gioia misurati..!
a me viene in mente...I promessi sposi!


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 04/02/2009 11:31:24
Messaggio:

babborcu.... stiamo anticipando i tempi in quanto si parlerà più in la del muto che fa il regalo a Francesca comunque... l'uomo per il fidanzamento era solito regalare alla donna "li pindini" che altro non sono che i famosi orecchini


Immagine:

34,03 KB
A l'abbrazzu invece sempre l'uomo regalava la "manafidi" che è un'anello con due mani che si stringono oppure si dava un anello molto comune in tutta l'isola che consiste in un anello nel quale è incastonata un'ametista o un granato e qualche volta un'acquamarina. Non sempre c'era la possibilità di comprare l'anello così quando arrivava il momento di l'abbrazzu veniva prestato da qualche parente o vicina benestante. Dopo che l'anello veniva utilizzato per sette matrimoni non poteva più essere prestato e diventava come un'amuleto con il quale si segnavano le persone colpite da febbre, coliche e altre malattie.
La donna invece regalava all'uomo la militaria che consisteva in un anello con una placca liscia sulla parte alta nella quale erano incise le iniziali dei due sposini.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 04/02/2009 11:44:05
Messaggio:

grazie. ampuriesu sei impagabilequesto volevo sapere.. non sapevo del prestito e dei sette prestiti è molto interessante!!
questo insieme di doni nelle "tappe " che precedono il matrimonio, ma credo si regalassero anche altre cose come il rosario..allumina molto sulla concezione della donna nella società..
simbolicamnte" penetrata, ferita, compromessa dal futuro marito, anticipando il "debito coniugale" e portava il segno di questo poseesso... solitamente un insieme dei regali (che non riguarda solo lo sposo, ma la sua famiglia intiera, anche allargata) in sardegna consiste in gioielli, ma anche denaro.. impressionante è il corredo di ori che a dorgali ed oliena vengono donati dallo sposo... si sa che per acquistarli a volte venivano venduti i buoi, che servivano per lavorare i campi e sopravvivere, e poi dopo le nozze a volte si era costretti a rivendere gli ori e a riacquistarli,,, ma non sempre è così in alcuni centri campidanesi e a Ittiri gli ori erano corredo che i genitori fornivano alle spose ( lo sposo poteva regalre qualcosina oltre all'anello) e l'uomo non riceveva in cambio l'anello .. e le donne ne erano esclusive proprietarie...
due diverse concezioni della donna per aree e comunità????


Autore Risposta: Marialuisa
Inserita il: 04/02/2009 12:01:49
Messaggio:



Ecco la manifide , appena posso la fotografo nelle tre posizioni così può vederla anche chi non la conosce


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 04/02/2009 12:20:01
Messaggio:

Marialuisa...esiste unche un0altra versione dove le mani si aprono e dentro c'è un cuore. la conosci?


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 04/02/2009 12:25:23
Messaggio:

lu.. è una manufide monoblocco,, o di quelle che si aprono mostrando un cuore o una chiave?? permane in sardegna, ma non solo qui. un anello di origine romana,,, che simboleggiava la stetta delle mani fra fidanzati,,, l'anello percorre fasi storiche con continuità , attraverso il gotico, il rinascimento, con alterne fortune,,, qualcuno lo chiama anello dei nibelunghi, altri anello dell'amicizia, altri anello di eleonora,,, io preferisco a questi nomi fantasiosi quello sardo... manufide, manefidi, manifide...


Autore Risposta: Marialuisa
Inserita il: 04/02/2009 12:29:05
Messaggio:

Carissimi , sì è proprio questa , si apre due volte e lascia vedere i cuori che si intrecciano e due verette che si congiungono , stasera fotografo così compariamo .


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 04/02/2009 12:33:16
Messaggio:

Ricordo a tutti i paradisoliani, specialmente a quelli interessati a intervenire in questa interessante lettura, ma che non sono riusciti a comprare il libro, che nel blog curato da Agresti: librisardi.blogspot.it , c'è la possibilità di leggere IL MUTO DI GALLURA on line.

