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Limba Sarda Comuna

Stampato da: Forum Sardegna
URL Discussione: http://www.gentedisardegna.it/topic.asp?TOPIC_ID=4396
Stampato il: Oggi

Discussione:


Autore Discussione: Nadja
Oggetto: Limba Sarda Comuna
Inserito il: 27/09/2007 12:56:16
Messaggio:

Salve cari amici sardi,
mi chiamo Nadja, vivo a Berlino e studio alla universitá Humboldt. Non sono sarda, ma sono una appassionata della vostra terra affascinante. Non ho trovato da nessuna parte del mondo la gente cosi cardiale come sardi. Questa mia passione per la bella Sardegna mi ha spinto di fare la tesi di laurea sul tema "La questione della lingua sarda". Siccome devo fare le ricerche un po´ socio-linguistiche, mi interessebbe molto la opinione dei sardi sulla limba sarda. Sarei molto grata per la risposta alla mia domanda: Che cosa Lei pensa della Limba Sarda Comuna? Per chi non ha ancora sentito niente del questo nuovo progetto della lingua standard sarda, spego subito: Sa Limba sarda comuna é una lingua adottata dal´amministrazione regionale di Sardegna per scrivere alcuni suoi atti. Renato Soru ha proposto questa lingua come un´unica Limba Sarda per Strasburgo ("La Nuova Sardegna dal 19 aprile 2006). Questa lingua é naturale (non é fatta a tavola), è una varietá parlata nelle aree centrali (Samugheo), con aperture al logudorese e al campidanese. Come varietá del riferimento deve diventare un giorno seconda la decisione del Ufitziu de sa Limba Sarda la lingua ufficiale dei sardi. Ma chiunque puó scrivere all´amministrazione nella propria varietá, perche nessuno impedisce continuare a parlare e scrivere la sua varietá sarda. La lingua materna é la identitá di una persona come ha detto tanto tempo fa saggio Humboldt.
La vostra opinione conta.
Con cardiali saluti. Spero di trovare nuovi amici
Nadja

Risposte:


Autore Risposta: Sarvadore Asara
Inserita il: 27/09/2007 13:57:09
Messaggio:

Grazie per l'interesse che hai per la nostra regione e per la nostra lingua, cara Nadja, e voglio rispondere subito alla tua domanda: per me la LSC non è affatto una buona idea, in quanto trattasi di proposta arbitraria, superficiale e che fino ad ora ha suscitato un interesse nullo. Non è certo con tali proposte che si farà progredire la lingua sarda e lo abbiamo già visto più volte in passato.


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 27/09/2007 14:20:00
Messaggio:

Sarvadore Asara ha scritto:

Grazie per l'interesse che hai per la nostra regione e per la nostra lingua, cara Nadja, e voglio rispondere subito alla tua domanda: per me la LSC non è affatto una buona idea, in quanto trattasi di proposta arbitraria, superficiale e che fino ad ora ha suscitato un interesse nullo. Non è certo con tali proposte che si farà progredire la lingua sarda e lo abbiamo già visto più volte in passato.



un buon inizio sarebbe coinvolgere i media, come le radio e tv locali, magari con dei contributi vincolati alla messa in onda di trasmissioni in lingua sarda

e poi fare qualcosa di serio per quanto riguarda l'insegnamento nelle scuole e l'utilizzo della lingua nelle pubbliche amministrazioni, a cominciare magari dai comunicati comunali che vengono affissi ogni tanto per i paesi, che se fossero bilingui sarebbe un inizio, per poi arrivare pian piano anche all'utilizzo della lingua negli atti ufficiali


in questo modo gradualmente la gente non più abituata a parlare il sardo si riavvicinerebbe alla lingua, chi non la capisce inizierebbe a riabituarsi a capirla, e a parlarla


Autore Risposta: Nadja
Inserita il: 27/09/2007 14:20:39
Messaggio:

Grazie Salvadore della tua risposta,
sono anche curiosa che cosa tu ne pensi del attuale progetto per far ritornare i toponimi origienarie nelle cartelli stradali. Quando io sono stata a una conferenza di universitá di Cagliari (riguarda il futuro della lingua sarda e della lingua standard per i sardi) nel marzo 2006, ho ricevuto una "Carta de Logu istòrica e limbistica de Sardinnia" dove "is nóminis de is bidhas"sono scritti secondo un GIUDICAU DE ARBAREA. C´e un progetto che prevede fare ritornare a luoghi nomi originari.
Per esempio riscrivere nelle cartelli stradali Gelisuli, Orotedhi e ridare di nuova la dignitá a questi luoghi perché erano italianizzati come Girasole e Oroteli nel modo ingiusto. Cordiale saluto
Nadja


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 27/09/2007 14:24:52
Messaggio:

anche il ritorno ai toponimi originali è un ottima cosa, cosi come il ripristino dei nomi originali delle vie, che sono tutti italiani, ma quando si parla in sardo la gente usa ancora i nomi originali e non quelli italiani, ad esempio qui abbiamo :

via Roma = carrela manna (strada grande)
via Mazzini = carrela 'e segus (strada di dietro)
piazza Sant'Antonio = carrela 'e Sant'Antòni
piazza caduti = carrela 'e palattu = via del palazzo (c'è il palazzo del comune)

etc.etc.


Autore Risposta: Nadja
Inserita il: 27/09/2007 14:26:36
Messaggio:

Ciao Grodde
riguarda l´insegnamento nelle scuole del sardo? Qualle sardo - la propria varietá? Cosa ne pensi?


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 27/09/2007 14:38:09
Messaggio:

per quanto riguarda l'insegnamento bisogna prima capire che la lingua non è uguale in tutta l'isola, non c'è una sola lingua sarda, ma ce ne sono due il Logudorese/Nuorese al centro nord e il Campidanese a sud, che sono due lingue molto diverse tra loro e di difficile comprensione reciproca, pertanto nelle rispettive zone dovrebbero essere insegnate le lingue locali.
Ci sono poi altri dialetti di origine non sarda, come il Gallurese parlato nell'estremo nord dell'isola, e che è un dialetto originario della Corsica, molto simile all'Italiano.
C'è anche il Sassarese, che è simile al Gallurese, in quanto entrambi hanno la stessa origine pisano-genovese, solamente che il Sassarese è nato in Sardegna per via della colonizzazione pisano-genovese di quella zona, e invece il Gallurese è nato in Corsica per lo stesso motivo.
Poi c'è il Catalano ad Alghero, e il ligure a Carloforte.

Io sono dell'idea che in ogni regione della Sardegna debba essere insegnata la lingua locale, e non una lingua comune che di fatto non esiste in quanto qui abbiamo a che fare con due lingue diverse tra loro, e che hanno seguito nei secoli una via evolutiva molto diversa anche se parallela, un pò come Spagnolo e Portoghese, Francese e Provenzale, Norvegese e Danese, che sono lingue un pò simili tra loro ma anche molto diverse per tanti aspetti.

Per farti un'idea dai un occhiata al link qui sotto, cosi ti rendi un pò conto di com'è suddiviso il territorio dal punto di vista linguistico

http://upload.wikimedia.org/wikiped...egna_mod.gif


Storicamente invece, fino al XV° secolo circa in tutta l'isola si parlava una sola varietà di sardo, che non potremmo definire ne Logudorese ne Campidanese, ma che per certi versi è molto simile agli attuali Logudorese e Nuorese, e per altri al Campidanese; anche se il Campidanese si è differenziato moltissimo dalla lingua originaria


ciaoo, salute


Autore Risposta: Sarvadore Asara
Inserita il: 27/09/2007 14:46:40
Messaggio:

Sono assolutamente d'accordo, bisognerebbe collocare toponimi bilingui in tutta l'isola, io sono favorevole a cartelli con il nome scritto in italiano sopra e in sardo sotto, con le due scritte di identiche dimensioni. Una legge che lo consente esiste già: che cosa aspettiamo a muoverci e a farlo invece di limitarci soltanto a parlare?


Autore Risposta: Nadja
Inserita il: 27/09/2007 15:02:17
Messaggio:

Siete d´daccordo con la Grafia "Castedhu" con la lettere "H" che mi fa un po´ pensare al modo di scrivere spagnolo per la citta Cagliari?


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 27/09/2007 15:07:48
Messaggio:

Nadja ha scritto:

Siete d´daccordo con la Grafia "Castedhu" con la lettere "H" che mi fa un po´ pensare al modo di scrivere spagnolo per la citta Cagliari?



io sono contrario alla grafia con le H, in quanto penso che la H non ci faccia nulla in quel contesto; la parola Casteddu deriva dal Latino Castellum, e come potete vedere nella parola originaria non c'è traccia di H, quindi non vedo per quale motivo dovremmo mettere una H dove non ha motivo di stare


Autore Risposta: Sarvadore Asara
Inserita il: 27/09/2007 15:37:15
Messaggio:

Noi (parlo della mia associazione) pensiamo che le soluzioni migliori siano quelle semplificate, e non quelle complicate, per cui non usiamo combinazioni tipo "-th" e "-dh".


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 27/09/2007 15:45:21
Messaggio:

Grodde ha scritto:

Nadja ha scritto:

Siete d´daccordo con la Grafia "Castedhu" con la lettere "H" che mi fa un po´ pensare al modo di scrivere spagnolo per la citta Cagliari?



io sono contrario alla grafia con le H, in quanto penso che la H non ci faccia nulla in quel contesto; la parola Casteddu deriva dal Latino Castellum, e come potete vedere nella parola originaria non c'è traccia di H, quindi non vedo per quale motivo dovremmo mettere una H dove non ha motivo di stare


io credo,da non esperta che la h venga usata per indicare un'aspirazione e credo che la vogliano come una specie di segno metrico


io credo,da non esperta che la h venga usata per indicare un'aspirazione e credo che la vogliano usare come una specie di segno metrico..

________________________


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 27/09/2007 17:17:15
Messaggio:

cedro del Libano ha scritto:

Grodde ha scritto:

Nadja ha scritto:

Siete d´daccordo con la Grafia "Castedhu" con la lettere "H" che mi fa un po´ pensare al modo di scrivere spagnolo per la citta Cagliari?



io sono contrario alla grafia con le H, in quanto penso che la H non ci faccia nulla in quel contesto; la parola Casteddu deriva dal Latino Castellum, e come potete vedere nella parola originaria non c'è traccia di H, quindi non vedo per quale motivo dovremmo mettere una H dove non ha motivo di stare


io credo,da non esperta che la h venga usata per indicare un'aspirazione e credo che la vogliano come una specie di segno metrico


io credo,da non esperta che la h venga usata per indicare un'aspirazione e credo che la vogliano usare come una specie di segno metrico..

________________________



il punto però è che nella parola casteddu o in altre parole con doppia D o doppia T non c'è nessuna aspirazione, si pronunciano cosi come sono scritte


Autore Risposta: murta
Inserita il: 27/09/2007 17:49:02
Messaggio:

a scuola dovrebbero insegnare la lingua parlata ma sopratutto quella scritta
ma sopratutto si deppiri chistionai in domu


Autore Risposta: PeppeLuisiPala
Inserita il: 27/09/2007 18:25:42
Messaggio:

Nadja ha scritto:

Siete d´daccordo con la Grafia "Castedhu" con la lettere "H" che mi fa un po´ pensare al modo di scrivere spagnolo per la citta Cagliari?


medas limbistas proponent s'impithu de su th o dh, cando su sonu de sa pronuntzia de sa peraula est una bia de mesu trae sa cussonante singula o doppia...

l'uso dela combinatzione th o del dh è proposto da una parte degli addetti ai lavori, quando il suono derivato dalla pronuntzia della parola
comporta un risultato indefinito,...ne singolo ne doppio...





Nois no semus italianos e...
at a esser sa malasorte chi...
no l'amus a esser MAI!



Autore Risposta: Nadja
Inserita il: 27/09/2007 20:17:40
Messaggio:

Grazie per le vostre risposte,
sono molte utili per me. Si dovrebbe incoraggiare l´uso del sardo e sono d´accordo con il vostro linguista sardo Massimo Pittau che ha detto
la sua opinione con un proverbio sardo: " In caminu s´accontzat gárrigu" (ital. il carico di un carro si aggiusta da se stesso, purché il carro si mette in cammino). Vi auguro di cuore che il recupero del sardo si aggiusta da se stesso in maniera del tutto naturale.
Una domanda: Forse sapete le altre modi di dire del questo proverbio nelle vostre varietá. Solo una curiositá.
Cordiale saluto
Nadja


Autore Risposta: Grodde
Inserita il: 27/09/2007 21:04:34
Messaggio:

qui si dice anche : in caminu s'acconzan bàrrios (i carichi si aggiustano durante il tragitto)


Autore Risposta: nio84
Inserita il: 29/09/2007 11:08:01
Messaggio:

Io penso che trovare un sardo comune a tutti sia una cosa bellissima, ma per ora potrebbe anche andare bene utilizzare il Logudorese e il Campidanese, ma c'è bisogno di un ente che sviluppi e publicizzi l'utilizzo di queste lingue. Al momento attuale siamo quasi fermi in quanto noi giovani sardi per la maggior parte non la parlano più, figuriamoci i nostri figli, se non iniziamo ad incentivarla prima o poi la perdremo.


Autore Risposta: Nadja
Inserita il: 30/09/2007 10:46:46
Messaggio:

Al momento attuale siamo quasi fermi in quanto noi giovani sardi per la maggior parte non la parlano più, figuriamoci i nostri figli, se non iniziamo ad incentivarla prima o poi la perdremo.

Sarrebbe un vero peccato. Con la perdita della lingua madre si perde un po´di identitá. Vi auguro di cuore che salvarete la vostra lingua - la vostra identitá unica. Siete sardi, un bellissimo popolo che ha la sua storia un po´diffirente dal Stato Italiano.


Autore Risposta: Sarvadore Asara
Inserita il: 30/09/2007 18:05:49
Messaggio:

Per noi non è questione di "salvare" e neppure di "difendere", termini che consideriamo più adatti a uno zoo o una riserva... per noi è questione di valorizzare la lingua sarda, e crediamo di farlo continuamente, nel nostro piccolo.


Autore Risposta: Nadja
Inserita il: 30/09/2007 19:00:58
Messaggio:

Sarvadore Asara

Per noi non è questione di "salvare" e neppure di "difendere", termini che consideriamo più adatti a uno zoo o una riserva... per noi è questione di valorizzare la lingua sarda, e crediamo di farlo continuamente, nel nostro piccolo.

Scusate la parola sbagliata, naturalmente intendevo "valorizzare" la lingua e usarla piú nel parlare con i figli.


Autore Risposta: Nadja
Inserita il: 26/10/2007 19:02:21
Messaggio:

[quote][

/quote]


Autore Risposta: Nadja
Inserita il: 26/10/2007 19:10:55
Messaggio:

[quote][/Sarvadore Asara


Per noi non è questione di "salvare" e neppure di "difendere", termini che consideriamo più adatti a uno zoo o una riserva... per noi è questione di valorizzare la lingua sarda, e crediamo di farlo continuamente, nel nostro piccolo.


Scusate la parola sbagliata, naturalmente intendevo "valorizzare" la lingua e usarla piú nel parlare con i figli.

quote]
Mi sono scusata prima per la parole sbagliata, ma non era proprio necessario vedo che voi sardi usate le stesse parole. Nel "Nuova Sardegna" Michel Contini scrive: "la nostra lingua merita di essere protetto e salvaguardato ".
Il vostro problema signore Salvadore Asara vedere nelle persone non sarde solo nemici. Mi raccomando non giocare un´eterna partita Sardegna contro il Resto del Mondo.
Con cordiali saluti


Autore Risposta: Nadja
Inserita il: 22/03/2008 19:22:31
Messaggio:

Grazie a tutti chi ha partecipato a questo forum. Sono assolutomente d´accordo con opinione von nio84

Io penso che trovare un sardo comune a tutti sia una cosa bellissima, ma per ora potrebbe anche andare bene utilizzare il Logudorese e il Campidanese, ma c'è bisogno di un ente che sviluppi e publicizzi l'utilizzo di queste lingue. Al momento attuale siamo quasi fermi in quanto noi giovani sardi per la maggior parte non la parlano più, figuriamoci i nostri figli, se non iniziamo ad incentivarla prima o poi la perdremo.
Gia insegnare due varieta del sardo a scuola sarrebbe un buon inizio per salvaguardare limba sarda


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 25/03/2008 09:36:55
Messaggio:

Nadja ha scritto:

Grazie a tutti chi ha partecipato a questo forum. Sono assolutomente d´accordo con opinione von nio84
Io penso che trovare un sardo comune a tutti sia una cosa bellissima, ma per ora potrebbe anche andare bene utilizzare il Logudorese e il Campidanese, ma c'è bisogno di un ente che sviluppi e publicizzi l'utilizzo di queste lingue. Al momento attuale siamo quasi fermi in quanto noi giovani sardi per la maggior parte non la parlano più, figuriamoci i nostri figli, se non iniziamo ad incentivarla prima o poi la perdremo.
Gia insegnare due varieta del sardo a scuola sarrebbe un buon inizio per salvaguardare limba sarda


Indubbiamente questa è la soluzione che al momento può essere più facilmente messa in pratica, ma ricordiamoci che comunque ha un certo prezzo. In una situazione nella quale l' italiano viene usato come lingua franca perchè conosciuta pressochè da tutti dividere il sardo in due varianti non darebbe questa certezza, che è proprio la caratteristica che dà all' italiano la forza che attualmente il sardo non ha.
Sarei perciò d' accordo con l' insegnamento delle due varianti a queste condizioni:

-Che l' insegnamento sia obbligatorio in tutte le scuole pubbliche della Sardegna e che venga incentivato in quelle private.

-Che entrambe le varianti vengano insegnate in tutta l' isola, o meglio, che una volta acquisita la propria variante si studino le differenze rispetto all' altra, in modo che si possano utilizzare indifferentemente l' una o l' altra nella comunicazione, senza dover ricorrere all' utilizzo dell' italiano per capirsi, se non, naturalmente, per libera scelta.

-Che entrambe le varianti vengano guidate da un' Accademia centrale che dia regole comuni riguardo l' ortografia e la costruzione di neologismi. Riguardo grammatica e sintassi siamo già a cavallo, in quanto al 95% tutti i dialetti del sardo sono identici. Inoltre sul piano lessicale sarebbe opportuno declinare/coniugare i termini tradizionalmente presenti in una variante e non nell' altra: es "LEARE" in log --> "LEAI" in camp; "ARRUGA" in camp --> RUGA in log. Tutto ciò per iniziare una convergenza a medio termine. Di differente a quel punto rimarrebbe solo la fonetica che è proprio ciò che caratterizza le diverse varianti.

-Che le sottovarianti di riferimento scelte siano rispettivamente un logudorese meridionale ed un campidanese settentrionale, in modo da agevolare la costruzione nel medio termine di uno standard comune a tutta l' isola, lavoro che dovrà essere svolto dall' Accademia centrale parallelamente all' insegnamento delle due varianti.

Riguardo poi alle critiche fatte alla LSC circa la sua presunta artificiosità sono assolutamente fuori luogo: credo che chi le faccia non abbia mai letto qualcosa in LSC o pur avendolo letto non si sia reso conto del fatto che si trattasse di LSC o che lo faccia in pura malafede po "abuluzare sas abbas"...
E' piuttosto difficile costruire uno standard sardo completamente artificiale, ci si dovrebbe mettere davvero d' impegno...e comunque sia se la LSC davvero è artificiale, artificiali sarebbero anche un qualunque logudorese o campidanese standard, o qualunque normalizzazione che tenda a dare al sardo una valenza sovramunicipale.

Il vero problema della LSC è casomai l' eccessivo sbilanciamento verso il logudorese, questo è un dato di fatto, il problema che potrebbe conseguirne sarebbe quello di creare malumori nella zona campidanese che potrebbero quindi ostacolare qualunque progetto di insegnamento scolastico.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 25/03/2008 12:19:05
Messaggio:

Bene Donovan, bell’intervento!
Sono d’accordo pressoché su tutto, tranne come al solito, su qualche piccolo particolare.
Mi permetto perciò di fare delle osservazioni.

In primis, qualunque iniziativa tendente a risolvere il problema di un Sardo Ufficiale comune non può che avere, da parte mia, un favorevole accoglimento. Questa è una “condicio sine qua non” perché la Lingua Sarda non muoia (e questo è il punto base). Inoltre questa”divisione” dialettale ci ha impedito di sentirci più uniti e solidali anche in tante altre cose
Quindi non posso che condividere anche la frase
“viene usato come lingua franca perchè conosciuta pressochè da tutti dividere il sardo in due varianti non darebbe questa certezza”,
-Che l' insegnamento sia obbligatorio in tutte le scuole pubbliche della Sardegna e che venga incentivato in quelle private.
Su questa opinione (o proposta) ho sempre la solita obiezione da fare:
a mio parere è una condizione necessaria ma non risolvente, perché una lingua insegnata a scuola, come tutte le materie, viene seguita bene da alcuni ma da altri di malavoglia e, sopratutto, non le dà la completa dignità che si merita. Quindi io insisto nel dire che bisogna istituire delle Scuole Sarde (con iscrizione facoltativa), dove il Sardo sia la lingua veicolare. Nelle scuole “italiane” invece il Sardo deve essere insegnato come materia (facoltativa con la regola “del silenzio-assenso” o obbligatoria, è da vedersi) comunque il tutto va incentivato: senza incentivi, la gente “non apprezza”, preferisce non cambiare, magari sotto l’influenza di quelli in mala fede, e sono tanti!.
Che sia NECESSARIA l’istituzione di un’ ACCADEMIA DELLA LINGUA SARDA permanente è fuor di dubbio.
Anche per “le critiche fatte alla LSC”, non posso non essere d’accordo.
Saluti
Turritano


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 25/03/2008 17:30:16
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Bene Donovan, bell’intervento!
Sono d’accordo pressoché su tutto, tranne come al solito, su qualche piccolo particolare.
Mi permetto perciò di fare delle osservazioni.

In primis, qualunque iniziativa tendente a risolvere il problema di un Sardo Ufficiale comune non può che avere, da parte mia, un favorevole accoglimento. Questa è una “condicio sine qua non” perché la Lingua Sarda non muoia (e questo è il punto base). Inoltre questa”divisione” dialettale ci ha impedito di sentirci più uniti e solidali anche in tante altre cose
Quindi non posso che condividere anche la frase
“viene usato come lingua franca perchè conosciuta pressochè da tutti dividere il sardo in due varianti non darebbe questa certezza”,
-Che l' insegnamento sia obbligatorio in tutte le scuole pubbliche della Sardegna e che venga incentivato in quelle private.
Su questa opinione (o proposta) ho sempre la solita obiezione da fare:
a mio parere è una condizione necessaria ma non risolvente, perché una lingua insegnata a scuola, come tutte le materie, viene seguita bene da alcuni ma da altri di malavoglia e, sopratutto, non le dà la completa dignità che si merita. Quindi io insisto nel dire che bisogna istituire delle Scuole Sarde (con iscrizione facoltativa), dove il Sardo sia la lingua veicolare. Nelle scuole “italiane” invece il Sardo deve essere insegnato come materia (facoltativa con la regola “del silenzio-assenso” o obbligatoria, è da vedersi) comunque il tutto va incentivato: senza incentivi, la gente “non apprezza”, preferisce non cambiare, magari sotto l’influenza di quelli in mala fede, e sono tanti!.
Che sia NECESSARIA l’istituzione di un’ ACCADEMIA DELLA LINGUA SARDA permanente è fuor di dubbio.
Anche per “le critiche fatte alla LSC”, non posso non essere d’accordo.
Saluti
Turritano



Ok, ok, capisco le tue osservazioni e chiarisco meglio il mio punto di vista. Innanzitutto bisogna fare i conti con le leggi attuali dello Stato, lo Statuto speciale prevede che la Regione possa solo "integrare" l' istruzione fornita dallo Stato.

http://www.sitos.regione.sardegna.it/statuto.htm (Art 5)

Perciò, secondo la mia personale interpretazione, è consentito integrare l' orario scolastico attuale con delle ore di lingua sarda, ma non l' istituzione di scuole proprie della Regione.
Inoltre:
- Bisognerebbe chiarire se è legittimo obbligare gli studenti a studiare la materia in questione
- Bisognerebbe chiarire se è legittimo poter fare delle lezioni su altre materie con il sardo come lingua veicolare. Non essendo scontata nè finora garantita la sua conoscenza, potrebbero venire a galla dei reali problemi di discriminazione per chi non lo conosce, che verrebbe così privato del suo legittimo diritto all' istruzione (immaginiamoci un docente che spiega storia in sardo in un liceo).

Anche ignorando momentaneamente questi problemi ne resta un altro: è tuttora molto difficile trovare delle combinazioni di sardi che sanno parlare bene il sardo e che hanno una buona conoscenza della propria materia da poterla insegnare. Inoltre sorgerebbero numerosi problemi legati al lessico: il sardo a livello "tecnico" non è univoco e deve ricorrere a degli italianismi perchè di fatto la sua evoluzione è ferma all' 800. Perciò avremmo comunque la trasmissione orale di un sardo iper-mescolato con degli italianismi ed inoltre questo potrebbe indurre delle difficoltà proprio a livello di spiegazione, con un docente che non sa che pesci pigliare e che letteralmente "non trova la parola adatta": questo potrebbe indurre molti ad abbandonarla, e a non vederla di fatto come una scuola all' altezza di quella "italiana". Rischierebbero di rimanere solo coloro i quali al sardo ci tengono a livello passionale, ma non sarebbero una grande conquista; quello "zoccolo duro" ci sarebbe comunque.

Al momento la situazione del sardo non permette purtroppo di poter ragionare in termini di equipollenza con l' italiano, questo è un dato di fatto, ci vuole necessariamente un lavoro di lunga durata i cui frutti arriveranno dopo decenni, ma a quel punto sarà difficile tornare indietro.

Dunque, partendo oggi con l' istruzione obbligatoria nelle due varianti e con lo sviluppo parallelo di un' Accademia permanente che curi tutte le varie sfumature linguistiche, che curi le equivalenze lessicali tra sardo e lingue europee (e non solo con l' italiano) avremmo:

- Dei bambini che dopo cinque anni di scuole elementari hanno già recuperato la naturalezza dell' approccio alla sardofonia; parallelamente l' Accademia curerà le equivalenze lessicali, creando il vocabolario ufficiale univoco e valido per entrambe le varianti.
Alle scuole medie lo studio della lingua avverrà sui dei piccoli compendi sulle materie che parallelamente si faranno in italiano (storia, geografia, musica, educazione artistica etc) in modo da cominciare a diffondere il lessico. Per la parte strettamente concettuale ci si continuerà ad avvalere ancora dell' italiano. Contemporaneamente l' Accademia elabora la norma standard di riferimento che dovrà essere inserita nelle scuole superiori e dovrà essere univoca per tutti: questa norma sarà oggetto di studio assieme a dei compendi simili a quelli delle scuole medie (un po' più elaborati) ed allo studio della letteratura sarda.
Arrivati all' Università in ogni corso di laurea dovrà essere posto in essere perlomeno un esame che tratti a tutto tondo il corso di laurea e che riguardi soprattutto la padronanza lessicale in sardo degli argomenti trattati, ovviamente assieme a degli esami in Lettere di Lingua e letteratura sarda (che esistono già).
Sono passati quindi circa vent' anni ed il recupero linguistico è stato fatto, pressochè in ogni àmbito ed è a questo punto che si può iniziare a parlare realisticamente di lezioni col sardo come lingua veicolare, una lingua che oramai è diffusa discretamente tra le future classi dirigenti ed inizia a non essere più vista come da sottoacculturati o da classi subalterne, anzi chi ha un ruolo più prestigioso nella società la conosce meglio.
Inoltre dopo qualche anno si potranno già indire dei concorsi dove sarà richiesta le conoscenza del sardo assieme a tantissime ripercussioni a catena sul piano sociale e culturale, non è fantascienza, in Catalogna sono arrivati a questo livello già da qualche anno, basta volerlo ed incentivarlo.

Un' ultima precisazione riguardo la "malavoglia": so che per molti le cose potrebbero essere così, è così per tutte le materie, ma se si vogliono ottenere dei risultati bisogna puntare sul maggior numero di persone possibili, se anche solo 1 su 10 non sarà svogliato sarebbe già un grosso successo rispetto ad oggi.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 25/03/2008 18:20:39
Messaggio:

Tutto vero, Donovan, tutto vero… e lo so anch’io, purtroppo!
E bisogna “ob torto collo” (= a maragana) accontentarci di quel che ci è permesso dalla legislazione attuale, che peraltro avremmo dovuto mettere in pratica sin da decenni fa e invece, al giorno d’oggi, siamo quasi al punto di partenza! (anche io al momento mi sarei “accontentato” di un buon 10%).
Ma il mio era un semplice punto di vista, quello che credo sia il miglior modo per risolvere il problema, ma con soddisfazione (occulta o palese) di tante persone, so bene che allo stato delle cose, è inattuabile. Rimane un desiderio e una grande speranza.
Finché noi sardi non avremo anche nelle cose serie, quel senso di UNITA’ e di orgoglio di appartenenza che dimostriamo in tante altre occasioni, non otterremo mai niente. Perderemo inesorabilmente, generazione dopo generazione, le nostre peculiarità. Saremo sempre più: “pocos, locos y malunidos”.
Turritano


Autore Risposta: nio84
Inserita il: 27/03/2008 11:55:12
Messaggio:

Ma mi chiedo per istituire una ACCADEMIA DELLA LINGUA SARDA c'è bisogno di aspettere la Regione??? noi non possiamo fare nulla?


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 27/03/2008 12:32:23
Messaggio:

nio84 ha scritto:

Ma mi chiedo per istituire una ACCADEMIA DELLA LINGUA SARDA c'è bisogno di aspettere la Regione??? noi non possiamo fare nulla?

Non lo so. Ma NOI (Sardi), se ci organizzassimo, potremmo fare tanto, per esempio organizzare una Associazione di Parlanti in Sardo, per far valere i nostri diritti. Servirebbe a tante cose: spingere perchè il Sardo vengo insegnato seriamente nelle Scuole e, magari, per l'Istituzione di scuola Sarde dove cioè il Sardo venga usato come "lingua veicolare" (ho letto proprio ieri che, nella Scuola Media di Sorso, viene usato l'inglese come lingua veicolare per alcune materie!), l’istituzione di patentini per Sardofoni, l’istituzione di concorsi riservati ai Sardofoni, promozione dell’uso della Lingua Sarda negli Uffici e nella burocrazia, ecc. ecc. ma prima di tutto incentivare l'uso in famiglia del Sardo con i bambini come "lingua madre" (fin dalla nascita). Se aspettiamo che i “nostri rappresentanti” politici lo facciano di loro iniziativa, stiamo freschi: potremmo aspettare sino al giorno del giudizio universale! Quelli per muoversi ragionano solo in termini di voti, sempre che non ci sia il veto di Roma! Un’associazione di questo tipo, seria e diffusa in tutta la Sardegna, peserebbe e come! e allora questi problemi verrebbero presi finalmente in considerazione. Ma chi la fa? Ci vuole tempo e danaro e una bella dose di coraggio… non è facile.


Autore Risposta: asia
Inserita il: 27/03/2008 12:37:44
Messaggio:

... prima di tutto incentivare l'uso in famiglia del Sardo con i bambini come "lingua madre" (fin dalla nascita). Se aspettiamo che i “nostri rappresentanti” politici lo facciano di loro iniziativa, stiamo freschi: potremmo aspettare sino al giorno del giudizio universale!


Ecco, Turritano, qui mi trovi veramente d'accordo.
Credo che sia un primo passo essenziale.

Il resto è macchinosa forzatura che odora d'incenso e di lucerna.


Autore Risposta: nio84
Inserita il: 27/03/2008 12:42:25
Messaggio:

Allora ti va di inziare un processo di associazione tra i sardi interessati? iniziando da questo forum, apriamo una discussione in cui spiaghiamo le nostre motivazioni, internet è un grande veicolo di idee, proviamo a parlarne e vediamo cosa succede...


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 27/03/2008 12:51:25
Messaggio:

nio84 ha scritto:

Allora ti va di inziare un processo di associazione tra i sardi interessati? iniziando da questo forum, apriamo una discussione in cui spiaghiamo le nostre motivazioni, internet è un grande veicolo di idee, proviamo a parlarne e vediamo cosa succede...

Si può provare, anche se io, per motivi esposti precedentemente e, sopratutto, conoscendo la scarsa propensione dei Sardi a far valere i propri diritti e, in genere, ad "associarsi" sono alquanto pessimista!
Turritano


Autore Risposta: nio84
Inserita il: 27/03/2008 12:55:42
Messaggio:

provare non costa nulla


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 27/03/2008 20:22:32
Messaggio:

Io ci sto, ma prima bisogna aver ben chiari quali siano gli obbiettivi da porsi e le modalità con le quali l' associazione intende operare. Di persone potenzialmente interessate ne conosco parecchie, anche solo online.


Autore Risposta: nio84
Inserita il: 29/03/2008 12:42:28
Messaggio:

Donovan ha scritto:

Io ci sto, ma prima bisogna aver ben chiari quali siano gli obbiettivi da porsi e le modalità con le quali l' associazione intende operare. Di persone potenzialmente interessate ne conosco parecchie, anche solo online.


ok, tu cosa proponi? come dobbiamo muoverci?


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 07/05/2008 22:26:03
Messaggio:

Articolo della Nuova Sardegna di oggi 07.05.08:
“Antincendi PRESCRIZIONI ANCHE IN LIMBA

Le prescrizioni antincendio per il 2008 saranno trascritte anche in “Limba Sarda Comuna”.
E’ quanto prevede la delibera approvata ieri dalla Giunta Regionale che ha redatto, nelle more dell’approvazione del piano regionale antincendi 2008-2010, le prescrizioni regionali antincendio che saranno trasmesse a tutti i residenti in Sardegna e a tutte le strutture ricettive dell’Isola…..”
Turritano


Autore Risposta: Nadja
Inserita il: 07/05/2008 22:32:08
Messaggio:

Articolo della Nuova Sardegna di oggi 07.05.08:
“Antincendi PRESCRIZIONI ANCHE IN LIMBA

Le prescrizioni antincendio per il 2008 saranno trascritte anche in “Limba Sarda Comuna”.
E’ quanto prevede la delibera approvata ieri dalla Giunta Regionale che ha redatto, nelle more dell’approvazione del piano regionale antincendi 2008-2010, le prescrizioni regionali antincendio che saranno trasmesse a tutti i residenti in Sardegna e a tutte le strutture ricettive dell’Isola…..”

Un bel inizio per fare conoscere la lingua scritta LSC!


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 07/05/2008 22:35:32
Messaggio:

Sì, un'ottima iniziativa, che senza una lingua Sarda Ufficiale sarebbe impossibile da attuare.
Turritano


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 07/05/2008 22:46:38
Messaggio:

Nadja ha scritto:

Grazie per le vostre risposte,
sono molte utili per me. Si dovrebbe incoraggiare l´uso del sardo e sono d´accordo con il vostro linguista sardo Massimo Pittau che ha detto
la sua opinione con un proverbio sardo: " In caminu s´accontzat gárrigu" (ital. il carico di un carro si aggiusta da se stesso, purché il carro si mette in cammino). Vi auguro di cuore che il recupero del sardo si aggiusta da se stesso in maniera del tutto naturale.
Una domanda: Forse sapete le altre modi di dire del questo proverbio nelle vostre varietá. Solo una curiositá.
Cordiale saluto
Nadja

"In caminu s'accontzat bàrriu"
Turritano


Autore Risposta: annika
Inserita il: 07/05/2008 23:08:50
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Articolo della Nuova Sardegna di oggi 07.05.08:
“Antincendi PRESCRIZIONI ANCHE IN LIMBA

Le prescrizioni antincendio per il 2008 saranno trascritte anche in “Limba Sarda Comuna”.E’ quanto prevede la delibera approvata ieri dalla Giunta Regionale che ha redatto, nelle more dell’approvazione del piano regionale antincendi 2008-2010, le prescrizioni regionali antincendio che saranno trasmesse a tutti i residenti in Sardegna e a tutte le strutture ricettive dell’Isola…..”
Turritano


Speriamo siano comprensibili...... o forse e' meglio scrivere in arabo ??


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 07/05/2008 23:22:49
Messaggio:

annika ha scritto:

Turritano ha scritto:

Articolo della Nuova Sardegna di oggi 07.05.08:
“Antincendi PRESCRIZIONI ANCHE IN LIMBA

Le prescrizioni antincendio per il 2008 saranno trascritte anche in “Limba Sarda Comuna”.E’ quanto prevede la delibera approvata ieri dalla Giunta Regionale che ha redatto, nelle more dell’approvazione del piano regionale antincendi 2008-2010, le prescrizioni regionali antincendio che saranno trasmesse a tutti i residenti in Sardegna e a tutte le strutture ricettive dell’Isola…..”
Turritano


Speriamo siano comprensibili...... o forse e' meglio scrivere in arabo ??

O forse è meglio fare una croce sulla Lingua Sarda e non parlarne più, letteralmente, tanto è già quasi morta.
Questo (della L.S.C.) è il primo tentativo che si fa per avere una lingua Sarda Ufficiale e salvarla cosi da morte sicura, dopo oltre mezzo millennio di dominazioni straniere.
Turritano


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 08/05/2008 08:35:08
Messaggio:


La lingua sarda non è morta, è che la lingua sarda unificata rischia di travolgere le varianti che sono radicate nella toponomastica, nei cognomi, nei detti, nella cultura popolare.


Dall'Unione Sarda di oggi


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 08/05/2008 09:11:31
Messaggio:

Albertina ha scritto:


La lingua sarda non è morta, è che la lingua sarda unificata rischia di travolgere le varianti che sono radicate nella toponomastica, nei cognomi, nei detti, nella cultura popolare.


Toc toc… ci sei?
Quello che scrivi è irreale: le lingue muoino:
1) quando ci si vergogna di parlarle;
2) quando non sono ufficiali.
Se la Lingua Sarda Comuna rischia di "travolgere" le varianti, figuriamoci cosa succede se come unica lingua ufficiale rimane una lingua del tutto estranea alla nostra. Per valorizzare le varianti, tutte le varianti, abbiamo solo una cosa da fare, salvare una lingua morente e l'unico modo di farlo è di renderla ufficiale.
Anche io voglio salvare le mie varianti, ma mi accorgo che, hanno dopo anno si fanno sempre più rare, sostituite dall'italiano, altro che salvarle!
La L.S.C. mantiene e valorizza i dialetti, la toponomastica, i cognomi e i detti popolari. Che paura abbiamo?!
Turritano

P.S. "divisi nel nome della "Limba"? ma veramente la Limba dovrebbe unirci, ma il fatto e che siamo sempre i soliti "pocos, locos y malunidos"!


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 08/05/2008 09:48:58
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Albertina ha scritto:


La lingua sarda non è morta, è che la lingua sarda unificata rischia di travolgere le varianti che sono radicate nella toponomastica, nei cognomi, nei detti, nella cultura popolare.


Toc toc… ci sei?
Quello che scrivi è irreale: le lingue muoino:
1) quando ci si vergogna di parlarle;
2) quando non sono ufficiali.
Se la Lingua Sarda Comuna rischia di "travolgere" le varianti, figuriamoci cosa succede se come unica lingua ufficiale rimane una lingua del tutto estranea alla nostra. Per valorizzare le varianti, tutte le varianti, abbiamo solo una cosa da fare, salvare una lingua morente e l'unico modo di farlo è di renderla ufficiale.
Anche io voglio salvare le mie varianti, ma mi accorgo che, hanno dopo anno si fanno sempre più rare, sostituite dall'italiano, altro che salvarle!
La L.S.C. mantiene e valorizza i dialetti, la toponomastica, i cognomi e i detti popolari. Che paura abbiamo?!
Turritano

P.S. "divisi nel nome della "Limba"? ma veramente la Limba dovrebbe unirci, ma il fatto e che siamo sempre i soliti "pocos, locos y malunidos"!


A me, invece, sembra che i pocos vogliano imporre le cose ai moltos!


Autore Risposta: scizia
Inserita il: 08/05/2008 13:17:27
Messaggio:

io veramente non vi capisco, volete si o no che la nostra lingua continui a vivere (naturalmente parlo di tutti i sardi, non solo di quelli di paradisola) io vivo in galles ormai da sei anni e la loro lingua e' stata riconosciuta ufficialmente tanto che ci sono le scuole dove tutte le materie si insegnano solo in gallese, i cartelli stradali sono bilingue, ci sono i giornali bilingue, le reti televisive e quando il comune manda qualche lettera e' bilingue
io non parlo tanto bene il sardo e non so proprio scriverlo, ma questo non sarebbe un problema, basta imparare
forse come ha detto qualcuno di voi non si ha voglia di lottare
la nostra lingua e' stupenda, fa parte di noi e dovrebbe essere salvata
io darei il mio appoggio a soru


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 08/05/2008 13:56:14
Messaggio:

Quanto ha ragione turritano!!
le lingue muoiono quando ci si vergogna a parlarle... e se non sono ufficiali...
quindi bisogna agire su due fronti.. parlare parlare e parlare, in famiglia e fuori --- ed ufficializzare cercando di stabilire, con adeguate discussioni e valutazioni e non con superficialità o campanilismi , una lingua comune...

personalmente, a me che scrivo in sardo per varie coserelle, dispiacerebbe un po' rinunciare alla mia parlata ittirese,,, ma vi rinuncerei volentierissimo e farei ogni sforzo per adeguarmi ad una lingua comune,, che non so se sia quella proposta da poco e poco nota , che mi pare morta anch'essa ..
ma , QUI STA IL PROBLEMA!!!! " chentu concas chentu berritta "s... forse ,insieme alla lingua comune bisognerà, costruire i sardi con una mentalità sarda comune...
comunque , si badi che non è un problema solo del sardo... un problema simile lo ha avuto in passato la spagna ( che aveva una potenza politica niente male) e lo hanno avuto israele e grecia... le loro lingue sono state" create " quasi a tavolino appena sono nate queste " nazioni moderne " ..
allora , forse , sarà necessario che la sardegna ( fatta dai sardi) senta, sia sicura ( io sono convinto che lo sia ) una nazione e non un insieme di villaggi e villaggetti l'un contro l'altro armati, in difese anacronistiche del proprio campaniletto.. saludos


Autore Risposta: scizia
Inserita il: 08/05/2008 14:10:36
Messaggio:

io la penso come turritano e babborcu
quando ero piccola mia madre mi ha insegnato solo l'italiano perche' pensava che il sardo fosse ignoranza, ma non era colpa sua. ho imparato quel poco che so dai miei nonni ma non ho nessuna paura ad imparare meglio la mia lingua. io sto cercando di insegnare qualcosa alla mia piccola, il mio compagno ci riesce meglio perche' parla molto bene il sardo


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 08/05/2008 15:21:11
Messaggio:

scizia ha scritto:

io la penso come turritano e babborcu
quando ero piccola mia madre mi ha insegnato solo l'italiano perche' pensava che il sardo fosse ignoranza, ma non era colpa sua. ho imparato quel poco che so dai miei nonni ma non ho nessuna paura ad imparare meglio la mia lingua. io sto cercando di insegnare qualcosa alla mia piccola, il mio compagno ci riesce meglio perche' parla molto bene il sardo


Scizia, ciao, dall'insieme degli interventi, mi pare d'aver capito che siamo tutti per la valorizzazione della lingua e del patrimonio culturale del popolo sardo.
Ci sono quelli che vorrebbero una lingua unica e ci sono altri che vogliono salvaguardare le varianti.
Io, ad esempio, parlo il campidanese e mi piacerebbe continuare a scrivere il sardo come l'ho sempre scritto, ispirandomi agli scrittori, alla toponomastica e alla parlata del mio territorio.
Ci sono altri, invece, che vorrebbero sacrificare le varianti per privilegiare una lingua unica.
Però siamo tutti per la lingua sarda. Almeno, questo mi è sembrato di capire leggendo gli interventi.


Autore Risposta: scizia
Inserita il: 08/05/2008 16:03:07
Messaggio:

Albertina ha scritto:

scizia ha scritto:

io la penso come turritano e babborcu
quando ero piccola mia madre mi ha insegnato solo l'italiano perche' pensava che il sardo fosse ignoranza, ma non era colpa sua. ho imparato quel poco che so dai miei nonni ma non ho nessuna paura ad imparare meglio la mia lingua. io sto cercando di insegnare qualcosa alla mia piccola, il mio compagno ci riesce meglio perche' parla molto bene il sardo


Scizia, ciao, dall'insieme degli interventi, mi pare d'aver capito che siamo tutti per la valorizzazione della lingua e del patrimonio culturale del popolo sardo.
Ci sono quelli che vorrebbero una lingua unica e ci sono altri che vogliono salvaguardare le varianti.
Io, ad esempio, parlo il campidanese e mi piacerebbe continuare a scrivere il sardo come l'ho sempre scritto, ispirandomi agli scrittori, alla toponomastica e alla parlata del mio territorio.
Ci sono altri, invece, che vorrebbero sacrificare le varianti per privilegiare una lingua unica.
Però siamo tutti per la lingua sarda. Almeno, questo mi è sembrato di capire leggendo gli interventi.



ciao albertina penso sia giusto che la lingua scritta sia solo una lasciando invariata la lingua parlata, qui dove ora vivo funziona bene
prima che il gallese venisse riconosciuto le persone che lo parlavano erano poche ora stanno aumentando gradualmente


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 08/05/2008 16:05:10
Messaggio:

Si siamo tutti per la lingua sarda è ovvio... ma avere una lingua comune non significherebbe non salvaguardare le varianti..


non è che se io scrivo nella lingua comuna non possa parlare la mia variante... o che debba distruggere la toponolastica 8 che tale è e tale rimane9
che continuerebbero a vivere e ad evolversi col tempo andando verso la lingua ufficiale... a meno che non si verifichi un fenomeno di opposizione... il problema è se scegliere se tener viva per poco tempo una variante... perchè continuando così durerebbe poco, senza prospettive o se lasciare che questa variante... col tempo evolva verso la lingua comuna...


Autore Risposta: scizia
Inserita il: 08/05/2008 16:18:18
Messaggio:

[quote]babborcu ha scritto:

Si siamo tutti per la lingua sarda è ovvio... ma avere una lingua comune non significherebbe non salvaguardare le varianti..


non è che se io scrivo nella lingua comuna non possa parlare la mia variante...

e' quello che tentavo di scrivere anche io, forse non sono stata capita


Autore Risposta: Nadja
Inserita il: 08/05/2008 22:54:03
Messaggio:

La LSC non impedisce di usare il dialetto locale. Vedi
http://www.condaghes.com/get_document.asp?id=33
"Ogni varietà locale, da sola, riflette e contiene tutte le caratteristiche fondamentali della lingua sarda e può
candidarsi a rappresentarla a pieno titolo, ciascuna, dunque, può essere selezionata per rappresentare tutto il
sardo. Nella pratica, anche alla luce dei pareri emersi all’interno della Commissione, la Regione ha ritenuto
opportuno proporre delle norme scritte di riferimento che costituiscano una sorta di mediazione tra le diverse
parlate.
Così come è accaduto per altre lingue, che di recente hanno una norma scritta di riferimento come il galiziano, il
ladino, il friulano, il romancio o lo stesso basco, il modello è in generale frutto di mediazione, compensazioni,
ricerca di regolarità e analogie, con lo scopo di stabilire un sistema operativo “lingua” il più omogeneo e coerente
possibile, elementare e semplice da imparare e usare.
E’ stato così individuato un punto di mediazione fra le varietà più comuni, ottenuto con il confronto delle
differenze all’interno della nostra lingua. L’esame dei fenomeni soprattutto fonetici, studiati e censiti, che danno
ai parlanti la sensazione di una grande differenziazione e frammentazione, ha privilegiato piuttosto gli elementi di
convergenza e sistematicità tra le varietà, gli elementi comuni a tutto l'insieme del sardo."
SOLO PER LA LIMBA SCRITTA SI DEVE TROVARE UNA RESOLUZIONE!


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 09:11:40
Messaggio:

Nadja ha scritto:

La LSC non impedisce di usare il dialetto locale ... .... e tutto l'insieme del sardo."
SOLO PER LA LIMBA SCRITTA SI DEVE TROVARE UNA RESOLUZIONE!

Brava Nadja, e non sei neanche Sarda. Tu nella tua equidistanza, hai colto pienamente nel segno, cosa che i soliti sardi catastrofisti, che fanno di tutti noi un popolo di "pocos, locos y malunidos", si ostinano a non capire. Quando penso a queste cose, mi vergogno nel mio profondo, di essere sardo!
Grazie Nadja, TI ADORO!!!!
Turritano


Autore Risposta: asia
Inserita il: 09/05/2008 09:21:11
Messaggio:

LSC o LSD?

Quando si scivola nell'astrazione... il viaggio è esaltante.
Mi raccomando, Turritano, a piccole dosi...


Autore Risposta: annika
Inserita il: 09/05/2008 10:54:04
Messaggio:

asia ha scritto:

LSC o LSD?

Quando si scivola nell'astrazione... il viaggio è esaltante.
Mi raccomando, Turritano, a piccole dosi...



Grande Asia !!!

Questa "famigerata" LSC......e' gia' morta prima di nascere..ha ragione Ziama a chiamarla Aborto !!!

la immagino un po' come un costume tradizionale CSC (costume sardo comune)......:
La gonna di Desulo. il corpetto di Selargius..la camicia di Bitti..lo scialle di Sassari.
etc.etc... ma si mantengono così...le tradizioni ????......
che BABELE !!!!....


Autore Risposta: scizia
Inserita il: 09/05/2008 11:32:37
Messaggio:

annika ha scritto:

asia ha scritto:

LSC o LSD?

Quando si scivola nell'astrazione... il viaggio è esaltante.
Mi raccomando, Turritano, a piccole dosi...



Grande Asia !!!

Questa "famigerata" LSC......e' gia' morta prima di nascere..ha ragione Ziama a chiamarla Aborto !!!

la immagino un po' come un costume tradizionale CSC (costume sardo comune)......:
La gonna di Desulo. il corpetto di Selargius..la camicia di Bitti..lo scialle di Sassari.
etc.etc... ma si mantengono così...le tradizioni ????......
che BABELE !!!!....



ma non capite che le varianti rimarrebbero comunque, vi sembra tanto sbagliato , a me no , ho gia' scritto come funziona qui dove sto io e son riusciti a salvare la loro lingua
anziche' essere tutti uniti in questo progetto cosa facciamo? ognuno pensa a se, e noi siamo sardi ? mah....................


Autore Risposta: annika
Inserita il: 09/05/2008 11:47:31
Messaggio:

scizia ha scritto:



ma non capite che le varianti rimarrebbero comunque, vi sembra tanto sbagliato , a me no , ho gia' scritto come funziona qui dove sto io e son riusciti a salvare la loro lingua
anziche' essere tutti uniti in questo progetto cosa facciamo? ognuno pensa a se, e noi siamo sardi ? mah....................


Si cara Scizia ...siamo Sardi....io almeno mi ritengo tale..e lo sono fino al midollo.....
ho parlato-parlo-e parlero' Sempre il mio Campidanese.......e sto' imparando il "logudorese"...
e' questione di volonta'......chi non parla il proprio dialetto....non parlera' neppure la LSC.....

e..se così facendo saro' giudicata come altri Sardi : Pocos,Locos y Malunidos....saro' felice
di far parte di questa combricola...(libera).


Autore Risposta: scizia
Inserita il: 09/05/2008 12:00:42
Messaggio:

annika ha scritto:

scizia ha scritto:



ma non capite che le varianti rimarrebbero comunque, vi sembra tanto sbagliato , a me no , ho gia' scritto come funziona qui dove sto io e son riusciti a salvare la loro lingua
anziche' essere tutti uniti in questo progetto cosa facciamo? ognuno pensa a se, e noi siamo sardi ? mah....................


Si cara Scizia ...siamo Sardi....io almeno mi ritengo tale..e lo sono fino al midollo.....
ho parlato-parlo-e parlero' Sempre il mio Campidanese.......e sto' imparando il "logudorese"...
e' questione di volonta'......chi non parla il proprio dialetto....non parlera' neppure la LSC.....

e..se così facendo saro' giudicata come altri Sardi : Pocos,Locos y Malunidos....saro' felice
di far parte di questa combricola...(libera).



guarda che anche io sono fiera del mio campidanese e lo saro' semprepero' pensa............. e se la LSC fosse l' unico modo per salvare la nostra lingua? cosa faresti..........
io non voglio attaccare nessuno, scusa se in qualche modo ti ho offeso


Autore Risposta: annika
Inserita il: 09/05/2008 12:10:04
Messaggio:

scizia ha scritto:


guarda che anche io sono fiera del mio campidanese e lo saro' semprepero' pensa............. e se la LSC fosse l' unico modo per salvare la nostra lingua? cosa faresti..........
io non voglio attaccare nessuno, scusa se in qualche modo ti ho offeso



Assolutamente nessuna offesa cara Scizia.....stiamo solo esprimendo i nostri pensieri !!!
Credo che l'unico modo..per salvare la nostra lingua..sia continuare a parlarla...trasmetterla
ai nostri figli,nipoti, frequentarla insomma....e sopratutto parlarla e scriverla nelle scuole.

(fatto che fino a pochi decenni fa'..era considerata "sconveniente"...si veniva pesantemente
reguarditi ..bisognava parlare solo in Italiano...questa e' stata una grave colpa) ma adesso dobbiamo
pensare al futuro.....Ecco vedi potresti farlo anche tu..nel luogo in cui vivi...parla in Campidanese
e' una goccia nel Mare.......ma il mare e' composto da gocce !!!

a si biri..........


Autore Risposta: scizia
Inserita il: 09/05/2008 12:31:46
Messaggio:


Assolutamente nessuna offesa cara Scizia.....stiamo solo esprimendo i nostri pensieri !!!
Credo che l'unico modo..per salvare la nostra lingua..sia continuare a parlarla...trasmetterla
ai nostri figli,nipoti, frequentarla insomma....e sopratutto parlarla e scriverla nelle scuole.

(fatto che fino a pochi decenni fa'..era considerata "sconveniente"...si veniva pesantemente
reguarditi ..bisognava parlare solo in Italiano...questa e' stata una grave colpa) ma adesso dobbiamo
pensare al futuro.....Ecco vedi potresti farlo anche tu..nel luogo in cui vivi...parla in Campidanese
e' una goccia nel Mare.......ma il mare e' composto da gocce !!!

a si biri..........

[/quote]


ok, pero' la LSC e' un ottima iniziativa.........
quando ero piccola se dicevo qualche parola in sardo mia madre si arrabbiava mentre
lei e mio padre parlavano solo in sardo
ora nonstante siano passati anni con me continua a parlare in italiano, mah...........

a si biri cun saludi
sa scrittura sarda mi da deppu imbentai poita nisciunusu mi dari imparara


Autore Risposta: annika
Inserita il: 09/05/2008 15:14:08
Messaggio:

Entza' Scizia...sighi a abbarrai in qustu forum....ca' cristionausu in Campidanesu.......
a si biri bellixedda !!!!


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 09/05/2008 16:24:15
Messaggio:

annika ha scritto:

scizia ha scritto:



ma non capite che le varianti rimarrebbero comunque, vi sembra tanto sbagliato , a me no , ho gia' scritto come funziona qui dove sto io e son riusciti a salvare la loro lingua
anziche' essere tutti uniti in questo progetto cosa facciamo? ognuno pensa a se, e noi siamo sardi ? mah....................


Si cara Scizia ...siamo Sardi....io almeno mi ritengo tale..e lo sono fino al midollo.....
ho parlato-parlo-e parlero' Sempre il mio Campidanese.......e sto' imparando il "logudorese"...
e' questione di volonta'......chi non parla il proprio dialetto....non parlera' neppure la LSC.....

e..se così facendo saro' giudicata come altri Sardi : Pocos,Locos y Malunidos....saro' felice
di far parte di questa combricola...(libera).


Esattamente, questo è il discorso giusto: chi non parla il proprio dialetto non può scrivere nè tantomeno parlare la LSC (o un altro standard) ed è PROPRIO QUESTO L' INCENTIVO ED IL SOSTEGNO CHE DA' LO STANDARD UNICO ALLE VARIANTI LOCALI: valorizzare la conoscenza del sardo del proprio paese anche al di là del proprio paese e dell' uso strettamente colloquiale.
Io ad esempio ho imparato anche il campidanese nella forma scritta ed ogni volta che lo scrivo mica penso in campidanese: penso nel mio logudorese e modifico la forma grafica delle parole e il bello è che dal punto vista dell' espressività e del significato NON SI PERDE NULLA, provare per credere!


Autore Risposta: annika
Inserita il: 09/05/2008 17:31:19
Messaggio:

Grazie Donovan......vedi ragionando piano piano ci capiamo tutti !!!

ddu bisi arrexionendi..abellu abellu si cumprendeus tottus......!!!

a si biri.....


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 18:03:52
Messaggio:

Forse io sono un pò più spiccio (e più antipatico, pazienza ) ma non mi stancherò mai di ripetere, per chi si ostina a non capire ("ripetita juvant") che con sa L.S.C. (Limba Sarda Comuna, così si sa che con LSD non c’entra nulla!) finalmente potremmo parlare e scrivere in via ufficiale, la stessa lingua Sarda in tutta la Sardegna, senza proibire a nessuno di parlare il suo dialetto (varianti e sottovarianti), anzi incentivandone la conservazione. Che sia un "aborto" lo dice chi evidentemente non ha molta dimestichezza con l'italiano, forse voleva dire "obbrobrio" Ma è questione di stile e di logica. Per me per esempio, dopo secoli e secoli finalmente, è la risoluzione del problema: è una cosa bellissima, altro che obbrobrio!
Turritano


Autore Risposta: ziama
Inserita il: 09/05/2008 18:18:18
Messaggio:

Turritano e Donovan..
Voi continuate ad insistere che la LSC e' giusta una forma ufficiale che verra' usata esclusivamente come lingua "scritta" nei documenti.
Ma visto che siete anche sostenitori dell'insegnamento obbligatorio nelle scuole, mi dite quale sardo si dovrebbe insegnare?
Volete dirmi che si insegna la LSC per lo scritto e la variante locale per l'orale?

Le cose sono due: o e' una contraddizione....o volete complicate ulteriormente le cose!

Turritano...
io ho una discreta dimestichezzza con la mia lingua e cioe' l'italiano.

ABORTO:

sm
[in senso figurato] persona o cosa fatta male, imperfetta; mostro

http://www.dizionario-italiano.it/d...mma=A0099800

La definizione di aborto e' esattamente la migliore (a mio parere) per definire cio' che penso della LSC.





Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 18:36:48
Messaggio:

ziama ha scritto:


Turritano...
io ho una discreta dimestichezzza con la mia lingua e cioe' l'italiano.

ABORTO:

sm
[in senso figurato] persona o cosa fatta male, imperfetta; mostro

http://www.dizionario-italiano.it/d...mma=A0099800

La definizione di aborto e' esattamente la migliore (a mio parere) per definire cio' che penso della LSC.

Quello è un significato "traslato", il vero significato è un altro e questo non è il caso.
Che sia un mostro lo dice chi vuole, ma è semplicemente la risoluzione di un problema altrimenti inestricabile. Questione di punti di vista: c'è chi vuole salvare sa Limba e chi la vuole abbandonare al suo destino (con una bella croce sopra), io appartengo alla prima categoria.
Turritano

P.S sai quanti "abortini" sono in condizione splendida, con grande soddisfazione e orgoglio di tutta la nazione interessata? (solo alcuni esempi: Slovacchia, Romania). Anche lì, all'inizio, ci saranno stati i soliti bastian contrari, pessimisti e "abortisti"! Ma davanti al fatto compiuto si dileguano come nebbia al sole!
Turritano


Autore Risposta: ziama
Inserita il: 09/05/2008 18:41:08
Messaggio:

Turritano...
ripeto...E' ITALIANO...significato translato o no!

Io voglio quanto te che il sardo si salvi...quindi non ergerti a paladino difensore della lingua.

Io non voglio che muoia ......anzii.......voglio che si salvi in tutta la sua integrita'.
Tu preferisci qualcosa di artificiale, io farei di tutto per salvarla cosi come.

Dove c'e' la voglia, c'e' il modo (espressione inglese.....altra MIA lingua....where there's a will, there's a way!)


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 19:06:55
Messaggio:

ziama ha scritto:

Turritano e Donovan..
Voi continuate ad insistere che la LSC e' giusta una forma ufficiale che verra' usata esclusivamente come lingua "scritta" nei documenti.
Ma visto che siete anche sostenitori dell'insegnamento obbligatorio nelle scuole, mi dite quale sardo si dovrebbe insegnare?
Volete dirmi che si insegna la LSC per lo scritto e la variante locale per l'orale?

Le cose sono due: o e' una contraddizione....o volete complicate ulteriormente le cose!

Rispondo anche alla prima parte del tuo post:
“Turritano e Donovan..
Voi continuate ad insistere che la LSC e' giusta una forma ufficiale che verra' usata esclusivamente come lingua "scritta" nei documenti.
Ma visto che siete anche sostenitori dell'insegnamento obbligatorio nelle scuole, mi dite quale sardo si dovrebbe insegnare?
Volete dirmi che si insegna la LSC per lo scritto e la variante locale per l'orale?

Le cose sono due: o e' una contraddizione....o volete complicate ulteriormente le cose!

Verrà usata in forma ufficiale nei documenti, cosa che doveva essere fatta nel Dopo Guerra, quando la Sardegna, per le sue peculiarità, è stata riconosciuta nella Costituzione Italiana “Regione a Statuto Speciale”, ma i cosiddetti “Padri Fondatori” (tra i quali, guarda caso, c’era anche mio padre)se ne son “dimenticati”!!! Ma non esclusivamente, chi vorrà utilizzarla per capirsi con altri sardi sarà libero di farlo. Quale Sardo si dovrebbe insegnare? E melo chiedi? L’avrò detto perlomeno una decina di volte! Ti ripeto il mio punto di vista: come in ogni Nazione bilingue, ci dovrebbero essere due Scuole, quella Italiana e quella Sarda, ognuno sarà libero di scegliere quella che preferisce. In quella Italiana ci dovrebbe essere lo studio del Sardo Ufficiale, raffrontato al Sardo locale. In quella “Sarda” la lingua veicolare dovrebbe essere, naturalmente, il Sardo Ufficiale, con l’insegnamento dello stesso Sardo Ufficiale, sempre raffrontato a quello locale.
Come vedi la cosa è semplicissima, non c’è nessuna contraddizione. Può piacere o no, ma è l'unica soluzione per salvare la nostra Limba!
Ciao ciao
Turritano


Autore Risposta: ziama
Inserita il: 09/05/2008 19:27:24
Messaggio:

Due scuole???
E gli studenti o le famiglie per loro (ovviamente...perche' si trattera' di decidere sin dalle scuole materne) decidono in quale scuola andare?

Altra contraddizione quindi visto che volete l'insegnamento obbligatorio nelle scuole.....ma se ci sono due scuole, non e' piu obbligatorio ma si avra' la facolta' di scelta.
Quante persone pensino che manderanno i figli alla scuola SARDA piuttosto che a quella ITALIANA?

Vi porgo fin da ora le mie piu sentite condoglianze, se questa e' la vostra idea di salvare il sardo!!!!!!!!!!!!




Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 19:33:50
Messaggio:

ziama ha scritto:

Turritano...
ripeto...E' ITALIANO...significato translato o no!

Io voglio quanto te che il sardo si salvi...quindi non ergerti a paladino difensore della lingua.

Io non voglio che muoia ......anzii.......voglio che si salvi in tutta la sua integrita'.
Tu preferisci qualcosa di artificiale, io farei di tutto per salvarla cosi come.

Dove c'e' la voglia, c'e' il modo (espressione inglese.....altra MIA lingua....where there's a will, there's a way!)


Traslato o no, ci sono tanti “abortini” bel mondo che corrono vispi e felici, con l’orgoglio di tutta la Nazione interessata. Con questo non credo siano morte le varianti locali. Per esse il vero veleno mortale non è sa L.S.C. ma la tua lingua, cioè la lingua straniera che ci ha imposto la nazione egemone! La L.S.C. semmai sarebbe una medicina, per alcuni un po’ amara, ma l’unica che possa salvarla da un destino ormai segnato! NON non dire, quindi che tu, con il tuo ragionamento, vuoi quanto me che sa Limba si salvi, perché non sarebbe altro che un bel funerale!
Turritano

P. S. il termine di onorato di “paladino”, tienilo per te: io non voglio altro che quello che ogni buon sardo dovrebbe volere.


Autore Risposta: nicode
Inserita il: 09/05/2008 19:35:13
Messaggio:

ziama ha scritto:

Due scuole???
E gli studenti o le famiglie per loro (ovviamente...perche' si trattera' di decidere sin dalle scuole materne) decidono in quale scuola andare?

Altra contraddizione quindi visto che volete l'insegnamento obbligatorio nelle scuole.....ma se ci sono due scuole, non e' piu obbligatorio ma si avra' la facolta' di scelta.
Quante persone pensino che manderanno i figli alla scuola SARDA piuttosto che a quella ITALIANA?

Vi porgo fin da ora le mie piu sentite condoglianze, se questa e' la vostra idea di salvare il sardo!!!!!!!!!!!!




E gli arabi manderanno i propri figli alla scuola sarda o a quella italiana? Oppure ci sarà un'altra scuola per loro?


Autore Risposta: ziama
Inserita il: 09/05/2008 19:42:04
Messaggio:

Nicode....quelli non contano.....la Sardegna e' dei sardi.
Fuori lo straniero.


Autore Risposta: ziama
Inserita il: 09/05/2008 19:45:36
Messaggio:

Turritano ha scritto:



P. S. il termine di onorato di “paladino”, tienilo per te: io non voglio altro che quello che ogni buon sardo dovrebbe volere.



PS.....
Non cadiamo nello stesso errore fatto in precedenza di crederci migliori degli altri, solo perche' la pensiamo in maniera diversa.
Qui ognuno espone le proprie idee per confrontarsi, non per essere giudicati ne' tantomeno condannati.
Secondo la legge poi, se non sbaglio, si e' innocenti fino a quando non si prova la colpevolezza di un individuo.
Abellu cun is fueddusu!!!!!!!!!

Grazie.....


Autore Risposta: nicode
Inserita il: 09/05/2008 19:46:23
Messaggio:

ziama ha scritto:

Nicode....quelli non contano.....la Sardegna e' dei sardi.
Fuori lo straniero.


Che Dio ti ascolti


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 19:47:51
Messaggio:

ziama ha scritto:

Due scuole???
E gli studenti o le famiglie per loro (ovviamente...perche' si trattera' di decidere sin dalle scuole materne) decidono in quale scuola andare?

Altra contraddizione quindi visto che volete l'insegnamento obbligatorio nelle scuole.....ma se ci sono due scuole, non e' piu obbligatorio ma si avra' la facolta' di scelta.
Quante persone pensino che manderanno i figli alla scuola SARDA piuttosto che a quella ITALIANA?

Vi porgo fin da ora le mie piu sentite condoglianze, se questa e' la vostra idea di salvare il sardo!!!!!!!!!!!!


DUE SCUOLE, Caspita, questo sì che un bel problema! Ma dov’eri sin’ora? Ripeto, l’avrò scritto in una decina di post!
Comunque, è ovvio: decidono le famiglie. Se permetti per miei figli voglio che sia io a decidere e non tu! Si avrà facoltà di scelta sulla Suola in cui iscriversi, ma l’insegnamento del Sardo sarà materia obbligatoria nelle scuole italiane. Per lo meno questo è il mio personale punto di vista, ma dov’è la contraddizione?
Quante persone decideranno di mandare i figli in una Scuola o nell’altra non ha importanza. L’importante è che, in uno stato democratico, ognuno sia libero di scegliere.
Turritano


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 19:50:32
Messaggio:

ziama ha scritto:

Turritano ha scritto:



P. S. il termine di onorato di “paladino”, tienilo per te: io non voglio altro che quello che ogni buon sardo dovrebbe volere.



PS.....
Non cadiamo nello stesso errore fatto in precedenza di crederci migliori degli altri, solo perche' la pensiamo in maniera diversa.
Qui ognuno espone le proprie idee per confrontarsi, non per essere giudicati ne' tantomeno condannati.
Secondo la legge poi, se non sbaglio, si e' innocenti fino a quando non si prova la colpevolezza di un individuo.
Abellu cun is fueddusu!!!!!!!!!

Grazie.....

Infatti, io non mi credo migliore di nessuno. Ho solo degli IDEALI in cui credo fermamente e di cui sono fiero, e questo non da adesso. C' è chi non ne ha, sicuramente è più comodo, ma io non l'invidio. Tutto qua!
Turritano


Autore Risposta: ziama
Inserita il: 09/05/2008 19:54:00
Messaggio:

E chi ti ha detto che scelgo io per i tuoi figli?
Lungi da me avere mai detto o persino pensato una cosa del genere....

E' che mi fa sorridere il sentire parlare di DEMOCRAZIA da uno che vuole imporre l'insegnamento del sardo OBBLIGATORIO nelle scuole...
Ma se gia' ci fosse, come nelle tue piu rosee previsioni, una scuola dove si insegna in SARDO...perche' imporlo a coloro che SCELGONO di andare alla scuola italiana? Se avessero voluto il sardo...sarebbero andati nella tua scuola, giusto?
Alla faccia della democrazia!!


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 19:59:00
Messaggio:

ziama ha scritto:

E chi ti ha detto che scelgo io per i tuoi figli?
Lungi da me avere mai detto o persino pensato una cosa del genere....

E' che mi fa sorridere il sentire parlare di DEMOCRAZIA da uno che vuole imporre l'insegnamento del sardo OBBLIGATORIO nelle scuole...
Ma se gia' ci fosse, come nelle tue piu rosee previsioni, una scuola dove si insegna in SARDO...perche' imporlo a coloro che SCELGONO di andare alla scuola italiana? Se avessero voluto il sardo...sarebbero andati nella tua scuola, giusto?
Alla faccia della democrazia!!


E allora lasciami scegliere e tu fai come vuoi.
Democrazia con insegnamento obbligatorio? e cosa c'entra? in tutte le democrazie del mondo nelle Scuole ci sono sempre state materie obbligatorie. Cosa c'è di strano?
Ma non deragliamo: tutto il discorso si fa per salvare sa Limba, piaccia o non piaccia!
Turritano


Autore Risposta: ziama
Inserita il: 09/05/2008 20:00:46
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Infatti, io non mi credo migliore di nessuno. Ho solo degli IDEALI in cui credo fermamente e di cui sono fiero, e questo non da adesso. C' è chi non ne ha, sicuramente è più comodo, ma io non l'invidio. Tutto qua!
Turritano


Pensarla diversamente non significa non avere ideali....ma deduco da quanto dici che i tuoi siano comunque i piu giusti e saggi!
O gli unici di essere presi in considerazione....
BUON PER TE! L'importante e' esserne convinti!!!


Autore Risposta: nicode
Inserita il: 09/05/2008 20:00:49
Messaggio:

In archivio ho trovato quest'articolo di Francesco Cesare Casula, pubblicato su l'Unione Sarda del 24 aprile 2006.

La lingua sarda è morta da 600 anni.

Ho raccontato altre volte, anche sulle pagine di questo giornale, che la lingua sarda nasce dalla lenta trasformazione del latino a ridosso del Mille dopo Cristo. Aveva già in sé il seme della disunione perché, dalla catena del Marghine in su, tutte le “c”, accompagnate da “e” e da “i”, si pronunciavano “k”, e ancora oggi, nel Capo di Sopra, per dire “cento” si dice “kentu”, per dire “cinque” si dice “kimbe”, mentre nel Capo di Sotto si dicono “centu” e “cincu”.
Sennonché, sempre attorno al Mille, si formarono quattro Stati sovrani - i regni giudicali di Càlari, Torres, Gallura e Arborèa - che, in piena indipendenza, elaborarono ciascuno per proprio conto la lingua tanto che, se il processo fosse durato, alla fine si avrebbero avute quattro lingue nazionali
distinte: il Calaritano, il Logudorese, il Gallurese e l’Arborense, probabilmente incomprensibili fra
loro, come successe nello stesso tempo in Europa con l’italiano, il francese, lo spagnolo e il rumeno, anch’esse nate dal latino.
Purtroppo, i regni giudicali durarono solo trecento anni, troppo poco per maturare ognuno una propria lingua. Visse più a lungo il Regno di Arborèa che, avendo conquistato nel Trecento quasi tutta l’isola, impose la sua lingua fin nei villaggi più sperduti della Sardegna, tenendo presente la grande divisione fra nord e sud; tant’è che la Carta de Logu è scritta nelle due varianti che i linguisti chiamano satem e kentum, ma che per noi sono semplicemente il campidanese e il logudorese.
Con la caduta dell’Arborèa nel 1420 il quadro linguistico si sfece: da allora i documenti, le leggi, gli ordini, le orazioni, le prediche vennero scritte e dette quasi tutte in catalano o in castigliano, poi in italiano. La gente dei paesi continuò a parlare in sardo, è vero, ma elaborandolo, coartandolo, svilendolo con neologismi e acquisizioni di parole straniere. In pratica, in settecento anni ogni paese si è creato un propria variante di lingua, un proprio dialetto. E questa è la situazione odierna. Stando così le cose, la domanda che ci poniamo è se esiste ancora una lingua sarda generale che ci possa dare un’identità. La risposta è no.Ognuno dei 386 Comuni dell’isola che aspiri a coltivare le proprie radici culturali si tenga la propria parlata: la studi, la insegni, la mostri. Se, invece, si volesse operare a livello politico costruendo artificialmente una lingua sarda unitaria almeno per gli atti pubblici, ben venga la proposta della Regione. Purché, con la lingua, si veicolino buone idee.

Unione Sarda - 24 aprile 2006


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 09/05/2008 20:05:03
Messaggio:

annika ha scritto:

Grazie Donovan......vedi ragionando piano piano ci capiamo tutti !!!

ddu bisi arrexionendi..abellu abellu si cumprendeus tottus......!!!

a si biri.....


Ellus! Aici tocat de chistionai, is diferèntzias funt prus pagas de su chi unu podit pentzai, su sardu est sempri sa pròpriu cosa in donnia logu...asinunca cumenti emu pòtziu fai a imparai a scriri su campidanesu chentza mancu una diì de scola e chentza ddu intendi mai fueddendi? E custu no mi fait scaresciri su fueddu cosa mia, poita donnia borta sa fràsia dda depu pentzai a sa moda de sa bidda mia!


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 20:05:44
Messaggio:

Di quei ridicoli articoli ne e pieno il mondo. Il fatto si è che ognuno ragiona con la sua testa, e non con quella di chi scrive nei giornali.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 09/05/2008 20:09:27
Messaggio:

nicode ha scritto:

In archivio ho trovato quest'articolo di Francesco Cesare Casula, pubblicato su l'Unione Sarda del 24 aprile 2006.

La lingua sarda è morta da 600 anni.

Ho raccontato altre volte, anche sulle pagine di questo giornale, che la lingua sarda nasce dalla lenta trasformazione del latino a ridosso del Mille dopo Cristo. Aveva già in sé il seme della disunione perché, dalla catena del Marghine in su, tutte le “c”, accompagnate da “e” e da “i”, si pronunciavano “k”, e ancora oggi, nel Capo di Sopra, per dire “cento” si dice “kentu”, per dire “cinque” si dice “kimbe”, mentre nel Capo di Sotto si dicono “centu” e “cincu”.
Sennonché, sempre attorno al Mille, si formarono quattro Stati sovrani - i regni giudicali di Càlari, Torres, Gallura e Arborèa - che, in piena indipendenza, elaborarono ciascuno per proprio conto la lingua tanto che, se il processo fosse durato, alla fine si avrebbero avute quattro lingue nazionali
distinte: il Calaritano, il Logudorese, il Gallurese e l’Arborense, probabilmente incomprensibili fra
loro, come successe nello stesso tempo in Europa con l’italiano, il francese, lo spagnolo e il rumeno, anch’esse nate dal latino.
Purtroppo, i regni giudicali durarono solo trecento anni, troppo poco per maturare ognuno una propria lingua. Visse più a lungo il Regno di Arborèa che, avendo conquistato nel Trecento quasi tutta l’isola, impose la sua lingua fin nei villaggi più sperduti della Sardegna, tenendo presente la grande divisione fra nord e sud; tant’è che la Carta de Logu è scritta nelle due varianti che i linguisti chiamano satem e kentum, ma che per noi sono semplicemente il campidanese e il logudorese.
Con la caduta dell’Arborèa nel 1420 il quadro linguistico si sfece: da allora i documenti, le leggi, gli ordini, le orazioni, le prediche vennero scritte e dette quasi tutte in catalano o in castigliano, poi in italiano. La gente dei paesi continuò a parlare in sardo, è vero, ma elaborandolo, coartandolo, svilendolo con neologismi e acquisizioni di parole straniere. In pratica, in settecento anni ogni paese si è creato un propria variante di lingua, un proprio dialetto. E questa è la situazione odierna. Stando così le cose, la domanda che ci poniamo è se esiste ancora una lingua sarda generale che ci possa dare un’identità. La risposta è no.Ognuno dei 386 Comuni dell’isola che aspiri a coltivare le proprie radici culturali si tenga la propria parlata: la studi, la insegni, la mostri. Se, invece, si volesse operare a livello politico costruendo artificialmente una lingua sarda unitaria almeno per gli atti pubblici, ben venga la proposta della Regione. Purché, con la lingua, si veicolino buone idee.

Unione Sarda - 24 aprile 2006



Il signor Casula quel giorno deve aver bevuto qualche cicchetto di troppo...


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 20:11:23
Messaggio:

ziama ha scritto:

Turritano ha scritto:

Infatti, io non mi credo migliore di nessuno. Ho solo degli IDEALI in cui credo fermamente e di cui sono fiero, e questo non da adesso. C' è chi non ne ha, sicuramente è più comodo, ma io non l'invidio. Tutto qua!
Turritano


Pensarla diversamente non significa non avere ideali....ma deduco da quanto dici che i tuoi siano comunque i piu giusti e saggi!
O gli unici di essere presi in considerazione....
BUON PER TE! L'importante e' esserne convinti!!!

Ne fai una storia anche per questo? è ovvio che, se qualcuno (chiunque) ha degli IDEALI crede che siano giusti, se no che "ideali" sarebbero? In ogni modo non bisogna confondere gli "ideali" con le "opinioni": sono cose diverse.
Turritano


Autore Risposta: Mirko
Inserita il: 09/05/2008 20:12:04
Messaggio:

la storia infinita


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 20:13:16
Messaggio:

nicola80 ha scritto:

la storia infinita

Da che mondo è mondo...!
Comunque uno può anche non leggere!


Autore Risposta: nicode
Inserita il: 09/05/2008 20:15:09
Messaggio:

Donovan ha scritto:

Il signor Casula quel giorno deve aver bevuto qualche cicchetto di troppo...


Forse perchè dice cose che non ti piacciono.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 20:19:34
Messaggio:

Non è questione di piacere o meno, i fatti dimostrano il contrario.
O apriamo un'altra discussione: "Il Sardo esiste o non esiste?" vedremo allora a cosa può servire quell'articolo di giornale!


Autore Risposta: annika
Inserita il: 09/05/2008 20:22:41
Messaggio:

nicode ha scritto:

ziama ha scritto:

Nicode....quelli non contano.....la Sardegna e' dei sardi.
Fuori lo straniero.


Che Dio ti ascolti


Quoto...


Autore Risposta: nicode
Inserita il: 09/05/2008 20:24:29
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Non è questione di piacere o meno, i fatti dimostrano il contrario.
O apriamo un'altra discussione: "Il Sardo esiste o non esiste?" vedremo allora a cosa può servire quell'articolo di giornale!


Personalmente spero che il prossimo Consiglio Regionale blocchi questa iniziativa e pensi a cose molto più serie per la rinascita della nostra isola.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 20:24:41
Messaggio:

Anch'io!


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 09/05/2008 20:25:10
Messaggio:

nicode ha scritto:

Donovan ha scritto:

Il signor Casula quel giorno deve aver bevuto qualche cicchetto di troppo...


Forse perchè dice cose che non ti piacciono.


Non proprio, perchè fa ipotesi assolutamente fantasiose e nonostante sia uno storico dimentica che la Sardegna era pressochè unificata sotto gli Arborea, perciò se proprio si vuol lavorare di fantasia sarebbe dovuta essere la variante arborense quella che avrebbe potuto unificare tutto il gruppo linguistico, anche perchè esistevano già dei documenti ufficiali scritti con quel sistema (vedi Carta de Logu).
In ogni caso il sardo non è morto, io continuo a parlarlo, così come tanti altri e se anche, prendendo per buona l' ipotesi di Casula, il sardo fosse morto, lo sarebbero tutte le lingue del mondo tranne quelle parlate dalle tribù che da millenni vivono allo stato primitivo. L' influenza tra le lingue e la loro evoluzione è una costante valida ovunque.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 20:30:01
Messaggio:

Donovan ha scritto:

nicode ha scritto:

Donovan ha scritto:

Il signor Casula quel giorno deve aver bevuto qualche cicchetto di troppo...


Forse perchè dice cose che non ti piacciono.


Non proprio, perchè fa ipotesi assolutamente fantasiose e nonostante sia uno storico dimentica che la Sardegna era pressochè unificata sotto gli Arborea, perciò se proprio si vuol lavorare di fantasia sarebbe dovuta essere la variante arborense quella che avrebbe potuto unificare tutto il gruppo linguistico, anche perchè esistevano già dei documenti ufficiali scritti con quel sistema (vedi Carta de Logu).
In ogni caso il sardo non è morto, io continuo a parlarlo, così come tanti altri e se anche, prendendo per buona l' ipotesi di Casula, il sardo fosse morto, lo sarebbero tutte le lingue del mondo tranne quelle parlate dalle tribù che da millenni vivono allo stato primitivo. L' influenza tra le lingue e la loro evoluzione è una costante valida ovunque.

Quoto è straquoto. Questa è Storia. Questo è ragionare con dati di fatto e non con quattro baggianate di un'articolo di giornale!
Turritano


Autore Risposta: nicode
Inserita il: 09/05/2008 20:40:57
Messaggio:

Donovan ha scritto:

nicode ha scritto:

Donovan ha scritto:

Il signor Casula quel giorno deve aver bevuto qualche cicchetto di troppo...


Forse perchè dice cose che non ti piacciono.


Non proprio, perchè fa ipotesi assolutamente fantasiose e nonostante sia uno storico dimentica che la Sardegna era pressochè unificata sotto gli Arborea, perciò se proprio si vuol lavorare di fantasia sarebbe dovuta essere la variante arborense quella che avrebbe potuto unificare tutto il gruppo linguistico, anche perchè esistevano già dei documenti ufficiali scritti con quel sistema (vedi Carta de Logu).
In ogni caso il sardo non è morto, io continuo a parlarlo, così come tanti altri e se anche, prendendo per buona l' ipotesi di Casula, il sardo fosse morto, lo sarebbero tutte le lingue del mondo tranne quelle parlate dalle tribù che da millenni vivono allo stato primitivo. L' influenza tra le lingue e la loro evoluzione è una costante valida ovunque.


Continuate a parlarlo.... ma non cercate di imporlo agli altri e sopratutto rispettate il parere degli altri, di chi non la pensa come voi.


Autore Risposta: scizia
Inserita il: 09/05/2008 21:25:21
Messaggio:

mo basta mi oreisi imparai a scri su campidanesu o no
annika cumencia tui, su mio esti unu campidanesu-sulcitanu, non propriu s'originali
ajo' tengu gannasa de ndi cumprendi carincuna cosa
nareimi si appu fattu sbagliusu mera ( noi usiamo la erre al posto della d)
si intendeusu dopu
ariosu


Autore Risposta: scizia
Inserita il: 09/05/2008 21:27:29
Messaggio:

mi sa tanto che ho sbagliato a scrivere in sardo perche' in questa parte del forum si dovrebbere scrivere in italiano
sorry


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 21:29:08
Messaggio:

Scizia, imbagliu o no imbagliu hai sempri fattu be' ( questo è Sassarese)
Saruddi
Turritano


Autore Risposta: scizia
Inserita il: 09/05/2008 21:36:29
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Scizia, imbagliu o no imbagliu hai sempri fattu be' ( questo è Sassarese)
Saruddi
Turritano


seu andara a nasu poita non ci cumprendu nudda de sassaresu


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 09/05/2008 21:39:36
Messaggio:

scizia ha scritto:

mo basta mi oreisi imparai a scri su campidanesu o no
annika cumencia tui, su mio esti unu campidanesu-sulcitanu, non propriu s'originali
ajo' tengu gannasa de ndi cumprendi carincuna cosa
nareimi si appu fattu sbagliusu mera ( noi usiamo la erre al posto della d)
si intendeusu dopu
ariosu


Scizia, anda benissimu su campidanesu - sulcitanu.

Su miu est marmillesu.
Ascutta:
Imoi basta! Mi obeis imparai a scrì su campidanesu o no?
Annika, incarrera tui, su miu est marmillesu.
Ajò, tengiu gana de nci cumprendi cuncua cosa. Naraimì chi appu fattu sbaglisu meda. S'intendeus dopu.

Hai ragione Scizia, qua ci buttano fuori, la sezione per il sardo non è questa. Ci risentiamo in altra sede, ciao


Autore Risposta: Mirko
Inserita il: 09/05/2008 21:40:10
Messaggio:

non avete argomenti più interessanti?


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 09/05/2008 21:40:58
Messaggio:

nicola80 ha scritto:

non avete argomenti più interessanti?


Dacci qualche consiglio.


Autore Risposta: Mirko
Inserita il: 09/05/2008 21:42:41
Messaggio:

7pagine dei soliti discorso triti e ritriti senza venirne a capo stufano


Autore Risposta: ziama
Inserita il: 09/05/2008 21:42:48
Messaggio:

Ecco dove penso esista la grossa differenza:

Io sono convinta della necessita' di salvare le varianti - tutte - per salvaguardare un'identita' storica e culturale che si e' venuta a creare nei secoli.
Come puo' un minestrone come la lsc rappresentare la mia storia e quella della mia terra?
Non ho bisogno di una lingua sarda comune per comunicare, perche' per quello ho gia' l'italiano (prova ne e' questa discussione!!! magari la pensiamo diversamente ma stiamo pur sempre comunicando!!).

Chi vuole una lingua sarda comune (forse...smentitemi se mi sbaglio) e' perche' pensa o spera di poter utilizzare il sardo come prima lingua.
E su questo, scusatemi, ho davvero i miei dubbi di una remota possibilita' di riuscita.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 21:45:19
Messaggio:

nicola80 ha scritto:

non avete argomenti più interessanti?

Ce ne sono tanti, basta non leggere questi!


Autore Risposta: ziama
Inserita il: 09/05/2008 21:47:00
Messaggio:

nicola80 ha scritto:

7pagine dei soliti discorso triti e ritriti senza venirne a capo stufano


Non per farmi i azzz tuoi....ma se ti stufano questi discorsi..ci sono centinaia di discussioni su questo forum ...vai a farti un giro no???
Io se un argomento non mi interessa, non spreco neppure le forze a farci sopra un CLICK col mouse.....
o forse qualcuno ti punta una pistola alla testa per leggerti proprio questa????
Se e' cosi dillo, che ti veniamo a difendere noi!!!! Come vedi, siamo bravi a far scappare la gente!!!!!!!!!!!!!

Ma ti potzu toccai????


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 09/05/2008 21:47:22
Messaggio:

ziama ha scritto:

Ecco dove penso esista la grossa differenza:

Io sono convinta della necessita' di salvare le varianti - tutte - per salvaguardare un'identita' storica e culturale che si e' venuta a creare nei secoli.
Come puo' un minestrone come la lsc rappresentare la mia storia e quella della mia terra?
Non ho bisogno di una lingua sarda comune per comunicare, perche' per quello ho gia' l'italiano (prova ne e' questa discussione!!! magari la pensiamo diversamente ma stiamo pur sempre comunicando!!).

Chi vuole una lingua sarda comune (forse...smentitemi se mi sbaglio) e' perche' pensa o spera di poter utilizzare il sardo come prima lingua.
E su questo, scusatemi, ho davvero i miei dubbi di una remota possibilita' di riuscita.




Anche perché una lingua sarda unica non è mai esistita.


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 09/05/2008 21:49:45
Messaggio:

nicola80 ha scritto:

7pagine dei soliti discorso triti e ritriti senza venirne a capo stufano


Beh, ma a quanto pare la soluzione del problema non l'hai neppure tu.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 09/05/2008 22:46:48
Messaggio:

Albertina ha scritto:

scizia ha scritto:

mo basta mi oreisi imparai a scri su campidanesu o no
annika cumencia tui, su mio esti unu campidanesu-sulcitanu, non propriu s'originali
ajo' tengu gannasa de ndi cumprendi carincuna cosa
nareimi si appu fattu sbagliusu mera ( noi usiamo la erre al posto della d)
si intendeusu dopu
ariosu


Scizia, anda benissimu su campidanesu - sulcitanu.

Su miu est marmillesu.
Ascutta:
Imoi basta! Mi obeis imparai a scrì su campidanesu o no?
Annika, incarrera tui, su miu est marmillesu.
Ajò, tengiu gana de nci cumprendi cuncua cosa. Naraimì chi appu fattu sbaglisu meda. S'intendeus dopu.

Hai ragione Scizia, qua ci buttano fuori, la sezione per il sardo non è questa. Ci risentiamo in altra sede, ciao




Giusto per sfatare qualche luogo comune circa l' "artificiosità" della LSC, ecco come vanno normalizzate queste frasi secondo lo standard:

LSC:

Imoe bastat! Mi boleis imparare a iscriere su campidanesu o no? Annika, incarrera tue, su meu est marmiddesu. Ajò, tèngio gana de nche cumprèndere cancuna cosa. Narademi si apo fattu isbàllios meda. Nos intendimus dopo.


Confronto col Campidanese-Standard:

Imoi bastat! Mi boleis imparai a scriri su campidanesu o no? Annika, incarrera tui, su miu est marmiddesu. Ajò, tengu gana de nci cumprendi cancuna cosa. Naraimì si apu fattu sbàllius meda. S'intendeus dopo.


Confronto col Logudorese-Standard:

Como bastat! Mi cherides imparare a iscrier su campidanesu o no? Annika, incomintza tue, su meu est marmiddesu. Ajò, tenzo gana de bi cumprender carchi cosa. Narademi si apo fattu isbàllios meda. Nos intendimos dopo.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 22:49:32
Messaggio:

Quasi quasi ha ragione Nicola80. La "cosa" sta diventando troppo ripetiva: è come sbattere su un muro di gomma!
Turritano


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 22:56:13
Messaggio:

Donovan, non dicevo a te!
Ciao
Turritano


Autore Risposta: ziama
Inserita il: 09/05/2008 22:58:22
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Quasi quasi ha ragione Nicola80. La "cosa" sta diventando troppo ripetiva: è come sbattere su un muro di gomma!
Turritano


ahhhaaa...
Ebbeh.....tiritiri???????
Attendo risposta!!!