La lettura è aperta anche per chi è arrivato in ritardo. I vostri interventi saranno graditissimi!


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 04/02/2009 14:24:02
Messaggio:

http://librisardi.blogspot.com/



Scusa Pia ,ma il tuo indirizzo non era esatto e ho preferito mettere il Link diretto


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 04/02/2009 15:18:50
Messaggio:

anello manufidi...chi è stato a Casciapresso il santuario di S. Rita avrà visto senz'altro tra le reliquie di II° grado la fede nuziale della santa. E' una manufidi monoblocco d'oro. Li a Cascia si può comprare tranquillamente come oggetto ricordo o come segno di devozione sia in oro che d'argento. Essendo la chiesa del mio paese dedicata a S. Rita nutro una grande venerzione tant'è che ho deciso che se mi dovessi sposare sarà quella la mia fede così uniro la fede alla tradizione tramandata dai padri.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 04/02/2009 15:41:20
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ampuriesu.. la fede monoblocco è di tradizione più antica.. l'altra sembrerebbe derivare dall'usanza, presso classi socialo elevate di portare due anelli separati con due mani, da parte dei due promessi...che poi venivano unite e portate dalla sposa alle nozze... in sicilia se ne trovano di corallo scolpito, in germania d'argento o d'oro smaltato... quella di mia madre (1950) è apribile ed ha anche i volant ai polsi!! mahh!! torniamo al muto!!


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 04/02/2009 15:46:04
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giusto ci stiamo allontanando dal forum. A che puinto saranno arrivati nella lettura i colleghi? Non sto intervenendo più di tanto onde evitare di togliere il gusto di scoprire le cose a qualcuno.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 04/02/2009 16:12:12
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giusto!!!!mi sa, se Agresti lo ritiene opportuno, che è ora di passare alla terza parte!!! anch'io ho la tentazione di anticipare.. ma resisto..


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 04/02/2009 16:17:00
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cedro del Libano ha scritto:

http://librisardi.blogspot.com/



Scusa Pia ,ma il tuo indirizzo non era esatto e ho preferito mettere il Link diretto




grazie Cedro del Libano ...sbaglio spesso .it con .com!!!!


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 04/02/2009 16:19:50
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babborcu ha scritto:

giusto!!!!mi sa, se Agresti lo ritiene opportuno, che è ora di passare alla terza parte!!! anch'io ho la tentazione di anticipare.. ma resisto..


certo...babborcu...andiamo avanti...e speriamo che qualcun altro si unisca a tutti noi!


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 04/02/2009 16:29:46
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Tanto andare un pò avanti non ci impedisce di tornare indietro quando vogliamo. Anche io farei volentieri qualche passo in avanti!


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 04/02/2009 16:32:52
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pia: direi che puoi.. possiamo essere soddisfatti, scongiuri facendo,, la discussione è davvero stimolante... sai che avevo perplessità, vista la riuscita del mio mato canne al vento,, mi rimangio tutto! avevi pienamente ragione,,, certo è una fortuna avere dei testimoni quasi diretti dei fatti come ampuriesu... e poi probabilente i fatti narrati risultano più vicini a noi delle mattane delle dame pintor!!


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 04/02/2009 16:49:41
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Ah, volevo chiedere una cosa: il lamento funebre riportato nel romanzo è una trasrizione più o meno fedeli dei lamenti funebri dell'epoca (esclusi i riferimenti specifici al ragazzo defunto) oppure è tutto inventato da Costa? Esistono delle trascrizioni di queste lamentazioni, magari fatte da qualche studioso?


Autore Risposta: ampuriesu
Inserita il: 04/02/2009 17:03:44
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santobevitore ha scritto:

Ah, volevo chiedere una cosa: il lamento funebre riportato nel romanzo è una trasrizione più o meno fedeli dei lamenti funebri dell'epoca (esclusi i riferimenti specifici al ragazzo defunto) oppure è tutto inventato da Costa? Esistono delle trascrizioni di queste lamentazioni, magari fatte da qualche studioso?
L'attittu del Costa è solo frutto della sua immaginazione e niente più mentre quando posterò la seconda parte della poesia c'è prorpio una parte della madre che "attitta " a Miccheli e quello rispecchia veramente le nostre usanze. Sino a qualche anno fa esisteva qualche donna che attittava e credimi che ti fa venire la pelle d'oca. La prima volta che sentii un attittu ero in prima superiore e chi attittava era una vicina di casa che gli era morto il figlio in mare. Una tragedia. Sentire il lamento di una madre è una cosa che ti strazia il cuore.


Autore Risposta: Marialuisa
Inserita il: 04/02/2009 17:14:44
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santobevitore ha scritto:

Ah, volevo chiedere una cosa: il lamento funebre riportato nel romanzo è una trasrizione più o meno fedeli dei lamenti funebri dell'epoca (esclusi i riferimenti specifici al ragazzo defunto) oppure è tutto inventato da Costa? Esistono delle trascrizioni di queste lamentazioni, magari fatte da qualche studioso?


Sì, esistono trascrizioni , ne esistono per ogni tipo di attìtidu : per il marito morto , per un figlio , per la figlia , un fratello , un cugino .

Ho un testo che riporta lamentazioni logudoresi , la mia è una edizione anastatica del 1891. Una madre che piange il bimbo di pochi mesi è veramente straziante .


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 04/02/2009 17:28:12
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Grazie, è molto interessante questo aspetto. Immaginavo che fosse una creazione dell'autore, un pò troppo artificioso forse. Posso immaginare quanto siano strazianti questo genere di composizioni, cerecherò di informarmi meglio appena potrò.


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 04/02/2009 17:29:53
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le attittadoras erano parenti e vicine di casa dei defunti, ma anche donne pagate... non immaginate soltanto vecchie, perchè vi erano giovani donne dotate di grandissime capacità poetiche e di coinvolgimento... in qualche paese si graffiavano il volto, si strappavano i capelli e si coprivano la testa con la cenere del focolare... debbo dire che l'unica ho avuto occasione di assistervi in passato soltanto due volte... in un caso vi era una dignità estrema ed assenza totale di eccessi.. ma solo strofe cantante (salmodiate direi) alle quali rispondeva il coro delle altre con Ohi su coro meu! nell'altro l'impressione era di qualcosa di grottesco,, quasi comico..
.attittu di ossi: e fizu e fizu meu
mi chi mama ti cheret
non b'andes a sa losa
e fizu e fizu meu
non b'andes a sa losa chi inie b'at iscuru
e fizu e fizu meu
beni a bolu columba
non b'andes a sa tumba ( più o meno così)


Autore Risposta: CodicediSorres
Inserita il: 04/02/2009 17:46:29
Messaggio:

Oggi tramite questa discussione ho imparato un nuovo termine e un nuovo concetto, cioè "attittu". Quando ero bambino, negli anni 70, mi ricordo che era morta una persona giovane, il figlio di due coniugi che i miei genitori conoscevano. Ed eravamo andati nel paese del morto, in Barbagia, per esprimere la nostra costernazione per tale triste evento. E mi ricordo ancora il defunto, li nel letto, e le donne che piangevano in un modo "strano", con lamentazioni a me indecifrabili, a momenti quasi intonando specie di cantilene. E poi era arrivato il padre, insieme a altri parenti, ed erano arrivati a cavallo da un loro terreno. Erano stati appena avvisati. Già tale fatto che ancora non aveva visto il figlio morto mi aveva turbato. E dopo avevo visto alcune donne sedute in terra, in circolo, parlando a bassa voce, non ho capito se tra di loro. Sedute in terra, e non sulle sedie! Mi aveva colpito anche tale fatto. Insomma, tutto ciò mi aveva impressionato un pò. Certo che i barbaricini avevano "strane" usanze fino agli anni 70. È possibile che ciò a cui avevo assistito fosse proprio la antica pratica descritta più sopra in riferimento al Muto di Gallura?