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/05/2008 23:10:25
Messaggio:

Va be', Zià, a "grande richiesta", la racconto.
La storiella di due ciclisti
C’erano due ciclisti, che partecipavano alle gare tanto per fare numero e per guadagnarsi la pagnotta, insomma: due schiappe! In una gara, come al solito sempre ultimi, a un certo punto non ce la facevano più e uno dice all’altro: “cosa dici, ci ritiriamo?” l’altro risponde: “no, aspetta ancora un po’! “. Passa un po’ di tempo e il primo rifà la domanda: “ebbè, ti ritiri?”, e l’altro ormai completamente esaurito: “No, taratara!”
Non so a voi, ma a me, immedesimandomi in uno che ormai, per fatica, non capisce più nulla, mi fa ridere ogni volta che mel a ricordo!
Turritano


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 11/05/2008 15:19:32
Messaggio:

Per chi fosse interessato ad approfondire il discorso segnalo la ricerca condotta dal Prof. Roberto Bolognesi, sulcitano ma docente in Olanda, riguardo il rapporto tra LSC e varianti locali. Avverto che non è il massimo del divertimento, ma che comunque sono presenti delle cartine molto significative che aiutano a dare un "colpo d' occhio" anche a livello geografico sulla situazione del sardo:

http://www.sardegnacultura.it/docum...18130841.pdf


Autore Risposta: asia
Inserita il: 11/05/2008 16:59:01
Messaggio:

Turritano ha scritto:

La storiella di due ciclisti
C’erano due ciclisti, che partecipavano alle gare tanto per fare numero e per guadagnarsi la pagnotta, insomma: due schiappe! In una gara, come al solito sempre ultimi, a un certo punto non ce la facevano più e uno dice all’altro: “cosa dici, ci ritiriamo?” l’altro risponde: “no, aspetta ancora un po’! “. Passa un po’ di tempo e il primo rifà la domanda: “ebbè, ti ritiri?”, e l’altro ormai completamente esaurito: “No, taratara!”


Me la ricordo, me la ricordo...



p.s. giusto per trasformare uno sbadiglio in un sorriso.


Autore Risposta: antas
Inserita il: 11/06/2008 13:36:28
Messaggio:

chie l'at nadu chi una limba sarda unitaria no est mai esistida? Provade a abbaidare sos condaghes de su periudu judicale, dae torres a calari colande in s'arborea e bidies ite b'est.
pustroppo in s'iscola non nos imparan sa storia e sa limba de sardigna e tando resonamos totus pensande a s'ortu nostru e sighimus a essere pocos, locos y mal unidos. Sa LSC e sa menzus cosa chi appana fattu po salvare sa limba sarda. Senza una limba unitaria su sardu est destinau a morrer.

Chi l'ha detto che una lingua sarda unitaria non è mai esistita? Provate a leggere mi condaghi del periodo giudicale dalgiudicato di torres a quello di cagliari pasando per l'arborea e poi giudicate.
purtroppo nella scuola non ci insegnano ne la storia ne la lingua della sardegna ed allora ragioniamo tutti pensando al nostro orticello e continuiamo ad essere pocos, locos y mal unidos. La LSC è la miglior cosa che abbiano fatto per salvare la lingua sarda. Senza una lingua unitaria il sardo è destinato a morire.

a propositu su chi est in supra est iscritu in LSC


Autore Risposta: drFolk
Inserita il: 11/06/2008 14:21:13
Messaggio:

Noo, ragazzi. A parte che se proponi uno standard sardo unico ammazzi la lingua veicolare delle comunità: imbastardita quanto vuoi, ma ancora viva... E poi questi studi non li condivido, una comunanza statistica del tutto opinabile. E' inconcepibile che la fonetica e la sintassi del sardo di Lula e Onaì e Osidda sia accomunato al sardo di Siniscola e Lodè, mentre Orune e Bitti fanno gruppo a sè stante. In realtà Osiddese, Lodeino e Buddusoino son più simili fra loro di quanto non siano col sardo di Bitti, Onanì e Siniscola. Che, scherziamo? Ma Michael Allan Jones cosa l'ha scritto a fare, il suo Sardinian Syntax?


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 11/06/2008 14:47:35
Messaggio:

antas: per quel poco che so di condaghes... non ce n'è uno uguale identico all'altro.... quindi poco di comuna..
e poi chi l'ha detto che quelle "lingue"
corrispondessero esattamente al sardo" veicolare" di allora ,come lo definisce dott. folk.... mi domando: ammesso e non concesso che quello fosse un sardo unificato ( per le non lo era) prototipo... perchè non si è perpetuato, come lingua comuna?? ed è stato quello a far perpetuare l'attuale sardo??? magari!!!
mi spaventa la fretta ( cattivissima consigliera ) con cui si fanno tagli, statistiche e si prescrivono medicine,,, ad una lingua sarda che ( mi illudo???) non è tanto malata grave... da azzardare cure in extremis.... pur non rifiutando a priori la limba comuna , sono arciconvinto che bisogna ponderare e valutare ancora... e che l'imposizione non è opportuna...

buddusoino??? osiddese??? credo che siano imparentati con le parlate del monteacuto più che con baroniese


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 11/06/2008 15:06:24
Messaggio:

babborcu ha scritto:

antas: per quel poco che so di condaghes... non ce n'è uno uguale identico all'altro.... quindi poco di comuna..
e poi chi l'ha detto che quelle "lingue"
corrispondessero esattamente al sardo" veicolare" di allora ,come lo definisce dott. folk.... mi domando: ammesso e non concesso che quello fosse un sardo unificato ( per le non lo era) prototipo... perchè non si è perpetuato, come lingua comuna?? ed è stato quello a far perpetuare l'attuale sardo??? magari!!!
mi spaventa la fretta ( cattivissima consigliera ) con cui si fanno tagli, statistiche e si prescrivono medicine,,, ad una lingua sarda che ( mi illudo???) non è tanto malata grave... da azzardare cure in extremis.... pur non rifiutando a priori la limba comuna , sono arciconvinto che bisogna ponderare e valutare ancora... e che l'imposizione non è opportuna...

buddusoino??? osiddese??? credo che siano imparentati con le parlate del monteacuto più che con baroniese


Sono d'accordo.
La lingua sarda si salva recuperando tutto ciò che in sardo è stato scritto e tramandato per via orale, non sacrificando le varianti per imporre una lingua unificata.


Autore Risposta: antas
Inserita il: 11/06/2008 17:40:04
Messaggio:

Tando piccicos

so cuntentu chi s'aperzat su dibatidu siat gasi vivu cheret narrer chi sa chistione de sa limba bos toccat e cherio precisare calchi cosa; iscusade si lu fatto in italianu ma est solu po chistione de tempus, poite luego depo movere a logu atesu foras de sardigna.

le vostre osservazioni sono tutte giuste e la vostra preocupazione è anche la mia ma vorrei chiarire alcure cose.
1 lungi da me l'idea di amazzare la lingua veicolare. Anzi io personalmente la parlo e la scrivo in uso quotidiano
2 sarebbe criminale imporre uno standard, infatti non viene imposto, nessuno ha chiesto di abbandonare la propria variante. Ma se la mia variante deve essere imbastardita preferisco che venga imbastardita da un'altra variante sarda e non dalla lingua italiana. Purtroppo molti preferiscono il contrario.
3 sul discorso dei condaghi si potrebbe parlare per ore purtroppo è un discorso lungo ma spero un giorno di poterci confrontare in tal senso,
4 attenzione anche la fonetica sta suendo variazioni e anche su questo vale il discorso precedente.
5 Albertina hai ragione da vendere, "La lingua sarda si salva recuperando tutto ciò che in sardo è stato scritto e tramandato per via orale"
però è ora di scrivere altrimenti è finita!
Tando picciocos! fueddamos ,iscriimus, in sa variante Nostra calesisiat isa siat. e si in sa vostra non b'est cussu faeddu non timeas de impreare sa de su bighinu SU SARDU LU DEPIMUS SALVARE TOTUS IMPARE CHENA NON TANCARE in chistiones chene fundu

UNU SALUDU A TOTUS CUN AMISTADE a nos intendere luego


Autore Risposta: babborcu
Inserita il: 11/06/2008 17:55:55
Messaggio:

antas: piccioccu...
non puoi imbrigliare nulla!! in nessun modo... la lingua è come l'acqua : cambia ( e si imbastardisce, ma vive se scorre, ) nello stesso momento in cui la si parla... già quella dei condaghi era " imbastardita" .... la primissima cosa, credo sia parlarla, infamiglia e fuori... e contemporaneamente stabilire come scriverla ,,, tenendo presente le varianti... gia lo stabili re ( con opportuno dibattito e contributo di linguisti-grammatici seri) regole di scrittura certe porterà ad una relativa unificazione e poi chi vivrà vedra ' ( sono contrario ad operazioni astratte, da laboratorio axche se vi ricordo che l'odierno greco e l'isdraeliano sono stati creati 2 dall'alto")
saludos medas de coro


Autore Risposta: annika
Inserita il: 11/06/2008 18:04:15
Messaggio:

antas ha scritto:



Tando picciocos! fueddamos ,iscriimus, in sa variante Nostra calesisiat isa siat. e si in sa vostra non b'est cussu faeddu non timeas de impreare sa de su bighinu SU SARDU LU DEPIMUS SALVARE TOTUS IMPARE CHENA NON TANCARE in chistiones chene fundu

UNU SALUDU A TOTUS CUN AMISTADE a nos intendere luego


Intza' piccioccusu!! cristionausu,scrieusu, in sa varianti nosta, qualunque siada, e chi in sa' de osatrusu no esistidi su fueddu,
no timmaisi de imparai de su bixiu...Su Sardu ddu doppeusu salvai tottosu e imparai chene si perdi in chistioisi chene fundu.

U' saludu a tottusu cun amicizia e a s'intendi allestru.


Autore Risposta: antas
Inserita il: 11/06/2008 18:05:42
Messaggio:

certo tutto è dinamico, non voglio imbrigliare nulla ma ti voglio ricordare che l'unica cosa a essere imbrigliata in questo momento è la lingua sarda
e che oltre l'israeliano e il greco come tu giustamente affermi, ci sono anche il catalano e il basco che hanno ripreso vita in maniera esponenziale dal momento in cui è stato creato lo standard. SONO APERTO A TUTTE LE SOLUZIONI. MA MI SEMBRA INUTILE CRITICARE CIò CHE SI FA' IN FAVORE DEL NON FARE. PERCHE VEDO CHE SI PARLA E SI SCRIVE TANTO MA SEMPRE IN ITALIANO!
A PROVAMUS A ICRIERE IN SARDU CALCHI BORTA

RICAMBIU SOS SALUDOS


Autore Risposta: drFolk
Inserita il: 11/06/2008 18:23:40
Messaggio:

Jeo naro a bi provare-mus... Senas si credo chi non siet birgonza, o pejus puru colonizatzione, iscrìvere e faeddare in italianu. Ischimus chi semus sardos, ischimus faeddare s'italianu: tenimus in manos duas armas mannas pro cumprendere su mundu chi semus, rpima de facher cale si siat rivolutzione. Siet de cultura o siet de politica.


Ca nessi dae chent'annos naran chi sa Sardigna si ch'est morinde, e galu est viva e ispipilla.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 11/06/2008 19:16:52
Messaggio:

dr folk ha scritto:

Noo, ragazzi. A parte che se proponi uno standard sardo unico ammazzi la lingua veicolare delle comunità: imbastardita quanto vuoi, ma ancora viva... E poi questi studi non li condivido, una comunanza statistica del tutto opinabile. E' inconcepibile che la fonetica e la sintassi del sardo di Lula e Onaì e Osidda sia accomunato al sardo di Siniscola e Lodè, mentre Orune e Bitti fanno gruppo a sè stante. In realtà Osiddese, Lodeino e Buddusoino son più simili fra loro di quanto non siano col sardo di Bitti, Onanì e Siniscola. Che, scherziamo? Ma Michael Allan Jones cosa l'ha scritto a fare, il suo Sardinian Syntax?




La sintassi del sardo è praticamente identica da Luras a Teulada, ciò che più mi stupisce è che a dire una cosa del genere sia tu, che scrivi anche in campidanese.
Ciò che cambia è il lessico (che non è un problema) e la fonetica che costituisce invece il problema fondamentale: per la precisione il problema è costituito dai simboli da utilizzare graficamente.
A nulla serve ricorrere alla variante locale per aggirare l' ostacolo: anche in un paese di 1000 anime si possono trovare 2, 3, 10 o più modi di rendere graficamente il parlato. Chi decide quale deve essere? Il sindaco? Oppure ognuno continua a scrivere come gli pare, così ogni volta ci si deve riabituare e compiere degli sforzi per comprendere ciò che c'è scritto
E questo è uno dei punti nodali : la preferenza della lettura o scrittura in italiano deriva proprio da questo, dall' avere una forma grafica certa. Se jo comincyasi a schrivere in cuesto modo la combrensione divenda un pò piu dificile, li ochi si apesandiscono e potrebe anqe pasarti la vollia di legere...

Inoltre aggiungo: credere che una forma grafica univoca determini la scomparsa delle varianti locali è poco più di una superstizione, è vero invece il contrario: una forma unica scritta facilita la trasmissione generazionale delle varianti locali, in quanto a quella lingua socialmente viene riconosciuto un valore: nei concorsi pubblici, nella scrittura di giornali, nella compilazione delle traduzioni per telefoni cellulari etc etc. Questo è un alto dei punti nodali: la trasmissione delle varianti locali si è bloccata in molti posti in quanto l' italiano garantiva un maggior successo a livello di istruzione e quindi a livello economico e di posizione sociale. Perchè? Non perchè l' italiano sia intrinsecamente superiore al sardo ma perchè socialmente gli è stato riconosciuto quel valore. Senza insegnamento scolastico (reso possibile dalla fora grafica univoca) quel valore non ce l' avrebbe mai avuto.

Altro punto che mi preme sottolineare è questo: ancora non si sa se l' insegnamento del sardo avverrà col sardo come lingua veicolare o no, ma poniamo che sia così. La LSC non sarà lingua veicolare per un semplice motivo: non ha una pronuncia fissa: uno di Bonorva pronuncia diversamente da me che sono di Bolotana ed entrambi pronunciamo diversamente da uno di Bitti ma scriviamo allo stesso modo e non ci voleva certo la LSC per realizzare questo: i poeti sardi avevano già risolto il problema qualche secolo fa.
Perciò la variante locale avrà la funzione veicolare, la LSC (o altro standard) la forma scritta, dobbiamo levarci dalla testa che forma grafica e forma parlata coincidano strettamente, questo è il retaggio peggiore che ci lascia l' italiano.


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 11/06/2008 22:15:51
Messaggio:

[red]Donovan ha scritto:

La sintassi del sardo è praticamente identica da Luras a Teulada, ciò che più mi stupisce è che a dire una cosa del genere sia tu, che scrivi anche in campidanese.
Ciò che cambia è il lessico (che non è un problema) e la fonetica che costituisce invece il problema fondamentale: per la precisione il problema è costituito dai simboli da utilizzare graficamente.
A nulla serve ricorrere alla variante locale per aggirare l' ostacolo: anche in un paese di 1000 anime si possono trovare 2, 3, 10 o più modi di rendere graficamente il parlato. Chi decide quale deve essere? Il sindaco? Oppure ognuno continua a scrivere come gli pare, così ogni volta ci si deve riabituare e compiere degli sforzi per comprendere ciò che c'è scritto
E questo è uno dei punti nodali : la preferenza della lettura o scrittura in italiano deriva proprio da questo, dall' avere una forma grafica certa. Se jo comincyasi a schrivere in cuesto modo la combrensione divenda un pò piu dificile, li ochi si apesandiscono e potrebe anqe pasarti la vollia di legere...

Inoltre aggiungo: credere che una forma grafica univoca determini la scomparsa delle varianti locali è poco più di una superstizione, è vero invece il contrario: una forma unica scritta facilita la trasmissione generazionale delle varianti locali, in quanto a quella lingua socialmente viene riconosciuto un valore: nei concorsi pubblici, nella scrittura di giornali, nella compilazione delle traduzioni per telefoni cellulari etc etc. Questo è un alto dei punti nodali: la trasmissione delle varianti locali si è bloccata in molti posti in quanto l' italiano garantiva un maggior successo a livello di istruzione e quindi a livello economico e di posizione sociale. Perchè? Non perchè l' italiano sia intrinsecamente superiore al sardo ma perchè socialmente gli è stato riconosciuto quel valore. Senza insegnamento scolastico (reso possibile dalla fora grafica univoca) quel valore non ce l' avrebbe mai avuto.

Altro punto che mi preme sottolineare è questo: ancora non si sa se l' insegnamento del sardo avverrà col sardo come lingua veicolare o no, ma poniamo che sia così. La LSC non sarà lingua veicolare per un semplice motivo: non ha una pronuncia fissa: uno di Bonorva pronuncia diversamente da me che sono di Bolotana ed entrambi pronunciamo diversamente da uno di Bitti ma scriviamo allo stesso modo e non ci voleva certo la LSC per realizzare questo: i poeti sardi avevano già risolto il problema qualche secolo fa.
Perciò la variante locale avrà la funzione veicolare, la LSC (o altro standard) la forma scritta, dobbiamo levarci dalla testa che forma grafica e forma parlata coincidano strettamente, questo è il retaggio peggiore che ci lascia l' italiano.


Davide, stiamo attenti però.. non è che tra standard scritto e parlato non ci siano relazioni e influenze, e che le due cose siano destinate a camminare su binari differenti... è esattamente l'opposto. Lentamente certo, ma questo è.

La LSC non è solo uno standard scritto, è una forma linguistica che ha ovviamente una sua pronuncia di riferimento, che è quella che deriva dal rapporto tra il grafema e il fonema che gli corrisponde nel sistema ortografico utilizzato.
Se io leggo un testo in LSC lo posso leggere solo in un modo! "Sambene" un campidanese non lo leggerà mai "sanguni". bintighimbe non può essere letto bintixincu. Il sistema ortografico utilizzato prevede una corrispondenza ben precisa tra grafemi e fonemi. Un giornalista che legge le notizie del tg, un professore che legge da un libro di testo a scuola, il maestro che fa un dettato ecc ecc, se questi saranno scritti in LSC, verranno letti in LSC. E così come per l'ortografia, anche la fonetica della LSC diventerà la forma standard del parlato.
Forma standard che evidentemente influenzerà pian piano anche le varianti dailettali. Cose che accadono in tutto il mondo. In italia tutti i dialetti sono stati influenzati dalla lingua standard. I dialetti italiani che si parlano oggi sono diversi e più vicini all'italiano standard nella fonetica, nel lessico nella sintassi, rispetto a quelli utilizzati 100 anni fa. Con differenze legate al livello di istruzione, all'età, al contesto urbano o rurale ecc, ovviamente , ma tant'è. Il processo di avvicinamento e sostituzione avanza contiuamente. Lo stesso è ovvio che accadrebbe per il sardo.


Ipotizziamo uno scenario realistico: Immaginiamo di essere in Trexenta a seguito di 40-50 anni di politica linguistica seria con la LSC: dunque insegnamento nelle scuole, utilizzo nei media, nelle amministrazioni ecc ecc.
Le generazioni che saranno cresciute e alfabetizzarete immerse in tale contesto saranno capacissime di utilizzare il sardo nella sua versione standard, sia nello scritto che nel parlato.
Ed è presumibile che sarà socialmente richiesto o considerato preferibile in certi contesti l'utilizzo della lingua standard che dunque sarà diventata la variante di maggior prestigio. Accanto a questa competenza è altrettanto verosimile che il Trexentese in questione manterrà anche la competenza della propria varietà dialettale in un continuum lingua-dialetto che lo indurrà ad utilizzare forme più standard o forme più dialettali a seconda del contesto.

E' chiaramente ovvio che il dialetto di questo Trexentese verrà notevolmente influenzato dalla lingua standard, e sarà dunque in buona parte diverso dal trexentese che si sente oggi in quelle contrade. Possiamo immaginare che foneticamente il suo bricentro si sarà spostato più a nord, con fenomeni simili a quelli che oggi si sentono a Laconi, in paesi della Barbagia meridionale ecc. Alternanza in finale di parola delle vocali -i -u -us, con -e -o -os; tendenza alla sostituzione dei numerali cincu, cuaturu con chimbe/i , baturu/oro, alternaza di suoni velari e palatali ecc.
E questo accadrà tanto più facilmente per i neologismi che non provenendo dalla tradizione, ma essendo appresi dalla scuola, dai libri, dai media ecc direttamente nelle forme standard, tenderanno a non essere convertiti foneticamente nemmeno negli utilizzi dialettali.. ( quale sia l'importanza dei media oggi e della lingua scritta nel condizionare gli usi linguistici lo possimo verificare anche in questo forum: molti campidanesi scrivono "limba sarda" piuttosto che "lingua sarda". Questo ci fa capire come una moda diffusa dai giornali e dai media tenda a condizionare usi linguistici tradizionali..)

E' chiaro poi che questo processo di sostituzione avverrà molto più rapidamente in una realtà cittadina come cagliari, ad esempio, molto più debole da questo punto di vista da una trexenta in cui l'utilizzo della lingua è ancora molto radicato socialmente. Cagliari sarà molto più vulnerabile ai modelli linguistici che forniranno la scuola e i media.

Quindi, gli usi dialettali locali tendono invitabilmente a convergere sempre più in direzione dello standard ufficiale. E' assolutamente certo che questo avverrà anche in sardegna, più o meno rapidamente. Che sia un bene o un male, ognuno giudichi da se.
Ma credo sia giusto che tutti siano consapevoli di queste cose, ne converrai.





Autore Risposta: antas
Inserita il: 11/06/2008 22:30:32
Messaggio:

Arthacan tenes rejone. Ma abbaida chi custos cambiamentos in sos ultimos bint'annos los amus biso su matessi, in favore de su campidanesu. In sa zona supra Aristanis Cabras e ateras biddas sos antzianos naran battirdighi undighi, e sos jovanos quattoixi, undixi etc. In Barbagia tipu Gavoi sos antzianos naran PETHA sos jovanos petza. LSC. o no LSC. Ad a essere sempre s'impreu a decidere su tempus benidore po su sardu.
P.S. So appena isbarcau a Girona (Barcellona) e comente so intrau a s'albergu mi so attacau a su compter. M'apo a essere malavidande


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 11/06/2008 22:54:19
Messaggio:

antas ha scritto:

Arthacan tenes rejone. Ma abbaida chi custos cambiamentos in sos ultimos bint'annos los amus biso su matessi, in favore de su campidanesu. In sa zona supra Aristanis Cabras e ateras biddas sos antzianos naran battirdighi undighi, e sos jovanos quattoixi, undixi etc. In Barbagia tipu Gavoi sos antzianos naran PETHA sos jovanos petza. LSC. o no LSC. Ad a essere sempre s'impreu a decidere su tempus benidore po su sardu.
P.S. So appena isbarcau a Girona (Barcellona) e comente so intrau a s'albergu mi so attacau a su compter. M'apo a essere malavidande


Ddu sciu ca est aici. Est una lei de is lìnguas e no dd'eus a cambiai nosu.
Is lìnguas cambiant sighendi is modas e is modellus de prestìgiu, is centrus de poderi: chini est prus forti bincit.

Podeus nai ca a pustis de sa deruta de Arborea e sa perdida de s'importantzia de Aristanis comenti centru politicu, su chi ddi nant "sardu arboresu" at impiticau sempri de prus su logu anca fiat spainau in s'edadi de mesu, strecau de duas fortzas.
1)A part'e basciu, sa fortza de su campidanesu che partendi de su prestigiu de casteddu si portàt sempri prus a sus;
2)A part'e sus sa fortza de su prestigiu poeticu de su logudoresu, un'unda chi si moviat faci a giossu. Formas comenti "piaghere" funt arribadas fintzas in brabaxa movendi de is biddas de logudoru.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 11/06/2008 23:46:42
Messaggio:

Arthacan ha scritto:

[red]Donovan ha scritto:

La sintassi del sardo è praticamente identica da Luras a Teulada, ciò che più mi stupisce è che a dire una cosa del genere sia tu, che scrivi anche in campidanese.
Ciò che cambia è il lessico (che non è un problema) e la fonetica che costituisce invece il problema fondamentale: per la precisione il problema è costituito dai simboli da utilizzare graficamente.
A nulla serve ricorrere alla variante locale per aggirare l' ostacolo: anche in un paese di 1000 anime si possono trovare 2, 3, 10 o più modi di rendere graficamente il parlato. Chi decide quale deve essere? Il sindaco? Oppure ognuno continua a scrivere come gli pare, così ogni volta ci si deve riabituare e compiere degli sforzi per comprendere ciò che c'è scritto
E questo è uno dei punti nodali : la preferenza della lettura o scrittura in italiano deriva proprio da questo, dall' avere una forma grafica certa. Se jo comincyasi a schrivere in cuesto modo la combrensione divenda un pò piu dificile, li ochi si apesandiscono e potrebe anqe pasarti la vollia di legere...

Inoltre aggiungo: credere che una forma grafica univoca determini la scomparsa delle varianti locali è poco più di una superstizione, è vero invece il contrario: una forma unica scritta facilita la trasmissione generazionale delle varianti locali, in quanto a quella lingua socialmente viene riconosciuto un valore: nei concorsi pubblici, nella scrittura di giornali, nella compilazione delle traduzioni per telefoni cellulari etc etc. Questo è un alto dei punti nodali: la trasmissione delle varianti locali si è bloccata in molti posti in quanto l' italiano garantiva un maggior successo a livello di istruzione e quindi a livello economico e di posizione sociale. Perchè? Non perchè l' italiano sia intrinsecamente superiore al sardo ma perchè socialmente gli è stato riconosciuto quel valore. Senza insegnamento scolastico (reso possibile dalla fora grafica univoca) quel valore non ce l' avrebbe mai avuto.

Altro punto che mi preme sottolineare è questo: ancora non si sa se l' insegnamento del sardo avverrà col sardo come lingua veicolare o no, ma poniamo che sia così. La LSC non sarà lingua veicolare per un semplice motivo: non ha una pronuncia fissa: uno di Bonorva pronuncia diversamente da me che sono di Bolotana ed entrambi pronunciamo diversamente da uno di Bitti ma scriviamo allo stesso modo e non ci voleva certo la LSC per realizzare questo: i poeti sardi avevano già risolto il problema qualche secolo fa.
Perciò la variante locale avrà la funzione veicolare, la LSC (o altro standard) la forma scritta, dobbiamo levarci dalla testa che forma grafica e forma parlata coincidano strettamente, questo è il retaggio peggiore che ci lascia l' italiano.


Davide, stiamo attenti però.. non è che tra standard scritto e parlato non ci siano relazioni e influenze, e che le due cose siano destinate a camminare su binari differenti... è esattamente l'opposto. Lentamente certo, ma questo è.

La LSC non è solo uno standard scritto, è una forma linguistica che ha ovviamente una sua pronuncia di riferimento, che è quella che deriva dal rapporto tra il grafema e il fonema che gli corrisponde nel sistema ortografico utilizzato.
Se io leggo un testo in LSC lo posso leggere solo in un modo! "Sambene" un campidanese non lo leggerà mai "sanguni". bintighimbe non può essere letto bintixincu. Il sistema ortografico utilizzato prevede una corrispondenza ben precisa tra grafemi e fonemi. Un giornalista che legge le notizie del tg, un professore che legge da un libro di testo a scuola, il maestro che fa un dettato ecc ecc, se questi saranno scritti in LSC, verranno letti in LSC. E così come per l'ortografia, anche la fonetica della LSC diventerà la forma standard del parlato.
Forma standard che evidentemente influenzerà pian piano anche le varianti dailettali. Cose che accadono in tutto il mondo. In italia tutti i dialetti sono stati influenzati dalla lingua standard. I dialetti italiani che si parlano oggi sono diversi e più vicini all'italiano standard nella fonetica, nel lessico nella sintassi, rispetto a quelli utilizzati 100 anni fa. Con differenze legate al livello di istruzione, all'età, al contesto urbano o rurale ecc, ovviamente , ma tant'è. Il processo di avvicinamento e sostituzione avanza contiuamente. Lo stesso è ovvio che accadrebbe per il sardo.


Ipotizziamo uno scenario realistico: Immaginiamo di essere in Trexenta a seguito di 40-50 anni di politica linguistica seria con la LSC: dunque insegnamento nelle scuole, utilizzo nei media, nelle amministrazioni ecc ecc.
Le generazioni che saranno cresciute e alfabetizzarete immerse in tale contesto saranno capacissime di utilizzare il sardo nella sua versione standard, sia nello scritto che nel parlato.
Ed è presumibile che sarà socialmente richiesto o considerato preferibile in certi contesti l'utilizzo della lingua standard che dunque sarà diventata la variante di maggior prestigio. Accanto a questa competenza è altrettanto verosimile che il Trexentese in questione manterrà anche la competenza della propria varietà dialettale in un continuum lingua-dialetto che lo indurrà ad utilizzare forme più standard o forme più dialettali a seconda del contesto.

E' chiaramente ovvio che il dialetto di questo Trexentese verrà notevolmente influenzato dalla lingua standard, e sarà dunque in buona parte diverso dal trexentese che si sente oggi in quelle contrade. Possiamo immaginare che foneticamente il suo bricentro si sarà spostato più a nord, con fenomeni simili a quelli che oggi si sentono a Laconi, in paesi della Barbagia meridionale ecc. Alternanza in finale di parola delle vocali -i -u -us, con -e -o -os; tendenza alla sostituzione dei numerali cincu, cuaturu con chimbe/i , baturu/oro, alternaza di suoni velari e palatali ecc.
E questo accadrà tanto più facilmente per i neologismi che non provenendo dalla tradizione, ma essendo appresi dalla scuola, dai libri, dai media ecc direttamente nelle forme standard, tenderanno a non essere convertiti foneticamente nemmeno negli utilizzi dialettali.. ( quale sia l'importanza dei media oggi e della lingua scritta nel condizionare gli usi linguistici lo possimo verificare anche in questo forum: molti campidanesi scrivono "limba sarda" piuttosto che "lingua sarda". Questo ci fa capire come una moda diffusa dai giornali e dai media tenda a condizionare usi linguistici tradizionali..)

E' chiaro poi che questo processo di sostituzione avverrà molto più rapidamente in una realtà cittadina come cagliari, ad esempio, molto più debole da questo punto di vista da una trexenta in cui l'utilizzo della lingua è ancora molto radicato socialmente. Cagliari sarà molto più vulnerabile ai modelli linguistici che forniranno la scuola e i media.

Quindi, gli usi dialettali locali tendono invitabilmente a convergere sempre più in direzione dello standard ufficiale. E' assolutamente certo che questo avverrà anche in sardegna, più o meno rapidamente. Che sia un bene o un male, ognuno giudichi da se.
Ma credo sia giusto che tutti siano consapevoli di queste cose, ne converrai.





Ok, mi trovi d' accordo con gran parte di ciò che hai scritto, in uno scenario di lungo termine la convergenza verso ciò che detta lo standard è assolutamente realistico. Io non la considero in sè una cosa positiva, sia chiaro, io la considero semplicemente l' unico sistema per "salvare il salvabile" in uno scenario nel quale l' italiano sta lentamente fagocitando giorno dopo giorno il sardo. Sempre considerando una prospettiva a lungo termine, come sarà invece tra 50 anni lo stato del sardo se non verrà adottato questo provvedimento (che implica il circolo virtuoso che ho provato a descrivere prima)? Non credo che sarà scomparso, ma sarà sempre più marginalizzato, sempre più relegato a delle "riserve indiane", sempre più invaso dal lessico italiano e, al limite, inglese. Voglio dire: è meglio la perdita di quel 20% di particolarità della propria variante o la perdita dell' 80% per non essersi saputi mettere d'accordo, per non aver voluto cedere di un passo? La perdita è una certezza, qualunque sia la strada da percorrere, si deve solo scegliere QUANTO perdere ed io la mia scelta l' ho fatta: a 77 anni mi piacerebbe avere dei nipoti che sanno parlare un sardo moderno e ricco a livello lessicale anche se non coincide esattamente con la mia variante. Anzi, mi piacerebbe proprio suscitare la loro ilarità quando qualche termine mi sfugge o quando lo sbaglio; che dicano "No si narat gai!" "No si narat asi!" o "No si narat aici!" a me non cambierebbe molto.

Chiaramente non vorrei che questa mia posizione venisse fraintesa come quella della difesa ad oltranza della LSC. Per me la LSC è un esempio di standard, che peraltro ha in sè il problema dello squilibrio verso le varietà settentrionali, probabilmente non si è avuto abbastanza coraggio in questo senso, mi auguro che prima del tanto atteso ingresso del sardo nelle scuole si prendano i dovuti accorgimenti.


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 12/06/2008 16:55:31
Messaggio:

Donovan ha scritto:



Ok, mi trovi d' accordo con gran parte di ciò che hai scritto, in uno scenario di lungo termine la convergenza verso ciò che detta lo standard è assolutamente realistico. Io non la considero in sè una cosa positiva, sia chiaro, io la considero semplicemente l' unico sistema per "salvare il salvabile" in uno scenario nel quale l' italiano sta lentamente fagocitando giorno dopo giorno il sardo. Sempre considerando una prospettiva a lungo termine, come sarà invece tra 50 anni lo stato del sardo se non verrà adottato questo provvedimento (che implica il circolo virtuoso che ho provato a descrivere prima)? Non credo che sarà scomparso, ma sarà sempre più marginalizzato, sempre più relegato a delle "riserve indiane", sempre più invaso dal lessico italiano e, al limite, inglese. Voglio dire: è meglio la perdita di quel 20% di particolarità della propria variante o la perdita dell' 80% per non essersi saputi mettere d'accordo, per non aver voluto cedere di un passo? La perdita è una certezza, qualunque sia la strada da percorrere, si deve solo scegliere QUANTO perdere ed io la mia scelta l' ho fatta: a 77 anni mi piacerebbe avere dei nipoti che sanno parlare un sardo moderno e ricco a livello lessicale anche se non coincide esattamente con la mia variante. Anzi, mi piacerebbe proprio suscitare la loro ilarità quando qualche termine mi sfugge o quando lo sbaglio; che dicano "No si narat gai!" "No si narat asi!" o "No si narat aici!" a me non cambierebbe molto.

Chiaramente non vorrei che questa mia posizione venisse fraintesa come quella della difesa ad oltranza della LSC. Per me la LSC è un esempio di standard, che peraltro ha in sè il problema dello squilibrio verso le varietà settentrionali, probabilmente non si è avuto abbastanza coraggio in questo senso, mi auguro che prima del tanto atteso ingresso del sardo nelle scuole si prendano i dovuti accorgimenti.



Ok, ci siamo capiti.
L'importante è non sentire sempre le solite menate che putroppo mi tocca leggere da tante parti per rassicurare la gente: che la LSC è solo lingua scritta, che con le varianti non c'entra nulla che l'ha detto Soru, che l'ho letto nella delibera LSC, che ognuno può continuarea a parlare la propria e bla bla bla..
Siamo in un mondo in cui la comunicazione scritta è sempre più importante e questa ovviamente condiziona e condizionerà sempre più il parlato, soprattutto nelle generazioni future.

Riguardo alla lingua unitaria è comprensibile dunque che i campidanesi non si riconoscano in questa LSC, dal momento che la percepiscono come uno specchio che deforma eccessivamente la propria immagine, al punto da non riuscire a identificarcisi più. E se accade ciò purtroppo si mette a grosso rischio lo stesso recupero del sardo.


La stessa cosa accadrebbe se lo standard fosse sbilanciato allo stesso modo, ma verso il campidanese, allora sarebbero i sardi del Nord ad opporsi per analoghe ragioni. E ritengo anzi che lo farebbero in modo ancora più veemente. Non so tu, che certamente hai una apertura mentale sulle lingue superiore rispetto a tanti altri sardi, ma forse anche tu saresti un po' meno entusiasta. Ma, a parte te, certamente, e lo sai meglio di me, la maggior parte di loro non sarebbe d'accordo.

Riguardo la possibilità di trovare un compromesso migliore...
Ok io sono d'accordo, ma bisogna trovarlo e riuscire a mettere d'accordo i sardi. Tu giustamente affermi che non si è avuto sino ad
ora il coraggio di scegliere un baricentro linguistico un pò più spostato verso le parlate meridionali.. Ma proprio ieri leggevo nel blog di Maninchedda una tipa che scriveva che il Pres. Soru non ha avuto sì abbastanza coraggio... ma per scegliere il logudorese letterario come standard ufficiale! Buona notte!

Prima che i sardi si mettano d'accordo facciamo a tempo a perderlo del tutto il sardo! o a menarci a vicenda!
Te lo ho già detto altre volte. I sardi allo stato attuale non sono disposti ad accettare uno standard unitario se percepiscono questo troppo distante dal sentimento identificativo col proprio sardo. Non ne vedono nememno l'utilità. Piuttosto si tengono l'italiano!

Per me è dunque il caso di partire con una standardizzazione che preveda due norme: logudorese e campidanese.

si tratta di due standard già di fatto presenti e collaudati che andrebbero solo ratificati e perfezionati, adeguatamente incanalati in un percorso convergente.
Sarebbe una soluzione rispettosa della tradizione letteraria, dei sentimenti linguistico identificativi dei parlanti e della storia linguistica della nostra terra. Creerebbe forse qualche problema che con uno standard unitario sarebbe evitato, ma ne risolverebbero altri 7000!

ma perchè ci si ostina a non voler almeno provare?? boh??





Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 12/06/2008 16:59:35
Messaggio:

Vedi come ragionavi meglio quenche mese fa!?? Bravo!

perchè adesso ti sei fissato con questa storia dello standard unitario e basta?????







Donovan ha scritto:

Nadja ha scritto:

Grazie a tutti chi ha partecipato a questo forum. Sono assolutomente d´accordo con opinione von nio84
Io penso che trovare un sardo comune a tutti sia una cosa bellissima, ma per ora potrebbe anche andare bene utilizzare il Logudorese e il Campidanese, ma c'è bisogno di un ente che sviluppi e publicizzi l'utilizzo di queste lingue. Al momento attuale siamo quasi fermi in quanto noi giovani sardi per la maggior parte non la parlano più, figuriamoci i nostri figli, se non iniziamo ad incentivarla prima o poi la perdremo.
Gia insegnare due varieta del sardo a scuola sarrebbe un buon inizio per salvaguardare limba sarda


Indubbiamente questa è la soluzione che al momento può essere più facilmente messa in pratica, ma ricordiamoci che comunque ha un certo prezzo. In una situazione nella quale l' italiano viene usato come lingua franca perchè conosciuta pressochè da tutti dividere il sardo in due varianti non darebbe questa certezza, che è proprio la caratteristica che dà all' italiano la forza che attualmente il sardo non ha.
Sarei perciò d' accordo con l' insegnamento delle due varianti a queste condizioni:

-Che l' insegnamento sia obbligatorio in tutte le scuole pubbliche della Sardegna e che venga incentivato in quelle private.

-Che entrambe le varianti vengano insegnate in tutta l' isola, o meglio, che una volta acquisita la propria variante si studino le differenze rispetto all' altra, in modo che si possano utilizzare indifferentemente l' una o l' altra nella comunicazione, senza dover ricorrere all' utilizzo dell' italiano per capirsi, se non, naturalmente, per libera scelta.

-Che entrambe le varianti vengano guidate da un' Accademia centrale che dia regole comuni riguardo l' ortografia e la costruzione di neologismi. Riguardo grammatica e sintassi siamo già a cavallo, in quanto al 95% tutti i dialetti del sardo sono identici. Inoltre sul piano lessicale sarebbe opportuno declinare/coniugare i termini tradizionalmente presenti in una variante e non nell' altra: es "LEARE" in log --> "LEAI" in camp; "ARRUGA" in camp --> RUGA in log. Tutto ciò per iniziare una convergenza a medio termine. Di differente a quel punto rimarrebbe solo la fonetica che è proprio ciò che caratterizza le diverse varianti.

-Che le sottovarianti di riferimento scelte siano rispettivamente un logudorese meridionale ed un campidanese settentrionale, in modo da agevolare la costruzione nel medio termine di uno standard comune a tutta l' isola, lavoro che dovrà essere svolto dall' Accademia centrale parallelamente all' insegnamento delle due varianti.



Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 12/06/2008 19:21:53
Messaggio:

Io non ho avuto il tempo di leggere tutti gli ultimi post di Donovan e Arthacan, quindi scusate se prendo qualche abbaglio, però mi trovo sulla stessa linea di Donovan. Poi dico la mia, in poche parole.
1 è basilare: senza una decisione energica presa dall'alto, i nostri nipoti sapranno a mala pena che i loro nonni parlavano una strana lingua, ormai estinta;
2 alla luce del 1° punto a poca importanza che si prenda come piattaforma ufficiale una lingua "aggiustata a tavolino" (come hanno fatto con pieno successo in altre nazioni Europee), o "la lingua di mezzo" che ha un po' di Logudorese ma anche Campidanese, che si prenda la lingua più rappresentativa dal punto di vista letterale o quella, teoricamente, con più "parlanti". Una decisione ci vuole e va presa senza perdere altro tempo (abbiamo perso perlomeno mezzo millennio e ormai siamo alla fine.
3 una lingua ufficiale è logicamente condizione "sine qua non" per rimanere uniti e conservare le nostre radici.
4 Non si può pretendere che ogni "microvariante" diventi lingua ufficiale nel suo territorio. Cosa assolutamente impossibile e che non esiste da nessuna parte.
5 Con una LSC, quale che sia,le altre varianti continuerebbero ad esistere ancora meglio che non sotto la soverchiante egemonia della lingua italiana.

Questo se si vuole salvare il salvabile, altrimenti la destinazione è una sola: binario morto! ed è forse questo che molti stanno aspettando con malcelata ansia!
Turritano


Autore Risposta: antas
Inserita il: 13/06/2008 15:54:19
Messaggio:

Ghettala Turrità

jA NOS SEMUS CUMPRESOS


Autore Risposta: antas
Inserita il: 13/06/2008 16:01:15
Messaggio:

Ghettalà Turrità

JA NOS SEMUS CUMPRESOS.

Sas variantes sardas sun totus deghidas ma las salvamus solu in custa manera, ponibolu in conca.

Su chi mi spantada est ca jente meda s'est bortada contr'a a sa L.S.C. ca ad intesu sa propria variante minethada dae su vighinu sardu. Ma fintzas a candu custa matessi variante fit minethada dae s'italianu, custa jente callavad a sa muda.

H U T H A L A B '


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 13/06/2008 21:43:06
Messaggio:

Ejei! no boleis cumprendi ca est aici chi seis fendi dannu a su Sardu e a is Sardus! est aici chi seis spartzendi a is Sardus e firmendi calisiasit possibilidadi de arribai a unu bilinguismu e fintzas a una lìngua aunia agradessia po su benideru!

Fatzu sceti un esempru, osi contu de una cosa chi forzis in medas no scint.
Intendeus chistionai sempri de poita sa Crèsia sarda no si decidit a fai sa missa in lìngua sarda. In su 1996 ant pesau una cumissioni po studiai comenti fai intrai su sardu in sa liturgia, cun a presidenti mons. Antiogu Piseddu, senorbiesu, obispu de Lanusei. Pariat arribau diadesus su tempus chi su sardu essit intrau in sa liturgia, e gei fiat ora puru!

Sa cumissioni cun a intru linguistas puru, iat cumprèndiu ca fiat mellus a si ponni in sa tenta de cussa traditzioni linguìstica chi sa Cresia sarda etotu iat sighiu po 5 seculus, a su mancu: imperai duus standards rapresentativus. De su '500 sa Cresia fait is catechismus, is prèigas, is gòcius, is pregadoris e tutu is cosas formalis in campidanesu literariu e logudoresu literariu.
No in 300 lìnguas una po dònnia bidda! 2 sceti! Campidanesu e Logudoresu standardizaus! E su populu no at mai murrungiau, no at tentu mai problemas, at sempri arriciu totu beni: 5 seculus de lìngua sarda in sa Crèsia!

Custa cummissioni duncas ita at fatu? s'est posta, a traballai, a tradusi sa Bibbia Sacra in duas bersionis: Campidanesu e Logudoresu po ddas fai aprovai de is autoridadis eclesiastica in Roma. (podei biri in www.sufueddu.org).
A pustis de tres annus chi iant fatu giai unu bellu tanti de traballu, ndi bessit a foras sa proposta LSU de sa Regioni sarda. Ant frimau totu is tradutzionis! Ca po no fai su traballu po nudda, sa Cresia s'est posta a castiai comenti acabbàt sa chistioni de s'unificatzioni... Passada sa LSU, imoi est arribada sa LSC e ancora abetendi funt! Poita abetant? poita fintzas a candu no bint chi custa unificatzioni est cosa bona e agradessia de su populu, no podint pigai miga s'arriscu de fai is tradutzionis in una cosa chi su populu no bolit, chi su populu dda tirriat! Tòcat a abetai chi siat totu assetiau!
E nci at essi de abetai annus meda e meda ancora! candu fadiat assumancu po cumentzai a partiri cun is duas standardizatzionis de su connotu.
Siguru seis chi siat custu machimini de LSC pesau de 4 impiastreris a sarvai su sardu?
Chi iant sighiu cun sa traditzioni oi emus a tenni giai totu is tradutzionis fatas, e sa missa in lìngua sarda puru!

Ejei, abeteus ancora. Sighei a circai de cumbinci sa genti a agradessi una cosa chi no ddi praxit e no bolint! su sardu est aici chi si morit!!




Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 13/06/2008 23:36:05
Messaggio:

Arthacan ha scritto:

Vedi come ragionavi meglio quenche mese fa!?? Bravo!

perchè adesso ti sei fissato con questa storia dello standard unitario e basta?????




Per me lo standard unitario non è un dogma, è semplicemente la soluzione che può dare maggiori frutti a lungo termine. Questo in astratto ovviamente, non nel caso concreto della LSC, che rappresenta esclusivamente un esempio di standard.
Come hai potuto leggere, io per accettare (personalmente...) l' idea di uno standard doppio pongo le mie "condizioni", senza le quali avremmo l' isola divisa in due sistemi di scrittura: questo impedirebbe, che so, a un editore che volesse (a medio-lungo termine) tentare la pubblicazione di un quotidiano in lingua sarda di farlo perchè non potrebbe concorrere con quelli che pubblicano in italiano, in quanto avrebbe un mercato di metà isola + qualche aficionado dell' altra metà; stesso identico problema per i libri, per la sottotitolazione di un qualunque film in sardo, per la traduzione del software di un cellulare etc etc...
Insomma per qualunque "PRODOTTO SCRITTO" si avrebbe metà circa del mercato potenziale, il tutto a favore dell' italiano. E' più meno lo stesso giochino che hanno fatto in Corsica: il Corso si insegna nelle scuole ma diviso in Supranacciu e Suttanacciu, nel mentre il francese, identico per tutti, spadroneggia.
Il problema è che adottare questa soluzione ha i suoi problemi: gli insegnanti devono essere preparati su due standard con tutto ciò che ne consegue (doppia spesa per la formazione...) o devono essere il doppio e verosimilmente essere spostati da Nord a Sud e viceversa.
Io sono per lo standard unico con pronuncia indicata per la zona di riferimento, (doppia o multipla) anche avvalendosi di caratteri "esotici" come riferimento, così come ha più volte indicato Roberto Bolognesi, so che non è facile da realizzare, ma credo possa essere la soluzione che può realmente mettere d' accordo tutti.




Autore Risposta: antas
Inserita il: 14/06/2008 00:00:12
Messaggio:

ARTHACAN caru amigu stimau

Ti ollu contai una paristoria chi mi contaant candu fiu piticu e ti da contu propriu in campidanesu.
Su contu de BATOLLU (Bertoldo poi s italianus)
Una dì Batollu adi nau a su fillu: Tocca Lelleddu (Batolleddu) piga su molenti ca andaus a Aristanis a comporai farra e po no si straccai setzeus a borta- a borta. Setzi innantis tui.
Passendi in sa primu bidda sa genti a cumintzau: Alla cussu picioccu mannu e forti a molenti e su babbu beccitteddu a pei.
Tocca Lelleddu calandi ca setzu deu assumancu s’ant a cittì.
Passanta in sa segundu bidda, e sa genti: Alla cuss’omini mannu e forti a molenti e su fillu dibilleddu a pei.
Tocca Lelleddu calandi tui puru ca assumancu s’ant a cittì.
Passanta in sa de tres biddas, e sa genti: Alla cussus tontus portant unu molenti e andant a pei.
Tocca Lelleddu piga su molenti e du pigaus a coddu ca assumancu s’ant a cittì.
Arribant a Aristanis e sa guadria comenti du s’adi bius adi nau:
Alla cussus maccus portant unu molenti a coddu funti de accappiai.

E AICI FUNTI IS CONTUS A PONNI TROPPU IN MENTI A SA GENTI FAIS SCETI MACCHIMINIS


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 14/06/2008 16:14:11
Messaggio:

Donovan ha scritto:

Arthacan ha scritto:

Vedi come ragionavi meglio quenche mese fa!?? Bravo!

perchè adesso ti sei fissato con questa storia dello standard unitario e basta?????




Per me lo standard unitario non è un dogma, è semplicemente la soluzione che può dare maggiori frutti a lungo termine. Questo in astratto ovviamente, non nel caso concreto della LSC, che rappresenta esclusivamente un esempio di standard.
Come hai potuto leggere, io per accettare (personalmente...) l' idea di uno standard doppio pongo le mie "condizioni", senza le quali avremmo l' isola divisa in due sistemi di scrittura: questo impedirebbe, che so, a un editore che volesse (a medio-lungo termine) tentare la pubblicazione di un quotidiano in lingua sarda di farlo perchè non potrebbe concorrere con quelli che pubblicano in italiano, in quanto avrebbe un mercato di metà isola + qualche aficionado dell' altra metà; stesso identico problema per i libri, per la sottotitolazione di un qualunque film in sardo, per la traduzione del software di un cellulare etc etc...
Insomma per qualunque "PRODOTTO SCRITTO" si avrebbe metà circa del mercato potenziale, il tutto a favore dell' italiano. E' più meno lo stesso giochino che hanno fatto in Corsica: il Corso si insegna nelle scuole ma diviso in Supranacciu e Suttanacciu, nel mentre il francese, identico per tutti, spadroneggia.
Il problema è che adottare questa soluzione ha i suoi problemi: gli insegnanti devono essere preparati su due standard con tutto ciò che ne consegue (doppia spesa per la formazione...) o devono essere il doppio e verosimilmente essere spostati da Nord a Sud e viceversa.
Io sono per lo standard unico con pronuncia indicata per la zona di riferimento, (doppia o multipla) anche avvalendosi di caratteri "esotici" come riferimento, così come ha più volte indicato Roberto Bolognesi, so che non è facile da realizzare, ma credo possa essere la soluzione che può realmente mettere d' accordo tutti.




A me le tue condizioni stanno bene. Io non sono per costruire un fossato o un muro tra i sardi, ma anzi, se il processo è governato bene l'obbiettivo è proprio quello di favorire l'unione e la condivisione. A scuola le grammatiche devono essere contrastive e riportare entrambe le norme. Non ci deve esser problema di comprensione e di passaggio da una reagola scritta all'altra, ma la cosa dopo un idoneo training deve diventare addirittura naturale.
La spesa per gli insegnati è la stassa, ma che problema c'è? (A parte che se c'è anche qualche spasa in più ritengo che non sarebbero soldi spesi male.. )
Nessuno vuole fare i concorsi bloccati per campidanesi o logudoresi, o le importazioni di insegnanti madrelingue da nord a sud o viceversa. Ma che scherziamo? deve essere richiesta la conoscenza del sardo parlato(qualunque sardo!) e dello standard scritto. Che questo poi preveda una norma o sia bi-norme non cambia assolutamente nulla! Come vedi spesso le cose è più complicato pensarle che farle realmente. Se si perde da qualche parte, si guadagna tantissimo in accetazione e condivisione.

Per l'editoria io parto dal presupposto che deve divenire indifferente il leggere un cosa in un modo o nell'altro.Quando leggo qualcosa in sardo lo faccio la gran parte delle volte in fuzione del contenuto non del tipo di sardo, soprattutto se si tratta di giornalismo, saggistica. E così certamente è anche per te. Manco ci pensiamo. (piccola constatazione: i lettori dei 2 quotidiani sardi si dividono già geograficamente in modo netto anche se usano la stessa lingua! )

Cmq, la cosa più importante è che per raggiungere obbiettivi importanti e ambiziosi è necessario procedere passo passo. A fare il passo più lungo della gamba a volte si inciampa e non si arriva alla meta..


Ps
bolognesi... oi oi cussu! mi sto convincendo che uno standard necessiti di una pronuncia di riferimento. Soprattutto in sardegna...
Meglio forse una soluzione di mediazione..


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 14/06/2008 16:32:09
Messaggio:

antas ha scritto:

ARTHACAN caru amigu stimau

Ti ollu contai una paristoria chi mi contaant candu fiu piticu e ti da contu propriu in campidanesu.
Su contu de BATOLLU (Bertoldo poi s italianus)
Una dì Batollu adi nau a su fillu: Tocca Lelleddu (Batolleddu) piga su molenti ca andaus a Aristanis a comporai farra e po no si straccai setzeus a borta- a borta. Setzi innantis tui.
Passendi in sa primu bidda sa genti a cumintzau: Alla cussu picioccu mannu e forti a molenti e su babbu beccitteddu a pei.
Tocca Lelleddu calandi ca setzu deu assumancu s’ant a cittì.
Passanta in sa segundu bidda, e sa genti: Alla cuss’omini mannu e forti a molenti e su fillu dibilleddu a pei.
Tocca Lelleddu calandi tui puru ca assumancu s’ant a cittì.
Passanta in sa de tres biddas, e sa genti: Alla cussus tontus portant unu molenti e andant a pei.
Tocca Lelleddu piga su molenti e du pigaus a coddu ca assumancu s’ant a cittì.
Arribant a Aristanis e sa guadria comenti du s’adi bius adi nau:
Alla cussus maccus portant unu molenti a coddu funti de accappiai.

E AICI FUNTI IS CONTUS A PONNI TROPPU IN MENTI A SA GENTI FAIS SCETI MACCHIMINIS





Emmo, ma sa diferentzia ischis e cale est? Batollo e Lelleddu sun istados tontos ca an postu in mente a sa zente chi no lis importat nudda de ponner buca a subra de su chi faghian issos!

Ma chi sas detzisiones sun pro cosas chi pertocan a sa zente, tocat de la iscultare a marolla, sa zente!


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 14/06/2008 19:01:46
Messaggio:

...e a li ponner a mente puru. Cantu?....Su giustu!

Tenidebos contu











Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 14/06/2008 19:41:20
Messaggio:

antas ha scritto:

ARTHACAN caru amigu stimau

Ti ollu contai una paristoria chi mi contaant candu fiu piticu e ti da contu propriu in campidanesu.
Su contu de BATOLLU (Bertoldo poi s italianus)
Una dì Batollu adi nau a su fillu: Tocca Lelleddu (Batolleddu) piga su molenti ca andaus a Aristanis a comporai farra e po no si straccai setzeus a borta- a borta. Setzi innantis tui.
Passendi in sa primu bidda sa genti a cumintzau: Alla cussu picioccu mannu e forti a molenti e su babbu beccitteddu a pei.
Tocca Lelleddu calandi ca setzu deu assumancu s’ant a cittì.
Passanta in sa segundu bidda, e sa genti: Alla cuss’omini mannu e forti a molenti e su fillu dibilleddu a pei.
Tocca Lelleddu calandi tui puru ca assumancu s’ant a cittì.
Passanta in sa de tres biddas, e sa genti: Alla cussus tontus portant unu molenti e andant a pei.
Tocca Lelleddu piga su molenti e du pigaus a coddu ca assumancu s’ant a cittì.
Arribant a Aristanis e sa guadria comenti du s’adi bius adi nau:
Alla cussus maccus portant unu molenti a coddu funti de accappiai.

E AICI FUNTI IS CONTUS A PONNI TROPPU IN MENTI A SA GENTI FAIS SCETI MACCHIMINIS



Complimenti, custu contu è bellixeddu meda. Esti de collezionai!!!!


Autore Risposta: antas
Inserita il: 15/06/2008 10:58:01
Messaggio:

Arthacan ha scritto:

...e a li ponner a mente puru. Cantu?....Su giustu!

Tenidebos contu

Bella diad essere, zertu chi chered iscurtada.
Ma candu custa zente andada a decretare sa morte de sa limba mea solu poite issos sun solu po s'italianu tando no los ascurto.
Ista attentu, deo so chistionande de cussa categoria de zente chi de su sardu non de l'importa nudda e bogana totu sas iscusas po segare sas ancas.
Torro a narrer: Su chi mi spantada est ca jente meda s'est bortada contr'a a sa L.S.C. ca ad intesu sa propria variante minethada dae su vighinu sardu. Ma fintzas a candu custa matessi variante fit minethada dae s'italianu, custa jente callavad a sa muda.












Autore Risposta: antas
Inserita il: 15/06/2008 10:59:37
Messaggio:

iscusa bapo isballiau, ma leghelu gai matessi

saludos


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 15/06/2008 23:16:52
Messaggio:

Arthacan ha scritto:

Ejei! no boleis cumprendi ca est aici chi seis fendi dannu a su Sardu e a is Sardus! est aici chi seis spartzendi a is Sardus e firmendi calisiasit possibilidadi de arribai a unu bilinguismu e fintzas a una lìngua aunia agradessia po su benideru!
........


E tue lu keres cumprender ki kena una detzisione de s‘autoridade no s’andat a logu. Semus imbarende dae kimbighentos annos e como ki sa limba est molzende dessu totu, sa detzisione l’ant leada, e nois, semper “pocos, locos y malunidos”, semus brighende intra nois. No si cumprendet comente s’at arrivire a unu bilinguismu o a una limba aunida, gai kena una detzisione politica: no est mai sutzessidu in su mundu, e sutzedidi in Sardinia… e como matessi. Misterios de su mundu…ma eo no bi creo!
E lu keres cumprendere o nono, ki sa ghesja sarda innoghe no b’intrat nuddha. B’at già una dischuscione pro gussu, proite no ti la leges? No b’intrat nudda ca proite, si puru sa ghesja aiat fattu sa missa e totu sas ateras allegas de sas liturgia in Sardu, su Sardu de totu sas variantes, no si fit conclusu nuddha. Un 'odale est sa limba de sa ghesja, ki podet finzas aggiuare, ma un’ateru est una limba uffitziale ki devet esser impitada in tota sa Sardinia. Ma bi pensas tue ki si unu, ponimus, andat a Cagliari dae Thathari a sa regione a fagher calki pratica burocratica e la keret fagher in Sardu, ite impitat, su Thatharesu, su Logudoresu, su campidanesu o una calesisiat de sas microvariantes issoro? L’ischis o no l’ischis ki già in su 1500 (a s’epoca de sos ispagnolos) bi fint cussos, in Sardinia, ki keriant su Sardu pro limba ufitziale? No bi l’ant cuntzessu! E propriu como ki bi semus arrivinde, b’at cussos ki no kerent! Naki totu sos sardos sunt contra, “. E kie l’at nadu ki sunt totu contra (“Sighei a circai de cumbinci sa genti a agradessi una cosa chi no ddi praxit e no bolint! su sardu est aici chi si morit!!”): eo soe sardu e no soe contra… e comente a mie bi nd’ at ateros, istha seguru. Eo penso ki sos plus de sos ki no kerent sient istrumentalizzados dae sos nemigos de sa limba Sarda (ki, cuados o nono, sunt in totue). Kena una Limba sarda Comuna o Unificada, ponedilu in conca, su sardu si ke morit a sa sola, prossimmai in meda logos est già morthu!
Salude
Turritano


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 15/06/2008 23:54:05
Messaggio:

Ascù o turritanu, deu apu nau ca no nci bolint decisionis de s'autoridadi?

deu ti nau de ligi beni is interventus (totus),prima de intrai in una arrexonada... ca mi parit gai de s'atra borta, ca intras a conca bascia chena de ligi beni su chi ant scritu is atrus..
Chi naraus donniunu sempri sa propria papardella chene de circai de si cumprendi beni a pari, e insandus ita seus arrexonendi a fai? Poi unu podit essi de acordiu o nou, ma circheus de si cumprendi su prus chi fait a su mancu..

ciao


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 16/06/2008 00:30:52
Messaggio:

antas ha scritto:

Bella diad essere, zertu chi chered iscurtada.
Ma candu custa zente andada a decretare sa morte de sa limba mea solu poite issos sun solu po s'italianu tando no los ascurto.
Ista attentu, deo so chistionande de cussa categoria de zente chi de su sardu non de l'importa nudda e bogana totu sas iscusas po segare sas ancas.
Torro a narrer: Su chi mi spantada est ca jente meda s'est bortada contr'a a sa L.S.C. ca ad intesu sa propria variante minethada dae su vighinu sardu. Ma fintzas a candu custa matessi variante fit minethada dae s'italianu, custa jente callavad a sa muda.



Antas stimau, ddu sciu beni ca ddui at genti chi de su sardu no ddi ndi importat nudda e dd'interessat sceti a intrulai s'àcua po chi no si fetzat mai nudda.

Deu difatis seu de cussus chi at sempri arreconnotu s'importantzia de s'intziativa politica de Soru e seu po dd'incoragiri a portai a innantis una politica forti po su sardu.

No seu de acòrdiu cun unu certu apròciu metodològicu chi at scioberau, e certus arresultaus chi ndi funt bessius de cussu apròciu. No mi praxit custu modu chi tenit de bolli fai totu a conca sua..E no mi praxit sa manera de fai e de pentzai de calincunu de is collaboradoris chi ddu ingìriant e ddu consillant..

No fait a essi sempri de acòrdiu cun totu! Donniunu tenit is bideas suas. S'importanti est a fai criticas costrutivas.
Duncas, comenti a medas atrus no seu po nci fuliai su pipiu e s'àcua bruta, ma po ddi nai de aderetzai sa cosa, sperendi chi ascurtit is consillus chi dd'arrìbbant de genti in bona fidi (e nci nd'at meda), chi no est de acòrdiu cun certas cosas chi funt fendi, ma chi nci creit diaderus a su sardu.
E certu no mi praxint cussus chi nant ca una cosa no andat beni e no proponint nudda atru...

ciau












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Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 16/06/2008 08:24:25
Messaggio:

Arthacan ha scritto:

Ascù o turritanu, deu apu nau ca no nci bolint decisionis de s'autoridadi?

deu ti nau de ligi beni is interventus (totus),prima de intrai in una arrexonada... ca mi parit gai de s'atra borta, ca intras a conca bascia chena de ligi beni su chi ant scritu is atrus..
Chi naraus donniunu sempri sa propria papardella chene de circai de si cumprendi beni a pari, e insandus ita seus arrexonendi a fai? Poi unu podit essi de acordiu o nou, ma circheus de si cumprendi su prus chi fait a su mancu..

ciao


Eo apo legidu totu, ista kietu. E tue su meu legidu 'ene l’as? pappardella o no pappardella (sas opiniones no sunt mai “pappardellas”, si narant, cando bi kerent) cussa est e cussa imbarat, e dae innoghe no sind'essit. E, at a esser ki mi so imbagliende, ma a mie mi pares tue ki intras, naramus gai, a conca bascia. Poded'esser puru chi eo no appo cumpresu 'ene calki 'odale de su ki as ischritu tue, ca no cumprendo meda 'ene su campidanesu.
Eo soe prontu a continuare: si no cumprendes lu torro a narreere, mancari no ti piaghet: kena una limba sarda unificada no s’andat a logu. Custhu est, gira gira, su coro de s’allega. a su mancu innoghe semus de accordhu o nono?
Kena polemica, si eo no apo cumpresu calchi gosa, o no so redessidu a intrare in sa conca tua, pro piaghere, podes specificare mezus it’est su ghi no apo cumpresu? Grascias
Turritanu
PS: si no nos cumprendimus ‘ene intra nois, invece de fagher polemica a sa tzega, impitamus sa limba uffitziale chi nos ant impostu sos anzenos, kena nos preguntare si nos fit gradida o nono, sa limba de sos italianos, (imbarende a s’infinidu de aerer sa nostra), gai nos cumprendimus totu, fatzile fatzile...e su problema est risoltu.


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 22/06/2008 09:56:30
Messaggio:

Turritano ha scritto:


Eo apo legidu totu, ista kietu. E tue su meu legidu 'ene l’as? pappardella o no pappardella (sas opiniones no sunt mai “pappardellas”, si narant, cando bi kerent) cussa est e cussa imbarat, e dae innoghe no sind'essit. E, at a esser ki mi so imbagliende, ma a mie mi pares tue ki intras, naramus gai, a conca bascia. Poded'esser puru chi eo no appo cumpresu 'ene calki 'odale de su ki as ischritu tue, ca no cumprendo meda 'ene su campidanesu.
Eo soe prontu a continuare: si no cumprendes lu torro a narreere, mancari no ti piaghet:

kena una limba sarda unificada no s’andat a logu.
Custhu est, gira gira, su coro de s’allega. a su mancu innoghe semus de accordhu o nono?



Nou, no seus de acòrdiu! giai custa domanda mi fait cumprendi ca no as lìgiu totu su chi apu scritu. Sinuncas no dd'iast essi mancu fata. Su pensamentu miu dd'apu spricau in 4 o 5, cantu funt, interventus (giai totus in italianu), cun donovan e antas. Issus creu no siant de acordiu cun mei, ma de is arrespustas insoru sciu ca m'ant cumprèndiu. Chi tui no as cumprendiu calincuna cosa de su chi apu nau naramì cali funt is passagius chi no ti funt crarus, e arrexonaus apitzu de cussu. Ma chi giai naras: "dae innoghe no sind'essit", ita bolis discuti a fai? No serbit. Tui abarras cun su pensamentu tuu e deu cun su miu.

senza rancore. E avremo comunque altre occasioni per confrontarci

ciao







Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 23/06/2008 00:20:29
Messaggio:

Ok. No apo legidu tottu. Podet esser ki no apo cumpresu su ki keres narrer tue. Nd'amus a faedhare cum calma un'atera 'olta.
Salude
Turritanu


Autore Risposta: Perdixeddu
Inserita il: 09/07/2008 01:02:39
Messaggio:

Saludi a totus!
bollu nai su parri miu puru.

Comenti mi seu presentau in sa parti de is presentadas, traballu cun sa lìngua sarda de annus, fatzu s'imparadori in is cursus de sardu in biddas medas...

Bollu nai una cosa...e bastat a nai "chena de unu sardu unificadu no andamus a logu", ca no est berus! custa est Disinformacja!

In Sardìnnia de milli annus, candu is sardus scriint, chi bivint in Cabu de Giossu, scriint in Campidanesu literàriu (mancai calincunu est narendi chi no esistit) e chi bivint in Cabu de Susu, scriint in Logudoresu literàriu.

Sa LSC no andat beni ca est Logudoresu e in totu is biddas anca dda apu sperimentada, dda ant grisada.

Una bariedadi sceti no est sa conditio sine qua non de su benidori de su sardu, ca àteras minorias, che sa ladina, tenint comenti a Ladinu Ofitziali, duas bariedadis! e issus tenint sa lìngua insoru in sa scola, TV, lìburus...in dònnia logu.
Sa Norvègia est unu stadu chi tenit una lìngua cun duas bariedadis chi imperat in dònnia logu...duncas, a nai chi depeus a marolla tenni una bariedadi sceti (e a s'acabu est sèmpiri Logudoresu), no est una cosa chi tenit fundamentu scientìficu e no andat beni po sa conditzioni sòtziu-linguìstica sarda.

Comuncas, sa chistioni est simpri, sa majoria de is sardus no bolint una bariedadi sceti e grisant sa LSC, sighendi a segai sa conca cun custa LSC, su sardu s'at a morri diaderus...

Imoi si fatzu biri totu su chi fait a fai chena de fuliai tempus chistionendi de LSC e bariedadis ùnicas.

http://www.comune.elmas.ca.it:8080/sardu/Menu.php
http://www.cuartu.it/
http://www.sinniabilingua.net/index.php
http://www.nuraminisbilingua.net/
http://www.unionecomuniparteolla.ca...sc/index.php
http://www.samatzainsardu.eu

modulìstica in sardu e italianu
http://www.comune.elmas.ca.it:8080/...submenu=2058

calendàriu po s'arregorta diferentziada
http://www.comune.elmas.ca.it:8080/...hp?menu=4189

spot in sa TV in sardu
http://www.cuartu.it/notizia.php?id=18

totu in Campidanesu literàriu.

a si biri cun amigàntzia!


Autore Risposta: laier
Inserita il: 14/07/2008 21:09:04
Messaggio:

straquoto perdixeddu!


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 14/07/2008 21:29:30
Messaggio:

Perdixeddu ha scritto:

Saludi a totus!
bollu nai su parri miu puru.

Comenti mi seu presentau in sa parti de is presentadas, traballu cun sa lìngua sarda de annus, fatzu s'imparadori in is cursus de sardu in biddas medas...

Bollu nai una cosa...e bastat a nai "chena de unu sardu unificadu no andamus a logu", ca no est berus! custa est Disinformacja!
...

E tando mezus s'italianu... Perdixé, naramus gai: faghimus tres battor, kentu LSC: ite impitamus in sos documentos uffitziales? tut' e kentu 'enidi unu pagu male, o nono? Sigumente tue nde ses fatende una kisthione de campalinismu, leamus su Campidanesu (ma cale?) cumente LSC e no nde faedhamus pius. Bene Andat gai?
Ammenta ki custhu probema l'ant tentu medas ateras nationes e l'ant risolvidu cun una LSC. Kena una LSC ufitziale, sa limba no at ne balore ne importantzia, sa zente no est incentivada a l'impitare...
e cando nois semus brighende intra nos... sa limba si ke morit in totue de su totu.
Saludos
Turritano


Autore Risposta: laier
Inserita il: 14/07/2008 21:53:10
Messaggio:

per la serie:

dopo
«L’Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani>>
arriva
"la sardegna è fatta, ora bisogna fare la lingua sarda!!!"

MAH!!!


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 14/07/2008 22:27:16
Messaggio:

laier ha scritto:

straquoto perdixeddu!



E straquoti un bel po' di bugie!

Nell' ordine:

1) E' vero che il ladino ha un doppio standard, ma non per scelta dei ladini, bensì per imposizione dei tedescofoni della Provincia di Bolzano, che bel conoscendo la portata positiva che questo avrebbe hanno ben pensato di impedirgli di utilizzare il Ladin Standard:

Riporto da http://www.vejin.com/today.html

Anche altri testi (legislativi) vengono man mano tradotti in ladino. La mole dei documenti in ladino in questo modo, molto lentamente, cresce. Con un problema sostanziale: la traduzione in due varietà di ladino. Mentre per 90 milioni di tedeschi basta una forma scritta, il Hochdeutsch, per i 18.000 Ladini della provincia di Bolzano ci sono due forme diverse. Infatti, la lingua scritta unificata, il ladin standard, è stata vietata nel 2003 dalla giunta provinciale.

La linguistica intera indica nella lingua unificata una condizione irrinunciabile per la sopravvivenza della lingua ladina. La giunta provinciale ha vietato questa forma della lingua.

Prima della decisione non sono stati consultati gli esperti del settore, al contrario. Poche settimane prima erano state presentate la grammatica ed il vocabolario del ladin standard (nel frattempo c’è anche il correttore automatico per il programma Microsoft Word). L’assessore Mussner però ha preferito non prenderne atto e far vietare la forma scritta.

Come foglia di fico per mascherare la realtà ha usato una decisione del consiglio d’amministrazione dell’Istitut Ladin „Micurà de Rü“ – consiglio nel quale risiedeva lo stesso Mussner ... Questo consiglio inoltre non ha il compito di fare politica culturale ladina, ma di amministrare l’istituto culturale.

Con il divieto della forma scritta „ladin standard“ ai Ladini è stato tolto uno strumento irrinunciabile per la sopravvivenza. Ciò nonostante i politici affermano di agire a favore della minoranza.

Con il divieto del ladin standard inoltre viene vietato anche un ponte per unire culturalmente quella Ladinia che era stata suddivisa in tre province da Benito Mussolini. Un’altra volta la politica della provincia di Bolzano porta avanti rafforzandola questa vergognosa eredità della tripartizione.



2) E' vero che il norvegese ha una doppia norma ma il buon Perdixeddu omette di specificare che il 92% ne usa uno e il restante 8% usa l' altro. Se per doppio standard nel futuro della Sardegna si intende questo sono pronto a sottoscrivere immediatamente questa soluzione.

3) I sardi non hanno sempre usato il Logudorese Illustre ed il Campidanese Letterario (addirittura da mille anni, poi...questa è proprio colossale...), lo ha fatto una piccola minoranza. Per fare un esempio, l' ottimo Benvenuto Lobina, importantissimo scrittore del Sarcidano non lo usava, preferendogli la propria variante locale.

4) Tra i siti che propone Perdu Perra almeno tre non utilizzano il Campidanese Letterario:

http://www.sinniabilingua.net/index.php

http://www.nuraminisbilingua.net/

http://www.unionecomuniparteolla.ca...sc/index.php

Sono infatti scritti in GSA (Grafia Sarda Autonoma) ideata da Antonio Lepori. E' curioso vedere che chi in passato affermava che fosse "la vera grafia sarda" ora decida di tornare "a su connottu". Naturalmente cambiare idea è legittimo, ma almeno che non si dica che "tutti i sardi hanno sempre usato Campidanese Letterario e Logudorese Illustre": qua si può leggere che ben 400 persone tra Quartu e Quartucciu in passato abbiano imparato ad utilizzare la GSA.

http://www.radiopress.it/allui/docu...iasarda.html

5) La LSC non è "Logudorese", ha semplicemente una morfologia più simile ai dialetti del Logudoro che a quelli del Campidano, sono due cose ben diverse. Se è questo il problema basta dirlo chiaramente, senza addurre motivazioni facilmente smentibili e che lasciano il tempo che trovano...


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 14/07/2008 22:39:26
Messaggio:

laier ha scritto:

per la serie:

dopo
«L’Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani>>
arriva
"la sardegna è fatta, ora bisogna fare la lingua sarda!!!"

MAH!!!


Forse non sai che la lingua Sarda è già fatta, prima dell'italiano. Solo che gli italiani hanno trovato un tacito accordo per unificarla, noi sardi, sempre i soliti "testoni" (veramente ci starebbe meglio un'altra parola che fa rima...) ancora non ci siamo riusciti. Se ci riuscissimo vorrebbe dire che... e saremmo più rispettati. Per esempio non ci metterebbero in casa nostra né i rifiuti né le scorie nucleari altrui. Pocos locos y malunidos : viva la Spagna (che aveva capito subito chi siamo)!
Turritano


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 14/07/2008 22:50:47
Messaggio:

Turrità, non è un problema dei sardi, il problema è il tempo nel quale i sardi attualmente vivono. Cento anno fa la LSC o un qualunque altro standard che presupponesse l' insegnamento obbligatorio sarebbe passato nell' indifferenza generale: solo pochissimi all' epoca avrebbe messo in dubbio che dovesse essere così, è così è stato per l' italiano, quello si doveva studiare e quello si studiava. Oggi (fortunatamente) abbiamo maggior coscienza delle decisioni che vengono prese ed abbiamo il tempo e le possibilità per informarci ed eventualmente fare delle critiche anche feroci.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 14/07/2008 23:00:09
Messaggio:

Donovan ha scritto:

Turrità, non è un problema dei sardi, il problema è il tempo nel quale i sardi attualmente vivono. Cento anno fa la LSC o un qualunque altro standard che presupponesse l' insegnamento obbligatorio sarebbe passato nell' indifferenza generale: solo pochissimi all' epoca avrebbe messo in dubbio che dovesse essere così, è così è stato per l' italiano, quello si doveva studiare e quello si studiava. Oggi (fortunatamente) abbiamo maggior coscienza delle decisioni che vengono prese ed abbiamo il tempo e le possibilità per informarci ed eventualmente fare delle critiche anche feroci.

Considerazioni giuste, ma bisogna anche sapere che già alla fine del '500 (cioè in piena epoca spagnola) c'era già in Sardegna chi si batteva per il riconoscimento del Sardo come lingua ufficiale... evidentemente con scarsi risultati...
Turritano


Autore Risposta: antas
Inserita il: 15/07/2008 09:48:46
Messaggio:

Perdixeddu ha scritto:

Saludi a totus!
bollu nai su parri miu puru.

In Sardìnnia de milli annus, candu is sardus scriint, chi bivint in Cabu de Giossu, scriint in Campidanesu literàriu (mancai calincunu est narendi chi no esistit) e chi bivint in Cabu de Susu, scriint in Logudoresu literàriu.

Sa LSC no andat beni ca est Logudoresu e in totu is biddas anca dda apu sperimentada, dda ant grisada.

Comuncas, sa chistioni est simpri, sa majoria de is sardus no bolint una bariedadi sceti e grisant sa LSC, sighendi a segai sa conca cun custa LSC, su sardu s'at a morri diaderus...

Imoi si fatzu biri totu su chi fait a fai chena de fuliai tempus chistionendi de LSC e bariedadis ùnicas.


a si biri cun amigàntzia!



Chi no apo cumprendiu male perdixeddu iad'a bollere duas variedades differentes; e no! geo nde ogio fintzas un'atra. Poite? Poite su chi seo iscriendo no est ne campidanesu ne logudoresu e comente dda poneus, fadeus sa de tres LSC. ist'atentu perdixè calincun atru puru, si pode chesciare po sa matessi cosa e fortzis prus de unu.
Candu mi narais chi sa LSC est logudoresu, is cosas funt duas: o seis in mala fide o non connosceis su logudoresu. Sa LSC no est ne logudoresu, ne campidanesu. E nisciunsu si proibidi de impreae sa bariedade ostra.
Si de custu una die ad a nascire una limba comune foeddada,cussu l'ada decidere s'impreu no sa lege.

adiosu Antas


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 15/07/2008 20:11:22
Messaggio:

antas ha scritto:
Chi no apo cumprendiu male perdixeddu iad'a bollere duas variedades differentes; e no! geo nde ogio fintzas un'atra. Poite? Poite su chi seo iscriendo no est ne campidanesu ne logudoresu e comente dda poneus, fadeus sa de tres LSC. ist'atentu perdixè calincun atru puru, si pode chesciare po sa matessi cosa e fortzis prus de unu.
Candu mi narais chi sa LSC est logudoresu, is cosas funt duas: o seis in mala fide o non connosceis su logudoresu. Sa LSC no est ne logudoresu, ne campidanesu. E nisciunsu si proibidi de impreae sa bariedade ostra.
Si de custu una die ad a nascire una limba comune foeddada,cussu l'ada decidere s'impreu no sa lege.

adiosu Antas


Soe de acordhu guasi de su totu, Antas. Ma eo prefero una Limba Sarda Comuna in totu sa Sardinia, pro duas motivos:
1 At a signare una identidade e bia pro totu sos Sardos (e jà at a esser finza s’ora!)
2 Est de seguru plus pratica, pro la faedhare e l'ischriere in totùe in Sardigna, una limba ki no duas , tres, battor ... (ponzende a banda totu sos campanilismos!);
At a esser feu, ma kena un'autoridade ki podet detzidere, custhu desizu, ki est una netzessidade, no s'at mai a realizzare. S'impreu, prossimmai, no est basthadu in kimbighentos annos e at a detzidere como, ki sa limba si k'est molzende...?
At esser mezus una limba anzena, cussa de sos s'italianos ... a kie cumbenit?!
Turritano


Autore Risposta: laier
Inserita il: 15/07/2008 20:38:30
Messaggio:

non sarebbe meglio studiare il proprio dialetto e anche la grammatica di campidanese e lugudorese?
i documenti ufficiali potrebbero essere scritti in queste 2 lingue
giusto per non perdere tutte le varianti
ps:rispettate un pò di più il pensiero degli altri


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 15/07/2008 21:00:37
Messaggio:

laier ha scritto:

non sarebbe meglio studiare il proprio dialetto e anche la grammatica di campidanese e lugudorese?
i documenti ufficiali potrebbero essere scritti in queste 2 lingue
giusto per non perdere tutte le varianti
ps:rispettate un pò di più il pensiero degli altri

Quando è che non si rispetta il pensiero degli altri?, quando non lo si condivide? allora non lo rispetta nessuno, neanche tu, che invece sembri sempre garbato e rispettoso .
Per quanto riguarda il tuo parere sulla LSC, riconosco che è da apprezzare ma (per i motivi già esposti in precedenza), come lingua ufficiale valida per TUTTI i Sardi, un modello unico mi sembra il migliore.
Saluti
Turritano


Autore Risposta: laier
Inserita il: 15/07/2008 21:06:23
Messaggio:

i toni non sono sempre garbati...sembrate voi accademici della crusca e noi burriccusu...
altra proposta:
non sarebbe meglio studiare il proprio dialetto e lsc?con quest'ultima si potrebbero scrivere i doc ufficiali
non possiamo perdere la nostra varia cultura,non siamo un popolo omogeneo, non lo siamo mai stati


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 15/07/2008 21:26:33
Messaggio:

laier ha scritto:

i toni non sono sempre garbati...sembrate voi accademici della crusca e noi burriccusu...
altra proposta:
non sarebbe meglio studiare il proprio dialetto e lsc?con quest'ultima si potrebbero scrivere i doc ufficiali
non possiamo perdere la nostra varia cultura,non siamo un popolo omogeneo, non lo siamo mai stati

Nessuna distinzione fra "voi" e "noi", sono solo scambi di opinioni: la mia conta quanto la tua. Io espongo i miei motivi, cerco di spiegarli meglio che posso. Nessun accademico, nessun "burriccu"
Per ritornare in argomento, ho già detto che la tua opinione non è da buttar via, anzi quella espressa nel tuo ultimo post, mi sembra molto ma molto simile alla mia.
Ciao
Turritano


Autore Risposta: laier
Inserita il: 15/07/2008 21:40:07
Messaggio:

sai turritano, quando si legge un intervento non si capisce mai il tono...e il tuo spesso sembra un pò atzuro
penso che i dialetti siano bellissimi,un patrimonio inestimabile come questo non va perso
anche se nella società, in questi tempi, ci si parla poco e gli anziani si emarginano
mia nonna era una persona eccezionale e mi ha insegnato tanto, i maestri migliori sono loro


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 15/07/2008 23:22:33
Messaggio:

laier ha scritto:

sai turritano, quando si legge un intervento non si capisce mai il tono...e il tuo spesso sembra un pò atzuro
penso che i dialetti siano bellissimi,un patrimonio inestimabile come questo non va perso
anche se nella società, in questi tempi, ci si parla poco e gli anziani si emarginano
mia nonna era una persona eccezionale e mi ha insegnato tanto, i maestri migliori sono loro

OK, Laier. Anche mie nonne e anche mia madre mi hanno insegnato tanto e tante volte rimpiango la loro mancanza (di mie nonne!)
Nemmeno io voglio che le varietà linguistiche regionali che compongono la lingua Sarda, si perdano (ci mancherebbe!), fanno parte del nostro patrimonio e vanno salvaguardate.
Sempre con stima
Turritano
PS: Mi dispiace davvero essere. molte volte, frainteso nei modi, perché io non voglio essere mai offensivo, né dare l'impressione di "salire sul pulpito". Esprimo solo le mie opinioni, confutando le altre ma motivando le mie.


Autore Risposta: Perdixeddu
Inserita il: 16/07/2008 00:28:43
Messaggio:

Donovan ha scritto:

laier ha scritto:

straquoto perdixeddu!



E straquoti un bel po' di bugie!

Nell' ordine:

1) E' vero che il ladino ha un doppio standard, ma non per scelta dei ladini, bensì per imposizione dei tedescofoni della Provincia di Bolzano, che bel conoscendo la portata positiva che questo avrebbe hanno ben pensato di impedirgli di utilizzare il Ladin Standard:

Riporto da http://www.vejin.com/today.html

Anche altri testi (legislativi) vengono man mano tradotti in ladino. La mole dei documenti in ladino in questo modo, molto lentamente, cresce. Con un problema sostanziale: la traduzione in due varietà di ladino. Mentre per 90 milioni di tedeschi basta una forma scritta, il Hochdeutsch, per i 18.000 Ladini della provincia di Bolzano ci sono due forme diverse. Infatti, la lingua scritta unificata, il ladin standard, è stata vietata nel 2003 dalla giunta provinciale.

La linguistica intera indica nella lingua unificata una condizione irrinunciabile per la sopravvivenza della lingua ladina. La giunta provinciale ha vietato questa forma della lingua.

Prima della decisione non sono stati consultati gli esperti del settore, al contrario. Poche settimane prima erano state presentate la grammatica ed il vocabolario del ladin standard (nel frattempo c’è anche il correttore automatico per il programma Microsoft Word). L’assessore Mussner però ha preferito non prenderne atto e far vietare la forma scritta.

Come foglia di fico per mascherare la realtà ha usato una decisione del consiglio d’amministrazione dell’Istitut Ladin „Micurà de Rü“ – consiglio nel quale risiedeva lo stesso Mussner ... Questo consiglio inoltre non ha il compito di fare politica culturale ladina, ma di amministrare l’istituto culturale.

Con il divieto della forma scritta „ladin standard“ ai Ladini è stato tolto uno strumento irrinunciabile per la sopravvivenza. Ciò nonostante i politici affermano di agire a favore della minoranza.

Con il divieto del ladin standard inoltre viene vietato anche un ponte per unire culturalmente quella Ladinia che era stata suddivisa in tre province da Benito Mussolini. Un’altra volta la politica della provincia di Bolzano porta avanti rafforzandola questa vergognosa eredità della tripartizione.



2) E' vero che il norvegese ha una doppia norma ma il buon Perdixeddu omette di specificare che il 92% ne usa uno e il restante 8% usa l' altro. Se per doppio standard nel futuro della Sardegna si intende questo sono pronto a sottoscrivere immediatamente questa soluzione.

3) I sardi non hanno sempre usato il Logudorese Illustre ed il Campidanese Letterario (addirittura da mille anni, poi...questa è proprio colossale...), lo ha fatto una piccola minoranza. Per fare un esempio, l' ottimo Benvenuto Lobina, importantissimo scrittore del Sarcidano non lo usava, preferendogli la propria variante locale.

4) Tra i siti che propone Perdu Perra almeno tre non utilizzano il Campidanese Letterario:

http://www.sinniabilingua.net/index.php

http://www.nuraminisbilingua.net/

http://www.unionecomuniparteolla.ca...sc/index.php

Sono infatti scritti in GSA (Grafia Sarda Autonoma) ideata da Antonio Lepori. E' curioso vedere che chi in passato affermava che fosse "la vera grafia sarda" ora decida di tornare "a su connottu". Naturalmente cambiare idea è legittimo, ma almeno che non si dica che "tutti i sardi hanno sempre usato Campidanese Letterario e Logudorese Illustre": qua si può leggere che ben 400 persone tra Quartu e Quartucciu in passato abbiano imparato ad utilizzare la GSA.

http://www.radiopress.it/allui/docu...iasarda.html

5) La LSC non è "Logudorese", ha semplicemente una morfologia più simile ai dialetti del Logudoro che a quelli del Campidano, sono due cose ben diverse. Se è questo il problema basta dirlo chiaramente, senza addurre motivazioni facilmente smentibili e che lasciano il tempo che trovano...


bhe, le bugie, le vedi soltanto tu, che, è bene che tutti lo sappiano, mi insegui per i forum e le discussioni (dopo che ti ho dovuto bannare dal forum Sardegna di politicaonline, a causa del tuo atteggiamento indisponente) rimediando sempre figure barbine, parliamo poi di un certo tuo articolo di alto valore culturale apparso su l'Altravoce? e delle risposte che si è meritato? ma lasciamo perdere e andiamo ai fatti, hai cercato il tuo minuto di gloria e te lo sei bruciato con un atteggiamento arrogante, così come è arrogante il tuo intervento in questo forum...

allora, giusto per far vedere a tutti la tua preparazione (se la metti sul personale, ti rispondo in maniera personale), tu dici che i siti in questione, non sono scritti in Campidanese Letterario.
Bhe, dimostri di non conoscere la differenza fra norma e sistema ortografico! io, la stessa norma, il Campidanese Letterario, posso scriverla con tutti i sistemi ortografici del mondo, anche in cirillico...pensa un po' che i primi documenti scritti in Campidanese, sono scritti con i caratteri greci.
Quei siti sono stati fatti un po' di tempo fa, e ancora hanno la K e la Y, ma non sono scritti con il sistema completo ortografico proposto da Lepori, che è ben più complesso (forse solo il vecchio sito dell'unione dei comuni del parteolla)
Benvenuto Lobina è proprio uno degli autori che utilizza il Campidanese Letterario, non di certo la sua varietà locale, proprio per questo si è imposto come autore pansardo, ma evidentemente, così come hai ameesso di non conoscere appieno la LSC (e l'hai dimostrato nella discussione di Sardegna e Libertà), non conosci nemmeno il Campidanese Letterario.

ti invito ad un comportamento più costruttivo, sembra che tu stia solo cercando "vendetta" nei miei confronti...guarda che non ci guadagni niente con questo tuo atteggiamento, che, fattelo dire, è un po' arrogante, ti è stato detto anche su l'altra voce!


Autore Risposta: Perdixeddu
Inserita il: 16/07/2008 00:34:11
Messaggio:

antas ha scritto:

Perdixeddu ha scritto:

Saludi a totus!
bollu nai su parri miu puru.

In Sardìnnia de milli annus, candu is sardus scriint, chi bivint in Cabu de Giossu, scriint in Campidanesu literàriu (mancai calincunu est narendi chi no esistit) e chi bivint in Cabu de Susu, scriint in Logudoresu literàriu.

Sa LSC no andat beni ca est Logudoresu e in totu is biddas anca dda apu sperimentada, dda ant grisada.

Comuncas, sa chistioni est simpri, sa majoria de is sardus no bolint una bariedadi sceti e grisant sa LSC, sighendi a segai sa conca cun custa LSC, su sardu s'at a morri diaderus...

Imoi si fatzu biri totu su chi fait a fai chena de fuliai tempus chistionendi de LSC e bariedadis ùnicas.


a si biri cun amigàntzia!



Chi no apo cumprendiu male perdixeddu iad'a bollere duas variedades differentes; e no! geo nde ogio fintzas un'atra. Poite? Poite su chi seo iscriendo no est ne campidanesu ne logudoresu e comente dda poneus, fadeus sa de tres LSC. ist'atentu perdixè calincun atru puru, si pode chesciare po sa matessi cosa e fortzis prus de unu.
Candu mi narais chi sa LSC est logudoresu, is cosas funt duas: o seis in mala fide o non connosceis su logudoresu. Sa LSC no est ne logudoresu, ne campidanesu. E nisciunsu si proibidi de impreae sa bariedade ostra.
Si de custu una die ad a nascire una limba comune foeddada,cussu l'ada decidere s'impreu no sa lege.

adiosu Antas



in su connotu dei sardi c'è l'uso del Campidanese Letterario e del Logudorese Letterario, non di cento varietà, come dicono i sostenitori LSC, tanto per fuorviare le persone chi ndi scint pagu.
La LSC è il classico Logudorese Letterario con qualche minuscola variazione, negarlo, questo si che è malafede!
http://www.sufueddu.org/fueddus/col...rubriche.pdf

leggete e fatevi una idea


Autore Risposta: Perdixeddu
Inserita il: 16/07/2008 00:36:49
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Perdixeddu ha scritto:

Saludi a totus!
bollu nai su parri miu puru.

Comenti mi seu presentau in sa parti de is presentadas, traballu cun sa lìngua sarda de annus, fatzu s'imparadori in is cursus de sardu in biddas medas...

Bollu nai una cosa...e bastat a nai "chena de unu sardu unificadu no andamus a logu", ca no est berus! custa est Disinformacja!
...