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 04/02/2009 17:53:45
Messaggio:

babborcu ha scritto:

pia: direi che puoi.. possiamo essere soddisfatti, scongiuri facendo,, la discussione è davvero stimolante... sai che avevo perplessità, vista la riuscita del mio mato canne al vento,, mi rimangio tutto! avevi pienamente ragione,,, certo è una fortuna avere dei testimoni quasi diretti dei fatti come ampuriesu... e poi probabilente i fatti narrati risultano più vicini a noi delle mattane delle dame pintor!!


..non dimentichiamo però Grazia...vi prego!!!


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 04/02/2009 18:06:37
Messaggio:

A proposito di attittu e di lamentazioni funebri. Ricordiamoci che nell'antichità erano diffuse queste pratiche, spesso a pagamento. Sono le prefiche dell'antichità. La Sardegna ha conservato questa tradizione, che risale al periodo nuragico, fino a pochi decenni fa.

da wikipedia:
La prefica (dal latino praefica) era una donna pagata per piangere ai funerali nell'antichità classica. Le prefiche venivano nel corteo funebre precedevano il feretro dietro i portatori di fiaccola, con i capelli sciolti in segno di lutto e cantavano lamenti funebri e le lodi del morto, accompagnate da strumenti musicali, a volte graffiandosi la faccia e strappandosi ciocche di capelli.

L'uso citato già da Omero, venne proibito, nei suoi eccessi, a Roma dalla legge delle XII tavole. Si mantenne tuttavia anche in epoca cristiana, sebbene combattuto dalle gerarchie ecclesiastiche (l'uso venne condannato in un'omelia di Giovanni Crisostomo) ed era praticato ancora in tempi recenti nell'Italia meridionale.


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 04/02/2009 18:11:09
Messaggio:

CodicediSorres ha scritto:

Oggi tramite questa discussione ho imparato un nuovo termine e un nuovo concetto, cioè "attittu". Quando ero bambino, negli anni 70, mi ricordo che era morta una persona giovane, il figlio di due coniugi che i miei genitori conoscevano. Ed eravamo andati nel paese del morto, in Barbagia, per esprimere la nostra costernazione per tale triste evento. E mi ricordo ancora il defunto, li nel letto, e le donne che piangevano in un modo "strano", con lamentazioni a me indecifrabili, a momenti quasi intonando specie di cantilene. E poi era arrivato il padre, insieme a altri parenti, ed erano arrivati a cavallo da un loro terreno. Erano stati appena avvisati. Già tale fatto che ancora non aveva visto il figlio morto mi aveva turbato. E dopo avevo visto alcune donne sedute in terra, in circolo, parlando a bassa voce, non ho capito se tra di loro. Sedute in terra, e non sulle sedie! Mi aveva colpito anche tale fatto. Insomma, tutto ciò mi aveva impressionato un pò. Certo che i barbaricini avevano "strane" usanze fino agli anni 70. È possibile che ciò a cui avevo assistito fosse proprio la antica pratica descritta più sopra in riferimento al Muto di Gallura?





si era l'attitu .
Esisteva anche in Campidano fino a 40 anni fa.
C'erano delle donne chiamate Attitadoras che venivano pagate per questa funzione.Spesso ricevevano solo prodotti naturali,sopratutto pane
Il cosi' detto pane del morto.
S'attitu serviva per creare un ambiente molto triste pieno di dolore in modo che tutti si commovessero
e sembrassero disperati,anche se qualche volta non lo erano affatto






Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 04/02/2009 21:09:31
Messaggio:

La parte relativa all’uccisione del giovane Michele dal momento del suo assassinio fino a quello del lamento funebre è stata ben rappresentata dal Costa, anche se ci ha aggiunto molto di suo. Il giovane Mamia che canta una delle canzoni più famose di Don Baignu Pes è molto inverosimile; anche ammesso che la conoscesse, cosa molto improbabile, un aggese non canterebbe mai le canzoni di un poeta tempiese.
Tuttavia il Costa raggiunge il massimo nella descrizione della lamentazione funebre, che, assumendo toni di notevole drammaticità, coinvolge il lettore in maniera globale. Conosceva bene le tradizioni aggesi, anche se usanze simili sono comuni a tutta la Sardegna.
Una particolarità, credo tutta gallurese, è quella dell’attittu in rima anche da parte delle donne; nella regione vignolese, dal quale provenivano i Mamia, era abbastanza frequente. Del resto l’usanza di “poetare” era molto viva fra i pastori degli stazzi, durante tutte le loro azioni quotidiane. A questa tradizione non si sottraevano le donne; un esempio di tale usanza era quella praticata nei “graminatogghji”.
Non parla di prefiche a pagamento, quindi direi che è da escludere la loro presenza. Tale attività, da fonti certe, si sa che ai primi del Novecento nella zona non esisteva; però non so se fosse altrettanto al tempo del Muto.

Il poeta Dettori, visto che è stato citato, non fa che ripetere quello che scrisse il Costa; cambia solo il linguaggio...

E veniamo ai fatti... così come è stato possibile ricostruirli...
Il giorno di ferragosto 1850, i due Mamia, padre e figlio, dovevano rientrare ad Aggius, dalla zona di Viddalba. Già dal mattino, lungo la strada che avrebbero dovuto percorrere secondo logica, un apposito comitato di accoglienza era stato organizzato dai Vasa, con in prima fila lo stesso Pietro, ormai completamente ristabilito, dopo il ferimento di qualche mese prima. Il bersaglio era ovviamente Antonio Mamia. Tuttavia sulla strada dove erano appostati transitò solo il giovane Michele. Pare che uno dei Vasa, disattendendo gli ordini di Pietro, abbia sparato convinto di colpire il vecchio. Una tragica fatalità... Michele Mamia fu ucciso in prossimità degli stazzi di Gambaidonna (Viddalba), più o meno dove si diparte il crocevia che conduce alla borgata rurale di Tungoni.
Il vecchio Mamia invece fece la strada di Cugurenza, fermandosi nello stazzo di Badas dove abitava una sorella sposata con uno della famiglia Mureddu, da sempre residenti in quella località.
Infatti fu necessario andare a chiamarlo.
Il Costa descrive poi mirabilmente l’atteggiamento sereno del Mamia padre, davanti al cadavere del figlio... una calma che presagiva tempesta...
In queste fasi non nomina mai gli altri componenti della famiglia Mamia... a parte la madre di Mariangela, che quando fu ucciso il figlio Michele, era in stato di avanzata gravidanza... quindi non era certo vecchia... (così come non lo era la madre del Vasa... quando fu uccisa aveva solo 50 anni)...
Mariangela aveva all’epoca un fratello più grande di lei, un altro fratello e una sorella più giovani; un terzo, più giovane era deceduto due anni prima per malattia.
Il Costa in questo senso si rifà a quanto descritto nella cerimonia dell’abbrazzu, quando per inserire il lettore nella tragedia che sarebbe stata presentata nel seguito del romanzo, ci fa quella bella rappresentazione del quadretto a tre fra il Muto, la madre di Pietro e il giovane Michele, tralasciando tutto il resto...
Almeno la descrizione del menu del pranzo... la poteva fare...


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 04/02/2009 22:27:23
Messaggio:

Un esempio di attittu, in gallurese, da parte di una madre che piange il suo giovane figlio assassinato...

La dì chindizi d’austu
Agghju autu l’assustu
Uhi, Uhi, lu me’ fiddolu dunosu!
L’alburu fruttuosu
Tantu caru e priziosu!
Uhi, uhi la prenda di lu me’ cori.

No v’à più gran dulori
D’un fiddolu chi mori
Uhi, Uhi, poara svinturata
La trai minn’è falata
Proppiu la trai almata
Uh, uhi lu me’ fiddolu stimmatu...