E tando mezus s'italianu... Perdixé, naramus gai: faghimus tres battor, kentu LSC: ite impitamus in sos documentos uffitziales? tut' e kentu 'enidi unu pagu male, o nono? Sigumente tue nde ses fatende una kisthione de campalinismu, leamus su Campidanesu (ma cale?) cumente LSC e no nde faedhamus pius. Bene Andat gai?
Ammenta ki custhu probema l'ant tentu medas ateras nationes e l'ant risolvidu cun una LSC. Kena una LSC ufitziale, sa limba no at ne balore ne importantzia, sa zente no est incentivada a l'impitare...
e cando nois semus brighende intra nos... sa limba si ke morit in totue de su totu.
Saludos
Turritano



bosatrus seis brighendi, deu seu traballendi po no fai morri su sardu!
la differenza e questa, i pochi sostenitori della LSC sprecano tutte le loro energie per convincere gli altri di come buona sia la loro idea, io e molti altri invece passiamo il nostro tempo a lavorare attivamente per salvare il sardo e i risultati nel campo del bilinguismo ci sono tutti

e scusa, tu sei per la LSC e nemmeno la usi! ma che coerenza è?
o turrita', est cumenti a unu chi tenit sceti pastoris tedescus, ma narat de bolli sarbai is canis fonnesus!

p.s
comenti stait sa callelledda tua? :)


Autore Risposta: Perdixeddu
Inserita il: 16/07/2008 00:46:07
Messaggio:

questa è una perla davvero, dimostra come si sbaglia quando si ragiona con su feli

il caro Donovan dice:
"E' curioso vedere che chi in passato affermava che fosse "la vera grafia sarda" ora decida di tornare "a su connottu". Naturalmente cambiare idea è legittimo, ma almeno che non si dica che "tutti i sardi hanno sempre usato Campidanese Letterario e Logudorese Illustre": qua si può leggere che ben 400 persone tra Quartu e Quartucciu in passato abbiano imparato ad utilizzare la GSA.

http://www.radiopress.it/allui/docu...iasarda.html
5) La LSC non è "Logudorese", ha semplicemente una morfologia più simile ai dialetti del Logudoro che a quelli del Campidano, sono due cose ben diverse. Se è questo il problema basta dirlo chiaramente, senza addurre motivazioni facilmente smentibili e che lasciano il tempo che trovano..."

come al solito, la poca conoscenza, porta a fare certi errori grossolani...il caro Donovan non capisce che nei crsi fatti in tutti questi anni, si è sempre insegnato il campidnaese standard, scritto con la grafia sarda autonoma, che per questioni essenzialemnte strategiche, è stata messa in stand by.
e non si è fatto un ritorno a su connotu, visto che in sardegna non esiste unu connotu ortografico, eppure questo è ovvio, infatti tutta la letteratura è scritta secondo le regole ortografiche della lingua dominante, solo negli ultimi 30 anni si è cercato di mettere ordine...ma questo evidentemente il caro donovan, nella fretta di "beccarmi in fallo", l'ha dimenticato!

e bhe? tutto facilmente smentibile? le cose degli altri lasciano sempre il tempo che trovano?
mi sa che le tue parole lasciano il tempo che trovano...tanto per rinfrescarti la memoria...

http://www.altravoce.net/2008/07/08/crociati.html

ammetto, stò ancora ridendo...


Autore Risposta: Perdixeddu
Inserita il: 16/07/2008 01:09:08
Messaggio:

parlando della Ladinia, qualcuo probabilmente parla solo per sentito dire o avendo fatto le classiche letture su internet (nei siti pro ladino standard), bhe, io alcuni anni fa, ho lavorato in una scuola a Quartu, gemellata con i paesi ladini, durante lo scambio culturale, ho avuto modo di parlare con maestre ladine che insegnano il ladino nelle scuole, per loro era normalissimo usare la doppia norma, gardanese e badiota, non ci facevano nemmeno caso, e hanno regalato materiale per le scuole, in doppia norma.
il Ladino è estremamente vivo, presente nella scuola, società, tv, pur avendo due norme.
il ladino standard non lo vuole praticamente nessuno (così come in sardegna la LSC è snobbata...) perchè inutile, visto che su connotu, è la doppia norma! da sempre, anche se oggi, qualcuno (pochissimi), lo negano!

invito chi non è daccordo con la LSC a non farsi intimorire dall'aggressività dei sostenitori della LSC, sono davvero pochi, e dal momento che il loro progetto stà fallendo, è normale che reagiscano così, o con la solfa "senza LSC il sardo muore" "allora sei contro il sardo", tutto già sentito e privo di fondamento


Autore Risposta: antas
Inserita il: 16/07/2008 08:31:47
Messaggio:

Caru perdixeddu

ti naru sceti una pariga de cosas e apustis serru sa chistioni.
Comenti bisi imoi seu scriendi in campidanesu, poita deu iscriu comenti mi parid' e praxidi no mi ddu depis nai tui ca depu iscri in LSC. Biu chi tui scriis in italianu, e ndi tenis totu is dirittus.
Ita ndi scis chi seu deu e ita seu fendi po su sardu, a cantu paridi ses traballendi sceti tui, e castia no isciu cantus annus tengiast, ma fortzis candu deu fiu traballendi po su sardu tui no ddu sciu innui fusti.
Ci mi ndi bogas a giorgiu melis comente opinionista, lassa perdi o boga fintzas is arrispostas chi dd'anti giau.
In cantu a essi eggressivus, mi depu complimentai cun tui, s'asi giau una bella letzioni.
Po cantu a su giudiziu asusu de is caratteristicas de sa LSC. Perdixè, studia!!!! ca foras de su sardu tuu mi pari ca ndi connoxis pagu e nudda.

P.S. apu biu, http://www.sufueddu.org/fueddus/col...rubriche.pdf, sbagliu o ddui funti tres variedadis de sardu?


a s'intendi cun saludi


Autore Risposta: UtBlocc
Inserita il: 16/07/2008 08:44:01
Messaggio:

antas ha scritto:

Caru perdixeddu

ti naru sceti una pariga de cosas e apustis serru sa chistioni.
Comenti bisi imoi seu scriendi in campidanesu, poita deu iscriu comenti mi parid' e praxidi no mi ddu depis nai tui ca depu iscri in LSC. Biu chi tui scriis in italianu, e ndi tenis totu is dirittus.
Ita ndi scis chi seu deu e ita seu fendi po su sardu, a cantu paridi ses traballendi sceti tui, e castia no isciu cantus annus tengiast, ma fortzis candu deu fiu traballendi po su sardu tui no ddu sciu innui fusti.
Ci mi ndi bogas a giorgiu melis comente opinionista, lassa perdi o boga fintzas is arrispostas chi dd'anti giau.
In cantu a essi eggressivus, mi depu complimentai cun tui, s'asi giau una bella letzioni.
Po cantu a su giudiziu asusu de is caratteristicas de sa LSC. Perdixè, studia!!!! ca foras de su sardu tuu mi pari ca ndi connoxis pagu e nudda.

P.S. apu biu, http://www.sufueddu.org/fueddus/col...ubriche.pdf, sbagliu o ddui funti tres variedadis de sardu?


a s'intendi cun saludi

AntasssssssssssDeo cumprendo pagu su campidanesu,,,ma su tou unu pagu l'appo cumpresu e m'ha fattu morrere de su risu.Hai ragione. ohhhhh!!!!! Ognuno scrive come gli piace....sono d'accordo Antasoja ite risu


Autore Risposta: antas
Inserita il: 16/07/2008 11:18:42
Messaggio:

Salude Miss

Asa righiu ca l'as bidu iscritu?
Mi depes ascurtare cando lu faeddo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

A nos intender luego Antas


Autore Risposta: Titti
Inserita il: 16/07/2008 11:34:08
Messaggio:

deu puru cuncordu cun antas, de cussu chi a nau...


Autore Risposta: Perdixeddu
Inserita il: 16/07/2008 11:43:27
Messaggio:

antas ha scritto:

Caru perdixeddu

ti naru sceti una pariga de cosas e apustis serru sa chistioni.
Comenti bisi imoi seu scriendi in campidanesu, poita deu iscriu comenti mi parid' e praxidi no mi ddu depis nai tui ca depu iscri in LSC. Biu chi tui scriis in italianu, e ndi tenis totu is dirittus.
Ita ndi scis chi seu deu e ita seu fendi po su sardu, a cantu paridi ses traballendi sceti tui, e castia no isciu cantus annus tengiast, ma fortzis candu deu fiu traballendi po su sardu tui no ddu sciu innui fusti.
Ci mi ndi bogas a giorgiu melis comente opinionista, lassa perdi o boga fintzas is arrispostas chi dd'anti giau.
In cantu a essi eggressivus, mi depu complimentai cun tui, s'asi giau una bella letzioni.
Po cantu a su giudiziu asusu de is caratteristicas de sa LSC. Perdixè, studia!!!! ca foras de su sardu tuu mi pari ca ndi connoxis pagu e nudda.

P.S. apu biu, http://www.sufueddu.org/fueddus/col...ubriche.pdf, sbagliu o ddui funti tres variedadis de sardu?


a s'intendi cun saludi


forsis no ddu as cumprèndiu, ma in cussu link est amostau cantu sa LSC est acanta a su Logudoresu Standard lìgiu ddu as?

tìpicu tìpicu, candu unu no sciit ita nai, depit fai atacus personalis...deu tengu nòmini e sangunau, tui?
ita ndi scis de su chi apu fatu in is annus? deu t'apu nau sceti chi no teniast arrexoni, ca as chistionau de sa mala-fidi de chi narat chi sa LSC est su logudoresu-literàriu arrangiau unu pagheddu...e ddu apu amostau beni beni cun d-unu documenteddu.

ita nc'intrat su chi fatzu deu? no sciis ita nai e insandus chistionas de mei? andat beni, chi ses aici interessau...
insandus, deu seu custu, apu fatu custu in is annus (ndi tengu 31 sceti)...
http://www.comitau.org//Mangaras/se...us/index.php

e tui? tui puru dda ponis "nel personale" e insandus t'arrespundu...imparaddu a scriri su sardu, can no sciis mancu scriri is verbus e bolis donai letzionis a is atrus!

es:

paridi (bolit scritu parit)
mi pari (sempri mi parit)

calincuna borta imperas sa TZ calincuna borta no...acentus nudda...
imperas duas T, G

chini est chi depit studiai? ma no mi fetzast arriri.
Deu sa LSC dda sciu imperai e beni puru, e tui? dda defendis e mancu sciis ita est? bona noti

notate tutti, quando i pochissimi sostenitori LSC non sanno cosa dire, passano immediatamente all'attacco personale, cercando di mettere in dubbio le conoscenze dell'interlocutore, evitando di rispondere agli argomenti...tutto già visto e letto! e poi, quando gli si fa presente il lavoro che si è fatto (loro hanno iniziato con...ma cosa avrai fatto, ma dove eri...), cercano di chiudere la discussione con...ti vanti...

po caridadi de deus...


Autore Risposta: Perdixeddu
Inserita il: 16/07/2008 12:04:08
Messaggio:

ma è possibile discutere solo della LSC senza metterla sempre sul personale? non è che sia costruttivo fare questi teatrini, un po' squallidi di "bisticci online"...

iat a essi una cosa prus utilosa a chistionai DE MANERA AMIGANTZOSA, de sa LSC sceti, ita est e ita no est...
ca genti meda intendint custu nòmini LSC e ddis iat a praxi a ndi sciri de prus...e in mesu a is certus, no si cumprendit nudda!

cun amigàntzia


Autore Risposta: antas
Inserita il: 16/07/2008 12:37:52
Messaggio:

Scusa perdixè, mi part chi no apo cuminzadu deo a fagher attacos personales, abaidadi sos posts chi as iscritu.

"paridi (bolit scritu parit)
mi pari (sempri mi parit)"

custa est una regula de sa LSC, deo apo nadu chi fuo iscriende in campidanesu no in LSC, Chi, si chergio isco fintzas impreare.

calincuna borta imperas sa TZ calincuna borta no...acentus nudda... est aberu una l'apo isballiada, tue non curres cussu rischiu.
imperas duas T, G L'apo nadu pagu s'ora.

Abbaida deo no intro in discussione pro brigare, tando innantis de sighire chergio ponner in craru comente la pesso:

Torro a narrer de su derittu de totus de faeddare e iscriere in sa variedade naturale sua, non depen esistere solu logudoresu e campidanesu litterariu.

Naro fintzas chi sa regione tenza deritu a impreare una limba unica (LSC)de riferimentu pro sas comunicatziones in essida. Custa limba no est sa perfetzione ma nessi est unu puntu de partentza pro salvare sa limba. Si podet assentare, cambiare, e a s'acabu at a esser s'impreu a la megiorare.

Caru perdixeddu prova a iscrier tue puru de prus, in sardu, amenta est s'impreu chi faghet sa limba.

Po su chi as de su link no so de accordu.
Proite in sa LSC de sas pregadorias azis semper impreau s'articulu SOS e no IS?
Isballiu o in sa LSC si podet impreare matessi.

log.
V. A Deus sos coros nostros.
R. Sos coros nostros a su Segnore

camp.
V. A Deus is corus nostrus.
R Is corus nostrus a su Segnori.

Lsc
V. A Deus sos coros nostros. PROITE NO A Deus is coros nostros. ?
R . Sos coros nostros a su Segnore PROITE NO Is coros nostros a su Segnore ?

est matessi LSC

Iscusa si mi benit su dubiu de unu pagu de trassa.









Autore Risposta: Perdixeddu
Inserita il: 16/07/2008 12:52:57
Messaggio:

su de imperai IS e DDU est unu de is pagus mudamentus chi sa LSC fait a su Logudoresu Lieteràriu.

Perou in sa prassi is pagus chi imperant sa LSC (giai giai totus de su cabu de susu!...bai circa poita), si ndi scarescint, pròpiu ca portant sèmpiri sa cona faci a su Logudoresu Literàriu!

cali est sa trassa de is chi funt bortendi sa bìbria in LSC puru? ita interessu ndi tenint? su "complottismo" no m'est mai pràxiu!
issus imperant sa LSC sighendi is arrègulas de su libureddu, no depint imperai IS sceti po fai biri chi funt bonus...


Autore Risposta: antas
Inserita il: 16/07/2008 13:01:53
Messaggio:

Imoi ge mi praxis iscriendi aici.

Caru perdixeddu no est cussu scéti e tui ddu scisi............
Ma no bollu sighì sa batalla, porou m'iada a praxi un cunfrontu a battur'ogus (la ca battur no est sceti logudoresu) pentzu chi potzat essi interessanti e positivu.

a si bi cun saludi chissai......................................Antas


Autore Risposta: Perdixeddu
Inserita il: 16/07/2008 13:06:53
Messaggio:

deu ddu apu sèmpiri nau, in s'arretza no fait a si cumprendi a pari beni, e sa genti si certat! faci a pari intamis est diferenti, mancai s'arrexonada bessit unu pagu, scallentosa...perou a s'acabu fait puru a si bufai una birrixedda imparis arriendi!

fait a essi amigus mancai pensendidda de manera diferenti (iat a essi bellu su sciacu), po cussu candu s'arrexonat, est mellus a chistionai sceti, lassendi a una banda "il personale"! cuncodras?


Autore Risposta: antas
Inserita il: 16/07/2008 13:30:14
Messaggio:

Ghettala Perdixé!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 16/07/2008 13:39:24
Messaggio:

.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 16/07/2008 14:26:59
Messaggio:

Perdixeddu ha scritto:

Donovan ha scritto:

laier ha scritto:

straquoto perdixeddu!



E straquoti un bel po' di bugie!

Nell' ordine:

1) E' vero che il ladino ha un doppio standard, ma non per scelta dei ladini, bensì per imposizione dei tedescofoni della Provincia di Bolzano, che bel conoscendo la portata positiva che questo avrebbe hanno ben pensato di impedirgli di utilizzare il Ladin Standard:

Riporto da http://www.vejin.com/today.html

Anche altri testi (legislativi) vengono man mano tradotti in ladino. La mole dei documenti in ladino in questo modo, molto lentamente, cresce. Con un problema sostanziale: la traduzione in due varietà di ladino. Mentre per 90 milioni di tedeschi basta una forma scritta, il Hochdeutsch, per i 18.000 Ladini della provincia di Bolzano ci sono due forme diverse. Infatti, la lingua scritta unificata, il ladin standard, è stata vietata nel 2003 dalla giunta provinciale.

La linguistica intera indica nella lingua unificata una condizione irrinunciabile per la sopravvivenza della lingua ladina. La giunta provinciale ha vietato questa forma della lingua.

Prima della decisione non sono stati consultati gli esperti del settore, al contrario. Poche settimane prima erano state presentate la grammatica ed il vocabolario del ladin standard (nel frattempo c’è anche il correttore automatico per il programma Microsoft Word). L’assessore Mussner però ha preferito non prenderne atto e far vietare la forma scritta.

Come foglia di fico per mascherare la realtà ha usato una decisione del consiglio d’amministrazione dell’Istitut Ladin „Micurà de Rü“ – consiglio nel quale risiedeva lo stesso Mussner ... Questo consiglio inoltre non ha il compito di fare politica culturale ladina, ma di amministrare l’istituto culturale.

Con il divieto della forma scritta „ladin standard“ ai Ladini è stato tolto uno strumento irrinunciabile per la sopravvivenza. Ciò nonostante i politici affermano di agire a favore della minoranza.

Con il divieto del ladin standard inoltre viene vietato anche un ponte per unire culturalmente quella Ladinia che era stata suddivisa in tre province da Benito Mussolini. Un’altra volta la politica della provincia di Bolzano porta avanti rafforzandola questa vergognosa eredità della tripartizione.



2) E' vero che il norvegese ha una doppia norma ma il buon Perdixeddu omette di specificare che il 92% ne usa uno e il restante 8% usa l' altro. Se per doppio standard nel futuro della Sardegna si intende questo sono pronto a sottoscrivere immediatamente questa soluzione.

3) I sardi non hanno sempre usato il Logudorese Illustre ed il Campidanese Letterario (addirittura da mille anni, poi...questa è proprio colossale...), lo ha fatto una piccola minoranza. Per fare un esempio, l' ottimo Benvenuto Lobina, importantissimo scrittore del Sarcidano non lo usava, preferendogli la propria variante locale.

4) Tra i siti che propone Perdu Perra almeno tre non utilizzano il Campidanese Letterario:

http://www.sinniabilingua.net/index.php

http://www.nuraminisbilingua.net/

http://www.unionecomuniparteolla.ca...sc/index.php

Sono infatti scritti in GSA (Grafia Sarda Autonoma) ideata da Antonio Lepori. E' curioso vedere che chi in passato affermava che fosse "la vera grafia sarda" ora decida di tornare "a su connottu". Naturalmente cambiare idea è legittimo, ma almeno che non si dica che "tutti i sardi hanno sempre usato Campidanese Letterario e Logudorese Illustre": qua si può leggere che ben 400 persone tra Quartu e Quartucciu in passato abbiano imparato ad utilizzare la GSA.

http://www.radiopress.it/allui/docu...iasarda.html

5) La LSC non è "Logudorese", ha semplicemente una morfologia più simile ai dialetti del Logudoro che a quelli del Campidano, sono due cose ben diverse. Se è questo il problema basta dirlo chiaramente, senza addurre motivazioni facilmente smentibili e che lasciano il tempo che trovano...


bhe, le bugie, le vedi soltanto tu, che, è bene che tutti lo sappiano, mi insegui per i forum e le discussioni (dopo che ti ho dovuto bannare dal forum Sardegna di politicaonline, a causa del tuo atteggiamento indisponente) rimediando sempre figure barbine, parliamo poi di un certo tuo articolo di alto valore culturale apparso su l'Altravoce? e delle risposte che si è meritato? ma lasciamo perdere e andiamo ai fatti, hai cercato il tuo minuto di gloria e te lo sei bruciato con un atteggiamento arrogante, così come è arrogante il tuo intervento in questo forum...

allora, giusto per far vedere a tutti la tua preparazione (se la metti sul personale, ti rispondo in maniera personale), tu dici che i siti in questione, non sono scritti in Campidanese Letterario.
Bhe, dimostri di non conoscere la differenza fra norma e sistema ortografico! io, la stessa norma, il Campidanese Letterario, posso scriverla con tutti i sistemi ortografici del mondo, anche in cirillico...pensa un po' che i primi documenti scritti in Campidanese, sono scritti con i caratteri greci.
Quei siti sono stati fatti un po' di tempo fa, e ancora hanno la K e la Y, ma non sono scritti con il sistema completo ortografico proposto da Lepori, che è ben più complesso (forse solo il vecchio sito dell'unione dei comuni del parteolla)
Benvenuto Lobina è proprio uno degli autori che utilizza il Campidanese Letterario, non di certo la sua varietà locale, proprio per questo si è imposto come autore pansardo, ma evidentemente, così come hai ameesso di non conoscere appieno la LSC (e l'hai dimostrato nella discussione di Sardegna e Libertà), non conosci nemmeno il Campidanese Letterario.

ti invito ad un comportamento più costruttivo, sembra che tu stia solo cercando "vendetta" nei miei confronti...guarda che non ci guadagni niente con questo tuo atteggiamento, che, fattelo dire, è un po' arrogante, ti è stato detto anche su l'altra voce!



Atteggiamento arrogante? Esageradu.... Minuto di gloria? Po gai pagu? Come sai io non posso mica permettermi queste cose...io non sono mica da-dieci-anni-che-lavoro-con-il-sardo e non ho fatto il master-con-Blasco-Ferrer-e-Maurizio-Virdis e non ho tutti-i-titoli-per i quali-io-possa-parlare-da-un-piedistallo...

Poi non tocca a me dire che il mio atteggiamento sia arrogante oppure o no, ma sinceramente di ciò che pensano di me i signori Perdu Perra o Giorgio Melis posso farne solo un utilizzo: pulirmi il sedere quando ho finito la carta igienica.

C'è un difetto che invece mi riconosco: quello di andare a rompere le uova nel paniere a chi racconta balle, sia che esso si chiami Perdu Perra sia che si chiami Marinella Lorinczi, e fino ad adesso su Altravoce non è arrivata nessuna smentita riguardo ciò che sostenevo io. Perchè a me questo interessava: dimostrare come i "nemici della lingua sarda" cambino opinione a seconda del vento che cambia. Se questa è una figura barbina, allora viva le figure barbine!

Ma veniamo ad argomenti un po' più interessanti...

Se Benvenuto Lobina scriveva in Campidanese Standard i casi sono tre:

- o il Campidanese Standard è quello di Lobina e tu non lo hai mai usato
- o non hai mai letto nulla di Lobina
- o, come al solito, racconti balle

Statisticamente io sarei portato ad optare per la terza soluzione, ma ovviamente va verificata.

Prendiamo il capolavoro di Lobina "Po Cantu Biddanoa"

http://www.sardegnacultura.it/docum...20153549.pdf

Al suo interno, per citare i casi più vistosi si trovano forme come

"Nendu, sendu, torrendu, fendu, traballendu"

oppure

"Fut, fuant"

Questo è campidanese standard?

Altro caso, sempre riguardo Lobina:

http://www.emigratisardi.com/IMG/pdf/lobina.pdf

Qua addirittura il compianto Lobina non usa nemmeno la "sacra" X campidanese utilizzando forme come bosgi, pisgi, lusgi, arresginis, desgi.

E questo è Campidanese Standard?

Sì, se intendiamo la pronuncia, no se intendiamo la grafia, che, come tu dici, può essere qualunque (a proposito grazie della lezione, ne avevo proprio bisogno...).
Può essere naturalmente anche il cirillico, e io aggiungo: può essere anche la LSC, dipende da che rapporto intercorre tra segno grafico e pronuncia: chentu può essere letto tranquillamente anche come centu, se è questa la convenzione che ci si dà... Non tutti i casi sono così facili da risolvere, naturalmente ed infatti è questo che io sostengo: fare proposte per risolvere questi problemi e non dividere il sardo in due sistemi di scrittura...

Su una cosa posso comunque darti ragione: una piccola vendetta me la son voluta concedere: a me i censori che usano due pesi e due misure non sono mai piaciuti...





Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 16/07/2008 14:33:14
Messaggio:

Perdixeddu ha scritto:

questa è una perla davvero, dimostra come si sbaglia quando si ragiona con su feli

il caro Donovan dice:
"E' curioso vedere che chi in passato affermava che fosse "la vera grafia sarda" ora decida di tornare "a su connottu". Naturalmente cambiare idea è legittimo, ma almeno che non si dica che "tutti i sardi hanno sempre usato Campidanese Letterario e Logudorese Illustre": qua si può leggere che ben 400 persone tra Quartu e Quartucciu in passato abbiano imparato ad utilizzare la GSA.

http://www.radiopress.it/allui/docu...iasarda.html
5) La LSC non è "Logudorese", ha semplicemente una morfologia più simile ai dialetti del Logudoro che a quelli del Campidano, sono due cose ben diverse. Se è questo il problema basta dirlo chiaramente, senza addurre motivazioni facilmente smentibili e che lasciano il tempo che trovano..."

come al solito, la poca conoscenza, porta a fare certi errori grossolani...il caro Donovan non capisce che nei crsi fatti in tutti questi anni, si è sempre insegnato il campidnaese standard, scritto con la grafia sarda autonoma, che per questioni essenzialemnte strategiche, è stata messa in stand by.
e non si è fatto un ritorno a su connotu, visto che in sardegna non esiste unu connotu ortografico, eppure questo è ovvio, infatti tutta la letteratura è scritta secondo le regole ortografiche della lingua dominante, solo negli ultimi 30 anni si è cercato di mettere ordine...ma questo evidentemente il caro donovan, nella fretta di "beccarmi in fallo", l'ha dimenticato!

e bhe? tutto facilmente smentibile? le cose degli altri lasciano sempre il tempo che trovano?
mi sa che le tue parole lasciano il tempo che trovano...tanto per rinfrescarti la memoria...

http://www.altravoce.net/2008/07/08/crociati.html

ammetto, stò ancora ridendo...



E mi la so sighinde a rier deo puru! Ca cun unu muntone de maconatzadas gai solu cussu si podet fagher! So cuntentu de nde aer bogadu a pizu sa "vis comica" de Zorzi Melis...sa de sa gabina est sa chi preferzo...tropu forte!


Autore Risposta: Perdixeddu
Inserita il: 16/07/2008 15:41:29
Messaggio:

peccato, la discussione stava tornando pacifica e poi torna il caro Davide Donovan (non mi ricordo il cognome, ma non è che sia troppo importante), a rovinare tutto con la sua sete di vendetta nei miei confronti, confermando così che la mia decisione di bannarlo dal forum di politica online, era giusta, visto che dimostra di non sapere condurre una discussione senza buttarla in rissa

nella fretta di "trovare le mie bugie", di "svergognarmi" (mi nci bessit s'arrisu), come al solito, cade...

parliamo di Benvenuto Lobina:
consiglio a tutti di leggere questo suo Romanzo...

http://www.sardegnacultura.it/docum...20153549.pdf

per quanto riguarda la lettera X, non c'è bisogno nemmeno di parlarne, basta guardare a pag. 19 di questo libro, vero capolavoro di letteratura moderna in lingua sarda, per trovarne a josa...ma il caro Davide Donovan, evidentemente, aveva troppa fretta di vendicarsi per leggerlo!

continua a confondere una norma standard con un sistema ortografico...non ci posso fare niente...

poi, sempre il nostro caro forumista dai toni pacati, inciampa sulla questione del campidanese standard, infatti, se al posto di perdere tutto il suo tempo a rincorrermi, prendesse in mano qualche poesia e qualche libro, saprebbe che FIAT e FUT, sono utilizzati entrambi nella norma campidanese, anche se FIAT un po' di più (e se il nostro amico avesse avuto la voglia di studiare, saprebbe che, anche Benvenuto Lobina usa FIAT, infatti a pag. 36 del suo libro, come per miracolo, compare alla ottava riga dalla fine, un bel FIAT...e più anvanti ce ne sono altri) e che il gerundio può essere in -ENDI e -ENDU...se è questo che fa ritenere al nostro amico che il campidanese letterario non esiste, lo invito a prendere parte ad una conferenza pubblica nella quale sostiene le sue tesi...
sono proprio curioso di sentire cosa avranno da dire poeti e scrittori de su cabu de giossu...

io so solo che quando scrivo in sardo, a parte questa piccola particolarità dei verbi, il mio sardo corrisponde totalmente a quello di Benvenuto Lobina...

consiglio a Davide Donovan, studia un po' di più e inseguimi di meno, ne guadagni tu

però devo anche ringraziarlo, era da un paio di anni che non prendevo in mano po cantu biddanoa, e rileggendolo, mi ha stupito come il Campidanese Standard sia così uniforme in tutta la Sardegna meridionale, e questo senza che siano mai esistite scuole per insegnarlo! evidentemente la consuetudine letteraria di secoli è più forte di quello che pensavo!


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 16/07/2008 18:11:47
Messaggio:

Intru torra in s’arrexonada po acrarai duas cosas a suba de sa lìngua de sa bonanima de Venutu Lobina chi no minescit de essi tirau po sa giacheta de una parti a s’atra po mori de is brighixeddas nostas..
(E no at essi ora chi dd’acabbeis ‘osatrus duus de si pigai a pari de unu forum a s’atru!?.. no mi parit chi ni su sardu ni s’arrexonamentu ndi tengant pro.. e a sa genti pagu ddi ndi interessat de is crepus e de is certus de osatrus.. )

Is poesias de Lobina in sa primu arregorta cosa sua “Terra disisperada terra” de su ’74, ddas agataus scritas in cussa grafia strambeca chi est nendi Dàvidi..
A primìtziu is poesias issu ddas scriiat de aici po scioberu craru e pretzisu: arròsciu de sa traditzioni ortografica, boliat sperimentai una grafia chi torressit mellus sa fonetica de su sarcidanesu cosa sua. Un’esigèntzia poetica, duncas.
A pustis, incapas nci iat torrau a pensai, bai e circa, ddas iat torradas a scriri in una grafia prus standard, (cun sa X puru), calibrendi perou beni, sempri po esigentizas poeticas, s’imperu de is paragogicas e de is consonantis allobadas, e aici ddas ant torradas a imprentai in s’arregorta definitiva “ Is canzonis” de su 1992.


Scriendi in prosa is arrexonamentus chi fait funt diferentis e imperat luegus una grafia e una lìngua prus standardizada. Esistint perou tres livellus narrativus e linguisticus in cussu romanzu. 1)Sa boxi narranti imperat unu campidanesu comunu, unificau; 2) is personagius fueddant su sarcidanesu strintu insoru. 3) is aculturaus unu campidaneus prus intziviliu e amesturau cun s’italianu.
Est issu etotu a ddu acrarai. Bastat a si ligi sa prefazioni de su romanzu:


«Il narrante si serve di un sardo meridionale unificato, ma i
personaggi parlano il sarcidanese di Villanova Tulo, né d’altronde
avrebbero saputo parlare in altro modo … C’è poi una
terza varietà del sardo meridionale, quello degli acculturati,
che mutuano dall’italiano lessico e riferimenti. Ho potuto distinguere
tutte queste varianti perché, come capita agli emigrati,
oggi conosco il dialetto del mio paese molto più di
quelli che ci abitano … Gli altri intanto hanno continuato a
trattarlo male, a italianizzarlo».


a suba de su campidanesu literariu e de su logudoresu literariu, sendi ca funt duas normas literarias, no duus standards, est craru ca ddui at unu pagu de variabilidadi passendi de unu scritori a s’atru. E passendi de unu seculu a s’atru..
Castieus a sa storia literaria de s'italianu!
Po su sardu in s’800 funt stètias de importu is gramaticas e is ditzionarius de Porru e Spanu, po ponni unu pagu de arregula linguistica e ortografica prus firma. Ma cussas puru no funt prus afatentis po is tempus de oi.

Candu si decidit de fai una standardizatzioni moderna, su chi si fait giai sempri in donnia logu est de partiri de sa norma de fatu chi esistit in su connotu, de studiai beni is cosas e de ndi fai una ratzionalizazioni bona, de ndi bogai arregulas prus pretzisas.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 16/07/2008 19:06:15
Messaggio:

Perdixè, proite no lassamus a banda sos personalismos e sos campanilismos, ki faghent male ebia. S'a pregunta est custa: una LSC (pro totu sa Sardinia) bi keret o nono? podet servire a calki gosa o nono? Eo naro ki emmo, e meda. Keret narrer unidade de totu sos Sardos, keret narrer pratitzidade in sos uficios, kena leare logu a sas variedade de limbalzu ki b'at in totue, ki gai si balorizzant e torrant a esser impitados a conca alta. Ammentomusnos ki una LSC no si faghet mai a sa sola, ma comente in totue, si faghet, pro conventziones, (seberende in sos limbalzos ki ant pius balore litterariu o fatende una koinè totu de acordhu in una mesa). In donzi modu, at a esser semper mezus de una limba anzena.
Saludos
Turritanu


Autore Risposta: nio84
Inserita il: 17/07/2008 10:32:55
Messaggio:

turritanu ada rejone, puru eo la penso deasi, sa limba sarda comuna si faeddada in sa comunitade, in domo si faeddada s'antigu dialettu.

tutte le lingue si evolvolvo perchè il sardo no? dobbiamo fare un sacrificio per l'unità anche linguistica della sardegna, se no, tra una decina di anni il sardo sarà solo un ricordo


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 17/07/2008 20:18:10
Messaggio:

Leo po bonu su chi narat Arthacan e che l' acabo cun sa briga ; tenes resone: su cortzu de Lobina no meresset de esser tratadu de degai.

Una cosa po Nio: in Sardigna no amos bisonzu de istandardare sa faeddada puru, nos cumprendimos a pare bastante bene po no nd' aer bisonzu. Unu pitzinneddu chi tenet su sardu che limba-mama no creo chi tenzat perunu problema a cumprender un' àteru pitzinneddu de calesisiat àteru logu in Sardigna. Certu no est sa matessi cosa d chi unu est prus mannu, su cherbeddu est "intostigadu" giai tropu po s' adatare bene a sa pronùntzia anzena.
Su problema est chi in su mèdiu ue si faeddat de prus totu est tupadu dae s' italianu e de sardu no si nde intendet nudda. Si aimis tentu cada die unas 10-12 oras ue sa zente chistionat su sardu suo custu problema no bi fit istadu.



Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 17/07/2008 23:02:57
Messaggio:

Su problema mannu est ki, cumente totu sos pobulos de su mundu, amus bisonzu de una limba ufitziale, si nono finit totu, mancari no kerimus.
Turritano


Autore Risposta: vlady
Inserita il: 22/07/2008 16:25:52
Messaggio:

A MIO AVVISO CREDO SIA IMPORTANTE MANTENERE LA DIVERSITA' FRA TUTTE LE PARLATE DELLA NOSTRA TERRA. NON MI PIACE ACCOMUNARE TIPOLOGIE LINGUISTICHE DIFFERENTI , SOLO PER POTER "VANTARE" UNA LINGUA COMUNA...COMUNA A CHI???
PER DIRLA BREVE..IMMAGINATE LA SFILATA DI SANT'EFISO ( 1 MAGGIO) CON UN SOLO COSTUME CHE RAPPRESENTI LA TRADIZIONE E LA CULTURA SARDA...SAREBBE UNIFORMARE LA VERA RICHEZZA DEL NOSTRO POPOLO. CHE E' DIVERSO ANCHE NELLE PARLATE E TUTTE MERITANO EGUALE RISPETTO E "PROTEZIONE". LA CUTURA, E' UNA MIA OPPINIONE, SI NUTRE PREVALEMNTEMENTE DI DIVERSITA'.
QUANDO SI UNIFORMA AI VOLERI DELLA BUROCRAZIA E' UN SOTTOPRODOTTO CHE NON MERITA SPAZIO, NE ATTENZIONE. VLADY

Turritano ha scritto:

Su problema mannu est ki, cumente totu sos pobulos de su mundu, amus bisonzu de una limba ufitziale, si nono finit totu, mancari no kerimus.
Turritano


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 22/07/2008 16:54:05
Messaggio:

Vlady, pienamente d'accordo con te.
Però, te ne accorgi, stai imponendo la tua volontà con il maiuscolo, esponi come gli altri: in corsivo...scherzo.
Pienamente d'accordo su tutto il resto, ciao


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 22/07/2008 18:04:58
Messaggio:

Anch' io sono d' accordo in linea di principio col discorso di Vlady, i sardi hanno mantenuto per secoli le proprie varianti senza bisogno di una standardizzazione. Negli ultimi 50 anni, però, per chi non se ne fosse accorto, in Sardegna è presente l' italiano che sta lentamente fagocitando le parlate locali, ci uniforma e, per restare all' interno della metafora di Vlady, ci costringe a fare una sfilata di Sant' Efisio con un costume uguale e che non è quello sardo...
L' italiano sta progressivamente distruggendo la trasmissione intergenerazionale ed è questo il problema. Per risolverlo esiste una sola possibilità ed è l' insegnamento scolastico, meglio se obbligatorio. Come facciamo per preservare tutte le varianti locali? Utilizziamo uno standard scritto per ogni paese? E 300 libri per l' insegnamento chi li paga? E la formazione degli insegnanti come dovrebbe avvenire? Ogni paese dovrebbe sostenere economicamente la formazione degli insegnanti della propria variante

La standardizzazione scritta, qualunque sia è un sistema per far entrare il sardo nelle scuole, abbatte i costi del materiale didattico e permette a lungo termine più ampie possibilità di avere occasioni di lavoro grazie alla lingua, senza considerare il fatto di poter trovare la lingua scritta ovunque, dai cessi alle istruzioni dei medicinali, dai telefonini al software informatico. O dobbiamo fare 300 versioni diverse di qualunque cosa scritta "perchè al mio paese si dice così"?

A me va benissimo un sistema nel quale la grafia è unica e la veicolarità dell' insegnamento avviene secondo la propria variante locale: si impara a scrivere tutti allo stesso modo ma si pronuncia così come si è sempre sentito fare. Anche in àmbito pubblico, non solo in privato o confinati all' interno della propria bidda. Io non alcuna intenzione di trasmettere ai miei eventuali figli una pronuncia che non sia la mia e non voglio nemmeno che questa venga corretta in àmbito scolastico, non è necessario.

Poi se il vostro parere è quello di conservare la vostra variante così com'è, sempre più italianizzata, sempre più parlata dalle categorie più svantaggiate (i grezzi....) e il cui utilizzo in pubblico sarà sempre più stigmatizzato, sempre più anormale, sempre più marginale e folklorico.

Una lingua così sarà sempre meno trasmessa perchè non serve a nulla, ed è questa l' anticamera della sua morte.


Autore Risposta: vlady
Inserita il: 22/07/2008 19:00:45
Messaggio:

non sono molto avezzo ai forum, e quindi mi scuso Albertina, se ho usato la maiucola impropriamente. Ma per tornare a noi...certo Donovan, sarebbe economico e probabilmente "massivo" uniformare la parlata sarda. Credo che comunque esistano ancora tantissime persone che parlano bene il loro dialetto. Perchè non sfruttare didaticamente queste preziose opportunità? La lingua, qualunque essa sia verrà sempre inflazionata dal momento che si vive, per me sarebbe importante e fondamentale che i giovani, specie i più piccoli, imparassero da subito, magari alla scuola elemetare, quei vocaboli che saranno preziosi per la conservazione di una parlata..si di una parlata..io non sono d'accordo con chi definisce il sardo una lingua. Propendo per un insieme di parlate che sono, come dicevo prima il vero forziere da non scardinare. Il prezzo da pagare sarebbe troppo alto. Pensa Donovan se imnprovisamente tutti i sardi parlassero una sola lingua....non ci riconosceremo più nella nostra unicità, anche di campanile culturale. Vanno conservate tutte. Quindi le forze dedichiamole alla tutele di queste Vladi

Albertina ha scritto:

Vlady, pienamente d'accordo con te.
Però, te ne accorgi, stai imponendo la tua volontà con il maiuscolo, esponi come gli altri: in corsivo...scherzo.
Pienamente d'accordo su tutto il resto, ciao


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 22/07/2008 19:48:16
Messaggio:

vlady ha scritto:

A MIO AVVISO CREDO SIA IMPORTANTE MANTENERE LA DIVERSITA' FRA TUTTE LE PARLATE DELLA NOSTRA TERRA. NON MI PIACE ACCOMUNARE TIPOLOGIE LINGUISTICHE DIFFERENTI , SOLO PER POTER "VANTARE" UNA LINGUA COMUNA...COMUNA A CHI???
PER DIRLA BREVE..IMMAGINATE LA SFILATA DI SANT'EFISO ( 1 MAGGIO) CON UN SOLO COSTUME CHE RAPPRESENTI LA TRADIZIONE E LA CULTURA SARDA...SAREBBE UNIFORMARE LA VERA RICHEZZA DEL NOSTRO POPOLO. CHE E' DIVERSO ANCHE NELLE PARLATE E TUTTE MERITANO EGUALE RISPETTO E "PROTEZIONE". LA CUTURA, E' UNA MIA OPPINIONE, SI NUTRE PREVALEMNTEMENTE DI DIVERSITA'.
QUANDO SI UNIFORMA AI VOLERI DELLA BUROCRAZIA E' UN SOTTOPRODOTTO CHE NON MERITA SPAZIO, NE ATTENZIONE. VLADY
Turritano ha scritto:

Su problema mannu est ki, cumente totu sos pobulos de su mundu, amus bisonzu de una limba ufitziale, si nono finit totu, mancari no kerimus.
Turritano



Eccone un altro.
Ma perché mi fai dire cose che io non penso nemmeno? Traduco in italiano ciò che ho scritto in Logudorese (e poi non ci vorrebbe una LSC, oppure e meglio una lingua estranea come stiamo facendo ora?):
“Il problema grosso è che, come tutti i popoli del mondo, abbiamo bisogno (noi Sardi) di una lingua ufficiale, se no finisce tutto, anche se non vogliamo!” Adesso che ho tradotto le parole, traduco anche il senso del discorso, non si sa mai!
L’avere una lingua ufficiale, ci permetterebbe di comunicare fra noi e di valorizzarla in tutte le sue espressioni.
Dove hai trovato, in quella mia frase, che non sia importante mantenere la “diversità fra tutte le parlate della nostra terra”? e aggiungi allegramente: “solo per poter vantare una lingua Comuna… Comuna a chi?” Sa Limba Comuna, non serve per” vantarci” di qualcosa, quello sarebbe, tuttalpiù, l’ultimo dei motivi. I vantaggi che ne avremmo sarebbero altri e ben maggiori, come hanno capito tutti i popoli della terra che hanno avuto la forza di non scomparire nel nulla.
Comuna a chi? a tutta la Sardegna naturalmente, in modo che ci permetta di esprimerci tutti nella stessa lingua Sarda, anziché con una straniera. Come mai una lingua Sarda ufficiale dovrebbe uccidere inesorabilmente le varie parlate locali, mentre una straniera no? è sotto gli occhi di tutti ciò che sta accadendo: lingua comune sì / lingua comune no! e tutte le parlate della lingua sarda si stanno estinguendo ogni anno di più: Come le salvi, con l’italiano o con la bacchetta magica?
Per dirla in breve… la similitudine con la sfilata di Sant’Efisio non calza per niente. Anzi, se vogliamo rendere l’idea, facciamo così: tu te l’immagini, una “Cavalcata Sarda” una sfilata di S.Efisio e via dicendo, con unico costume, ma non sardo… italiano, che ne so, magari romano o toscano, tanto per non fare le parti a nessuno, rappresenterebbe meglio l’ attuale situazione linguistica in Sardegna, non ti pare?
Ma lasciamo perdere …
Sintetizzando: con una lingua Sarda ufficiale i vantaggi sarebbero enormi (e non un inutile pavoneggiarsi), non sarebbe la fine delle differenze varietali in Sardegna (tutte degne del massimo rispetto e protezione), se mai il contrario: verrebbero tutte incentivate, cosa che certamente non avviene oggi. Ci sarebbe da precisare anche altro, ma tempo al tempo.
Sempre a tua disposizione e della solita cricchetta italianista
Alla prossima
Turritano


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 22/07/2008 20:21:01
Messaggio:

vlady ha scritto:

A MIO AVVISO CREDO SIA IMPORTANTE MANTENERE LA DIVERSITA' FRA TUTTE LE PARLATE DELLA NOSTRA TERRA. NON MI PIACE ACCOMUNARE TIPOLOGIE LINGUISTICHE DIFFERENTI , SOLO PER POTER "VANTARE" UNA LINGUA COMUNA...COMUNA A CHI???
PER DIRLA BREVE..IMMAGINATE LA SFILATA DI SANT'EFISO ( 1 MAGGIO) CON UN SOLO COSTUME CHE RAPPRESENTI LA TRADIZIONE E LA CULTURA SARDA...SAREBBE UNIFORMARE LA VERA RICHEZZA DEL NOSTRO POPOLO. CHE E' DIVERSO ANCHE NELLE PARLATE E TUTTE MERITANO EGUALE RISPETTO E "PROTEZIONE". LA CUTURA, E' UNA MIA OPPINIONE, SI NUTRE PREVALEMNTEMENTE DI DIVERSITA'.
QUANDO SI UNIFORMA AI VOLERI DELLA BUROCRAZIA E' UN SOTTOPRODOTTO CHE NON MERITA SPAZIO, NE ATTENZIONE. VLADY
Turritano ha scritto:

Su problema mannu est ki, cumente totu sos pobulos de su mundu, amus bisonzu de una limba ufitziale, si nono finit totu, mancari no kerimus.
Turritano





vai a farglialo capire agli altri.
Appena la lingua sara' uniformata scomparira' nello stesso modo.
I ragazzi la studieranno come materia di studio qualunque per passare l'anno,dopo diranno,meno male che la scuola è finita cosi' ce ne siamo liberati.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 22/07/2008 20:29:10
Messaggio:

cedro del Libano ha scritto:
vai a farglialo capire agli altri.
Appena la lingua sara' uniformata scomparira' nello stesso modo.
I ragazzi la studieranno come materia di studio qualunque per passare l'anno,dopo diranno,meno male che la scuola è finita cosi' ce ne siamo liberati.

Già, e chi lo capisce? Io infatti direi che il Sardo insegnato a scuola sarebbe una materia come tutte le altre, solo che darebbe più dignità al Sardo e a chi lo parla.
A prescindere: tutti i ragazzi del mondo, quando la scuola finisce dicono sempre così, "meno male che la scuola è finita così ce ne siamo liberati (di tutte le materie senza distinzione, naturalmente!)
Turritano

Dagli amici mi guardi Iddio che ai nemici ci penso io!


Autore Risposta: vlady
Inserita il: 22/07/2008 20:31:36
Messaggio:

Viene in salita confrontarsi con chi è ancora convinto di vivere non in una nazione che si chiama Italia, ma in una terra solo sua che si chiama Sardegna. Io sono sardo come spero di te, ci sono nato in sardegna, ci vivo e non faccio parte di alcuna "cricca" di Italianisti o di "sardisti". Ma sono orgoglioso di essere un Italiano, col cuore sardo. Vedi di realizzare che la Lingua Comuna toglierebbe lo spazio che merita la parlata locale. A chi serve poi parlare una lingua comuna se ne abbiamo gia una Ufficiale e nazionale? Essere sardi e difendere la propria identità non ci vieta di essere cittadini del mondo, con le nostre particolarità e le nostre unicità che sono anche quelle variegate del dialetto. Altri nel tempo hanno utilizzato la uniformità per altri scopi e motivi. Meglio stare alla larga da chi vorrebbe uniformare tutto e tutti. L'uomo e tutto quello che gli appartiene sono diversi e riconoscibili solo attraverso la diversità. Questo ci rende preziosi, non l'omologazione, fredda, burocratica, che non tiene conte di quello che ha prodotto nei tempi e nei millenni la vivacità del tuo e mio popolo.
I recinti di solito vengono aperti anche con la forza pur di uscirne, ricordalo. Vlady

Turritano ha scritto:

vlady ha scritto:

A MIO AVVISO CREDO SIA IMPORTANTE MANTENERE LA DIVERSITA' FRA TUTTE LE PARLATE DELLA NOSTRA TERRA. NON MI PIACE ACCOMUNARE TIPOLOGIE LINGUISTICHE DIFFERENTI , SOLO PER POTER "VANTARE" UNA LINGUA COMUNA...COMUNA A CHI???
PER DIRLA BREVE..IMMAGINATE LA SFILATA DI SANT'EFISO ( 1 MAGGIO) CON UN SOLO COSTUME CHE RAPPRESENTI LA TRADIZIONE E LA CULTURA SARDA...SAREBBE UNIFORMARE LA VERA RICHEZZA DEL NOSTRO POPOLO. CHE E' DIVERSO ANCHE NELLE PARLATE E TUTTE MERITANO EGUALE RISPETTO E "PROTEZIONE". LA CUTURA, E' UNA MIA OPPINIONE, SI NUTRE PREVALEMNTEMENTE DI DIVERSITA'.
QUANDO SI UNIFORMA AI VOLERI DELLA BUROCRAZIA E' UN SOTTOPRODOTTO CHE NON MERITA SPAZIO, NE ATTENZIONE. VLADY
Turritano ha scritto:

Su problema mannu est ki, cumente totu sos pobulos de su mundu, amus bisonzu de una limba ufitziale, si nono finit totu, mancari no kerimus.
Turritano



Eccone un altro.
Ma perché mi fai dire cose che io non penso nemmeno? Traduco in italiano ciò che ho scritto in Logudorese (e poi non ci vorrebbe una LSC, oppure e meglio una lingua estranea come stiamo facendo ora?):
“Il problema grosso è che, come tutti i popoli del mondo, abbiamo bisogno (noi Sardi) di una lingua ufficiale, se no finisce tutto, anche se non vogliamo!” Adesso che ho tradotto le parole, traduco anche il senso del discorso, non si sa mai!
L’avere una lingua ufficiale, ci permetterebbe di comunicare fra noi e di valorizzarla in tutte le sue espressioni.
Dove hai trovato, in quella mia frase, che non sia importante mantenere la “diversità fra tutte le parlate della nostra terra”? e aggiungi allegramente: “solo per poter vantare una lingua Comuna… Comuna a chi?” Sa Limba Comuna, non serve per” vantarci” di qualcosa, quello sarebbe, tuttalpiù, l’ultimo dei motivi. I vantaggi che ne avremmo sarebbero altri e ben maggiori, come hanno capito tutti i popoli della terra che hanno avuto la forza di non scomparire nel nulla.
Comuna a chi? a tutta la Sardegna naturalmente, in modo che ci permetta di esprimerci tutti nella stessa lingua Sarda, anziché con una straniera. Come mai una lingua Sarda ufficiale dovrebbe uccidere inesorabilmente le varie parlate locali, mentre una straniera no? è sotto gli occhi di tutti ciò che sta accadendo: lingua comune sì / lingua comune no! e tutte le parlate della lingua sarda si stanno estinguendo ogni anno di più: Come le salvi, con l’italiano o con la bacchetta magica?
Per dirla in breve… la similitudine con la sfilata di Sant’Efisio non calza per niente. Anzi, se vogliamo rendere l’idea, facciamo così: tu te l’immagini, una “Cavalcata Sarda” una sfilata di S.Efisio e via dicendo, con unico costume, ma non sardo… italiano, che ne so, magari romano o toscano, tanto per non fare le parti a nessuno, rappresenterebbe meglio l’ attuale situazione linguistica in Sardegna, non ti pare?
Ma lasciamo perdere …
Sintetizzando: con una lingua Sarda ufficiale i vantaggi sarebbero enormi (e non un inutile pavoneggiarsi), non sarebbe la fine delle differenze varietali in Sardegna (tutte degne del massimo rispetto e protezione), se mai il contrario: verrebbero tutte incentivate, cosa che certamente non avviene oggi. Ci sarebbe da precisare anche altro, ma tempo al tempo.
Sempre a tua disposizione e della solita cricchetta italianista
Alla prossima
Turritano


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 22/07/2008 20:36:23
Messaggio:

x Vlady
Avevo ragione c'è bisogno di dire ancora molto, non fa niente se sono cose dette e stradette, ma non adesso.
A presto
Turritano


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 22/07/2008 20:58:52
Messaggio:



vlady ha scritto:

Viene in salita confrontarsi con chi è ancora convinto di vivere non in una nazione che si chiama Italia, ma in una terra solo sua che si chiama Sardegna. Io sono sardo come spero di te, ci sono nato in sardegna, ci vivo e non faccio parte di alcuna "cricca" di Italianisti o di "sardisti". Ma sono orgoglioso di essere un Italiano, col cuore sardo. Vedi di realizzare che la Lingua Comuna toglierebbe lo spazio che merita la parlata locale. A chi serve poi parlare una lingua comuna se ne abbiamo gia una Ufficiale e nazionale? Essere sardi e difendere la propria identità non ci vieta di essere cittadini del mondo, con le nostre particolarità e le nostre unicità che sono anche quelle variegate del dialetto. Altri nel tempo hanno utilizzato la uniformità per altri scopi e motivi. Meglio stare alla larga da chi vorrebbe uniformare tutto e tutti. L'uomo e tutto quello che gli appartiene sono diversi e riconoscibili solo attraverso la diversità. Questo ci rende preziosi, non l'omologazione, fredda, burocratica, che non tiene conte di quello che ha prodotto nei tempi e nei millenni la vivacità del tuo e mio popolo.
I recinti di solito vengono aperti anche con la forza pur di uscirne, ricordalo. Vlady

Turritano ha scritto:

vlady ha scritto:

A MIO AVVISO CREDO SIA IMPORTANTE MANTENERE LA DIVERSITA' FRA TUTTE LE PARLATE DELLA NOSTRA TERRA. NON MI PIACE ACCOMUNARE TIPOLOGIE LINGUISTICHE DIFFERENTI , SOLO PER POTER "VANTARE" UNA LINGUA COMUNA...COMUNA A CHI???
PER DIRLA BREVE..IMMAGINATE LA SFILATA DI SANT'EFISO ( 1 MAGGIO) CON UN SOLO COSTUME CHE RAPPRESENTI LA TRADIZIONE E LA CULTURA SARDA...SAREBBE UNIFORMARE LA VERA RICHEZZA DEL NOSTRO POPOLO. CHE E' DIVERSO ANCHE NELLE PARLATE E TUTTE MERITANO EGUALE RISPETTO E "PROTEZIONE". LA CUTURA, E' UNA MIA OPPINIONE, SI NUTRE PREVALEMNTEMENTE DI DIVERSITA'.
QUANDO SI UNIFORMA AI VOLERI DELLA BUROCRAZIA E' UN SOTTOPRODOTTO CHE NON MERITA SPAZIO, NE ATTENZIONE. VLADY
Turritano ha scritto:

Su problema mannu est ki, cumente totu sos pobulos de su mundu, amus bisonzu de una limba ufitziale, si nono finit totu, mancari no kerimus.
Turritano



Eccone un altro.
Ma perché mi fai dire cose che io non penso nemmeno? Traduco in italiano ciò che ho scritto in Logudorese (e poi non ci vorrebbe una LSC, oppure e meglio una lingua estranea come stiamo facendo ora?):
“Il problema grosso è che, come tutti i popoli del mondo, abbiamo bisogno (noi Sardi) di una lingua ufficiale, se no finisce tutto, anche se non vogliamo!” Adesso che ho tradotto le parole, traduco anche il senso del discorso, non si sa mai!
L’avere una lingua ufficiale, ci permetterebbe di comunicare fra noi e di valorizzarla in tutte le sue espressioni.
Dove hai trovato, in quella mia frase, che non sia importante mantenere la “diversità fra tutte le parlate della nostra terra”? e aggiungi allegramente: “solo per poter vantare una lingua Comuna… Comuna a chi?” Sa Limba Comuna, non serve per” vantarci” di qualcosa, quello sarebbe, tuttalpiù, l’ultimo dei motivi. I vantaggi che ne avremmo sarebbero altri e ben maggiori, come hanno capito tutti i popoli della terra che hanno avuto la forza di non scomparire nel nulla.
Comuna a chi? a tutta la Sardegna naturalmente, in modo che ci permetta di esprimerci tutti nella stessa lingua Sarda, anziché con una straniera. Come mai una lingua Sarda ufficiale dovrebbe uccidere inesorabilmente le varie parlate locali, mentre una straniera no? è sotto gli occhi di tutti ciò che sta accadendo: lingua comune sì / lingua comune no! e tutte le parlate della lingua sarda si stanno estinguendo ogni anno di più: Come le salvi, con l’italiano o con la bacchetta magica?
Per dirla in breve… la similitudine con la sfilata di Sant’Efisio non calza per niente. Anzi, se vogliamo rendere l’idea, facciamo così: tu te l’immagini, una “Cavalcata Sarda” una sfilata di S.Efisio e via dicendo, con unico costume, ma non sardo… italiano, che ne so, magari romano o toscano, tanto per non fare le parti a nessuno, rappresenterebbe meglio l’ attuale situazione linguistica in Sardegna, non ti pare?
Ma lasciamo perdere …
Sintetizzando: con una lingua Sarda ufficiale i vantaggi sarebbero enormi (e non un inutile pavoneggiarsi), non sarebbe la fine delle differenze varietali in Sardegna (tutte degne del massimo rispetto e protezione), se mai il contrario: verrebbero tutte incentivate, cosa che certamente non avviene oggi. Ci sarebbe da precisare anche altro, ma tempo al tempo.
Sempre a tua disposizione e della solita cricchetta italianista
Alla prossima
Turritano




vengono rotte anche le catene se messe con la forza.
è molto piu' facile non far morire le cose se scaturite dall'amore.
La lingua sarda non morira' solo per l'amore dei Sardi per la loro lingua ,tutto l'altro sara' superfluo compresa l'imposizione.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 22/07/2008 21:08:15
Messaggio:

cedro del Libano ha scritto:
vengono rotte anche le catene se messe con la forza.
è molto piu' facile non far morire le cose se scaturite dall'amore.
La lingua sarda non morira' solo per l'amore dei Sardi per la loro lingua ,tutto l'altro sara' superfluo compresa l'imposizione.


A te no!
Turritano

Dagli "amici" mi guardi Iddio che ai nemici ci penso io!


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 22/07/2008 21:09:47
Messaggio:

vlady ha scritto:

Viene in salita confrontarsi con chi è ancora convinto di vivere non in una nazione che si chiama Italia, ma in una terra solo sua che si chiama Sardegna. Io sono sardo come spero di te, ci sono nato in sardegna, ci vivo e non faccio parte di alcuna "cricca" di Italianisti o di "sardisti". Ma sono orgoglioso di essere un Italiano, col cuore sardo. Vedi di realizzare che la Lingua Comuna toglierebbe lo spazio che merita la parlata locale. A chi serve poi parlare una lingua comuna se ne abbiamo gia una Ufficiale e nazionale? Essere sardi e difendere la propria identità non ci vieta di essere cittadini del mondo, con le nostre particolarità e le nostre unicità che sono anche quelle variegate del dialetto. Altri nel tempo hanno utilizzato la uniformità per altri scopi e motivi. Meglio stare alla larga da chi vorrebbe uniformare tutto e tutti. L'uomo e tutto quello che gli appartiene sono diversi e riconoscibili solo attraverso la diversità. Questo ci rende preziosi, non l'omologazione, fredda, burocratica, che non tiene conte di quello che ha prodotto nei tempi e nei millenni la vivacità del tuo e mio popolo.
I recinti di solito vengono aperti anche con la forza pur di uscirne, ricordalo. Vlady

E che salita ! Ancora c’è chi confonde la Nazione con lo Stato… pensa che a me l’hanno insegnato in 1^ Media! Tu sei nato in Sardegna? Anche io, e non solo io, ma anche mio padre mia madre i miei nonni (che Dio gli abbia in Gloria), i miei bisnonni e così via, quindi, conoscendo la differenza fra Nazione e Stato so di essere italiano solo per la carta d’identità, ma di far parte della Nazione Sarda, quindi non posso essere orgoglioso di una cosa che non mi appartiene. Abbiamo una lingua “ufficiale nazionale” è vero, ma della nazione attualmente egemone in Sardegna, quella italiana! Eh, che confusione quando non si conosce il significato dei termini che si usano!
Ma chi ti vieta di sentirti “cittadino del mondo”? saranno affari tuoi non miei.
“Noto con piacere che scrivi su una tastiera di computer e non sul ganito come gli antichi uomini.” An sì? Si vede che non mi conosci: io sono un omaccio peloso e vestito di pelli, che parla un linguaggio gutturale e triplica tutte le consonanti, inoltre la tastiera del mio P.C. è fatta del calcare bianco naturale su cui poggia Sassari, è una comodità: più ergonomica e più morbida del granito.
“L'uomo e tutto quello che gli appartiene sono diversi e riconoscibili solo attraverso la diversità. Questo ci rende preziosi, non l'omologazione, fredda, burocratica, che non tiene conte di quello che ha prodotto nei tempi e nei millenni la vivacità del tuo e mio popolo.”
Vedo che ti contraddici un pochino, o forse non hai ancora notato che l’omologazione peggiore è quella che ci viene da fuori.
E ricorda che un popolo libero non ha recinti, i recinti li portano i dominatori, ne hanno tutta la convenienza! Così è successo in Sardegna: prima gli spagnoli e poi gli italiani e noi sempre i soliti “pocos, locos y malunidos”!
Turritano


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 22/07/2008 21:30:31
Messaggio:

vlady ha scritto:

[b][brown]non sono molto avezzo ai forum, e quindi mi scuso Albertina, se ho usato la maiucola impropriamente. Ma per tornare a noi...certo Donovan, sarebbe economico e probabilmente "massivo" uniformare la parlata sarda. Credo che comunque esistano ancora tantissime persone che parlano bene il loro dialetto. Perchè non sfruttare didaticamente queste preziose opportunità? La lingua, qualunque essa sia verrà sempre inflazionata dal momento che si vive, per me sarebbe importante e fondamentale che i giovani, specie i più piccoli, imparassero da subito, magari alla scuola elemetare, quei vocaboli che saranno preziosi per la conservazione di una parlata..si di una parlata..io non sono d'accordo con chi definisce il sardo una lingua. Propendo per un insieme di parlate che sono, come dicevo prima il vero forziere da non scardinare. Il prezzo da pagare sarebbe troppo alto. Pensa Donovan se imnprovisamente tutti i sardi parlassero una sola lingua....non ci riconosceremo più nella nostra unicità, anche di campanile culturale. Vanno conservate tutte. Quindi le forze dedichiamole alla tutele di queste Vladi



Pienamente d' accordo su questo: vanno preservate le varianti locali, che sono il sardo reale e non certo la LSC o il "Logudorese" ed il "Campidanese" che sono sistemi grafici.
Il problema è come farlo, di certo restando nella situazione attuale nel volgere di qualche decennio sarà difficile recuperare.
Va benissimo il contributo dei madrelingua, è un ottimo sistema per preservare le diverse varianti, ma non è sufficiente: anche se i bambini imparassero perfettamente la propria variante, a cosa gli servirebbe?
Mio padre e mia madre sono madrelingue, ma la conoscenza del sardo nella loro vita non è servita a nulla perchè socialmente quella conoscenza non veniva riconosciuta e per il mio bene hanno optato per il fatto che io imparassi l' italiano. In pratica, con l' insegnamento degli anziani stai solo rimandando il problema di una generazione: fuori dal proprio paese qual sardo non serve più.
Se invece la conoscenza del sardo servisse per i concorsi, per l' insegnamento, per scrivere un giornale che tutti capiscono agevolmente per tradurre tutto ciò di cui parlavo prima e che non rimane chiuso in un paesino allora conoscere il sardo serve ed è anche remunerativo!

Se l' argomento ti interessa, questo è un convegno nel quale si chiariscono alcuni dubbi. Ci sono diversi docenti universitari tra cui Roberto Bolognesi (Gresienti che a tui)

http://www.sotziulimbasarda.net/Tel..._01_1_4.html











Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 22/07/2008 22:55:22
Messaggio:

Donovan ha scritto:

.....Il problema è come farlo, di certo restando nella situazione attuale nel volgere di qualche decennio sarà difficile recuperare.
Va benissimo il contributo dei madrelingua, è un ottimo sistema per preservare le diverse varianti, ma non è sufficiente: anche se i bambini imparassero perfettamente la propria variante, a cosa gli servirebbe?
Mio padre e mia madre sono madrelingue, ma la conoscenza del sardo nella loro vita non è servita a nulla perchè socialmente quella conoscenza non veniva riconosciuta e per il mio bene hanno optato per il fatto che io imparassi l' italiano. In pratica, con l' insegnamento degli anziani stai solo rimandando il problema di una generazione: fuori dal proprio paese qual sardo non serve più.
Se invece la conoscenza del sardo servisse per i concorsi, per l' insegnamento, per scrivere un giornale che tutti capiscono agevolmente per tradurre tutto ciò di cui parlavo prima e che non rimane chiuso in un paesino allora conoscere il sardo serve ed è anche remunerativo!

Quoto su questo. In ogni modo il problema si risolve come hanno fatto tutti i popoli del mondo ancora esistenti: con una lingua Comune (quale che sia) non con una lingua straniera o con la bacchetta magica, con una decisione presa di comune accordo o di autorità.
Ma mi rendo conto che ciò è difficile da capire quando si fa confusione fra Stato e Nazione!
Turritano


Autore Risposta: antas
Inserita il: 22/07/2008 23:41:25
Messaggio:

vlady ha scritto:

...........................per la conservazione di una parlata..si di una parlata..io non sono d'accordo con chi definisce il sardo una lingua. Propendo per un insieme di parlate che sono, come dicevo prima il vero forziere da non scardinare..................


[/quote]

Quindi per te il sardo non è una lingua!!!!!!! Qualche secolo prima che dante tirasse fuori dal cassetto l'italiano, In sardo si scrivevano gli atti pubblici; E il sardo non sarebbe una lingua????
Glottologi di tutta europa studiano il sardo come la più conservativa delle lingue neolatine, e mi arriva il sardo di turno che mi dice che non è una lingua. Scusami il tono vlady ma ciò quanto meno mi sconvolge.


Autore Risposta: vlady
Inserita il: 23/07/2008 14:20:53
Messaggio:

La cosidetta lingua sarda, altro non è che l'insieme delle parlate di cui ho detto precedentemente. Mi vuoi spiegare a quale di queste ti riferisci quando intendi sottolineare che è una lingua. Una significa una sola. Per me il sardo è un insieme di dialetti. E non mi va che oggi, per motivi a me ignoti, si voglia omologare una sola, sottolineo, sola parlata o lingua.
Per il resto rispetto le opinioni di ciascuno che sono tutte rispettabili e degne della massima attenzione. Rispetto chiunque, nel nome della nostra terra, argomenti le proprie ragioni. Io sono fortemente ancorato alla tradizione, e non agli slogan (pocos, locos ecct.) che sono solo pane per chi vuole costantemente restare "fermo" per sottolineare la propria sardità. E non si dica che la lingua comuna significa amodernare la nostra terra, renderla unita almeno sotto l'aspetto lingusitico-burocratico. Sarebbe il sarcofago dentro al quale seppellire i dialetti di ciascuna realtà territoriale. La nostra modernità, paradossalmente è nella conservazione de "su connottu" Resto dell'avviso che il sardo pellito, sotto certi aspetti esista ancora, ma è un dinosauro da baraccone. Vlady




antas ha scritto:

vlady ha scritto:

...........................per la conservazione di una parlata..si di una parlata..io non sono d'accordo con chi definisce il sardo una lingua. Propendo per un insieme di parlate che sono, come dicevo prima il vero forziere da non scardinare..................




Quindi per te il sardo non è una lingua!!!!!!! Qualche secolo prima che dante tirasse fuori dal cassetto l'italiano, In sardo si scrivevano gli atti pubblici; E il sardo non sarebbe una lingua????
Glottologi di tutta europa studiano il sardo come la più conservativa delle lingue neolatine, e mi arriva il sardo di turno che mi dice che non è una lingua. Scusami il tono vlady ma ciò quanto meno mi sconvolge.

[/quote]


Autore Risposta: antas
Inserita il: 23/07/2008 17:20:09
Messaggio:

Chi l'ha detto che una lingua è costitutita da una parlata unica e non da un'insieme di dialetti? ( vedi: Cardona ETNOLINGUISTICA)
Sul resto si è gia detto abbastanza, bisogna solo documentarsi. Per quanto riguarda l'attaccamento alla tradizione sono d'accordo; difatti sono anche schifato da tutti coloro che mercificano tradizioni fasulle, balletti folk mai esistiti, costumi di fantasia e manifestazioni medievali classe 2000. Questo uccide la nostra tradizione, e ci si scandalizza per una norma grafica, "attento norma grafica, non lingua", comune. Le varianti locali si conservano parlando, prova a constatare quanti bambini e giovani a Iglesias conversano in sardo. (Escludendo i Desulesi). E colpa della LSC?


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 23/07/2008 18:12:00
Messaggio:

Scusa Antas, se rispondo anch'io.
Allora mio caro vlady, me l’immaginavo: oltre a non sapere la differenza fra Stato e Nazione non conosci nemmeno la differenza fra Lingua e Dialetto. Evidentemente non sai che tutte (TUTTE!) le lingue sono formate da un’insieme di parlate locali che hanno, nella loro differenza, molto in comune. Questo vale anche per le lingue neolatine (o “romanze”) Tutte le Nazioni hanno avuto, ovviamente, il problema di scegliere quale dovesse assumere il rango di lingua ufficiale e tutte, in un modo o nell’altro, lo hanno risolto. Detto brevemente, in alcune nazioni si è affermata quella scelta da scrittori e poeti come la più elegante e/o rappresentativa. In Italia, per esempio, ha prevalso(sino a un certo punto) il toscano per tacito accordo fra i letterati. In Francia la “lingua d’oil” sulla “lingua d’oc’ per ragioni politiche e in Spagna, più o meno per lo stesso motivo, il Castigliano (quest’ultimo ha prevalso non solo sui dialetti della stessa lingua, ma anche su lingue diverse (come il catalano e il Basco) che adesso però si stanno prendendo la loro brava rivincita, dopo aver superato anche loro il problema su quale impiegare come lingua ufficiale. In altre nazioni nessun dialetto è riuscito ad imporsi sugli altri, e allora hanno brillantemente risolto il problema con riunioni di esperti rappresentanti tutte le varianti e confezionando a “tavolino” la lingua ufficiale. Né più né meno che una loro Limba Comuna, che funziona egregiamente..
Che il “Sardo” non sia un dialetto ma una lingua, non lo diciamo noi, poveri provincialotti e trogloditi di “sardi pelliti”, ma lo dicono tutti gli studiosi di lingue romanze, mettendolo alla pari con tutte le altre Lingue Neolatine (se voi ti consiglio qualche testo universitario).
Ognuno la pensa come vuole, perfettamente d’accordo, ma quanto detto è incontrovertibile.
Il “sarcofago” dentro il quale sta precipitando senza scampo il Sardo in tutte le sue varianti, esiste già, non è certo una futura Limba Comuna, ma è una lingua del tutto estranea: l’ITALIANO!
“Pocos, locos e malunidos” non è proprio uno slogan, ma un’espressione coniata dagli spagnoli. all’epoca della conquista, che avevano scoperto i nostri punti deboli, perfettamente validi, purtroppo, ancora ai nostri giorni. Sì, siamo sempre i soliti “pocos, locos y malunidos”...o no?!
Turritano


Autore Risposta: PlatinozkoSudurrak
Inserita il: 23/07/2008 18:40:42
Messaggio:

vlady ha scritto:

Viene in salita confrontarsi con chi è ancora convinto di vivere non in una nazione che si chiama Italia, ma in una terra solo sua che si chiama Sardegna. Io sono sardo come spero di te, ci sono nato in sardegna, ci vivo e non faccio parte di alcuna "cricca" di Italianisti o di "sardisti". Ma sono orgoglioso di essere un Italiano, col cuore sardo. Vedi di realizzare che la Lingua Comuna toglierebbe lo spazio che merita la parlata locale. A chi serve poi parlare una lingua comuna se ne abbiamo gia una Ufficiale e nazionale? Essere sardi e difendere la propria identità non ci vieta di essere cittadini del mondo, con le nostre particolarità e le nostre unicità che sono anche quelle variegate del dialetto. Altri nel tempo hanno utilizzato la uniformità per altri scopi e motivi. Meglio stare alla larga da chi vorrebbe uniformare tutto e tutti. L'uomo e tutto quello che gli appartiene sono diversi e riconoscibili solo attraverso la diversità. Questo ci rende preziosi, non l'omologazione, fredda, burocratica, che non tiene conte di quello che ha prodotto nei tempi e nei millenni la vivacità del tuo e mio popolo.
I recinti di solito vengono aperti anche con la forza pur di uscirne, ricordalo. Vlady
Scusate se mi intrometto ma nazione e stato sono due termini con significati differenti, ci sono nazioni che non hanno un proprio stato (Euskadi, Catalogna, Sardegna, Corsica, Scozia ecc. ecc.).
Nei paesi baschi hanno regolamentato la lingua ossia l'euskera batua quando il basco era morente, i bascofoni erano veramente pochi. Dobbiamo aspettare che anche la lingua sarda muoia prima di reclamare a gran voce un sardo unificato?
Poi nessuno mi vieta di continuare a parlare su sardu ki apo intesu in dommo ma una lingua unificata renderebbe le cose più facili sia dal punto di vista dello scritto che del parlato.
Per l'insegnamento del sardo nelle scuole una lingua unificata è d'obbligo così come per tutto il resto, ossia un sardo comprensibile da Sassari a Cagliari.
Dovremmo prendere esempio dai baschi per quanto riguarda la politica linguistica e forse anche per il loro sentimento nazionale...


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 23/07/2008 18:45:40
Messaggio:

PlatinozkoSudurrak ha scritto:

Scusate se mi intrometto ma nazione e stato sono due termini con significati differenti, ci sono nazioni che non hanno un proprio stato (Euskadi, Catalogna, Sardegna, Corsica, Scozia ecc. ecc.).
Nei paesi baschi hanno regolamentato la lingua ossia l'euskera batua quando il basco era morente, i bascofoni erano veramente pochi. Dobbiamo aspettare che anche la lingua sarda muoia prima di reclamare a gran voce un sardo unificato?
Poi nessuno mi vieta di continuare a parlare su sardu ki apo intesu in dommo ma una lingua unificata renderebbe le cose più facili sia dal punto di vista dello scritto che del parlato.
Per l'insegnamento del sardo nelle scuole una lingua unificata è d'obbligo così come per tutto il resto, ossia un sardo comprensibile da Sassari a Cagliari.
Dovremmo prendere esempio dai baschi per quanto riguarda la politica linguistica e forse anche per il loro sentimento nazionale...

Quoto!
Naturalmente fra noi "sardi pelliti" ci si trova sempre d'accordo!
Turritano


Autore Risposta: antas
Inserita il: 23/07/2008 18:59:30
Messaggio:


Quoto!
Ego so de accordu matessi cun Turritano e PlatinozkoSudurrak (ongi etorri)


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 23/07/2008 23:27:43
Messaggio:

vlady ha scritto:

La cosidetta lingua sarda, altro non è che l'insieme delle parlate di cui ho detto precedentemente. Mi vuoi spiegare a quale di queste ti riferisci quando intendi sottolineare che è una lingua. Una significa una sola. Per me il sardo è un insieme di dialetti. E non mi va che oggi, per motivi a me ignoti, si voglia omologare una sola, sottolineo, sola parlata o lingua.
Per il resto rispetto le opinioni di ciascuno che sono tutte rispettabili e degne della massima attenzione. Rispetto chiunque, nel nome della nostra terra, argomenti le proprie ragioni. Io sono fortemente ancorato alla tradizione, e non agli slogan (pocos, locos ecct.) che sono solo pane per chi vuole costantemente restare "fermo" per sottolineare la propria sardità. E non si dica che la lingua comuna significa amodernare la nostra terra, renderla unita almeno sotto l'aspetto lingusitico-burocratico. Sarebbe il sarcofago dentro al quale seppellire i dialetti di ciascuna realtà territoriale. La nostra modernità, paradossalmente è nella conservazione de "su connottu" Resto dell'avviso che il sardo pellito, sotto certi aspetti esista ancora, ma è un dinosauro da baraccone. Vlady


Il tuo ragionamento a me ricorda tanto quello (per fortuna ormai pressochè scomparso) di alcuni signori anziani che avendo una disposizione una medicina per guarire da un malanno dicevano "Deo de meighinas no nde leo! Putzi! E mancu dutores cherzo!" e così facendo si lasciavano morire, magari con la convinzione che sarebbero guariti spontaneamente.
Ma loro erano in qualche maniera giustificati: avevano passato tutta la vita tra ignoranza e superstizione e non avevano i mezzi per verificare ipotesi contrarie alla propria. Perciò ti invito a verificare cosa sia successo in situazioni nelle quali era presente una situazione simile a quella sarda, ovvero un gruppo linguistico privo di codifica ufficiale che si confrontava con un gruppo linguistico estraneo codificato. Tre esempi su tutti: Ceco/Tedesco, Catalano/Spagnolo e, recentissimo, Friulano/Italiano, che solo ora sta muovendo i primi passi.
Una sola cosa in più da aggiungere: uno standard serve per fare tutto ciò che oggi non si fa, non a sostituire tutto ciò che già si fa: fai un giro in casa tua e guarda quante cose trovi scritte in italiano. Detersivi, bottiglie di Coca-Cola, libri scolastici, pacchetti di sigarette e chi più ne ha più ne metta. Spesso si dà per scontato che tutte queste cose debbano essere scritte in italiano ed è anche questo il problema: non riuscire ad immaginare che il sardo possa assurgere al rango di "Lingua Normale".



Autore Risposta: Istella
Inserita il: 28/07/2008 20:47:28
Messaggio:

Belle le parole che Fois ha scritto nel suo ultimo libro "In Sardegna non c'è il mare", alla voce LINGUA:

"Studiamo, conserviamo, finanziamo, ma non vorrei mai la responsabilità di essere tra quelli che decidono quale sia la morfologia, la biologia, la genetica del sardo sardo contro il sardo così così. Se non accettiamo le nostre differenze di popolo perchè gli altri dovrebbero accettarci come popolo differente?'"


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 28/07/2008 21:16:14
Messaggio:

Istella ha scritto:

Belle le parole che Fois ha scritto nel suo ultimo libro "In Sardegna non c'è il mare", alla voce LINGUA:

"Studiamo, conserviamo, finanziamo, ma non vorrei mai la responsabilità di essere tra quelli che decidono quale sia la morfologia, la biologia, la genetica del sardo sardo contro il sardo così così. Se non accettiamo le nostre differenze di popolo perchè gli altri dovrebbero accettarci come popolo differente?'"

Lasciamo perdere Fois, ma chi ti ha detto che non accettiamon le nostre differenze? Mi piacerebbe saperlo, carissima Istella
Turritano


Autore Risposta: antas
Inserita il: 29/07/2008 00:43:43
Messaggio:

Istella ha scritto:

Belle le parole che Fois ha scritto nel suo ultimo libro "In Sardegna non c'è il mare", alla voce LINGUA:

"Studiamo, conserviamo, finanziamo, ma non vorrei mai la responsabilità di essere tra quelli che decidono quale sia la morfologia, la biologia, la genetica del sardo sardo contro il sardo così così. Se non accettiamo le nostre differenze di popolo perchè gli altri dovrebbero accettarci come popolo differente?'"


Forse avete tutt'e due le idee un po confuse.


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 29/07/2008 09:28:34
Messaggio:


Non era riferito a voi quello che ho scritto... non mi permetterei mai di dare giudizi sulle persone (... neanche di dire loro che hanno le idee confuse, mi sembrerebbe poco rispettoso)


era riferito a chi, con la Limba Sarda Comuna, vuole creare una lingua artificiale. a chi, con la pretesa di tutelare la tradizione, di fatto, crea un artificio. e si è trovato/si trova a scegliere quali verbi sono LSC, quali non lo sono... quali articoli sono LSC e quali non lo sono.... decidendo arbitrariamente quale lingua/variante/parlata è "sardo sardo" e quale è "sardo così così".

Ho scelto la frase di Fois perchè rispecchia ciò che io penso (ed ho scritto a suo tempo) sulla LSC.


Autore Risposta: antas
Inserita il: 29/07/2008 10:03:49
Messaggio:

Istella ha scritto:


Non era riferito a voi quello che ho scritto... non mi permetterei mai di dare giudizi sulle persone (... neanche di dire loro che hanno le idee confuse, mi sembrerebbe poco rispettoso)


era riferito a chi, con la Limba Sarda Comuna, vuole creare una lingua artificiale. a chi, con la pretesa di tutelare la tradizione, di fatto, crea un artificio. e si è trovato/si trova a scegliere quali verbi sono LSC, quali non lo sono... quali articoli sono LSC e quali non lo sono.... decidendo arbitrariamente quale lingua/variante/parlata è "sardo sardo" e quale è "sardo così così".

Ho scelto la frase di Fois perchè rispecchia ciò che io penso (ed ho scritto a suo tempo) sulla LSC.



Va bene, Istella, rispetto ciò che pensi, ma dimmi: Cosa faresti tu per tutelare la lingua sarda. E una curiosità,. Parli il sardo?


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 29/07/2008 16:14:53
Messaggio:

Istella ha scritto:


Non era riferito a voi quello che ho scritto... non mi permetterei mai di dare giudizi sulle persone (... neanche di dire loro che hanno le idee confuse, mi sembrerebbe poco rispettoso)


era riferito a chi, con la Limba Sarda Comuna, vuole creare una lingua artificiale. a chi, con la pretesa di tutelare la tradizione, di fatto, crea un artificio. e si è trovato/si trova a scegliere quali verbi sono LSC, quali non lo sono... quali articoli sono LSC e quali non lo sono.... decidendo arbitrariamente quale lingua/variante/parlata è "sardo sardo" e quale è "sardo così così".

Ho scelto la frase di Fois perchè rispecchia ciò che io penso (ed ho scritto a suo tempo) sulla LSC.




Se i problemi che poni sono questi allora non vedo perchè continuare ad utilizzare l' italiano: è artificiale quanto (se non in misura maggiore) lo è la LSC e presuppone una scelta tra ciò che è "italiano italiano" (dialetto toscano) e ciò che è "italiano così così". Inoltre è insegnto obbligatoriamente, cosa che dovrebbe far andare su tutte le furie sia te che Marcello Fois: prima di fare le pulci alla LSC dovreste chiedere la pari dignità tra le migliaia di dialetti che compongono il gruppo linguistico italiano, tutte da insegnare obbligatoriamente e tutte col proprio sistema grafico.
Non ci vuole un genio per capire che nel giro di qualche decennio l' inglese metterebbe in seria difficoltà tutto il sistema linguistico italiano.


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 29/07/2008 18:45:36
Messaggio:

In linea di principio posso anche essere d'accordo con te... nel senso che l'italiano è la variante toscana che si è imposta (che ci hanno imposto?), ma di fatto lo parliamo e lo capiamo già tutti, è già pronto, quindi il suo utilizzo non richiede spreco di energie e di soldi (quanti ci stanno mangiando sulla LSC?) che potrebbero essere utilizzati per promuovere le vere varianti della lingua sarda.



per antas: ti ripondo con calma quando avrò più tempo


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 29/07/2008 20:28:54
Messaggio:

Istella ha scritto:

In linea di principio posso anche essere d'accordo con te... nel senso che l'italiano è la variante toscana che si è imposta (che ci hanno imposto?), ma di fatto lo parliamo e lo capiamo già tutti, è già pronto, quindi il suo utilizzo non richiede spreco di energie e di soldi (quanti ci stanno mangiando sulla LSC?) che potrebbero essere utilizzati per promuovere le vere varianti della lingua sarda.



Bene, sono d' accordo con te, con la LSC c'è gente che ci sta mangiando. Poco, molto poco, però: in confronto a ciò che viene mangiato da chi lavora italiano standard sono briciole insignificanti. Tanto più che, come dici tu, l' italiano "lo parliamo e lo capiamo tutti", perciò lo spreco dovrebbe risultare ancora più evidente.
Naturalmente le cose non stanno così: per quanto un bambino sappia parlare bene l' italiano ha sempre bisogno di qualcuno che gli insegni a realizzarlo graficamente e che lo corregga quando sbaglia.

Se poi dici che ciò che fanno oggi gli uffici della lingua sarda a poco serve sono assolutamente d' accordo con te: infatti mi auguro che a breve quei soldi vengano indirizzati all' insegnamento scolastico.

Riguardo poi la salvaguardia delle varianti locali io sono assolutamente convinto che il sistema migliore sia proprio quello dello standard scritto unico, è un processo che a prima vista può apparire difficile da intuire, ma che altrove ha dato i suoi frutti. Per me è un mezzo per rivitalizzare le diverse varietà di sardo e non un fine da raggiungere.


Autore Risposta: antas
Inserita il: 31/07/2008 18:17:15
Messaggio:

Istella ha scritto:

In linea di principio posso anche essere d'accordo con te... nel senso che l'italiano è la variante toscana che si è imposta (che ci hanno imposto?), ma di fatto lo parliamo e lo capiamo già tutti, è già pronto, quindi il suo utilizzo non richiede spreco di energie e di soldi (quanti ci stanno mangiando sulla LSC?) che potrebbero essere utilizzati per promuovere le vere varianti della lingua sarda.



per antas: ti ripondo con calma quando avrò più tempo



Amenta sa risposta - arragoda sa risposta, - remember the answer - ricorda la risposta. ciauuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 05/08/2008 19:52:58
Messaggio:

Non trovavo più la discussione... per postare la risposta

Sì, antas, parlo il sardo (campidanese) e capisco la variante logudorese. Fino a qualche anno fa recitavo (anche in sardo) e leggendo i copioni ho appreso qualche rudimento della lingua scritta... pochissimo.

Per tornare alla LSC ed al pericolo che una lingua scompaia se non viene dotata di un sistema di scrittura univoco (come sostiene giustamente l'Unesco e come qualcuno di voi ha riportato in un'altra discussione), penso che le risorse che si stanno spendendo ora per la LSC potrebbero essere dirottate nello studio e nella "massima divulgazione" della grammatica delle tre grosse varianti, in modo da garantirne la sopravvivenza nella loro specificità.

Parlo di creazione stampa e divulgazione di "grammatiche della lingua sarda", nelle varianti campidanese, logudorese e sassarese (più algherese e altre minoranze). Potrebbero essere distribuite con i principali quotidiani, per raggiungere anche chi non ha già un suo interesse per l'argomento...
In modo che chi è interessato possa approfondire la conoscenza scritta di una lingua che già parla, o possa imparare ex novo le altre varianti (o la propria se non la parla). I miei sono solo esempi banali, di cose che magari qualcuno ha già pensato di realizzare.

Allo stesso modo penso sarebbe utile l'insegnamento delle diverse varianti nella scuola, a partire dalla scuola materna, da usare anche per l'insegnamento di altre discipline, con insegnanti preparati ad hoc. Non importa che siano di lingua madre sarda, anche se penso che in tal caso sarebbero avvantaggiati sia loro, sia gli allievi.

Parlo di tre specializzazioni linguistiche diverse (vd sopra), per aree geografiche, da confrontare costantemente con la parlata specifica del singolo paese (ad esempio stimolando gli allievi a fare ricerche in tal senso, o prevedendo in classe l'intervento dell' "esperto locale"). Anche questo si fa già, in alcune scuole, lo renderei più sistematico.

Userei gli stessi insegnanti per realizzare i corsi per i genitori o per persone esterne alla scuola, come già si sta facendo con Sardegna Speaks English...

A livello centrale (Regione) costituirei una "commissione neologismi", per decidere (se possibile prendendo spunto dall'uomo della strada) e divulgare quali termini usare per designare oggetti o attività per le quali non esiste un termine. Es: pannelli solari, costume da bagno, ecc..

Anche un tg interamente in lingua sarda, o dei quotidiani con le stesse notizie, stampati nelle diverse varianti, non mi sembrano una cattiva idea. Anche distribuire libri in sardo coi quotidiani (anche libri famosi tradotti in sardo da altre lingue) mi pare una bella idea. Dopo la cucina sarda, gli animali e le coste... le fiabe sarde, ad esempio. In modo da raggiungere, come ho già scritto prima, anche chi non ha un "interesse conclamato" per la questione della lingua.

Userei, insomma, gli stessi mezzi grazie ai quali si è diffuso l'italiano: scuola e mezzi di informazione. Ma non per la LSC, quello è un artificio.

Forse la difficoltà e l'utopia non stanno nelle realizzazione pratica di ciò che ho descritto (visto che qualcosa già è stato realizzato), ma nella volontà di farlo e nella (in)capacità dei Sardi di mettersi d'accordo, lasciando da parte campanilismi ed invidie. Perchè i Sardi hanno la capacità i farsi gli sgambetti tra anche quando hanno lo stesso nobile obiettivo, e sarebbe produttivo essere alleati.

Un piccolo esempio?
Fino a qualche anno fa, ogni martedì sera avevo l'incarico di videoregistrare una trasmissione folkloristica per una mia zia molto anziana. Era appassionata di musica sarda, e ogni settimana doveva scegliere quale delle due (ci siamo capiti?) doveva guardare. E dico: ci vuole molto a farne una di martedì e una di mercoledì??? Proprio nell'ottica di dare un servizio, direi...

Non so se ti ho risposto, antas




Autore Risposta: asia
Inserita il: 05/08/2008 22:56:04
Messaggio:

Donovan ha scritto:

Se i problemi che poni sono questi allora non vedo perchè continuare ad utilizzare l' italiano: è artificiale quanto (se non in misura maggiore) lo è la LSC e presuppone una scelta tra ciò che è "italiano italiano" (dialetto toscano) e ciò che è "italiano così così". Inoltre è insegnto obbligatoriamente, cosa che dovrebbe far andare su tutte le furie sia te che Marcello Fois: prima di fare le pulci alla LSC dovreste chiedere la pari dignità tra le migliaia di dialetti che compongono il gruppo linguistico italiano, tutte da insegnare obbligatoriamente e tutte col proprio sistema grafico.
Non ci vuole un genio per capire che nel giro di qualche decennio l' inglese metterebbe in seria difficoltà tutto il sistema linguistico italiano.


Tutte le parlate sono artificialmente convenzionali.
Anche la tua.

Ajò Donovan.
Scendi dal pero.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 06/08/2008 01:54:36
Messaggio:

asia ha scritto:

Donovan ha scritto:

Se i problemi che poni sono questi allora non vedo perchè continuare ad utilizzare l' italiano: è artificiale quanto (se non in misura maggiore) lo è la LSC e presuppone una scelta tra ciò che è "italiano italiano" (dialetto toscano) e ciò che è "italiano così così". Inoltre è insegnto obbligatoriamente, cosa che dovrebbe far andare su tutte le furie sia te che Marcello Fois: prima di fare le pulci alla LSC dovreste chiedere la pari dignità tra le migliaia di dialetti che compongono il gruppo linguistico italiano, tutte da insegnare obbligatoriamente e tutte col proprio sistema grafico.
Non ci vuole un genio per capire che nel giro di qualche decennio l' inglese metterebbe in seria difficoltà tutto il sistema linguistico italiano.


Tutte le parlate sono artificialmente convenzionali.
Anche la tua.

Ajò Donovan.
Scendi dal pero.



Se per "parlate" intendi tutte le lingue parlate allora non sono d' accordo: esistono delle lingue assolutamente naturali, come ad esempio quelle parlate dalle tribù tuttora allo stato primitivo.