Lu briu t’àni truncatu
E di la ‘ita priatu!
Uhi, uhi, lu fruttu di li me’ peni...
La summa di li me’ beni
Commu fozzu senza teni?
Uhi, uhi, la senda di casa mea

Pastu di fultuna ‘rrea
La me’ ‘ita aba’ m’è grea
Uhi, uhi disgraziata solti
Moltu di mala molti
No v’ha dulori più folti
La lizza manna è caduta;
Lu lampu l’à abbattuta
Candu era più frunduta!
Uhi, uhi lu me’ d’oru fiddolu

Eu campàa pal te solu
E se’ ‘sparutu in un bolu
Uhi, Uhi fiddolu chi disgustu!
La dì chindizi d’austu
Ghjà l’àgghj’autu l’assustu!
Uhi, uhai lu me’ fiddolu!
Uhi, uhai lu me’ fiddolu!

(Ripreso da: Azara M., Tradizioni popolari di Gallura)


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 05/02/2009 09:12:30
Messaggio:

Stiamo per ultimare questa seconda parte di lettura ed Agresti ci propone la terza parte. Permettetemi solo di fare riferimento al capitolo Il battesimo del muto. Perchè considero che questo sia il vero capitolo che ci introduce nel cuore del dramma.

Nel capitolo Odio vince amore le ultime parole di Mariangela:"E chi ti dice che non l'apporti?!" sono di femminile preveggenza.

Sento che incominceremo ad addentrarci all'interno di una storia connotata da forti avvenimenti drammatici. Dalle tinte fosche.

Il battesimo del muto sono pagine forti.
Pagine di una letteratura ottocentesca forse distante da noi ma molto pregnanti. Un "battesimo" che scardina i valori e i principi di una società ottocentesca moralistica e benpensante. Sono gli anni del libro Cuoro e dei valori post-unitari, per intenderci.


Autore Risposta: Marialuisa
Inserita il: 05/02/2009 10:16:14
Messaggio:

Sì , Pia , leggiamolo e scrutiamolo - come stiamo facendo - con quell'attenzione che merita , senza storcere il naso ( parlo per me , che a volte lo faccio , confesso ).
Cogliamolo senza riserve , nelle sue ombre e nelle sue luci
Come per tutta la letteratura sarda , ricordiamoci che quale che essa sia è un ritratto del popolo sardo , del suo sentimento d'identità , del suo tenace desiderio di voler rimanere se stesso nonostante i cataclismi della storia l'abbiano non poco confuso .
E' la nostra letteratura ,non aspettiamo che altri vengano a decantarne la bellezza per poi meravigliarcene , così - ci piaccia o no - almeno potremmo dire di conoscerla e rispettarla .

Ps:Buon proseguimento a tutti noi .


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 05/02/2009 11:19:50
Messaggio:

anch'io spesso storco il naso marialui', ma consorso con te,,, è interessante e apre molti percorsi di comprensione del nostro passato-presente--

petru : l'attittidu che riporti è tale e quale, per struttura metrica e immagini, a quelli logudoresi,,, l'attittidu in tutta la sardegna, non solo in gallura è compito femminile... ioso un frammento di un attittidu di calangianus ( perdona il mio gallurese) la madre piange il figlio

ca vi l'a ditu a deu
chi aia un fiddolu eu?
sarà stata sant'anna
la ruffiana manna

traduzione per callas et alii : chi lo ha riferito a dio.. che avevo un figlio io?? sarà stata sant'anna ,, la grande spia..

gli dei invidiano i beni dei mortali e li sottraggono!!

codice, quel che tu riferisci si chiama su teju... o su curruttu.. e l'insieme delle donne sedute una accanto all'altra si chima sa ria..

l'attittidu che si faceva per i bimbi era detto pipinu o pipiu.. tanto per citare un'area legata alla gallura in corsica era usatissimo ed era detto vocero... come in sardengna oltre al dolore vi si esprimevano le qualità del morto e, se ucciso, si attizzava la vendetta.. ciau..


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