Prendo per buono però il fatto che intendessi le lingue codificate e/o assimilabili e in tal caso non posso che che essere d' accordo e per me non è nè un difetto nè una caratteristica della quale fare spregio: si tratta semplicemente di idealizzazioni e/o compromessi.

Piuttosto contesto il fatto che mentre per tutte le altre lingue codificate ciò viene visto come un fatto talmente normale da dimenticarsene, per il sardo invece si gridi allo scandalo.

Est ora chi dae s' àrbore de pira nche faledas boisàteros!


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 06/08/2008 09:26:15
Messaggio:

Per quel che mi riguarda lo scandalo (se così vogliamo chiamarlo) consiste nel fatto che qualcuno, pagato profumatamente con i nostri soldi, stia decidendo qual è o quale dovrebbe essere, e come debba essere scritto e pronunciato, il presente indicativo della LSC.

Che stia decidendo se è più "sardo" , o meritevole di essere scritto (e non solo "volgarmente parlato") l'articolo "is", "sos" o "li". Quando esistono tutti e tre ed hanno pari dignità, a mio avviso.


Autore Risposta: antas
Inserita il: 06/08/2008 17:41:58
Messaggio:

Istella ha scritto:

Non trovavo più la discussione... per postare la risposta



Sì, antas, parlo il sardo (campidanese) e capisco la variante logudorese. Fino a qualche anno fa recitavo (anche in sardo) e leggendo i copioni ho appreso qualche rudimento della lingua scritta... pochissimo.

Ambas duas cosas mi fainti meda prexeri, deu puru recitu in sardu.

Per tornare alla LSC ed al pericolo che una lingua scompaia se non viene dotata di un sistema di scrittura univoco (come sostiene giustamente l'Unesco e come qualcuno di voi ha riportato in un'altra discussione), penso che le risorse che si stanno spendendo ora per la LSC potrebbero essere dirottate nello studio e nella "massima divulgazione" della grammatica delle tre grosse varianti, in modo da garantirne la sopravvivenza nella loro specificità.

Parlo di creazione stampa e divulgazione di "grammatiche della lingua sarda", nelle varianti campidanese, logudorese e sassarese (più algherese e altre minoranze). Potrebbero essere distribuite con i principali quotidiani, per raggiungere anche chi non ha già un suo interesse per l'argomento...
In modo che chi è interessato possa approfondire la conoscenza scritta di una lingua che già parla, o possa imparare ex novo le altre varianti (o la propria se non la parla). I miei sono solo esempi banali, di cose che magari qualcuno ha già pensato di realizzare.

Anda bene, tue matessi naras chi bi cheret unu sistema de iscritura unificau. Ma a pustis mi chistionas de gramaticas; No esistint grammaticas diferentes pro sas variantes de su sardu!!!
Sa gramatica est una e custu dimostrat chi si trattat de sa matessi limba, bi poden esser diferentzas de lessicu, o de sintassi, ma sa grammatica est uguale. Po su thatharesu sa chistione, comente po su gadduresu est diferente, ma no intro in sos particulares. S’aligaresu est su prus tranchillu, difatis est impreande,comente norma grafica, su catalanu de catalunia, chi, ista attenta, est unu catalanu unificau.

Allo stesso modo penso sarebbe utile l'insegnamento delle diverse varianti nella scuola, a partire dalla scuola materna, da usare anche per l'insegnamento di altre discipline, con insegnanti preparati ad hoc. Non importa che siano di lingua madre sarda, anche se penso che in tal caso sarebbero avvantaggiati sia loro, sia gli allievi.

Perfetto! Chi lo impedisce? Non capisco l' ultima affermazione. Per insegnare le lingue straniere vogliamo insegnanti di lingua madre e per il sardo mettiamo cani e porci? Non importa se non è sardo, ci mancherebbe, ma sicuramente dovrà padroneggiarlo molto bene.

Parlo di tre specializzazioni linguistiche diverse (vd sopra), per aree geografiche, da confrontare costantemente con la parlata specifica del singolo paese (ad esempio stimolando gli allievi a fare ricerche in tal senso, o prevedendo in classe l'intervento dell' "esperto locale"). Anche questo si fa già, in alcune scuole, lo renderei più sistematico.

Idem. Prus de tres peroe.

Userei gli stessi insegnanti per realizzare i corsi per i genitori o per persone esterne alla scuola, come già si sta facendo con Sardegna Speaks English...

idem

A livello centrale (Regione) costituirei una "commissione neologismi", per decidere (se possibile prendendo spunto dall'uomo della strada) e divulgare quali termini usare per designare oggetti o attività per le quali non esiste un termine. Es: pannelli solari, costume da bagno, ecc..

Sbaglio o hai da poco contestato i soldi spesi in commissioni. Il sardo parlato deve scaturire dall’uso non da analisi commissariali.

Anche un tg interamente in lingua sarda, o dei quotidiani con le stesse notizie, stampati nelle diverse varianti, non mi sembrano una cattiva idea. Anche distribuire libri in sardo coi quotidiani (anche libri famosi tradotti in sardo da altre lingue) mi pare una bella idea. Dopo la cucina sarda, gli animali e le coste... le fiabe sarde, ad esempio. In modo da raggiungere, come ho già scritto prima, anche chi non ha un "interesse conclamato" per la questione della lingua.

Va bene, bella cosa, ma è ache necessario avviare la toponomastica, cartellonistica e insegne bilingue, il riferimento visivo è fondamentale per abituasi a leggere e riappropriarsi dell’uso della lingua.

Userei, insomma, gli stessi mezzi grazie ai quali si è diffuso l'italiano: scuola e mezzi di informazione. Ma non per la LSC, quello è un artificio.

E qui nuova domanda: conosci la L.S.C.? e se la conosci cosa non va?

Forse la difficoltà e l'utopia non stanno nelle realizzazione pratica di ciò che ho descritto (visto che qualcosa già è stato realizzato), ma nella volontà di farlo e nella (in)capacità dei Sardi di mettersi d'accordo, lasciando da parte campanilismi ed invidie. Perchè i Sardi hanno la capacità i farsi gli sgambetti tra anche quando hanno lo stesso nobile obiettivo, e sarebbe produttivo essere alleati.

E insaras, poita no s'uneus a pari intamas de s' ischirriai?


Un piccolo esempio?
Fino a qualche anno fa, ogni martedì sera avevo l'incarico di videoregistrare una trasmissione folkloristica per una mia zia molto anziana. Era appassionata di musica sarda, e ogni settimana doveva scegliere quale delle due (ci siamo capiti?) doveva guardare. E dico: ci vuole molto a farne una di martedì e una di mercoledì??? Proprio nell'ottica di dare un servizio, direi...


So de accordu.

Non so se ti ho risposto, antas

In parte!! il discorso è molto complesso e richiede analisi approfondite.

adiosu e a nos intender luego / a s'intendi illegus /






Autore Risposta: Istella
Inserita il: 06/08/2008 18:20:56
Messaggio:

Ti rispondo subito, altrimenti "perdo" un'altra volta la discussione

Mi pare, innanzitutto, che tu abbia estremizzato alcune mie affermazioni.

Non ho mai detto che ad insegnare il sardo debba essere chiunque. Ho parlato di insegnanti preparati ad hoc, meglio se (ma non obbligatoriamente) di madre lingua. Esattamente le stesse cose che hai detto tu. O mi sbaglio?

Sono contraria alla LSC proprio perchè è artificiale e se fosse usata negli atti scritti (anzi, mi pare che sia già usata... ho letto qualche delibera in LSC, ma potrei sbagliarmi) prenderebbe il sopravvento sulle altre, propri per la maggiore pervasività della lingua scritta.
A questo proposito pernso che gli atti possano essere redatti nelle tre varianti (se di interesse regionale) o in quella specifica del luogo, se di interesse locale.

Non contesto a priori i soldi spesi in commissioni, se ben spesi. La commissione neologismi l'ho pensata dopo aver letto tante volte parole italiane tradotte in sardo, con risultati spesso orrendi... es: missilis (per i missili), ombrellonisi (a parte la "i" finale, penso che derivando in italiano da ombrello, anche in sardo si potrebbe trovare un termine in seguito ad un ragionamento simile).

Tutto qua.

Ah, una precisazione. Avendo vissuto diversi anni ad Alghero, mi hanno fatto spesso notare gli "indigeni" che loro non parlano catalano, bensì algherese, derivante dal catalano antico, ma che ha subito trasformazioni proprie ed è diverso da ciò che si parla a Barcellona. Tant'è che gli Algheresi capiscono benissimo i Catalani, ma i Catalani non capiscono altrettanto bene l'algherese.


Autore Risposta: antas
Inserita il: 06/08/2008 19:22:56
Messaggio:

Istella ha scritto:

Ti rispondo subito, altrimenti "perdo" un'altra volta la discussione



Mi pare, innanzitutto, che tu abbia estremizzato alcune mie affermazioni.

Esagerada!!

Non ho mai detto che ad insegnare il sardo debba essere chiunque. Ho parlato di insegnanti preparati ad hoc, meglio se (ma non obbligatoriamente) di madre lingua. Esattamente le stesse cose che hai detto tu. O mi sbaglio?

No non è la stessa cosa, Io ho detto che, secondo me, è fondamentale che sia di madre lingua anche se non è sardo. Per madre lingua intendo una persona che sappia padroneggiare il sardo in modo totale, anche molti sardi non sono di madre lingua sarda. Oggi molti insegnanti di lingue straniere conoscono anche bene la lingua in modo scolastico ma non la padroneggiano al pari di chi è di madre lingua.

Sono contraria alla LSC proprio perchè è artificiale e se fosse usata negli atti scritti (anzi, mi pare che sia già usata... ho letto qualche delibera in LSC, ma potrei sbagliarmi) prenderebbe il sopravvento sulle altre, propri per la maggiore pervasività della lingua scritta.
A questo proposito penso che gli atti possano essere redatti nelle tre varianti (se di interesse regionale) o in quella specifica del luogo, se di interesse locale.


La L.S.C. non è artificiale ma corrisponde ad una lingua effettivamente parlata (variante di abbasanta) al 97 %, e in ogni caso è solo un’inizio poiché a prevalere non puo essere una lingua imposta ma ciò che la gente userà. Mi dilungherei troppo ma ti potrei fare esempi di variazioni in atto, tutt’oggi, proprio in favore del campidanese, e non ci son problemi, questa è la normale dinamica delle lingue.

Non contesto a priori i soldi spesi in commissioni, se ben spesi. La commissione neologismi l'ho pensata dopo aver letto tante volte parole italiane tradotte in sardo, con risultati spesso orrendi... es: missilis (per i missili), ombrellonisi (a parte la "i" finale, penso che derivando in italiano da ombrello, anche in sardo si potrebbe trovare un termine in seguito ad un ragionamento simile).

Questo sarebbe veramente artificiale, non mi scandalizza, missilis o ombrellonis (senza la i finale, vocale paragogica) è normale che i neologismi penetrino. Mi scandalizza di più quando sento parole italiane usate la posto di quelle sarde che già esistono: buttillia al posto di ampudda, autunnu per atongiu, primavera per banau, cuginu per fradibi etc (tutte campidanesi, ma lo stesso vale per le altre varianti).
Sarei a favore comunque di una accademia della lingua sarda che vigili, senza imporre neologismi artificiali.

Tutto qua.

Ah, una precisazione. Avendo vissuto diversi anni ad Alghero, mi hanno fatto spesso notare gli "indigeni" che loro non parlano catalano, bensì algherese, derivante dal catalano antico, ma che ha subito trasformazioni proprie ed è diverso da ciò che si parla a Barcellona. Tant'è che gli Algheresi capiscono benissimo i Catalani, ma i Catalani non capiscono altrettanto bene l'algherese.

Non ho detto che gli algheresi parlano lo stesso catalano; gli algheresi parlano algherese.
Ma come il sardo il catalano si divide in diverse varianti: es. (valenziano, maiorchino, Rossiglionese, Barcellonese Algherese etc) ma hanno adottato una norma grafica comune che usano anche ad alghero

Ciau Istella mi diat a aggradare a nde chistionare de pessone ca sas allegas funt longas e cumpricadas.

P. S. e non t'arraneghist


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 07/08/2008 00:56:22
Messaggio:

Istella ha scritto:

Per quel che mi riguarda lo scandalo (se così vogliamo chiamarlo) consiste nel fatto che qualcuno, pagato profumatamente con i nostri soldi, stia decidendo qual è o quale dovrebbe essere, e come debba essere scritto e pronunciato, il presente indicativo della LSC.

Che stia decidendo se è più "sardo" , o meritevole di essere scritto (e non solo "volgarmente parlato") l'articolo "is", "sos" o "li". Quando esistono tutti e tre ed hanno pari dignità, a mio avviso.


Istella, prima di fare certe affermazioni sarebbe il caso di informarsi meglio...

Ai membri della Commissione che ha codificato la LSC oltre al rimborso-spese è stato offerto un gettone di presenza di 47 euro. Almeno uno, Roberto Bolognesi, lo ha rifiutato:

http://www.altravoce.net/2007/10/28/risate.html

Credo che per la cifra in questione l' avverbio "profumatamente" sia eccessivo anche per 8 ore di lavoro di un manovale generico

Sia IS che SOS che LI hanno certamente la stessa dignità. C'è un problema però: LI non fa parte del sistema linguistico sardo, perciò non può rientrare nella LSC. Le altre due forme sono entrambe presenti nello standard.
In realtà una discriminazione è stata fatta: gli articoli US-OS e AS non sono presenti in LSC nonostante vengano utilizzati ed è esattamente la stessa discriminazione fatta da te, che nemmeno li citi. L' esclusione non è dovuta al fatto che siano "meno sardi", ma semplicemente meno diffusi.

Una cosa che dici è però vera: i membri della Commissione per la LSC hanno deciso quali sia la forma grafica del presente indicativo.
Visto che sei per la tripla norma ti faccio una domanda semplice semplice: come dovrebbe essere, a tuo parere, la forma grafica del presente indicativo del verbo essere nella norma campidanese?


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 07/08/2008 09:27:54
Messaggio:

Cara Istella, l'argomento come sai mi interessa moltissimo e anchio avrei qualcosa da dire su certe tue affermazioni, ma non son cose da prendere alla leggera e ti risponderò con calma.
Turritano


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 07/08/2008 09:35:40
Messaggio:

asia ha scritto:

Tutte le parlate sono artificialmente convenzionali.
Anche la tua.

Ajò Donovan.
Scendi dal pero.

E perciò ci dobbiamo lasciar tranquillamente imporre quella degli altri?!
Turritano


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 07/08/2008 11:27:47
Messaggio:

Istella ha scritto:

........ nel senso che l'italiano è la variante toscana che si è imposta (che ci hanno imposto?), ma di fatto lo parliamo e lo capiamo già tutti, è già pronto, quindi il suo utilizzo non richiede spreco di energie e di soldi (quanti ci stanno mangiando sulla LSC?) che potrebbero essere utilizzati per promuovere le vere varianti della lingua sarda.

Che la lingua italiana sia la variante toscana che a un certo punto si è imposta sulle altre, per via della superiorità letteraria dei poeti e scrittori toscani del Medioevo, è vero. Ma non bisogna dimenticare che nella sua evoluzione hanno influito anche altre varianti.
Che il Sardo non fa parte, non ha mai fatto parte della lingua italiana è un fatto ben accertato e documentato.
Che la lingua italiana sia stata IMPOSTA con protervia non è un dubbio ma una certezza, come altrettanto certo e che i Sardi (i soliti individualisti) abbiano fatto ben poco per evitarlo.
E’ inutile promuovere le "vere varianti" della lingua Sarda senza prima essersi accordati su una LSC, cioè su una lingua ufficiale.
Mangiando? Tutte le consulenze costano, forse quelli sono i soldi meglio spesi (per la Cultura Sarda e la emancipazione della Sardegna) da quando esiste la Reg. Aut. della Sardegna.
Cari saluti
Turritano


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 07/08/2008 18:36:03
Messaggio:

Donovan ha scritto:
Visto che sei per la tripla norma ti faccio una domanda semplice semplice: come dovrebbe essere, a tuo parere, la forma grafica del presente indicativo del verbo essere nella norma campidanese?


Per quale motivo me lo chiedi?


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 07/08/2008 19:52:46
Messaggio:

Semplicemente per vedere se a tuo parere esiste un "Campidanese" più campidanese e più meritevole di essere scritto (e non solo "volgarmente parlato"). Ma restringo ulteriormente la domanda: mi basta sapere quale sia a tuo parere l' infinito del verbo "essere".


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 07/08/2008 19:59:08
Messaggio:

Parto da come pronuncio, e come poi penso vada scritto :

Deu seu
Tui ses
Issu est
Nosatrus seus
Bosatrus seis
Issus funti

Infinito: essi

Che voto mi dai?


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 07/08/2008 20:02:06
Messaggio:

ps: non ho mica capito le motivazioni della tua richiesta....


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 07/08/2008 20:19:03
Messaggio:

Il voto è 10! Ora posso spiegare le motivazioni:

Metto da parte la coniugazione del presente indicativo, dato che se il campidanese viene interpretato in un modo ristretto effettivamente la coniugazione è quella ovunque.

Però mi dicono dal Sarcidano che non sono d' accordo sulla tua scelta riguardo l' infinito. Anche loro parlano Campidanese, dicono "èssiri" e si sentono discriminati dalla tua scelta. Addirittura dicono che è lo stesso sbaglio fatto dalla commissione LSC: decidere cosa è più meritevole di essere campidanese e cosa no... Come facciamo per risolvere questa incresciosa situazione?


Autore Risposta: antas
Inserita il: 07/08/2008 20:21:44
Messaggio:

Nell'oristanese:

Deu seu
Tui ses
Issu est
Nosu seus
Osatrus seis
Issus funt

Infinito èssi (è aperta)


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 07/08/2008 20:27:05
Messaggio:

è lo stesso dilemma che si ripete a più livelli... all'interno del sarcidanese, magari, vi sono altre piccole differenze (non mi riferisco solo al verbo essere)
onde per cui, meno univochi... meglio è!

meglio specificare tutte le varianti e sottovarianti, anche se non è un lavoro facile


Autore Risposta: antas
Inserita il: 07/08/2008 20:37:40
Messaggio:

No Istella non è un dilemma per me va bene anche come lo hai scritto tu, poi lo leggo a modo mio. I sardi questo lo hanno sempre fatto e lo possiamo notare nella lettura dei cognomi dove ad una scrittura comune ogni zona pronuncia a modi suo. Es cognome DELOGU: pron: zona logudor. Elogu, Nuor. E'locu Barb. Elohu Camp. dellogu. etc. Staoi tranquilla che scriveranno tutti comunque DELOGU

A nos biere


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 07/08/2008 20:39:33
Messaggio:

Ecco qua! Quindi per avere il massimo dell' accettazione si deve fare una grammatica ed un dizionario per ogni paese e per ogni paese si deve decidere come scrivere.

Di più: dato che in ogni paese ci sono persone che scrivono chi in una certa maniera chi in un' altra anche questo sarebbe discriminante ed offensivo, una brutale imposizione, un volgare artificio che discrimina ciò che è scritto da ciò che è parlato.

Ma sì, alla fine facciamo così: per non rischiare di far torto a nessuno lasciamo le cose così come stanno, tanto il sardo è in ottima forma!


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 07/08/2008 20:46:01
Messaggio:

stai estremizzando anche tu il mio ragionamento...

un'unica variante sarebbe troppo poco, una per ogni paesello sarebbero tante... propendo per una sana via di mezzo, quella delle tre varianti principali (specificando eventuali importanti sottovarianti, su specifiche parole)


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 07/08/2008 21:02:51
Messaggio:

Certo che estremizzo, ma applico i tuoi identici presupposti. In fin dei conti chi decide quale sia la via di mezzo "sana" è Istella, ed anche questa scelta sarebbe un' imposizione, oltre ad essere essa stessa artificiale dato che il "Logudorese", il "Campidanese" o il "Sardo-Corso" non esistono. Esistono le norme storicamente utilizzate e sono naturalmente artificiali e frutto di idealizzazioni e compromessi anch' esse.




Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 07/08/2008 21:09:01
Messaggio:

Cara Istella, apprezzo sempre i tuoi interventi, equilibrati, logici e intelligenti, anche se a volte non collimano con le mie opinioni. Vorrei rispondere ad un tuo post precedente, seppure non era diretto personalmente a me, ma ad Antas, Lo faccio in due parti per non rendere troppo lungo e pesante il discorso.

PRIMA PARTE
“Per tornare alla LSC ed al pericolo che una lingua scompaia se non viene dotata di un sistema di scrittura univoco (come sostiene giustamente l'Unesco e come qualcuno di voi ha riportato in un'altra discussione), penso che le risorse che si stanno spendendo ora per la LSC potrebbero essere dirottate nello studio e nella "massima divulgazione" della grammatica delle tre grosse varianti, in modo da garantirne la sopravvivenza nella loro specificità...”

Il problema non è quello dei soldi, se ne sprecano molti di più per cose inutili e senza profitto.
L’importante è fare un buon lavoro e che poi il risultato, qualunque esso sia, venga usato subito con decisione e senza tentennamenti. Avremo finalmente una Lingua ufficiale che si possa utilizzare per le cose ufficiali in tutta la Sardegna e, nel contempo si potrà benissimo, anzi a maggior ragione, incentivare “la massima divulgazione" della grammatica delle tre grosse varianti, in modo da garantirne la sopravvivenza nella loro specificità”

“Parlo di creazione stampa e divulgazione di "grammatiche della lingua sarda", nelle varianti campidanese, logudorese e sassarese (più algherese e altre minoranze). Potrebbero essere distribuite con i principali quotidiani, per raggiungere anche chi non ha già un suo interesse per l'argomento...
In modo che chi è interessato possa approfondire la conoscenza scritta di una lingua che già parla, o possa imparare ex novo le altre varianti (o la propria se non la parla). I miei sono solo esempi banali, di cose che magari qualcuno ha già pensato di realizzare.”

Le tre varianti, appunto, non esistono altre varianti se non “sottovarianti” e sotto-sotto varianti. Non parlerei di “algherese” e di altre minoranze o pseudo minoranze in questo contesto, appunto perché non sono sarde, cioè non “autoctone”
Gli algheresi, si sa parlano un’imitazione di catalano ridicolo alle orecchie dei veri catalani e sono già una minoranza rispetto agli odierni abitanti di Alghero. Senza contare che a proteggerlo ci stanno già pensando (con i fatti e non con le parole) le autorità algheresi stesse imponendo l’insegnamento nelle scuole e con corsi appositi, “catalanizzando” anche gli abitanti di madrelingua Sarda, che ormai sono la maggioranza. Ma chi salvaguarda la lingua dei Sardofoni ad Alghero?
Il “Carlofortino”? non è altro che un antico dialetto ligure. Se non ci pensano i Liguri a salvaguardarlo in Liguria, perché dovremmo curarcene noi?

“Allo stesso modo penso sarebbe utile l'insegnamento delle diverse varianti nella scuola, a partire dalla scuola materna, da usare anche per l'insegnamento di altre discipline, con insegnanti preparati ad hoc. Non importa che siano di lingua madre sarda, anche se penso che in tal caso sarebbero avvantaggiati sia loro, sia gli allievi.”

Penso anch’io che “sarebbe utile l'insegnamento delle diverse varianti nella scuola, a partire dalla scuola materna, da usare anche per l'insegnamento di altre discipline, con insegnanti preparati ad hoc…” con alcune precisazioni: come già detto, tale insegnamento dovrebbe seguire e affiancare quello di una Lingua Sarda Ufficiale, con la quale scrivere anche tutti gli atti ufficiali scolastici, altrimenti l’insegnamento delle sole varianti locali non avrebbe senso.
Gli insegnanti dovrebbero essere rigorosamente di madrelingua sarda, dopo un accurato corso ad hoc, per motivi molto semplici e intuibili:
1 Al momento solo loro potrebbero insegnare al meglio la lingua Sarda, perché per tradizione familiare più preparati e motivati. Senza contare che nessun “corso ad hoc” potrebbe mai dare una pronuncia corretta del Sardo a un non Sardofono.
2 Sarebbe il miglior incentivo per la gente a parlare Sardo in famiglia ai bambini, perché essi stessi (e la loro lingua) si sentirebbero apprezzati come sardofoni, anziché umiliati.

Anche i corsi per genitori sarebbero molto utili, con le stesse modalità e motivi di cui sopra.
FINE PRIMA PARTE
Turritano


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 07/08/2008 22:38:19
Messaggio:

Donovan ha scritto:

Certo che estremizzo, ma applico i tuoi identici presupposti. In fin dei conti chi decide quale sia la via di mezzo "sana" è Istella, ed anche questa scelta sarebbe un' imposizione, oltre ad essere essa stessa artificiale dato che il "Logudorese", il "Campidanese" o il "Sardo-Corso" non esistono. Esistono le norme storicamente utilizzate e sono naturalmente artificiali e frutto di idealizzazioni e compromessi anch' esse.



Non è sana perchè la propongo io... ma perchè è una via di mezzo tra una soluzione inutile, perchè troppo generica (LSC) ed un lavoro improbo perchè troppo parcellizzato (la variante del singolo paesello).

In senso lato tutte possono essere considerate imposizioni o parcellizzazioni... si tratta di trovare una via di facile realizzazione, utile allo scopo, e al contempo rispettosa della realtà dei fatti, possibilmente scevra da implicazioni politiche.

Tu ritieni che la soluzione sia la LSC, io (e moooooooolti altri) no.







Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 08/08/2008 00:02:23
Messaggio:

Istella ha scritto:

Donovan ha scritto:

....



Non è sana perchè la propongo io... ma perchè è una via di mezzo tra una soluzione inutile, perchè troppo generica (LSC) ed un lavoro improbo perchè troppo parcellizzato (la variante del singolo paesello).

In senso lato tutte possono essere considerate imposizioni o parcellizzazioni... si tratta di trovare una via di facile realizzazione, utile allo scopo, e al contempo rispettosa della realtà dei fatti, possibilmente scevra da implicazioni politiche.

Tu ritieni che la soluzione sia la LSC, io (e moooooooolti altri) no.

Be', io non sono con quei "mooooooooolti altri" perché so che così non si salva niente: la Lingua Sarda muore con tutte le sue varianti. Si metta il cuore in pace chi, in buona fede, crede che senza una lingua Ufficiale si possano salvare tutte le varianti: è un controsenso.
Turritano


Autore Risposta: asia
Inserita il: 08/08/2008 00:32:55
Messaggio:

Istella ha scritto:


Non è sana perchè la propongo io... ma perchè è una via di mezzo tra una soluzione inutile, perchè troppo generica (LSC) ed un lavoro improbo perchè troppo parcellizzato (la variante del singolo paesello).

In senso lato tutte possono essere considerate imposizioni o parcellizzazioni... si tratta di trovare una via di facile realizzazione, utile allo scopo, e al contempo rispettosa della realtà dei fatti, possibilmente scevra da implicazioni politiche.

Tu ritieni che la soluzione sia la LSC, io (e moooooooolti altri) no.



Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 08/08/2008 07:16:20
Messaggio:

L’essere “mooooooooolti” (magari male informati o i soliti pigroni che non riescono a staccarsi dalle tette della balia) non è certo garanzia di essere dalla giusta parte. Succede sempre in Sardegna e guarda come siamo ridotti.
E c'è chi festeggia e plaude la dabbenaggine dei Sardi, su cui hanno campato tranquillamente per secoli: avere una unica lingua ci farebbe prendere coscienza, uscire dalla subalternità, salvando nel contempo le nostre peculiarità linguistiche ormai morenti: troppo pericoloso. Quanta differenza, fra i Catalani e i Baschi in Spagna! E noi continuiamo il nostro triste valzer: ma sì, ma no, ma.... mai!
Governatore: DECIDITI!!!!
Turritano


Autore Risposta: antas
Inserita il: 08/08/2008 10:02:04
Messaggio:

Credo che la discussione sia al capolinea

Aiò a tzilleri ca nos cumbenit


Autore Risposta: assandira
Inserita il: 08/08/2008 11:47:45
Messaggio:

Seguo da tempo in silenzio questa appassionante discussione...
e ciò che più mi dispiace è la mancanza di coesione per un fine comune...
io scocco la mia freccia in favore della Lingua Sarda Comune...ed in linea di massima concordo con gli interventi di Turritano a cui faccio i miei complimenti per la caparbietà e la perseveranza con cui porta avanti il tema nella speranza di far capire l'importanza di un sistema di scrittura univoco affinchè la nostra lingua non muoia...
comunque la Regione ha approvato il Piano per la lingua sarda che almeno negli intenti contiene delle iniziative lodevoli...come la tv digitale e web, l'atlante linguistico di tutti i dialetti sardi e la sperimentazione dell'insegnamento della lingua in orario curricolare nelle scuole; io credo che tutti noi possiamo impegnarci per applicare nel migliore dei modi queste indicazioni ed impedire che il tutto si trasformi in uno spreco di soldi...sfruttiamo le opportunità!!!!


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 08/08/2008 12:27:22
Messaggio:

[quote

assandira ha scritto:

Seguo da tempo in silenzio questa appassionante discussione...
e ciò che più mi dispiace è la mancanza di coesione per un fine comune...
io scocco la mia freccia in favore della Lingua Sarda Comune... .......
...... io credo che tutti noi possiamo impegnarci per applicare nel migliore dei modi queste indicazioni ed impedire che il tutto si trasformi in uno spreco di soldi...sfruttiamo le opportunità!!!!

Grazie Assandira, un ragionamento concreto e senza tentennamenti ce ne fossero…
Turritano


Autore Risposta: asia
Inserita il: 08/08/2008 14:37:25
Messaggio:

assandira ha scritto:

Seguo da tempo in silenzio questa appassionante discussione...
e ciò che più mi dispiace è la mancanza di coesione per un fine comune...


Per fortuna esistono varie correnti di pensiero, Assandira.
Un conto è la coesione, un altro il pensiero unico.
Ben vengano le voci fuori dal coro, specie se si dissociano dal millantato ed improbabile fine comune.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 08/08/2008 15:10:18
Messaggio:

asia ha scritto:
Per fortuna esistono varie correnti di pensiero, Assandira.
Un conto è la coesione, un altro il pensiero unico.
Ben vengano le voci fuori dal coro, specie se si dissociano dal millantato ed improbabile fine comune.

asia ha scritto:

assandira ha scritto:

Seguo da tempo in silenzio questa appassionante discussione...
e ciò che più mi dispiace è la mancanza di coesione per un fine comune...


Per fortuna esistono varie correnti di pensiero, Assandira.
Un conto è la coesione, un altro il pensiero unico.
Ben vengano le voci fuori dal coro, specie se si dissociano dal millantato ed improbabile fine comune.

E brava Asia, finalmente, a passi felpati, sei ritornata, ma mi sembri un pochino a corto di argomenti...
A dopo
Turritano


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 08/08/2008 15:20:44
Messaggio:

Turritano ha scritto:

asia ha scritto:
Per fortuna esistono varie correnti di pensiero, Assandira.
Un conto è la coesione, un altro il pensiero unico.
Ben vengano le voci fuori dal coro, specie se si dissociano dal millantato ed improbabile fine comune.

asia ha scritto:

assandira ha scritto:

Seguo da tempo in silenzio questa appassionante discussione...
e ciò che più mi dispiace è la mancanza di coesione per un fine comune...


Per fortuna esistono varie correnti di pensiero, Assandira.
Un conto è la coesione, un altro il pensiero unico.
Ben vengano le voci fuori dal coro, specie se si dissociano dal millantato ed improbabile fine comune.

E brava Asia, finalmente, a passi felpati, sei ritornata, ma mi sembri un pochino a corto di argomenti...
A dopo
Turritano


Non sono d'accordo sul fatto che Asia sia a corto di argomenti.
Mi sembra convincente, invece.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 08/08/2008 15:57:10
Messaggio:

Istella ha scritto:

Donovan ha scritto:

Certo che estremizzo, ma applico i tuoi identici presupposti. In fin dei conti chi decide quale sia la via di mezzo "sana" è Istella, ed anche questa scelta sarebbe un' imposizione, oltre ad essere essa stessa artificiale dato che il "Logudorese", il "Campidanese" o il "Sardo-Corso" non esistono. Esistono le norme storicamente utilizzate e sono naturalmente artificiali e frutto di idealizzazioni e compromessi anch' esse.



Non è sana perchè la propongo io... ma perchè è una via di mezzo tra una soluzione inutile, perchè troppo generica (LSC) ed un lavoro improbo perchè troppo parcellizzato (la variante del singolo paesello).

In senso lato tutte possono essere considerate imposizioni o parcellizzazioni... si tratta di trovare una via di facile realizzazione, utile allo scopo, e al contempo rispettosa della realtà dei fatti, possibilmente scevra da implicazioni politiche.

Tu ritieni che la soluzione sia la LSC, io (e moooooooolti altri) no.



Dunque, siamo passati dalle accuse di eccessiva prodigalità della Regione nei confronti della Commissione LSC, alle accuse di "artificialità" e di imposizione di ciò che deve essere sardo "meritevole di essere scritto".

Dopo aver verificato che i membri della Commissione non sono stati coperti d' oro, che l' artificialità è parte integrante di qualunque standard scritto, che l' imposizione è necessaria se si vuole insegnare una qualunque norma grafica, il nuovo aggettivo riferito alla LSC ora diventa "generica" ed io sinceramente non capisco cosa significhi.

Mi sto convincendo del fatto che tu sia pregiudizialmente avversa ad una standardizzazione univoca del sardo. Il problema è che non ho capito quale sia il motivo. Non ti piacciono le scelte fatte dalla LSC? Le consideri troppo distanti dal tuo dialetto? Sei per la fedeltà a "su connottu" e non vuoi abbandonare le due norme storiche?
Ci deve essere un motivo, altrimenti non capisco che ragione ci sia di essere avversi alla standardizzazione del sardo. Non mi sembri nemmeno una "nemica della lingua sarda", anzi. Boh...


Autore Risposta: assandira
Inserita il: 08/08/2008 16:40:59
Messaggio:

asia ha scritto:

Un conto è la coesione, un altro il pensiero unico.
Ben vengano le voci fuori dal coro, specie se si dissociano dal millantato ed improbabile fine comune.


Infatti ho parlato di coesione, non di pensiero unico!
Ed il fine comune è la salvaguardia della lingua sarda...
se poi non c'è nemmeno quello è un altro discorso!
Buona giornata....


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 08/08/2008 16:55:25
Messaggio:

asia ha scritto:

assandira ha scritto:

Seguo da tempo in silenzio questa appassionante discussione...
e ciò che più mi dispiace è la mancanza di coesione per un fine comune...


Per fortuna esistono varie correnti di pensiero, Assandira.
Un conto è la coesione, un altro il pensiero unico.
Ben vengano le voci fuori dal coro, specie se si dissociano dal millantato ed improbabile fine comune.


La tua è sicuramente una di queste, bisogna solo accertare quale sia il fine ultimo.

Vedi Asia, io capisco che dopo diversi anni passati a correggere l' influenza della lingua sarda sulla lingua italiana una certa deformazione professionale rimanga. Tu sai bene che l' ufficializzazione del sardo rischia di erodere almeno in parte il predominio dell' italiano in Sardegna e so che questo non ti va giù.
Ovviamente tu non lo dirai mai apertamente in quanto questa posizione, assolutamente legittima, è piuttosto impopolare da sostenere e rischia di suscitare l' effetto contrario a quello che ti sei preposta.

Perciò, piuttosto che soffiare sul fuoco delle paure di questa "orribile creatura mangiadialetti" che (spesso ingenuamente) molti hanno ti chiedo di argomentare più approfonditamente la tua avversione nei confronti della LSC.
Nella fattispecie ti chiedo di illuminarci sulle differenze che intercorrerebbero tra LSC e italiano standard, dato che sei così avversa alla prima e così favorevole al secondo.

P.S. Io lo so già e ho già fatto accenno in precedenza, ma mi interessa vedere quali contorsioni verbali riesci a produrre...

























Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 08/08/2008 21:13:00
Messaggio:

Siccome non si capivano bene quali fossero le frasi di Istella scritte in un post precedente e le mie conseguenti risposte, rimando il post con le frasi di Istella scritte in rosso

PRIMA PARTE
“Per tornare alla LSC ed al pericolo che una lingua scompaia se non viene dotata di un sistema di scrittura univoco (come sostiene giustamente l'Unesco e come qualcuno di voi ha riportato in un'altra discussione), penso che le risorse che si stanno spendendo ora per la LSC potrebbero essere dirottate nello studio e nella "massima divulgazione" della grammatica delle tre grosse varianti, in modo da garantirne la sopravvivenza nella loro specificità...

Il problema non è quello dei soldi, se ne sprecano molti di più per cose inutili e senza profitto.
L’importante è fare un buon lavoro e che poi il risultato, qualunque esso sia, venga usato subito con decisione e senza tentennamenti. Avremo finalmente una Lingua ufficiale che si possa utilizzare per le cose ufficiali in tutta la Sardegna e, nel contempo si potrà benissimo, anzi a maggior ragione, incentivare “la massima divulgazione" della grammatica delle tre grosse varianti, in modo da garantirne la sopravvivenza nella loro specificità”

“Parlo di creazione stampa e divulgazione di "grammatiche della lingua sarda", nelle varianti campidanese, logudorese e sassarese (più algherese e altre minoranze). Potrebbero essere distribuite con i principali quotidiani, per raggiungere anche chi non ha già un suo interesse per l'argomento...
In modo che chi è interessato possa approfondire la conoscenza scritta di una lingua che già parla, o possa imparare ex novo le altre varianti (o la propria se non la parla). I miei sono solo esempi banali, di cose che magari qualcuno ha già pensato di realizzare.


Le tre varianti, appunto, non esistono altre varianti se non “sottovarianti” e sotto-sotto varianti. Non parlerei di “algherese” e di altre minoranze o pseudo minoranze in questo contesto, appunto perché non sono sarde, cioè non “autoctone”
Gli algheresi, si sa parlano un’imitazione di catalano ridicolo alle orecchie dei veri catalani e sono già una minoranza rispetto agli odierni abitanti di Alghero. Senza contare che a proteggerlo ci stanno già pensando (con i fatti e non con le parole) le autorità algheresi stesse imponendo l’insegnamento nelle scuole e con corsi appositi, “catalanizzando” anche gli abitanti di madrelingua Sarda, che ormai sono la maggioranza. Ma chi salvaguarda la lingua dei Sardofoni ad Alghero?
Il “Carlofortino”? non è altro che un antico dialetto ligure. Se non ci pensano i Liguri a salvaguardarlo in Liguria, perché dovremmo curarcene noi?

“Allo stesso modo penso sarebbe utile l'insegnamento delle diverse varianti nella scuola, a partire dalla scuola materna, da usare anche per l'insegnamento di altre discipline, con insegnanti preparati ad hoc. Non importa che siano di lingua madre sarda, anche se penso che in tal caso sarebbero avvantaggiati sia loro, sia gli allievi.

Penso anch’io che “sarebbe utile l'insegnamento delle diverse varianti nella scuola, a partire dalla scuola materna, da usare anche per l'insegnamento di altre discipline, con insegnanti preparati ad hoc…” con alcune precisazioni: come già detto, tale insegnamento dovrebbe seguire e affiancare quello di una Lingua Sarda Ufficiale, con la quale scrivere anche tutti gli atti ufficiali scolastici, altrimenti l’insegnamento delle sole varianti locali non avrebbe senso.
Gli insegnanti dovrebbero essere rigorosamente di madrelingua sarda, dopo un accurato corso ad hoc, per motivi molto semplici e intuibili:
1 Al momento solo loro potrebbero insegnare al meglio la lingua Sarda, perché per tradizione familiare più preparati e motivati. Senza contare che nessun “corso ad hoc” potrebbe mai dare una pronuncia corretta del Sardo a un non Sardofono.
2 Sarebbe il miglior incentivo per la gente a parlare Sardo in famiglia ai bambini, perché essi stessi (e la loro lingua) si sentirebbero apprezzati come sardofoni, anziché umiliati.

Anche i corsi per genitori sarebbero molto utili, con le stesse modalità e motivi di cui sopra.
Fine Prima Parte
Turritano


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 08/08/2008 21:31:40
Messaggio:

Risposta a Istella
SECONDA PARTE
A livello centrale (Regione) costituirei una "commissione neologismi", per decidere (se possibile prendendo spunto dall'uomo della strada) e divulgare quali termini usare per designare oggetti o attività per le quali non esiste un termine. Es: pannelli solari, costume da bagno, ecc..

Quello dei “neologismi” è un falso problema, nel senso che tutte le lingue hanno dei neologismi presi da altre lingue: Anche in Arabo si usa il termine inglese per indicare parole moderne che non esistono nella loro lingua. Non mi sembra logico sardizzare questi termini. Per esempio un po’ di tempo fa, “S’Iscola de Limba Sarda” con sede a Sassari, si era presa la briga di fare queste traduzioni, per esempio: il termine “telefono” che è un termine internazionale derivato dal Greco, veniva tradotto con la parola “faedd’ a larghu”. Non mi sembra il caso.

Anche un tg interamente in lingua sarda, o dei quotidiani con le stesse notizie, stampati nelle diverse varianti, non mi sembrano una cattiva idea. Anche distribuire libri in sardo coi quotidiani (anche libri famosi tradotti in sardo da altre lingue) mi pare una bella idea. Dopo la cucina sarda, gli animali e le coste... le fiabe sarde, ad esempio. In modo da raggiungere, come ho già scritto prima, anche chi non ha un "interesse conclamato" per la questione della lingua.

Tg in sardo e stampare giornali in Sardo o bilingui non sarebbe una cattiva idea, tutt’altro, ma in quale variante? Anche per questo s’imporrebbe l’uso di una LSC e, comunque, sarebbe una cosa che verrebbe da se automaticamente, senza imposizione, una volta che a Scuola, per diversi anni, si sia insegnato il Sardo. Esistono già un bel numero di scritti (giornali e libri) di tutti i tipi scritti in Sardo, perfino in Sassarese (un libro in Sassarese, ormai in commercio da uno o due anni, “Conti pa pitzinni”) l’ ha tradotto il sottoscritto nella versione italiana, anziché usare una benedetta LSC, al momento sconosciuta!

Userei, insomma, gli stessi mezzi grazie ai quali si è diffuso l'italiano: scuola e mezzi di informazione. Ma non per la LSC, quello è un artificio.

Ma non bisogna ignorare il fatto che l’italiano si è diffuso principalmente “riducendo” forzatamente il Sardo alla stregua di dialetto italiano molto infimo e rozzo, da abbandonare, umiliando per secoli i Sardofoni in ogni modo, specialmente (cosa più importante) nella Scuola. Insomma, non riconoscendolo come lingua ufficiale, come invece dovrebbe essere secondo l’attuale Costituzione Italiana. Niente è possibile senza una lingua Ufficiale, come hanno fatto, con vari metodi, tutte la Nazioni. In altre parole: tutte le lingue ufficiali del mondo, sono frutto di qualche “artificio”, ma noi Sardi, per deleterio individualismo e campanilismo, non riusciamo mai a metterci d’accordo neanche su questioni basilari. Come l’utilità di una LSC.

Forse la difficoltà e l'utopia non stanno nelle realizzazione pratica di ciò che ho descritto (visto che qualcosa già è stato realizzato), ma nella volontà di farlo e nella (in)capacità dei Sardi di mettersi d'accordo, lasciando da parte campanilismi ed invidie. Perchè i Sardi hanno la capacità i farsi gli sgambetti tra anche quando hanno lo stesso nobile obiettivo, e sarebbe produttivo essere alleati.
Esatto, ma gli “sgambetti” chi li fa? ed è, come sopradetto, proprio questo, che ci impedisce di capire l’utilità di avere una LSC.
Se me lo chiedi, a questo proposito, ti faccio degli esempi pratici e chiarificatori.
Turritano


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 08/08/2008 22:19:26
Messaggio:

I Parte....
DISCORSO SUL METODO


Allora.... per Turritano

su molti punti ritengo non ci sia altro da aggiungere, io ho espresso la mia opinione, tu la tua. su alcuni punti vedo convergenza, su altri... sostanzialmente tu sei a favore della LSC, io no.

ma forse la mia opinione vale meno della tua, perchè potrei appartenere a quei "mooolti (magari male informati o i soliti pigroni che non riescono a staccarsi dalle tette della balia)"

spero non ti stessi riferendo a me, nè a nessun altro in modo aprioristico, semplicemente perchè la pensa diversamente da te. salterebbero le basi di una democratica discussione.


Per Turritano e Donovan

è anche vero che tra i partecipanti ad una discussione, qui sul forum ma anche nella vita reale, c'è chi è più esperto su un tema, chi ha una competenza specifica, chi no. la propria (vera o presunta) maggiore preparazione può diventare occasione di arricchimento reciproco, non come modalità per screditare le opinioni altrui.. "perchè sarebbero male informati"

altrimenti creiamo topic solo per esperti di un dato argomento:

ne apriamo uno sull'IRAP destinato a commercialisti (per partecipare bisogna aver dato almeno un esame di ragioneria all'università)
un altro sul trattamento del Disturbo Post Traumatico da Stress (requisito: un esame di Psichiatria)

per quello sulla LSC bisogna saper coniugare il verbo essere al presente indicativo, in campidanese... io ce l'ho fatta


ma il confronto "inter vos", solo tra chi è accanito sostenitore della LSC, che estromette piano piano, anche con riferimenti personali, chi la pensa diversamente (vd altre discussioni CHIUSE, su argomenti affini, con i medesimi partecipanti) .... a chi giova???

non certo alla causa della LSC, una lingua che, nelle intenzioni di che ne è promotore, aspira a raggiungere ed unificare in un sistema (almeno di scrittura) tutti i Sardi...

io penso che il forum sia un campione rappresentativo della realtà. avete fatto la vostra proposta (la LSC) e non da tutti è stata accolta. ipotizzando che nella realtà esterna accada lo stesso, e cioè che non tutti accettino di usarla.... secondo voi che succederà?

non provate a fare il paragone con la pregressa imposizione dell'italiano nelle scuole. il paragone non reggerebbe... fu insegnato in un periodo in cui non vi era l'istruzione di massa, come oggi... altri tempi, altre coscienze...


Cordialmente


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 08/08/2008 22:40:47
Messaggio:

I parte
DISCORSO SUL CONTENUTO...

Ad Alghero nelle scuole insegnano l'algherese, da diversi anni. Non è insegnamento obbligatorio. Gli insegnanti sono madrelingua, interni p esterni alla scuola, e seguono una formazione ad hoc. Non insegnano un catalano ridicolo, perchè parte della formazione degli insegnanti rigurarda proprio le differenze tra catalano ed algherese. So queste cose da una mia cara amica, che insegna là.

Condivido le tue preoccupazioni sull'insegnamento dell'algherese a chi, pur frequentando le scuole di Alguer, è magari originario di un'altra zona della Sardegna. Non tanto perchè avrà rudimenti di algherese (una lingua in più non fa male), quanto perchè non avrà una formazione sulla sua lingua d'origine... speriamo abbia buoni genitori.

Da un punto di vista pratico dico anche: frequenti là, la lingua locale è quella....
E' lo stesso problema che ci dovremmo porre ad insegnare la LSC o (spero) le altre varianti nel resto della Sardegna: dovranno impararla anche Siciliani, Veneti, Cinesini e Filippini che frequentano le nostre scuole?


Ritornando all'insegnamento della LSC: tu proponi di insegnarla, affiancata alla tre varianti. Quante ore di sardo si dovrebbero fare a settimana? Viste le priorità e gli incentivi che si stanno dando per le materie tecnico scientifiche, non pensare che si possano dedicare tante ore alla LSC.




Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 08/08/2008 22:55:36
Messaggio:

Istella ha scritto:

I Parte....
DISCORSO SUL METODO


Allora.... per Turritano

su molti punti ritengo non ci sia altro da aggiungere, io ho espresso la mia opinione, tu la tua. su alcuni punti vedo convergenza, su altri... sostanzialmente tu sei a favore della LSC, io no.

ma forse la mia opinione vale meno della tua, perchè potrei appartenere a quei "mooolti (magari male informati o i soliti pigroni che non riescono a staccarsi dalle tette della balia)"

spero non ti stessi riferendo a me, nè a nessun altro in modo aprioristico, semplicemente perchè la pensa diversamente da te. salterebbero le basi di una democratica discussione.


Per Turritano e Donovan

è anche vero che tra i partecipanti ad una discussione, qui sul forum ma anche nella vita reale, c'è chi è più esperto su un tema, chi ha una competenza specifica, chi no. la propria (vera o presunta) maggiore preparazione può diventare occasione di arricchimento reciproco, non come modalità per screditare le opinioni altrui.. "perchè sarebbero male informati"

altrimenti creiamo topic solo per esperti di un dato argomento:

ne apriamo uno sull'IRAP destinato a commercialisti (per partecipare bisogna aver dato almeno un esame di ragioneria all'università)
un altro sul trattamento del Disturbo Post Traumatico da Stress (requisito: un esame di Psichiatria)

per quello sulla LSC bisogna saper coniugare il verbo essere al presente indicativo, in campidanese... io ce l'ho fatta


ma il confronto "inter vos", solo tra chi è accanito sostenitore della LSC, che estromette piano piano, anche con riferimenti personali, chi la pensa diversamente (vd altre discussioni CHIUSE, su argomenti affini, con i medesimi partecipanti) .... a chi giova???

non certo alla causa della LSC, una lingua che, nelle intenzioni di che ne è promotore, aspira a raggiungere ed unificare in un sistema (almeno di scrittura) tutti i Sardi...

io penso che il forum sia un campione rappresentativo della realtà. avete fatto la vostra proposta (la LSC) e non da tutti è stata accolta. ipotizzando che nella realtà esterna accada lo stesso, e cioè che non tutti accettino di usarla.... secondo voi che succederà?

non provate a fare il paragone con la pregressa imposizione dell'italiano nelle scuole. il paragone non reggerebbe... fu insegnato in un periodo in cui non vi era l'istruzione di massa, come oggi... altri tempi, altre coscienze...


Cordialmente



Eh no Istellixedda, non mi sembra proprio il caso di metterla su questo piano. Chiedere quali siano le motivazioni per le quali una persona è avversa a qualcosa non mi sembra che voglia significare estrometterla dalla discussione, anzi.
Tornando alla tua metafora dell' IRAP io non posso definirmi contrario solo perchè è un acronimo che significa Imposta Regionale Attività Produttive, magari non sapendo quali motivi ci siano dietro e quali siano i fini che si prepone.
E soprattutto, non è necessario essere un commercialista per poterlo fare!




Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 08/08/2008 23:01:16
Messaggio:

Ma Istella, non volevo offenderti, chiaramente abbiamo opinioni diverse, peccato che non sia un’opinione sulla bellezza di una spiaggia o sulla qualità di un ristorante: qui si tratta di di vita o di morte per la Lingua Sarda, si tratta di valorizzarla e usarla praticamente e di uscire dallo stato di subalternità in cui ci troviamo da secoli, si tratta di aver un po’ di coraggio e decisione. E’ pratica, non filosofia.
La tua opinione, per principio, vale quanto la mia o quella di chiunque altro, tanto più che io ho sempre apprezzato il tuo equilibrio e la tua obiettività, ma questa tua “opinione”, mi sembra logico, non salverà la Lingua Sarda.

Dicendo che in Sardegna ci sono molti male informati (disinformati o, per dirla liberamente in Sardo: “Zente consizada male”) non voglio offendere nessuno. Fatto sta che, se chi fa “0pinione”: la Televisione, i Giornali, insomma i Media, oppure Insegnanti a Scuola (versione moderna delle maestre che mettevano dietro la lavagna chi parlava in “dialetto”) dicono e ripetono che una LSC non serve a nulla, anzi che questa “lingua artificiale” farà morire tutte le varianti sarde (chissà perché non dicono mai che questo fatalmente lo sta facendo egregiamente l’italiano), è ovvio che chi legge i giornali, ascolta la Televisione o gli insegnanti a Scuola, si convincerà molto facilmente e sarà automaticamente sfavorevole a una LSC. Non c’è bisogno di essere “esperti” per parlare di queste cose. Mi sembra lo ripeto, solo sapere di cosa si sta parlando (nessun riferimento personale!), questione di logica ed esperienza diretta e indiretta.
Nessun “paragone” con l’italiano, non si può fare perché attualmente il Sardo è in posizione si assoluta subalternità ed ormai in agonia, proprio “grazie” all’italiano e al fatto di non vare, noi Sardi, una lingua ufficiale.
Ripeto: possono ricordare dei “fatti reali” interessanti per far capire che il mio, e non solo mio, non è una opinione o un ragionamento campato in aria.
Con simpatia
Turritano


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 08/08/2008 23:38:30
Messaggio:

Donovan ha scritto:

Eh no Istellixedda, non mi sembra proprio il caso di metterla su questo piano. Chiedere quali siano le motivazioni per le quali una persona è avversa a qualcosa non mi sembra che voglia significare estrometterla dalla discussione, anzi.
Tornando alla tua metafora dell' IRAP io non posso definirmi contrario solo perchè è un acronimo che significa Imposta Regionale Attività Produttive, magari non sapendo quali motivi ci siano dietro e quali siano i fini che si prepone.
E soprattutto, non è necessario essere un commercialista per poterlo fare!



Scusa Donovan...

sei sicuro di essersi limitato a chiedere in modo rispettoso perchè gli altri la pensano diversamente da te? E di aver rispettato le loro opinioni?

a me continui a chiedere perchè non sono d'accordo con la LSC... l'ho già detto in 44 salse, almeno...
ma le opinioni degli altri, tu, devi trovarle convincenti per accettarle....e (mia ipotesi) non ti convincono finchè non diventano uguali alle tue....

non è chiedendo di argomentare che si estromettono le persone dalla discussione, è il modo in cui lo si fa, talvolta... e come si trattano le opinioni altrui, una volta espresse...

tornando all'IRAP, è come se una persona ti dicesse che la trova ingiusta, perchè già paga l'IRPEF.... può anche non sapere tutto ciò che ci sta dietro (perchè non è esperta), ma la sua opinione merita comunque rispetto....

Comunque non hai risposto alla mia domanda: cosa pensi che accadrà se i Sardi non dovessero accettare la LSC?




Autore Risposta: Istella
Inserita il: 08/08/2008 23:47:20
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Ma Istella, non volevo offenderti, chiaramente abbiamo opinioni diverse, peccato che non sia un’opinione sulla bellezza di una spiaggia o sulla qualità di un ristorante: qui si tratta di di vita o di morte per la Lingua Sarda, si tratta di valorizzarla e usarla praticamente e di uscire dallo stato di subalternità in cui ci troviamo da secoli, si tratta di aver un po’ di coraggio e decisione. E’ pratica, non filosofia.
La tua opinione, per principio, vale quanto la mia o quella di chiunque altro, tanto più che io ho sempre apprezzato il tuo equilibrio e la tua obiettività, ma questa tua “opinione”, mi sembra logico, non salverà la Lingua Sarda.

Dicendo che in Sardegna ci sono molti male informati (disinformati o, per dirla liberamente in Sardo: “Zente consizada male”) non voglio offendere nessuno. Fatto sta che, se chi fa “0pinione”: la Televisione, i Giornali, insomma i Media, oppure Insegnanti a Scuola (versione moderna delle maestre che mettevano dietro la lavagna chi parlava in “dialetto”) dicono e ripetono che una LSC non serve a nulla, anzi che questa “lingua artificiale” farà morire tutte le varianti sarde (chissà perché non dicono mai che questo fatalmente lo sta facendo egregiamente l’italiano), è ovvio che chi legge i giornali, ascolta la Televisione o gli insegnanti a Scuola, si convincerà molto facilmente e sarà automaticamente sfavorevole a una LSC. Non c’è bisogno di essere “esperti” per parlare di queste cose. Mi sembra lo ripeto, solo sapere di cosa si sta parlando (nessun riferimento personale!), questione di logica ed esperienza diretta e indiretta.
Nessun “paragone” con l’italiano, non si può fare perché attualmente il Sardo è in posizione si assoluta subalternità ed ormai in agonia, proprio “grazie” all’italiano e al fatto di non vare, noi Sardi, una lingua ufficiale.
Ripeto: possono ricordare dei “fatti reali” interessanti per far capire che il mio, e non solo mio, non è una opinione o un ragionamento campato in aria.
Con simpatia
Turritano


Turritano,
mi pare che ti sfugga nelle mie e altrui riposte che non ti stiamo dicendo:

"LSC no, perchè vogliamo l'Italiano"

Ti stiamo dicendo
"LSC no, perchè preferiamo altri modi di salvaguardare il sardo"

Non è sottile, la differenza. O mi sbaglio?

E sulle diverse fattibilità ci stiamo confrontando...

Con simpatia


Autore Risposta: asia
Inserita il: 09/08/2008 00:42:47
Messaggio:

Donovan ha scritto:

Vedi Asia, io capisco che dopo diversi anni passati a correggere l' influenza della lingua sarda sulla lingua italiana una certa deformazione professionale rimanga. Tu sai bene che l' ufficializzazione del sardo rischia di erodere almeno in parte il predominio dell' italiano in Sardegna e so che questo non ti va giù.


Farnetichi sapendo di farneticare.
La cosa più inquietante è che fai diagnosi e prognosi del pensiero altrui, senza l'interlocutore.
Riguardati.

Ovviamente tu non lo dirai mai apertamente in quanto questa posizione, assolutamente legittima, è piuttosto impopolare da sostenere e rischia di suscitare l' effetto contrario a quello che ti sei preposta.


Quindi, secondo la tua diagnosi fatta col metodo "mosca cieca", io sarei contraria alla LSC perchè sarei terrorizzata all'idea di perdere il monopolio e il primato del mio italiano?

Ma per favore...

Perciò, piuttosto che soffiare sul fuoco delle paure di questa "orribile creatura mangiadialetti" che (spesso ingenuamente) molti hanno ti chiedo di argomentare più approfonditamente la tua avversione nei confronti della LSC.


Già fatto in tutte le salse e in tutti i threads in cui se ne è parlato.
Supportata da diversi forumisti e da qualche moderatore, amante della lingua sarda e -proprio per questo- avverso alla LSC che ne decreterebbe la morte per virtualità sopraggiunta.
Quindi non mi ripeterò.

Nella fattispecie ti chiedo di illuminarci sulle differenze che intercorrerebbero tra LSC e italiano standard, dato che sei così avversa alla prima e così favorevole al secondo.


Difficile descrivere un abisso.
Sono due cose sostanzialmente diverse e non rapportabili.
Le analagie individuabili sono il frutto di paurose forzature strumentali.

P.S. Io lo so già e ho già fatto accenno in precedenza, ma mi interessa vedere quali contorsioni verbali riesci a produrre...


Qui casca l'asino.
Se lo sai già, significa che ho ampiamente argomentato qui ed altrove.
Più che delle mie contorsioni verbali io avrei paura delle tue contorsioni mentali che, purtroppo, viaggiano sempre sulla stessa monorotaia, senza speranza.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 09/08/2008 04:55:22
Messaggio:

Istella ha scritto:

Donovan ha scritto:

Eh no Istellixedda, non mi sembra proprio il caso di metterla su questo piano. Chiedere quali siano le motivazioni per le quali una persona è avversa a qualcosa non mi sembra che voglia significare estrometterla dalla discussione, anzi.
Tornando alla tua metafora dell' IRAP io non posso definirmi contrario solo perchè è un acronimo che significa Imposta Regionale Attività Produttive, magari non sapendo quali motivi ci siano dietro e quali siano i fini che si prepone.
E soprattutto, non è necessario essere un commercialista per poterlo fare!



Scusa Donovan...

sei sicuro di essersi limitato a chiedere in modo rispettoso perchè gli altri la pensano diversamente da te? E di aver rispettato le loro opinioni?

a me continui a chiedere perchè non sono d'accordo con la LSC... l'ho già detto in 44 salse, almeno...
ma le opinioni degli altri, tu, devi trovarle convincenti per accettarle....e (mia ipotesi) non ti convincono finchè non diventano uguali alle tue....

non è chiedendo di argomentare che si estromettono le persone dalla discussione, è il modo in cui lo si fa, talvolta... e come si trattano le opinioni altrui, una volta espresse...

tornando all'IRAP, è come se una persona ti dicesse che la trova ingiusta, perchè già paga l'IRPEF.... può anche non sapere tutto ciò che ci sta dietro (perchè non è esperta), ma la sua opinione merita comunque rispetto....

Comunque non hai risposto alla mia domanda: cosa pensi che accadrà se i Sardi non dovessero accettare la LSC?



Rispondo subito alla tua domanda: se i sardi non dovessero accettare la LSC a mio parere non si raggiungerà l' obiettivo del bilinguismo perfetto. Che poi sia questa la LSC o subisca in futuro altre modifiche a livello grafico per me non cambia tanto, se è questo il problema.

Per il resto continuo a credere di non aver mancato di rispetto nè nei confronti tuoi nè nei confronti di ciò che pensi. Credo di essermi semplicemente limitato a confutare le tue idee sulla base delle mie limitatissime conoscenze e ritengo che farlo sia legittimo.

Se poi ritieni che io abbia oltrepassato questo questo limite ed abbia sforato nella mancanza di rispetto non hai che da dirmi dove e come e l' abbia fatto. Preciso che ti chiedo scusa fin da ora, a me la discussione accesa piace, ma entro un certo margine.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 09/08/2008 04:59:11
Messaggio:

asia ha scritto:

Donovan ha scritto:

Vedi Asia, io capisco che dopo diversi anni passati a correggere l' influenza della lingua sarda sulla lingua italiana una certa deformazione professionale rimanga. Tu sai bene che l' ufficializzazione del sardo rischia di erodere almeno in parte il predominio dell' italiano in Sardegna e so che questo non ti va giù.


Farnetichi sapendo di farneticare.
La cosa più inquietante è che fai diagnosi e prognosi del pensiero altrui, senza l'interlocutore.
Riguardati.

Ovviamente tu non lo dirai mai apertamente in quanto questa posizione, assolutamente legittima, è piuttosto impopolare da sostenere e rischia di suscitare l' effetto contrario a quello che ti sei preposta.


Quindi, secondo la tua diagnosi fatta col metodo "mosca cieca", io sarei contraria alla LSC perchè sarei terrorizzata all'idea di perdere il monopolio e il primato del mio italiano?

Ma per favore...

Perciò, piuttosto che soffiare sul fuoco delle paure di questa "orribile creatura mangiadialetti" che (spesso ingenuamente) molti hanno ti chiedo di argomentare più approfonditamente la tua avversione nei confronti della LSC.


Già fatto in tutte le salse e in tutti i threads in cui se ne è parlato.
Supportata da diversi forumisti e da qualche moderatore, amante della lingua sarda e -proprio per questo- avverso alla LSC che ne decreterebbe la morte per virtualità sopraggiunta.
Quindi non mi ripeterò.

Nella fattispecie ti chiedo di illuminarci sulle differenze che intercorrerebbero tra LSC e italiano standard, dato che sei così avversa alla prima e così favorevole al secondo.


Difficile descrivere un abisso.
Sono due cose sostanzialmente diverse e non rapportabili.
Le analagie individuabili sono il frutto di paurose forzature strumentali.

P.S. Io lo so già e ho già fatto accenno in precedenza, ma mi interessa vedere quali contorsioni verbali riesci a produrre...


Qui casca l'asino.
Se lo sai già, significa che ho ampiamente argomentato qui ed altrove.
Più che delle mie contorsioni verbali io avrei paura delle tue contorsioni mentali che, purtroppo, viaggiano sempre sulla stessa monorotaia, senza speranza.


Ci vediamo domani Asia, si è fatto tardi....


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 09/08/2008 15:10:28
Messaggio:

Istella ha scritto:
Turritano,
mi pare che ti sfugga nelle mie e altrui riposte che non ti stiamo dicendo:
"LSC no, perchè vogliamo l'Italiano"
Ti stiamo dicendo
"LSC no, perchè preferiamo altri modi di salvaguardare il sardo"
Non è sottile, la differenza. O mi sbaglio?
E sulle diverse fattibilità ci stiamo confrontando...
Con simpatia

Non volete l’Italiano? Ma che strano, e invece mi sembra che non poche volte abbiate detto il contrario. E questo cos’è, o non ho capito bene io o hai poca memoria!
Istella 29.07.08:
In linea di principio posso anche essere d'accordo con te... nel senso che l'italiano è la variante toscana che si è imposta (che ci hanno imposto?), ma di fatto lo parliamo e lo capiamo già tutti, è già pronto, quindi il suo utilizzo non richiede spreco di energie e di soldi (quanti ci stanno mangiando sulla LSC?) che potrebbero essere utilizzati per promuovere le vere varianti della lingua sarda.” Non stai parlando dell’italiano vero?
Dite (dici): "LSC no, perchè preferiamo altri modi di salvaguardare il sardo". An sì, e come, con la bacchetta magica? Già vi vedo: Istella, Asia e Albertina nei panni di Maga Magò, armeggiando con chi sa quali alchimie, attenzione a non bruciarvi i vestititini però… che quelli di epoca costano.
Ci stiamo confrontando sulle diverse fattibilità…” è vero, e son proprio curioso di vedere cosa diavolo ne tirate fuori dalla pentola, in contrasto con una LSC, forse nient'altro che qualcosa di simile all’italiano… .
Simpatia reciproca
Ciao
Turritano


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 09/08/2008 19:33:11
Messaggio:

boh...

io ho descritto cosa farei al posto della LSC, argomentando in diversi post, ai quali hai risposto punto per punto, e ciò mi autorizza a pensare che tu li abbia letti...

Albertina ha descritto in un altro topic che cosa ha già fatto, ricevendo diversi e meritati apprezzamenti...

entrambe abbiamo descritto e motivato modi pratici di salvaguardare la lingua sarda, senza far ricorso alla LSC....

che altro vuoi?

ah.... giusto, la LSC...

ps: ora esco a comprare un vestito da Maga Magò, completo di bacchetta magica, prima che finiscano i saldi, magari con la commessa del negozio riusciamo a capirci


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 10/08/2008 16:02:20
Messaggio:

asia ha scritto:

Donovan ha scritto:

Vedi Asia, io capisco che dopo diversi anni passati a correggere l' influenza della lingua sarda sulla lingua italiana una certa deformazione professionale rimanga. Tu sai bene che l' ufficializzazione del sardo rischia di erodere almeno in parte il predominio dell' italiano in Sardegna e so che questo non ti va giù.


Farnetichi sapendo di farneticare.
La cosa più inquietante è che fai diagnosi e prognosi del pensiero altrui, senza l'interlocutore.
Riguardati.


Ok, lo farò, ma sarebbe meglio farlo assieme, dato che anche tu non risparmi diagnosi e prognosi sul pensiero altrui. Io sono convinto di non farneticare sono disposto però a cambiare idea non appena mi renderai partecipe delle motivazioni per le quali sei contraria alla LSC mentre sei (o perlomeno dovresti essere) favorevole all' italiano standard.
Preciso che non lo farò se le motivazioni saranno legate all' "artificialità" della LSC, dato che, come tu stessa hai affermato pochi post fa, tutte le lingue codificate sono artificiali.


Ovviamente tu non lo dirai mai apertamente in quanto questa posizione, assolutamente legittima, è piuttosto impopolare da sostenere e rischia di suscitare l' effetto contrario a quello che ti sei preposta.



Quindi, secondo la tua diagnosi fatta col metodo "mosca cieca", io sarei contraria alla LSC perchè sarei terrorizzata all'idea di perdere il monopolio e il primato del mio italiano?


Claro que sì! Quali altri motivi ci sarebbero? Ripeto che non vale la solfa dell' artificialità, che, come tu stessa hai ammesso in precedenza (repetita iuvant...) è caratteristica comune ad ogni lingua codificata. Non vedo perchè per il sardo ciò non debba valere.

Perciò, piuttosto che soffiare sul fuoco delle paure di questa "orribile creatura mangiadialetti" che (spesso ingenuamente) molti hanno ti chiedo di argomentare più approfonditamente la tua avversione nei confronti della LSC.


Già fatto in tutte le salse e in tutti i threads in cui se ne è parlato.
Supportata da diversi forumisti e da qualche moderatore, amante della lingua sarda e -proprio per questo- avverso alla LSC che ne decreterebbe la morte per virtualità sopraggiunta.
Quindi non mi ripeterò.


Questa è una tua personalissima opinione tra l' altro impossibile da dimostrare dato che ciò di cui parli deve ancora avvenire. Facciamo così: lasciamo che si provi e poi vediamo chi ha ragione.

Molte persone hanno idee che possono avvicinarsi alle tue, anche se il fine ultimo è ovviamente diverso.
In tanti si irrigidiscono quando sentono parlare di "Lingua Comune", la rigettano e si fermano là nell' analisi, sentendosi in qualche modo defraudati dell' identità nella quale più immediatamente si riconoscono e questo io lo capisco.
Io non sono madrelingua e per raggiungere una certa fluency e spontaneità nel parlato del mio dialetto ho dovuto profondere un certo impegno. L' ho fatto perchè mi sentivo un ignorante e sono indisponibile a qualunque trattativa su questo tema.
Per lo scritto il discorso è differente, lo scritto è per definizione differente dal parlato. A volte devo turarmi il naso se scrivo in LSC ma accetto questo sacrificio per contribuire a far raggiungere al sardo un livello superiore.
Tutto ciò non ha danneggiato in alcun modo il mio dialetto, anzi. La LSC non è altro che il proprio dialetto locale scritto in una maniera differente da quella conosciuta.


Nella fattispecie ti chiedo di illuminarci sulle differenze che intercorrerebbero tra LSC e italiano standard, dato che sei così avversa alla prima e così favorevole al secondo.


Difficile descrivere un abisso.
Sono due cose sostanzialmente diverse e non rapportabili.
Le analagie individuabili sono il frutto di paurose forzature strumentali.


Le due cose sono certamente diverse dato che si tratta di lingue diverse. Sono comunque rapportabili dato che si tratta di standard grafici necessariamente artificiali che rappresentano un gruppo linguistico, entrambi con i propri buchi e difetti. Certamente è abissale la differenza di emolumenti e di diritti assegnati all' una e non assegnati all' altra.

P.S. Io lo so già e ho già fatto accenno in precedenza, ma mi interessa vedere quali contorsioni verbali riesci a produrre...


Qui casca l'asino.
Se lo sai già, significa che ho ampiamente argomentato qui ed altrove.
Più che delle mie contorsioni verbali io avrei paura delle tue contorsioni mentali che, purtroppo, viaggiano sempre sulla stessa monorotaia, senza speranza.


Certo! E me ne vanto anche! Le mie contorsioni mentali viaggiano spedite verso il bilinguismo perfetto, io non faccio classifiche tra le lingue e chiunque tenti di farmi recedere da questa convinzione è, come dici bene tu, senza speranza.
Riguardo le argomentazioni da te esposte io le riassumerei in una: tu preferisci l' italiano al sardo, le altre sono direttamente consequenziali a questo assunto.
Non ho dimenticato le tue reazioni tendenti allo scandalo quando nelle scuole del quartiere Randaccio di Cagliari venne inserito l' insegnamento del sardo nel programma formativo. E non si trattava di LSC, ma di semplice dialetto Casteddajo.
Non si tratta quindi di essere contrari alla LSC, si tratta di essere contrari al sardo nelle scuole, che sia esso "artificiale" o "naturale".
Ed è esattamente qui che casca l' Asia!


Autore Risposta: asia
Inserita il: 11/08/2008 00:50:45
Messaggio:

Donovan ha scritto:

Non ho dimenticato le tue reazioni tendenti allo scandalo quando nelle scuole del quartiere Randaccio di Cagliari venne inserito l' insegnamento del sardo nel programma formativo. E non si trattava di LSC, ma di semplice dialetto Casteddajo.
Non si tratta quindi di essere contrari alla LSC, si tratta di essere contrari al sardo nelle scuole, che sia esso "artificiale" o "naturale".
Ed è esattamente qui che casca l' Asia!


Ometti strumentalmente.
Il mio scandalo era solo ed unicamente legato all'obbligatorietà dell'insegnamento... non certo all'idea di attivare dei corsi facoltativi di limba... peraltro rispettabilissima.
Chi lo ritiene opportuno, se ne avvalga.
Come si fa per l'insegnamento della religione cattolica.
Solo chi ha esperienza di scuole cittadine può capire, osservando il semplice elenco dei cognomi, quale impasto etnico-linguistico si stia realizzando in questi ultimi anni.
Di recente ho avuto due alunni maghrebini, uno cinese, uno giapponese, uno brasiliano ed uno russo.
E tanti figli di lombardi, veneti, laziali, campani... arrivati a Cagliari per lavoro.
Vogliamo capire una buona volta che in un simile contesto pluriculturale e multietnico l'obbligatorietà sarebbe un pauroso FLOP?
Ha ragione Gio che conosce la Sardegna meglio di tanti sardi e ne individua i limiti, dall'alto della suo osservatorio privilegiato.

Lo ripeto ancora una volta.
Per quei pochi alunni sardi d.o.c. rimasti in città è inutile che la scuola ritocchi la scelta familiare di buttare alle ortiche le parlate locali.
Tempo perso.
Inutile artificio.
Certi accanimenti terapeutici per tenere in vita dei cadaveri risultano tanto inefficaci quanto ridicoli, specie se programmati a tavolino, con tanto di normativa.
Il sardo che studio per diletto (dilectus= piacere) non ha nulla a che vedere con queste alchimìe indigeste.
So di scandalizzare qualcuno, ma affermo con determinazione che avrei ritirato le mie figlie se la scuola di appartenenza avesse imposto loro percorsi tanto scriteriati.

Al delirio di Turritano sui mitili e le alte maree non rispondo neppure, per carità di patria.
Per rispetto della nostra Italia.


Autore Risposta: PlatinozkoSudurrak
Inserita il: 11/08/2008 01:09:19
Messaggio:

asia ha scritto:

Donovan ha scritto:

Non ho dimenticato le tue reazioni tendenti allo scandalo quando nelle scuole del quartiere Randaccio di Cagliari venne inserito l' insegnamento del sardo nel programma formativo. E non si trattava di LSC, ma di semplice dialetto Casteddajo.
Non si tratta quindi di essere contrari alla LSC, si tratta di essere contrari al sardo nelle scuole, che sia esso "artificiale" o "naturale".
Ed è esattamente qui che casca l' Asia!


Ometti strumentalmente.
Il mio scandalo era solo ed unicamente legato all'obbligatorietà dell'insegnamento... non certo all'idea di attivare dei corsi facoltativi di limba... peraltro rispettabilissima.
Solo chi ha esperienza di scuole cittadine può capire, osservando il semplice elenco dei cognomi, quale impasto etnico-linguistico si stia realizzando in questi ultimi anni.
Di recente ho avuto due alunni maghrebini, uno cinese, uno giapponese, uno brasiliano ed uno russo.
E tanti figli di lombardi, veneti, laziali, campani... arrivati a Cagliari per lavoro.
Vogliamo capire una buona volta che in un simile contesto pluriculturale e multietnico l'obbligatorietà sarebbe un pauroso FLOP?
Ha ragione Gio che conosce la Sardegna meglio di tanti sardi e ne individua i limiti, dall'alto della suo osservatorio privilegiato.

Lo ripeto ancora una volta.
Per quei pochi alunni sardi d.o.c. rimasti in città è inutile che la scuola ritocchi la scelta familiare di buttare alle ortiche le parlate locali.
Tempo perso.
Inutile artificio.
Certi accanimenti terapeutici per tenere in vita dei cadaveri risultano tanto inefficaci quanto ridicoli, specie se programmati a tavolino, con tanto di normativa.
Il sardo che studio per diletto (dilectus= piacere) non ha nulla a che vedere con queste alchimìe indigeste.
So di scandalizzare qualcuno, ma affermo con determinazione che avrei ritirato le mie figlie se la loro scuola avesse imposto loro percorsi tanto scriteriati.

Al delirio di Turritano sui mitili e le alte maree non rispondo neppure, per carità di patria.
Per rispetto della nostra Italia.
Chi vuole se ne avvalga.
Anche per la religione cattolica è così, no?
Scusate se mi intrometto ma vorrei dire la mia. Se una cosa si insegna diventa obbligatoria, una persona non è che si può scegliere le materie che vuole. Detto questo non credo che sarebbe un pauroso flop perchè abbiamo degli esempi reali su cui basarci. Come ho detto nell'altra discussione, nei paesi baschi il basco è presente nelle scuole e vi sono tre metodi di insegnamento. Quello più gettonato è il modello in cui le materie vengono insegnate in basco e lo spagnolo è una materia. Detto questo aggiungo che in Euskadi ci sono moltissimi immigrati (spagnoli e non), molto più che in Sardegna e che i bascofoni madrelingua sono meno di quelli che scelgono il modello di insegnamento in basco. Grazie a questo tipo di politiche il numero di bascofoni è aumentato rispetto a prima, con la caduta del regime franchista l'euskera era praticamente morto, il primo passo di questa politica linguistica è stato quello di standardizzare la lingua ed è stato creato l'euskera batua.
Ora io vi chiedo: dobbiamo aspettare che il sardo muoia realmente per poi piagnucolare e chiedere a gran voce l'inserimento di questo nelle istituzioni e nelle scuole oppure iniziare a fare qualcosa da adesso che se ne ha la possibilità?


Autore Risposta: PlatinozkoSudurrak
Inserita il: 11/08/2008 01:11:59
Messaggio:

Istella ha scritto:

boh...

io ho descritto cosa farei al posto della LSC, argomentando in diversi post, ai quali hai risposto punto per punto, e ciò mi autorizza a pensare che tu li abbia letti...

Albertina ha descritto in un altro topic che cosa ha già fatto, ricevendo diversi e meritati apprezzamenti...

entrambe abbiamo descritto e motivato modi pratici di salvaguardare la lingua sarda, senza far ricorso alla LSC....

che altro vuoi?

ah.... giusto, la LSC...

ps: ora esco a comprare un vestito da Maga Magò, completo di bacchetta magica, prima che finiscano i saldi, magari con la commessa del negozio riusciamo a capirci
Scusa, siccome non posso e non ho molta voglia di andare a cercare messaggi vecchi potresti gentilmente dirmi cosa faresti tu per salvaguardare il sardo? Oppure se non hai voglia di scrivere potresti mettere un link al messaggio in cui lo spieghi. Grazie.


Autore Risposta: Istella
Inserita il: 11/08/2008 11:52:42
Messaggio:

PlatinozkoSudurrak ha scritto:
Scusa, siccome non posso e non ho molta voglia di andare a cercare messaggi vecchi potresti gentilmente dirmi cosa faresti tu per salvaguardare il sardo? Oppure se non hai voglia di scrivere potresti mettere un link al messaggio in cui lo spieghi. Grazie.


Vuoi anche che ti porti cappuccino e croissant?

Penso che sia opportuno che tu legga tutta la discussione, per evitare (magari) di interpretare male un intervento, astraendolo dal contesto degli altri post in cui è inserito.

In ogni caso ho scritto che farei per salvaguardare il sardo da pag. 15 di questa discussione.

Spassiadì


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 11/08/2008 12:20:43
Messaggio:

ma dai su ASIA allora siccome l'ITALIA si sta riempiendo di stranieri,gli Italiani dovrebbero rinunciare alla loro lingua alle loro tradizioni
e ai loro usi e costumi?

essere democratici è bello ma quando è troppo è troppo,

La lingua non è come la religione o un piatto di portata tradizionale.la lingua è l'anima di un paese.

In tutti i paesi del mondo chiunque sia andato a viverci è obbligato a imparare la lingua del paese e non capisco perchè ci si ostina a non volerlo fare in Sardegna.

Io sono contraria al solo uso del sardo come lingua predominante ma non escludo il bilinguismo.

L'integrazione di uno straniero include anche l'apprendimento della lingua ,gli usi e i costumi e la conoscenza della storia del paese.
E questo è legge in tutti i paesi del mondo.
Figurati che il molti paesi se non parli la lingua ti viene anche rifiutato il lavoro e te ne devi andare e anche alla svelta se non vuoi essere cacciato a calci nel sedere.









Autore Risposta: asia
Inserita il: 11/08/2008 12:50:42
Messaggio:

cedro del Libano ha scritto:

ma dai su ASIA allora siccome l'ITALIA si sta riempiendo di stranieri,gli Italiani dovrebbero rinunciare alla loro lingua alle loro tradizioni
e ai loro usi e costumi?


Gli italiani hanno già rinunciato abbondantemente alle loro tradizioni e alla loro lingua e non tanto lentamente.
Anche noi, nel nostro piccolo, usando i termini link, thread, topic e similari... lo dimostriamo palesemente.
Per conservare le tradizioni bisogna difenderle custodendo l'ingresso principale della propria dimora.
Laddove si lascia aperto il portone di casa, si accettino le NATURALI conseguenze.

essere democratici è bello ma quando è troppo è troppo,
La lingua non è come la religione o un piatto di portata tradizionale.la lingua è l'anima di un paese.


Essere democratici dici?
Forse non ci è chiaro che dietro l'esterofilia di gran parte degli Italiani non c'è casualità... ma una vera e propria scelta.
Scelta di dipendere linguisticamente (dall'idioma inglese) ed economicamente (da Cina, India). Non a caso qualcuno ha parlato di Pakistalia.
Vallo a dire ai musulmani che la religione non è l'anima del loro Paese.
Per loro la religione è lo stato, il codice morale è diventato codice civile... il sistema nervoso del loro potere.
Altro che lingua da difendere.

In tutti i paesi del mondo chiunque sia andato a viverci è obbligato a imparare la lingua del paese e non capisco perchè ci si ostina a non volerlo fare in Sardegna.


La lingua del Paese o del paese?
Sai... una maiuscola a volte fa la differenza.
Che ci piaccia o no... il nostro Paese è ancora l'Italia.

Io sono contraria al solo uso del sardo come lingua predominante ma non escludo il bilinguismo.


A Cagliari, dove vivo, il sardo è quasi completamente sparito tra le nuove generazioni.
L'ho detto più volte con una punta di rammarico.
Lo si è voluto... e -come dice Gio- bisogna prendere atto che ai giovani non interessa affatto il suo recupero normativo.
Ben vengano le iniziative come quella di Albertina, piacevoli e mirate, che lavorano morbidamente sul senso di appartenenza.
Tutto il resto equivale a mettere la porta blindata ad un appartamento vuoto.


Autore Risposta: PlatinozkoSudurrak
Inserita il: 11/08/2008 13:33:46
Messaggio:

Sarebbe anche il caso di uscire da Cagliari visto che non è l'unico centro abitato della Sardegna...
Per quanto riguarda la religione ci sarebbe solo da ringraziare che non siamo ai livelli dei paesi mediorientali...


Autore Risposta: asia
Inserita il: 11/08/2008 13:42:47
Messaggio:

PlatinozkoSudurrak ha scritto:

Sarebbe anche il caso di uscire da Cagliari visto che non è l'unico centro abitato della Sardegna...


Esco, esco... e mi conforta sapere che nei paesi si tramanda naturalmente l'uso dell'idioma locale.
Ma è assurdo ignorare che il capoluogo è un imprescindibile epicentro culturale, che ospita un decimo di tutta la popolazione dell'isola.

Per quanto riguarda la religione ci sarebbe solo da ringraziare che non siamo ai livelli dei paesi mediorientali...


Io non canterei vittoria.
Hai visto che alle olimpiadi i bianchi occidentali sono ormai mosche bianche?
Preparati a rivolgerti alla Mecca per cinque volte al giorno.
E non in sardo.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 11/08/2008 14:09:03
Messaggio:

Per asia
1 Non è detto che il Capoluogo debba anche essere per forza il centro culturale. Un decimo (della popolazione sarda) equivale 160 mila abitanti, Sassari ne ha 130 mila, come la mettiamo?
2 e, in riferimento alla Mecca, non ti sembra che stai ucendo un pochino "dal seminato"?
Turritano


Autore Risposta: PlatinozkoSudurrak
Inserita il: 11/08/2008 14:11:06
Messaggio:



Esco, esco... e mi conforta sapere che nei paesi si tramanda naturalmente l'uso dell'idioma locale.
Ma è assurdo ignorare che il capoluogo è un imprescindibile epicentro culturale, che ospita un decimo di tutta la popolazione dell'isola.
Che vuol dire naturalmente? Allora in Sardegna non si dovrebbe parlare italiano perchè non è stato introdotto naturalmente, se vado a Londra non dovrei parlare inglese perchè non mi è stato insegnato naturalmente.
Naturalmente è un termine che lascia il tempo che trova.



Io non canterei vittoria.
Hai visto che alle olimpiadi i bianchi occidentali sono ormai mosche bianche?
Preparati a rivolgerti alla Mecca per cinque volte al giorno.
E non in sardo.
Che c'entra il numero di bianchi occidentali alle olimpiadi? Le tue mi sembrano le fobie tipiche del lettore medio di Oriana Fallaci.


Autore Risposta: asia
Inserita il: 11/08/2008 14:38:17
Messaggio:

Platino... sul primo punto del mio intervento non hai capito un fico d'India.
Circa il secondo... non solo non hai capito la metafora (come Turritano d'altronde) ma ti lanci -senza paracadute- addirittura in pseudo-classificazioni generaliste e pregiudiziali.
La Fallaci, a dispetto del suo cognome, sinora non ne ha sbagliata una.
Altro che fobie.


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 11/08/2008 14:44:34
Messaggio:




asia ha scritto:

PlatinozkoSudurrak ha scritto:

Sarebbe anche il caso di uscire da Cagliari visto che non è l'unico centro abitato della Sardegna...


Esco, esco... e mi conforta sapere che nei paesi si tramanda naturalmente l'uso dell'idioma locale.
Ma è assurdo ignorare che il capoluogo è un imprescindibile epicentro culturale, che ospita un decimo di tutta la popolazione dell'isola.

Per quanto riguarda la religione ci sarebbe solo da ringraziare che non siamo ai livelli dei paesi mediorientali...


Io non canterei vittoria.
Hai visto che alle olimpiadi i bianchi occidentali sono ormai mosche bianche?
Preparati a rivolgerti alla Mecca per cinque volte al giorno.
E non in sardo.




io che con musulmani ci vivo,nel senso che li ho in casa non mi sono mai rivolta alla Mecca e non ho neanche paura che mi venga imposto.
Anche tra i musulmani ci sono persone inteligenti ,democratiche e liberali che lasciano alla religione il tempo che trova.

forse tu intendi i musulmani cosi' detti fondamentalisti che in Europa trovano tanto filo da torcere e le patrie galere sempre pronti ad ospitarli.
dove lo stato si professa laico.


Autore Risposta: PlatinozkoSudurrak
Inserita il: 11/08/2008 15:58:25
Messaggio:

asia ha scritto:

Platino... sul primo punto del mio intervento non hai capito un fico d'India.
Circa il secondo... non solo non hai capito la metafora (come Turritano d'altronde) ma ti lanci -senza paracadute- addirittura in pseudo-classificazioni generaliste e pregiudiziali.
La Fallaci, a dispetto del suo cognome, sinora non ne ha sbagliata una.
Altro che fobie.
Puoi sempre spiegarlo il tuo intervento poi se sono tonto non ci posso fare niente, puoi anche evitare di esprimerti per metafore.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 11/08/2008 20:13:43
Messaggio:

asia ha scritto:

Donovan ha scritto:

Non ho dimenticato le tue reazioni tendenti allo scandalo quando nelle scuole del quartiere Randaccio di Cagliari venne inserito l' insegnamento del sardo nel programma formativo. E non si trattava di LSC, ma di semplice dialetto Casteddajo.
Non si tratta quindi di essere contrari alla LSC, si tratta di essere contrari al sardo nelle scuole, che sia esso "artificiale" o "naturale".
Ed è esattamente qui che casca l' Asia!


Ometti strumentalmente.
Il mio scandalo era solo ed unicamente legato all'obbligatorietà dell'insegnamento... non certo all'idea di attivare dei corsi facoltativi di limba... peraltro rispettabilissima.
Chi lo ritiene opportuno, se ne avvalga.
Come si fa per l'insegnamento della religione cattolica.
Solo chi ha esperienza di scuole cittadine può capire, osservando il semplice elenco dei cognomi, quale impasto etnico-linguistico si stia realizzando in questi ultimi anni.
Di recente ho avuto due alunni maghrebini, uno cinese, uno giapponese, uno brasiliano ed uno russo.
E tanti figli di lombardi, veneti, laziali, campani... arrivati a Cagliari per lavoro.
Vogliamo capire una buona volta che in un simile contesto pluriculturale e multietnico l'obbligatorietà sarebbe un pauroso FLOP?
Ha ragione Gio che conosce la Sardegna meglio di tanti sardi e ne individua i limiti, dall'alto della suo osservatorio privilegiato.

Lo ripeto ancora una volta.
Per quei pochi alunni sardi d.o.c. rimasti in città è inutile che la scuola ritocchi la scelta familiare di buttare alle ortiche le parlate locali.
Tempo perso.
Inutile artificio.
Certi accanimenti terapeutici per tenere in vita dei cadaveri risultano tanto inefficaci quanto ridicoli, specie se programmati a tavolino, con tanto di normativa.
Il sardo che studio per diletto (dilectus= piacere) non ha nulla a che vedere con queste alchimìe indigeste.
So di scandalizzare qualcuno, ma affermo con determinazione che avrei ritirato le mie figlie se la scuola di appartenenza avesse imposto loro percorsi tanto scriteriati.

Al delirio di Turritano sui mitili e le alte maree non rispondo neppure, per carità di patria.
Per rispetto della nostra Italia.


Certo che ho omesso strumentalmente! L' ho fatto proprio perchè sapevo che le tue argomentazioni sarebbero state proprio queste: la conferma che a tuo parere il sardo, sia esso "naturale" o "artificiale", debba sempre stare in una posizione subalterna e non debba godere dei privilegi assegnati all' italiano.
Addirittura arrivi a paragonare il sardo alla religione cattolica. Sulla base di cosa, di grazia? La religione è una visione del mondo ed in uno stato laico non è corretto imporla a chi non la condivide (o a chi potenzialmente potrebbe non condividerla).
Vuoi dire che la lingua sarda è parte integrante di una certa visione del mondo? Ok, ci sto. Potrebbe anche esserlo, ma allo stesso modo in cui lo è la lingua italiana.
Tra l' altro trovo abbastanza pretestuosa la motivazione secondo la quale il sardo non si debba insegnare a chi non è di origine sarda. Come se per un bambino di origine russa o brasiliana cambiasse qualcosa se
Sono i figli degli italiani emigrati in Sardegna il problema? E perchè mai questa risibile minoranza dovrebbe imporre a noi sardi di non fare ciò che noi riteniamo opportuno? Come se io emigrassi a Bolzano ed avessi la pretesa che ai miei figli, in quanto figli di un sardo, il tedesco non debba essere insegnato. Se uno sceglie di trasferirsi in un determinato luogo ne accetta anche la lingua e tutto ciò che ne consegue, insegnamento obbligatorio compreso. Per chi non è d' accordo nessun problema, si accomodino pure, quello è il porto...
Che razza di multiculturalismo sarebbe quello nel quale la cultura vera dell' isola è la prima ad essere nascosta sotto il tappeto e relegata al puro diletto di cultori, come se fosse una lingua estinta da secoli. Nemmeno per il latino ed il greco classico si fa questo discorso.
O che razza di multiculturalismo sarebbe dichiarare Cagliari città "sardinian-free" in ossequio a chi viene dal mare? Io da cagliaritano me ne vergognerei profondamente.
Insomma, dietro la difesa del multiculturalismo fa capolino, come al solito, la difesa ad oltranza del monolinguismo italiano.

A nulla serve per giustificarlo addurre motivazioni come quella secondo cui "il sardo sarebbe morto". Non è così, semplicemente, nemmeno a Cagliari. O come avrebbe fatto questo simpatico signore, vero amante del multiculturalismo e del plurilinguismo, ad impararlo?











Ma io alla fine voglio darti ragione, voglio dimostrare che l' insegnamento obbligatorio del sardo sarà un FLOP colossale.
Sostienilo assieme a me e poi vedremo ch


Autore Risposta: asia
Inserita il: 11/08/2008 22:14:01
Messaggio:

Donovan... certo che il sardo è subalterno all'italiano, non certo per mia volontà, ma per l'ineluttabilità delle cose.
Come l'italiano sta diventando subalterno all'inglese, come l'inglese lo sarà nei confronti dell'arabo e del cinese entro breve tempo.
Non si può fermare il vento con le mani: rassègnati.
Il sardo (che non esiste come lingua unica e condivisa) non può essere imposto a chi non lo condivide e ha scelto di farne a meno. Mi sembra ovvio.
Se io vado a Bolzano, a scuola imparerò- insieme all'italiano- il tedesco, non certo il dialetto alto-altesino.

http://www.suedtirolerland.it/it/tr...atesino.html

Ma ti rendi conto che con questa storia del bilinguismo perfetto e della LSC, animati da ideologia più che da idee, state facendo inabissare l'amore per la tradizione? Che sbadigli.
A Cagliari sa limba è morta non certo per ossequio a chi viene dal mare, ma perchè chi vive qui ne ha fatto volentieri a meno, dati gli stimoli linguistici globalizzanti.
Diversi amici delle mie figlie si sono iscritti nella facoltà di lingue orientali a Roma... e non certo in ossequio alle bancarelle dei cinesi, ma per la pragmatica consapevolezza che sono più di un quinto degli abitanti del pianeta.
I tempi cambiano e chi resta abbarbicato come una patella al suo scoglio non potrà guardare lontano.

Il personaggio cui fai riferimento tramite Youtube, Bernd Sebastian Kamps, parla una decina di lingue... e non è un personaggio comune.
Se lo fosse, avrebbe avuto altri interessi rispetto all'apprendimento del cagliaritano.

http://www.bsk1.com/


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 12/08/2008 00:07:12
Messaggio:

asia ha scritto:

Donovan... certo che il sardo è subalterno all'italiano .. .

Ma ti rendi conto che con questa storia del bilinguismo perfetto e della LSC, animati da ideologia più che da idee, state facendo inabissare l'amore per la tradizione? Che sbadigli.
A Cagliari sa limba è morta non certo per ossequio a chi viene dal mare, ma perchè chi vive qui ne ha fatto volentieri a meno, dati gli stimoli linguistici globalizzanti.
Diversi amici delle mie figlie si sono iscritti nella facoltà di lingue orientali a Roma... e non certo in ossequio alle bancarelle dei cinesi, ma per la pragmatica consapevolezza che sono più di un quinto degli abitanti del pianeta.
I tempi cambiano e chi resta abbarbicato come una patella al suo scoglio non potrà guardare lontano.
...

E tu ti rendi conto che un’ideologia è ben più di un mucchietto di idee rabberciate?
Non è certo una nobile idea (o un sistema organico di idee) che sta facendo “inabissare l’amore per la tradizione” ma il disuso o l’uso della lingua (in tutte le sue varianti) solo come battute folkloristiche (nel senso più deleterio del termine)? L’ Ideologia di cui tu parli, vorrebbe solo evitare la fine della lingua, che tu (e quelli come te) stai aspettando con malcelata ansia e trepidazione.
Se questa discussione ti annoia, invece di sbadigliare senza ritegno. Invece di startene attaccata a uno scoglio come una cozza, senza idee o ideali ma con isterica e sterile opposizione di principio, basta non partecipare. Semplice, no?
Si sa che la Lingua non muore per “ossequio a chi viene dal mare”, ma per trascuratezza e per mancanza di incentivi e perché messa in condizioni di subalternità da un’altra egemone. Da ciò, solo da ciò cara Asia, nasce la necessità di una Lingua Ufficiale ed è perciò che tu sei palesemente contro qualsiasi LSC: non vedi l’ora che la Nostra Lingua (non la tua) tiri le cuoia.
I giovani che si iscrivono a una Facoltà di Lingue Orientali, hanno fatto la loro scelta, come gli altri che si iscrivono a qualsiasi altra facoltà: per passione o per interesse, pensando magari di trovare più facilmente un lavoro (ricordo che quando ancora l’Unione Sovietica era una potenza mondiale, molti giovani si iscrivevano alla Facoltà di Lingue con la specializzazione in Russo! Scelta dimostratasi completamente fallimentare). Comunque, perché una lingua si imponga, non basta che il numero dei parlanti sia maggiore di quello di altre lingue, ma bisogna che sia superiore anche economicamente e tecnologicamente e, comunque ci vuole tempo, molto tempo. Ma quello della globalizzaione, al momento, per quanto riguarda le lingue, è un falso problema, nel senso che i popoli autonomi o indipendenti, hanno tutti i mezzi per salvaguardare la loro lingua, pur studiando una lingua internazionale.
Turritano


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 12/08/2008 00:27:14
Messaggio:

asia ha scritto:

Platino... sul primo punto del mio intervento non hai capito un fico d'India.
Circa il secondo... non solo non hai capito la metafora (come Turritano d'altronde) ma ti lanci -senza paracadute- addirittura in pseudo-classificazioni generaliste e pregiudiziali.
La Fallaci, a dispetto del suo cognome, sinora non ne ha sbagliata una.
Altro che fobie.

Be' io chiedo scusa a Sua Maesta: si sa che chi capisce tutto è solo Asia
Turritano
P.S. ma cosa c'era da capire?


Autore Risposta: antas
Inserita il: 12/08/2008 01:02:53
Messaggio:

Ego mi so abizadu chi a sapunare sa conca a su molente si perdet finas su sapone, e su molente abarrat semper molente. Tando menzus a si ch'essire ADIOSU


Autore Risposta: Gio
Inserita il: 12/08/2008 03:10:09
Messaggio:

La disoccupazione giovanile in Sardegna credo viaggi attorno al 20% per cui molti giovani sono costretti all'emigrazione. Data la situazione economica sempre più competitiva, le aziende pretendono sempre più in fatto di formazione. Mi sembra quindi assurdo che uno studente debba "spendere" tempo per lo studio di una lingua che non gli apporterà nessun beneficio per l'ottenimento di un posto di lavoro. Semmai studierà il tedesco oltre all'inglese o il francese, lo spagnolo, il fiammingo, l'olandese o....il dialetto ticinese che potenzialmente gli servirà di più che non la limba sarda.


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 12/08/2008 03:41:20
Messaggio:

non so che possa servire il Ticinese (Scoppiazzato dal Milanese)se Il Ticino in quanto a disoccupazione non ha niente da invidiare alla Sardegna.

Ma va Gio' ,vatti a vedere la situazione in casa tua e visto che ci sei dai uno sguardo alla situazione a livello mondiale cosi'ti rendi conto

come sta girando il mondo.

Ancora non ci si vuole rendere conto che la Sardegna è un'isola è come tutte le isole per fragilita' ecologica sara' sempre sottoposta a un non sviluppo

che non dipende certo dalla formazione culturale e da quante lingue si parlano.

Si denigra tanto e troppo e senza cognizione di causa.


Autore Risposta: asia
Inserita il: 12/08/2008 08:34:49
Messaggio:

antas ha scritto:

Ego mi so abizadu chi a sapunare sa conca a su molente si perdet finas su sapone, e su molente abarrat semper molente. Tando menzus a si ch'essire ADIOSU


EGO?
Hai detto EGO?
Ma ti rendi conto di quale lingua vorresti difendere?
Quella dei colonizzatori remoti: i Romani.

Dici che l'asino resta asino anche con un bello shampoo?
Forse hai ragione: per il momento comincia a parlarci del tuo burriculum.


Autore Risposta: asia
Inserita il: 12/08/2008 08:37:01
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Be' io chiedo scusa a Sua Maesta: si sa che chi capisce tutto è solo Asia
Turritano
P.S. ma cosa c'era da capire?


Niente, tesoro, niente.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 12/08/2008 08:40:32
Messaggio:

antas ha scritto:

Ego mi so abizadu chi a sapunare sa conca a su molente si perdet finas su sapone, e su molente abarrat semper molente. Tando menzus a si ch'essire ADIOSU


Antas, no ti c'andes propriu como, s' 'odale est meda importhante. Imbara.
Turritanu


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 12/08/2008 08:43:39
Messaggio:

Gio ha scritto:

La disoccupazione giovanile in Sardegna credo viaggi attorno al 20% per cui molti giovani sono costretti all'emigrazione. ....

Questo non centra nulla col tema della discussione. Sono due cose del tutto diverse, che tu dalle tue montagne vedi confuse insieme. Prova a metterti un buon paio di occhiali, dopo che hai guardato bene gli afarucci di casa tua.
Turritano


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 12/08/2008 09:15:32
Messaggio:

asia ha scritto:

antas ha scritto:

Ego mi so abizadu chi a sapunare sa conca a su molente si perdet finas su sapone, e su molente abarrat semper molente. Tando menzus a si ch'essire ADIOSU


EGO?
Hai detto EGO?
Ma ti rendi conto di quale lingua vorresti difendere?
Quella dei colonizzatori remoti: i Romani.

Dici che l'asino resta asino anche con un bello shampoo?
Forse hai ragione: per il momento comincia a parlarci del tuo burriculum.

Ego, geo, eo, eu, deo. Domo, domu. Cras ecc. Ma Asia, tesoruccio mio…. sono tutte parole latine, lo sappiamo tutti! E allora? Sappiamo tutti che il Sardo deriva da latino, portato in Sardegna con le armi da una civiltà ormai superiore e, anche, dalla religione cristiana (cosa che è successa non solo in Sardegna ma in mezzo mondo). Sappiamo tutti che il Sardo è una lingua Neolatina (o Romangia) con pari dignità di tutte le altre (Francese, Spagnolo, Portoghese, Rumeno, Catalano e perfino italiano!), con substrato preromano e infiltrazioni di termini di altri dominatori precedenti agli italiani (kida dal Bizantino; luego, probabilmente dallo Spagnolo ecc.) ma ha avuto la sua evoluzione sul posto nel corso dei secoli, ben documentata, come tutte le lingue. Anche l’Inglese, della lingua Celtica originaria ha ben poco, essendo un miscuglio fra latino e germanico (Anglo-Sassone). Cosa c’è di strano? Perché ti meravigli tanto? Son cose assolutamente naturali. Son cose che sanno tutti! E ognuno difende la sua lingua, perché noi Sardi non dovremmo fare lo stesso?
Asia, carissima Asia, mi deludi, lo sai?
Turritano


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 12/08/2008 10:14:40
Messaggio:

cedro del Libano ha scritto:

non so che possa servire il Ticinese (Scoppiazzato dal Milanese)se Il Ticino in quanto a disoccupazione non ha niente da invidiare alla Sardegna.
Ma va Gio' ,vatti a vedere la situazione in casa tua e visto che ci sei dai uno sguardo alla situazione a livello mondiale cosi'ti rendi conto
come sta girando il mondo.
Ancora non ci si vuole rendere conto che la Sardegna è un'isola è come tutte le isole per fragilita' ecologica sara' sempre sottoposta a un non sviluppo
che non dipende certo dalla formazione culturale e da quante lingue si parlano.
Si denigra tanto e troppo e senza cognizione di causa.

Brava Cedro, bella risposta: quoto e straquoto al 100x cento!
Turritano


Autore Risposta: antas
Inserita il: 12/08/2008 11:58:28
Messaggio:

asia ha scritto:

antas ha scritto:

Ego mi so abizadu chi a sapunare sa conca a su molente si perdet finas su sapone, e su molente abarrat semper molente. Tando menzus a si ch'essire ADIOSU


EGO?
Hai detto EGO?
Ma ti rendi conto di quale lingua vorresti difendere?
Quella dei colonizzatori remoti: i Romani.

Dici che l'asino resta asino anche con un bello shampoo?
Forse hai ragione: per il momento comincia a parlarci del tuo burriculum.



EGO difendo su chi mi parede e piaghede. As iscopertu s'abba cajente. Ma ti depes attacare a tottu o a su caddu fertu sa sedda li dolet? Ma no fustis tue tantu dilicada e sensibile de accusare a totus de arroganza? Abbaidai a s'ispricu bellixèdda


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 12/08/2008 13:03:44
Messaggio:

asia ha scritto:

Donovan... certo che il sardo è subalterno all'italiano, non certo per mia volontà, ma per l'ineluttabilità delle cose.
Come l'italiano sta diventando subalterno all'inglese, come l'inglese lo sarà nei confronti dell'arabo e del cinese entro breve tempo.
Non si può fermare il vento con le mani: rassègnati.
Il sardo (che non esiste come lingua unica e condivisa) non può essere imposto a chi non lo condivide e ha scelto di farne a meno. Mi sembra ovvio.
Se io vado a Bolzano, a scuola imparerò- insieme all'italiano- il tedesco, non certo il dialetto alto-altesino.

http://www.suedtirolerland.it/it/tr...atesino.html

Ma ti rendi conto che con questa storia del bilinguismo perfetto e della LSC, animati da ideologia più che da idee, state facendo inabissare l'amore per la tradizione? Che sbadigli.
A Cagliari sa limba è morta non certo per ossequio a chi viene dal mare, ma perchè chi vive qui ne ha fatto volentieri a meno, dati gli stimoli linguistici globalizzanti.
Diversi amici delle mie figlie si sono iscritti nella facoltà di lingue orientali a Roma... e non certo in ossequio alle bancarelle dei cinesi, ma per la pragmatica consapevolezza che sono più di un quinto degli abitanti del pianeta.
I tempi cambiano e chi resta abbarbicato come una patella al suo scoglio non potrà guardare lontano.

Il personaggio cui fai riferimento tramite Youtube, Bernd Sebastian Kamps, parla una decina di lingue... e non è un personaggio comune.
Se lo fosse, avrebbe avuto altri interessi rispetto all'apprendimento del cagliaritano.

http://www.bsk1.com/



Qualunque vero sardo alla lettura di queste parole se ne rammarica un po'.
La lingua è l'identita' di un popolo e la sua perdita e la scomparsa delle radici di quel popolo,la scomparsa di esso.
Credo invece Asia che le tue parole producano solo l'effetto contrario un ritorno alle radici che per misere siano per gli altri sono sempre le mie.
A imparar tante lingue ci rende doti,ma stranieri in casa nostra.
Potrai girare il mondo in un lungo e in largo ma quello che alla fine cercarai sara' solo la strada di casa e il suono che ti conduce ad essa.




Autore Risposta: PlatinozkoSudurrak
Inserita il: 12/08/2008 13:28:05
Messaggio:

asia ha scritto:

antas ha scritto:

Ego mi so abizadu chi a sapunare sa conca a su molente si perdet finas su sapone, e su molente abarrat semper molente. Tando menzus a si ch'essire ADIOSU


EGO?
Hai detto EGO?
Ma ti rendi conto di quale lingua vorresti difendere?
Quella dei colonizzatori remoti: i Romani.

Dici che l'asino resta asino anche con un bello shampoo?
Forse hai ragione: per il momento comincia a parlarci del tuo burriculum.

Ma almeno sei sarda?


Autore Risposta: asia
Inserita il: 12/08/2008 14:20:49
Messaggio:

cedro del Libano ha scritto:

Qualunque vero sardo alla lettura di queste parole se ne rammarica un po'.
La lingua è l'identita' di un popolo e la sua perdita e la scomparsa delle radici di quel popolo,la scomparsa di esso.


Siamo d'accordo.
Il fatto che io descriva ciò che avviene -linguisticamente parlando- nel capoluogo... non implica che io lo condivida e ne gioisca.
Come non gioisco di fronte al dilagante crollo dell'etica.
Di fronte alla perdita dei valori tradizionali.
Io non ho espresso un MIO parere in merito: ho solo fatto un sintetico resoconto di cio che è.
Il 90% dei ragazzi che vivono a Cagliari non parla il dialetto.
Il 90% dei ragazzi che vivono a Cagliari si fa le canne.

Due realtà incontrovertibili.
Qualcuno ha, nei miei riguardi, lo stesso atteggiamento che si ha verso il medico che ci diagnostica una brutta malattia.
Invece di interrogarci sull'eziologia del morbo, che è tutto nostro, ce la prendiamo con chi lo diagnostica e ne parla.
INCREDIBILE!

Credo invece Asia che le tue parole producano solo l'effetto contrario un ritorno alle radici che per misere siano per gli altri sono sempre le mie.
A imparar tante lingue ci rende doti,ma stranieri in casa nostra.
Potrai girare il mondo in un lungo e in largo ma quello che alla fine cercarai sara' solo la strada di casa e il suono che ti conduce ad essa.


Anche qui mi trovi d'accordo.
Non capisco però perchè parli di effetto contrario.
Contrario alla realtà?
Ben venga.
Se la mia descrizione sortisce effetti contrari alla preoccupante realtà, non posso che gioirne.
Temo piuttosto che li sortisca solo nel terreno fertile dell'hinterland, dove il culto della limba è naturalmente radicato, per trasmissione familiare.
In città (e non lo dico snobisticamente, ma con una punta di amarezza) tutto è un ricordo.
E non basterà un corso scolastico rabberciato a ridare vita ad una parlata lasciata morire consapevolmente.
Io sono per la tutela delle tradizioni, ma a monte.
Tutelarle a valle è ridicolo, assolutamente ridicolo.

Mio padre ha ritrovato la strada di casa dopo 35 anni di permanenza nel Veneto.
E con me parla in veneto.
Lo mandiamo al rogo?
O accettiamo la logica dei flussi e delle mescolanze linguistiche?


Autore Risposta: asia
Inserita il: 12/08/2008 14:35:33
Messaggio:

PlatinozkoSudurrak ha scritto:

Ma almeno sei sarda?


Se mi spieghi il senso di quell'infelice almeno, ne possiamo parlare.


Autore Risposta: PlatinozkoSudurrak
Inserita il: 12/08/2008 14:43:56
Messaggio:

asia ha scritto:

PlatinozkoSudurrak ha scritto:

Ma almeno sei sarda?


Se mi spieghi il senso di quell'infelice almeno, ne possiamo parlare.
Perchè se tu non lo fossi potrei anche capire questo tuo accanimento contro il sardo.


Autore Risposta: asia
Inserita il: 12/08/2008 14:53:35
Messaggio:

PlatinozkoSudurrak ha scritto:

asia ha scritto:

PlatinozkoSudurrak ha scritto:

Ma almeno sei sarda?


Se mi spieghi il senso di quell'infelice almeno, ne possiamo parlare.
Perchè se tu non lo fossi potrei anche capire questo tuo accanimento contro il sardo.


Accanimento contro il sardo?

Tu hai le visioni, piccolo mio.
Essere contrari alla LSC e all'obbligatorietà scolastica di una variante significa essere accaniti nemici del sardo?

Sono sarda al 50% e vivo in Sardegna da tanto tempo.
Adoro quest'isola e i suoi idiomi, tant'è che li studio per diletto.
Non tollero però la loro profanazione.
E molti se la tentano, sventolando bandiere ideologiche in modo strumentale.
E considerando sa limba un totem.


Autore Risposta: Gio
Inserita il: 12/08/2008 15:05:24
Messaggio:

Per CEDRO: la disoccupazione in Ticino è del 3.4%. I residenti stranieri sono il 30%. 60mila frontalieri (italiani che ogni giorni varcano il confine per venire a lavorare). Questo per una corretta informazione. Sul fatto che per un sardo sia meglio conoscere il dialetto milanese (quindi anche ticinese) era evidentemente una provocazione. Sui problemi che tutte le isole dovrebbero avere basta citare le Baleari dove non c'è emigrazione.
Qui però il quesito è limba o non limba. Voler imporre una lingua per tutti è una forzatura. La lingua ufficiale della Sardegna è l'italiano, punto. Poi ognuno è libero di esprimersi nelle propria parlata locale con chi lo comprende. Poeti e scrittori dialettali con le loro opere faranno si che la lingua sarda non cadrà nel dimenticatoio.


Autore Risposta: PlatinozkoSudurrak
Inserita il: 12/08/2008 15:06:32
Messaggio:

Capisco, magari non sei nemica del sardo però cerca di capire che in questo modo morirà oppure rimarrà legato al folklore e ai balli sardi. Il sardo a scuola serve per chi non lo conosce (e a quanto dici tu a Cagliari è la quasi totalità dei ragazzi), chi lo parla gia continuerà a parlare la sua variante, al massimo scriverà in sardo seguendo delle regole. Tutte le lingue hanno seguito un percorso più o meno simile, non si profana niente.
Poi non vedo cosa ci sia da studiare, io se vado a Pattada o che ne so a Orune oppure nelle zone più a sud della Sardegna non ho problemi di compresione, più che altro ho avuto problemi di comprensione con quelli che parlano il sardo nell'estremo sud, ma non perchè non sappia cosa significa olleus, jaja o arrubiu ma perchè viene parlato in una maniera troppo "dialettale".


Autore Risposta: PlatinozkoSudurrak
Inserita il: 12/08/2008 15:09:02
Messaggio:

Gio ha scritto:

Per CEDRO: la disoccupazione in Ticino è del 3.4%. I residenti stranieri sono il 30%. 60mila frontalieri (italiani che ogni giorni varcano il confine per venire a lavorare). Questo per una corretta informazione. Sul fatto che per un sardo sia meglio conoscere il dialetto milanese (quindi anche ticinese) era evidentemente una provocazione. Sui problemi che tutte le isole dovrebbero avere basta citare le Baleari dove non c'è emigrazione.
Qui però il quesito è limba o non limba. Voler imporre una lingua per tutti è una forzatura. La lingua ufficiale della Sardegna è l'italiano, punto. Poi ognuno è libero di esprimersi nelle propria parlata locale con chi lo comprende. Poeti e scrittori dialettali con le loro opere faranno si che la lingua sarda non cadrà nel dimenticatoio.

Ma punto niente, in Sardegna oltre all'italiano anche il sardo è lingua ufficiale. Le lingue sono state imposte dappertutto (Italia in prima fila), qui invece non si tratta di imporre ma di insegnare.


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 12/08/2008 15:14:20
Messaggio:

Gio ha scritto:

Per CEDRO: la disoccupazione in Ticino è del 3.4%. I residenti stranieri sono il 30%. 60mila frontalieri (italiani che ogni giorni varcano il confine per venire a lavorare). Questo per una corretta informazione. Sul fatto che per un sardo sia meglio conoscere il dialetto milanese (quindi anche ticinese) era evidentemente una provocazione. Sui problemi che tutte le isole dovrebbero avere basta citare le Baleari dove non c'è emigrazione.
Qui però il quesito è limba o non limba. Voler imporre una lingua per tutti è una forzatura. La lingua ufficiale della Sardegna è l'italiano, punto. Poi ognuno è libero di esprimersi nelle propria parlata locale con chi lo comprende. Poeti e scrittori dialettali con le loro opere faranno si che la lingua sarda non cadrà nel dimenticatoio.



Penso che la responsabilità si salvare lingua e cultura sia affidata a chi ama profondamente questa terra. La salvezza non avverrà dalle leggi che verranno imposte o dalle forzature.
Io, ad esempio, per mio diletto e per amore della lingua ho fatto tante ricerche che ho condiviso anche con gli utenti di questo forum. Esperienza bellissima! Addirittura adesso stiamo proponendo antiche storie e ci stiamo divertendo da matti.
Vero Incantos, Cedro del Libano, Paola? Ma la sorpresa più bella è Alessandra, che è di Lodi e si sta cimentando lei pure con la lingua.
Io sono d'accordo per la valorizzazione della lingua e della cultura sarda. Solo che non condivido i metodi che si usano per raggiungere gli obiettivi.
Io penso che chi ama veramente la lingua si dia da fare e non si perda in chiacchiere dando direttive agli altri. Come spesso succede.


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 12/08/2008 15:21:26
Messaggio:

Gio ha scritto:

Per CEDRO: la disoccupazione in Ticino è del 3.4%. I residenti stranieri sono il 30%. 60mila frontalieri (italiani che ogni giorni varcano il confine per venire a lavorare). Questo per una corretta informazione. Sul fatto che per un sardo sia meglio conoscere il dialetto milanese (quindi anche ticinese) era evidentemente una provocazione. Sui problemi che tutte le isole dovrebbero avere basta citare le Baleari dove non c'è emigrazione.
Qui però il quesito è limba o non limba. Voler imporre una lingua per tutti è una forzatura. La lingua ufficiale della Sardegna è l'italiano, punto. Poi ognuno è libero di esprimersi nelle propria parlata locale con chi lo comprende. Poeti e scrittori dialettali con le loro opere faranno si che la lingua sarda non cadrà nel dimenticatoio.



tu non sei Sardo e non hai nessuna voce in capitolo e non conosci neanche la Sardegna altrimenti non parleresti cosi'.
Per l Êuropa la lingua della Sardegna è il Sardo e come tu dici basta e ne avanza anche.
Chiunque poi conosce la storia d'ITALIA conformerebbe che L'italiano è una lingua che è stata imposta e anche col sangue.
Ma chi NOn é sardo ,ne' italiano ne Svizzero non lo puo' certo capire.

E vero voler imporre una lingua per tutti è una forzatura,mi spieghi pero' perché allora voi Svizzeri la imponete a tutti gli stranieri che ospitate?


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 12/08/2008 15:57:56
Messaggio:

asia ha scritto:

cedro del Libano ha scritto:

Qualunque vero sardo alla lettura di queste parole se ne rammarica un po'.
La lingua è l'identita' di un popolo e la sua perdita e la scomparsa delle radici di quel popolo,la scomparsa di esso.


Siamo d'accordo.
Il fatto che io descriva ciò che avviene -linguisticamente parlando- nel capoluogo... non implica che io lo condivida e ne gioisca.
Come non gioisco di fronte al dilagante crollo dell'etica.
Di fronte alla perdita dei valori tradizionali.
Io non ho espresso un MIO parere in merito: ho solo fatto un sintetico resoconto di cio che è.
Il 90% dei ragazzi che vivono a Cagliari non parla il dialetto.
Il 90% dei ragazzi che vivono a Cagliari si fa le canne.

Due realtà incontrovertibili.
Qualcuno ha, nei miei riguardi, lo stesso atteggiamento che si ha verso il medico che ci diagnostica una brutta malattia.
Invece di interrogarci sull'eziologia del morbo, che è tutto nostro, ce la prendiamo con chi lo diagnostica e ne parla.
INCREDIBILE!

Credo invece Asia che le tue parole producano solo l'effetto contrario un ritorno alle radici che per misere siano per gli altri sono sempre le mie.
A imparar tante lingue ci rende doti,ma stranieri in casa nostra.
Potrai girare il mondo in un lungo e in largo ma quello che alla fine cercarai sara' solo la strada di casa e il suono che ti conduce ad essa.


Anche qui mi trovi d'accordo.
Non capisco però perchè parli di effetto contrario.
Contrario alla realtà?
Ben venga.
Se la mia descrizione sortisce effetti contrari alla preoccupante realtà, non posso che gioirne.
Temo piuttosto che li sortisca solo nel terreno fertile dell'hinterland, dove il culto della limba è naturalmente radicato, per trasmissione familiare.
In città (e non lo dico snobisticamente, ma con una punta di amarezza) tutto è un ricordo.
E non basterà un corso scolastico rabberciato a ridare vita ad una parlata lasciata morire consapevolmente.
Io sono per la tutela delle tradizioni, ma a monte.
Tutelarle a valle è ridicolo, assolutamente ridicolo.

Mio padre ha ritrovato la strada di casa dopo 35 anni di permanenza nel Veneto.
E con me parla in veneto.
Lo mandiamo al rogo?
O accettiamo la logica dei flussi e delle mescolanze linguistiche?




che alcune lingue siano subalterne ad altre,realisticamente parlando lo è solo in certi ambienti tipicamente commerciali.
Non é affatto vero pero' nelle altre realta' quotidiane.
Se ti capica di venire a Zurigo per esempio potrai subito notare che l'Inglese non lo parla nessuno e lo capiscono solo poche persone di madrelingua.
Sara' molto piu' facile sentire parlare l'Italiano,lingua ufficiale nella multiculturalita' zurighese.
Penserai che é stata scelta perché gli Italiani sono piu' numerosi?
No, perché gli Italiani quando parlano cantano e l'armonia musicale ha suscitato il suo apprendimento.
Se una lingua non ha armonia non ha musicalita' la si parlera' solo per necessita' non per diletto e sara' comunque una lingua morta.




Autore Risposta: assandira
Inserita il: 12/08/2008 16:03:19
Messaggio:

Albertina ha scritto:

Penso che la responsabilità si salvare lingua e cultura sia affidata a chi ama profondamente questa terra. La salvezza non avverrà dalle leggi che verranno imposte o dalle forzature.
Io, ad esempio, per mio diletto e per amore della lingua ho fatto tante ricerche che ho condiviso anche con gli utenti di questo forum.

Io sono d'accordo per la valorizzazione della lingua e della cultura sarda. Solo che non condivido i metodi che si usano per raggiungere gli obiettivi.
Io penso che chi ama veramente la lingua si dia da fare e non si perda in chiacchiere dando direttive agli altri. Come spesso succede.



Albertina, le tue iniziative sono encomiabili!!!
Dovrebbero esserci più persone come te...
E' vero, tutti noi amanti della lingua possiamo fare qualcosa per contribuire alla sua valorizzazione...ma queste iniziative purtroppo risultano insufficienti...ragion per cui sono necessari degli interventi sistematici a livello scolastico e mediatico! Se ad esempio documenti ufficiali, quotidiani, siti internet, testi scolastici saranno bilingui anche coloro che in famiglia non hanno avuto la fortuna di imparare il sardo, o che a scuola non hanno incontrato persone come te, potranno avvicinarsi alla Lingua!


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 12/08/2008 16:12:20
Messaggio:

cedro del Libano ha scritto:

asia ha scritto:

cedro del Libano ha scritto:

Qualunque vero sardo alla lettura di queste parole se ne rammarica un po'.
La lingua è l'identita' di un popolo e la sua perdita e la scomparsa delle radici di quel popolo,la scomparsa di esso.


Siamo d'accordo.
Il fatto che io descriva ciò che avviene -linguisticamente parlando- nel capoluogo... non implica che io lo condivida e ne gioisca.
Come non gioisco di fronte al dilagante crollo dell'etica.
Di fronte alla perdita dei valori tradizionali.
Io non ho espresso un MIO parere in merito: ho solo fatto un sintetico resoconto di cio che è.
Il 90% dei ragazzi che vivono a Cagliari non parla il dialetto.
Il 90% dei ragazzi che vivono a Cagliari si fa le canne.

Due realtà incontrovertibili.
Qualcuno ha, nei miei riguardi, lo stesso atteggiamento che si ha verso il medico che ci diagnostica una brutta malattia.
Invece di interrogarci sull'eziologia del morbo, che è tutto nostro, ce la prendiamo con chi lo diagnostica e ne parla.
INCREDIBILE!

Credo invece Asia che le tue parole producano solo l'effetto contrario un ritorno alle radici che per misere siano per gli altri sono sempre le mie.
A imparar tante lingue ci rende doti,ma stranieri in casa nostra.
Potrai girare il mondo in un lungo e in largo ma quello che alla fine cercarai sara' solo la strada di casa e il suono che ti conduce ad essa.


Anche qui mi trovi d'accordo.
Non capisco però perchè parli di effetto contrario.
Contrario alla realtà?
Ben venga.
Se la mia descrizione sortisce effetti contrari alla preoccupante realtà, non posso che gioirne.
Temo piuttosto che li sortisca solo nel terreno fertile dell'hinterland, dove il culto della limba è naturalmente radicato, per trasmissione familiare.
In città (e non lo dico snobisticamente, ma con una punta di amarezza) tutto è un ricordo.
E non basterà un corso scolastico rabberciato a ridare vita ad una parlata lasciata morire consapevolmente.
Io sono per la tutela delle tradizioni, ma a monte.
Tutelarle a valle è ridicolo, assolutamente ridicolo.

Mio padre ha ritrovato la strada di casa dopo 35 anni di permanenza nel Veneto.
E con me parla in veneto.
Lo mandiamo al rogo?
O accettiamo la logica dei flussi e delle mescolanze linguistiche?




che alcune lingue siano subalterne ad altre,realisticamente parlando lo è solo in certi ambienti tipicamente commerciali.
Non é affatto vero pero' nelle altre realta' quotidiane.
Se ti capica di venire a Zurigo per esempio potrai subito notare che l'Inglese non lo parla nessuno e lo capiscono solo poche persone di madrelingua.
Sara' molto piu' facile sentire parlare l'Italiano,lingua ufficiale nella multiculturalita' zurighese.
Penserai che é stata scelta perché gli Italiani sono piu' numerosi?
No, perché gli Italiani quando parlano cantano e l'armonia musicale ha suscitato il suo apprendimento.
Se una lingua non ha armonia non ha musicalita' la si parlera' solo per necessita' non per diletto e sara' comunque una lingua morta.






Quindi anche tu, Cedro, parli di piacevolezza, di armonia, di musicalità che ci fanno preferire una lingua a un'altra.
Tu pensi che imponendo una lingua sarda unificata si potrà salvare la freschezza e la genuinità della lingua sarda?


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 12/08/2008 16:14:29
Messaggio:

Albertina ha scritto:

Gio ha scritto:

Per CEDRO: la disoccupazione in Ticino è del 3.4%. I residenti stranieri sono il 30%. 60mila frontalieri (italiani che ogni giorni varcano il confine per venire a lavorare). Questo per una corretta informazione. Sul fatto che per un sardo sia meglio conoscere il dialetto milanese (quindi anche ticinese) era evidentemente una provocazione. Sui problemi che tutte le isole dovrebbero avere basta citare le Baleari dove non c'è emigrazione.
Qui però il quesito è limba o non limba. Voler imporre una lingua per tutti è una forzatura. La lingua ufficiale della Sardegna è l'italiano, punto. Poi ognuno è libero di esprimersi nelle propria parlata locale con chi lo comprende. Poeti e scrittori dialettali con le loro opere faranno si che la lingua sarda non cadrà nel dimenticatoio.



Penso che la responsabilità si salvare lingua e cultura sia affidata a chi ama profondamente questa terra. La salvezza non avverrà dalle leggi che verranno imposte o dalle forzature.
Io, ad esempio, per mio diletto e per amore della lingua ho fatto tante ricerche che ho condiviso anche con gli utenti di questo forum. Esperienza bellissima! Addirittura adesso stiamo proponendo antiche storie e ci stiamo divertendo da matti.
Vero Incantos, Cedro del Libano, Paola? Ma la sorpresa più bella è Alessandra, che è di Lodi e si sta cimentando lei pure con la lingua.
Io sono d'accordo per la valorizzazione della lingua e della cultura sarda. Solo che non condivido i metodi che si usano per raggiungere gli obiettivi.
Io penso che chi ama veramente la lingua si dia da fare e non si perda in chiacchiere dando direttive agli altri. Come spesso succede.




si é veramente cosi',L'amore apre molte porte e risolve molte situazioni.
Suscitare l'interesse nei bambini per la lingua tramite il gioco è la via migliore,non sara' quindi una forzatura o un obbligo ma solo diletto.
Credo che questa sia la via migliore senza farsi prendere dalla fretta e dal terrore che cio' che ci proponiamo sia strettamente dipendente e correlata a dei termini di scadenza.


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 12/08/2008 16:15:25
Messaggio:

assandira ha scritto:

Albertina ha scritto:

Penso che la responsabilità si salvare lingua e cultura sia affidata a chi ama profondamente questa terra. La salvezza non avverrà dalle leggi che verranno imposte o dalle forzature.
Io, ad esempio, per mio diletto e per amore della lingua ho fatto tante ricerche che ho condiviso anche con gli utenti di questo forum.

Io sono d'accordo per la valorizzazione della lingua e della cultura sarda. Solo che non condivido i metodi che si usano per raggiungere gli obiettivi.
Io penso che chi ama veramente la lingua si dia da fare e non si perda in chiacchiere dando direttive agli altri. Come spesso succede.



Albertina, le tue iniziative sono encomiabili!!!
Dovrebbero esserci più persone come te...
E' vero, tutti noi amanti della lingua possiamo fare qualcosa per contribuire alla sua valorizzazione...ma queste iniziative purtroppo risultano insufficienti...ragion per cui sono necessari degli interventi sistematici a livello scolastico e mediatico! Se ad esempio documenti ufficiali, quotidiani, siti internet, testi scolastici saranno bilingui anche coloro che in famiglia non hanno avuto la fortuna di imparare il sardo, o che a scuola non hanno incontrato persone come te, potranno avvicinarsi alla Lingua!


In questo forum siamo una decina di persone che ci esprimiamo in lingua sarda e scriviamo preghiere, modi di dire, racconti ecc.
Può darsi che il numero aumenti e che estendiamo questa voglia di fare.
Voglio dire che sono tante le persone che hanno iniziative. Forse, secondo me, si sottovalutano le inziative.
Per esempio, come mai tu non partecipi mai alle nostre conversazioni in sardo?


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 12/08/2008 16:16:41
Messaggio:

cedro del Libano ha scritto:

Albertina ha scritto:

Gio ha scritto:

Per CEDRO: la disoccupazione in Ticino è del 3.4%. I residenti stranieri sono il 30%. 60mila frontalieri (italiani che ogni giorni varcano il confine per venire a lavorare). Questo per una corretta informazione. Sul fatto che per un sardo sia meglio conoscere il dialetto milanese (quindi anche ticinese) era evidentemente una provocazione. Sui problemi che tutte le isole dovrebbero avere basta citare le Baleari dove non c'è emigrazione.
Qui però il quesito è limba o non limba. Voler imporre una lingua per tutti è una forzatura. La lingua ufficiale della Sardegna è l'italiano, punto. Poi ognuno è libero di esprimersi nelle propria parlata locale con chi lo comprende. Poeti e scrittori dialettali con le loro opere faranno si che la lingua sarda non cadrà nel dimenticatoio.



Penso che la responsabilità si salvare lingua e cultura sia affidata a chi ama profondamente questa terra. La salvezza non avverrà dalle leggi che verranno imposte o dalle forzature.
Io, ad esempio, per mio diletto e per amore della lingua ho fatto tante ricerche che ho condiviso anche con gli utenti di questo forum. Esperienza bellissima! Addirittura adesso stiamo proponendo antiche storie e ci stiamo divertendo da matti.
Vero Incantos, Cedro del Libano, Paola? Ma la sorpresa più bella è Alessandra, che è di Lodi e si sta cimentando lei pure con la lingua.
Io sono d'accordo per la valorizzazione della lingua e della cultura sarda. Solo che non condivido i metodi che si usano per raggiungere gli obiettivi.
Io penso che chi ama veramente la lingua si dia da fare e non si perda in chiacchiere dando direttive agli altri. Come spesso succede.




si é veramente cosi',L'amore apre molte porte e risolve molte situazioni.
Suscitare l'interesse nei bambini per la lingua tramite il gioco è la via migliore,non sara' quindi una forzatura o un obbligo ma solo diletto.
Credo che questa sia la via migliore senza farsi prendere dalla fretta e dal terrore che cio' che ci proponiamo sia strettamente dipendente e correlata a dei termini di scadenza.


Sono perfettamente d'accordo con te.


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 12/08/2008 16:44:35
Messaggio:

Albertina ha scritto:

cedro del Libano ha scritto:

asia ha scritto:

cedro del Libano ha scritto:

Qualunque vero sardo alla lettura di queste parole se ne rammarica un po'.
La lingua è l'identita' di un popolo e la sua perdita e la scomparsa delle radici di quel popolo,la scomparsa di esso.


Siamo d'accordo.
Il fatto che io descriva ciò che avviene -linguisticamente parlando- nel capoluogo... non implica che io lo condivida e ne gioisca.
Come non gioisco di fronte al dilagante crollo dell'etica.
Di fronte alla perdita dei valori tradizionali.
Io non ho espresso un MIO parere in merito: ho solo fatto un sintetico resoconto di cio che è.
Il 90% dei ragazzi che vivono a Cagliari non parla il dialetto.
Il 90% dei ragazzi che vivono a Cagliari si fa le canne.

Due realtà incontrovertibili.
Qualcuno ha, nei miei riguardi, lo stesso atteggiamento che si ha verso il medico che ci diagnostica una brutta malattia.
Invece di interrogarci sull'eziologia del morbo, che è tutto nostro, ce la prendiamo con chi lo diagnostica e ne parla.
INCREDIBILE!

Credo invece Asia che le tue parole producano solo l'effetto contrario un ritorno alle radici che per misere siano per gli altri sono sempre le mie.
A imparar tante lingue ci rende doti,ma stranieri in casa nostra.
Potrai girare il mondo in un lungo e in largo ma quello che alla fine cercarai sara' solo la strada di casa e il suono che ti conduce ad essa.


Anche qui mi trovi d'accordo.
Non capisco però perchè parli di effetto contrario.
Contrario alla realtà?
Ben venga.
Se la mia descrizione sortisce effetti contrari alla preoccupante realtà, non posso che gioirne.
Temo piuttosto che li sortisca solo nel terreno fertile dell'hinterland, dove il culto della limba è naturalmente radicato, per trasmissione familiare.
In città (e non lo dico snobisticamente, ma con una punta di amarezza) tutto è un ricordo.
E non basterà un corso scolastico rabberciato a ridare vita ad una parlata lasciata morire consapevolmente.
Io sono per la tutela delle tradizioni, ma a monte.
Tutelarle a valle è ridicolo, assolutamente ridicolo.

Mio padre ha ritrovato la strada di casa dopo 35 anni di permanenza nel Veneto.
E con me parla in veneto.
Lo mandiamo al rogo?
O accettiamo la logica dei flussi e delle mescolanze linguistiche?




che alcune lingue siano subalterne ad altre,realisticamente parlando lo è solo in certi ambienti tipicamente commerciali.
Non é affatto vero pero' nelle altre realta' quotidiane.
Se ti capica di venire a Zurigo per esempio potrai subito notare che l'Inglese non lo parla nessuno e lo capiscono solo poche persone di madrelingua.
Sara' molto piu' facile sentire parlare l'Italiano,lingua ufficiale nella multiculturalita' zurighese.
Penserai che é stata scelta perché gli Italiani sono piu' numerosi?
No, perché gli Italiani quando parlano cantano e l'armonia musicale ha suscitato il suo apprendimento.
Se una lingua non ha armonia non ha musicalita' la si parlera' solo per necessita' non per diletto e sara' comunque una lingua morta.






Quindi anche tu, Cedro, parli di piacevolezza, di armonia, di musicalità che ci fanno preferire una lingua a un'altra.
Tu pensi che imponendo una lingua sarda unificata si potrà salvare la freschezza e la genuinità della lingua sarda?



no Albertina io sono d'accordo solo che vengano date delle regole grammaticali e vengano istituita una regola comune di grafia ma sono contraria alla LSC perchè non sarebbe il Sardo ma una lingua a derivazione Sarda.
La bellezza della lingua sarda è la variabilita',persa questa io non avrei piu' nessun interesse percHè sarebbe un'altra lingua.
UN organismo modificato geneticamente.
IO voglio salvare le radici non le fronde.
Chi ama veramente una lingua e la sente nel cuore non ha difficolta 'ad imparare tutte le varianti che pur apparentemente diverse hanno tutte un comune denominatore


Autore Risposta: assandira
Inserita il: 12/08/2008 16:51:05
Messaggio:

L'amore indubbiamente è importantissimo...e sicuramente è il motore primario...però deve essere affiancato a delle leggi efficienti! Così come delle buone leggi senza l'impegno e la buona volontà di una corretta applicazione rischiano di farle diventare un flop...

@Albertina...la mia non partecipazione alle vostre discussioni è legata più che altro ad una modesta partecipazione al forum in generale...(e vorrei avere più tempo per farlo...) ma accetto volentieri il tuo invito...


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 12/08/2008 16:51:32
Messaggio:

Albertina ha scritto:

assandira ha scritto:

Albertina ha scritto:

Penso che la responsabilità si salvare lingua e cultura sia affidata a chi ama profondamente questa terra. La salvezza non avverrà dalle leggi che verranno imposte o dalle forzature.
Io, ad esempio, per mio diletto e per amore della lingua ho fatto tante ricerche che ho condiviso anche con gli utenti di questo forum.

Io sono d'accordo per la valorizzazione della lingua e della cultura sarda. Solo che non condivido i metodi che si usano per raggiungere gli obiettivi.
Io penso che chi ama veramente la lingua si dia da fare e non si perda in chiacchiere dando direttive agli altri. Come spesso succede.



Albertina, le tue iniziative sono encomiabili!!!
Dovrebbero esserci più persone come te...
E' vero, tutti noi amanti della lingua possiamo fare qualcosa per contribuire alla sua valorizzazione...ma queste iniziative purtroppo risultano insufficienti...ragion per cui sono necessari degli interventi sistematici a livello scolastico e mediatico! Se ad esempio documenti ufficiali, quotidiani, siti internet, testi scolastici saranno bilingui anche coloro che in famiglia non hanno avuto la fortuna di imparare il sardo, o che a scuola non hanno incontrato persone come te, potranno avvicinarsi alla Lingua!


In questo forum siamo una decina di persone che ci esprimiamo in lingua sarda e scriviamo preghiere, modi di dire, racconti ecc.
Può darsi che il numero aumenti e che estendiamo questa voglia di fare.
Voglio dire che sono tante le persone che hanno iniziative. Forse, secondo me, si sottovalutano le inziative.
Per esempio, come mai tu non partecipi mai alle nostre conversazioni in sardo?



è vero perché non partecipate mai anche nella vostra variante cosi' si possono apprendere anche la altre ?
Io senza rendermene conto sto rispolverando il sardo,anzi sto apprendendo un sardo piu' corretto e meno italianizzato e la cosa piu' belle e che ho la possibilita' di parlarlo e fare in modo che non muoia.


Autore Risposta: Gio
Inserita il: 12/08/2008 17:01:50
Messaggio:

Per Cedro: qui non si impone niente. Pretenderesti forse che siamo noi a dover imparare l'arabo, il serbo, il croato, il polacco, il portoghese, il turco, ecc?
Per venire al tema della discussione: il nocciolo è: sulla carta il sardo è lingua della Sardegna, riconosciuta ( e per questo motivo finanziata ) ma di fatto è stata soppiantata dall'italiano e ormai non si può più tornare indietro. A Cagliari e a Sassari si parla italiano....detto questo, tutto il resto è solo pia illusione.


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 12/08/2008 17:51:38
Messaggio:

allora perchè a Cagliari non si dovrebbe parlare il sardo perchè vi vivono tanti non Sardi?

Non ti sembra che sia la stessa cosa?

O no?

Non è pia illusione ma un grande desiderio di alcune persone.

Per ottenere dei risultati occorrono dei tempi ,ma con pazienza si possono ottenere comunque dei buoni risultati che è fare in modo
che la Lingua non muoia almeno per quelli che lo desiderano.


Autore Risposta: Perdixeddu
Inserita il: 12/08/2008 20:18:47
Messaggio:

L’unione sarda 12.08.2008

Macché Limba Comuna, «il sardo sarà ciò che saranno i sardi»

In questi giorni di caldo torrido i sardi potranno riflettere, e rielaborare nei sogni, tanti problemi che li assillano. Dando credito a recenti indagini sociolinguistiche, anche un problema specifico provocherà più di un incubo di mezza estate a quasi un milione di sardi: la fisionomia e la funzionalità presente e futura dello standard della lingua sarda. È un problema di non poco conto, perché investe l’identità dei parlanti, la loro dignità e la possibilità d’esprimere gioie e dissapori, concetti polemici o di collaborazione nei confronti della politica, della religione, della vita quotidiana. Sì, quella parola eccentrica, lo “standard”, somiglia sempre più a uno spauracchio. Ma cos’è, in realtà, lo “standard”, e perché lo “standard sardo” crea nei sardi tanta irrequietezza? Nel mondo esistono più di 5000 lingue, ma molte vengono parlate da un numero minuscolo di persone. Inoltre, in moltissimi casi gli studiosi si trovano con più varietà differenti d’una stessa lingua, senza che ci sia una che funga da mediazione. Nei paesi più moderni, o che vantano una ricca tradizione letteraria, la situazione è diversa: la storia ha creato le condizioni perché una varietà sia stata innalzata a norma di riferimento per tutti. In Spagna, la Riconquista comportò la diffusione del castigliano in tutte le contrade centro-meridionali strappate agli Arabi in sette secoli. In Francia, già nel secolo XI il pellegrinaggio verso la tomba di Saint- Denis nell’Île-de-France contribuì a riconoscere nel francien il futuro dialetto vincente, proclamato secoli più tardi dalla Rivoluzione. In Germania, la traduzione medio-tedesca orientale di Lutero nel Cinquecento creò le basi della futura lingua nazionale ed eliminò gradualmente le varietà concorrenziali. In Catalogna, la politica espansionista di Barcellona trasportò il dialetto barcelonì fuori dai limiti orientali in tutte le terre del Mediterraneo, e consentì agli inizi del Novecento la sua codificazione a norma di riferimento. In Italia, come sottolinea lo storico della lingua Carlo Dionisotti, dopo l’esempio illustre delle Tre Corone «non i Toscani conquistano il resto dell’Italia, bensì il resto delll’Italia conquista il toscano », un toscano di base fiorentina che col Manzoni diverrà lingua moderna e unitaria. Ecco la natura intrinseca dello “standard”: esso è il portato di processi storici, la cristallizzazione di fenomeni sociali, antropologici, economici, politici. In questi processi la facies linguistica della varietà elevata a norma soverchiante ogni altra gioca un ruolo del tutto irrilevante. Le differenze tra danese, norvegese o svedese sono minime, e lo stesso accade tra portoghesi e spagnoli, catalani e occitani. Viceversa, in Cina il mandarino, proprio d’una sola regione, è a mille anni di distanza dalle restanti cinque macrovarietà principali. Può darsi, anche, che uno “standard linguistico” sia minoritario in una comunità vastissima di parlanti (cinese mandarino) o che invece in un territorio molto piccolo vigano due “standard”, come accade in Estonia, in Bosnia o nella Val d’Aran pirenaica. Dette queste premesse è ora di soffermarsi sull’incubo sardo. La Sardegna ha ricevuto il suo codice linguistico determinante con la conquista romana nel III secolo avanti Cristo. Ma il processo di romanizzazione è stato molto peculiare. Il centro montano è rimasto isolato dopo le prime decisive conquiste dei territori da parte dei Romani, prima del I secolo a.C., mentre a sud, nelle pianure del Campidano, le nuove ondate di colonizzatori portavano con sé le innovazioni che si propalavano da Roma o dai focolai di origine dei mercenari e coloni che si trasferivano nell’Isola. Questa prima spaccatura, resa nota alla comunità scientifica da Wagner nel 1928, s’è acuita nei secoli per via di numerosi fenomeni antropologici, storici, sociali. Il mondo della pastorizia si arrestava da sempre ai confini meridionali del vecchio Giudicato di Arborea, dove iniziava la cultura contadina. La supremazia catalana s’espandeva con impeto dopo il Trecento in tutto il Campidano, raggiungendo le punte altoogliastrine e barbaricine, oltre le quali resistevano le forme sarde autoctone o subentravano più tardi alcuni spagnolismi. La peste della metà del Trecento annullava un 53% dei fuochi campidanesi, creando un fenomeno evidente di aggregazione, mentre nel Centro scompariva un 7,5% dei centri abitati e si manteneva una forte eterogeneità dialettale. Nel Settecento, e per tutto l’Ottocento, i poeti di limba più noti erano di origine logudorese settentrionale, sebbene i poeti minori in Campidano non fossero né pochi né sconosciuti. Ecco il portato dei processi storici nella Sardegna preunitaria, quando l’Isola somigliava più all’ultima colonia ispanica che non a una regione italiana: in tutto il Centro- Nord vigeva un logudorese medio di caratura e tradizione di rispetto, in tutto il Sud un campidanese accettato unanimemente da chi ascoltava i muttetus nelle piazze o colloquiava coi conterranei. La “natura bipolare” dello “standard sardo” era stata generata dalla storia, l’uomo non poteva cambiarla. Ed è una natura che non ha mai creato conflitti fra i parlanti, da sempre abituati a convivere con due realtà antropologiche, sociali, linguistiche, entro le quali ritrovavano la loro identità. L’incubo sardo nasce molto più tardi, indotto da una politica che ha calpestato i processi storici. Nel 2001 una prima Commissione d’esperti incaricati dalla Regione, pressata dalla volontà politica di individuare uno “standard”, proponeva una norma di base logudorese, che però, dopo le critiche di molti cittadini del Campidano non superava il vaglio del Consiglio. Con una maggiore forzatura, nel 2006 la Giunta adottava la Limba Sarda Comuna (sic!), peggiorando la proposta precedente, perché immetteva arbitrariamente nel modello elevato a “standard” soluzioni logudoresi, insieme a una spicciolata di esiti campidanesi e ad alcune forme prelevate da parlate intermedie. Si delineava così il vero incubo dei sardi: una lingua a tavolino. Una lingua che è impensabile possa venir trasmessa a scuola, perché priva di sostegno storico, geografico, sociale, strutturale. Come uscirne? Aprendo una discussione. Se si vuole a tutti i costi uno “standard” unico, si provi a individuare una e solo una varietà linguistica, sulla quale improntare poi la norma. Magari una varietà delle aree di confine. Ma una sola varietà, non un crogiolo di elementi attinti da più dialetti. Altrimenti si rispetti la storia, e si imitino quei paesi democratici e moderni che hanno codificato due “standard”, venendo incontro alla volontà popolare. Nella seconda metà dell’Ottocento Gino Capponi, riflettendo sulla lingua con Manzoni, sosteneva che «l’italiano sarà ciò che saranno gli Italiani ». Lo stesso vale per i sardi.

EDUARDO BLASCO FERRER



Autore Risposta: asia
Inserita il: 12/08/2008 22:11:20
Messaggio:

Perdixeddu ha scritto:

L’unione sarda 12.08.2008

Macché Limba Comuna, «il sardo sarà ciò che saranno i sardi»

In Italia, come sottolinea lo storico della lingua Carlo Dionisotti, dopo l’esempio illustre delle Tre Corone «non i Toscani conquistano il resto dell’Italia, bensì il resto delll’Italia conquista il toscano », un toscano di base fiorentina che col Manzoni diverrà lingua moderna e unitaria. Ecco la natura intrinseca dello “standard”: esso è il portato di processi storici, la cristallizzazione di fenomeni sociali, antropologici, economici, politici. In questi processi la facies linguistica della varietà elevata a norma soverchiante ogni altra gioca un ruolo del tutto irrilevante.


Musica per le mie orecchie.

L’incubo sardo nasce molto più tardi, indotto da una politica che ha calpestato i processi storici. Nel 2001 una prima Commissione d’esperti incaricati dalla Regione, pressata dalla volontà politica di individuare uno “standard”, proponeva una norma di base logudorese, che però, dopo le critiche di molti cittadini del Campidano non superava il vaglio del Consiglio.
Con una maggiore forzatura, nel 2006 la Giunta adottava la Limba Sarda Comuna (sic!), peggiorando la proposta precedente, perché immetteva arbitrariamente nel modello elevato a “standard” soluzioni logudoresi, insieme a una spicciolata di esiti campidanesi e ad alcune forme prelevate da parlate intermedie.
Si delineava così il vero incubo dei sardi: una lingua a tavolino.


Il linguista Blasco Ferrer ha fotocopiato il mio pensiero.

Una lingua che è impensabile possa venir trasmessa a scuola, perché priva di sostegno storico, geografico, sociale, strutturale.
Come uscirne? Aprendo una discussione. Se si vuole a tutti i costi uno “standard” unico, si provi a individuare una e solo una varietà linguistica, sulla quale improntare poi la norma. Magari una varietà delle aree di confine.
Ma una sola varietà, non un crogiolo di elementi attinti da più dialetti.
Altrimenti si rispetti la storia, e si imitino quei paesi democratici e moderni che hanno codificato due “standard”, venendo incontro alla volontà popolare. Nella seconda metà dell’Ottocento Gino Capponi, riflettendo sulla lingua con Manzoni, sosteneva che «l’italiano sarà ciò che saranno gli Italiani ». Lo stesso vale per i sardi.

EDUARDO BLASCO FERRER


Grande Eduardo!
Possano le tue parole aprire la mente di tanti sardi prigionieri del pregiudizio..
TI ADORO.

Giusto per sapere cos'è un curriculum.
http://www.dirittoestoria.it/tradiz...errer-CV.htm


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 13/08/2008 00:32:56
Messaggio:

L' idea che sta alla base del pensiero di Blasco è in linea di principio condivisibile ed è esattamente il punto dal quale la LSC partì a suo tempo: individuare un dialetto intermedio ed utilizzarlo come standard. Il problema è che ogni dialetto sardo ha delle peculiarità che lo allontanano sensibilmente dagli altri, il mio ad esempio eccede in zeta dolci, (per dire giovedì diciamo "zoza").
Riporto quanto scritto da Roberto Bolognesi, linguista fonetista membro della Commissione LSC, riguardo quanto accaduto in sede di definizione della norma:

<<Il problema intrinseco alla scelta di un preciso dialetto locale “naturale” al 100%, è che questo non è mai esattamente come lo si vorrebbe. Perfino Mario Puddu, un difensore della “naturalezza” che a volte sembra sconfinare nel fondamentalismo, quando ha proposto il dialetto di Samugheo come Limba de Mesania, non era contento del gerundio in –ANDO, in quanto troppo simile al gerundio italiano e l’ha cambiato.>>

http://www.sardegnaeliberta.it/?p=1143

Ma il problema a mio parere più grosso che è insito nella "naturalezza" è quello lessicale. Se si vuole l' utilizzo di un unico dialetto naturale ci si deve necessariamente limitare al lessico utilizzato in quel dato centro abitato, escludendo quindi i termini utilizzati altrove, o si sfocia necessariamente nell' artificialità. Questo sarebbe un passo indietro terribile, la scelta lessicale libera è fondamentale per far sentire più vicina e familiare la norma a chi scrive.


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 13/08/2008 08:03:38
Messaggio:

Mi pare che da quest'ultimo intervento si capisca qualcosa sull'oculatezza e sul metodo ultrascientifico adottato dalla commissione preposta all'elaborazione della LDN (Lingua di Nessuno) che qualcuno si ostina ancora a chiamare Lingua Sarda Comune (LSC)... comune a chi?
in realtà è una scelta politica... che si vuole imporre a tutti i costi presentandola come il toccasana per tutti i mali della Sardegna...
come se i problemi della scuola sarda, e più in generale quelli economici e sociali di tutta l'isola, siano derivati dal fatto che per secoli nelle scuole non si è provveduto a insegnare il sardo (quale? boooh)...

Qui la salvaguardia delle minoranze linguistiche c'entra come i famosi cavoli a merenda...
Per restare in tema mangereccio, io continuo a vedere solo una bella torta alla crema, guarnita con tante ciliegine, e un gruppo di famelici aspiranti divoratori a sbafo, a spese di tanti poveri sardi ai quali non importava niente, e non sentivano minimamente la necessità, di una Lingua di Nessuno...

Potevano scegliere l'inglese o il cinese... almeno sarebbe servito a qualcosa per le prossime generazioni...



Autore Risposta: asia
Inserita il: 13/08/2008 08:36:33
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:

Mi pare che da quest'ultimo intervento si capisca qualcosa sull'oculatezza e sul metodo ultrascientifico adottato dalla commissione preposta all'elaborazione della LDN (Lingua di Nessuno) che qualcuno si ostina ancora a chiamare Lingua Sarda Comune (LSC)... comune a chi?
in realtà è una scelta politica... che si vuole imporre a tutti i costi presentandola come il toccasana per tutti i mali della Sardegna...
come se i problemi della scuola sarda, e più in generale quelli economici e sociali di tutta l'isola, siano derivati dal fatto che per secoli nelle scuole non si è provveduto a insegnare il sardo (quale? boooh)...

Qui la salvaguardia delle minoranze linguistiche c'entra come i famosi cavoli a merenda...
Per restare in tema mangereccio, io continuo a vedere solo una bella torta alla crema, guarnita con tante ciliegine, e un gruppo di famelici aspiranti divoratori a sbafo, a spese di tanti poveri sardi ai quali non importava niente, e non sentivano minimamente la necessità, di una Lingua di Nessuno...
Potevano scegliere l'inglese o il cinese... almeno sarebbe servito a qualcosa per le prossime generazioni...


Marvellous Pedro!


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 13/08/2008 09:15:39
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:

Mi pare che da quest'ultimo intervento si capisca qualcosa sull'oculatezza e sul metodo ultrascientifico adottato dalla commissione preposta all'elaborazione della LDN (Lingua di Nessuno) che qualcuno si ostina ancora a chiamare Lingua Sarda Comune (LSC)... comune a chi?
in realtà è una scelta politica... che si vuole imporre a tutti i costi presentandola come il toccasana per tutti i mali della Sardegna...
come se i problemi della scuola sarda, e più in generale quelli economici e sociali di tutta l'isola, siano derivati dal fatto che per secoli nelle scuole non si è provveduto a insegnare il sardo (quale? boooh)...

Qui la salvaguardia delle minoranze linguistiche c'entra come i famosi cavoli a merenda...
Per restare in tema mangereccio, io continuo a vedere solo una bella torta alla crema, guarnita con tante ciliegine, e un gruppo di famelici aspiranti divoratori a sbafo, a spese di tanti poveri sardi ai quali non importava niente, e non sentivano minimamente la necessità, di una Lingua di Nessuno...

Potevano scegliere l'inglese o il cinese... almeno sarebbe servito a qualcosa per le prossime generazioni...





Quoto e aggiungo che chi vuole veramente salvare la lingua e la cultura sarda lo fa in tutti gli ambienti in cui opera, facendo conoscere la bellezza, la musicalità e l'efficacia delle espressioni che possono ispirare qualsiasi poeta.
Io, ad esempio sfido chiunque a trovare in tutta la letteratura mondiale preghiere belle come quelle sarde, che ancora non sono state scritte nei libri, ma vivono nella memoria della gente. Sono preghiere che ho scritto anche in questo forum. Andate a vederle, datemi retta. E non ho chiesto soldi a nessuno per farlo, solo l'amore per tanta bellezza. E questo è solamente un esempio.


Autore Risposta: PeppeLuisiPala
Inserita il: 13/08/2008 09:20:20
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:

Mi pare che da quest'ultimo intervento si capisca qualcosa sull'oculatezza e sul metodo ultrascientifico adottato dalla commissione preposta all'elaborazione della LDN (Lingua di Nessuno) che qualcuno si ostina ancora a chiamare Lingua Sarda Comune (LSC)... comune a chi?
in realtà è una scelta politica... che si vuole imporre a tutti i costi presentandola come il toccasana per tutti i mali della Sardegna...
come se i problemi della scuola sarda, e più in generale quelli economici e sociali di tutta l'isola, siano derivati dal fatto che per secoli nelle scuole non si è provveduto a insegnare il sardo (quale? boooh)...

Qui la salvaguardia delle minoranze linguistiche c'entra come i famosi cavoli a merenda...
Per restare in tema mangereccio, io continuo a vedere solo una bella torta alla crema, guarnita con tante ciliegine, e un gruppo di famelici aspiranti divoratori a sbafo, a spese di tanti poveri sardi ai quali non importava niente, e non sentivano minimamente la necessità, di una Lingua di Nessuno...

Potevano scegliere l'inglese o il cinese... almeno sarebbe servito a qualcosa per le prossime generazioni...






...no est chi su dolu tou, siet dadu, dae su fatu chi tue, dae su dividire custa turta famada, che ses fora???

Si nono,si gai no fessit,no si cumprendet cunt'arridore, chi po custa materia,ses dae oras meda mustrende...


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 13/08/2008 09:46:21
Messaggio:

C'è anche un altro concetto che vorrei ribadire: la lingua sarda non si impone.
E apprezzo la scelta di Domenico di destinare alla lingua sarda delle sezioni apposite. Solo chi ama la lingua sarda scrive lì o legge.
Per il resto: niente imposizioni, si scrive in italiano.


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 13/08/2008 10:36:26
Messaggio:

Albertina ha scritto:

Petru2007 ha scritto:

Mi pare che da quest'ultimo intervento si capisca qualcosa sull'oculatezza e sul metodo ultrascientifico adottato dalla commissione preposta all'elaborazione della LDN (Lingua di Nessuno) che qualcuno si ostina ancora a chiamare Lingua Sarda Comune (LSC)... comune a chi?
in realtà è una scelta politica... che si vuole imporre a tutti i costi presentandola come il toccasana per tutti i mali della Sardegna...
come se i problemi della scuola sarda, e più in generale quelli economici e sociali di tutta l'isola, siano derivati dal fatto che per secoli nelle scuole non si è provveduto a insegnare il sardo (quale? boooh)...

Qui la salvaguardia delle minoranze linguistiche c'entra come i famosi cavoli a merenda...
Per restare in tema mangereccio, io continuo a vedere solo una bella torta alla crema, guarnita con tante ciliegine, e un gruppo di famelici aspiranti divoratori a sbafo, a spese di tanti poveri sardi ai quali non importava niente, e non sentivano minimamente la necessità, di una Lingua di Nessuno...

Potevano scegliere l'inglese o il cinese... almeno sarebbe servito a qualcosa per le prossime generazioni...





Quoto e aggiungo che chi vuole veramente salvare la lingua e la cultura sarda lo fa in tutti gli ambienti in cui opera, facendo conoscere la bellezza, la musicalità e l'efficacia delle espressioni che possono ispirare qualsiasi poeta.
Io, ad esempio sfido chiunque a trovare in tutta la letteratura mondiale preghiere belle come quelle sarde, che ancora non sono state scritte nei libri, ma vivono nella memoria della gente. Sono preghiere che ho scritto anche in questo forum. Andate a vederle, datemi retta. E non ho chiesto soldi a nessuno per farlo, solo l'amore per tanta bellezza. E questo è solamente un esempio.



non sarebbe male che queste preghiere venissere raccolte e scritte,affinche possano essere tramandate ai posteri e rimanga un documento.
Tu albertina che sei di mestiere non hai mai fatto un pensierino per la loro pubblicazione?
Io potrei aderire anche ad una raccolta fondi se cio' fosse necessario e tanti altri estimatori penso che lo farebbero comunque.


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 13/08/2008 10:50:00
Messaggio:

cedro del Libano ha scritto:

Albertina ha scritto:

Petru2007 ha scritto:

Mi pare che da quest'ultimo intervento si capisca qualcosa sull'oculatezza e sul metodo ultrascientifico adottato dalla commissione preposta all'elaborazione della LDN (Lingua di Nessuno) che qualcuno si ostina ancora a chiamare Lingua Sarda Comune (LSC)... comune a chi?
in realtà è una scelta politica... che si vuole imporre a tutti i costi presentandola come il toccasana per tutti i mali della Sardegna...
come se i problemi della scuola sarda, e più in generale quelli economici e sociali di tutta l'isola, siano derivati dal fatto che per secoli nelle scuole non si è provveduto a insegnare il sardo (quale? boooh)...

Qui la salvaguardia delle minoranze linguistiche c'entra come i famosi cavoli a merenda...
Per restare in tema mangereccio, io continuo a vedere solo una bella torta alla crema, guarnita con tante ciliegine, e un gruppo di famelici aspiranti divoratori a sbafo, a spese di tanti poveri sardi ai quali non importava niente, e non sentivano minimamente la necessità, di una Lingua di Nessuno...

Potevano scegliere l'inglese o il cinese... almeno sarebbe servito a qualcosa per le prossime generazioni...





Quoto e aggiungo che chi vuole veramente salvare la lingua e la cultura sarda lo fa in tutti gli ambienti in cui opera, facendo conoscere la bellezza, la musicalità e l'efficacia delle espressioni che possono ispirare qualsiasi poeta.
Io, ad esempio sfido chiunque a trovare in tutta la letteratura mondiale preghiere belle come quelle sarde, che ancora non sono state scritte nei libri, ma vivono nella memoria della gente. Sono preghiere che ho scritto anche in questo forum. Andate a vederle, datemi retta. E non ho chiesto soldi a nessuno per farlo, solo l'amore per tanta bellezza. E questo è solamente un esempio.



non sarebbe male che queste preghiere venissere raccolte e scritte,affinche possano essere tramandate ai posteri e rimanga un documento.
Tu albertina che sei di mestiere non hai mai fatto un pensierino per la loro pubblicazione?
Io potrei aderire anche ad una raccolta fondi se cio' fosse necessario e tanti altri estimatori penso che lo farebbero comunque.


Fattene carico tu di questa bella iniziativa: anche io aderisco ai fondi e autorizzo a pubblicare tutti i testi di preghere che ho raccolto e che ho già postato su gentedisardegna.
Domenico ci potrebbe dare una mano, e anziché regalare il solito portachiave o la penna ai paradisolani potrebbe regalare un libretto di preghiere sarde. Ma si potrebbero fare tantissime altre cose.
Domenico ci seiiiiiiiiiiiiiiiiiii??? Batti un colpo se ci sei!


Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 13/08/2008 12:05:14
Messaggio:

io purtroppo non posso ,perchè troppo lontana e senza contatti li'.
Se la situazione fosse diversa non mi dispiacerebbe potermici dedicare


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 15/08/2008 22:52:36
Messaggio:

asia ha scritto:

PlatinozkoSudurrak ha scritto:

asia ha scritto:

PlatinozkoSudurrak ha scritto:

Ma almeno sei sarda?


Se mi spieghi il senso di quell'infelice almeno, ne possiamo parlare.
Perchè se tu non lo fossi potrei anche capire questo tuo accanimento contro il sardo.


Accanimento contro il sardo?

Tu hai le visioni, piccolo mio.
Essere contrari alla LSC e all'obbligatorietà scolastica di una variante significa essere accaniti nemici del sardo?

Sono sarda al 50% e vivo in Sardegna da tanto tempo.
Adoro quest'isola e i suoi idiomi, tant'è che li studio per diletto.
Non tollero però la loro profanazione.
E molti se la tentano, sventolando bandiere ideologiche in modo strumentale.
E considerando sa limba un totem.


“Visioni, deliri, illusioni” e termini simili. Possibile che per fare un discorso, non si possa fare a meno di parole di questo tipo?
A mio parere, non è che tu, Cara Asia sia contro il Sardo in quanto tale, ma hai paura,una paura dannata, direi proprio un’ossessione (da Italianofila qual sei) che un bel giorno qui (in Sardegna) ci si possa svegliare da un sonno profondo, direi da un coma per fortuna ancora reversibile, che dura da diversi secoli, e ritrovarci (noi Popolo Sardo) finalmente tutti uniti. Un’ossessione che rasenta la fobia. Perciò fai una guerra di retroguardia contro i Sardi che non vogliono dimenticare il proprio passato, perché sanno che è la radice del proprio futuro.
Quanto ho detto, per non andar troppo lontano, sembra chiaro da questa tua frase, in apparenza tanto ingenua che quasi muove alla commozione:
“Sono sarda al 50% e vivo in Sardegna da tanto tempo.
Adoro quest'isola e i suoi idiomi, tant'è che li studio per diletto.
Non tollero però la loro profanazione.”
Niente da dire: sei sarda al 50% (e potevi anche esserlo allo zero%) e sicuramente ami la Sardegna più di tanti sardi al 100%. Ma quale Sardegna ami? Quella di una semplice regione italiana (come l’Italia e la Svizzera erano a suo tempo delle regioni Austriache)?, quella dei musei, del folklorismo (inteso nel senso più deteriore) e della storia cristallizzata, anzi imbalsamata, senza speranza?
Ami gli idiomi della nostra Terra? Questo mi è più difficile crederlo, anche se li studi per diletto o, come hai detto una volta, per “hobby”. Scambiare la difesa della Lingua Sarda, attraverso l’unico mezzo realistico: una Lingua Ufficiale Comune per “profanazione” non è Amore ma una rivelazione: con ciò mi sembra che tu mostri il tuo vero volto. Infatti continui:
“E molti se la tentano, sventolando bandiere ideologiche in modo strumentale.
E considerando sa limba un totem.”
Quello che noi sentiamo è amore puro per le Nostre Cose e per quello che ci hanno tramandato i nostri Avi, che sfocia sì nell’idealismo di cui sono orgoglioso, ma non è certo una “bandiera ideologica” di comodo o strumentale (strumento di chi e per che cosa, scusa?) Sa Limba un “totem” (tò, di nuovo una parola non italiana!)? La lingua di un Popolo è solo la lingua degli Avi, che rappresenta nel bene e nel male la Nostra Storia, l’eredità spirituale di chi ci ha preceduti e che noi abbiamo il dovere di custodire e difendere. Scambiare questo per “profanazione, strumentalizzazione o addirittura totem” è la dimostrazione chiara e lampante di come tu, cara Asia dagli occhi verdi, sia proprio in preda di una vera ossessione.
Turritano


Autore Risposta: asia
Inserita il: 15/08/2008 23:11:04
Messaggio:

Turritano ha scritto:


Visioni, deliri, illusioni” e termini simili. Possibile che per fare un discorso, non si possa fare a meno di parole di questo tipo?


Detto da uno che usa i termini paura, fobia e ossessione per descrivere l'atteggiamento del suo interlocutore... mi pare un' osservazione congrua.
Non c'è male...
Io avrei paura di un risveglio dei sardi dal sonno profondo?
Ma scidarì tui, o frari, ca ti cumbeniri!

Un’ossessione che rasenta la fobia. Perciò fai una guerra di retroguardia contro i Sardi che non vogliono dimenticare il proprio passato, perché sanno che è la radice del proprio futuro.


Mi avvalgo della facoltà di compatire certe avanguardie.

Ma quale Sardegna ami? Quella di una semplice regione italiana (come l’Italia e la Svizzera erano a suo tempo delle regioni Austriache)?, quella dei musei, del folklorismo (inteso nel senso più deteriore) e della storia cristallizzata, anzi imbalsamata, senza speranza?


Quando diventi ridicolo mi fai tenerezza.

Ami gli idiomi della nostra Terra? Questo mi è più difficile crederlo


Sono fortemente preoccupata: mi trema il pizzo della mutanda.

Quello che noi sentiamo è amore puro per le Nostre Cose e per quello che ci hanno tramandato i nostri Avi, che sfocia sì nell’idealismo di cui sono orgoglioso, ma non è certo una “bandiera ideologica” di comodo o strumentale


NOI Turritani... o NOI plurale majestatis?
Se vuoi scendere dal pero posso darti una mano.
Perdona l'ironia... ma solitamente a Ferragosto la limba sarda comuna è l'ultimo dei miei pensieri.


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 15/08/2008 23:12:49
Messaggio:


La lingua di un Popolo è solo la lingua degli Avi, che rappresenta nel bene e nel male la Nostra Storia, l’eredità spirituale di chi ci ha preceduti e che noi abbiamo il dovere di custodire e difendere.


Tutto giusto, perfettamente d'accordo... credo che nessuno possa dire il contrario...
Un solo dubbio: che c'entra tutto questo con la LDN (alias LSC) di Bolognesi & C. ?
Non mi pare abbiano i requisiti per essere definiti "nostri Avi"...


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 15/08/2008 23:23:31
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:


La lingua di un Popolo è solo la lingua degli Avi, che rappresenta nel bene e nel male la Nostra Storia, l’eredità spirituale di chi ci ha preceduti e che noi abbiamo il dovere di custodire e difendere.


Tutto giusto, perfettamente d'accordo... credo che nessuno possa dire il contrario...
Un solo dubbio: che c'entra tutto questo con la LDN (alias LSC) di Bolognesi & C. ?
Non mi pare abbiano i requisiti per essere definiti "nostri Avi"...

Infatti io non ho mai parlato di quei signori.
Semmai, quello che chiedo io è un po' di rispetto, specialmente da parte di taluni autodefinitisi "non sardi" che qui scorazzano a tutto spiano sbeffeggiando chi ha proprie opinioni e propri ideali come se fossero a casa propria, indisturbati, ma senza capire un'acca delle Nostre Cose. Ci vuol altro che uno o due mesi passati in Sardegna a pancia all'aria in qualche spiaggia o in qualche ristorante, per capire le Nostre Cose (Lingua, Storia, tradizioni e mentalità con tutti gli annessi e connessi)
Turritano


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 15/08/2008 23:57:32
Messaggio:

x la sorellina Asia:
Eh, tenerezza per tenerezza, anche tu me ne fai tanta…
Ma la risposta dov’è? non vedo altro che un confuso cincischiare senza costrutto.
Vediamo di dare un po’ di ordine alle cose.
Che la tua sia un’ ossessione lo fai capire tu, non me lo invento io, quindi sono d’accordo con te: l’osservazione è congrua. Dai tuoi discorsi fai capire chiaramente le tue fobie e poi le neghi, anche questo è dimostrabile.
Tu ti puoi tranquillamente avvalerti di tutte le facoltà che vuoi, ma dimostri perlomeno una assoluta mancanza di rispetto per le IDEE (e gli ideali) altrui.
Dov’è che sarei ridicolo, nel dire che, un tempo, sia una buona parte dell’italia, sia la svizzera erano “regioni austriache”? mi sembra che sia qualcosina più che ridicola, il non saperlo o far finta di non saperlo.
Ho detto: “Ami gli idiomi della nostra Terra? Questo mi è più difficile crederlo” e tu mi rispondi molto elegantemente:
“Sono fortemente preoccupata: mi trema il pizzo della mutanda.” Ti può tremare anche tutta la mutanda, ma questa non è una risposta.
Il NOI non è né “noi Turritani” ne “plurale majestatis” bensì una semplice terza persona plurale, riferito a chi la pensa come me, tu sai benissimo che non sono solo, e questo non lo sopporti. Ma scidarì tui, o sorri, ca ti cumbeniri!
Cari saluti
Turritano

P.S. Vedo futta, tanta futta, ma ironia nel tuo post non ne vedo proprio.


Autore Risposta: asia
Inserita il: 16/08/2008 00:42:27
Messaggio:

Turritano ha scritto:

x la sorellina Asia:
Eh, tenerezza per tenerezza, anche tu me ne fai tanta…
Ma la risposta dov’è? non vedo altro che un confuso cincischiare senza costrutto.


Ma chi ti vuol rispondere?
Io amo partecipare al dialogo costruttivo, mentre prendo le distanze dal tuo diologo autocelebrativo.
Non ti resta che declamare davanti allo specchio: troverai l'interlocutore ideale.
Buona notte.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 16/08/2008 09:11:30
Messaggio:

Il fatto è che tu non "puoi" rispondere, perché non hai argomenti, non che non "vuoi" rispondere.
Tutto ciò che sai fare sono ragionamenti molto “sottili” e, sopratutto, “coerenti”, tipo denigrare o (tentare di) ridicolizzare gli ideali (insieme di idee….) che sono contrari alle tue mire, e poi accusare gli altri di essere arroganti. Accusi noi di usare la lingua come strumento (ma di che cosa?) e poi, quando puntuale arriva la risposta in difesa del nostro ideale, ci accusi di avere "un totem", "un dio" e di "autocelebrarci", ma insomma, ti vuoi mettere d’accordo con te stessa?, pare che tu faccia un po’ di confusione, ma non scendi mai sul concreto, altrimenti dovresti convenire con me che, senza una lingua sarda ufficiale il Sardo non ha futuro e non si salverà né la lingua nel suo complesso, né nessuna delle sue varianti, ed è proprio quello, con tutto il “amore” da te a gran voce conclamato per la nostra lingua, che tu stai aspettando con malcelata ansia.
‘Giorno
Turritano


Autore Risposta: PeppeLuisiPala
Inserita il: 16/08/2008 17:26:39
Messaggio:

Albertina ha scritto:

C'è anche un altro concetto che vorrei ribadire: la lingua sarda non si impone.


...in "democratzia",...tutto esatto...



E apprezzo la scelta di Domenico di destinare alla lingua sarda delle sezioni apposite. Solo chi ama la lingua sarda scrive lì o legge.

...bae e curre Albertìii...
e...
istenta a t'arrimare...




Per il resto: niente imposizioni, si scrive in italiano.



...qui la "democratzia" è stata appesa al porta carta igienica,...
per farne cosa...???
facile da immaginare...


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 16/08/2008 17:33:06
Messaggio:

PeppeLuisiPala ha scritto:

Albertina ha scritto:

C'è anche un altro concetto che vorrei ribadire: la lingua sarda non si impone. E apprezzo la scelta di Domenico di destinare alla lingua sarda delle sezioni apposite. Solo chi ama la lingua sarda scrive lì o legge.
Per il resto: niente imposizioni, si scrive in italiano.





Scusami, non ho capito. Ci sono persone che non sanno parlare in italiano? E' questo che vuoi dirmi? Oppure vuoi dirmi che non siamo italiani?


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 16/08/2008 17:56:30
Messaggio:

PeppeLuisiPala ha scritto:

Albertina ha scritto:

C'è anche un altro concetto che vorrei ribadire: la lingua sarda non si impone.


...in "democratzia",...tutto esatto...



E apprezzo la scelta di Domenico di destinare alla lingua sarda delle sezioni apposite. Solo chi ama la lingua sarda scrive lì o legge.

...bae e curre Albertìii...
e...
istenta a t'arrimare...




Per il resto: niente imposizioni, si scrive in italiano.



...qui la "democratzia" è stata appesa al porta carta igienica,...
per farne cosa...???
facile da immaginare...




Finalmente ti esprimi in italiano. E...devo dirti, che anche se non gradisco molto certe espressioni, le comprendo. Mentre prima, con il tuo sardo faticavo un po'. Io sono campidanese, ma quando vedo che qualcuno fatica a comprendermi parlo in lingua italiana.


Autore Risposta: PeppeLuisiPala
Inserita il: 16/08/2008 18:06:45
Messaggio:

Albertina ha scritto:

PeppeLuisiPala ha scritto:

Albertina ha scritto:

C'è anche un altro concetto che vorrei ribadire: la lingua sarda non si impone. E apprezzo la scelta di Domenico di destinare alla lingua sarda delle sezioni apposite. Solo chi ama la lingua sarda scrive lì o legge.
Per il resto: niente imposizioni, si scrive in italiano.


Scusami, non ho capito. Ci sono persone che non sanno parlare in italiano? E' questo che vuoi dirmi? Oppure vuoi dirmi che non siamo italiani?




..."Nois no tenimos neghe si no semus italianos...
e at a esser sa mlasorte nostra chi...
no l'amus a esser mai"...








Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 16/08/2008 18:09:42
Messaggio:

PeppeLuisiPala ha scritto:

Albertina ha scritto:

PeppeLuisiPala ha scritto:

Albertina ha scritto:

C'è anche un altro concetto che vorrei ribadire: la lingua sarda non si impone. E apprezzo la scelta di Domenico di destinare alla lingua sarda delle sezioni apposite. Solo chi ama la lingua sarda scrive lì o legge.
Per il resto: niente imposizioni, si scrive in italiano.


Scusami, non ho capito. Ci sono persone che non sanno parlare in italiano? E' questo che vuoi dirmi? Oppure vuoi dirmi che non siamo italiani?




..."Nois no tenimos neghe si no semus italianos...
e at a esser sa mlasorte nostra chi...
no l'amus a esser mai"...










Chiudo qui il discordo: No seu obbligada a dda penzai cument'e tui. Anda bei?


Autore Risposta: PeppeLuisiPala
Inserita il: 16/08/2008 18:47:03
Messaggio:

Albertina ha scritto:

PeppeLuisiPala ha scritto:

Albertina ha scritto:

PeppeLuisiPala ha scritto:

Albertina ha scritto:

C'è anche un altro concetto che vorrei ribadire: la lingua sarda non si impone. E apprezzo la scelta di Domenico di destinare alla lingua sarda delle sezioni apposite. Solo chi ama la lingua sarda scrive lì o legge.
Per il resto: niente imposizioni, si scrive in italiano.


Scusami, non ho capito. Ci sono persone che non sanno parlare in italiano? E' questo che vuoi dirmi? Oppure vuoi dirmi che non siamo italiani?




..."Nois no tenimos neghe si no semus italianos...
e at a esser sa mlasorte nostra chi...
no l'amus a esser mai"...










Chiudo qui il discordo: No seu obbligada a dda penzai cument'e tui. Anda bei?


...nos se sa mere...
no andat bene...
est "democratzia " su 'e no la pessare totu a sa matessi manera...
bi tiat cherrer ateru...
su problema mannu chi deo in totu sos arrigionos bostros no cumprendo est...
su terrore chi manifestades,sas iscujas chi 'ogades a campu,sas milli rusas a su pessamentu chi intro de pagu tempus,sa Limba Sarda,
potat tenner s'onore e sa dignidade, chi finas a como tzertos "molentes",faghent a manera de li negare e...
pius titulados sunt, pius si opponet a su fatu chi sa Limba (LSU-Mesania-LSC-e calesisiat balla siat)potat esser giuta a iscola,a chegia,a totus cussos entes e logos ue "finalmente"podet tenner su lugore e s'onore chi dae semper l'est bistadu negadu, dae sos teracos e canes de sutamesa sardo,e sardos-italidiiotas...
e tando via a totu sas iscujas....
calesisiat ...,
bastante chi siant


Autore Risposta: asia
Inserita il: 16/08/2008 22:05:37
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Il fatto è che tu non "puoi" rispondere, perché non hai argomenti, non che non "vuoi" rispondere.


Poichè stai litigando con la tua immagine riflessa nello specchio (il tuo ultimo interlocutore prima della cortina di silenzio) e poichè ti sento esagitato, non posso che consigliarti CONCRETAMENTE di seguire le lezioni del mio maestro di ata yoga, il quale mi ha insegnato a prendere le distanze dalle persone arroganti e moleste.
Viene dal Giappone e si chiama Makìri Kàgara.
A tua completa disposizione... forever.


Autore Risposta: asia
Inserita il: 16/08/2008 22:17:31
Messaggio:

Nel frattempo mi inserisco nella comune discussione cominciando a tirar fuori dalla manica qualche asso.

SA LIMBA SARDA COMUNA, PEGGIO DELL'ITALIANO.
di Franco Pilloni

Perché non pensi al diritto del cittadino di Pompu che pone in marmillese la sua domanda e, secondo te, dovrebbe sentirsi rispondere in logudorese/nuorese, dato che questo è la LSC nella sua sostanza?
Tanto vale che gli si risponda in italiano, a queste condizioni.
Non ti pare, caro Gianfranco, che le ragioni della LSC non siano altro che fughe in avanti, verso un riconoscimento europeo che dovrebbe avvenire “prima o poi”, come dici tu?
Cosa se ne fa il cittadino di Pompu del riconoscimento dell’UE, quando non comprende la risposta?
Potrebbe persino verificarsi il caso che il funzionario, magari venuto dalla Valle d’Aosta, come gli assessori, o anche dal Senegal, perché ci teniamo a dimostrare di essere aperti verso le altre nazioni, che il funzionario dunque abbia superato l’esame conoscendo solo la LSC.
Cosa facciamo: gli affianchiamo un fuzionario che gli traduca il marmillese o in italiano o in francese o in senegalese perché possa rispondere nello standard di sardo che nessuno parla se non a gettone?

Vedi, Gianfranco, so bene che le cose che dico sono amenità, fesserie, quisquiglie, come diceva Totò. Non più insipide però dei ragionamenti a favore della LSC che tu riporti, ma che altri hanno fatto a posteriori per sostenere una scelta altrimenti insostenibile.
Io sono convinto che la LSC nuocia al sardo, a tutte le parlate sarde, più di quanto abbia fatto l’imposizione dell’italiano.
Se vuoi averne una prova, vedi la famosa o famigerata lista di Berlino dove tutti, dico tutti, scrivono nella parlata che conoscono, mentre i sostenitori della LSC, anche i propugnatori di essa, scrivono di essa preferibilmente in italiano, ma mai in LSC.
Qualcosa vorrà dire anche questo.


http://gianfrancopintore.blogspot.c...-peggio.html


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 16/08/2008 22:27:26
Messaggio:

asia ha scritto:

Nel frattempo mi inserisco nella comune discussione cominciando a tirar fuori dalla manica qualche asso.

SA LIMBA SARDA COMUNA, PEGGIO DELL'ITALIANO.
di Franco Pilloni

Perché non pensi al diritto del cittadino di Pompu che pone in marmillese la sua domanda e, secondo te, dovrebbe sentirsi rispondere in logudorese/nuorese, dato che questo è la LSC nella sua sostanza?
Tanto vale che gli si risponda in italiano, a queste condizioni.
Non ti pare, caro Gianfranco, che le ragioni della LSC non siano altro che fughe in avanti, verso un riconoscimento europeo che dovrebbe avvenire “prima o poi”, come dici tu?
Cosa se ne fa il cittadino di Pompu del riconoscimento dell’UE, quando non comprende la risposta?
Potrebbe persino verificarsi il caso che il funzionario, magari venuto dalla Valle d’Aosta, come gli assessori, o anche dal Senegal, perché ci teniamo a dimostrare di essere aperti verso le altre nazioni, che il funzionario dunque abbia superato l’esame conoscendo solo la LSC.
Cosa facciamo: gli affianchiamo un fuzionario che gli traduca il marmillese o in italiano o in francese o in senegalese perché possa rispondere nello standard di sardo che nessuno parla se non a gettone?

Vedi, Gianfranco, so bene che le cose che dico sono amenità, fesserie, quisquiglie, come diceva Totò. Non più insipide però dei ragionamenti a favore della LSC che tu riporti, ma che altri hanno fatto a posteriori per sostenere una scelta altrimenti insostenibile.
Io sono convinto che la LSC nuocia al sardo, a tutte le parlate sarde, più di quanto abbia fatto l’imposizione dell’italiano.
Se vuoi averne una prova, vedi la famosa o famigerata lista di Berlino dove tutti, dico tutti, scrivono nella parlata che conoscono, mentre i sostenitori della LSC, anche i propugnatori di essa, scrivono di essa preferibilmente in italiano, ma mai in LSC.
Qualcosa vorrà dire anche questo.


http://gianfrancopintore.blogspot.c...-peggio.html



E' talmente vero quello che dice che mi sto sganasciando dalle risa.
A proposito...io sono marmillese....


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 16/08/2008 22:37:45
Messaggio:

x Asia
Tutto qua? E questo sarebbe il tuo "asso nella manica"... ma son cose che, senza scomodare nessuno, abbiamo detto e ridetto qui nel forum tante volte… al massimo mi sembra un due di picche . Però non è mai farina del tuo sacco, ti attacchi sempre a quello che dicono gli altri, quando ti fa comodo... mi sembri più che altro la solita cozza che si attacca al primo scoglio che gli capita...

Qui addirittura sfociamo in un autosarcasmo masochista, come ormai mi sembra di moda, specialmente in “certe” parti della Sardegna. Il problema è sempre quello: non si capisce o si fa finta di non capire l’utilità che avrebbe una LSC in Sardegna, il titolo: “SA LIMBA SARDA COMUNA, PEGGIO DELL'ITALIANO”, e una frase presa a caso ("Cosa se ne fa il cittadino di Pompu del riconoscimento dell’UE, quando non comprende la risposta?") per capire tutto. Ma “su sardhu est troppu tontu pro lu comprendere”!
A nos bidere luego
Turritano


Autore Risposta: asia
Inserita il: 16/08/2008 23:01:39
Messaggio:

Totu sos èsseres umanos naschint lìberos e eguales in dinnidade e in deretos.
Issos tenent sa resone e sa cussèntzia e depent operare s'unu cun s'àteru cun ispìritu de fraternidade.


Fraternidade?

Ma candu mai...


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 16/08/2008 23:23:37
Messaggio:

asia ha scritto:

[i]Totu sos èsseres umanos naschint lìberos e eguales in dinnidade e in deretos.
......


Non ho capito dove ti vuoi attaccare questa volta, o forse è uno dei tuoi "assi nella manica"?
Nonostante tutto sei una simpaticona
Turritano


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 17/08/2008 08:26:55
Messaggio:

Turritano ha scritto:

asia ha scritto:

[i]Totu sos èsseres umanos naschint lìberos e eguales in dinnidade e in deretos.
......


Non ho capito dove ti vuoi attaccare questa volta, o forse è uno dei tuoi "assi nella manica"?
Nonostante tutto sei una simpaticona
Turritano


Quanto a simpatia...manco Turritano scherza, e raggiunge l'obiettivo di far parlare Asia in limba.
Mi sa che Asia non è più attaccata come una cozza.
Male va per me che mi hanno messo " a currere...e de istentare puru"!!!


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 17/08/2008 22:09:33
Messaggio:

asia ha scritto:

Totu sos èsseres umanos naschint lìberos e eguales in dinnidade e in deretos.
Issos tenent sa resone e sa cussèntzia e depent operare s'unu cun s'àteru cun ispìritu de fraternidade.


Fraternidade?

Ma candu mai...



Eja, fraternidade, poite? No bi nde devet aer in Sardigna de fraternidade?

Eng: Fraternity
Fra: Fraternitè
Spa: Fraternidad
Ita: Fraternità
Port: Fraternidade

E nois sardos burdos semus?


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 17/08/2008 23:01:50
Messaggio:

asia ha scritto:

Nel frattempo mi inserisco nella comune discussione cominciando a tirar fuori dalla manica qualche asso.

SA LIMBA SARDA COMUNA, PEGGIO DELL'ITALIANO.
di Franco Pilloni

Perché non pensi al diritto del cittadino di Pompu che pone in marmillese la sua domanda e, secondo te, dovrebbe sentirsi rispondere in logudorese/nuorese, dato che questo è la LSC nella sua sostanza?
Tanto vale che gli si risponda in italiano, a queste condizioni.
Non ti pare, caro Gianfranco, che le ragioni della LSC non siano altro che fughe in avanti, verso un riconoscimento europeo che dovrebbe avvenire “prima o poi”, come dici tu?
Cosa se ne fa il cittadino di Pompu del riconoscimento dell’UE, quando non comprende la risposta?
Potrebbe persino verificarsi il caso che il funzionario, magari venuto dalla Valle d’Aosta, come gli assessori, o anche dal Senegal, perché ci teniamo a dimostrare di essere aperti verso le altre nazioni, che il funzionario dunque abbia superato l’esame conoscendo solo la LSC.
Cosa facciamo: gli affianchiamo un fuzionario che gli traduca il marmillese o in italiano o in francese o in senegalese perché possa rispondere nello standard di sardo che nessuno parla se non a gettone?

Vedi, Gianfranco, so bene che le cose che dico sono amenità, fesserie, quisquiglie, come diceva Totò. Non più insipide però dei ragionamenti a favore della LSC che tu riporti, ma che altri hanno fatto a posteriori per sostenere una scelta altrimenti insostenibile.
Io sono convinto che la LSC nuocia al sardo, a tutte le parlate sarde, più di quanto abbia fatto l’imposizione dell’italiano.
Se vuoi averne una prova, vedi la famosa o famigerata lista di Berlino dove tutti, dico tutti, scrivono nella parlata che conoscono, mentre i sostenitori della LSC, anche i propugnatori di essa, scrivono di essa preferibilmente in italiano, ma mai in LSC.
Qualcosa vorrà dire anche questo.


http://gianfrancopintore.blogspot.c...-peggio.html



Non è bello cercare i punti deboli del ragionamento di chi non può replicare (così come non è il massimo citarlo), ma è opportuno fare dei chiarimenti.

Dire che un abitante di Pompu non comprenda la LSC è una grave offesa. Non per chi ha redatto la LSC, ma per l' intelligenza degli abitanti di Pompu.
Può succedere che un abitante di Pompu non capisca alcune parole perchè chi ha scritto ha fatto delle scelte lessicali non presenti a Pompu, ma questo è valido per qualunque paese della Sardegna, anche per i più vicini alla LSC, dato che la scelta lessicale è libera.
Ritengo pressochè impossibile che un testo redatto in LSC col lessico di Pompu sia incomprensibile per i suoi abitanti, a meno che il pompese in questione non sia analfabeta.


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 18/08/2008 14:28:42
Messaggio:

'ta dannu, ma mancu cun sa basca de mes'e Austu s'arrosceis cun custas chistionis??

Insandus giai chi teneis gana meda, ligeisì custu articulu!
Deu, comenti scieis, seu bastanti de acòrdiu cun Blasco.

Saludi!


L’unione sarda 12.08.2008

Macché Limba Comuna, «il sardo sarà ciò che saranno i sardi»

In questi giorni di caldo torrido i sardi potranno riflettere, e rielaborare nei sogni, tanti problemi che li assillano. Dando credito a recenti indagini sociolinguistiche, anche un problema specifico provocherà più di un incubo di mezza estate a quasi un milione di sardi: la fisionomia e la funzionalità presente e futura dello standard della lingua sarda. È un problema di non poco conto, perché investe l’identità dei parlanti, la loro dignità e la possibilità d’esprimere gioie e dissapori, concetti polemici o di collaborazione nei confronti della politica, della religione, della vita quotidiana. Sì, quella parola eccentrica, lo “standard”, somiglia sempre più a uno spauracchio. Ma cos’è, in realtà, lo “standard”, e perché lo “standard sardo” crea nei sardi tanta irrequietezza? Nel mondo esistono più di 5000 lingue, ma molte vengono parlate da un numero minuscolo di persone. Inoltre, in moltissimi casi gli studiosi si trovano con più varietà differenti d’una stessa lingua, senza che ci sia una che funga da mediazione. Nei paesi più moderni, o che vantano una ricca tradizione letteraria, la situazione è diversa: la storia ha creato le condizioni perché una varietà sia stata innalzata a norma di riferimento per tutti. In Spagna, la Riconquista comportò la diffusione del castigliano in tutte le contrade centro-meridionali strappate agli Arabi in sette secoli. In Francia, già nel secolo XI il pellegrinaggio verso la tomba di Saint- Denis nell’Île-de-France contribuì a riconoscere nel francien il futuro dialetto vincente, proclamato secoli più tardi dalla Rivoluzione. In Germania, la traduzione medio-tedesca orientale di Lutero nel Cinquecento creò le basi della futura lingua nazionale ed eliminò gradualmente le varietà concorrenziali. In Catalogna, la politica espansionista di Barcellona trasportò il dialetto barcelonì fuori dai limiti orientali in tutte le terre del Mediterraneo, e consentì agli inizi del Novecento la sua codificazione a norma di riferimento. In Italia, come sottolinea lo storico della lingua Carlo Dionisotti, dopo l’esempio illustre delle Tre Corone «non i Toscani conquistano il resto dell’Italia, bensì il resto delll’Italia conquista il toscano », un toscano di base fiorentina che col Manzoni diverrà lingua moderna e unitaria. Ecco la natura intrinseca dello “standard”: esso è il portato di processi storici, la cristallizzazione di fenomeni sociali, antropologici, economici, politici. In questi processi la facies linguistica della varietà elevata a norma soverchiante ogni altra gioca un ruolo del tutto irrilevante. Le differenze tra danese, norvegese o svedese sono minime, e lo stesso accade tra portoghesi e spagnoli, catalani e occitani. Viceversa, in Cina il mandarino, proprio d’una sola regione, è a mille anni di distanza dalle restanti cinque macrovarietà principali. Può darsi, anche, che uno “standard linguistico” sia minoritario in una comunità vastissima di parlanti (cinese mandarino) o che invece in un territorio molto piccolo vigano due “standard”, come accade in Estonia, in Bosnia o nella Val d’Aran pirenaica. Dette queste premesse è ora di soffermarsi sull’incubo sardo. La Sardegna ha ricevuto il suo codice linguistico determinante con la conquista romana nel III secolo avanti Cristo. Ma il processo di romanizzazione è stato molto peculiare. Il centro montano è rimasto isolato dopo le prime decisive conquiste dei territori da parte dei Romani, prima del I secolo a.C., mentre a sud, nelle pianure del Campidano, le nuove ondate di colonizzatori portavano con sé le innovazioni che si propalavano da Roma o dai focolai di origine dei mercenari e coloni che si trasferivano nell’Isola. Questa prima spaccatura, resa nota alla comunità scientifica da Wagner nel 1928, s’è acuita nei secoli per via di numerosi fenomeni antropologici, storici, sociali. Il mondo della pastorizia si arrestava da sempre ai confini meridionali del vecchio Giudicato di Arborea, dove iniziava la cultura contadina. La supremazia catalana s’espandeva con impeto dopo il Trecento in tutto il Campidano, raggiungendo le punte altoogliastrine e barbaricine, oltre le quali resistevano le forme sarde autoctone o subentravano più tardi alcuni spagnolismi. La peste della metà del Trecento annullava un 53% dei fuochi campidanesi, creando un fenomeno evidente di aggregazione, mentre nel Centro scompariva un 7,5% dei centri abitati e si manteneva una forte eterogeneità dialettale. Nel Settecento, e per tutto l’Ottocento, i poeti di limba più noti erano di origine logudorese settentrionale, sebbene i poeti minori in Campidano non fossero né pochi né sconosciuti. Ecco il portato dei processi storici nella Sardegna preunitaria, quando l’Isola somigliava più all’ultima colonia ispanica che non a una regione italiana: in tutto il Centro- Nord vigeva un logudorese medio di caratura e tradizione di rispetto, in tutto il Sud un campidanese accettato unanimemente da chi ascoltava i muttetus nelle piazze o colloquiava coi conterranei. La “natura bipolare” dello “standard sardo” era stata generata dalla storia, l’uomo non poteva cambiarla. Ed è una natura che non ha mai creato conflitti fra i parlanti, da sempre abituati a convivere con due realtà antropologiche, sociali, linguistiche, entro le quali ritrovavano la loro identità. L’incubo sardo nasce molto più tardi, indotto da una politica che ha calpestato i processi storici. Nel 2001 una prima Commissione d’esperti incaricati dalla Regione, pressata dalla volontà politica di individuare uno “standard”, proponeva una norma di base logudorese, che però, dopo le critiche di molti cittadini del Campidano non superava il vaglio del Consiglio. Con una maggiore forzatura, nel 2006 la Giunta adottava la Limba Sarda Comuna (sic!), peggiorando la proposta precedente, perché immetteva arbitrariamente nel modello elevato a “standard” soluzioni logudoresi, insieme a una spicciolata di esiti campidanesi e ad alcune forme prelevate da parlate intermedie. Si delineava così il vero incubo dei sardi: una lingua a tavolino. Una lingua che è impensabile possa venir trasmessa a scuola, perché priva di sostegno storico, geografico, sociale, strutturale. Come uscirne? Aprendo una discussione. Se si vuole a tutti i costi uno “standard” unico, si provi a individuare una e solo una varietà linguistica, sulla quale improntare poi la norma. Magari una varietà delle aree di confine. Ma una sola varietà, non un crogiolo di elementi attinti da più dialetti. Altrimenti si rispetti la storia, e si imitino quei paesi democratici e moderni che hanno codificato due “standard”, venendo incontro alla volontà popolare. Nella seconda metà dell’Ottocento Gino Capponi, riflettendo sulla lingua con Manzoni, sosteneva che «l’italiano sarà ciò che saranno gli Italiani ». Lo stesso vale per i sardi.

EDUARDO BLASCO FERRER


Autore Risposta: PeppeLuisiPala
Inserita il: 18/08/2008 20:08:47
Messaggio:

Arthacan ha scritto:

'ta dannu, ma mancu cun sa basca de mes'e Austu s'arrosceis cun custas chistionis??

Insandus giai chi teneis gana meda, ligeisì custu articulu!
Deu, comenti scieis, seu bastanti de acòrdiu cun Blasco.

Saludi!


L’unione sarda 12.08.2008

Macché Limba Comuna, «il sardo sarà ciò che saranno i sardi»

In questi giorni di caldo torrido i sardi potranno riflettere, e rielaborare nei sogni, tanti problemi che li assillano. Dando credito a recenti indagini sociolinguistiche, anche un problema specifico provocherà più di un incubo di mezza estate a quasi un milione di sardi: la fisionomia e la funzionalità presente e futura dello standard della lingua sarda. È un problema di non poco conto, perché investe l’identità dei parlanti, la loro dignità e la possibilità d’esprimere gioie e dissapori, concetti polemici o di collaborazione nei confronti della politica, della religione, della vita quotidiana. Sì, quella parola eccentrica, lo “standard”, somiglia sempre più a uno spauracchio. Ma cos’è, in realtà, lo “standard”, e perché lo “standard sardo” crea nei sardi tanta irrequietezza? Nel mondo esistono più di 5000 lingue, ma molte vengono parlate da un numero minuscolo di persone. Inoltre, in moltissimi casi gli studiosi si trovano con più varietà differenti d’una stessa lingua, senza che ci sia una che funga da mediazione. Nei paesi più moderni, o che vantano una ricca tradizione letteraria, la situazione è diversa: la storia ha creato le condizioni perché una varietà sia stata innalzata a norma di riferimento per tutti. In Spagna, la Riconquista comportò la diffusione del castigliano in tutte le contrade centro-meridionali strappate agli Arabi in sette secoli. In Francia, già nel secolo XI il pellegrinaggio verso la tomba di Saint- Denis nell’Île-de-France contribuì a riconoscere nel francien il futuro dialetto vincente, proclamato secoli più tardi dalla Rivoluzione. In Germania, la traduzione medio-tedesca orientale di Lutero nel Cinquecento creò le basi della futura lingua nazionale ed eliminò gradualmente le varietà concorrenziali. In Catalogna, la politica espansionista di Barcellona trasportò il dialetto barcelonì fuori dai limiti orientali in tutte le terre del Mediterraneo, e consentì agli inizi del Novecento la sua codificazione a norma di riferimento. In Italia, come sottolinea lo storico della lingua Carlo Dionisotti, dopo l’esempio illustre delle Tre Corone «non i Toscani conquistano il resto dell’Italia, bensì il resto delll’Italia conquista il toscano », un toscano di base fiorentina che col Manzoni diverrà lingua moderna e unitaria. Ecco la natura intrinseca dello “standard”: esso è il portato di processi storici, la cristallizzazione di fenomeni sociali, antropologici, economici, politici. In questi processi la facies linguistica della varietà elevata a norma soverchiante ogni altra gioca un ruolo del tutto irrilevante. Le differenze tra danese, norvegese o svedese sono minime, e lo stesso accade tra portoghesi e spagnoli, catalani e occitani. Viceversa, in Cina il mandarino, proprio d’una sola regione, è a mille anni di distanza dalle restanti cinque macrovarietà principali. Può darsi, anche, che uno “standard linguistico” sia minoritario in una comunità vastissima di parlanti (cinese mandarino) o che invece in un territorio molto piccolo vigano due “standard”, come accade in Estonia, in Bosnia o nella Val d’Aran pirenaica. Dette queste premesse è ora di soffermarsi sull’incubo sardo. La Sardegna ha ricevuto il suo codice linguistico determinante con la conquista romana nel III secolo avanti Cristo. Ma il processo di romanizzazione è stato molto peculiare. Il centro montano è rimasto isolato dopo le prime decisive conquiste dei territori da parte dei Romani, prima del I secolo a.C., mentre a sud, nelle pianure del Campidano, le nuove ondate di colonizzatori portavano con sé le innovazioni che si propalavano da Roma o dai focolai di origine dei mercenari e coloni che si trasferivano nell’Isola. Questa prima spaccatura, resa nota alla comunità scientifica da Wagner nel 1928, s’è acuita nei secoli per via di numerosi fenomeni antropologici, storici, sociali. Il mondo della pastorizia si arrestava da sempre ai confini meridionali del vecchio Giudicato di Arborea, dove iniziava la cultura contadina. La supremazia catalana s’espandeva con impeto dopo il Trecento in tutto il Campidano, raggiungendo le punte altoogliastrine e barbaricine, oltre le quali resistevano le forme sarde autoctone o subentravano più tardi alcuni spagnolismi. La peste della metà del Trecento annullava un 53% dei fuochi campidanesi, creando un fenomeno evidente di aggregazione, mentre nel Centro scompariva un 7,5% dei centri abitati e si manteneva una forte eterogeneità dialettale. Nel Settecento, e per tutto l’Ottocento, i poeti di limba più noti erano di origine logudorese settentrionale, sebbene i poeti minori in Campidano non fossero né pochi né sconosciuti. Ecco il portato dei processi storici nella Sardegna preunitaria, quando l’Isola somigliava più all’ultima colonia ispanica che non a una regione italiana: in tutto il Centro- Nord vigeva un logudorese medio di caratura e tradizione di rispetto, in tutto il Sud un campidanese accettato unanimemente da chi ascoltava i muttetus nelle piazze o colloquiava coi conterranei. La “natura bipolare” dello “standard sardo” era stata generata dalla storia, l’uomo non poteva cambiarla. Ed è una natura che non ha mai creato conflitti fra i parlanti, da sempre abituati a convivere con due realtà antropologiche, sociali, linguistiche, entro le quali ritrovavano la loro identità. L’incubo sardo nasce molto più tardi, indotto da una politica che ha calpestato i processi storici. Nel 2001 una prima Commissione d’esperti incaricati dalla Regione, pressata dalla volontà politica di individuare uno “standard”, proponeva una norma di base logudorese, che però, dopo le critiche di molti cittadini del Campidano non superava il vaglio del Consiglio. Con una maggiore forzatura, nel 2006 la Giunta adottava la Limba Sarda Comuna (sic!), peggiorando la proposta precedente, perché immetteva arbitrariamente nel modello elevato a “standard” soluzioni logudoresi, insieme a una spicciolata di esiti campidanesi e ad alcune forme prelevate da parlate intermedie. Si delineava così il vero incubo dei sardi: una lingua a tavolino. Una lingua che è impensabile possa venir trasmessa a scuola, perché priva di sostegno storico, geografico, sociale, strutturale. Come uscirne? Aprendo una discussione. Se si vuole a tutti i costi uno “standard” unico, si provi a individuare una e solo una varietà linguistica, sulla quale improntare poi la norma. Magari una varietà delle aree di confine. Ma una sola varietà, non un crogiolo di elementi attinti da più dialetti. Altrimenti si rispetti la storia, e si imitino quei paesi democratici e moderni che hanno codificato due “standard”, venendo incontro alla volontà popolare. Nella seconda metà dell’Ottocento Gino Capponi, riflettendo sulla lingua con Manzoni, sosteneva che «l’italiano sarà ciò che saranno gli Italiani ». Lo stesso vale per i sardi.

EDUARDO BLASCO FERRER




...nudda de nou Arthacàaa...
su ch'as postadu tue ....
l'at giai fatu atera dzente innantis de oe...
tene passentzia...


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 18/08/2008 20:43:12
Messaggio:

PeppeLuisiPala ha scritto:

...nudda de nou Arthacàaa...
su ch'as postadu tue ....
l'at giai fatu atera dzente innantis de oe...
tene passentzia...


ah! giai arrexonau nd'eis?
Tenei passientzia tandu, no seu ligendi custas cidas, ma comenti dd'arròsciu de currellai de un'arenargiu a s'atru de Sardìnnia bella nosta, promitu ca lìgiu totu su chi mi seu pèrdiu!

teneisì contu!


Autore Risposta: PeppeLuisiPala
Inserita il: 18/08/2008 20:49:51
Messaggio:

Arthacan ha scritto:

PeppeLuisiPala ha scritto:

...nudda de nou Arthacàaa...
su ch'as postadu tue ....
l'at giai fatu atera dzente innantis de oe...
tene passentzia...


ah! giai arrexonau nd'eis?
Tenei passientzia tandu, no seu ligendi custas cidas, ma comenti dd'arròsciu de currellai de un'arenargiu a s'atru de Sardìnnia bella nosta, promitu ca lìgiu totu su chi mi seu pèrdiu!

teneisì contu!




...su matessi tue e...

no t'istrisines meda in sas renas nostras...

lassande a nois puru...


Autore Risposta: tota76
Inserita il: 07/10/2008 17:01:03
Messaggio:

salve,
leggendo la discussione penso di aver trovato alcuni punti chiave in cui si fonda la paura ricercare un Sardo che venga ufficializzato.

1) che nessuno lo capisca. Io parlo logudorese e in questa discussione ho letto nuorese, campidanese in diverse sfumature, logudorese e bene o mele ho capito piu o meno tutto. quindi non mi sembra che ci sia poi tutta questa differenza
2) che si perdano i vari dialetti. Però se non li abbiamo perduti dopo 150 anni di italiano nelle scuole perche dovremo perderlo con l'introduzione del sardo ufficializato.


non prendo in considerazione l'obbligo, perchè già esiste l'obbligo di studiare (italiano , matematica, storia, geografia, una lingua straniera....)
d'altronde l'obbligo agli studi è parte fondamentale in tutte le democrazie e anche alcune dittature.

Mentre avendo vissuto all'estero mi rendo conto che siamo decenni indietro, in molte nazioni hanno già risolto questi problemi, la loro lingua si studia a scuola e e per di piu le altre materie si insegnano con la loro lingua.
ora i giovani parlano e scrivono meglio che i loro genitori che non hanno mai studiato e lo hanno appreso oralmente.
naturalmente ci sono delle differenze tra la lingua parlata dai nonni e la loro.. dopo tutto non si puo congelare una lingua a meno che non sia gia morta.
penso quello che fra poco accadrà col sardo, se continuiamo a dormiree ad accontentarci di dire un paio di frasi in dialetto ogni tanto.


unu saludu a tottu.


Autore Risposta: Piticcu
Inserita il: 17/10/2008 12:34:12
Messaggio:

Ciao. anche io ti do un piccolo contributo. sto lavorando ai progetti della L 482 sul bilinguismo, e quindi vado in tanti comuni della sardegna ad.... insegnare un uso del sardo quanto più possibile corretto. Anche se corretto è una parola esagerata e inadatta.
Per secoli (tranne carta de logu e pochi altri esempi) la lingua era un canale esclusivamente orale. Chi scriveva erano in pochi e non parlavano della vita di tutti i giorni...
Oggi sulla LSC c'è innanzi tutto molto risentimento pregiudiziale. Ormai si è generata questa idea che sia troppo vicina al barbaricino e lontana dal campidanese. Forse lo è, ma penso che lo scopo, dichiarato anche nella presentazione del progetto della lsc, è quello di sperimentare, provare, confrontarci. Quando vado nei comuni ai ragazzi che collaborano con me chiedo di usare la LSC, cercando di trovare una mediazione, una sorta di protocollo comune per il campidanese. Ci sono sicuramente difficoltà e resistenze, sopratutto da parte degli utenti che non rinunciano a dire che per loro tale parola si dice così e basta.
La LSC concentra le sue attenzioni sull'ortografia, mirando a salvaguardare la straordinaria varietà lessicale presente in sardegna. Ciò che dobbiamo raggiungere è una scirttura quanto più comprensibile atutti, anche se poi ognuno la leggerà come meglio crede opportuno.
Non avremo la risposta oggi, o quest'anno... credo che almeno una decina d'anni ci serviranno per siscutere, confrontarci, venirci incontro, che forse è la cosa più difficile che la LSC possa ottenere


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 17/10/2008 16:54:53
Messaggio:

Piticcu ha scritto:

Ciao. anche io ti do un piccolo contributo. sto lavorando ai progetti della L 482 sul bilinguismo, e quindi vado in tanti comuni della sardegna ad.... insegnare un uso del sardo quanto più possibile corretto. Anche se corretto è una parola esagerata e inadatta.
Per secoli (tranne carta de logu e pochi altri esempi) la lingua era un canale esclusivamente orale. Chi scriveva erano in pochi e non parlavano della vita di tutti i giorni...
Oggi sulla LSC c'è innanzi tutto molto risentimento pregiudiziale. Ormai si è generata questa idea che sia troppo vicina al barbaricino e lontana dal campidanese. Forse lo è, ma penso che lo scopo, dichiarato anche nella presentazione del progetto della lsc, è quello di sperimentare, provare, confrontarci. Quando vado nei comuni ai ragazzi che collaborano con me chiedo di usare la LSC, cercando di trovare una mediazione, una sorta di protocollo comune per il campidanese. Ci sono sicuramente difficoltà e resistenze, sopratutto da parte degli utenti che non rinunciano a dire che per loro tale parola si dice così e basta.
La LSC concentra le sue attenzioni sull'ortografia, mirando a salvaguardare la straordinaria varietà lessicale presente in sardegna. Ciò che dobbiamo raggiungere è una scirttura quanto più comprensibile atutti, anche se poi ognuno la leggerà come meglio crede opportuno.
Non avremo la risposta oggi, o quest'anno... credo che almeno una decina d'anni ci serviranno per siscutere, confrontarci, venirci incontro, che forse è la cosa più difficile che la LSC possa ottenere


La LSC è senza dubbio più vicina ai dialetti "logudoresi" rispetto a quelli "campidanesi", questo oltre ad essere generalmente la prima impressione è confermato dallo studio di Bolognesi, perlomeno per le convenzioni di lettura alle quali siamo abituati noi, ovvero quelle della lingua italiana. L' unico spazio di manovra è dato proprio dalla rinuncia a queste convenzioni di lettura, certo non è facilissimo, ma questo servirebbe ad avvicinare alla pronuncia reale non soltanto i dialetti meridionali, ma anche quelli settentrionali.
E, parere strettamente personale, anche a rafforzare l' idea che il sardo sia una lingua realmente "altra" rispetto a quella italiana.

I tuoi corsisti hanno ragione quando ti dicono che "tale parola si dice così e basta!". Ma tu non stai insegnando loro a pronunciare: tu gli stai insegnando a scrivere! Come hai detto tu la LSC standardizza lo scritto e non c'è nessun obbligo di pronuncia.
Ma per non farla diventare una leggenda metropolitana o una "menzogna messa in giro de is cabesusesus colonialistas" devi essere tu a cercare di portarla sul piano reale, dimostrando ai tuoi corsisti che una pronuncia più vicina alla loro è possibile. Chiaramente a te costa più lavoro, ma rientra sempre in quell' ottica di "sperimentazione" di cui parli: spetta a te decidere cosa fare.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 17/10/2008 18:27:26
Messaggio:

Approvo in pieno.
La LSC è una lingua ufficiale che, come tutte la lingue ufficiali, serve per scrivere atti ufficiali o per mediare fra vari "dialetti" della stessa lingua. La pronunzia si può adattare a quella delle diverse parlate. Nessuno impedisce a nessuno di parlare la sua variante che, anzi, potrebbe essere comparata e, quindi, valorizzata proprio dalla LSC. Vero è che a me, “logudorese”, è difficile adattarmi al “figiu” della LSC (e di qualche zona del centro Sardegna), quando sono abituato a dire “fizu”, o a un “campidanese” abituato al suo “fillu”, ma è sempre meglio di una lingua straniera com’è l’italiano. E poi nessuno mi vieta di pronunziare “fizu” e a un campidanese di dire “fillu”, l’importante è sapere come si scrive. Poi, per quanto riguarda i vari vocaboli impiegati nelle diverse zone, spesso potrebbero essere usati come sinonimi, oppure come sostituzione di parole italiane entrate nell’uso in alcune zone ma non in altre, per esempio: “galu” e “luego”, cosa che io faccio già. E questo sarebbe un indubbio arricchimento per tutti e un valore aggiunto per la LSC.
Infine, invito tutti a leggere la discussione “LogoSardigna”, in cui c’è un’articolo della rivista che descrive bene la LSC, facendone la Storia e precisando le regole, il tutto scritto, appunto in LSC. Non c’è modo migliore per capire, con cognizione di causa, di cosa si tratta.
Turritano


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 17/10/2008 18:49:27
Messaggio:

Ok, perfetu Turrità


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 17/10/2008 20:24:13
Messaggio:

Piticcu ha scritto:

Ciao. anche io ti do un piccolo contributo. sto lavorando ai progetti della L 482 sul bilinguismo, e quindi vado in tanti comuni della sardegna ad.... insegnare un uso del sardo quanto più possibile corretto. Anche se corretto è una parola esagerata e inadatta.
Per secoli (tranne carta de logu e pochi altri esempi) la lingua era un canale esclusivamente orale. Chi scriveva erano in pochi e non parlavano della vita di tutti i giorni...
Oggi sulla LSC c'è innanzi tutto molto risentimento pregiudiziale. Ormai si è generata questa idea che sia troppo vicina al barbaricino e lontana dal campidanese. Forse lo è, ma penso che lo scopo, dichiarato anche nella presentazione del progetto della lsc, è quello di sperimentare, provare, confrontarci. Quando vado nei comuni ai ragazzi che collaborano con me chiedo di usare la LSC, cercando di trovare una mediazione, una sorta di protocollo comune per il campidanese. Ci sono sicuramente difficoltà e resistenze, sopratutto da parte degli utenti che non rinunciano a dire che per loro tale parola si dice così e basta.
La LSC concentra le sue attenzioni sull'ortografia, mirando a salvaguardare la straordinaria varietà lessicale presente in sardegna. Ciò che dobbiamo raggiungere è una scirttura quanto più comprensibile atutti, anche se poi ognuno la leggerà come meglio crede opportuno.
Non avremo la risposta oggi, o quest'anno... credo che almeno una decina d'anni ci serviranno per siscutere, confrontarci, venirci incontro, che forse è la cosa più difficile che la LSC possa ottenere


Ciao Pitticu, ben venuto! Mi fa piacere potermi confrontare con uno delle mie parti e che manifesta una posizione di apertura nei confronti della LSC. Solitamente su queste cose litigo coi cabesusesi!
scherzo ;)

C'è certamente risentimento pregiudiziale, e probabilmente a ragione. vediamo perchè.
L'ambiente è stato avvelenato anni fa quando a mio avviso c'era una predisposizione d'animo migliore per accettare tutti qualche sacrificio in più.
Purtroppo i sentimenti di aperura di molti son stati delusi da quelle scelte politiche e tecniche scellerate che partorirono la Limba Sarda Unificada. Una standardizzazione del sardo che in realtà era una standardizzazione delle varianti centro settentrionali del sardo, inaccettabile per i sardi meridionali, che infatti oltre ad opporsi, vissero la cosa come una cocente offesa. Di più, fu una vera ferita.
Qualcuno disse:
"Sa LSU est, a parri nostru, unu dannu mannu de a beru, ca in pasi de auniri at partziu su sardu e is sardus. Nos creeus chi unu cras, scriendi una stória de aìnturu de sa lìngua sarda s’at a scriri de unu tempus innantis de sa proposta de LSU e de unu tempus apustis de sa LSU, in su sensu ca innantis creemus – che pipius innotzentis – de essi, de lìngua, totus agualis, agoa eus scìpiu ca no."

Dopo anni di dibattiti e confronti, con rinnovata fiducia si attendeva qualcosa in più dalla seconda commissione. Ciò che ne uscì fu la LSC, in sostanza una LSU in parte emendata...non un qualcosa di nuovo e audace. Non si ebbe il coraggio di sacrificare la fisionomia fondamentale del logudorese. Si preferì mantenere pressochè intatto il consenso nel capo di sopra, contando di far breccia pian piano nel "capo di sotto".
Si tornò indietro rispetto alla proposta LDM di mario puddu, rispetto alle proposte più avanzate di bolognesi, di chi voleva un doppio standard come approccio iniziale. Un'altra delusione, in sostanza.
Un personaggio di mediazione quale mario puddu è stato fatto fuori... Altro personaggio con idee interessanti Bolognesi, non è stato ascoltato. Lui tuttavia è rimasto un difesore del progetto LSC, o meglio della LSC dei suoi sogni, non di quella reale. Tant'e che ne parla bene ma se ne guarda bene da utilizzarla di persona, sintanto che non passeranno gli emendamenti che lui vorrebbe..

E perchè dovremmo usarla noiatri??
Fanno bene quelli con cui lavori a non usarla! per me è anche una forma di protesta civile. La bontà degli standard si valuta di fatto in modo operativo. Se uno standard è accettato e usato, significa che funziona e va bene così come è. Se uno standard è rifiutato significa che occorre rimetterci mano...

Purtoppo esiste un gap linguistico e identificativo tra questa LSC e il meridione linguistico dell'isola che non va taciuto, va compreso e va colmato. E non, come sento spesso dire, col "bisogna che vi convinciate che va bene così e che vi abituiate!"
Se la gente dalle nostre parti è così poco propensa ad usarla ci sarà pure qualche ragione che andrà indagata!
C'è resistenza ad ogni livello! da chi segue distrattamente queste questioni, agli operatori linguistici, dai politici, agli scrittori, al mondo universitario, agli intellettuali. Perchè dobbiamo sentirci disfattisti o essere additati come coloro i quali non hanno a cuore le sorti della nazione sarda. Perchè deve essere così amara questa medicina? Perchè il recupero del sardo che dovrebbe essere una cosa piacevole?

Ma non sarà che le cose son state fatte male? Che l'approccio è stato sbagliato? e perchè anzichè insistere con la forza non fanno indagini per capire gli atteggiamenti della gente, per porre rimedi? La pianificazione linguistica ha gli strumenti quer governare questi processi.

Ora sento spesso dire che la LSC è solo uno standard grafico e che ognuno può leggerlo a modo suo. In realtà la LSC è nata e pianificata come una varietà linguistica che ha una sua grafia e una sua pronuncia! Se si vuole costruire uno standard ortografico che permetta la lettura secondo le consuetudini di ciascuno, (ammesso che funzioni), come minimo lo standard va pensato ad hoc! con una grafia che distanzaindosi dalle convenzioni ortografiche tradizionali ti consenta questo. E' ciò che sa bene e che ha sempre sostenuto Bolognesi, ma non gli attuali suoi compagni di merende. E non si capisce perchè continui a fare buon viso a cattivo gioco. Si vuole ora seguire quell'approccio? che si emendi la LSC in tal senso, oppure non si usino pretestualmente certi argomenti! (non mi riferisco a nessuno dei qui presenti )

Ad esempio, per capirci. Prendi il gruppo GH nelle parole gherra, aghina, anghelu, faghere.
Un logudorese sa che quel gh avrebbe sempre lo stesso suono. Per un campidanese quel gh dovrebbe corrispondere in quelle 4 parole a 4 pronuncie differenti!
La grafia dovrebbe guidarti alla corretta pronuncia. Una grafia del genere non guida un campidanese alla sua pronuncia. La LSC si può leggere in un modo solo, secondo le corrispondenze grafia-pronuncia previste dal sistema ortografico usato. Cioè quello tradizionale del sardo basato sull'italiano. Questo è.

sin tanto che non vedrò passi avanti, rimango fermo sostenitore della coufficializzazione delle due tradizioni letterarie logudorese e campidanese. Ti rimando a questo mio recente intervento per evitare di ripetermi.

ciao

http://www.gentedisardegna.it/topic...LY_ID=257363


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 17/10/2008 20:47:57
Messaggio:

Ma... io dico solo che in poche lingue, la grafia corrisponde a una esatta pronunzia. L'italiano dovrebbe fare eccezione, ma in reltà sappiamo che anche in Italia, posto che vai, pronunzia che cambia.
In ogni modo, lasciando da parte i pregiudizi e i campanilismi sempre deleteri, io credo che sia sempre meglio questa LSC che una lingua straniera.
Turritano


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 18/10/2008 00:18:42
Messaggio:



Ciao Pitticu, ben venuto! Mi fa piacere potermi confrontare con uno delle mie parti e che manifesta una posizione di apertura nei confronti della LSC. Solitamente su queste cose litigo coi cabesusesi!
scherzo ;)

C'è certamente risentimento pregiudiziale, e probabilmente a ragione. vediamo perchè.
L'ambiente è stato avvelenato anni fa quando a mio avviso c'era una predisposizione d'animo migliore per accettare tutti qualche sacrificio in più.
Purtroppo i sentimenti di aperura di molti son stati delusi da quelle scelte politiche e tecniche scellerate che partorirono la Limba Sarda Unificada. Una standardizzazione del sardo che in realtà era una standardizzazione delle varianti centro settentrionali del sardo, inaccettabile per i sardi meridionali, che infatti oltre ad opporsi, vissero la cosa come una cocente offesa. Di più, fu una vera ferita.
Qualcuno disse:
"Sa LSU est, a parri nostru, unu dannu mannu de a beru, ca in pasi de auniri at partziu su sardu e is sardus. Nos creeus chi unu cras, scriendi una stória de aìnturu de sa lìngua sarda s’at a scriri de unu tempus innantis de sa proposta de LSU e de unu tempus apustis de sa LSU, in su sensu ca innantis creemus – che pipius innotzentis – de essi, de lìngua, totus agualis, agoa eus scìpiu ca no."

Dopo anni di dibattiti e confronti, con rinnovata fiducia si attendeva qualcosa in più dalla seconda commissione. Ciò che ne uscì fu la LSC, in sostanza una LSU in parte emendata...non un qualcosa di nuovo e audace. Non si ebbe il coraggio di sacrificare la fisionomia fondamentale del logudorese. Si preferì mantenere pressochè intatto il consenso nel capo di sopra, contando di far breccia pian piano nel "capo di sotto".
Si tornò indietro rispetto alla proposta LDM di mario puddu, rispetto alle proposte più avanzate di bolognesi, di chi voleva un doppio standard come approccio iniziale. Un'altra delusione, in sostanza.
Un personaggio di mediazione quale mario puddu è stato fatto fuori... Altro personaggio con idee interessanti Bolognesi, non è stato ascoltato. Lui tuttavia è rimasto un difesore del progetto LSC, o meglio della LSC dei suoi sogni, non di quella reale. Tant'e che ne parla bene ma se ne guarda bene da utilizzarla di persona, sintanto che non passeranno gli emendamenti che lui vorrebbe..

E perchè dovremmo usarla noiatri??
Fanno bene quelli con cui lavori a non usarla! per me è anche una forma di protesta civile. La bontà degli standard si valuta di fatto in modo operativo. Se uno standard è accettato e usato, significa che funziona e va bene così come è. Se uno standard è rifiutato significa che occorre rimetterci mano...

Purtoppo esiste un gap linguistico e identificativo tra questa LSC e il meridione linguistico dell'isola che non va taciuto, va compreso e va colmato. E non, come sento spesso dire, col "bisogna che vi convinciate che va bene così e che vi abituiate!"
Se la gente dalle nostre parti è così poco propensa ad usarla ci sarà pure qualche ragione che andrà indagata!
C'è resistenza ad ogni livello! da chi segue distrattamente queste questioni, agli operatori linguistici, dai politici, agli scrittori, al mondo universitario, agli intellettuali. Perchè dobbiamo sentirci disfattisti o essere additati come coloro i quali non hanno a cuore le sorti della nazione sarda. Perchè deve essere così amara questa medicina? Perchè il recupero del sardo che dovrebbe essere una cosa piacevole?

Ma non sarà che le cose son state fatte male? Che l'approccio è stato sbagliato? e perchè anzichè insistere con la forza non fanno indagini per capire gli atteggiamenti della gente, per porre rimedi? La pianificazione linguistica ha gli strumenti quer governare questi processi.

Ora sento spesso dire che la LSC è solo uno standard grafico e che ognuno può leggerlo a modo suo. In realtà la LSC è nata e pianificata come una varietà linguistica che ha una sua grafia e una sua pronuncia! Se si vuole costruire uno standard ortografico che permetta la lettura secondo le consuetudini di ciascuno, (ammesso che funzioni), come minimo lo standard va pensato ad hoc! con una grafia che distanzaindosi dalle convenzioni ortografiche tradizionali ti consenta questo. E' ciò che sa bene e che ha sempre sostenuto Bolognesi, ma non gli attuali suoi compagni di merende. E non si capisce perchè continui a fare buon viso a cattivo gioco. Si vuole ora seguire quell'approccio? che si emendi la LSC in tal senso, oppure non si usino pretestualmente certi argomenti! (non mi riferisco a nessuno dei qui presenti )

Ad esempio, per capirci. Prendi il gruppo GH nelle parole gherra, aghina, anghelu, faghere.
Un logudorese sa che quel gh avrebbe sempre lo stesso suono. Per un campidanese quel gh dovrebbe corrispondere in quelle 4 parole a 4 pronuncie differenti!
La grafia dovrebbe guidarti alla corretta pronuncia. Una grafia del genere non guida un campidanese alla sua pronuncia. La LSC si può leggere in un modo solo, secondo le corrispondenze grafia-pronuncia previste dal sistema ortografico usato. Cioè quello tradizionale del sardo basato sull'italiano. Questo è.

sin tanto che non vedrò passi avanti, rimango fermo sostenitore della coufficializzazione delle due tradizioni letterarie logudorese e campidanese. Ti rimando a questo mio recente intervento per evitare di ripetermi.

ciao

http://www.gentedisardegna.it/topic...LY_ID=257363



Salude o Arthacan, isetande ti fia!

Deo isco comente la pensas tue e tue ischis comente la penso, de custas cosas nd' amos giai chistionadu unu muntone de bortas. So de acordu cun tegus po su chi as iscritu a s' incomintzu, a bolozare s' abba est istada sa LSU e at fatu dannu mannu. Ma po s' àteru...

Fintzas po a mie atza, putzu, gràtzias currisponden a tres sonos diferentes e po boisàteros sun oguales, ma no est custa sa chistione, est inùtile puru a nde faeddare ca no podimos leare custu comente medida.
Sa chistione est: est possìbile a pronuntziare in una manera diferente mancari sa currespondèntzia grafema-morfema no siat regulare?

S' italianu inoghe nos azuat pagu...ma carchi cosa si nche podet bogare a pizu puru.

Comente si pronùntziant in italianu "Z" o ZZ" ? Tue a l' ischis, Arthacan? Deo no...apo sempre pronuntziadu chena sighire peruna règula "azienda" "azzimo", "azione", "pazzo"... E in 27 annos mai mai mai m'est capitadu de mi faddire lezinde (e mancu mai de mi ponner su problema, a narrer sa veridade...)
Custu tantu po cumprender chi su chi a nois nos paret cosa de pagu contu, po unu chi no est italòfonu no lu est.
Ma faeddamos de cosas prus de imprastu. Comente semus postos in ingresu, Arthacan? Mi paret chi za nd' iscas...T' est mai capitadu de lezer custas tres peràulas?

Children, machine, archive

Comente si depen lezer cussos "chi"? A mie no mi d' at bataria peruna su de los lezer, e creo chi sa matessi cosa siat po te. L' itendes una borta, l' intendes sa de duas, l' intendes sa de tres a sa fine ischis chi si narat gai.
Sigomente deo so cumbintu chi unu pitzineddu campidanesu no si bortet a tontu da chi b' at de lezer in sardu so fintzas cumbintu chi bi la potat fàghere siat cun CHI chi cun GHE.

Chi no si potat fàghere no est beru! Deo mi so postu paritzas bias po l' iscumbatare, como etotu l' apo fatu! (E a boghe arta puru...) Certu no so gai lestru comente dia cherrer, medas bias mi faddo e mancu connosco bene sa pronùntzia de su campidanesu: no so cada die faghinde cussu, sa pronùntzia mia mi che trazat sa limba medas bias e po a mie no b' at nudda de naturale in su de azunghere una AR- innantis de una R o in su de fagher sa lenitzione a una peràula comente "cida". Ma no so campidanesu e tenzo 27 annos, no 6!

Si unu no cheret imparare no imparat, totu inoghe sa chistione!
E boisàteros faghinde de degai sezis finamentas perdinde sa rapresentàntzia lessicale, sende chi sos prus chi impreant sa LSC sun de capu de susu e impreant su lèssicu insoro! Est a bois chi cumbenit, ca nemos bos garantit chi sa LSC at a cambiare!

Siat comente si siat, no creo chi an a esser custas peràulas t' an a cumbìnchere, lu depes bier cun sos ogros tuos e intender cun sa origras tuas. E de su restu fintzas a cando no at a esser gai as a fagher bene a muntenner sas dudas tuas. At a esser su tempus a nos narrer comente s' an a esser sas cosas.













Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 18/10/2008 16:13:14
Messaggio:

Donovan ha scritto:
Salude o Arthacan, isetande ti fia!

Deo isco comente la pensas tue e tue ischis comente la penso, de custas cosas nd' amos giai chistionadu unu muntone de bortas. So de acordu cun tegus po su chi as iscritu a s' incomintzu, a bolozare s' abba est istada sa LSU e at fatu dannu mannu. Ma po s' àteru...

Fintzas po a mie atza, putzu, gràtzias currisponden a tres sonos diferentes e po boisàteros sun oguales, ma no est custa sa chistione, est inùtile puru a nde faeddare ca no podimos leare custu comente medida.
Sa chistione est: est possìbile a pronuntziare in una manera diferente mancari sa currespondèntzia grafema-morfema no siat regulare?

S' italianu inoghe nos azuat pagu...ma carchi cosa si nche podet bogare a pizu puru.

Comente si pronùntziant in italianu "Z" o ZZ" ? Tue a l' ischis, Arthacan? Deo no...apo sempre pronuntziadu chena sighire peruna règula "azienda" "azzimo", "azione", "pazzo"... E in 27 annos mai mai mai m'est capitadu de mi faddire lezinde (e mancu mai de mi ponner su problema, a narrer sa veridade...)
Custu tantu po cumprender chi su chi a nois nos paret cosa de pagu contu, po unu chi no est italòfonu no lu est.
Ma faeddamos de cosas prus de imprastu. Comente semus postos in ingresu, Arthacan? Mi paret chi za nd' iscas...T' est mai capitadu de lezer custas tres peràulas?

Children, machine, archive

Comente si depen lezer cussos "chi"? A mie no mi d' at bataria peruna su de los lezer, e creo chi sa matessi cosa siat po te. L' itendes una borta, l' intendes sa de duas, l' intendes sa de tres a sa fine ischis chi si narat gai.
Sigomente deo so cumbintu chi unu pitzineddu campidanesu no si bortet a tontu da chi b' at de lezer in sardu so fintzas cumbintu chi bi la potat fàghere siat cun CHI chi cun GHE.

Chi no si potat fàghere no est beru! Deo mi so postu paritzas bias po l' iscumbatare, como etotu l' apo fatu! (E a boghe arta puru...) Certu no so gai lestru comente dia cherrer, medas bias mi faddo e mancu connosco bene sa pronùntzia de su campidanesu: no so cada die faghinde cussu, sa pronùntzia mia mi che trazat sa limba medas bias e po a mie no b' at nudda de naturale in su de azunghere una AR- innantis de una R o in su de fagher sa lenitzione a una peràula comente "cida". Ma no so campidanesu e tenzo 27 annos, no 6!

Si unu no cheret imparare no imparat, totu inoghe sa chistione!
E boisàteros faghinde de degai sezis finamentas perdinde sa rapresentàntzia lessicale, sende chi sos prus chi impreant sa LSC sun de capu de susu e impreant su lèssicu insoro! Est a bois chi cumbenit, ca nemos bos garantit chi sa LSC at a cambiare!

Siat comente si siat, no creo chi an a esser custas peràulas t' an a cumbìnchere, lu depes bier cun sos ogros tuos e intender cun sa origras tuas. E de su restu fintzas a cando no at a esser gai as a fagher bene a muntenner sas dudas tuas. At a esser su tempus a nos narrer comente s' an a esser sas cosas.


E saludi! :)

Chi deu nau de ai sempri castiau cun unu certu interessiu a su sistema Bolognesi, bolit nai ca creu chi siat possibili a fai de mancu de is corrispondentzias grafema-fonema de s'italianu..
Medas populus imperant una grafia a pitogramas. est a nai chen'e grafemas, ma imparant a torrai a una figura unu sonu, prus pinturas arrengheradas, o acovecadas a pari, faint unu fueddu...
Ita bolit nai? ca chi si poneus arrennesceus fintzas a fai ligi <allu> po cibudda...!

Certu, tengu dudas chi unu sistema de aici potzat funtzionai in Sardinnia, po medas arrexonis, ma ndi eus giai chistionau.
Meda varibilidadidi diatopica in pagu logu, e cunfroma a una popolatzioni pitica, s'esigentzia po unu standard de tenni finas una pronuncia de riferimentu. E chi deu bollu scriri una cosa chi tenit una pronuncia dialetali precisa (una cantzoni, una poesia ) est unu problema a fai cumprendi ca cussu scritu bolit lìgiu in cussu modu pretzisu. grafia fonetica?
E amitendi puru chi si potzat agatai unu sistema chi arrangit is chistionis fonologicas, ddui est sa variabilidadi morfologica chi in su sardu est amnna meda. Inguni no fait a ligi donniunu segundu sa fueddada cosa sua.. "Esseret" comenti fatzu a ddu ligi "fessit"? E is suffissus?
Ma no mi interessat a chistionai imoi de s'aplicabilidadi de custu modellu. lasseus stai.

Pigheus po bonu chi fatzat a ddu fai! chi siat sa solutzioni giusta po is problemas linguisticus de is sardus!

Deu creu chi unu sistema de aici, chi giai tenit problemas potentzialis, est prus facili chi funtzionit chi ddi cuncodraus una grafia studiada in donnia cara cosa sua po essi lìgia in tantis maneras.

E iat a serbiri puru chi si ndi stesiessit graficamenti de s'italianu. Poita deghinò unu sardu arfabetizau in italianu est intzullau a imperai is currispondentzias grafema-fonema de s'italianu. E chi si ndi stesiessit de is grafias traditzionalis de su sardu etotu! Po marcai una distantzia cun is traditzionis, is traditzionis de totus, po donai una bisura de democraticidadi, de "new deal" de sa lingua sarda.

Innoi ita ant fatu? no ndi ant mai bòfiu intendi de custa cosa!!
Bolognesi est dexi annus nendi-ddu e no dd'ant mai cagau (is propostas cosa sua funt in s'arretza e fait a ddas castiai).
Ant bòfiu fai unu standard "classicu", cun una grafia e una pronùntzia. Una grafia fundada apitzus de su logudoresu e chi duncas, po is cunventzionis de s'italianu e de su sardu scritu traditzionali, tirat de prus a sa fonologia de su logudoresu.

(chini bolit medidas scentificas si castit is studius R.Bolognesi
http://www.sardegnacultura.it/docum...18130841.pdf
e S.Cherchi
http://mastersardo.netsoul.net/publ..._Cherchi.pdf
http://mastersardo.netsoul.net/publ...alla_LSC.pdf )

Perou calincunu dd'at tenta pronta luegu!: "ma chi cherides, legide-la comente bos praghet!!
E no, tropu comudu de aici! custu est a nai una cosa e a ndi fai un'atra! O su sistema ddu studiais po fai cussu chi seus narendi, cun una grafia a tretu e mesu, opuru, a ita giogus seus gioghendi?

O Davidi, gei ddu cumprendis ca sa cosa est una pigada po culu! Ajò!

Ita bolis a ti nai? deu poderi e fortza de cambiai is cosas no ndi tengu.
Potzu nai sceti ca no mi intendu de dda imperai custa LSC, poita no mi nci agatu e po scioberu politicu puru!
E no emu a bolli chi dda imperessint mancu is atrus sardus de is cussorgias cosa mia.
Custu po mei no bolit nai ni a rinuntziai a un'imperu modernu de su sardu ni a serrai sa porta a su cunfrontu e a sa connoscèntzia de is atras realidadis linguisticas de Sardinnia. Funt cosas chi depeus ammanniai sempri de prus.

Donniunu fatzat su chi creit giustu a fai. Eus a biri ita ndi at a bessiri..

Deu bivu in un area metropolitana chi fait 400.000, 500.000 bividoris o cantu est... est fata de biddas mannas e piticas, ma est ormai totu una cosa, po modu de bivi, modu de pentzai ecc ecc.. Innoi est cuncentrau meda de su poderi economicu, politicu, sotziali culturali de sardinnia. Chi no arrennesceus a infogai totu custa genti, su bilinguismu at a trigai meda a pigai tretu.. No sciu cantu siant fendi beni e cantu siant fendi dannu.

su tempus at essi maistu! ndi eus a arrexonai

ciau





















Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 18/10/2008 22:00:11
Messaggio:

Cumente keria narrer: semus rutos in su peus campanilismu. Si keret pro forza binker a subra sos ateros pro su numeru e sa politica, cumente semper. S’arresjonu de sa logica istorica e de sa limba de mesanìa no balet nudha. Gai no si podet andare a larghu. Su dudu ki tenes tue, ki custhu sistema de sa limba podet funtzionare, est unu dudu ki keret narrer: “Eo non nde kelzo intender…”
Torramus a narrer ki totu sos ateros in su mundu, medas o pagos ki sient, an’ apidu su matessi problema e l’ant risolvidu semper, in una manera o s’atera. Kie l’at nadu ki devent pro forza binker sos prus “mannos”? Est una kisthione meda delicada, eo creo ki, cun Sa LSC, si siet leada e risolvida a su mezus. Totu, naramus gai, devimus fagher calki sacrifitziu: bi sunt regulas de rispetare e las devent rispetare totu. Gai est sa limba ufitziale, in totue. Bisonza puru tenner frimmu unu cuncettu: una limba est semper in “movimentu”. Kelzo narrer ki totas sa limbas si adatant a bellu a bellu, cun su tempus, a sa zente ki la faedhat. Tando, cun su tempus podet esser puru ki sa limba Sarda, unu cras, si giret de prus a s’ala de su campidanesu, ma intanto sa limba devet incominzare dae calki puntu, dae sa traditzione e dae sa mesanìa, no devet morrer cun nois brighende, sinono s’at a girare solu a intr’a sa losa.
Torramus a narrer ki, cun sa LSC, devent esser imparados in donzi logu, sa variante sua. Cumparendelas imparis, s’at aer una cumprensiones mezus unu cun s’ateru e, intantu, si podet a sa fine, impitare una Limba pro totu: “in caminu s’acontzat barriu” .
Lassamus perdher su parallelu “grafìa-ideogramma”, ki no b’intrat nudha; lassamus a banda paraulas cumente: “Deu bivu in un area metropolitana chi fait 400.000, 500.000 bividoris o cantu est... est fata de biddas mannas e piticas, ma est ormai totu una cosa…” Naramus ki custhu arresjionu no nos giughet a nudha. Eo poto narrer de viver in un’ area metropolitana de 300 miza personanas, e tando? Totu ischìmus ki su potere politicu, economicu ecc. ecc. est concentradu totu in unu logu e bia, ischimuus totu ki custhu est unu dannu pro tota sa Sardinia, e cussu basthat a fagher comprender, però, chi no semper su potere politicu podet binker in totue. B’at calki ‘odale ki fuit dae custhu arresjonu.
Eo creo chi siet s’ora dela finire gai.
Su campanilismu ‘atit dannos ebia, nuddh’ateru. Imbarare pro ‘ider ite? ite? Imbarende imbarende, amus a perdher totu, mannos e minores. Mezus caminare inparis.
Saludos
Turritanu


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 19/10/2008 17:40:01
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Cumente keria narrer: semus rutos in su peus campanilismu. Si keret pro forza binker a subra sos ateros pro su numeru e sa politica, cumente semper. S’arresjonu de sa logica istorica e de sa limba de mesanìa no balet nudha. Gai no si podet andare a larghu. Su dudu ki tenes tue, ki custhu sistema de sa limba podet funtzionare, est unu dudu ki keret narrer: “Eo non nde kelzo intender…”
Torramus a narrer ki totu sos ateros in su mundu, medas o pagos ki sient, an’ apidu su matessi problema e l’ant risolvidu semper, in una manera o s’atera. Kie l’at nadu ki devent pro forza binker sos prus “mannos”? Est una kisthione meda delicada, eo creo ki, cun Sa LSC, si siet leada e risolvida a su mezus. Totu, naramus gai, devimus fagher calki sacrifitziu: bi sunt regulas de rispetare e las devent rispetare totu. Gai est sa limba ufitziale, in totue. Bisonza puru tenner frimmu unu cuncettu: una limba est semper in “movimentu”. Kelzo narrer ki totas sa limbas si adatant a bellu a bellu, cun su tempus, a sa zente ki la faedhat. Tando, cun su tempus podet esser puru ki sa limba Sarda, unu cras, si giret de prus a s’ala de su campidanesu, ma intanto sa limba devet incominzare dae calki puntu, dae sa traditzione e dae sa mesanìa, no devet morrer cun nois brighende, sinono s’at a girare solu a intr’a sa losa.
Torramus a narrer ki, cun sa LSC, devent esser imparados in donzi logu, sa variante sua. Cumparendelas imparis, s’at aer una cumprensiones mezus unu cun s’ateru e, intantu, si podet a sa fine, impitare una Limba pro totu: “in caminu s’acontzat barriu” .
Lassamus perdher su parallelu “grafìa-ideogramma”, ki no b’intrat nudha; lassamus a banda paraulas cumente: “Deu bivu in un area metropolitana chi fait 400.000, 500.000 bividoris o cantu est... est fata de biddas mannas e piticas, ma est ormai totu una cosa…” Naramus ki custhu arresjionu no nos giughet a nudha. Eo poto narrer de viver in un’ area metropolitana de 300 miza personanas, e tando? Totu ischìmus ki su potere politicu, economicu ecc. ecc. est concentradu totu in unu logu e bia, ischimuus totu ki custhu est unu dannu pro tota sa Sardinia, e cussu basthat a fagher comprender, però, chi no semper su potere politicu podet binker in totue. B’at calki ‘odale ki fuit dae custhu arresjonu.
Eo creo chi siet s’ora dela finire gai.
Su campanilismu ‘atit dannos ebia, nuddh’ateru. Imbarare pro ‘ider ite? ite? Imbarende imbarende, amus a perdher totu, mannos e minores. Mezus caminare inparis.
Saludos
Turritanu




deu circu in unus cantu de interventus de fai unu arrexonamentu castiendi is cosas de manera problematica e arribat Turritanu, chi incapas ddi praxit a nci ponni sempri s'urtimu fueddu , e narat: "semus rutos in su peus campanilismu!".

Faula est ca chi no cumbinceus cussa genti chi apu nau, su bilinguismu at a tenni barrancus mannus a adelantai?
No creu chi siat faula.
E innoi nci iat essi de chistionai finsas de is entis localis, provincia e calincunu comunu mannu, chi curpas mannas ndi tenint, ca no ant fatu ancora nudda de peruna manera..
Deu nau comuncas de circai de cumprendi poita est chi custa genti (e ddu bis de is reatzionis in custu forum puru), no ndi bollat intendi de sa LSC, e comenti iat essi possibili a barigai custu bau.. Ma est craru ca is circas bolint fatas po totu sa sardinnia.
E nau de ddu fai studiendi is cosas de manera scentifica (cosa chi custus impiastreris chi ant pesau sa politica linguistica chi seus biendi, no ant fatu). Nau de cumprendi, de traballai po ponni is corretivus, chi calincunu corretivu serbit..e deu creu de giai..

A totu custu iat a depi traballai una cumissioni, unu istitutu apositu po sa lingua sarda, chi fait circas linguisticas, sotziu-linguisticas, psico-sotzialis, monitoragius, studiat neologismus e totu su chi serbit po pesai e acumpangiai unu bilinguismu modernu.
E totu de manera trasparenti, cun s'agiudu de is universidadis de sardinnia, e de foras puru, si essit serbiu, de is fortzas sotzialis chi traballant in su territoriu ecc..
In sardinnia is chistionis ddas risolvit una trumixedda autoreferentziali de savius (saggi) totu a bisu insoru, e pensant chi no serbat a fai atru. Fatu cussu, parit chi s'unica cosa chi serbit est a fai proselitismu.. Deu no dda pensu de aici!

Ma la ca no seu mancu de cussus fondamentalistas chi nant: No e bastat, o chi narat: o iaci o nudda! Deu apu sempri pensau a tres strategias possibilis po agatai un'acordiu, una basi de partèntzia. Ddas pongu in ordini de preferentzia:
1) duus standards fundaus asuba de is traditzionis literarias campidanesa e logudoresa
2) unu standard sceti ma fundau asuba de una bariedadi reali mancai arrangiada unu pagu, prus baricentrica de cussa scioberada.
3) unu standard astratu pensau po essi lìgiu diaderus in maneras diferentis.

Mi parit ca seu bastanti liberali. Calisisiat sa detzisioni tecnica, chi andat detzidia e verificada in sa sotziedadi, su chi serbit scis ita est, po cuntu miu? Est propriu unu sfortzu prus mannu de bolli cumprendi su parri de sa genti, de sa sotziedadi, innanti de is detzisionis e a pustis puru, unu sinnali de mediatzioni, finsas ideologica po agatai una basi de partentzia cundividia e movi finisementi totu paris. Finsas a candu deu no apu a biri custu, apu a abarrai contras a su chi funt fendi.
A su mancu sa libertadi de pensai cun sa conca mia e de essi o no essi de acòrdiu, mi dda lassas?

Ma po tui est totu campanilismu. Mi parit ca a tui ti praxat a intendi sceti "LSC eja", totu s'atru ddu ponis a su propriu livellu, totu s'atru est de cuntrastai.
Chistionas de campanilismu...ma segundu tui in cussu articulu chi as postau de cussu piciocu, no ddui nd'at campanilismu e partigianeria? in is interpretatzionis storicas e linguisticas cosa sua?
Candu acabbas de nci ddu ponni, mancai ti nau su chi no ddi seu de acòrdiu. Chi nd' apu a tenni gana...poita ti nau sa beridadi ca a fueddai de custas chistionis imoi m'arròsciu luegus..

chen'e arrenengu

ciau


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 20/10/2008 00:51:41
Messaggio:

S’ultimu faedhu eo? Cumente sos ateros, ma cando apo calki gosa de narrer… sinono mi nd’ istho mudu e cagliadu. Eo kelzo unu dialogu cun sos ateros, no de aer s’ultima paraula. E no soe leende a niunu sa libertade de pensare cun sa conca sua: mi piaghet su dialogu e su cunfrontu e no faedhare cun megus matessi, si si faedhat connoskhende cussu ki si narat, comente mi paret ki faghes tue, ki naras ‘odales sensadas e logicas.
Ma cando naras: “Deu bivu in un area metropolitana chi fait 400.000, 500.000 bividoris o cantu est... est fata de biddas mannas e piticas, ma est ormai totu una cosa, po modu de bivi, modu de pentzai ecc ecc.. Innoi est cuncentrau meda de su poderi economicu, politicu, sotziali culturali de sardinnia”, it’est, no est campanilismu? A mie mi paret ki emmo (concentrende concentrende… si keret finza concentrare sa limba inque), ma mi poto semper imbagliare. Eo no apo nadu ki est una faula, ma no intramus in sos particulares ca sinono bessimus a fora dessu topic de su totu.
Sia aiant fatu comente naras tue, kilkende un accordu cun sos “entis localis, provincia e calincunu comunu mannu,… cumissioni, unu istitutu apositu po sa lingua sarda, chi fait circas linguisticas, sotziu-linguisticas, psico-sotzialis, monitoragius, studiat neologismus e totu su chi serbit po pesai e acumpangiai unu bilinguismu modernu … s'agiudu de is universidadis de sardinnia e de fora puru (!)” e tando tota cussa zentoria, comente semper sutzedit in Sardinia, podiat trabagliare finzas pro dughentos annos, kena nd’ogare atzòla.
Pro como, nos devimus accuntentare de su trabgliu ki ant fatu cusso sabios (e no “una trumixedda autoreferentziali de savius (saggi) totu a bisu insoru”) Cussa “trumixedda de savios” at trabagliadu ‘ene, de acordhu cun sa traditzione, s’Istoria e mediende intra sos limbalzos prus rapresentativos de Sardinia. S’importhante est a si mover, poi totu s’acontzat in caminu. Tue naras: “Ddas pongu in ordini de preferentzia:
1) duus standards fundaus asuba de is traditzionis literarias campidanesa e logudoresa
2) unu standard sceti ma fundau asuba de una bariedadi reali mancai arrangiada unu pagu, prus baricentrica de cussa scioberada.
3) unu standard astratu pensau po essi lìgiu diaderus in maneras diferentis”
Finza a cando naras gai, tenis resone, ses meda acultzu a comente la penso eo. Ma mezus est at aer una limba ebia, “unu standard sceti ma fundau asuba de una bariedadi reali mancai arrangiada unu pagu, prus baricentrica de cussa scioberada” ca est s'ora de aer un’aizigheddu de unidade in Sardinia e mi paret ki custhu siet propriu cussu ki at fatu cussa “trumixedda”.
A sa fine, torro a narrer, ken’arrennegu: lassamus mover su carru e in caminu s’acontzat barriu
Saludos
Turritanu


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 20/10/2008 10:21:03
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Ma cando naras: “Deu bivu in un area metropolitana chi fait 400.000, 500.000 bividoris o cantu est... est fata de biddas mannas e piticas, ma est ormai totu una cosa, po modu de bivi, modu de pentzai ecc ecc.. Innoi est cuncentrau meda de su poderi economicu, politicu, sotziali culturali de sardinnia”, it’est, no est campanilismu? A mie mi paret ki emmo (concentrende concentrende… si keret finza concentrare sa limba inque),


emu cumprediu beni tandu. Tui ti ses pensau ca cun cussa frasia deu essi bofiu nai: boleus chi sa lingua sarda uficiali de sardinnia siat cussa de Casteddu e company..!
Deu custu no dd'apu mai nau e mai propònniu, poita no tengu bideas aici egoisticas e imperialisticas. Est cosa chi ti ses pensendi tui.
Ti ddu apu nau su chi emu a bolli, propriu poita circu su giustu, po su beni de totus.
Ma ti nau sa beridadi ca a bortas mi benit gana de dda biri una cosa de aici. Ma scis poita? sceti po biri sa reatzioni de calincunu cabesusesu..., nci nd'at medas chi imoi faint totu is togus e is nazionalistas, ndi iat a bessiri totu su campanilismu cosa insoru, totu in d-una borta, nci scumitis? Bollu nai, chi su standard "mesanu" scioberau fessit acanta de su campidanesu aici comenti est acanta de su logudoresu, is chescias chi imoi nci funt in custu cabu de Sardinnia iant essi a s'atra parti, ma a centu bortas! Emus a biri su mundu furriau fundu a sus!
e, ma seu deu su campanilista e torru sempri a inguni. Toca e naraddu!


Turritano ha scritto:
A sa fine, torro a narrer, ken’arrennegu: lassamus mover su carru e in caminu s’acontzat barriu
Saludos
Turritanu


imoi m'as fatu arregordai una cosa.. su chi dd'at nau unu de pagu..
"Sa LSC assimbillat a unu boi cun d-unu corru sceti. Boi scorrau est difficili chi tirit carru, ca no fait a ddu giungi a su giuali!"

ma la' ca dd'at nau cuddu, no ti dda pighist cun mei!

Deu ti nau sceti ca a bortas no bastat a pistai a forti is peis po cumbinci sa genti ca est de aici comenti iast a bolli tui.

Torru a nai, e dda serru: su tempus at essi maistu po totus!
Eus a biri su chi de bonu nd'at a bessiri

saludi







Autore Risposta: kigula
Inserita il: 20/10/2008 13:24:56
Messaggio:

O zente, no bo la lezzis troppu calda... Est solu unu arrejonu!


Autore Risposta: Piticcu
Inserita il: 23/10/2008 08:35:49
Messaggio:

La lsc (non mi piace usare LSU, sa di lavori socialmente utili)... ha un valore che non va intaccato. Lo spirito dal quale è nato, ovvero trovare una via ufficiale. Nel nord sardegna si riconoscono in tale progetto molto più di noi. Questo è abbastanza risaputo. Da parte loro mi pare di aver visto poche volte una voglia di confrontarsi che comporti da parte loro delle rinunce. Sono troppo affezionati ai risultati giunti che tale commissione haprodotto. Ma non lo dico in senso negativo, di critica verso di loro. Probabilmente anche noi avremmo reagito così, riconoscendo (in caso opposto) una lingua che soddisfaceva i nostri bisogni.
Quello che potremo chiamare logudorese o nuorese o in qualunque altro modo ci piaccia ha in se un senso identitario più forte rispetto a noi del campidano. Il campidanese è probabilmente più vario e variegato, non fosse altro eprchè la storia che ha interessato questa zona del sud sardegna ha visto frequentazioni esterne più frequenti rispetto a quelle del nord.
Inoltre c'è da considerare che al nord si parla di più in sardo che da noi. e questo sicruamente incide.
Il mio timore è che se non ci si viene incontro noi andremo ad una sorta di protocollo comune del campidanese che sarà troppo differente da quella del logudorese.
E' molto facile seguire questa strada, ognuno per la sua strada.
Ma poi ... Nessuno può prevedere quali risultati possa darci.
Ora siamo al guado, noi ci stiamo mettendo il nostro impegno per provare a dialogare e capire. Occorrerà ancora molto tempo. E non aver fretta.
Però dobbiamo troavre almeno un'omografia di base che permetta a tutti di comprenderci. Cosa serve una bellissima poesia scritta in sardo logudorese (o campidanese) che poi io non possa capire perchè non riesco a leggerla?
la bellezza del verso perderebbe tutto il suo valore..
a presto


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 23/10/2008 09:06:33
Messaggio:

Piticcu ha scritto:
Nel nord sardegna si riconoscono in tale progetto molto più di noi. Questo è abbastanza risaputo.


Sei sicuro di quello che hai affermato?
Controlla le delibere del Consiglio della Provincia Olbia-Tempio...


Autore Risposta: Piticcu
Inserita il: 24/10/2008 11:57:55
Messaggio:

Candu nosus ligeus unu documenti scritu sighendi su chi narat sa LSC s'accataus ca medas bortas tenit prus in consideratzioni cumenti chisionat su logudoresu. Poita tropu genti de su campidanu no est po nudda cuntenta de sa LSC ? Poita invecias po su logudoresu est prus semplici a scri su sardu cun sa LSC?
Seus chistionendi de sa genti comunu cumenti a mei, no de is amministradoris.
Deu intendu tropu genti campidanesa chi no oit mancu intendi de sa LSC, poita narat ca est tropu diversa. Intendu meda prus pagu genti de su nord chi narat su cuntrariu..


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 24/10/2008 16:17:01
Messaggio:

Piticcu, per favore potresti fare la traduzione?


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 24/10/2008 22:49:02
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:

Piticcu, per favore potresti fare la traduzione?


Vabbè che sei gallurese, ma mi sembra abbastanza comprensibile...


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 24/10/2008 23:47:09
Messaggio:

Piticcu ha scritto:

Candu nosus ligeus unu documenti scritu sighendi su chi narat sa LSC s'accataus ca medas bortas tenit prus in consideratzioni cumenti chisionat su logudoresu. Poita tropu genti de su campidanu no est po nudda cuntenta de sa LSC ? Poita invecias po su logudoresu est prus semplici a scri su sardu cun sa LSC?
Seus chistionendi de sa genti comunu cumenti a mei, no de is amministradoris.
Deu intendu tropu genti campidanesa chi no oit mancu intendi de sa LSC, poita narat ca est tropu diversa. Intendu meda prus pagu genti de su nord chi narat su cuntrariu..


Intendis sa genti narendi aici poita ca aici funt is cosas! Po sa conca de unu "campidanesu" sa LSC est tropu atesu dae s' idea chi issu tenit de sardu e no s' intendit bastantementi rapresentau.
A custu s' aciungit puru su problema antropològicu de sciri chi is capesusesus s' intendint rapresentaus: sa frustratzioni si fait prus manna e sa gana de dd' imparai fatu fatu est sempri prus paga...

A mei sa genti fanàtiga de sa LSC chi circat de cuai custu problema no mi praxit aici cumenti no mi praxint is chi bolint arrogai totu a sa moda de "muoia Sansone con tutti i filistei".
Est unu problema, unu problema de su grupu linguisticu etotu: su sardu est unu continuum, est a nai comenti chi siat una scalinada innui po donnia scalinu agataus una diferèntzia in sa pronùntzia. Ma ddu at scalinus chi graficamenti e antropologicamenti contant de prus: chi si bolit unu standard "naturali" si depit scioberai chi si ponni in susu o chi si ponni in fundu.

E tando sa pregonta iat a depi essi: poita cada borta si scioberat de si ponni a susu de custu scalinu? Ddu at un' iaxi de arrespustas possìbilis:
culturalis, demogràficas, polìticas, sotziulinguìsticas, totu ligadas a pari. E chi donant a su "Logudoresu-Brabaxinu" un' avantàgiu candu ddu at de scioberai...
Custu chi boleus biri sa realidadi coment' est, e no "coment' iat a depi essi"...In su mundu "comenti iat a depi essi" su Cabu de Logu de sa Sardigna fiat dèpiu essi Atzara...e chi deu emu bòfiu traballai in sa Regione no mi femu dèpiu stesiai de domu de 150 chilometrus, ma sceti de 50...no si ddu scaresciais!








Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 26/10/2008 08:37:29
Messaggio:


Sull'Unione Sarda di oggi ho letto quest'articolo.
Mi piacerebbe dare risonanza in questo sito.

[URL=http://img376.imageshack.us/my.php?image=limbaom5.jpg]


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 26/10/2008 23:43:50
Messaggio:

Non è una novità. Faremo un'accademia della lingua Logudorese e una di quella Sassarese/Gallurese, con tanti saluti all'unità della Sardegna e alla vera salvaguaria della sua Lingua.
Questo sì che è campanilismo, altro che competizione fra circoli sardi a Milano. E' qui, nelle cose importanti, che dimostriamo di essere davvero "pocos, locos y malunidos".
Turritano


Autore Risposta: thiniscole
Inserita il: 26/10/2008 23:54:07
Messaggio:

fatene una anche per il baroniese


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 26/10/2008 23:55:50
Messaggio:

thiniscole ha scritto:

fatene una anche per il baroniese

B'at logu pro totu, ateru ki Limba Sarda Comuna...
Turritano


Autore Risposta: thiniscole
Inserita il: 27/10/2008 00:02:30
Messaggio:

ma itte limba comuna inocche non cherimmos imbolare su siniscolesu!


Autore Risposta: PeppeLuisiPala
Inserita il: 27/10/2008 09:16:15
Messaggio:

thiniscole ha scritto:

ma itte limba comuna inocche non cherimmos imbolare su siniscolesu!


...tenes rigione manna Viniscole...
no che imbolamos nudda...
mancu su faeddu de Talavà - Su Cossu - Tamarispa - Talaunella - e...
de su corru mannu de furca...
Chie est chi cheret imbolare nudda...
Po contu meu che tia imbolare sos chi,...
in lumene de custas bideas...
piatzant chena contu e ne cabu, totu custu degogliu
saludos...


Autore Risposta: PeppeLuisiPala
Inserita il: 27/10/2008 09:34:23
Messaggio:

Albertina ha scritto:


Sull'Unione Sarda di oggi ho letto quest'articolo.
Mi piacerebbe dare risonanza in questo sito.

[URL=http://img376.imageshack.us/my.php?image=limbaom5.jpg]


...as fatu bene meda a presentare cuss'articulu Albertìii...
ledzindelu, so abarradu ispantadu ca s'assessore Pani,cuartesu,poeta improvisadore a sa campidanesa,...
si lamentaiat chi in sa LSC no est presente sa X...
e po cussu ordindzades un' "Academia "???
Chie che l'at bogada, o at acussentidu a che la 'ogare, dae s'iscritura e dae s'allegondzu 'ostru???
E non da oe???
Sos Loguturresos???
No mi paret propriu...
Fortzis pessaidzis chi gai faghinde esseredzis bistados pius similes a sos de terramanna...
Sedzis bois matessis chi cun s'iscuja de bos creere italiidiotas,...
o de bos italiidiotidzare adzis mudadu iscriinde sa X (ICS) de Puxeddu-Maxia-Montixi e ateros,...
in Pusceddu-Mascia-Montisci e gai sighinde...
Ducas...
su matessi impinnu chi b'adzis postu po sa prima muda,...
ponidelu po fagher torrare sas cosas comente fint connotas...
sena po cussu chilcare iscujas de malu pagadore,...
imputende totu custu disacatu 'ostru a sa LSC...
Faghidebos sabios...
ca ...
" macos " lu sedzis bistados ateras bortas,...
faghindebos mudare chietos-chietos,...
fintzas su sambenadu...
saludos...


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 27/10/2008 10:01:51
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Faremo un'accademia della lingua Logudorese e una di quella Sassarese/Gallurese, con tanti saluti all'unità della Sardegna e alla vera salvaguaria della sua Lingua.



Quella di formare un'accademia del campidanese mi sembra una cosa perfettamente normale, nata da un'esigenza di salvaguardia di una lingua non più tutelata, anzi contrastata dalla Lingua di Nessuno che si vuole imporre a tutti i sardi, non si sa bene sulla base di quali diritti...

Nel caso più specifico per quanto riguarda l'Accademia della lingua Gallurese, devo dire che esiste già da un bel po di anni, e prima di essa esiste l'A.C.D. (Associazione di Cultura Dialettale) divenuta in seguito C.I.G. (Consulta Intercomunale Gallura) alla quale aderiscono tutti i Comuni e singoli cittadini che si riconoscono in quella specifica area linguistica...

Turrità, non capisco perchè continui a mescolare, in un unico calderone, il Sassarese con il Gallurese... non sono la stessa cosa... oltretutto dal punto di vista geografico non sono nemmeno confinanti...


Autore Risposta: thiniscole
Inserita il: 27/10/2008 12:03:20
Messaggio:

peppe a mie no aumbrese!!


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 27/10/2008 17:57:11
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:
Quella di formare un'accademia del campidanese mi sembra una cosa perfettamente normale...

..........
Turrità, non capisco perchè continui a mescolare, in un unico calderone, il Sassarese con il Gallurese... non sono la stessa cosa... oltretutto dal punto di vista geografico non sono nemmeno confinanti...

Caro Pedru, invece io vorrei sapere da te la differenza che c’è tra Sassarese e Gallurese, nel mentre che ci pensi, io ti rispondo nella discussione “Il Sassarese”, che mi sembra più consona di questa (qui si dovrebbe parlare di LSC e invece ho visto che stiamo abbondantemente divagando).


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 27/10/2008 18:16:54
Messaggio:

Turrità, se non conosci la lingua gallurese potevi dirlo prima... non te l'avrei chiesto... scusa...


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 27/10/2008 19:40:51
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:

Turrità, se non conosci la lingua gallurese potevi dirlo prima... non te l'avrei chiesto... scusa...

E chi ti ha detto che non la conosco?
Il discorso l'ho ripreso nella discussione "Il Sassarese" e lì, se sarà il caso, continuerò. Lì ho detto la mia, vediamo cosa hai da dire tu, nel concreto.

Qui ho ricordato, in tutta umiltà, che questa discussione è intitolata "Limba Sarda Comuna", sicché posso dire e ripetere ancora una volta che la L.S.C. è stata creata per unire, non per dividere. Per avere una lingua ufficiale da poter utilizzare tutti negli atti ufficiali, come hanno fatto tutte la Nazioni (non Stati) del mondo, insomma per uscire finalmente dal proprio paesello.
Turritano


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 27/10/2008 21:50:27
Messaggio:

Infatti la cosidetta LSC sta raggiungendo alla grande tutti gli obiettivi che si era preposta...

Mi sta venendo un dubbio, anzi un dubbione, un doppio dubbione: non sarà che invece di LSC si tratti di LSD... visto che qualcuno l'ha paragonata alla classica manna caduta dall'alto, che risolverà tutti i problemi della Sardegna... e quindi anche dei sardi compresi gli emigrati a patto che la usino nelle serate di gala nei circoli e nelle altre occasioni ufficiali... nelle orge in famiglia no, per via del recente Decreto Carfagna...
Effettivamente gli effetti tra le due sostanze sono uguali però nuovi panorami culturali si affacciano all'orizzonte: sassaresi che finalmente, in crisi d'astinenza da LSC parlerano correttamente il campidanese di Cagliari nei giorni festivi e il maddalenino in quelli feriali; a Natale e Capodanno useranno il tabarchino mentre a Pasqua staranno tutti zitti, fino a quando il gallo non avrà cantato tre volte; in Gallura nessuno parlerà più il gallurese, per differenziarsi dai sassaresi, ma un dialetto a metà strada tra spagnolo, austriaco e bonifacinco fatto di suoni fortemente gutturali però perfettamente comprensibili; ad Alghero finalmente useranno il campidanese del Sulcis, con un 25% di ogliastrino, in luogo del catalano ormai vecchio e obsoleto... a Olbia, già da sempre bilingue per conto suo, si comunicherà solo tramite SMS ovviamente in LSC... con gran soddisfazione di TIM, Wind, Vodafone e cricca...
In Trexenta addirittura cambieranno il nome alla regione in Quattroxenta; trexenta era troppo poco e poi era facile confondersi con la famosa canzone del Risorgimento italiano: eran trexenta, eran giovani e forti...
In alcuni paesi della Sardegna centrale invece in segno di ribellione parleranno... solo in italiano; anzi cambieranno nome anche ai paesi: per esempio Cossoine diventerà Centolitridivino e Macomer cambierà in Padronescemo e così via...
Gli effetti positivi saranno immediati... ad Oristano essendo al centro geografico dll'isola confluiranno tutti insieme dialetti vecchi e nuovi creando una sorta di piccola babele; niente paura, il Consorzio per laLSC che nel frattempo si costiturà provvederà a fornire a tutti un decoder simultaneo...

Lo studio di un famoso portotorrese ha già pronto il nuovo slogan pubblicitario: LSC facci sognare... LSC e sai cosa parli.......
peccato che nessuno la capisca... anche con il decoder...


Autore Risposta: Albertina
Inserita il: 27/10/2008 22:02:38
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:

Infatti la cosidetta LSC sta raggiungendo alla grande tutti gli obiettivi che si era preposta...

Mi sta venendo un dubbio, anzi un dubbione, un doppio dubbione: non sarà che invece di LSC si tratti di LSD... visto che qualcuno l'ha paragonata alla classica manna caduta dall'alto, che risolverà tutti i problemi della Sardegna... e quindi anche dei sardi compresi gli emigrati a patto che la usino nelle serate di gala nei circoli e nelle altre occasioni ufficiali... nelle orge in famiglia no, per via del recente Decreto Carfagna...
Effettivamente gli effetti tra le due sostanze sono uguali però nuovi panorami culturali si affacciano all'orizzonte: sassaresi che finalmente, in crisi d'astinenza da LSC parlerano correttamente il campidanese di Cagliari nei giorni festivi e il maddalenino in quelli feriali; a Natale e Capodanno useranno il tabarchino mentre a Pasqua staranno tutti zitti, fino a quando il gallo non avrà cantato tre volte; in Gallura nessuno parlerà più il gallurese, per differenziarsi dai sassaresi, ma un dialetto a metà strada tra spagnolo, austriaco e bonifacinco fatto di suoni fortemente gutturali però perfettamente comprensibili; ad Alghero finalmente useranno il campidanese del Sulcis, con un 25% di ogliastrino, in luogo del catalano ormai vecchio e obsoleto... a Olbia, già da sempre bilingue per conto suo, si comunicherà solo tramite SMS ovviamente in LSC... con gran soddisfazione di TIM, Wind, Vodafone e cricca...
In Trexenta addirittura cambieranno il nome alla regione in Quattroxenta; trexenta era troppo poco e poi era facile confondersi con la famosa canzone del Risorgimento italiano: eran trexenta, eran giovani e forti...
In alcuni paesi della Sardegna centrale invece in segno di ribellione parleranno... solo in italiano; anzi cambieranno nome anche ai paesi: per esempio Cossoine diventerà Centolitridivino e Macomer cambierà in Padronescemo e così via...
Gli effetti positivi saranno immediati... ad Oristano essendo al centro geografico dll'isola confluiranno tutti insieme dialetti vecchi e nuovi creando una sorta di piccola babele; niente paura, il Consorzio per laLSC che nel frattempo si costiturà provvederà a fornire a tutti un decoder simultaneo...

Lo studio di un famoso portotorrese ha già pronto il nuovo slogan pubblicitario: LSC facci sognare... LSC e sai cosa parli.......
peccato che nessuno la capisca... anche con il decoder...



Ci sarà uno stravolgimento totale. Com'era successo allOttocento, quando i cartografi avevano cambiato il nome a Mara Arbarei trasformandola in Villamar, cosicchè tutti pensano che sia un paese vicino al mare.
E ora cambierà ancora qualcosa? Che ne sarà di noi?


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 27/10/2008 23:14:08
Messaggio:

Infatti, con tutti quelli che remano contro, con tutti quelli che allegramente preferiscono l’italiano, che col Sardo non ha niente a che fare, degni eredi di quelli che, al tempo degli spagnoli, erano convinti di essere spagnoli, si va proprio lontano.
Io non ho visto nessuno che abbia paragonato sa Limba Comuna alla biblica manna caduta dal cielo, ma solo gente seria che ha motivato seriamente la sua funzione e la sua utilità. Ma forse invece di un “dubbione”, forse lo si scambia con un “bubbone”, un “doppio bubbone”, visto la fobia e il panico che, in alcuni, scatena questa benedetta LSC. Sono quelli che preferiscono stare abbarbicati al proprio paesello, anziché arricchirsi culturalmente delle proprie caratteristiche comuni a tutto un popolo, che preferiscono una lingua straniera purché si sia, a suo tempo imposta con l’arroganza del padrone, anziché volerne una propria. Cagliaritano e maddalenino parlati a Sassari, ma che confusione: se mai è vero l’esatto contrario, tutti i sardi con un’unica lingua sarda, scusate la differenza.
Tabarchino, algherese e marocchino e … che col Sardo non hanno niente a che vedere, che macedonia.... Ma siamo sicuri che si sia capito bene la funzione della LSC? Sembrerebbe il contrario: La LSC è fatta per unire, non per dividere. Ma tant’è: evviva il campanile, evviva tutti i linguaggi, anche quelli che di sardo non hanno nulla… Eppure basterebbe semplicemente dire:”A me non piace una lingua sarda che unisce, preferiamo una lingua straniera, che condanna inesorabilmente tutte le parlate locali, ma chi se ne frega…” ,“mi piace la torre di Babele”, "la Sardegna divisa in mille cantoni: quello de Su Sassu, di Aggius, di Trinità d’Agultu, di Pozzomaggiore, di Putifigari, di Sorso, di Bittti, Tortolì, Lanusei, Carbonia, Senorbi, Villamar" e così via. Sarebbe un discorso più serio e sincero. Sempre meglio che raccontare freddure che non dicono nulla e non fanno ridere nessuno.
“Ci sarà uno stravolgimento totale … Che ne sarà di noi?”
Così poco? Io direi la fine del mondo, il giudizio universale… che Dio abbia pietà di noi e perdoni i nostri peccati…
Turritano


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 28/10/2008 00:19:21
Messaggio:



Ci sarà uno stravolgimento totale. Com'era successo allOttocento, quando i cartografi avevano cambiato il nome a Mara Arbarei trasformandola in Villamar, cosicchè tutti pensano che sia un paese vicino al mare.
E ora cambierà ancora qualcosa? Che ne sarà di noi?


Gesummaria e Giusepi, Albertì, calma!

Cambiare i toponimi non serve, non è necessario, perchè sono già univoci: basta sapere come gli abitanti del luogo chiamino il proprio paese e regolarsi di conseguenza.
La LSC serve a dare una forma grafica alle stesse parole che sono pronunciate differentemente (e scritte quindi in modo diverso) onde abituare i lettori e rendergli la vita più facile. Quante volte mi/ti/ci/ sarà capitato di saltare a piè pari un post scritto in sardo perchè troppo faticoso? In un' ottica di lungo termine la LSC serve fondamentalmente a questo: ad agevolare, quando e se lo si vuole fare, la vita del lettore.

Chiaramente questo pone un problema: la pronuncia in lettura non è uguale alla propria. Ci si può lavorare su per avvicinarla quanto più possibile, ma certamente è utopia pensare di conservare la propria pronuncia al 100% mentre si legge uno standard comune.
E, per inciso, questo problema non lo risolve nemmeno il tanto acclamato doppio standard...

Ripeto, questo problema riguarda esclusivamente la lettura, non la vita di tutti i giorni o mentre si parla a braccio alla radio o in TV: all' interno del gruppo linguistico sardo c'è già una buona comprensione e non serve averne una pronuncia uguale per tutti, sarebbe un' inutile spreco di risorse e certamente non incontrerebbe il favore di molti, anzi...

















Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 28/10/2008 11:59:19
Messaggio:


Rifacendomi a quest'ultimo post di Donovan e a quest'altro di qualche giorno fa mi sto sempre più convincendo che sia proprio LSD...


Vero è che a me, “logudorese”, è difficile adattarmi al “figiu” della LSC (e di qualche zona del centro Sardegna), quando sono abituato a dire “fizu”, o a un “campidanese” abituato al suo “fillu”, ma è sempre meglio di una lingua straniera com’è l’italiano. E poi nessuno mi vieta di pronunziare “fizu” e a un campidanese di dire “fillu”, l’importante è sapere come si scrive.


Quindi ricapitolando:
LSC= Figiu. Questo è lo standard grafico e fin qui ci siamo; si scrive e si pronuncia allo stesso modo;
Logudorese = Fizzu
Campidanese = Fillu

Quindi di conseguenza:
Sassarese = Figlioru
Castellanese = Figliolu
Gallurese = Fiddholu
Come si può vedere sassarese, castellanese e gallurese, sono uguali... perché in realtà c'è scritto figiu...

Tralascio il tabarchino e il catalano perché Carloforte e Alghero non sono più in Sardegna... spariti come la mitica Atlante...

Se, come dice qualcuno, è libero di pronunciare le parole come gli pare, dove sta l'utilità della LSC?
Tra l'altro, per molta gente di Sardegna, non del resto del mondo, come si vorrebbe far intendere, è una lingua straniera al pari delle altre che si studiano a scuola o nei posti di lavoro... con la differenza che quelle altre sono lingue reali, parlate e scritte da centinaia di milioni di individui in tutto il mondo, e non create a tavola...


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 28/10/2008 18:46:17
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:


Rifacendomi a quest'ultimo post di Donovan e a quest'altro di qualche giorno fa mi sto sempre più convincendo che sia proprio LSD...


Vero è che a me, “logudorese”, è difficile adattarmi al “figiu” della LSC (e di qualche zona del centro Sardegna), quando sono abituato a dire “fizu”, o a un “campidanese” abituato al suo “fillu”, ma è sempre meglio di una lingua straniera com’è l’italiano. E poi nessuno mi vieta di pronunziare “fizu” e a un campidanese di dire “fillu”, l’importante è sapere come si scrive.


Quindi ricapitolando:
LSC= Figiu. Questo è lo standard grafico e fin qui ci siamo; si scrive e si pronuncia allo stesso modo;
Logudorese = Fizzu
Campidanese = Fillu

Quindi di conseguenza:
Sassarese = Figlioru
Castellanese = Figliolu
Gallurese = Fiddholu
Come si può vedere sassarese, castellanese e gallurese, sono uguali... perché in realtà c'è scritto figiu...

Tralascio il tabarchino e il catalano perché Carloforte e Alghero non sono più in Sardegna... spariti come la mitica Atlante...

Se, come dice qualcuno, è libero di pronunciare le parole come gli pare, dove sta l'utilità della LSC?
Tra l'altro, per molta gente di Sardegna, non del resto del mondo, come si vorrebbe far intendere, è una lingua straniera al pari delle altre che si studiano a scuola o nei posti di lavoro... con la differenza che quelle altre sono lingue reali, parlate e scritte da centinaia di milioni di individui in tutto il mondo, e non create a tavola...




Petru, non capisco su che cosa sia basata a tuo parere la differenza tra lingue "reali" e lingue "non reali", ma una cosa è certa: quelle parlate da centinaia di milioni di individui (e non solo, ovviamente...) sono state standardizzate a tavolino.
Prendiamo ad esempio una lingua abbastanza diffusa, l' inglese...
Riporto e traduco da: http://en.wikipedia.org/wiki/Middle_English

Il Chancery Standard ("standard della cancelleria") era una forma scritta di inglese usata dalla burocrazia governativa e per altri utilizzi ufficiali dall' inizio del 14° secolo. Si ritiene che abbia contribuito in modo significativo allo sviluppo della lingua inglese sia parlata che scritta al giorno d' oggi. A causa dei diversi dialetti inglesi parlati e scritti al tempo in tutto il regno, il governo aveva necessità di una forma chiara e non ambigua da utilizzare nei documenti ufficiali. Il Chancery Standard venne sviluppato per venire incontro a questo bisogno.


Sembra che suoni abbastanza familiare, no? Ovviamente nei secoli lo standard in questione ha subito qualche modifica, ma l' impianto di base è rimasto quello. Dato che l' obiezione successiva sarà prevedibilmente che uno standard è artificiale in quanto pesca da più dialetti e non da uno solo ecco qua un' altro passaggio significativo, sempre a proposito di Chancery standard:

Era fortemente basato sui dialetti londinesi e dell' East midlands, le aree nelle quali vi erano i centri plitici e demografici. Comunque, vennero utilizzate altreforme dialettali per rendere più chiari i significati: ad esempio, vennero utilizzate le forme settentrionali "they", "their" e "them" (derivati da forme scandinave) piuttosto che le londinesi "hi/they" "hir" e "hem". Questo probabilmente perchè lo forme londinesi potevano essere confuse con parole come "he" "her" "him"...


Quindi Petru ora puoi anche affermare che secondo te l' inglese è una lingua artificiale...mi raccomando non mancare di farlo notare al miliardo e mezzo circa di locutori...



Un altro aspetto che non va ignorato è la questione del Gallurese, Castellanese e Sassarese. Queste sono varianti di una stessa lingua più o meno influenzate dalla lingua sarda, ma che non rientrano all' interno della lingua sarda e quindi delle relative standardizzazioni.
Spesso su questo punto nascono dei fraintendimenti come se si volessero escludere dalla comunità sarda i parlanti di questi dialetti o considerarli alla stregua di "sardi di serie B": non è così, sono sardi al 100% ma quella parlata da loro non è quella che linguisticamente viene considerata lingua sarda, che è solo una, ancorchè la più diffusa, delle lingue che si parlano in Sardegna oltre all' italiano.


Alla domanda "a cosa serve se si può pronunciare in modo diverso" ti rispondo molto semplicemente: serve a scrivere in modo uguale, non tutte le lingue del mondo (vedi di nuovo inglese...) hanno un' unica pronuncia in lettura. E per la LSC è già così: io in lettura pronuncio già modo differente da uno di Bitti o uno di Bonorva o anche di Cagliari ed in modo assolutamente naturale, la frase "Est de Casteddu".
Semplicemente perchè siamo già abituati a farlo...tutto qua.


Autore Risposta: thiniscole
Inserita il: 28/10/2008 19:10:43
Messaggio:

mi intrometto, donovan hai pienamente ragione ma il fatto è che a distanza di pochi chilometri non cambiano solo le pronuncie, si anche quelle, ma ci sono anche delle parole totalmente diverse o stesse parole con significati diversi.... P.S. sulla frase "est de casteddu" io la pronuncio "er de casteddu"


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 28/10/2008 19:34:24
Messaggio:

E' verissimo Thiniscò, ma TUTTE le parole sono utilizzabili nello standard ed è questa la cosa che personalmente mi piace di più: poter utilizzare nello scritto, volendo, delle parole che io mai mi sognerei di utilizzare nel parlato nel mio paese, aumenta l' espressività generale della lingua ed aiuta a ridurre la presenza di italianismi. Questo è un lavoretto sperimentale che ho voluto fare usando questo sistema, c'è qualche errore di distrazione e/o dovuto alla mia influenza dialettale, ma è abbastanza attendibile:



Riguardo la pronuncia anch' io pronuncio "Er", però non so come a Siniscola pronunciate la "C" di Casteddu, se sia dura (come a Orosei) o morbida (come a Posada). Io la pronuncio morbida, come a Posada.






Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 28/10/2008 19:37:03
Messaggio:

La differenza fondamentale tra LSC e inglese è che quest'ultima quando fu "codificata" era già esistente da un bel po di tempo e parlata da un buon numero di individui... questo pastrocchio che vogliono far passare per lingua di tutti i sardi è invece nata a tavola... e soprattutto non è parlata da nessuno... se poi si vogliono fare altri paragoni con inglese o simili, non bisogna dimenticare che sono passati circa 700 anni e credo che nel frattempo il mondo sia andato avanti...



Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 28/10/2008 19:46:24
Messaggio:

Donovan ha scritto:
Un altro aspetto che non va ignorato è la questione del Gallurese, Castellanese e Sassarese. Queste sono varianti di una stessa lingua più o meno influenzate dalla lingua sarda, ma che non rientrano all' interno della lingua sarda e quindi delle relative standardizzazioni.


Quindi la gente di tutto il Nord Sardegna dovrebbe essere obbligata ad apprendere una lingua che non è mai stata la loro...
visto che ormai è dimostrato che in Gallura, nel Sassarese e si parla e si scrive in quella maniera ormai da secoli, come dimostrano i numerosi documenti d'archivio...

Sarebbe interessante sapere chi e su quali basi ha stabilito che i suddetti modi di esprimersi non sono sardi... visto che quando fu redatta la LR 26/97 si affermava il contrario...



Autore Risposta: thiniscole
Inserita il: 28/10/2008 20:11:28
Messaggio:

donovan la c siniscolese è più dura di quella di orosei.. il dialetto siniscolese in generale è più duro di quello oroseino perchè a orosei almeno in qualche parola mettono la d, a siniscola la t e la c dure sono le lettere dominanti i nuoresi dicono che sembra cinese


Autore Risposta: thiniscole
Inserita il: 28/10/2008 20:18:42
Messaggio:

comunque io non sono daccordo a creare una lingua comune in sardegna, secondo me per fare cio ci deve essere una suddivisione non dico in singoli comuni perchè sarebbe un po piu complicato ma almeno la suddivisione in zone, che ne so tipo logudorese, gallurese, baroniese, nuorese, campidanese, trovando dei confini linguistici comunque perchè non è giusto che alcuni dialetti debbano andare "persi"


Autore Risposta: thiniscole
Inserita il: 28/10/2008 20:33:40
Messaggio:

donovan ho visto il film con i sottotitoli, ti faccio i complimenti xke hai fatto una bellissima cosa, però tornando al discorso, vedi io un saco di cose non le ho capite perchè a siniscola sidiranno in un modo proprio totalmente diverso, proprio con altre parole, dico siniscola perche io soo di siniscola e so il sinscolese però questo è solo un esempio, e un gallurese comè fa?? non bi crumpendet'una zikka!.. p.s. di nuovo complimenti però perchè almeno vedo il tuo impegno per salvaguardare la lingua sarda...


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 28/10/2008 20:41:01
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:

Donovan ha scritto:
Un altro aspetto che non va ignorato è la questione del Gallurese, Castellanese e Sassarese. Queste sono varianti di una stessa lingua più o meno influenzate dalla lingua sarda, ma che non rientrano all' interno della lingua sarda e quindi delle relative standardizzazioni.


Quindi la gente di tutto il Nord Sardegna dovrebbe essere obbligata ad apprendere una lingua che non è mai stata la loro...
visto che ormai è dimostrato che in Gallura, nel Sassarese e si parla e si scrive in quella maniera ormai da secoli, come dimostrano i numerosi documenti d'archivio...

Sarebbe interessante sapere chi e su quali basi ha stabilito che i suddetti modi di esprimersi non sono sardi... visto che quando fu redatta la LR 26/97 si affermava il contrario...




Che le persone che abitano al Nord debbano essere obbligate ad apprendere una lingua che non è loro lo stai dicendo tu, nessun altro. E già difficile che succeda per le zone sardofone, figuriamoci cosa significherebbe dover sconfinare: lo Stato difficilmente lo permetterebbe, perciò puoi dormire sonni tranquilli.

Riguardo la legge 26, ecco cosa dice:

Art. 2 comma 4

La medesima valenza attribuita alla cultura ed alla lingua sarda
è riconosciuta con riferimento al territorio interessato, alla
cultura ed alla lingua catalana di Alghero, al tabarchino delle
isole del Sulcis, al dialetto sassarese e a quello gallurese.


Art. 13 comma 7

Le disposizioni contenute nel presente articolo con riferimento
alla lingua e alla cultura sarde si applicano anche alle attività
concernenti la lingua e la cultura catalana di Alghero, il
tabarchino delle isole del Sulcis, il dialetto sassarese e quello
gallurese.


Ovvero: gallurese, sassarese, catalano e tabarchino sono lingue della Sardegna, non lingua sarda.
Non me lo sto inventando io, né se lo sono inventati loro: all' interno delle lingue neolatine il limite più importante è dato proprio dalla formazione del plurale e quel limite passa anche in Sardegna (macchi VS macos), nessuno può far finta di ignorarlo e difatti lo Stato non lo ignora, dato che non riconosce né il Sassarese né il Gallurese come lingue a sé, ma come dei semplici dialetti alla stessa stregua del marchigiano o del calabrese.
Sta a voi muovervi per ottenere il riconoscimento ufficiale e di certo non è cosa facile.



Autore Risposta: thiniscole
Inserita il: 28/10/2008 20:59:56
Messaggio:

ma io penso che il riconoscimento non lo otterremo neanche se piangiamo in tutte le varianti di sardo, l'unica speranza sarebbe che berlusconi scopra di essere sardo, allora avremo qualche accozzo forse.. scherzo, e ccavoli ci dobbiamo dare da fare sul serio, ma ormai alla gente non importa più di tanto purtroppo


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 28/10/2008 21:04:22
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:

La differenza fondamentale tra LSC e inglese è che quest'ultima quando fu "codificata" era già esistente da un bel po di tempo e parlata da un buon numero di individui... questo pastrocchio che vogliono far passare per lingua di tutti i sardi è invece nata a tavola... e soprattutto non è parlata da nessuno... se poi si vogliono fare altri paragoni con inglese o simili, non bisogna dimenticare che sono passati circa 700 anni e credo che nel frattempo il mondo sia andato avanti...




Sei stato tu a fare il paragone con delle lingue "vere e parlate da centinaia milioni di persone" e ovviamente se una lingua è così diffusa può esserlo solo se la codificazione è avvenuta da un bel po', non due anni fa.

Riguardo al resto è assolutamente fuorviante che tu paragoni la LSC all' inglese. Il paragone o lo fai o tra Sardo e Inglese o tra LSC e Chancery Standard, sono due piani differenti: uno è il gruppo linguistico, l' altro è lo standard linguistico, che nasce nel momento stesso della codifica e quindi non poteva essere parlato in precedenza. Tanto più che nell' inglese, di fatto, quella pronuncia indicata non è mai esistita, è cambiata in maniera notevole proprio nel periodo in cui lo standard venne elaborato: oggiogiorno per MAKE leggiamo "meich", all' epoca si leggeva proprio com'è scritto: "mache".

L' unica vera differenza è data dal fatto che all' epoca la stragrande maggioranza della popolazione ignorava che cosa stesse succedendo, che non desse valore alla scrittura dato che era analfabeta e che non aveva il tempo




Autore Risposta: thiniscole
Inserita il: 28/10/2008 21:08:41
Messaggio:

donovan ma itte mi so faeddande a sa sola? bo io non riesco a intromettermi nel discorso


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 28/10/2008 21:13:20
Messaggio:

Donovan ha scritto:

Che le persone che abitano al Nord debbano essere obbligate ad apprendere una lingua che non è loro lo stai dicendo tu, nessun altro. E già difficile che succeda per le zone sardofone, figuriamoci cosa significherebbe dover sconfinare: lo Stato difficilmente lo permetterebbe, perciò puoi dormire sonni tranquilli.



Quindi la LSC non è destinata a tutti i Sardi?
Vabbè che non vale niente, ma salvare almeno le apparenze... si poteva fare...

Oltretutto vedo che, come al solito, su quello che succede in Gallura e dintorni sei poco o male informato...

L'estate scorsa un po dovunque, (Locali pubblici, uffici, spiagge ecc.) erano esposti in bella evidenza grandi manifesti scritti in LSC (o così almeno credo) con le prescrizioni antincendio emanate dalla Regione Sardegna... ovviamente la gente dopo un rapido sguardo tirava avanti... senza aver letto il tutto, per via del fatto che non capiva un bel niente...
Bel modo di informare i cittadini su un argomento così delicato...
Non so se questo sia da definire un tentativo di imporre qualcosa... forse non lo è... questione di opinioni... però di sicuro era uno spreco di soldi pubblici... e quello che è ancora più triste sicuramente inutile e dannoso... come del resto tutto quello che è legato alla LSC...


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 28/10/2008 21:23:50
Messaggio:

thiniscole ha scritto:

donovan ho visto il film con i sottotitoli, ti faccio i complimenti xke hai fatto una bellissima cosa, però tornando al discorso, vedi io un saco di cose non le ho capite perchè a siniscola sidiranno in un modo proprio totalmente diverso, proprio con altre parole, dico siniscola perche io soo di siniscola e so il sinscolese però questo è solo un esempio, e un gallurese comè fa?? non bi crumpendet'una zikka!.. p.s. di nuovo complimenti però perchè almeno vedo il tuo impegno per salvaguardare la lingua sarda...


Grazie per i complimenti...

Imparare cosa voglia dire qualcosa sentendola solo una volta è praticamente impossibile, a prescindere dal dialetto. Se parli con un uomo anziano di Siniscola che ti dice un termine che non hai mai sentito è difficile che tu lo capisca se non te lo indica espressamente: più lo senti e più è probabile che tu lo capisca.
La stessa cosa succede, ad un livello più alto, nel confronto con gli altri dialetti: finchè li rinchiudiamo all' interno delle bidde sarà impossibile il confronto e la comprensione, sarà sempre difficoltoso capire che cosa uno intenda quando utilizza un certo termine.
Se lo si inizia a fare da bambini a scuola, leggendo sui libri, utilizzando un vocabolario univoco, ascoltando ad esempio cartoni animati con pronunce differenti, vedendo come assolutamente normale il rivolgersi in sardo ad un bambino che non si conosce, la cosa diventa decisamente più facile.

A me delle persone mature poco mi interessa, per molti è già troppo difficile capire dialetti lontani dai propri, la battaglia va fatta per le generazioni future.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 28/10/2008 21:32:09
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:


...............
.................
Quindi di conseguenza:
Sassarese = Figlioru
Castellanese = Figliolu
Gallurese = Fiddholu
Come si può vedere sassarese, castellanese e gallurese, sono uguali... perché in realtà c'è scritto figiu...

Tralascio il tabarchino e il catalano perché Carloforte e Alghero non sono più in Sardegna... spariti come la mitica Atlante...

Se, come dice qualcuno, è libero di pronunciare le parole come gli pare, dove sta l'utilità della LSC?
Tra l'altro, per molta gente di Sardegna, non del resto del mondo, come si vorrebbe far intendere, è una lingua straniera al pari delle altre che si studiano a scuola o nei posti di lavoro... con la differenza che quelle altre sono lingue reali, parlate e scritte da centinaia di milioni di individui in tutto il mondo, e non create a tavola...


Obiezioni legittime.
Comunque com’è nella realtà dei fatti, precisiamo che a Sassari “figliolu” si può pronunziare in due modi: “figlioru”, ma anche (come a Castelsardo, parte integrante del sassarese) “figliolu”. Le differenze che esistono dappertutto (e non solo in Sardegna) anche spostandosi di pochi kilometri, sono nella norma. Per esempio, in piena Gallura, il numero “100” a Tempio si pronunzia “centu” e ad Aggius, a soli 6 km da Tempio, si dice “zentu”, più o meno come a Sassari.
Alghero e Carloforte non sono affatto sparite, nessuno l’ha mai detto, ma non bisogna mischiare insieme i due dialetti, né tantomeno questi con la Lingua Sarda, per motivi evidenti: ad Alghero si parlava il Sardo prima della conquista Aragonese, ora si parla un dialetto derivato dal catalano, ma TUTTI gli algheresi sono di origine sarda e una buona parte di essi parla il Logudorese.
Il tabarchino invece, non è altro che un dialetto genovese, quindi ben rappresentato, come lingua ufficiale, già dall’italiano. In ogni modo nessuno è obbligato a parlare o a scrivere in Sardo.
Ma, a parte il fatto che qui si sta parlando di unificare una lingua senza privilegiare nessuno, si vuol fare semplicemente una lingua ufficiale per poter produrre correntemente atti ufficiali in tutta la regione, col metro inoppugnabile della antichità e originalità della Lingua. E’ ovvio che qualche scontento di tipo campanilistico inevitabilmente si solleva, ma come ci si è adattati a due lingue straniere succedutesi nei secoli (spagnolo e italiano) non vedo perché non ci si possa adattare alla nostra antica e peculiare Lingua Sarda, che mi sembra in ogni modo, l’unica rappresentativa della nostra Terra, infinitamente preferibile a qualunque lingua straniera.
Una lingua non è mai “straniera” in casa propria, anche se la gente, per motivi diversi, ne ha perso la consuetudine. Si tratta di riacquistarne l’uso, di riappropriarsi, almeno negli atti ufficiali, di una lingua nobile e antica, un tempo propria di tutta la Sardegna, Gallura, Sassarese e Alghero comprese. Lasciamo perdere i tabarchini, che in Sardegna, come detto, ci sono solo per caso, e non hanno nulla da rappresentare se non il dialetto genovese.
Più o meno tutte le lingue del mondo rappresentano una Nazione e sono create, in un modo o nell’altro, se non a “tavolino”, artificialmente per un uso ufficiale e poi plasmate nel tempo dalla gente che la usa.
Insomma, una lingua ufficiale è sempre derivata da compromessi fra i vari dialetti che la compongono, a prescindere dal numero dei parlanti e rappresenta sempre un Popolo, una Nazione.
Turritano

PS: il Sassarese e il Gallurese, pur avendo delle differenze e peculiarità proprie, rispetto al Logudorese e Campidanese, hanno anche molti tratti in comune con esse, soprattutto nel lessico, sintassi e nelle frasi idiomatiche.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 28/10/2008 21:35:44
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:

Donovan ha scritto:

Che le persone che abitano al Nord debbano essere obbligate ad apprendere una lingua che non è loro lo stai dicendo tu, nessun altro. E già difficile che succeda per le zone sardofone, figuriamoci cosa significherebbe dover sconfinare: lo Stato difficilmente lo permetterebbe, perciò puoi dormire sonni tranquilli.



Quindi la LSC non è destinata a tutti i Sardi?
Vabbè che non vale niente, ma salvare almeno le apparenze... si poteva fare...

Oltretutto vedo che, come al solito, su quello che succede in Gallura e dintorni sei poco o male informato...

L'estate scorsa un po dovunque, (Locali pubblici, uffici, spiagge ecc.) erano esposti in bella evidenza grandi manifesti scritti in LSC (o così almeno credo) con le prescrizioni antincendio emanate dalla Regione Sardegna... ovviamente la gente dopo un rapido sguardo tirava avanti... senza aver letto il tutto, per via del fatto che non capiva un bel niente...
Bel modo di informare i cittadini su un argomento così delicato...
Non so se questo sia da definire un tentativo di imporre qualcosa... forse non lo è... questione di opinioni... però di sicuro era uno spreco di soldi pubblici... e quello che è ancora più triste sicuramente inutile e dannoso... come del resto tutto quello che è legato alla LSC...




In Gallura non esistono solo i galluresofoni: ci sono sardofoni che abitano a Luras e Olbia e all' interno della provincia anche ad Alà, Buddusò, Padru, Berchidda...
Non so se sia di competenza della Regione o della Provincia la diffusione dei manifesti in sardo (LSC, logudorese, o alaese non penso faccia grande differenza per la comprensione di un galluresofono) ma di certo non devono essere i sardofoni a rinunciare al diritto di utilizzare la propria lingua: siete voi che dovete battervi perchè si utilizzi la vostra.
E ovviamente per farlo è necessario utilizzare uno standard comune...


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 28/10/2008 22:13:51
Messaggio:

Turritano ha scritto:
Le differenze che esistono dappertutto (e non solo in Sardegna) anche spostandosi di pochi kilometri, sono nella norma. Per esempio, in piena Gallura, il numero “100” a Tempio si pronunzia “centu” e ad Aggius, a soli 6 km da Tempio, si dice “zentu”, più o meno come a Sassari.


Hai sollevato un problema a prima vista poco importante, ma credo invece sia interessante dedicare un minimo di approfondimento

Sassari = Zentu
Aggius = Zentu
Tempio = Centu

Da rilevare che la pronuncia della "Z" sassarese non è proprio perfettamente uguale a quella aggese, ma la differenza è trascurabile...
Inoltre bisogna aggiungere che centu a Tempio e zentu ad Aggius si scrivono così come si pronunciano...
Zentu si usa non solo ad Aggius ma anche in una schiera di paesi che arriva fino alla piana della Bassa Valle del Coghinas...
Quindi si può concludere che ci si trova in una zona di transizione tra sassarese e gallurese di matrice tempiese...
Il discorso filerebbe perfettamente... se non ci fosse di mezzo Castelsardo, il cui dialetto ha molto in comune con il sassarese, però ha anche diversi elementi in comune con il corso, talvolta anche più del gallurese di Tempio... oltre naturalmente a elementi comuni allo stesso gallurese...

Infatti:
Castelsardo = Centu
con una pronuncia leggera della "C", praticamente quasi una "G"....

Per cui il castellanese potrebbe essere considerato un idioma a se stante, pur facendo parte di quelli di tipo sardo-corso come il tempiese, l'aggese, il sedinese e, in misura leggermente inferiore, il sassarese...




Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 28/10/2008 22:31:11
Messaggio:

Ma, il Sassarese occupa tutta la zona costieradel golfo dell'Asinara, sconfinando nel Mar di Sardegna Nord occidentale: Stintino ("Mare di Fuori"), Argentiera e Porto Ferro, comprendendo pressoché tutta la Nurra e, ad Est, fino, pressapoco a Valledoria, zona di transizione tra Gallurese e Sassarese. Il Castellanese (Castelsardo) è vicino alla zona di transizione, ma le diferenze col resto del Sassarese sono trascurabili, pur avendo conservato qualcosa in più della "lingua" (o dialetto) comune al Sassarese e al Gallurese: il Corso. Sono comunque varianti "border line" della Lingua Sarda, di cui un tempo faceva parte a pieno titolo anche il Corso.
Turritano
PS: riporto questo post, tale quale, nella sede più consona: "Il Sassarese"


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 29/10/2008 09:20:46
Messaggio:

Donovan ha scritto:
In Gallura non esistono solo i galluresofoni: ci sono sardofoni che abitano a Luras e Olbia e all' interno della provincia anche ad Alà, Buddusò, Padru, Berchidda...
Non so se sia di competenza della Regione o della Provincia la diffusione dei manifesti in sardo (LSC, logudorese, o alaese non penso faccia grande differenza per la comprensione di un galluresofono) ma di certo non devono essere i sardofoni a rinunciare al diritto di utilizzare la propria lingua: siete voi che dovete battervi perchè si utilizzi la vostra.
E ovviamente per farlo è necessario utilizzare uno standard comune...




Vedo che hai sempre le idee un po confuse per quanto riguarda il gallurese...
Innanzitutto bisogna chiarire che l'ambito territoriale della provincia Olbia-Tempio (si chiama così e non Gallura come credono in troppi) non corrisponde alla cosidetta area galluresofona...
Inoltre, visto che non lo sai ti informo che il gallurese è utilizzato anche in altri centri fuori della provincia OT... ovviamente tu non puoi saperlo visto che non lo conosci e ne hai qualche idea solo per sentito dire...


Per quanto riguarda Luresi e Terranovesi, bisogna dire che da sempre sono bilingui, logudorese e gallurese... quindi il discorso non regge...
della LSC non sanno proprio che farsene... e non hanno certo tempo da perdere con le cose inutili...

Il discorso relativo ad Alà, Buddusò ecc. è anch'esso fuori luogo, perchè non mi risulta che abbiano mai parlato la LSC... quindi anche per loro è una lingua straniera...




Non so se sia di competenza della Regione o della Provincia la diffusione dei manifesti in sardo (LSC, logudorese, o alaese non penso faccia grande differenza per la comprensione di un galluresofono) ma di certo non devono essere i sardofoni a rinunciare al diritto di utilizzare la propria lingua:
8D]




Qui viene fuori la vera essenza della LSC, di certo non ispirata al principio di valorizzazione della lingua e cultura della Sardegna...
Nessuno chiede ai sardofoni di rinunciare alla propria identità linguistica, ci mancherebbe altro. Lo stesso discorso però va fatto anche per coloro che non sono sardofoni (chi decide poi chi è sardofono o meno? la solita congrega seduta a tavola?).
Oltretutto sottolineo ancora una volta una questione abbastanza chiara: se per sardofono si intende colui che parla la LSC allora in Sardegna non esistono sardofoni, visto che la LSC non è mai stata parlata da nessuno...


siete voi che dovete battervi perchè si utilizzi la vostra.



Se intendi "si utilizzi la vostra" come lingua comune, scusa... ma mi viene proprio da ridere... allora non ci siamo capiti proprio...


E ovviamente per farlo è necessario utilizzare uno standard comune...


Ci risiamo... ma quale? L'unica lingua comune a tutti i sardi è l'italiano...


Autore Risposta: antas
Inserita il: 29/10/2008 14:03:10
Messaggio:

Ma custu petru est unu moderatore o un'opinionista? A parre meu sende unu moderatore depiat vigilare ebbia, e no intervenner, bidu chi tenet su potere de censurare sos ateros.


Autore Risposta: Nuragica
Inserita il: 29/10/2008 14:51:14
Messaggio:

antas ha scritto:

Ma custu petru est unu moderatore o un'opinionista? A parre meu sende unu moderatore depiat vigilare ebbia, e no intervenner, bidu chi tenet su potere de censurare sos ateros.


Scusami tanto Antas... Secondo te i moderatori dovrebbbero vigilare senza intervenire?? Mi spieghi il motivo???
Pensi forse che veniamo pagati per farlo??
Ogni utente qui collabora gratuitamente ed ha pari diritto ad intervenire
nel rispetto delle regole del forum..
Solo quando si va fuori dal seminato il moderatore interviene.

Opssssss scusami Petru forse volevi dire qualcosa tu a tal proposito!!


Autore Risposta: antas
Inserita il: 29/10/2008 16:12:27
Messaggio:

Nuragica ha scritto:

[quote][red]


Scusami tanto Antas... Secondo te i moderatori dovrebbbero vigilare senza intervenire?? Mi spieghi il motivo???
Pensi forse che veniamo pagati per farlo??
Ogni utente qui collabora gratuitamente ed ha pari diritto ad intervenire
nel rispetto delle regole del forum..
Solo quando si va fuori dal seminato il moderatore interviene.

Opssssss scusami Petru forse volevi dire qualcosa tu a tal proposito!!



Purtroppo s'esperientzia mea est differente, poite m'est capitau fintzas de esser istau censurau chene motivu. Fortzis cussu moderatore no fit di accordu cun mene (e no fit petru). E cun custu serro e l'acabo cun sa chistione.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 29/10/2008 20:39:14
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:

Donovan ha scritto:
In Gallura non esistono solo i galluresofoni: ci sono sardofoni che abitano a Luras e Olbia e all' interno della provincia anche ad Alà, Buddusò, Padru, Berchidda...
Non so se sia di competenza della Regione o della Provincia la diffusione dei manifesti in sardo (LSC, logudorese, o alaese non penso faccia grande differenza per la comprensione di un galluresofono) ma di certo non devono essere i sardofoni a rinunciare al diritto di utilizzare la propria lingua: siete voi che dovete battervi perchè si utilizzi la vostra.
E ovviamente per farlo è necessario utilizzare uno standard comune...




Vedo che hai sempre le idee un po confuse per quanto riguarda il gallurese...
Innanzitutto bisogna chiarire che l'ambito territoriale della provincia Olbia-Tempio (si chiama così e non Gallura come credono in troppi) non corrisponde alla cosidetta area galluresofona...
Inoltre, visto che non lo sai ti informo che il gallurese è utilizzato anche in altri centri fuori della provincia OT... ovviamente tu non puoi saperlo visto che non lo conosci e ne hai qualche idea solo per sentito dire...


Per quanto riguarda Luresi e Terranovesi, bisogna dire che da sempre sono bilingui, logudorese e gallurese... quindi il discorso non regge...
della LSC non sanno proprio che farsene... e non hanno certo tempo da perdere con le cose inutili...

Il discorso relativo ad Alà, Buddusò ecc. è anch'esso fuori luogo, perchè non mi risulta che abbiano mai parlato la LSC... quindi anche per loro è una lingua straniera...




Non so se sia di competenza della Regione o della Provincia la diffusione dei manifesti in sardo (LSC, logudorese, o alaese non penso faccia grande differenza per la comprensione di un galluresofono) ma di certo non devono essere i sardofoni a rinunciare al diritto di utilizzare la propria lingua:
8D]




Qui viene fuori la vera essenza della LSC, di certo non ispirata al principio di valorizzazione della lingua e cultura della Sardegna...
Nessuno chiede ai sardofoni di rinunciare alla propria identità linguistica, ci mancherebbe altro. Lo stesso discorso però va fatto anche per coloro che non sono sardofoni (chi decide poi chi è sardofono o meno? la solita congrega seduta a tavola?).
Oltretutto sottolineo ancora una volta una questione abbastanza chiara: se per sardofono si intende colui che parla la LSC allora in Sardegna non esistono sardofoni, visto che la LSC non è mai stata parlata da nessuno...


siete voi che dovete battervi perchè si utilizzi la vostra.



Se intendi "si utilizzi la vostra" come lingua comune, scusa... ma mi viene proprio da ridere... allora non ci siamo capiti proprio...


E ovviamente per farlo è necessario utilizzare uno standard comune...


Ci risiamo... ma quale? L'unica lingua comune a tutti i sardi è l'italiano...



Nomina sunt consequentia rerum...

Petru, provo a spiegartelo per l' ennesima volta, dopodichè ignorerò deliberatamente le tue provocazioni, tempo da perdere non ne ho molto.

- La LSC non ambisce ad essere la lingua scritta comune a tutti i sardi, ma a tutti i sardofoni. Ormai ho perso il conto di quante volte l' ho detto, ma è una lingua scritta e non è necessario parlarla: non c'entra nulla con l' oralità, non le si oppone, la completa colmando un vuoto che storicamente la lingua sarda ha avuto. Se vuoi capirlo è così, altrimenti continua pure a pensarla come vuoi.

- Chi decide chi è sardofono o meno sono gli stessi sardofoni o non sardofoni. Se dico "sos macos" sono sardofono, se dico "li macchi" non sono sardofono.
Chi ha deciso che deve essere così? La linguistica sulla base di criteri scientifici. Questi criteri non sono validi? A questo punto vengono meno tutte le distinzioni fatte tra gruppi linguistici, col risultato che tutti nel pianeta parleremmo già la stessa lingua.

- Per sardofono non si intende colui che "parla la LSC", se anche dovesse esistere qualche scemo che nel parlato si attiene pedissequamente a tutte le regole della LSC questo non esclude automaticamente dal gruppo dei sardofoni tutti gli altri dialetti parlati in Sardegna. Chi usa la LSC è un sardografo, non un sardofono. Se continui a confondere questi due livelli qualunque discorso è impossibile.

- Non ho mai confuso la Gallura geografica col gruppo linguistico Gallurese e prova ne sia il fatto che ho nominato Luras e Olbia, che pur essendo geograficamente galluresi sono storicamente di lingua sarda. Certamente luresi e terranovesi sono bilingui, così come a Tempio esistono numerose persone che parlano in sardo. Qua si parla della lingua alla quale il territorio storicamente è appartenuto e per quanto riguarda Luras e Olbia è la lingua sarda.

- A questo punto non so se tu lo faccia apposta a fraintendere, quando mi riferisco allo standard della "vostra lingua" mi riferisco al Gallurese e alle varianti sardo-corse dello stesso gruppo linguistico. Se questo standard esiste fate pressione per ufficializzarlo, se non esiste va creato e ufficializzato. Dopodichè i cartelli in Gallura e/o nelle zone sardo-corse possono essere scritti sia in Sardo che in Gallurese/Chiamalocomevuoi.
Io voglio che nella tua zona nei cartelli vengano utilizzate entrambe le lingue, sei tu che ti opponi.
Naturalmente ciò è dovuto al fatto che tu non ritieni la grafia LSC rappresentativa del sardo.
Finora, oltre ai soliti facili pregiudizi, non ho ancora capito quali siano le reali motivazioni che ti spingano a dirlo. La LSC è solo una delle infinite possibilità di sardo a livello scritto, se tu hai un' idea migliore o che sia realmente rappresentativa non esitare a proporla alla Regione e, visto che sei sempre così attento agli sprechi, magari fai in modo che si possa risparmiare qualcosa...mi piacerebbe vedere come...


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 29/10/2008 22:25:35
Messaggio:

Donovan ha scritto:
... è una lingua scritta e non è necessario parlarla: non c'entra nulla con l' oralità, non le si oppone, la completa colmando un vuoto che storicamente la lingua sarda ha avuto.


Visto che è già previsto che nessuno la parlerà, sarebbe interessante sapere a cosa serve allora questa lingua inventata e quali sarebbero i vuoti lasciati dal sardo (quale sardo?) che si andranno a colmare...


Chi ha deciso che deve essere così? La linguistica sulla base di criteri scientifici.


Anche qui sarebbe molto interessante sapere quali sono questi criteri scientifici.


Per sardofono non si intende colui che "parla la LSC", se anche dovesse esistere qualche scemo che nel parlato si attiene pedissequamente a tutte le regole della LSC questo non esclude automaticamente dal gruppo dei sardofoni tutti gli altri dialetti parlati in Sardegna.


Ah sì? Allora perché alcuni sono stati esclusi?


Non ho mai confuso la Gallura geografica col gruppo linguistico Gallurese e prova ne sia il fatto che ho nominato Luras e Olbia, che pur essendo geograficamente galluresi sono storicamente di lingua sarda. Certamente luresi e terranovesi sono bilingui, così come a Tempio esistono numerose persone che parlano in sardo.


In tutto il mondo esiste gente che parla una lingua diversa da quella del proprio luogo di residenza. Nel caso specifico da te citato, Tempio, le persone che non parlano il tempiese non sono poi tanto numerose.
Anche i luresi quando vengono a Tempio parlano il tempiese... che strano...


Se questo standard esiste fate pressione per ufficializzarlo, se non esiste va creato e ufficializzato. Dopodichè i cartelli in Gallura e/o nelle zone sardo-corse possono essere scritti sia in Sardo che in Gallurese/Chiamalocomevuoi.


Perché si dovrebbe obbligatoriamente creare uno standard? Per prendre il posto di tutte quelle belle varianti locali, che fanno parte del patrimonio storico e culturale dei vari paesi non solo della Gallura ma di tutta la Sardegna? Oppure per sostituirlo con qualche pastrocchiello tipo LSC?
Mi pare di capire che la salvaguardia della cultura e lingua locale sia da ritenere realizzata quando ci sono i cartelli bilingui. Cos’è? Forse uno dei criteri scientifici utilizzati dagli inventori della LSC?


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 30/10/2008 01:34:43
Messaggio:

I buchi da colmare ci sono ovunque...basta riuscire a vederli. Io davanti a me ho un contenitore di liquido per lenti a contatto, un pacchetto di sigarette, un telefono cellulare e un biglietto del pullman. In nessuno di questi oggetti c'è una sola parola in sardo.
E' scontato, ovvio, che debba essere così? Per me e per chi vuole che il sardo divenga una lingua normale no... E come si fa a scrivere in sardo in questi quattro oggetti? Ognuno nel proprio dialetto? Probabilmente non c'è bisogno che aggiunga altro, la risposta la troverai da solo...

Ma il buco più grande è senza dubbio quello della scuola e lo standard serve nel breve termine a far entrare il sardo nella scuola con del materiale didattico all' altezza della situazione. Testi, eserciziari e via dicendo della massima qualità possibile, senza lasciare il tutto all' improvvisazione dei maestri ma cercando di conseguire degli obiettivi concreti. Senza nessuna scusa da parte della Regione nè dal punto di vista economico nè dal punto di vista pratico.
Ovviamente le lezioni dovranno essere fatte utilizzando il sardo come lingua veicolare, ognuno secondo la propria pronuncia. Sarò il primo ad incazzarmi brutalmente contro gli insegnanti qualora non dovessero limitarsi a correggere al mio eventuale figlio non solo ortografia e sintassi ma anche la pronuncia. E questo è ciò che tutti dovrebbero fare.

Il punto di svolta del sardo è la scuola: senza quello non serve a nulla nè la LSC nè i cartelli, restano conquiste simboliche che poco o nulla possono fare per salvare il gruppo linguistico da una morte ogni giorno sempre più vicina, dato che la trasimissione generazionale si è interrotta proprio perchè a scuola si parlava solo l' italiano. Un madrelingua sardofono parte svantaggato rispetto ad un madrelingua italiano ed ovviamente si sceglie di insegnare ai figli l' italiano per metterli alla pari degli altri. Nel mio paese succede regolarmente da quarant' anni, i bambini che parlano tra loro nel mio dialetto per quanto mi riguarda non sono mai esistiti...tranne che per qualche frase detta quà e là e non proprio educata o fine...E non vivo nemmeno in una delle situazioni peggiori da questo punto di vista...

Viceversa, se il sardo entra a scuola come una lingua normale come lo è oggi l' italiano dovrebbe accadere il contrario: ovvero i genitori per agevolare il proprio figlio a scuola saranno stimolati a trasmettere il sardo assieme all' italiano. Chiaramente non accade tutto subito, ci vogliono anni, se non decenni, prima che questa situazione sia diffusa. In ogni caso se anche non dovesse succedere sarà la scuola a sostituire i genitori in questo compito e verosimilmente la pronuncia dominante sarà quella locale.

Se questo dovesserealizzarsi nel giro di 20-25 anni dovremmo avere una generazione di ragazzi che parla nel proprio sardo e che scrive in maniera assolutamente comprensibile e che non dovrebbe avere nessun problema a parlare in sardo in pubblico, dato che non verrebbe più percepita come lingua degli ignoranti, oltre ad una probabile maggior produzione letteraria e giornalistica.
La macchina è là pronta per partire, bisogna solo decidersi a mettere in moto. E la LSC è la chiave che mette in moto tutto il processo, non è l' unica chiave possibile, può essere aggiustata anche nel corso degli anni, ma è un passaggio obbligato se si vuole ottenere il massimo dei risultati. Se si continua a filosofare tempo vent' anni e la situazione difficilmente sarà recuperabile.





Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 30/10/2008 09:18:23
Messaggio:

Utopie, solo utopie elaborate senza nessun aggancio con la realtà sarda e del resto del mondo... che va in un'altra direzione...
Sarà bello (?) quando qualcuno presenterà il suo curriculum ad un possibile futuro datore di lavoro... alla voce "lingue conosciute": LSC o LSU...

Tra l'altro, se questo pastrocchiuccio di LSC è solo uno uno standard grafico e non una lingua parlata, come sarà possibile che si possano realizzare tutte queste belle cose?
Interessante poi la questione del fatto che uno pronuncia le parole scritte in LSC secondo gli umori del momento; dove c'è scritto aglio si può leggere cipolla, è perfettamente corretto...
Fosse così si profilebbero all'orizzonte due nuove tipologie di sardi: il sardofono e il sardografo. Saranno facilmente individuabili in quanto costretti a stare sempre in coppia: uno sa scrivere e l'altro sa leggere...


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 05/11/2008 22:29:22
Messaggio:

Fatti, non parole.
Un’altra buona notizia per la LSC, un’ aizighedhu prus pagu pro kie no la keret:
L’Agenzia delle Entrate pubblica il primo “Annuariu de su contribuente” in Limba Sarda Comuna.
Dalla Nuova Sardegna di oggi, 5 Novembre 2008
Turritano


Autore Risposta: Giuseppe
Inserita il: 10/11/2008 18:07:35
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Nadja ha scritto:

Grazie per le vostre risposte,
sono molte utili per me. Si dovrebbe incoraggiare l´uso del sardo e sono d´accordo con il vostro linguista sardo Massimo Pittau che ha detto
la sua opinione con un proverbio sardo: " In caminu s´accontzat gárrigu" (ital. il carico di un carro si aggiusta da se stesso, purché il carro si mette in cammino). Vi auguro di cuore che il recupero del sardo si aggiusta da se stesso in maniera del tutto naturale.
Una domanda: Forse sapete le altre modi di dire del questo proverbio nelle vostre varietá. Solo una curiositá.
Cordiale saluto
Nadja

Quando si comincia a omologare si sa come si comincia ma non si sa come e quando si finisce.
E se omologassimo i costumi tradizionali in un "COSTUME SARDO COMUNE"?
Del resto la frammentazione (chiamatela pure polverizzazione) della lingua è maggiore di quanto dicono i sacri testi. Ogni frammento (linguistico) è una parte di noi, del nostro passato, della nostra famiglia, dei nostri avi. Della nostra cultura.
Il "cagliaritano" e il "sassarese", come il "quartese" e l'"iglesiente" possiedono particolarità fonetiche e semantiche, detti e locuzioni, memorie e significati, che li distinguono anche da Selargius e da Carbonia, da Mores e da Sorso. Anche Monserato e Pirri hanno particolarità che li distinguono da Cagliari e da Quartu.
Insomma, quella lingua comuna nata a tavolino mi pare un esperanto sardo destinato a fare la fine dell'esperanto originario.
L'identità, la cultura, la sovranità, la dignità, la storia della Sardegna sono e saranno salve anche senza invenzioni linguistiche.
Mi pare.
Grazie a tutti voi per i vostri preziosi interventi.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 10/11/2008 20:29:21
Messaggio:

Giuseppe Dodero ha scritto:
Quando si comincia a omologare si sa come si comincia ma non si sa come e quando si finisce.
E se omologassimo i costumi tradizionali in un "COSTUME SARDO COMUNE"?
Del resto la frammentazione (chiamatela pure polverizzazione) della lingua è maggiore di quanto dicono i sacri testi. Ogni frammento (linguistico) è una parte di noi, del nostro passato, della nostra famiglia, dei nostri avi. Della nostra cultura.
Il "cagliaritano" e il "sassarese", come il "quartese" e l'"iglesiente" possiedono particolarità fonetiche e semantiche, ....

Come si fa ha fare un paragone tra "costumi" e "lingua" (= insieme di dialetti aventi tutti la stessa origine e molte particolarità in comune)?
I "costumi" rappresentano un dato paese, a volte regione, per determinate occasioni. Il “costume” non parla, non si sente: si vede!. Non fa nessuna differenza, dal lato meramente pratico, se in una data regione (o nazione) ce ne sia uno o cento. Per la lingua è diverso, perché una lingua serve per esprimersi e capirsi tutti i giorni, fra parlanti della stessa lingua ma di dialetti diversi, serve per scrivere atti ufficiali, per i quali certamente non si possono usare cento dialetti. E' un problema comune a tutte le Nazioni ("Nazioni" non "Stati"), e tutte lo hanno risolto, in un modo o nell'altro, sempre con una lingua comune.
Turritano


Autore Risposta: Giuseppe
Inserita il: 11/11/2008 08:35:59
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Giuseppe Dodero ha scritto:
Quando si comincia a omologare si sa come si comincia ma non si sa come e quando si finisce.
E se omologassimo i costumi tradizionali in un "COSTUME SARDO COMUNE"?
Del resto la frammentazione (chiamatela pure polverizzazione) della lingua è maggiore di quanto dicono i sacri testi. Ogni frammento (linguistico) è una parte di noi, del nostro passato, della nostra famiglia, dei nostri avi. Della nostra cultura.
Il "cagliaritano" e il "sassarese", come il "quartese" e l'"iglesiente" possiedono particolarità fonetiche e semantiche, ....

Come si fa ha fare un paragone tra "costumi" e "lingua" (= insieme di dialetti aventi tutti la stessa origine e molte particolarità in comune)?
I "costumi" rappresentano un dato paese, a volte regione, per determinate occasioni. Il “costume” non parla, non si sente: si vede!. Non fa nessuna differenza, dal lato meramente pratico, se in una data regione (o nazione) ce ne sia uno o cento. Per la lingua è diverso, perché una lingua serve per esprimersi e capirsi tutti i giorni, fra parlanti della stessa lingua ma di dialetti diversi, serve per scrivere atti ufficiali, per i quali certamente non si possono usare cento dialetti. E' un problema comune a tutte le Nazioni ("Nazioni" non "Stati"), e tutte lo hanno risolto, in un modo o nell'altro, sempre con una lingua comune.
Turritano

Osservazioni giustissime che in gran parte condivido. Anche perché portano acqua al mio mulino (in un certo senso, naturalmente).
Una sola annotazione, per ora: NON tutte lo hanno risolto, in un modo o nell'altro, sempre con una lingua comune.
Un'altra breve annotazione: cosa guadagna la nostra individualità/identità, la nostra, cultura, la nostra autonomia o sovranità, la nostra conoscenza nel mondo e del mondo, anche in senso politico, con una "nuova" lingua creata a tavolino?
L'uso attuale della lingua italiana non significa né servilismo né soggezione né sudditanza culturale o politica o economica (posto che la lingua inglese ormai ci sta colonizzando); è solo uno strumento di lavoro, un mezzo di espressione del quale ci siamo impadroniti per la nostra convenienza, per le nostre esigenze, dimenticandone le origini, le radici fiorentine contaminate poi da noi tutti.
Condivido l'ipotesi di coloro che sostengono che ogni zona, ogni paese, ogni località dovrebbe conoscere e insegnare e praticare la sua particolare variante linguistica della lingua sarda.
Parlarne farà bene a tutti noi.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 11/11/2008 20:23:24
Messaggio:

Giuseppe Dodero ha scritto:
Osservazioni giustissime che in gran parte condivido. Anche perché portano acqua al mio mulino .....
............
Condivido l'ipotesi di coloro che sostengono che ogni zona, ogni paese, ogni località dovrebbe conoscere e insegnare e praticare la sua particolare variante linguistica della lingua sarda.
Parlarne farà bene a tutti noi.

Quale sia il “tuo mulino” non lo so. A me interessa solo la praticità e la convenienza per tutti, oltre che l’amore per la mia terra e la mia lingua (Sarda).
La tua unica osservazione (“per ora”) :”NON tutte (le Nazioni, immagino) lo hanno risolto, in un modo o nell'altro, sempre con una lingua comune”, non mi sembra una osservazione fondata molto saldamente. Voglio dire che, se “non tutte lo hanno risolto con una LSC, vuol dire che c’è qualche eccezione che non invalida la regola. Bene, sono curioso di sentire quali sono queste eccezioni, poi vedremo il perché.
La tua domanda, o curiosità, più che legittima (“cosa guadagna la nostra individualità/identità, la nostra, cultura, la nostra autonomia o sovranità a tavolino?”) ci fa entrare per forza nel campo delle opinioni che, come si sa, non sempre coincidono e ognuno porta avanti la sua. Comunque, io ti rispondo, con un ragionamento logico: prima di tutto non sarebbe, come già detto innumerevoli volte, “una nuova lingua”, altrimenti TUTTE le lingue sarebbero “nuove” (all’origine), ma una lingua adattata perché funzioni come lingua ufficiale (condizione “sine qua non”). Sai quante sono le lingue “create a tavolino”? e con ciò ti rimando a quanto detto precedentemente. Poi, ci si può guadagnare tutto o niente, dipende dai modi di vedere e di pensare. Per me, ovviamente ci guadagna molto. L’autonomia della Sardegna, con una propria lingua ufficiale, verrebbe senz’altro valorizzata. Intanto è qualcosa che ci hanno riconosciuto prima scientificamente (l’esistenza di una Lingua Sarda con tutti i suoi dialetti) e poi politicamente, per lo meno nel secondo dopo-guerra, ed è stato uno dei punti di forza che ha permesso che ci venisse concesso lo status di Regione Autonoma. Per quanta riguarda la nostra cultura ci guadagnerebbe TUTTO, vale dire quantomeno la SOPRAVVIVENZA e poi, credo, anche un arricchimento per tutta la Sardegna, in un continuum cominciato almeno 1.500 anni fa (scusa se è poco). La nostra conoscenza del mondo e nel (?) mondo forse non ci guadagnerebbe nulla ma, di sicuro, non c’entra nulla con qualsiasi lingua: né sardo, né inglese, né cinese.
L’uso “attuale” (?) della lingua italiana non significa “non significa né servilismo né soggezione né sudditanza culturale o politica o economica” No? e allora, a parte che non va bene liquidare tutto frettolosamente in unico minestrone (servilismo, soggezione, cultura, politica ed economia…) come lo chiameresti tu? Non mi dire che è stata una “libera scelta” dei Sardi ?!
Per te è “solo uno strumento di lavoro”? Ma è lampante, nessuno lo ha mai messo indubbio. Quello che è inaccettabile e quel “solo”, perché la lingua italiana, come lo era prima la lingua spagnola, è un retaggio di una dominazione, di una sudditanza, e neanche questo è roba da poco. “Ce ne siamo impadroniti per nostra (?) convenienza”? ce ne siamo impadroniti sì, ma con la forzata imposizione altrui e per convenienza altrui.

“le origini, le radici fiorentine contaminate poi da noi tutti” ? Radici fiorentine della lingua italiana? Diciamo toscane, che poi con l’uso comune e ufficiale è stata arricchita con l’apporto di pressoché tutti i dialetti italiani, ma non dal sardo, in quanto il sardo non è certamente un dialetto italiano, ma una lingua “romanza” come lo spagnolo, il francese, il romeno.
Infine, l’inglese non sta colonizzando niente, semmai si impone NATURALMENTE dapertutto come lingua egemone, come è sempre accaduto e come sempre accadrà per le lingue delle culture e delle economie più avanzate.
Ah, un’ altra cosa. A questo punto, mi sembra che tu stia sbagliando sorgente, le mie acque non mi sembra che vadano verso il “tuo mulino”, in quanto io invece credo che:
1 Una Lingua Sarda Comune (cioè Ufficiale) non è necessariamente contro le varie componenti della Lingua Sarda, né contro il loro insegnamento e la loro pratica zonale, se mai ne sarebbero tutte automaticamente e naturalmente valorizzate.
Saludos
Turritanu


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 11/11/2008 22:49:17
Messaggio:

Volevo aggiungere il punto 2), che mi è rimasto sulla tastiera:
nessuna lingua smembrata, di ogni zona, ogni paese, ogni località, è mai andata avanti, anzi tutte le lingue del mondo) che non hanno trovato una unità, prima o poi si sono estinte. D'altro canto, non si può fare di ogni dialetto sardo una lingua ufficiale, da qualcosa bisogna pur incominciare. Tutt’al più si può fare una specie di confederazione linguistica, con le tre varianti (Campidanese, Logudorese e Sassarese/Gallurese) ognuna valida per la sua zona. Soluzione che non mi trova molto d'accordo per vari motivi, fra cui, oltre la complicazione pratica per un uso ufficiale della Lingua Sarda, la consapevolezza che il problema si riproporrebbe invariato: quale sottovariante variante utilizzare fra le cento che compongono ognuna delle tre varianti?
Turritano


Autore Risposta: Giuseppe
Inserita il: 12/11/2008 07:56:29
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Giuseppe Dodero ha scritto:
Osservazioni giustissime che in gran parte condivido. Anche perché portano acqua al mio mulino .....
............
Condivido l'ipotesi di coloro che sostengono che ogni zona, ogni paese, ogni località dovrebbe conoscere e insegnare e praticare la sua particolare variante linguistica della lingua sarda.
Parlarne farà bene a tutti noi.

Quale sia il “tuo mulino” non lo so. A me interessa solo la praticità e la convenienza per tutti, oltre che l’amore per la mia terra e la mia lingua (Sarda).
Saludos
Turritanu

Grazie per il tuo lungo e argomentato contributo.
Devo solo precisare che non possiedo alcun "mulino", cioé non coltivo interessi di bottega (neppure in senso accademico) ma solo interessi culturali, in senso lato.
Per il resto, siamo nel campo delle ragionevoli opinioni, tutte rispettabili.
Non credo che ci sia stata concessa (?) l'autonomia (?) per merito o con il contributo della nostra lingua ma delle nostre battaglie politiche. Se fossimo stati meno provinciali, meno begaioli, meno supponenti, meno divisi (malunidos) avremmo potuto avere la ben diversa autonomia della Sicilia, lingua o non lingua.
La lingua (credo che su questo concordiamo dai due estremi dell'isola) resta comunque un nostro patrimonio da difendere e da valorizzare. Anche senza gli atti amminstrativi.
Ricambio i saluti.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 12/11/2008 19:49:10
Messaggio:

Grazie a te, Giuseppe, è sempre un piacere discutere con persone equilibrate, garbate e interessate come te.
Per “mulino” intendevo quello che intendevi tu: “la tua opinione”. Tranquillo, non pensavo assolutamente a interessi materiali
Parliamo di “autonomia”, cosa importantissima e interessantissima per noi, anche se ci porta leggermente fuori topic. L’autonomia è stata concessa alla Sardegna, dopo la lunga oppressione nazionalista e sciovinista del Fascismo, che tendeva esasperatamente ad omogeneizzare nell’italianità, tutto ciò che comprendeva il “territorio del regno” anzi: “dell’Impero”, Africa compresa, e a voler mettere le mani su tutto ciò che riteneva italiano: Corsica, Dalmazia ecc.
La lingua Sarda, nel riconoscimento di Regione a Statuto Speciale, ha avuto il suo peso, eccome. Solo che i Sardi, sempre i soliti malunidos, anziché mettere subito mano al problema (della Lingua S. Ufficiale), hanno trovato molto più comodo e conveniente rimandarlo e poi ignorarlo. E adesso ci troviamo quasi al punto di partenza: quale Lingua, quale “variante”? Solo che nel frattempo la Nostra lingua, più o meno in tutte le sue componenti, è andata lentamente deteriorandosi, fino ad arrivare alle condizioni disastrose in cui si trova oggi. Per ciò il problema, o si risolve adesso o mai più. Per questo ci vuole un Presidente decisionista, non uno sgabello per chi sta più in alto. Questo Presidente ora ce l’abbiamo: bravo Soru!
L’importanza della Lingua nel riconoscimento di Reg. Aut. a Statuto Speciale, è evidente se si tiene conto che tutte le altre “Regioni Speciali” (Val d’Aosta e Trentino – Alto Adige) hanno una lingua diversa dall’italiano. Fa eccezione la Sicilia, che per carattere e forza, non e paragonabile a quella di noi Sardi (sempre pronti a dire: “si badrone, si badrone…”) e, come la Lega, impone condizioni, non le subisce. Ma i siciliani, si sa, hanno più p…. peso di noi sardi e non hanno bisogno di una lingua tutta loro, per farsi rispettare.
Infine: con atti amministrativi scritti senza una “Limba Comuna”, cioè senza una Lingua Ufficiale, tutte le varianti sono destinate ad un coma irreversibile e addio "specificità". Comunque, per taluni è meglio così, e il problema e risolto. Del resto, che bisogno c’è di una o più lingue sarde? C’è sempre l’italiano, e noi siamo più realisti del re (cioè più “italiani” degli italiani) cosa vogliamo di più?
Saludos
Turritanu


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 13/11/2008 09:46:32
Messaggio:

Giuseppe Dodero ha scritto:

Turritano ha scritto:

Giuseppe Dodero ha scritto:
Quando si comincia a omologare si sa come si comincia ma non si sa come e quando si finisce.
E se omologassimo i costumi tradizionali in un "COSTUME SARDO COMUNE"?
Del resto la frammentazione (chiamatela pure polverizzazione) della lingua è maggiore di quanto dicono i sacri testi. Ogni frammento (linguistico) è una parte di noi, del nostro passato, della nostra famiglia, dei nostri avi. Della nostra cultura.
Il "cagliaritano" e il "sassarese", come il "quartese" e l'"iglesiente" possiedono particolarità fonetiche e semantiche, ....

Come si fa ha fare un paragone tra "costumi" e "lingua" (= insieme di dialetti aventi tutti la stessa origine e molte particolarità in comune)?
I "costumi" rappresentano un dato paese, a volte regione, per determinate occasioni. Il “costume” non parla, non si sente: si vede!. Non fa nessuna differenza, dal lato meramente pratico, se in una data regione (o nazione) ce ne sia uno o cento. Per la lingua è diverso, perché una lingua serve per esprimersi e capirsi tutti i giorni, fra parlanti della stessa lingua ma di dialetti diversi, serve per scrivere atti ufficiali, per i quali certamente non si possono usare cento dialetti. E' un problema comune a tutte le Nazioni ("Nazioni" non "Stati"), e tutte lo hanno risolto, in un modo o nell'altro, sempre con una lingua comune.
Turritano

Osservazioni giustissime che in gran parte condivido. Anche perché portano acqua al mio mulino (in un certo senso, naturalmente).
Una sola annotazione, per ora: NON tutte lo hanno risolto, in un modo o nell'altro, sempre con una lingua comune.
Un'altra breve annotazione: cosa guadagna la nostra individualità/identità, la nostra, cultura, la nostra autonomia o sovranità, la nostra conoscenza nel mondo e del mondo, anche in senso politico, con una "nuova" lingua creata a tavolino?
L'uso attuale della lingua italiana non significa né servilismo né soggezione né sudditanza culturale o politica o economica (posto che la lingua inglese ormai ci sta colonizzando); è solo uno strumento di lavoro, un mezzo di espressione del quale ci siamo impadroniti per la nostra convenienza, per le nostre esigenze, dimenticandone le origini, le radici fiorentine contaminate poi da noi tutti.
Condivido l'ipotesi di coloro che sostengono che ogni zona, ogni paese, ogni località dovrebbe conoscere e insegnare e praticare la sua particolare variante linguistica della lingua sarda.
Parlarne farà bene a tutti noi.



Assolutamente d' accordo sull' ultimo punto... Mi manca solo un tassello: come riuscire a farlo?
Avrei anche diverse altre cose da sottolineare ma per il momento mi limito a questo...


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 13/11/2008 11:16:49
Messaggio:

Su "speciale" de s'unioni sarda de oi est asuba de sa LSC

tocai piciocus, prandei-si-ndi e stochigiai sceti!






La "Limba comuna" che è stata introdotta dalla Regione scontenta e divide: «Oscurato il campidanese»

La lingua sarda sotto esame

I critici: «La variante scelta non è democratica»



Il sardo è considerato dagli studiosi la più conservativa delle lingue derivanti dal latino.

di PIETRO PICCIAU

Non piace e divide. «Poco democratica», per i denigratori. «Lingua bandiera e strumento per potenziare la nostra identità collettiva», per il legislatore che il 18 aprile 2006 ha partorito la Limba sarda comuna, norme linguistiche di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta dell'Amministrazione regionale . Frutto atteso da anni, il sardo scritto è materia che appassiona ma segna un'ampia diversità di vedute e giudizi. Il sito della Regione "Sardegna cultura" chiarisce: «Sa limba sarda comuna è naturale al 92,8 per cento, è in posizione mediana rispetto ai dialetti del sardo e può essere ancora migliorata per farla diventare la lingua ufficiale dei sardi». Se è così, perché tante critiche? Tra i giudizi più severi sulla Limba sarda comuna (Lsc), quello di Mario Puddu, docente di San Giovanni Suergiu, uno dei dieci componenti della commissione di esperti nominati il 9 maggio 2005 dalla Giunta regionale con l'incarico di individuare una varietà linguistica naturale e disporre di una lingua scritta di riferimento, da affiancare all'italiano, per la pubblicazione di propri documenti. L'accusa: «Nella stesura finale della lingua ci sono forme verbali inventate. Mi chiedo perché. Quel sardo non è una lingua comune ma logudorese con qualche aggiustamento. La lingua sarda c'è, non c'è bisogno di crearne un'altra».
DIFFUSIONE Parlato da oltre un milione di residenti in ambito familiare e locale, il sardo è considerato dagli studiosi la più conservativa delle lingue derivanti dal latino, con due varianti principali: il campidanese e il logudorese-nuorese. Dal 1997 è lingua ufficiale della Sardegna al fianco dell'italiano (legge 26) e per la sua tutela si ricorre alla legge statale 482 del 1999 e alla stessa legge 26. Abortito nel 2001 un primo tentativo di imporre la Limba sarda unificada (lingua-modello di riferimento mai adottata per una serie di contrasti), nel 2006 è stata pubblicata la Limba sarda comuna , lingua ufficiale per gli atti e i documenti emessi dalla Regione. Due anni di sperimentazione hanno alimentato polemiche e fratture. Tonio Pani, assessore alle Tradizioni popolari del Comune di Quartu (il primo in Sardegna ad aver promosso un assessorato alla lingua sarda, guidato da Elena Ledda con la Giunta Milia), sottolinea i punti critici della Limba comuna: «Non rappresenta una mediazione tra le macrovarianti logudorese e campidanese ma è sostanzialmente logudorese con qualche ridicolo esito campidanese inserito come un contentino». Pani, che è anche poeta improvvisatore, difende il campidanese, lingua che utilizza nelle riunioni di Giunta e negli uffici dell'assessorato al settimo piano del Municipio di via Porcu a Quartu: «È la variante più diffusa in Sardegna e ha una ricca produzione poetica e letteraria, tanto quanto il logudorese». Ne fa una questione di principio: «La politica linguistica della Regione tende a inserire la Limba sarda comuna in qualsiasi contesto: comunicativo, scolastico e istituzione a discapito delle tanto sbandierate intenzioni di lingua amministrativa in uscita solo per gli atti della Regione». Mette sotto accusa le «continue censure al campidanese nei siti della Regione» mentre si dà «grandissimo risalto alle produzioni logudoresi». Si associa alle voci contrarie, «scrittori, poeti e università sarde e chiunque abbia a cuore uno standard a doppia norma campidanese-logudorese».
MINORANZE La paura di un corto circuito linguistico è sottolineato sia da Pani che da amministratori e scrittori: «Per salvaguardare le lingue di minoranza è necessario che gli insegnanti utilizzino durante le lezioni la lingua degli affetti, cioè la lingua che il bambino apprende, oltre all'italiano, nel proprio nucleo familiare». La proposta: «Un tavolo d'incontro tra associazioni, gruppi di interesse e la Regione per risolvere le questioni ancora aperte perché c'è il rischio, nonostante il grande interesse sulla lingua di minoranza, di perdere l'ultimo decisivo treno per la sopravvivenza della nostra lingua». Oreste Pili, assessore alla Cultura del Comune di Capoterra, lancia un appello al presidente della Regione Renato Soru: «Riveda le scelte fatte in materia di lingua sarda. Lascia perplessi e crea divisioni. La Limba sarda comuna non corrisponde alla lingua parlata dai campidanesi, non è la lingua che apprendono i nostri figli. È un miscuglio incomprensibile. Appena nominata, la nostra Giunta ha istituito la consulta della lingua sarda e la lingua che utilizziamo per parlare è il campidanese».
PROPOSTA Il professor Giulio Solinas, scrittore in sardo campidanese, rinnova la sua proposta: «Se non si interviene quanto prima, molti termini appartenenti alla civiltà contadina andranno persi per sempre. Ritengo giusto dare ai bambini delle scuole elementari e materne la possibilità di coltivare la lingua locale per un primo intervento di tutela e salvaguardia. Giunti alle scuole medie, gli insegnamenti potrebbero diventare incrociati: nel Campidano i ragazzi potrebbero apprendere il logudorese, nel Logudoro, viceversa, il campidanese». L'obiettivo: «I giovani devono apprendere naturalmente, senza imposizioni, una lingua veramente parlata non il risultato di un pasticcio imposto da pochi alla stragrande maggioranza dei sardi. Oggi, con la Limba sarda comuna si vuole imporre una lingua parlata da 50 mila sardi - su circa centomila logudoresi che capiscono e parlano il logudorese - ai 300mila abitanti del Campidano che parlano il campidanese». Di incubo sardo ha scritto in un intervento lo studioso Eduardo Blasco Ferrer: «È impensabile che possa venir trasmessa a scuola, perché priva di sostegno storico, geografico, sociale, strutturale». Come uscirne? «Aprendo una discussione. Se si vuole uno standard unico, si provi a individuare una e solo una varietà linguistica, sulla quale improntare poi la norma. Altrimenti si rispetti la storia, e si imitino quei paesi democratici e moderni che hanno codificato due standard, venendo incontro alla volontà popolare».
L'unione sarda 13.11.2008





L'assessore regionale alla Pubblica istruzione difende il lavoro fatto due anni fa dagli esperti

Mongiu: «Una soluzione sperimentale»


Non è una lingua ufficiale ma un codice di mediazione per sperimentare l'uso della lingua sarda nell'amministrazione». Maria Antonietta Mongiu, assessore regionale alla Pubblica istruzione, non è sorpresa: «Capisco l'equivoco di chi critica la Limba sarda comuna». Col garbo della docente di latino sperimentato in anni di insegnamento al liceo Siotto di Cagliari, Mongiu spiega: «Anch'io, prima di occuparmi in prima persona di lingua sarda, faticavo a comprendere la complessità del tema. La Limba sarda comuna, risultato di un lavoro meticoloso fatto da importanti linguisti, non è una lingua ufficiale che esclude le altre varianti della nostra lingua sarda. Si tratta unicamente di una soluzione ortografica e morfologica per un uso sperimentale. È una sorta di intermediazione per scongiurare l'indistinto nell'uso della lingua scritta». C'è chi protesta e accusa: il campidanese è stato tenuto ai margini, quasi escluso, dalla nuova lingua. «Se consideriamo che la Limba sarda comuna non è una lingua parlata ma costituisce una serie di norme ortografiche e morfologiche per agevolare la stesura di atti pubblici dell'amministrazione, si comprende che nessuno intende escludere qualcosa o qualcuno. Nei 337 Comuni sardi stiamo sperimentando la videoregistrazione: persone di oltre 75 anni parleranno e diffonderanno la variante linguistica che è loro naturale. La ricchezza di una lingua consiste nella sua varietà e in Sardegna siamo favoriti da questo aspetto. La Limba sarda comuna è uno standard scritto che rappresenta l'inizio di un'operazione di recupero della nostra identità culturale che altri, penso alla Catalogna, hanno iniziato da tempo». Logudorese innamorata della sua variante linguistica, l'assessore non ha mai pensato di rinunciare alla parlata appresa fin da bambina «soltanto perché sono state introdotte norme ortografiche e morfologiche in una lingua sperimentale». Mongiu ha convocato recentemente i responsabili dei 198 uffici per la lingua sarda aperti nei Comuni e nelle province sarde: al di là dell'opera di rilancio della «centralità della lingua sarda» nelle politiche identitarie della Regione, Mongiu preme perché il sardo venga utilizzato nelle attività quotidiane normali. Con una lettera alle amministrazioni, ha inoltre ricordato che l'attività dell'operatore di sportello è quella di «comunicare fluentemente in lingua sarda, comprendere la lingua parlata e scritta, redigere un testo scritto e tradurre in lingua sarda». Sottolinea anche la «necessità di selezionare personale con un'adeguata preparazione professionale e culturale» perché si possa «valorizzare, promuovere e dare una buona visibilità alla lingua di minoranza». Se questo non avvenisse? Scatterebbe la «revoca del finanziamento». La lingua sarda è una cosa seria. (p. p.)
L'unione sarda 13.11.2008


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 13/11/2008 18:18:56
Messaggio:

Un “grande articolo”, un “piccolo commento”: evviva la “democrazia”, evviva l’italiano, evviva l’Isola dei Campanili!
Turritano


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 13/11/2008 19:01:28
Messaggio:

Turritano, leggo ormai da un pezzo questo topic con molto interesse perchè mi sta veramente a cuore la salvezza della lingua sarda. Leggo i tuoi interventi e quello degli altri e mi piacciono perché permettono di capire come procede il dibattito sulla lingua e quante e quali siano le opinioni possibili al riguardo.
Pur parlando un sardo essenzialmente campidanese, quello che ho imparato da bambino, cerco davvero di capire al di là dei campanilismi.
Però non posso fare a meno di pensare: e se queste opposizioni alla lingua sarda comune fossero qualcosa di più del semplice campanilismo (che pure, non mi sento di negarlo, è presente in molti)? Se corrispondesse davvero all'esigenza di voler parlare o leggere, anche nei documenti ufficiali, un sardo per molti più facile e riconoscibile? Forse non tutti ma alcuni hanno veramente questa speranza. Come pensi si possa conciliare questa esigenza con la pur legittima necessità di superare i troppi frazionamenti che, anche secondo me, non portano da nessuna parte se non alla rapida estinzione della lingua?


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 14/11/2008 18:49:25
Messaggio:

santobevitore ha scritto:

Turritano, leggo ormai da un pezzo questo topic con molto interesse perchè mi sta veramente a cuore la salvezza della lingua sarda.
..........

Effettivamente gli “oppositori” ci saranno sempre, per qualunque decisione. Nel nostro caso, nel calderone degli oppositori c’è di tutto e di più: da quello in buona fede, a quello che trova ogni scusa purché il Sardo non diventi mai una lingua ufficiale; dal campanilista ad oltranza a quello che teme, chissà perché, che una LSC ammazzi sul colpo la sua particolare sottovariante e così via. Ma questo è naturale, in un popolo che non è più, da illo tempore, abituato a prendere decisioni con la sua testa.
Comunque, “l’esigenza di voler parlare o leggere, anche nei documenti ufficiali, un sardo per molti più facile e riconoscibile” mi sembra un po’ pretestuosa: qualunque LSC si confezioni, c’è sempre qualcuno che non sarebbe contento. Qualcuno ha la prete4sa che si addottase come lingua ufficiale, quella del suo paesello, la Storia, la Letteratura, l’Origine: che cosa sono queste sconosciute? Mezus nudda…
Turritano


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 15/11/2008 18:15:16
Messaggio:

qualunque LSC si confezioni, c’è sempre qualcuno che non sarebbe contento..
Questo è verissimo Turritano, in base a ciò che ho visto fino ad ora, qualcuno che si dimostra scontento, spesso più a torto che a ragione, si trova sempre. E allora pensavo: se si introducesse un doppio standard, non credi che si metterebbe a tacere anche una buona fetta di oppositori? Oppure pensi che possa essere solo un'inutile divisione?Scusa le domande incalzanti ma sto cercando di farmi un'opinione chiara in proposito e mi interessano i pareri di tutti!
Saluti
Santobevitore


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 15/11/2008 20:31:53
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santobevitore ha scritto:

qualunque LSC si confezioni, c’è sempre qualcuno che non sarebbe contento..
.......
E allora pensavo: se si introducesse un doppio standard, non credi che si metterebbe a tacere anche una buona fetta di oppositori? Oppure pensi che possa essere solo un'inutile divisione?Scusa le domande incalzanti ma sto cercando di farmi un'opinione chiara in proposito e mi interessano i pareri di tutti!
Saluti
Santobevitore

Allora ti espongo il mio:
se si facesse un doppio, triplo standard (Campidanese, Logudorese, Sassarese/Gallurese) non si risolverebbe la questione degli oppositori, né nessun altro aspetto del problema, anzi le contrarietà e le contraddizioni si moltiplicherebbero, perchè, per ogni standard, si ripresenterebbe invariato: quale sottovariante? sceglierne una sarebbe giudicata sempre dagli altri, un'imposizione campanilistica; formarne un’altra da un’insieme di sotto varianti sarebbe considerata una lingua artefatta. In più, in Sardegna (se la cosa andasse in porto) non avremmo più una ma ben tre Lingue Ufficiali. Proprio come dici tu: sarebbe solo una inutile divisione, che non risolverebbe nulla ma, invece, complicherebbe enormemente le cose
Turritano


Autore Risposta: Monteferru
Inserita il: 15/11/2008 22:33:42
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A prescindere dalla mia personalissima opinione che abbiamo già una lingua comune ed è l'Italiano, come è possibile che l'eventuale LSC debba nascere da discendenze Campidanesi, Sassaresi o Galluresi), dovrebbero ricomoprendere tutte le altre derivanti ???

E il Sarrebese, (su Sarrabesu), l'Ogliastrino, il Nuorese etc etc., che fine dovrebbero fare??


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 15/11/2008 23:34:56
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E' evidente che una forma unitaria soddisfacente, a trovarla, sarebbe la soluzione migliore, nessuno lo mette in dubbio.

Se mi è consentita una piccola notazione storica, a chi ripropone sempre la questione delle microvarianti locali vorrei ricordare qualcosa, ognuno poi ne tragga le sue conclusioni.
Storicamente sappiamo che una istituzione come la Chiesa dal '500 in poi ha redatto i propri catichismi in due forme linguistiche: campidanese unificato e logudorese unificato. E non in 100 varianti linguistiche. Questi catechismi venivano utilizzati in tutta la Sardegna sardofona e non solo nella zona di cagliari o bonorva, per capirci..
Allo stesso modo si può ricordare che i predicatori, invitati da un paese all'altro per le proprie prediche in sardo (tra '800 e prima metà del '900 erano popolarissime e richiestissime), scrivevano queste o in campidanese letterario o in logudorese letterario. Due norme linguistiche di referenza, potremo dire. Alcuni predicatori preferivano il campidanese, altri il logudorese. Alcuni erano in grado di usare entrambe. E il popolo non è che pretendesse catechismi o prediche nella propria particolare variante locale!
Per farvi un'idea, qualche documento interessante lo potete trovare qui: www.sufueddu.org
Ma se volete, posso postarvi anche io qualche testimonianza.

Cosa significa questo? Semplicemente che non siamo all'anno zero!
I sardi hanno una storia. Questa storia ci dice che un problema sociolinguistico comparabile a quallo attuale si è presentato alla istituzione chiesa è stato affrontato e efficacemente risolto nei termini ceh si diceva. E con buona soddisfazione dei sardi se è vero come è vero che per secoli è stato così. Ma si potrebbe parlare anche della poesia, insomma il discorso sarebbe lungo.
Oggi si può decidere se proseguire su questa strada collaudata e quindi possibilissima, oppure sperimentarne di nuove. Ogni cosa ha il suo prezzo. Pro e contro. Io ho sempre sostenuto che non esiste una soluzione di per se migliore in assoluto.
Tutto dipende dal come..


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 15/11/2008 23:51:37
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Scusa Monteferru: a prescindere dal fatto che l'italiano sarà pure una lingua comune, ma non certamente Sarda e che sta soffocando il Sardo in tutte le sue componenti; a prescindere che nel tuo elenco hai dimenticato la variante Logudorese, della quale fanno parte integrante anche quasi tutte le sottovarianti della provincia di Nuoro, che Sassarese e Gallurese sono pressoché simili (Sassarese/Gallurese) e che il Sarrabese, l'Ogliastrino, il Sulcitano ecc. ecc. sono sottovarianti del Campidanese, ritorniamo alle 3 varianti (Campidanese, Logudorese e Sassarese/Gallurese), colonne portanti della Lingua Sarda, ma tu il problema lo hai già risolto egregiamente: l'italiano! e che il Sardo, in tutte le sue varianti, diventi pure una lingua morta. No problem... sempre meglio di una Limba Sarda Comuna
Amen
Turritano


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 16/11/2008 18:38:35
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Posto che pensare all'italiano come lingua comune e ufficiale dei sardi mi sembra, oltre che una contraddizione in termini, una sconfitta, la riflessione sul catechismo e i predicatori mi sembra interessante; mi spiego meglio: mia nonna, da cui ho imparato il sardo, essendo di Cabras, parlava nella variante campidanese che però, per alcuni esiti grammaticali e lessicali, diverge dal campidanese parlato più a Sud. Questo non ha impedito a lei, di rifiutare il catechismo in sardo (variante campidanese, le omelie dei predicatori, certe composizioni poetiche scritte, anche da cabraresi, in campidanese "meridionale" o addirittura in una specie di loguderese (per mia ignoranza non saprei definirlo più chiaramente purtroppo). Penso quindi che come lei, molti altri pur riconoscendo una varietà letteraria che veniva compresa ma che era limitata alla sfera "ufficiale", continuassero poi a parlare tutti i giorni la variante appresa dalla nascita. Non può essere questo un segnale significativo? Anche oggi molti, come in passato, almeno per l'aspetto ufficiale, potrebbero "passare sopra" la loro sottovariante, da usare comunque nel parlato e nella produzione letteraria locale, facilitando la scelta di un possibile doppio standard.
Saluti
Santobevitore


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 16/11/2008 19:16:59
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santobevitore ha scritto:

Posto che pensare all'italiano come lingua comune e ufficiale dei sardi mi sembra, oltre che una contraddizione in termini, una sconfitta, ............
Penso quindi che come lei, molti altri pur riconoscendo una varietà letteraria che veniva compresa ma che era limitata alla sfera "ufficiale", continuassero poi a parlare tutti i giorni la variante appresa dalla nascita. Non può essere questo un segnale significativo? Anche oggi molti, come in passato, almeno per l'aspetto ufficiale, potrebbero "passare sopra" la loro sottovariante, da usare comunque nel parlato e nella produzione letteraria locale, facilitando la scelta di un possibile doppio standard.
Saluti
Santobevitore

Post molto ben equilibrato, mi compiaccio. Questo per me è essere sulla buona strada, però …
1) una cosa è pensarlo, un’altra è farlo, qualche problemino localistico sorgerebbe sempre;
2) perché un doppio standard? E Sassarese e Gallurese dove li lasciamo? Se mai ci vorrebbe come minimo un “triplo” standard, te l’immagini la confusione alla Regione con gli atti ufficiali trilingui, anzi quadrilingui?
3) a questo punto ritorniamo al dunque: perché invece, a una buona volta, non passiamo sopra tutti i localismi, le sottovarianti e le varianti e non utilizziamo, per gli atti ufficiali (chi non vuole usare l’italiano, s’intende) lo standard già esistente, frutto di un lavoro serio ed accurato? Tutto sta nell’incominciare, poi si sa, la lingua si aggiusta nel tempo, con l’uso, finché è viva ... quando è morta, c'è poco d'aggiustare.
Turritano


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 17/11/2008 03:17:20
Messaggio:

santobevitore ha scritto:

Posto che pensare all'italiano come lingua comune e ufficiale dei sardi mi sembra, oltre che una contraddizione in termini, una sconfitta, la riflessione sul catechismo e i predicatori mi sembra interessante; mi spiego meglio: mia nonna, da cui ho imparato il sardo, essendo di Cabras, parlava nella variante campidanese che però, per alcuni esiti grammaticali e lessicali, diverge dal campidanese parlato più a Sud. Questo non ha impedito a lei, di rifiutare il catechismo in sardo (variante campidanese, le omelie dei predicatori, certe composizioni poetiche scritte, anche da cabraresi, in campidanese "meridionale" o addirittura in una specie di loguderese (per mia ignoranza non saprei definirlo più chiaramente purtroppo). Penso quindi che come lei, molti altri pur riconoscendo una varietà letteraria che veniva compresa ma che era limitata alla sfera "ufficiale", continuassero poi a parlare tutti i giorni la variante appresa dalla nascita. Non può essere questo un segnale significativo? Anche oggi molti, come in passato, almeno per l'aspetto ufficiale, potrebbero "passare sopra" la loro sottovariante, da usare comunque nel parlato e nella produzione letteraria locale, facilitando la scelta di un possibile doppio standard.
Saluti
Santobevitore


Nessuno ha la facoltà di prevedere come andranno le cose, si possono fare delle ipotesi sulla base di situazioni già esistenti. Per noi il paragone più facile da fare è ovviamente col gruppo linguistico italiano.
L' italiano standard è insegnato obbligatoriamente (con notevoli differenze da area ad area, naturalmente) da almeno un secolo, ha una pronuncia molto poco elastica, nei media gode praticamente di una situazione di monopolio e l' uso dei dialetti socialmente viene stigmatizzato come sintomo di ignoranza o rozzezza.
Eppure, nonostante questo (tutte cose per nulla scontate e non sempre presenti in altri gruppi linguistici, anzi...) molti dei dialetti italiani godono di uno stato di salute che il sardo è ben lungi dall' avere.
En passant: non si tratta di una debolezza intrinseca della lingua sarda, semplicemente il sardo non è intercomprensibile con l' italiano standard (che tutti sono di fatto tenuti a conoscere) mentre normalmente i dialetti lo sono e questo costituisce un enorme vantaggio per la trasmissione della varietà locale.
Riprendendo il discorso io non credo che uno standard unico o doppio possa minacciare le varietà realmente parlate, anzi, sono esattamente convinto del contrario, a patto che si passi tramite l' istruzione scolastica, altrimenti l' ufficializzazione del sardo rimarrà una conquista meramente simbolica.
Chiaramente è molto probabile che il lessico di un paese subisca delle forti influenze da parte del lessico differente utilizzato in tutti gli altri, questa non è certo una novità in ambito sardo, è un processo continuo che avviene giorno dopo giorno e l' istruzione scolastica lo accelererebbe sensibilmente. A mio parere sarebbe una cosa positiva: oltre ad ampliare le possibilità espressive permetterebbe di migliorare ulteriormente il livello di intercomprensione tra i dialetti.

Le altre questioni sul tavolo riguardano quanto la pronuncia in lettura possa effettivamente influenzare le pronuncia tradizionale (e quanta libertà venga concessa a livello scolastico da questo punto di vista), quanto nei media venga dato libero accesso a tutte le pronunce.

Si tratta di questioni relativamente importanti, ma personalmente credo che rispetto ai vantaggi che può dare a tutto il gruppo linguistico l' introduzione insegnamento scolastico siano delle piccolezze. Preciso che è la mia opinione, per mia fortuna non so leggere nel futuro.


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 17/11/2008 12:53:53
Messaggio:

santobevitore ha scritto:

Posto che pensare all'italiano come lingua comune e ufficiale dei sardi mi sembra, oltre che una contraddizione in termini, una sconfitta, la riflessione sul catechismo e i predicatori mi sembra interessante; mi spiego meglio: mia nonna, da cui ho imparato il sardo, essendo di Cabras, parlava nella variante campidanese che però, per alcuni esiti grammaticali e lessicali, diverge dal campidanese parlato più a Sud. Questo non ha impedito a lei, di rifiutare il catechismo in sardo (variante campidanese, le omelie dei predicatori, certe composizioni poetiche scritte, anche da cabraresi, in campidanese "meridionale" o addirittura in una specie di loguderese (per mia ignoranza non saprei definirlo più chiaramente purtroppo). Penso quindi che come lei, molti altri pur riconoscendo una varietà letteraria che veniva compresa ma che era limitata alla sfera "ufficiale", continuassero poi a parlare tutti i giorni la variante appresa dalla nascita. Non può essere questo un segnale significativo? Anche oggi molti, come in passato, almeno per l'aspetto ufficiale, potrebbero "passare sopra" la loro sottovariante, da usare comunque nel parlato e nella produzione letteraria locale, facilitando la scelta di un possibile doppio standard.
Saluti
Santobevitore



Ah sei originario di cabras?
Poi ti vorrei postare qualcosa che ha a che fare con l'oratoria sacra proprio a cabras, ora però vorrei intervenire su queste tue considerazioni dicendo che sì, quel che è importante in questo delicato momento in cui si cerca di recuperare il sardo è anche evitare di fare il passo più lungo della gamba.
Direi che occorre cercare di assecondare innanzitutto le esigienze avvertite dai sardi di oggi in modo da non mortificare quel desiderio di riappropriarsi di un qualcosa che sentiamo esserci stato sottratto. I bruschi strattoni potrebbero avere l'effetto opposto.
Ho l'imprssione che esista nella società sarda un forte scollamento tra i desideri e i bisogni avvertiti dalla maggioranza dei sardi in tema di recupero della propria lingua, e le ambizioni (legittime) di una minoranza chi vorrebbe invece bruciare le tappe e sogna nell'immediato una lingua ufficiale pervasiva e perfettamente standardizzata. Questa ultima posizione è forte soprattutto in seno a una avanguardia di matrice nazionalista-indipendentista che ha compiuto un percorso di maturazione ideologica. Ma così come l'indipendenza politica non potrà essere raggiunta se non a seguito di una diffusa presa di coscienza di popolo, una volontà in tal senso di una comunità tutta, ( le inerzie sociali in questi processi sono dure da scalfire) alla stasso modo, se mi si può passare il paragone, anche l'acquisizione di una coscienza linguistica più matura e "nazionale" richiederà tempo e preparazione.
Al giorno d'oggi e ancor più per una lingua minoritaria che non ha il sostegno di un apparato statale alle spalle, non si può pensare a processi di imposizione linguistica di tipo ottocentesco. Il consenso è necessario. Blasco ferrer di recente sulle pagine dell'unione sarda ha scritto: "la lingua sarda sarà ciò che saranno i sardi". E ha ragione da vendere.

Quindi io dico che il processo va guidato gradualmente, passo passo. Non si può costruire un grosso palazzo senza robuste fondamenta. E mi pare non si debba temere nemmeno, negli atti pubblici, di dar spazio alle microvarietà locali. Voglio dire, se un comune vuole rappresentare nei propri atti una particolarità locale, perchè ne è geloso, per campanilismo, per rivalsa nei confronti di secoli di proibizionismo, perchè privarlo di questa soddisfazione, imponendoli magari una forma standard calata dall'alto? Per giocare a un'ufficialità che non esiste? Bollando tutto il resto come folclorismo, come mi pare si stia cercando di fare?
Ci si riempie tanto la bocca di ufficialità, ma allo stato attuale il sardo non è coufficiale all'italiano, ma non perchè non esiste uno standard ufficiale del sardo, (la LSC è sperimentale) ma perchè questo è previsto dalla legge 486 del 99. I documenti in lingua minoritaria non hanno valore legale, ce l'ha la loro copia in italiano!
Quindi, attenzione agli integralismi, alla caccia alle streghe.

Con questo non voglio dire che gli standard non servono. Al contrario. Servono innanzittutto come riferimento, modello unificante sovralocale normativo a cui tendere, anche nella scrittura privata. Sono necessari per rendere economicamente vantaggioso l'uso di una lingua minoritaria, per scrivere documenti e testi (anche istituzionali) che abbiano valore sovrallocale, libri di testo per la scuola, giornalismo, saggistica, pubblicità, software, comunicazioni tra istituzioni ecc.
In questo senso queste due tendenze standardizzatrici tradizionali di successo (log e camp di cui si palrlava) che ritroviamo infatti ancora ovunque nella poesia, nella musica, in letteratura ecc , sono una risorsa importante che secondo me è opportuno sfruttare. Alberi adulti dai quali raccogliere i frutti. Purtroppo si cerca, pretestualmente, di negarne non solo l'importanza ma anche l'esistenza. Come se il sardo sino alla LSC sia stato semplicemente un'accozzaglia di dialetti.
Uno standard unitario e condiviso è certamente il futuro. Io lo immagino come un superstandard che si sovrappone al resto. Ad esso ci si arriva con la verità, con la mediazione, con l'intelligenza, con un popolo coeso che ha stima di se nel complesso, un popolo preparato e maturo che lo desidera, ma non pretendendo di risolvere, così alla buona, e in quattroequattrotto problemi che secoli di storia non sono riusciti a risolvere.



Autore Risposta: cedro del Libano
Inserita il: 17/11/2008 14:50:10
Messaggio:

analisi veramente profonda che fa riffletere


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 17/11/2008 18:10:34
Messaggio:

santobevitore ha scritto:

Posto che pensare all'italiano come lingua comune e ufficiale dei sardi mi sembra, oltre che una contraddizione in termini, una sconfitta, la riflessione sul catechismo e i predicatori mi sembra interessante; mi spiego meglio: mia nonna, da cui ho imparato il sardo, essendo di Cabras, parlava nella variante campidanese che però, per alcuni esiti grammaticali e lessicali, diverge dal campidanese parlato più a Sud. Questo non ha impedito a lei, di rifiutare il catechismo in sardo (variante campidanese, le omelie dei predicatori, certe composizioni poetiche scritte, anche da cabraresi, in campidanese "meridionale" o addirittura in una specie di loguderese (per mia ignoranza non saprei definirlo più chiaramente purtroppo). Penso quindi che come lei, molti altri pur riconoscendo una varietà letteraria che veniva compresa ma che era limitata alla sfera "ufficiale", continuassero poi a parlare tutti i giorni la variante appresa dalla nascita.


Allora, veniamo a qualla piccola digressione che ti avevo promesso:

qualora non ne fossi al corrente, potrebbe interessarti sapere che negli anni ’80 fu rinvenuto in una biblioteca di Oristano un corpus di prediche del pievano di Cabras Eugenio Sanna, nativo di Milis (1878-1948). Questo prediche sono appunto relative agli anni in cui Sanna fu parroco della chiesa di Santa Maria di Cabras dal 1900 al 1932.
Si tratta di più 100 prediche in sardo campidanese illustre, recitate tra Cabras e gli altri paesi in cui veniva invitato e che furono da lui raccolte proprio con l’intento di pubblicarle.
Questo purtroppo non avvenne, probabilmente per il clima di opposizione al sardo determinatosi con l’avvento del fascismo (che bloccò quel processo di emancipazione, non solo nella Chiesa, che pareva avviatosi.. Il dibattito sul sardo in qualche modo riprese soltanto negli anni 70).
Le prediche del Sanna, che io sappia, non son state ancora pubblicate a parte qualcuna esemplificativa qua e là. Chissà, magari una istituzione come il comune di Cabras potrebbe occupparsene.

La lingua usata dicevo, è un sardo compidanese aulico dell’oratoria sacra, che, dopo secoli di usi poetici ed ecclesiastici, si presentava ormai fortemente standardizzato nel lessico, nella morfologia, del tutto simile a quello in uso da altri predicatori di area centro-meridionale. Ma, se escludiamo le ovvie differenze fonetiche, morfologiche ecc, è molto simile come stile e lessico specifico anche al logudorese usato dai predicatori centro-settentrionali.

E’ una lingua infarcita di cultismi e italianismi sia lessicali che sintattici, cose che a noi oggi fanno sorridere o storcere il naso, ma che all’epoca avevano proprio lo scopo di distanziare la lingua dell’eloquenza, della Chiesa, dal parlato popolare, conferirle prestigio. Ad esempio tutti conosciamo la canzone natalizia “Notte de chelu” che fu scritta da Pietro Casu, apprezzatissimo predicatore in logudorese di quegli anni e che fa: est nadu est nadu est nadu su bambinu.. (!)

A tal proposito è interessante la famosa “Scumuniga de predi antiogu arretori de Masuddas” : http://www.prediantiogu.it/
Una satira poetica scritta agli inizi dell’ ‘800 che propone in forma burlesca e canzonatoria una orazione in sardo di quei tempi. Questo ci fa capire anche quanto le prediche in sardo fossero un fatto di costume all’epoca.
Ecco, molta della comicità è giocata proprio sulla contrapposizione tra lo stile e il linguaggio aulico usato dai predicatori dell’epoca e la lingua “rustica” e popolana di predi antiogu..



Questo è un pezzetto di una predica di Eugenio Sanna di Milis, pievano di Cabras, proferita a Laconi nel 1901:

(…)
Sa Sardigna est terra classica chi aspirat naturalmenti su cultu de Maria: in is venas suas s’unit su sanguni de s’Egregiu sardu obispu e martiri de Antiochia, primu scrittori ecclesiasticu chi basciu s’esempiu de is Evangelistas hat immortalau sa fama sua cun su nomini de Maria. E in dogna tempus e in dogna logu custu nomini format ideali sublimi de patria grandesa; e is templus de issa s’intitolant, comente est memoria in is cartas de Arborea de unu tempiu destruiu in su 551 in sa citadi de Serranos; comente raccontat ateru storicu de su tempiu costruiu de su principi Marianu su 1228 in Oristanis, pustis destruida sa magnifica Tarros: e is legisladoris a issa s’ispirant; Eleonora d’Arborea, vera reina chi accopiada su spiritu forti de sa battaglia a su teneru de sincera credenti, sa primu riga de sa famada carta de logu a Maria dd’offerit: ad honore de Deus onnipotenti, e dessa gloriosa Virgini Madonna Sancta Maria mama sua; is esercitus de issa si improntant e raunant vittorias e triunfus. Arregordeus is gloris nostras. 1022. Fuit fatalmenti dividia sa patria nostra cun sa divisioni de is giudicaus;e prus fatali fuit in cantu chi s'unioni insandus si disigiat po sa comuni salvesa contras sa maomettana barbarie: sa cali continuamenti, affaciendisì a sa terra sarda, continuamenti ndi portaiat richesas e abitantis. Nci boliat su fogu sacru de sa libertadi chi hessit riscattau is populus; su spiritu de unioni chi hessit scidau is principis; sa fidi animosa chi hessit operau miraculus. Bivat Deus! Una divina ispirazioni benit de su xelu (...)


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 17/11/2008 19:15:18
Messaggio:

Mi sembra che tutti e tre abbiate espresso delle considerazioni molto utili. Io non me me intendo molto: l'unica cosa che mi viene da pensare è che problemi e proteste ne sorgeranno sempre; c'è un sacco di gente che, pur di ciriticare l'operato altrui, preferisce le polemiche sterili(e mi riferisco a queste, non alle critiche costruttive). Quindi, chi si trova a prendere queste decisioni, appurata l'inutilità di certe proteste, ne prende atto e...va avanti!
Sul sassarese e il gallurese in effetti non avevo riflettuto e su questo devo darti ragione Turritano, tre standard sono già troppi, quattro ordinaria follia.
Sul terzo punto: una lingua unita, oltre le attuali divisioni,è l'ideale ma secondo me la sua introduzine dovrebbe essere più naturale, formarsi quasi (e dico quasi) spontaneamente per scelta dei parlanti. Per questo mi sembra utile un processo graduale, aiutato dagli scambi tra le varie parlate; infatti quello che non convince, mi sembra di capire, è che la LSC sembri un pò troppo calata dall'alto, un punto di frattura troppo netto tra un futuro difficile da immaginare e una tradizione anche troppo mitizzata. Ma per tutto questo serve la scuola, è quest'istituzione che deve mettere tutti nella possibilità di apprendere, cosa che, per la maggioranza dei sardi, è oggi lasciata praticamente al fai da te. Tutto questo andrebbe fatto subito però, più tempo si perde, più cose si perdono. Mi sembra che solo 'insegnamento della lingua possa aiutare a cambiare la testa delle persone, cosa che però è possibile soltanto per gradi, visto che il processo contario potrebbe portare a un rifiuto cocciuto e a priori di qualunque cosa si discosti dal proprio orticello.
Saluti
Santobevitore


Autore Risposta: santobevitore
Inserita il: 17/11/2008 19:25:12
Messaggio:

O Arthacan, non sono di origini cabraresi, seu crabarissu de conca a peis! (in momentaneo esilio romano causa specializzazione).
Conosco bene su vicariu Sanna, le mie nonne me ne parlavano spesso e di lui, a Cabras, si ha un ricordo quasi mitizzato.
Io ho alcune composizioni poetiche scritte da lui e altre scritte da cabraresi in occasione della sua partenza però non sapevo nulla di questa raccolta (e come me di certo anche molti altri cabraresi) quindi mi dici una cosa molto gradita. Come riuscire a leggerle? Sicuramente ne potrebbe venire fuori qualcosa di buono e anche di molto utile per la lingua, credo. Attendo qualche nuova informazione. Grazie ancora
Santobevitore


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 18/11/2008 00:27:43
Messaggio:

Arthacan ha scritto:
......
Direi che occorre cercare di assecondare innanzitutto le esigienze avvertite dai sardi di oggi in modo da non mortificare quel desiderio di riappropriarsi di un qualcosa che sentiamo esserci stato sottratto. I bruschi strattoni potrebbero avere l'effetto opposto.
........
Quindi, attenzione agli integralismi, alla caccia alle streghe.
.......
ma non pretendendo di risolvere, così alla buona, e in quattroequattrotto problemi che secoli di storia non sono riusciti a risolvere.


A breve discorso, brevi risposte.
Vediamo punto per punto.
“Bruschi strattoni”: ma una lingua si afferma o si impone, non c’è via di mezzo e, in un caso o nell’altro, ciò deve avvenire, nel più breve tempo possibile e senza tentennamenti per avere una ufficialità, senza la quale non si va avanti. Non vale a nulla tergiversare e aspettare che una lingua, mille dialetti, si armonizzino fra loro. Utopia. Poi è la lingua stessa, come cosa viva, che si evolve e si adatta alle varie situazioni e all’influenza dei parlanti.
“Forti scollamenti” , ma chi lo dice cosa ne pensa la “maggioranza dei Sardi”, il fatto che il Sud è più popolato del nord? Quello allora sarebbe un sopruso del più forte verso il più debole, non un lavoro ben fatto, attento alla tradizione “storica e letteraria” (non confondiamo le prediche di un prelato, peraltro in tempi relativamente recenti, con le poesie e altre opere letterarie, spontanee o ufficiali, intrasarde).
Matrice nazionalista-indipendentista? Non facciamo confusione: sia fra indipendentisti che fra anti, mi sembra che le posizioni siano equamente divise: il caso di Oreste Pili (di cui mi onoro di essere amico di vecchia data), assessore alla Cultura del comune di Capoterra, citato in un articolo dell’Unione Sarda da te riportato poco tempo fa, ne è un esempio lampante.
“L’indipendenza politica non potrà essere raggiunta se non a seguito di una diffusa presa di coscienza di popolo”: lapalissiano, a prescindere che la lingua ufficiale sia l’italiano o una lingua sarda di qualunque tipo o, magari, a di duplice o triplice standard. Ma, alla fine, non si può affermare che lo stesso vale per il problema della lingua. Non è la stessa cosa, è intuitivo.
"la lingua sarda sarà ciò che saranno i sardi", anche questo e lapalissiano, se non una banalità. Lo dice Blasco Ferrer? Ma lo diciamo tutti, e anche prima che Blasco approdasse in Sardegna.
“non si debba temere nemmeno, negli atti pubblici, di dar spazio alle microvarietà locali”. Temere che cosa? È una contraddizione in termini, questo si potrebbe fare a livello localistico, ma non a livello regionale (o Nazionale Sardo): te l’immagini le pratiche che arriverebbero agli uffici della Regione in mille microvarianti? Che scopo avrebbero? Di far sprofondare nel ridicolo e nell’inutilità tutta la Lingua Sarda. Ma tant’è…. i sardi? Con Kentu concas, kentu berritas non si è mai fatta e non si farà mai fare molta strada. Ci vuole qualcuno che decida, finalmente, dopo secoli di deriva.
L’ “ufficialità non esiste”? “ci si riempie la bocca di ufficialità” che non esiste? anche questo è lapalissiano, non è affatto da mettere in dubbio. Ed è proprio per quello che si batte chi la pensa come me (indipendentista o meno), perché finalmente esista di fatto questa benedetta ufficialità.
“I documenti in lingua minoritaria non hanno valore legale, ce l'ha la loro copia in italiano!” è ovvio: se non esiste una lingua ufficiale è logico che non possono “esistere” neppure "documenti ufficiali" in quella lingua. Ma vai un po’ a vedere se in Sud Tirolo (“Alto Adige”) o in Val d’Aosta, la loro lingua minoritaria, ha o no valore legale!
Infine: “attenzione agli integralismi, alla caccia alle streghe”, ma chi sono gli integralisti e chi sono le "streghe" da cacciare?
E adesso viene il bello.
“queste due tendenze standardizzatrici tradizionali di successo (log e camp di cui si parlava) che ritroviamo infatti ancora ovunque nella poesia, nella musica, in letteratura ecc , sono una risorsa importante che secondo me è opportuno sfruttare”, ma chi ha mai detto il contrario, chi ne vuole negare l’importanza o, addiritura l’esistenza, pretestualmente o meno, Turritano? Ma non cerchiamo pretesti assurdi e campatti in aria. Questo sì che è “fondamentalismo” e “caccia alle streghe” . Comunque c’è sempre la solita “dimenticanza”: in Sardegna esiste anche il Sassarese/Gallurese … ma lo sai che anche il Sassarese/Gallurese hanno le loro tradizioni (seppure relativamente recenti) letterarie, di musica e poesia? E cosa ne facciamo? Le buttiamo nel cassonetto per poi negarne l’esistenza?
“….il sardo sino alla LSC sia stato semplicemente un'accozzaglia di dialetti” ma questa è una sacrosanta, innegabile verità, valida per tutte le lingue del mondo: finché non si dispone di uno standard Ufficiale, tutte le lingue SONO un’insieme di dialetti (“accozzaglia” li hai definiti tu)
“Uno standard unitario e condiviso è certamente il futuro. Io lo immagino come un superstandard che si sovrappone al resto. Ad esso ci si arriva con la verità, con la mediazione, con l'intelligenza,” e qui, finalmente siamo in sintonia, ma, secondo me, è proprio quello che si sta facendo con la LSC, tuttavia “… un popolo coeso che ha stima di se nel complesso, un popolo preparato e maturo…” questo è non solo non è cosa attuale, ma non si sa se lo sarà nemmeno fra 4 o 5 generazioni, quando la Lingua Sarda, con tutta l”accozzaglia" di dialetti di cui è onorevolmente composta, sarà estinta da un pezzo, morta e sepolta!
“… non pretendendo di risolvere, così alla buona, e in quattroequattrotto problemi che secoli di storia non sono riusciti a risolvere.”
Il problema della LSC, piaccia o non piaccia, non è stato risolto né “alla buona”, né in quattroequattrotto: ma con lo studio, il tempo, la dedizione di persone autorevoli e preparate.
“problemi che secoli di storia non sono riusciti a risolvere.”? Secoli di storia? Esattamente 6 o 7cento, guarda un può la combinazione, da quando è caduto l’ultimo baluardo: il Giudicato d’Arborea o Regno di Sardegna ha cessato di esistere, da quando la RESISTENZA Sarda si è disciolta e la Sardegna è caduta nelle mani dello straniero.
Saludos
Turritano

PS: sono cosciente di essere stato, necessariamente, troppo sintetico e stringato, ma sarei felice di approfondire la questione e di scendere nei particolari.


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 19/11/2008 19:35:47
Messaggio:

ojoja Turritanu! ma segundu tui deu imoi tengu gana de torrai sceda a totu custas pregontas?
Medas de is arrespustas funt giai in cussu arrexonamentu chi apu fatu. Torradiddu a ligi beni!

Ma una pariga de cosas mi tocat a ti ddas nai:

Per quanto riguarda l'ufficialità ciò che volevo dire in quell'intervento è che l'ufficialità non la ottieni con lo standad!
L'ufficialità dei documenti in sardo è la legge italiana 482 del 1999 a negarcela, standard o non standard. Nel senso che gli atti pubblici in sardo, che siano in uno standard o meno, siamo obbligati a correlarli di traduzione in italiano. E la versione in italiano è l'unica dotata di valore legale! ficchamocelo in testa!
Anche per il friulano, nonostante abbia uno standard ufficiale e una legge più avanzata della nostra, vale il medesimo discorso! Anche loro sono soggetti allo stesso obbligo di legge. Non so del tedesco in alto adige e del francese in vall d'aosta. Ma per quelle regioni vigono legislazioni dello Stato particolari, precedenti alla 482 che è la legge che riconosce il sardo, il friulano e altre,quali lingue minoritarie da sottoporre a tutela.
Questo vuol dire che l'uso del sardo a livello amministrativo ha più valore simbolico che sostanziale! Detto questo, stante l'attuale legislazione, dovremmo chiederci per quali ragioni usare il sardo nei documenti ufficiali. La mia risposta è: fondamentalmente per elevare lo status della lingua, per restituire dignità al sardo agli occhi dei parlanti. Per farlo rientrare nei luoghi del potere dal quale è stato escluso. All'interno di questo quadro legislativo "la caccia alle streghe" contro chi in un piccolo comune si permette di usare una variante che non corrisponde alla LSC, a me sembra cosa oltre che non prioritaria, francamente anche un po' ridicola. E' voler giocare a un'ufficialità che non esiste in sostanza, perchè son le leggi stesse a proibircela a priori, standard o non standard..
Anzi addirittura si potrebbe dire che se questo tentativo di introduzione fosse mal vissuto da una comunità , se quella popolazione dichiarasse di non riconoscersi nello standad che gli si volesse far usare, andremmo addirittura contro i dettati della legge 482, che ricordiamo tutela non il sardo di per se, ma le popolazioni parlanti sardo. E quindi i diritti linguistici dei parlanti. Spero di esser stato più chiaro.

Detto questo mi pare anche di aver spiegato chiaramente quali sono gli usi per i quali invece l'individuazione di uno o più standard di riferimento (adeguatamente normati) è necessaria. E tra queste rientrano gli usi amministativi in enti sovrallocali..

Sul sassarese e il gallurese.. Ma chi è che vuole negarne l'esistenza e buttarli nel cassonetto?
Questre due lingue parlate in sardegna non sono propriamente lingua sarda, non rinetrano nei discorsi legati alla standardizzazione del sardo, non sono tutelate nemmeno dalla legge 482 e dunque sono un discorso a parte.
Esse vanno tutelate con opportune legislazioni regionali. Questo vale anche per algherese e tabarchino. La mia opinione è che la loro tutela, il loro uso nelle istituzioni e l'insegnamento scolastico vada garantito limitatamente ai territori di pertinenza a prescindere da quelle che saranno le sorti della lingua sarda... Ma non solo, della loro codifica e standardizzazione dovrebbero occuparsi appositi enti di competenza regionale o provinciale. Ma purtroppo strutture simili non esistono neppure per il sardo, all'oggi. Ovviamente qualora si volesse (come io ritengo opportuno) l'introduzione dell'insegnamento del sardo anche in questi territori non sardofoni o non del tutto sardofoni, questo non sarà in sostituzione delle lingue proprie del luogo ma affiancato ad esse. Mi pare un principio sacrosanto. Quindi massima tutela.


“Forti scollamenti” , ma chi lo dice cosa ne pensa la “maggioranza dei Sardi”, il fatto che il Sud è più popolato del nord? Quello allora sarebbe un sopruso del più forte verso il più debole, non un lavoro ben fatto, attento alla tradizione “storica e letteraria” (non confondiamo le prediche di un prelato, peraltro in tempi relativamente recenti, con le poesie e altre opere letterarie, spontanee o ufficiali, intrasarde).


Possiamo farcene un'idea anche dai commenti in questo forum..
Ma comunque, bravo, ti do ragione, non lo sappiamo...! E infatti ti ho detto altre volte che io son perchè si facciano indagini sociolinguistiche serie per avere un quadro più chiaro e scientifico della situazione, utile per la pianificazione delle scelte... cosa è che mi avevi risposto? e bae, ci vuole troppo tempo! la cosa è già fatta e l'hanno fatta bene. Il tuo ragionamento più o meno è sempre quello..

Comunque le altre cosette che dici qua sono molto interessanti... vediamo: il dato demografico diventa un argomento non utilizzabile perchè "sarebbe un sopruso del più forte verso il più debole". Invece il dato "storico letterario" di una presunta maggiore tradizione del logudorese un argomento "giusto". Balla! Due pesi due misure... ma a parte questo, io contesto proprio questa interpretazione radicata dalle tue parti di una presunta superiorità di tradizione poetica e letteraria del logudorese... "non confondiamo le prediche di un prelato, peraltro in tempi relativamente recenti, con le poesie e altre opere letterarie, spontanee o ufficiali, intrasarde"
Ma ti rendi conto di ciò che dici? Esiste una plurisecolare tradizione poetica e letteraria che va ben oltre le opere di un prelato!
"Intrasarde"? ma che vuol dire? O forse credi ancora alla favola che qualcuno racconta secondo la quale nel medioevo ci fu in sardegna una lingua ufficiale unitaria? a parte che non esiteva il concetto di "standard linguistico", ma comunque si individuano dall'esame dei documenti del periodo tre scripta, tre tendenze che corrispondevano a cancellerie diverse di stati differenti. Uno standard linguistico unitario in sardegna non ce ne è mai stato! Ci si può arrivare? certo! se impariamo come popolo a dirci la verità e a stimarci un po' di più. E' questo è il primo requisito, altrimenti non si va da nessuna parte, altro che!


Il problema della LSC, piaccia o non piaccia, non è stato risolto né “alla buona”, né in quattroequattrotto: ma con lo studio, il tempo, la dedizione di persone autorevoli e preparate.


questa è una tua interperetazione che posso rispettare ma se permetti, non la condivido. So come hanno lavorato, anche perchè so quello che ne hanno detto membri stessi della commissione. Con alcuni dei quali ho parlato di pesona. Vedi ad esempio quello che ne ha detto Mario Puddu meembro della commissione LSC:
http://ivomurgia.splinder.com/post/12436804

Ma soprattutto, e concludo spezzando una lancia a favore della ipotesi dell'unità dello standard, quello che non riesco a capire è perchè ci sia da parte di molti che difendono la LSC, soprattutto quelli che hanno le mani in pasta ( ah, Turritano guà che non mi riferisco sempre a te quando faccio certe considerazioni..), questo totale rifiuto a impostare un discorso di emendamenti e modifiche, tanto più che la LSC è uno standard sperimentale... Boh!?
Voglio dire, se è vero che si tiene all'idea dello standard unitario, e anche per evitare derive verso un'ipotesi di doppio standard, si dovrebbe cercare perlomeno di impostare un dibattito sugli emendamenti possibili, che potessero rendere più gradita la cosa.. produrre maggior consensi! e invece nulla!
Leggo fiumi di parole dei partigiani contro gli oppositori, coloro i quali si permettono di parlarne male, osano esternare i propri malumori...
Ma l'argomento emendamenti, è evitato come la peste! Anche quando a proporli sono gli stessi Commissari difensori della LSC. E' come se questa LSC fossero le tavole delle legge scese dal cielo e intoccabili!
Bah! un'idea già ce l'ho..

turrità, su certe cose siamo in sintonia, ma su troppe di metodo e di sostanza le divergenze rimangono.
E' anche inutile continuare a parlarne.
A tui s'urtimu fueddu! ..chi no bolit nai a ti lassai s'arrexoni, eh!

cia!


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 19/11/2008 20:02:58
Messaggio:

E segundu a tie eo, como como, luego luego, devo respondere in pressa a cussa enciclopedia chi as ischrittu tue? Aias fattu mezus ha respondere a sas obietziones mias, puntu pro puntu.
B'as impitatadu una kida a respondere a su post meu, como lassami nessi su tempus de lègere su tou, posca amus a bider... ite nd'ogamus a pizu
Turritano


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 19/11/2008 20:23:13
Messaggio:

Turritano ha scritto:

E segundu a tie eo, como como, luego luego, devo respondere in pressa a cussa enciclopedia chi as ischrittu tue? Aias fattu mezus ha respondere a sas obietziones mias, puntu pro puntu.
B'as impitatadu una kida a respondere a su post meu, como lassami nessi su tempus de lègere su tou, posca amus a bider... ite nd'ogamus a pizu
Turritano


eja gei ddu sciu, ma deu puru no est chi tengu sempri tempus de nci lassai duas oras innoi!

Depemu fai allestru, e scriri duas coissiteddas, e invecias m'est bessiu una cosa longa! comuncas prus o mancu is puntus de importu de is pregontas tuas ddas apu tocadas, speru! is arrespustas funt unu pagu de pressi, cosas medas no ant essi precisas, e duncas no t'atachist a is pibincherias, ma castia s'arrexonu de fundu. No ti pighit pressi ca no ddi fait nudda! :)


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 19/11/2008 21:19:50
Messaggio:

Arthacan ha scritto:

ojoja Turritanu! ma segundu tui deu imoi tengu gana de torrai sceda a totu custas pregontas?
...................
turrità, su certe cose siamo in sintonia, ma su troppe di metodo e di sostanza le divergenze rimangono.
E' anche inutile continuare a parlarne.
A tui s'urtimu fueddu! ..chi no bolit nai a ti lassai s'arrexoni, eh!
cia!

Canti parauli pa di una ggosa sora…. Esumaria, babbu toiu!!
Allora, visto che l’italiano, beati noi, è la lingua ufficiale in Sardegna, scriverò in italiano.
L’ufficialità non la ottieni con lo standard? È vero, ma neanche senza standard, anzi, prima di tutto ci vuole “uno standard” e poi ci vogliono…. “due palle così”! cosa che al momento (noi, bòveri sardi) siamo ben lontani dall’avere. Una legge che ci vieta di avere una lingua ufficiale? una legge del ’99? E ti sei mai chiesto “come mai così tardiva”? approfondiamo un po’.
Prima di tutto fughiamo ogni dubbio che la lingua ufficiale in Sud Tirolo e Val d’Aosta non è obbligatoriamente l’italiano. Poi torniamo a noi.
Riconoscimento dello status di Regione Autonoma a Statuto speciale alla Sardegna, nella seconda metà degli anni ’40. E sai perché? Mica le cose si regalano così, sui due piedi: c’era un motivo ben preciso. Si è potuto dimostrare facilmente che la Sardegna era proprio diversa, con le sue innegabili specificità: Storia, cultura, LINBA. Lo sai che allora la Sardegna aveva il diritto (sancito anche dalla Costituzione post-fascista) di avere una propria lingua ufficiale, tranquillamente e legalmente riconosciuta? E perché, allora, siamo ancora senza lingua ufficiale?
Perché siamo, ora come allora sempre i soliti: pocos, locos y malunidos. Campanilismi esasperati, comodità, la politica del “procrastinare” all’infinito un problema che era molto meglio e più redditizio ignorare, quindi niente standard, ne parliamo “domani” (a maiu mai). “la lingua sarda sarà ciò che saranno i sardi”, questo purtroppo, vale adesso come valeva allora (e io completerei: “La Sardegna sarà ciò che saranno i sardi”!), non abbiamo fatto molta strada. Vuoi che ti dica perché quella legge l’hanno fatta nel 99? Ne riparleremo un’altra volta, con più particolari.
“Caccia alle streghe” contro i paesi che usano il loro dialetto? Ma chi glielo impedisce? Nessuno! Ma è evidente che con mille varianti non si avrà mai una lingua ufficiale, e questo lo sanno bene gli italianofili, che non aspettano altro che la lingua Sarda, in tutte le sue varianti, e microvarianti, tiri le cuoia: problema risolto!
Una popolazione che dichiarasse di non riconoscersi in quello standard? Sempre la solita palla al piede: il campanilismo. Ma chi dice che è “una popolazione” a non riconoscersi in quello standard? Come fai a dirlo? Comunque, lasciando facoltà di scegliere o decidere “alla popolazione” non si avrebbe mai nessuna decisione, nessuna scelta: ci sarà sempre qualcuno contro qualcosa. Non si farebbe mai un passo avanti.
Dici che “ l'individuazione di uno o più standard di riferimento è necessaria. E tra queste rientrano gli usi amministativi in enti sovrallocali..” Ma qui stiamo dicendo la stessa cosa, anche se precisando, io sono per l’unione e non per la divisione in Sardegna, quindi mi sembra più logico e semplice avere un unico standard.
Sassarese e Gallurese: ma tu conosci il Sassarese e il Gallurese (? Ci sarebbero non uno, ma molti dialetti galluresi!) E sino a che punto? Intanto io direi che sono due sotto-varianti di un’unica variante e, come ho detto più volte (v. la discussione il “Sassarese) io sono della “scuola” che le vuole parte integrante (la terza variante) della Lingua Sarda, seppure borderline.
Per non appesantire ulteriormente la discussione e fare un mattone difficile da digerire, io termino qui la prima parte. Il resto lo rimando a un altro o ad altri post.
A pustis
Turritano


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 19/11/2008 23:59:51
Messaggio:

Turritano ha scritto:
Prima di tutto fughiamo ogni dubbio che la lingua ufficiale in Sud Tirolo e Val d’Aosta non è obbligatoriamente l’italiano. Poi torniamo a noi.
Riconoscimento dello status di Regione Autonoma a Statuto speciale alla Sardegna, nella seconda metà degli anni ’40. E sai perché? Mica le cose si regalano così, sui due piedi: c’era un motivo ben preciso. Si è potuto dimostrare facilmente che la Sardegna era proprio diversa, con le sue innegabili specificità: Storia, cultura, LINBA. Lo sai che allora la Sardegna aveva il diritto (sancito anche dalla Costituzione post-fascista) di avere una propria lingua ufficiale, tranquillamente e legalmente riconosciuta?


Guarda senza dubbio sud tirol e val d'aosta hanno avuto il vantaggio di avere alle spalle l'appoggio di grossi stati nazione di riferimento come la francia e la geramnia-austria con le rispettive lingue..
Non so se alla Sardegna, senza "protettorati" sarebbe bastato avere una linguettina standardizzata, se è questo che intendi dire, per ricevere pari trattamento... francamente ne dubito!

E perché, allora, siamo ancora senza lingua ufficiale?
Perché siamo, ora come allora sempre i soliti: pocos, locos y malunidos. Campanilismi esasperati, comodità, la politica del “procrastinare” all’infinito un problema che era molto meglio e più redditizio ignorare, quindi niente standard, ne parliamo “domani” (a maiu mai). “la lingua sarda sarà ciò che saranno i sardi”, questo purtroppo, vale adesso come valeva allora (e io completerei: “La Sardegna sarà ciò che saranno i sardi”!), non abbiamo fatto molta strada.


esatto caro turritanu. Ma se il problema è la scarsa unità dei sardi che tendono a bloccare sempre questi processi, vedi che mi dai ragione quando dico che è necessaria maggiore coesione di popolo, con la quale riusciremo a trovare anche più facilmente un accordo sulla lingua? Non è che prendiamo una lingua e la craviamo a forza di imperio. Non funziona al giorno d'oggi, non siamo più nell'800 con la gente ignorante..
Se la situazione è complessa, va affrontata con un approccio idoneo e problematico, pena il fallimento del processo. Occorre dunque uno sforzo di studio, comprensione e mediazione maggiore. E se il tutto e subito non fosse possibile al giorno d'oggi, l'obiettivo lo si raggiunge per gradi intermedi. Che non vuol dire stare con le mani in mano come è stato sino ad oggi! Ma tu questa possibilità non la contempli nemmeno..


Vuoi che ti dica perché quella legge l’hanno fatta nel 99? Ne riparleremo un’altra volta, con più particolari.


Qiuesto mi interessa. Anzi piuttosto che dirci sempre le solite cose, approfondire questo aspetto potrebbe essere interessante


“Caccia alle streghe” contro i paesi che usano il loro dialetto? Ma chi glielo impedisce? Nessuno!


stai tranquillo che c'è chi fa pressione in tal senso. ovviemnte parlo degli usi scritti nella pubblica amministrazione negli uffici linguistici..


Ma è evidente che con mille varianti non si avrà mai una lingua ufficiale, e questo lo sanno bene gli italianofili, che non aspettano altro che la lingua Sarda, in tutte le sue varianti, e microvarianti, tiri le cuoia: problema risolto!
Una popolazione che dichiarasse di non riconoscersi in quello standard? Sempre la solita palla al piede: il campanilismo. Ma chi dice che è “una popolazione” a non riconoscersi in quello standard? Come fai a dirlo?
Comunque, lasciando facoltà di scegliere o decidere “alla popolazione” non si avrebbe mai nessuna decisione, nessuna scelta: ci sarà sempre qualcuno contro qualcosa. Non si farebbe mai un passo avanti.


ecco, torna l'atteggiemnto imperialista, scioccamente impositivo anche laddove, uffici linguistici dei singoli paesi, ha poco senso, come ho cercato di spiegare, assumere all' oggi posizioni così rigide..

Dici che “ l'individuazione di uno o più standard di riferimento è necessaria. E tra queste rientrano gli usi amministativi in enti sovrallocali..” Ma qui stiamo dicendo la stessa cosa, anche se precisando, io sono per l’unione e non per la divisione in Sardegna, quindi mi sembra più logico e semplice avere un unico standard.


Esatto e te lo ripeto ancora: lo standard o gli standard (nel caso si rendesse più opportuno allo stato attuale ricorrere a due norme basate sulle tradizioni letterarie , proprio per quell'approccio soft di cui si diceva..) sono utili o addirittura necessari per queste cose che ho scritto anche l'altro giorno e le ribadisco:
"Servono innanzittutto come riferimento, modello unificante sovralocale normativo a cui tendere, anche nella scrittura privata. Sono necessari per rendere economicamente vantaggioso l'uso di una lingua minoritaria, per scrivere documenti e testi (anche istituzionali) che abbiano valore sovrallocale, libri di testo per la scuola, giornalismo, saggistica, pubblicità, software, comunicazioni tra istituzioni ecc."

ci siamo capiti ora?


Sassarese e Gallurese: ma tu conosci il Sassarese e il Gallurese (? Ci sarebbero non uno, ma molti dialetti galluresi!) E sino a che punto? Intanto io direi che sono due sotto-varianti di un’unica variante e, come ho detto più volte (v. la discussione il “Sassarese) io sono della “scuola” che le vuole parte integrante (la terza variante) della Lingua Sarda, seppure borderline.


e quindi tu cosa proporresti per la tutela di queste lingue? Non penserai mica di convincere i galluresi che gli atti amministrativi li devono scrivere secondo al norma LSC e lasciare il gallurese al parlato? quelli (giustamente) ti sputano in faccia! perchè prima pretendono di scriverli in gallurese, poi, semmai, anche in sardo...


Autore Risposta: KatiaDebora
Inserita il: 20/11/2008 12:55:29
Messaggio:

CAGLIARI, 20 NOVEMBRE 2008 - Ieri si è riunita la Conferenza Regione-Enti locali e ha dato parere favorevole alla approvazione definitiva del piano triennale regionale della lingua sarda dopo che anche l'ottava commissione del Consiglio regionale aveva licenziato nei giorni scorsi il documento proposto dalla Giunta approvandone tutti i contenuti.

La Conferenza Regione-Enti locali ha approvato tutti i contenuti del Piano e ha spronato la Giunta regionale a effettuare politiche di difesa del patrimonio linguistico della Sardegna sempre più efficaci. L'assessore della Pubblica istruzione Maria Antonietta Mongiu, nel presentare il documento di programmazione culturale, ne ha evidenziato la portata innovativa e la qualità scientifico-operativa delle proposte progettuali in esso contenute.

Lo scopo principale di questa programmazione - ha sostenuto l'assessore – è quello di rafforzare il cambiamento percettivo della popolazione nei confronti di una lingua che è ancora avvertita come "dialetto" e stigma di inferiorità sociale. Tutto ciò si inquadra in un progetto più ampio collegato alla valorizzazione dei beni culturali e alla rivalutazione dell’identità regionale in un ribaltamento semantico della sottovalutazione effettuata finora.

La programmazione linguistica contenuta nel documento programmatorio proposto dalla Giunta nel luglio scorso, contiene interventi da un lato di conservazione del patrimonio dialettologico immateriale e dall’altro di rivitalizzazione linguistica. È presente il progetto di realizzazione dell'Atlante linguistico, finora l'unica romanza a non avercelo è proprio quella sarda. In programma, tra le altre cose, la continuazione dei lavori dello Sportello linguistico regionale, un correttore ortografico, la realizzazione di corsi universitari per i docenti che intendono insegnare veicolarmente il sardo (o "in" sardo) e una web tv in limba. Particolarmente apprezzato dagli esponenti politici intervenuti a rappresentanza dei territori interessati il progetto di intervento per le varietà alloglotte catalana, tabarchina, gallurese e sassarese.

Per la standardizzazione amministrativa è stato ribadito che la Limba sarda comuna non è una proposta di lingua ufficiale per il territorio regionale, ma un codice ortografico e morfologico sperimentale che consenta alla Regione di utilizzare il sardo per alcuni atti amministrativi "in uscita". In questo modo la Regione prova, cercando di evitare le polemiche strumentali, a "faeddare in sardu" piuttosto che "faeddare de sardu" in italiano. Le caratteristiche tipiche del linguaggio giuridico-amministrativo (uniformità, chiarezza, circolarità, formularità, univocità, costanza, linearità) non possono essere soddisfatte dall'indistinto e dalla mutevolezza delle varietà locali, artistiche e personali che comunque, secondo il progetto varato dalla Giunta regionale il 18 aprile del 2006, possono essere liberamente usate in ogni luogo dagli enti locali senza obbligo di utilizzare la Lsc.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 20/11/2008 19:58:02
Messaggio:

per Arthacan (ma , di striscio, anche per Katia)
Seconda parte


“ algherese e tabarchino. La mia opinione è che la loro tutela, il loro uso nelle istituzioni e l'insegnamento scolastico vada garantito limitatamente ai territori di pertinenza a prescindere da quelle che saranno le sorti della lingua sarda..”
Quante preoccupazioni per delle “lingue” (lingue?”!) non sarde. Fossero almeno lingue, come lo sono il Greco e l’Albanese nel Sud Italia o in Sicilia. Ma sono solo due dialetti di due lingue diverse: il catalano e l’italiano, poco più o poco meno di quanto siano lingue il Terteniese o il Castellanese (Castelsardo). Noi sardi siamo sempre più realisti del re. I combattenti dell’ospitalità. Parrebbe che il nostro moto sia questo: “non fare agli altri quello che gli altri fanno a te”, corollario: “Occupati degli altri, ma non di te!”, oppure: “dai tutto agli altri e niente a te”. Per forza che non facciamo mai un passo avanti ma, come il gambero facciamo un passino avanti e un saltone indietro… Quindi: “MASSIMA tutela”! e del Sardo? E ga sinn’affutti o, per dirla alla francese:”affutiens”. Sacrosanto.
Ritornando a noi, cioè alla vera Lingua (il Sardo) dici: “… perchè si facciano indagini sociolinguistiche serie per avere un quadro più chiaro e scientifico della situazione, utile per la pianificazione delle scelte...” dici che ho già risposto? An sì, è vero”! Però lo ribadisco: il lavoro è stato già fatto ed è un lavoro ben fatto, basato su criteri storici e scientifici, anche se , bisogna ammetterlo, non si accontentano i soliti campanilisti che vogliono imperare su tutto, anche su una cosa comune come la lingua: “Guai ai vinti!” Ma pa piazeri… lasciamo la LSC così com’è, poi sicuramente come hanno fatto tutte le lingue e com’è naturale e logico, si aggiusterà con l’uso, miscelandosi ed equilibrandosi rapidamente, più o meno alle diverse varianti o sottovarianti. Il mio ragionamento è sempre quello, è vero, ma mi sembra documentato e motivato, non marchiato di provincialismo o di campanilismo. Eventuali modifiche? Ma io non sono affatto contrario, anzi mi sembrerebbe giusto, ma allo stesso tempo una inutile perdita di tempo, kena nd’ ogare atzola, come il Concilio di Trento! Lasciamo invece che sa Limba venga introdotta (si tratta di un “codice” sperimentale, no?) poi potranno esserci delle modifiche, ma certamente saranno la maggioranza dei parlanti (o la loro forza politica), la sua storia letteraria, l’eleganza e la scorrevolezza a definire nella pratica le sue linee, linee equanimi e reali.
Arthacan, discutere e approfondire seriamente questioni serie, non è mai inutile, semmai è un arricchimento e fa sempre bene a tutti.
Saludos e a luego
Turritano

PS: vedo che non hai perso tempo e hai risposto immantinente al mio precedente, invece di lasciarmi il tempo di concludere il discorso. Adesso leggerò anche il tuo ultimo post, poi, con calma, rispoderò anche a quello.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 20/11/2008 23:34:29
Messaggio:

Arthacan ha scritto:

Turritano ha scritto:
Prima di tutto fughiamo ogni dubbio che la lingua ufficiale in Sud Tirolo e Val d’Aosta non è obbligatoriamente l’italiano. Poi torniamo a noi.....


Guarda senza dubbio sud tirol e val d'aosta hanno avuto il vantaggio di avere alle spalle l'appoggio di grossi stati nazione di riferimento .......
.........
e quindi tu cosa proporresti per la tutela di queste lingue? Non penserai mica di convincere i galluresi ...

Dunque, vediamo di raccapezzarci…
Val d’Aosta e Sud Tirolo hanno avuto alle spalle due grosse potenze? Quello è vero, come è vero che loro (Valdost. e Sudtir) hanno tratto coraggio da questa coscienza, ma comunque, “protettorati" o no, si son dati da fare di loro, eccome se l’hanno fatto! In ogni modo non sono fatti nostri. La realtà è che noi eravamo praticamente addormentati (anzi narcotizzati: è da molti secoli che lo siamo!) Avrei voluto vedere se a quei tempi (seconda metà degli anni 40, quando quasi il 100% della popolazione parlava il Sardo e il “senso di appartenenza” era molto più profondo e solidale), se i nostri “rappresentanti” con tutto un popolo dietro si fossero impuntati per far valere i nostri diritti, avrebbero ottenuto o no una lingua ufficiale Sarda…. Il fatto si è che non rappresentavano noi, Popolo Sardo, ma se stessi e i loro interessi, non solo, ancora peggio: prendevano gli ordini dai loro padroni “romani”!
e non chiamare il Sardo “linguettina”: è una lingua nobile e antica e come tale va rispettata!!
“Maggior coesione di popolo”, e lo dici a me? Ogni giorno che passa siamo sempre meno coesi. Bisogna che qualcuno, finalmente, abbia il coraggio di prendere decisioni immediate, è inutile tergiversare. Meno male che adesso, questo “Messia”, sembra arrivato. E, attento, a questo riguardo ‘800, ‘900 o 2'000 ha poca importanza, il problema è sempre lo stesso, universale, e va risolto. Vuoi un esempio? La Slovacchia: avevano lo stesso problema, differenze varietali più o meno cospicue: l’hanno risolto i loro esperti seduti a tavolino, più o meno come noi. E la gente ha rispettato la soluzione, cosciente del fatto che una decisione andava presa comunque.
Questo non nell’ottocento, ma nel novecento (credo). E guarda che il popolo slovacco, allora, non era affatto più ignorante o più incivile di quanto non lo siamo noi adesso. Ma era anche più coeso.
Tu dici: “E se il tutto e subito non fosse possibile al giorno d'oggi, l'obiettivo lo si raggiunge per gradi intermedi. Che non vuol dire stare con le mani in mano come è stato sino ad oggi! Ma tu questa possibilità non la contempli nemmeno..” come no? l’ho contemplo, lo contemplo e l’ho contemplato, e ho anche risposto, non te ne sei accorto? Allora vuol dire che bisogna scrivere un post particolare per chiarire la questione.
Ti interessa il perché quella famosa legge e stata “confezionata” solo nel ‘99? Il discorso è interessante ma anche spinoso e complesso, si intreccia anche con cose già dette, quindi ne parlerò con calma un’altra volta.
Definisci “atteggiamento imperialista, scioccamente impositivo anche laddove, uffici linguistici dei singoli paesi, ha poco senso, come ho cercato di spiegare, assumere all' oggi posizioni così rigide..” la mia frase: “Ma è evidente che con mille varianti non si avrà mai una lingua ufficiale, e questo lo sanno bene gli italianofili, che non aspettano altro che la lingua Sarda, in tutte le sue varianti, e microvarianti, tiri le cuoia: problema risolto!”? siccome non credo che tu non conosca il significato del termine “imperialista”, lascia che mi meravigli e permetti che ti dica che è perlomeno fuori luogo. Non c’è niente di impositivo, nessuna posizione rigida. Ritratta solo di un’osservazione, riguardo a un dato di fatto (faccio finta di non aver letto l’avverbio “scioccamente”).
Dici: “"…..Servono innanzitutto come riferimento, modello unificante sovralocale normativo a cui tendere, anche nella scrittura privata. Sono necessari ... … ci siamo capiti ora?”
Ci siamo capiti, anzi, io credevo di esserci capiti anche prima di adesso!
Sassarese e Gallurese: non hai risposto alla mia domanda “ma tu conosci il Sassarese e il Gallurese? …” ma sorvolando dici: “e quindi tu cosa proporresti per la tutela di queste lingue? Non penserai mica di convincere i galluresi che gli atti amministrativi li devono scrivere secondo al norma LSC e lasciare il gallurese al parlato? quelli (giustamente) ti sputano in faccia! perchè prima pretendono di scriverli in gallurese, poi, semmai, anche in sardo...”
Quindi, prima citi “queste lingue” ma poi parli solo del Gallurese, ma il Sassarese dove lo lasci? Allora ti ripropongo la domanda: Ma tu conosci il Sassarese e il Gallurese” anzi, te ne faccio anche altre:
Che differenza c’è fra Sassarese e Gallurese?
Quali sono i “limiti” geografici?
Sai che solo a Sassari, il “Sassarese” ha un potenziale “bacino” di utenza, pari, almeno al doppio di tutti i “Galluresi” messi insieme?E lasciamo perdere gli “sputi”, non è gentile e poi: più sputati di come siamo…
Vediamo se sai rispondere. Poi ne riparliamo
Saludos
Turritano

Ps: comunque Katia, col suo tempestivo e approriato intervento, su molte cose ha tagliato la testa al toro!


Autore Risposta: Arthacan
Inserita il: 21/11/2008 00:13:46
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Sassarese e Gallurese: non hai risposto alla mia domanda “ma tu conosci il Sassarese e il Gallurese? …” ma sorvolando dici: “e quindi tu cosa proporresti per la tutela di queste lingue? Non penserai mica di convincere i galluresi che gli atti amministrativi li devono scrivere secondo al norma LSC e lasciare il gallurese al parlato? quelli (giustamente) ti sputano in faccia! perchè prima pretendono di scriverli in gallurese, poi, semmai, anche in sardo...”
Quindi, prima citi “queste lingue” ma poi parli solo del Gallurese, ma il Sassarese dove lo lasci? Allora ti ripropongo la domanda: Ma tu conosci il Sassarese e il Gallurese” anzi, te ne faccio anche altre:
Che differenza c’è fra Sassarese e Gallurese?
Quali sono i “limiti” geografici?
Sai che solo a Sassari, il “Sassarese” ha un potenziale “bacino” di utenza, pari, almeno al doppio di tutti i “Galluresi” messi insieme?E lasciamo perdere gli “sputi”, non è gentile e poi: più sputati di come siamo…
Vediamo se sai rispondere. Poi ne riparliamo
Saludos
Turritano



'ta dannu turritanu! e mancu malis chi seu deu chi dda fatzu longa! ;)

Non ti ho risposto perchè non mi sembrava così importante ai fini del discorso che stavo facendo... No, non li conosco abbastanza. Hanno una storia diversa, ma probabilamente una grammatica simile. Secondo te è possibile considerarle una stessa lingua? me ne compiaccio, tanto meglio!
Ma non cambia nulla ai fini del mio discorso. Perchè ho citato il gallurese e non il sassarese? Non certo perchè lo ritenga meno importante del gallurese se questo è ciò che hai pensato.. avrei potuto citare anche il sassarese, il discorso vale anche per il sassarese o la lingua sassarese/gallurese nel complesso, quello che è.....
Se ho preferito citato il gallurese è perchè so che mentre a sassari esiste in molti una doppia competenza sassarese logudorese e quindi tradizionalente anche una maggiore naturalezza nell'accettare il sardo, in gallura non è esattamente così. Nei comuni propriamente galluresofoni ci potrebbero essere maggiori resistenze (teoricamente) alla penetrazione scolastica e amministrativa del sardo se non in subordine al gallurese. L'esempio del gallurese era più funzioanle al mio discorso.
tutto qua..
Puoi proseguire ora? Dai come le tuteleresti queste lingue. Oh, perdon questa lingua, su chi est insomma, e come coniughi questa esigenza di tutela (se ritieni ci sia questa esigenza) con l'introduzione del sardo.. di tabarchino e catalano hai già detto, e penso di avere capito il tuo pensiero.

ciao

Ps
Mi devi fare la ramanzina perchè colloquialmente ho usato l'espressione sputare in faccia? e gei ses pagu bachettoni! 'ta dannu oh!
Per tutto il resto, ok, grazie dei chiarimenti. Tu rimani della tua idea, io della mia.

Pps
linguettina, nel senso di lingua di una piccola nazione, di poco peso e influenza se paragonata a francese e tedesco...


Autore Risposta: Petru2007
Inserita il: 21/11/2008 00:46:32
Messaggio:

Arthacan ha scritto:
Nei comuni propriamente galluresofoni ci potrebbero essere maggiori resistenze (teoricamente) alla penetrazione scolastica e amministrativa del sardo se non in subordine al gallurese.


Non certo solo in teoria. Al riguardo basterebbe vedere alcuni deliberati del Consiglio della provincia Olbia-Tempio e di 22 Comuni galluresofoni (19 della provincia OT e 3 di SS) relativi all'argomento LSC e simili.

In quanto poi alla presunta uguaglianza tra sassarese e gallurese vi è da rilevare che i sostenitori di tale teoria normalmente non sono i galluresofoni; anzi a tale proposito, considerato che il gallurese si estrinseca in alcune varianti, a seconda della zona, hanno non poche difficoltà a capire il sassarese. Pertanto si può concludere che di certo non sono così uguali come si vuole far credere. In definitiva viene da pensare che chi accomuna in un unico paiolo i due modi di esprimersi ne conosca solo uno...


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 21/11/2008 19:00:54
Messaggio:

Arthacan ha scritto:

'ta dannu turritanu! e mancu malis chi seu deu chi dda fatzu longa! ;)

Non ti ho risposto perchè non mi sembrava così importante ai fini del discorso che stavo facendo... No, non li conosco abbastanza. ......

Va bene Arthacan, in molti punti siamo d’accordo e la tua risposta, per il Sassarese/Gallurese è accettabile o condivisibile. Ma tranquillo, la “lingua”, se così si può definire, è unica; come unica è l’origine, anche se in tempi successivi. Lasciamo perdere i tanti galluresi e sassaresi che invece vogliono per forza dividere una cosa unica in due; campanilismo ad oltranza: infatti c’è meno differenza fra “sassarese” e “gallurese” di quanta ce ne sia fra il Campidanese cagliaritano e il Campidanese ogliastrino o sulcitano, o addirittura fra il Logudorese di Nuoro e quello di Bitti, Orgosolo, ecc. Vogliamo fare una prova? È facile: basta scrivere un brano qualunque sia in sassarese che in gallurese (però, “quale gallurese”?). La vera differenza la fa la pronunzia, ma quella è un’altra cosa.
Gli sputi? Ma no, stavo solo scherzando , so benissimo che i galluresi, come tutti quelli che hanno qualcosa che li differenzi dai “Sardi” sono molto orgogliosi della loro “specificità” . Un orgoglio che rasenta il fanatismo. Qualcosa comunque che, con l’andar degli anni, anziché diminuire è aumentata a dismisura.
Vogliamo approfondire il discorso sassarese/gallurese? è interessante. Ma nella discussione “Sassarese”
Saludos
Turritano


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 21/11/2008 20:07:00
Messaggio:

Petru2007 ha scritto:

Non certo solo in teoria. Al riguardo basterebbe vedere alcuni deliberati del Consiglio della provincia Olbia-Tempio e di 22 Comuni galluresofoni (19 della provincia OT e 3 di SS) relativi all'argomento LSC e simili.

In quanto poi alla presunta uguaglianza tra sassarese e gallurese
... ....

Il tuo discorso è rivolto ad Arthacan, ma lasciami fare senza polemica, alcune aggiunte, precisazioni e, perché no, anche una domanda.
Per quanto riguarda la “resistenze” che si avrebbero nei comuni galluresofoni, non ne dubito e credo di aver già risposto nel post precedente, e così per la “difficoltà” a capirsi fra “galluresi” e “sassaresi”. In realtà l’unica vera differenza sta nella pronunzia: più stretta e con suoni particolari nel sassarese, più leggera e ”italianizzante” nel gallurese. Infatti, questa opinabile difficoltà a capirsi, riguarda pressoché solo i galluresi verso il sassarese e non viceversa. Ma anche questo lo sai benissimo.
Le conosco, le conosco, Sassarese e Gallurese!
In unico “paiolo” due modi diversi di sentire? Mi dispiace amico mio, ma il “paiolo” è unico come è unica la variante (pardon, "la lingua"). Solo che ci son diversi aromi. Quante cose diverse ci sarebbero allora nel “paiolo” Campidanese e nel “paiolo” Logudorese?!
Infine una domanda: quali sono i tre comuni “gallurofoni” della provincia di Sassari? Lasciami indovinare e, naturalmente, correggimi se sbaglio: Valledoria (Codaruina), Santa Maria Coghinas ed Erula. Vero o falso?
Saruddi
Turritano


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 21/11/2008 22:49:54
Messaggio:

Turritano ha scritto:

Petru2007 ha scritto:

Non certo solo in teoria. Al riguardo basterebbe vedere alcuni deliberati del Consiglio della provincia Olbia-Tempio e di 22 Comuni galluresofoni (19 della provincia OT e 3 di SS) relativi all'argomento LSC e simili.

In quanto poi alla presunta uguaglianza tra sassarese e gallurese
... ....

Il tuo discorso è rivolto ad Arthacan, ma lasciami fare senza polemica, alcune aggiunte, precisazioni e, perché no, anche una domanda.
Per quanto riguarda la “resistenze” che si avrebbero nei comuni galluresofoni, non ne dubito e credo di aver già risposto nel post precedente, e così per la “difficoltà” a capirsi fra “galluresi” e “sassaresi”. In realtà l’unica vera differenza sta nella pronunzia: più stretta e con suoni particolari nel sassarese, più leggera e ”italianizzante” nel gallurese. Infatti, questa opinabile difficoltà a capirsi, riguarda pressoché solo i galluresi verso il sassarese e non viceversa. Ma anche questo lo sai benissimo.
Le conosco, le conosco, Sassarese e Gallurese!
In unico “paiolo” due modi diversi di sentire? Mi dispiace amico mio, ma il “paiolo” è unico come è unica la variante (pardon, "la lingua"). Solo che ci son diversi aromi. Quante cose diverse ci sarebbero allora nel “paiolo” Campidanese e nel “paiolo” Logudorese?!
Infine una domanda: quali sono i tre comuni “gallurofoni” della provincia di Sassari? Lasciami indovinare e, naturalmente, correggimi se sbaglio: Valledoria (Codaruina), Santa Maria Coghinas ed Erula. Vero o falso?
Saruddi
Turritano


Il "Sassarese" ed il "Gallurese" senza dubbio fanno parte del medesimo gruppo linguistico, questo ovviamente non significa che siano uguali, cambia sia la pronuncia che il lessico ma questo non basta a definire un gruppo linguistico, altrimenti ogni singolo paese del pianeta costituirebbe un gruppo linguistico a sè, verrebbe meno la stessa definizione di gruppo linguistico.
Chiaramente per i parlanti la percezione è diversa e si tende sempre a dare più importanza alle differenze piuttosto che alle somiglianze e a delimitarsi in una determinata area geografico-antropologica, ed è ciò che spesso (e volentieri...) succede all' interno del gruppo linguistico sardo, all' interno del quale si idealizzano i concetti di "Logudorese" e "Campidanese" per questioni antropologiche, sentimentali o in più in generale legate alla visione tradizionale del sardo: nessuno è infatti in grado di stabilire dove passi il confine, così come nessuno è in grado di stabilire dove passi tra Sassarese e Gallurese.
Diverso è il discorso tra Lingua Sarda e Lingua Sardo-Corsa, il confine è assolutamente netto e tutti i cambiamenti di rilievo si presentano assieme ed infatti si tratta di gruppi linguistici differenti, per quanto continuamente influenzatisi l' uno con l' altro sia nel lessico che nella pronuncia.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 22/11/2008 19:17:05
Messaggio:

Tutto chiaro e sintetico, e mi trovi quasi completamente d’accordo. Ma su qualcosa del tuo discorso, invece avrei delle riserve:
1) Sassarese/Gallurese: la pronuncia cambia sì, ma cambia anche all’interno della sottovariante “gallurese”. Il lessico invece è pressoché lo stesso, sia nel “sassarese” che nel “gallurese”.
2) Lingua Sarda e Lingua Sardo-Corsa: il confine col sardo è netto ed evidente come tu dici, anche geograficamente, seppure qua e là contorto o a “macchia di leopardo”, ma non sono affatto d’accordo che (“Logudorese/Campidanese” da una parte e “Sassarese/Gallurese” dall'altra), con tutte le loro differenze, siano “due gruppi linguistici differenti”. Continuo a sostenere che il Sassarese/Gallurese ha sempre molto in comune col “Sardo” in senso stretto (Campidanese/ Logudorese). Quello che cambia e funge da linea di demarcazione, è solo la grammatica (ma non tanto la sintassi). Il lessico è “Sardo” oltre l’80%. Non darei invece tanta importanza alla pronunzia, perché varia sempre un po’ anche all’interno delle altre due varianti. Rimango, quindi, nella “Scuola” di quelli che sostengono che il Sassarese/Gallurese sia (seppure bordeline) la terza variante della Lingua Sarda.
Turritano


Autore Risposta: robur.q
Inserita il: 08/11/2009 18:10:28
Messaggio:

mi sono allontanato un po' dall'ambiente, ma sbaglio o non si sente più parlare della LSC? Purtroppo il movimento linguistico ha fatto l'errore strategico di legare il movimento ad una precisa parte politica: scelta deleteria, visto che quella parte poi ha perso le elezioni!
mi permetto di inserire una mia tesina di Master di Linguistca Sarda che terminai l'anno passato, in cui avanzavo alcune proposte di modifica della LSC, in modo da renderla più accettabile dal punto di vista sociolinguistico, sia dal punto di vista del riequilibrio territoriale, sia legandola ad un prestigioso testo NON letterario ma tecnico-giuridico, più adatto ai nostri tempi;
mi aspetto di riscaldare nuovamente la discussione, e di dare tutti insieme un aiuto a salvare la nostra lingua storica
Sa limba de Elianora
http://www.condaghes.com/download.a...ct=yes&irp=0


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 10/11/2009 21:55:20
Messaggio:

Robur, ancora una volta, con buona pace di una ben ristretta (e nota) cerchia di forumisti, ti devo dar ragione. Cerchia che forse starà ancora festegiando il cambio della guardie (e di propositi) alla Regione. Amen
Turritano


Autore Risposta: laier
Inserita il: 11/11/2009 09:31:05
Messaggio:

la LSC non mi piaceeeeeeeeeeeeeeeeeeee
parere personale e naturalmente RISPETTABILISSIMO!!!!


Autore Risposta: robur.q
Inserita il: 11/11/2009 14:21:25
Messaggio:

obiezioni di metodo o di sostanza?


Autore Risposta: laier
Inserita il: 11/11/2009 17:44:06
Messaggio:

nelle pagine precedenti avevo già spiegato il mio pensiero
ma ti riepilogo il tutto

preferirei che si insegnassero i dialetti, ognuno il suo, e poi le regole grammaticali base per capirci tutti
senza abbandonare la propria lingua per una nuova artificiale


Autore Risposta: robur.q
Inserita il: 11/11/2009 17:56:32
Messaggio:

grazie Laier
io invece penso che se vogliamo che il sardo sia "lingua", dal punto di vista sociolinguistico, è necessaria una variante formale, da utilizzare come lingua ufficiale delle amministrazioni pubbliche. La scelta che tu indichi, ovviamente rispettabile quanto la mia, secondo me è intrinsecamente debole, non in grado di contrastare la diffusione dell'italiano come lingua unica; il rischio, elevatissimo, è che fra non molto avremo a che fare con tanti dialetti "morti". D'altronde tutte le esperienze laddove nel mondo ci si è impegnati a difendere le lingue minoritarie, hanno seguito questa strada, comunque, in ogni caso, molto in salita!!! Le lingue sono un comportamento innanzitutto, e non si possono imporre così facilmente cambiamenti nel comportamento non percepiti come utili, e non è detto che la nostra comunità nel suo complesso individui nella salvaguardia del sardo qualcosa di utile; io però il tentativo lo farei....


Autore Risposta: laier
Inserita il: 11/11/2009 18:02:24
Messaggio:

guarda non condivido molto di quello che dici...
ma quasi quasi mi hai convinto! forse perchè, al contrario di un personaggino, sei corretto, non populista e non demagogico...BRAVO!
a me spiacerebbe perdere il bagaglio culturale dei nostri dialetti!
forse si dovrebbe nuovamente parlare nelle famiglie
al limite le istituzioni potrebbero usare solo le due varianti principali, poi ognuno usa il suo


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 11/11/2009 23:53:08
Messaggio:

Guarda la combiazione, Robur, dici proprio, esattamente, quello che io sotengo da sempre, ma stranamente tu sei convincente, io no.
Proprio per questa mia decisa opinione, sono stato preso di mira da certi personaggi che mi hanno osteggiato in tutti i modi. Ora qualcuno, grazie al tuo garbo e alla tua correttezza, si sono "quasi" convinti. La cosa non può che farmi piacere perché, anche se "populista" () e "demagogico", qualcosa di buono ho detto anch'io
Bravo Laier, così mi piaci: la coerenza prima di tutto!
Turritano


Autore Risposta: robur.q
Inserita il: 12/11/2009 08:19:05
Messaggio:

ahahahah c'è un po' di elettricità nell'aria!!!
vi ringrazio per i complimenti, sono di quelli che fanno piacere e restano!!
In questo campo stiamo parlando quasi escusivamente di opinioni, opinioni politiche, e ognuno ha le sue.
Esiste una scienza che si chiama "pianificazione linguistica" ma a molti parlare di pianificazione in questo campo fa venire l'orticaria; in effetti a monte sta sempre una scelta politica della nostra comunità: ci interessa veramente salvare la nostra lingua storica? ci interessa darle valore sociale di lingua, o ci basta una sopravvivenza (stentata e rischiosa dico io) del dialetto del nostro paese, quello che si è conosciuto da bambini nelle nostre famiglie? oppure ancora pensiamo che il sardo non ci serve più, che è più utile parlare bene italiano e inglese?
Queste sono opinioni, e quella realmente (e non a parole) maggioritaria nella nostra comunità sarà vincente.


Autore Risposta: forzacommo
Inserita il: 12/11/2009 21:37:29
Messaggio:

Una considerazione da operaio.Riguardo ai dialetti della nostra Isola ho paura che forse siamo in una strada di non ritorno che ci porterà nel tempo a perderli per strada.Ormai siamo in una società che non ha più quei riferimenti che tenevano vive le nostre parlate.Con il tempo abbiamo perso un'infinità di termini che erano legati a quel vivere quotidiano,che che era legato alla campagna e o alla pastorizia.Oggetti e modi di fare insomma che si sono persi in questa modernità e che sicuramente non ritorneranno.Viviamo oggi in un mondo più apperto rispetto ai nostri nonni e inevitabilmente anche i nostri dialetti sono condizionati,e anche non volendo italianizzeremo sempre di più anche i nostri idiomi,e chissà tra cento anni cosa resterà.


Autore Risposta: robur.q
Inserita il: 13/11/2009 16:36:47
Messaggio:

per questa ragione secondo me è necessario un modello di lingua "tetto", una lingua magari formale e distaccata dai dialetti, ma che possa almeno tentare (e non è detto che ci riesca) di ridare prestigio e capacità "moderne" al sardo; in caso contrario, sono d'accordo con te, la decadenza e l'estinzione saranno inesorabili.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 13/11/2009 22:13:42
Messaggio:

forzacommo ha scritto:

...... ho paura che forse siamo in una strada di non ritorno .......Ormai siamo in una società che non ha più quei riferimenti che tenevano vive le nostre parlate.Con il tempo abbiamo perso un'infinità di termini .......Oggetti e modi di fare insomma che si sono persi in questa modernità e che sicuramente non ritorneranno.Viviamo oggi in un mondo più apperto rispetto ai nostri nonni e inevitabilmente anche i nostri dialetti sono condizionati,e anche non volendo italianizzeremo sempre di più anche i nostri idiomi,e chissà tra cento anni cosa resterà.

Gallosu, fra cento anni non esisterà più una Lingua Sarda, né nessuno dei suoi dialetti o varianti: estinta!
I motivi sono quelli a cui sommariamente hai accennato tu ed altri ancora. Per esempio: la mancanza di trasmissione da una generazione all'altra (ai bambini ormai si parla quasi ovunque in italiano), interrompendo la linfa vitale che tiene viva una lingua, come a una pianta a cui si tagliano le radici. Mancanza di orgoglio, se non addirittura complesso di inferiorità rispetto alla lingua della nazione dominante, cioè l'italiano. C'è chi non aspetta altro, non vede l'ora che la Lingua Sarda defunga: sono i nemici (occulti o palesi) della Nostra Lingua, della nostra Nazione, della nostra Patria, che ben sanno che una nazione senza lingua è una nazione dimezzata, che verrebbe a mancare un punto di riferimento, un potente motivo di comune identità, che loro vedono come un pericolo per la (supposta) "italianità" della Sardegna.
C'è un modo per salvare la Nostra Limba? sì, ce n'è più di uno e tutti ampiamente collegati: prima di tutto riacquistare l'orgoglio di parlarla e, sopratutto, parlarla ai nostri figli fin dalla loro nascita.
Come riacquistare questo orgoglio? lo vedremo la prossima volta
Turritano


Autore Risposta: Pia
Inserita il: 13/11/2009 22:51:36
Messaggio:

Oggi ho scoperto questo:

http://www.logosardigna.it/


E' una rivista in limba comuna sarda.
Veramente interessante.


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 13/11/2009 23:08:01
Messaggio:

Grazie Pia, interessante... ma io l'ho "scoperto" sin dal primo numero (circa un anno fa) e pubblicato qualche articolo nella discussione "Riviste di Sardegna" di questo stesso forum
Turritano


Autore Risposta: robur.q
Inserita il: 14/11/2009 07:24:36
Messaggio:

Pia Deidda ha scritto:

Oggi ho scoperto questo:

http://www.logosardigna.it/


E' una rivista in limba comuna sarda.
Veramente interessante.


ad un primo sguardo, a me sembra tutto in Nuorese


Autore Risposta: forzacommo
Inserita il: 14/11/2009 19:49:43
Messaggio:

robur.q ha scritto:

per questa ragione secondo me è necessario un modello di lingua "tetto", una lingua magari formale e distaccata dai dialetti, ma che possa almeno tentare (e non è detto che ci riesca) di ridare prestigio e capacità "moderne" al sardo; in caso contrario, sono d'accordo con te, la decadenza e l'estinzione saranno inesorabili.
Potrebbe essere una buona idea,però serve un grosso sforzo e il ruolo principale lo dovrebbe svolgere la scuola rendendone obbligatorio l'insegnamento.Solo che il problema principale potrebbe essere quello di metterci d'accordo come miscelare i vari idiomi e avere anche il coraggio di utilizzarli.Certo che campanilista come sono mischiare alla mia parlata che ne so,un termine campidanese o gallurese,mi farebbe accapponare la pelle.


Autore Risposta: robur.q
Inserita il: 22/11/2009 21:01:25
Messaggio:

SOTTOTITOLO: UNO E TRINO
Nella lingua sarda sono state individuate tre aree macrodialettali: la settentrionale o Logudorese, la meridionale o Campidanese e la mediana o Arborense (so che turritano non sarà d'accordo ma non si può essere d'accordo su tutto)
Fino a giorni nostri però si sono sviluppati due modelli letterari, uno basato sul cagliaritano illustre e l'altro sull'antico sassarese illustre (prima che fosse quasi totalmente soppiantato dalla varietà corsa attuale);
la varietà mediana, dopo aver dato vita alla più importante opera giuridica della Sardegna, la Carta de Logu di Arborea, in vigore fino all'ottocento inoltrato e punto di riferimento di qualsiasi giurista, giudice avvocato per 5 secoli, non ha sviluppato, per complesse vicende una varietà letteraria.
Secondo me dobbiamo imparare dalla storia: una lingua amministrativo-giuridica, l'arborense, due lingue letterarie, logudorese e Campidanese, tante lingue parlate locali!!
Non so bene dove sto andando a parare, forse una soluzione per non scontentare nessuno e nello stesso tempo efficace per la tutela del sardo;
e scusatemi se ho semplificato troppo;
ma.....che ne pensate?
Usi diversi per situazioni diverse: scuola, università, pubbliche amministrazioni, lingua legislativa....
come incasinarsi la vita


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 24/11/2009 19:05:54
Messaggio:

robur.q ha scritto:

SOTTOTITOLO: UNO E TRINO
Nella lingua sarda sono state individuate tre aree macrodialettali: la settentrionale o Logudorese, la meridionale o Campidanese e la mediana o Arborense (so che turritano non sarà d'accordo ma non si può essere d'accordo su tutto)



E' legittimo che ognuno abbia la sua opinione per ciò che riguarda il raggruppamento dei dialetti sardi in "aree macrodialettali", ma non capisco perchè tu dia una grande importanza alle isoglosse che separano l' area "logudorese" da quella "arborense" e nessuna a quelle relative alla lenizione consonantica, che separano i dialetti del circondario nuorese da tutti gli altri dialetti sardi e che quantitativamente sono molto più rilevanti. Non capisco che criterio usi per la divisione.

robur.q ha scritto:
Fino a giorni nostri però si sono sviluppati due modelli letterari, uno basato sul cagliaritano illustre e l'altro sull'antico sassarese illustre (prima che fosse quasi totalmente soppiantato dalla varietà corsa attuale);
la varietà mediana, dopo aver dato vita alla più importante opera giuridica della Sardegna, la Carta de Logu di Arborea, in vigore fino all'ottocento inoltrato e punto di riferimento di qualsiasi giurista, giudice avvocato per 5 secoli, non ha sviluppato, per complesse vicende una varietà letteraria.
Secondo me dobbiamo imparare dalla storia: una lingua amministrativo-giuridica, l'arborense, due lingue letterarie, logudorese e Campidanese, tante lingue parlate locali!!


Le due tendenze letterarie tradizionali possono tranquillamente continuare ad esistere pur in presenza di un codice unitario, almeno finchè c'è qualcuno disposto a produrre letteratura con questi stilemi. Lo standard non serve a sostituire gli usi attuali, ma a cercare di conquistare gli spazi nei quali oggi la lingua sarda non viene rappresentata.

robur.q ha scritto:
Non so bene dove sto andando a parare, forse una soluzione per non scontentare nessuno e nello stesso tempo efficace per la tutela del sardo;
e scusatemi se ho semplificato troppo;
ma.....che ne pensate?
Usi diversi per situazioni diverse: scuola, università, pubbliche amministrazioni, lingua legislativa....
come incasinarsi la vita


Proprio questo il problema! Siamo già in una situazione critica e non possiamo permettercelo!


Autore Risposta: robur.q
Inserita il: 24/11/2009 20:01:26
Messaggio:

Donovan, io ho solo cercato di riassumere le principali classificazioni proposte da specialisti, in particolare Virdis, cui ti rimando per ciò che riguarda l'arborense (e magari anche al mio modesto lavoro che ho linkato da qualche parte);
so bene che le varietà nuoresi da te indicate hanno delle caratteristiche peculiari, ma sono sostanzialmente solo quelle che tu hai sottolineato; per il resto il nuorese (e dintorni) condivide colle altre varietà "logudoresi" quasi tutto il resto!
se ci dovessimo basare esclusivamente su alcune peculiarità fonetiche, il campidanese non esisterebbe: hai idea della differenza fonetica tra Casteddaio e....Seddorese? Abissale, altro che nuorese!!
Però per un sardo del nord siamo tutti "maurreddini", come per noi del sud sono tutti "cabisusesus".
Al di là di questo, anch'io sono del parere che non si abbia molto tempo, ma c'è il rischio che scelte non sufficientemente ponderate ed equilibrate porti a reazioni di rigetto ancora più fatali.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 28/11/2009 01:59:31
Messaggio:

robur.q ha scritto:

Donovan, io ho solo cercato di riassumere le principali classificazioni proposte da specialisti, in particolare Virdis, cui ti rimando per ciò che riguarda l'arborense (e magari anche al mio modesto lavoro che ho linkato da qualche parte);
so bene che le varietà nuoresi da te indicate hanno delle caratteristiche peculiari, ma sono sostanzialmente solo quelle che tu hai sottolineato; per il resto il nuorese (e dintorni) condivide colle altre varietà "logudoresi" quasi tutto il resto!
se ci dovessimo basare esclusivamente su alcune peculiarità fonetiche, il campidanese non esisterebbe: hai idea della differenza fonetica tra Casteddaio e....Seddorese? Abissale, altro che nuorese!!
Però per un sardo del nord siamo tutti "maurreddini", come per noi del sud sono tutti "cabisusesus".
Al di là di questo, anch'io sono del parere che non si abbia molto tempo, ma c'è il rischio che scelte non sufficientemente ponderate ed equilibrate porti a reazioni di rigetto ancora più fatali.


Salve Robur, ho un po' di tempo per risponderti e quindi lo faccio
Nella sua personale classificazione Maurizio Virdis inserisce, oltre a Campidanese, Arborense e Logudorese, anche il Nuorese. Ovviamente, aggiungo io, dato che è consapevole che si tratta di caratteristiche quantitativamente rilevanti, molto più di quanto siano le differenze tra il Casteddaju e il Seddorese.
Se poi mi parli di scarsa rilevanza dal punto di vista grafico sono d' accordo, dato che si ha ormai l' abitudine a leggere in maniera diversa cose scritte alla stesso modo.
A questo proposito ti segnalo la ricerca di Roberto Bolognesi, che analizza quantitativamente le differenze fonetiche (e lessicali) tra 77 dialetti sardi:

http://www.sardegnacultura.it/docum...18130841.pdf






Autore Risposta: Giuseppe
Inserita il: 28/11/2009 10:45:17
Messaggio:

Sarvadore Asara ha scritto:

Noi (parlo della mia associazione) pensiamo che le soluzioni migliori siano quelle semplificate, e non quelle complicate, per cui non usiamo combinazioni tipo "-th" e "-dh".

Se non è troppo tardi,posso pregarti di dirci il nome della tua Associazione e, ancora, di specificare i motivi (se ve ne sono) della vostra scelta oppure la fonte bibliografico-culturale?
Grazie
Saluti
Giuseppe


Autore Risposta: robur.q
Inserita il: 28/11/2009 13:43:40
Messaggio:

Donovan ha scritto:

robur.q ha scritto:

Donovan, io ho solo cercato di riassumere le principali classificazioni proposte da specialisti, in particolare Virdis, cui ti rimando per ciò che riguarda l'arborense (e magari anche al mio modesto lavoro che ho linkato da qualche parte);
so bene che le varietà nuoresi da te indicate hanno delle caratteristiche peculiari, ma sono sostanzialmente solo quelle che tu hai sottolineato; per il resto il nuorese (e dintorni) condivide colle altre varietà "logudoresi" quasi tutto il resto!
se ci dovessimo basare esclusivamente su alcune peculiarità fonetiche, il campidanese non esisterebbe: hai idea della differenza fonetica tra Casteddaio e....Seddorese? Abissale, altro che nuorese!!
Però per un sardo del nord siamo tutti "maurreddini", come per noi del sud sono tutti "cabisusesus".
Al di là di questo, anch'io sono del parere che non si abbia molto tempo, ma c'è il rischio che scelte non sufficientemente ponderate ed equilibrate porti a reazioni di rigetto ancora più fatali.


Salve Robur, ho un po' di tempo per risponderti e quindi lo faccio
Nella sua personale classificazione Maurizio Virdis inserisce, oltre a Campidanese, Arborense e Logudorese, anche il Nuorese. Ovviamente, aggiungo io, dato che è consapevole che si tratta di caratteristiche quantitativamente rilevanti, molto più di quanto siano le differenze tra il Casteddaju e il Seddorese.
Se poi mi parli di scarsa rilevanza dal punto di vista grafico sono d' accordo, dato che si ha ormai l' abitudine a leggere in maniera diversa cose scritte alla stesso modo.
A questo proposito ti segnalo la ricerca di Roberto Bolognesi, che analizza quantitativamente le differenze fonetiche (e lessicali) tra 77 dialetti sardi:

http://www.sardegnacultura.it/docum...18130841.pdf







Grazie conosco la ricerca di Bolognesi, non mi ricordo se esplicitasse le differenze tra Nuorese e Logudorese comune; non vedo come possa portare conferma alla tua tesi
Nel suo tentativo di difendere a tutti i costi una LSC, troppo squilibrata a nord, in realtà ha evidenziato la notevole differenza fonetica dai dialetti del sud.
Quanto a Virdis, il suo lavoro è decisamente innovativo per l'individuazione delle varietà arborensi:
per ciò che riguarda il Nuorese, ha preso atto di definizioni altrui: spesso l'identificazioni di varietà dipende dalla forza di rappresentazione della comunità linguistica; e Nuoro ha una discreta forza nell'idea di rappresentare la vera sardità, non solo linguisticamente!
Per contro Wagner, che era innamorato del nuorese ha molto trasurato lo studio delle varietà meridionali, e dopo di lui è prevalso il pregiudizio della omogeneità del campidanese; ora gli studi, ma anche l'evidenza, dimostrano il contrario.
Giusto a livello di battuta, secondo te sono più lontane le espressioni "est andatu - est andadu" oppure "su meloni - su mabooii"?


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 29/11/2009 22:53:08
Messaggio:

robur.q ha scritto:

Donovan ha scritto:

robur.q ha scritto:

Donovan, io ho solo cercato di riassumere le principali classificazioni proposte da specialisti, in particolare Virdis, cui ti rimando per ciò che riguarda l'arborense (e magari anche al mio modesto lavoro che ho linkato da qualche parte);
so bene che le varietà nuoresi da te indicate hanno delle caratteristiche peculiari, ma sono sostanzialmente solo quelle che tu hai sottolineato; per il resto il nuorese (e dintorni) condivide colle altre varietà "logudoresi" quasi tutto il resto!
se ci dovessimo basare esclusivamente su alcune peculiarità fonetiche, il campidanese non esisterebbe: hai idea della differenza fonetica tra Casteddaio e....Seddorese? Abissale, altro che nuorese!!
Però per un sardo del nord siamo tutti "maurreddini", come per noi del sud sono tutti "cabisusesus".
Al di là di questo, anch'io sono del parere che non si abbia molto tempo, ma c'è il rischio che scelte non sufficientemente ponderate ed equilibrate porti a reazioni di rigetto ancora più fatali.


Salve Robur, ho un po' di tempo per risponderti e quindi lo faccio
Nella sua personale classificazione Maurizio Virdis inserisce, oltre a Campidanese, Arborense e Logudorese, anche il Nuorese. Ovviamente, aggiungo io, dato che è consapevole che si tratta di caratteristiche quantitativamente rilevanti, molto più di quanto siano le differenze tra il Casteddaju e il Seddorese.
Se poi mi parli di scarsa rilevanza dal punto di vista grafico sono d' accordo, dato che si ha ormai l' abitudine a leggere in maniera diversa cose scritte alla stesso modo.
A questo proposito ti segnalo la ricerca di Roberto Bolognesi, che analizza quantitativamente le differenze fonetiche (e lessicali) tra 77 dialetti sardi:

http://www.sardegnacultura.it/docum...18130841.pdf



Grazie conosco la ricerca di Bolognesi, non mi ricordo se esplicitasse le differenze tra Nuorese e Logudorese comune; non vedo come possa portare conferma alla tua tesi
Nel suo tentativo di difendere a tutti i costi una LSC, troppo squilibrata a nord, in realtà ha evidenziato la notevole differenza fonetica dai dialetti del sud.
Quanto a Virdis, il suo lavoro è decisamente innovativo per l'individuazione delle varietà arborensi:
per ciò che riguarda il Nuorese, ha preso atto di definizioni altrui: spesso l'identificazioni di varietà dipende dalla forza di rappresentazione della comunità linguistica; e Nuoro ha una discreta forza nell'idea di rappresentare la vera sardità, non solo linguisticamente!
Per contro Wagner, che era innamorato del nuorese ha molto trasurato lo studio delle varietà meridionali, e dopo di lui è prevalso il pregiudizio della omogeneità del campidanese; ora gli studi, ma anche l'evidenza, dimostrano il contrario.
Giusto a livello di battuta, secondo te sono più lontane le espressioni "est andatu - est andadu" oppure "su meloni - su mabooii"?


Robur: dalla ricerca di Bolognesi, pagina 24, didascalia alla cartina n°6 di pagina 23:

Questa cartina contiene una conferma e due sorprese (almeno per i non addetti ai lavori).
Da un lato vediamo che vengono individuate le tre grandi aree dialettali denominate come Campidanese, Nuorese e Logudorese, confermando i risultati di tutti gli studi precedenti, tranne quelli che si ostinano a non voler distinguere il gruppo dei dialetti nuoresi-baroniesi da quelli logudoresi. [...]

Le tre macro-varietà invece sono caratterizzate dalle diverse combinazioni possibili dei fenomeni fonologici della Riduzione Vocalica e della Lenizione Consonantica: entrambi questi fenomeni comportano la modifica di un gran numero di fonemi e hanno quindi delle importanti conseguenze quantitative. Nel campidanese sono presenti entrambi i fenomeni, nel nuorese sono entrambi assenti e nel logudorese è presente solo la Lenizione.

Semplificando parecchio, si può dire che le tre macro-varietà sono riconducibili a tre diversi gradi di innovatività: è altamente innovativo il campidanese (e certamente ilcampidanese vero e proprio, quello centrale); è moderatamente innovativo il logudorese (anche se quello settentrionale presenta tutta una serie di innovazioni esclusive di quella varietà); è scarsamente innovatico il nuorese-baroniese, anche se, come mostrato in Bolognesi& Heeringa (2005), non lo si può certo definire “arcaico”.



L' esempio che citi tu è quindi quantitativamente meno rilevante della mancata lenizione presente nel circondario di Nuoro. Per arrivare ad una divisione tra i dialetti meridionali bisogna infatti attendere la cartina successiva.
Qualitativamente il discorso può cambiare, ma diventa tutto molto più soggettivo: ricordo ad esempio un sostenitore del doppio standard (acerrimo avversario della LSC) sostenere proprio che pronunciare "maboi" e scrivere "meloni" fosse assolutamente naturale mentre pronunciare "meloni" e scrivere "melone" fosse una vera e propria abiezione.
Come vedi si tratta di questioni opinabili, la cui interpretazione è spesso funzionale alla propria visione della linguistica sarda, molte volte mescolata a teorie antropologiche spicciole.
Per ciò che riguarda lo studio di Bolognesi c'è invece ben poco da opinare: è matematica.

Poi a me la questione nemmeno interessa più di tanto, per me i criteri per raggruppare i dialetti sono pura speculazione mentale. Non mi interessa l' unità dei dialetti setterntrionali, nè dei dialetti logudoresi, nè di quelli meridionali. Non mi interessa nemmeno l' unitarietà del dialetto del mio comune di residenza, nel quale esistono e convivono diverse pronunce della stessa parola.


Autore Risposta: robur.q
Inserita il: 30/11/2009 18:22:27
Messaggio:

Donovan, sulla matematica di Bolognesi avrei dei dubbi....
è la matematica di Bolognesi, ove lui da valore alle variabili che piacciono a lui!!!!
Anzi non è nemmeno matematica, è un tentativo, anche grossolano per certi aspetti, di portare acqua al mulino della LSC;
scegliendo altre variabili rispetto alla riduzione vocalica e alla lenizione i risultati sarebbero stati differenti;
quando si usano modelli matematici di questo tipo, bisogna dire che sono sperimentali, perchè ridurre i comportamenti umani a matematica è estremamente difficile; l'unica materia umanistica che ha un bagaglio teorico matematico è l'economia, e anch'essa prende grandi svarioni!!!
Comunque sia, il Nuorese è comunque largamente integrato nella tradizione letteraria del Logudorese Illustre, a questa facevo riferimento principalmente.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 01/12/2009 21:03:37
Messaggio:

robur.q ha scritto:

Donovan, sulla matematica di Bolognesi avrei dei dubbi....
è la matematica di Bolognesi, ove lui da valore alle variabili che piacciono a lui!!!!
Anzi non è nemmeno matematica, è un tentativo, anche grossolano per certi aspetti, di portare acqua al mulino della LSC;
scegliendo altre variabili rispetto alla riduzione vocalica e alla lenizione i risultati sarebbero stati differenti;
quando si usano modelli matematici di questo tipo, bisogna dire che sono sperimentali, perchè ridurre i comportamenti umani a matematica è estremamente difficile; l'unica materia umanistica che ha un bagaglio teorico matematico è l'economia, e anch'essa prende grandi svarioni!!!
Comunque sia, il Nuorese è comunque largamente integrato nella tradizione letteraria del Logudorese Illustre, a questa facevo riferimento principalmente.


Robur, delle due una: o non hai letto la ricerca o non hai capito come è stata fatta. Cercherò di riassumere brevemente:

- Sono state selezionate at random 200 parole sarde, la cui unica caratteristica richiesta è che fossero presenti nel dizionario di Mario Puddu

- E' stato chiesto ai parlanti di 77 dialetti diversi di pronunciare quella parola secondo il proprio dialetto

- Le pronunce sono state trascritte secondo l' alfabeto fonetico x-sampa ed inviate in Olanda.

Successivamente stato chiesto al computer di fare le uniche cose che sa fare: calcoli e confronti quantitativi. Ad esempio: dividi il sardo in 5 gruppi sulla base dei dati che ti ho fornito.
Le variabili non sono state quindi scelte da Bolognesi bensì dagli stessi parlanti nel momento in cui pronunciavano le parole. Bolognesi ha esclusivamente verificato quali fossero le variabili (o isoglosse) in questione.

Se poi i dati in generale vengono utilizzati per portare acqua al mulino della LSC o per levarla è tutto un altro discorso, che non inficia minimamente la validità della ricerca.
Difatti al momento non c'è alcuna contestazione scientifica della stessa, nonostante lo abbia chiesto esplicitamente:

Roberto Bolognesi ha scritto:


E colgo quest'occasione anche per anticipare i prevedibili attacchi a i miei dati, e sollevo io stesso il dubbio che la mia posizione di controllore e, fino a un certo punto, di controllato può far sorgere. Io ho collaborato alla stesura della proposta della LSC e poi ho condotto la ricerca per stabilire quali sono i rapporti tra la LSC e i dialetti tradizionali. I miei dati sono affidabili?

Comincio subito dicendo che mi guardo bene dall'autoproclamarmi “persona al di sopra di ogni sospetto”. Sospettare di me è più che lecito. Sono un uomo con i suoi interessi, le sue passioni e i suoi desideri, esattamente come tutti gli scienziati. E la scienza è terreno di scontro di grandi passioni e grandi interessi.

Per questo gli scienziati si sono dotati di metodologie chiare e trasparenti. Per difendersi da se stessi e dagli altri, gli scienziati usano dei procedimenti verificabili e ripetibili da altri scienziati.

Chi dubita dei miei dati ha solo da ripetere la ricerca. Per verificare, per esempio, se la distanza tra la LSC e il dialetto di Abbasanta corrisponde davvero 7,32%, basta andare ad Abbasanta con la lista delle parole impiegate e intervistare alcuni parlanti native, trascrivendo poi la loro pronuncia nell´alfabeto fonetico X-sampa (disponibile in Internet). Dopo aver trascritto anche le parole secondo le regole di pronuncia della LSC, basterebbe mandare il tutto a Wilbert Heeringa all´Universitá di Groninga. Heeringa è una persona gentile e non si rifiuterebbe di farlo.

Chi non si fidasse di Heeringa (che potrebbe essere in combutta con me) potrebbe rivolgersi a John Nerbonne, capo del dipartimento di linguistica computazionale a Groninga, e chiedergli di mettere a disposizione il software necessario. Dopodiché la ricerca potrebbe essere interamente ripetuta.

Chi non si fidasse proprio di nessuno, potrebbe aprire un dipartimento di linguistica computazionale nelle universitá sarde e fare tutto da solo.

Spero proprio che qualcuno decida di non fidarsi per niente e di far partire la linguistica computazionale in Sardegna. Sarebbe finalmente la volta buona per avere anche in Sardegna una linguistica adeguata ai tempi.



http://www.altravoce.net/2007/05/12...tigiano.html

Se ciò non dovesse bastare, dato che non sono né voglio fare l' avvocato di Bolognesi, posso segnalargli tramite Facebook che finalmente qualche contestatore si è fatto vivo ed è probabile che intervenga qui per darti una mano a schiarirti un po' le idee. A te la scelta.




Autore Risposta: robur.q
Inserita il: 01/12/2009 21:37:37
Messaggio:

Caaaro Donovan
ho letto la ricerca di Bolognesi subito dopo la sua presentazione a Paulilatino alcuni anni fa alla quale fui presente.
può darsi che non la ricordi benissimo, è naturale, con l'età i neuroni diminuiscono....
mi sembra però estremamente superficiale classificare i gruppi dialettali su una base "quantitativa", cioè sul numero di parole interessate da un determinato fenomeno.
Io ero fermo, e rimango fermo, a delle valutazioni qualitative!
Il resto è fede
ti saluto


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 03/12/2009 19:27:58
Messaggio:

robur.q ha scritto:

Caaaro Donovan
ho letto la ricerca di Bolognesi subito dopo la sua presentazione a Paulilatino alcuni anni fa alla quale fui presente.
può darsi che non la ricordi benissimo, è naturale, con l'età i neuroni diminuiscono....
mi sembra però estremamente superficiale classificare i gruppi dialettali su una base "quantitativa", cioè sul numero di parole interessate da un determinato fenomeno.
Io ero fermo, e rimango fermo, a delle valutazioni qualitative!
Il resto è fede
ti saluto


Certo che è fede: fede incrollabile nel metodo scientifico e non nelle tradizioni, impressioni o ipse dixit di varia natura.
Giusto per farti avere un' idea di quanto sia la quantità a contare per i parlanti, ti segnalo questa discussione:

http://www.gentedisardegna.it/topic...OPIC_ID=8271

Con buona pace di chi si addentra in masturbazioni mentali riguardanti le palatizzazioni...

Ti saluto anch' io!


Autore Risposta: Su foristeri
Inserita il: 25/01/2010 18:55:40
Messaggio:

Donovan ha scritto:

vlady ha scritto:

[b][brown]non sono molto avezzo ai forum, e quindi mi scuso Albertina, se ho usato la maiucola impropriamente. Ma per tornare a noi...certo Donovan, sarebbe economico e probabilmente "massivo" uniformare la parlata sarda. Credo che comunque esistano ancora tantissime persone che parlano bene il loro dialetto. Perchè non sfruttare didaticamente queste preziose opportunità? La lingua, qualunque essa sia verrà sempre inflazionata dal momento che si vive, per me sarebbe importante e fondamentale che i giovani, specie i più piccoli, imparassero da subito, magari alla scuola elemetare, quei vocaboli che saranno preziosi per la conservazione di una parlata..si di una parlata..io non sono d'accordo con chi definisce il sardo una lingua. Propendo per un insieme di parlate che sono, come dicevo prima il vero forziere da non scardinare. Il prezzo da pagare sarebbe troppo alto. Pensa Donovan se imnprovisamente tutti i sardi parlassero una sola lingua....non ci riconosceremo più nella nostra unicità, anche di campanile culturale. Vanno conservate tutte. Quindi le forze dedichiamole alla tutele di queste Vladi



Pienamente d' accordo su questo: vanno preservate le varianti locali, che sono il sardo reale e non certo la LSC o il "Logudorese" ed il "Campidanese" che sono sistemi grafici.
Il problema è come farlo, di certo restando nella situazione attuale nel volgere di qualche decennio sarà difficile recuperare.
Va benissimo il contributo dei madrelingua, è un ottimo sistema per preservare le diverse varianti, ma non è sufficiente: anche se i bambini imparassero perfettamente la propria variante, a cosa gli servirebbe?
Mio padre e mia madre sono madrelingue, ma la conoscenza del sardo nella loro vita non è servita a nulla perchè socialmente quella conoscenza non veniva riconosciuta e per il mio bene hanno optato per il fatto che io imparassi l' italiano. In pratica, con l' insegnamento degli anziani stai solo rimandando il problema di una generazione: fuori dal proprio paese qual sardo non serve più.
Se invece la conoscenza del sardo servisse per i concorsi, per l' insegnamento, per scrivere un giornale che tutti capiscono agevolmente per tradurre tutto ciò di cui parlavo prima e che non rimane chiuso in un paesino allora conoscere il sardo serve ed è anche remunerativo!

Se l' argomento ti interessa, questo è un convegno nel quale si chiariscono alcuni dubbi. Ci sono diversi docenti universitari tra cui Roberto Bolognesi (Gresienti che a tui)

http://www.sotziulimbasarda.net/Tel..._01_1_4.html













Buongiorno,

La mamma di Roberto BOLOGNESI è di VILLANOVA MONTELEONE (SS).

Saluti.


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 01/02/2010 04:05:24
Messaggio:

Su foristeri ha scritto:

Donovan ha scritto:

vlady ha scritto:

[b][brown]non sono molto avezzo ai forum, e quindi mi scuso Albertina, se ho usato la maiucola impropriamente. Ma per tornare a noi...certo Donovan, sarebbe economico e probabilmente "massivo" uniformare la parlata sarda. Credo che comunque esistano ancora tantissime persone che parlano bene il loro dialetto. Perchè non sfruttare didaticamente queste preziose opportunità? La lingua, qualunque essa sia verrà sempre inflazionata dal momento che si vive, per me sarebbe importante e fondamentale che i giovani, specie i più piccoli, imparassero da subito, magari alla scuola elemetare, quei vocaboli che saranno preziosi per la conservazione di una parlata..si di una parlata..io non sono d'accordo con chi definisce il sardo una lingua. Propendo per un insieme di parlate che sono, come dicevo prima il vero forziere da non scardinare. Il prezzo da pagare sarebbe troppo alto. Pensa Donovan se imnprovisamente tutti i sardi parlassero una sola lingua....non ci riconosceremo più nella nostra unicità, anche di campanile culturale. Vanno conservate tutte. Quindi le forze dedichiamole alla tutele di queste Vladi



Pienamente d' accordo su questo: vanno preservate le varianti locali, che sono il sardo reale e non certo la LSC o il "Logudorese" ed il "Campidanese" che sono sistemi grafici.
Il problema è come farlo, di certo restando nella situazione attuale nel volgere di qualche decennio sarà difficile recuperare.
Va benissimo il contributo dei madrelingua, è un ottimo sistema per preservare le diverse varianti, ma non è sufficiente: anche se i bambini imparassero perfettamente la propria variante, a cosa gli servirebbe?
Mio padre e mia madre sono madrelingue, ma la conoscenza del sardo nella loro vita non è servita a nulla perchè socialmente quella conoscenza non veniva riconosciuta e per il mio bene hanno optato per il fatto che io imparassi l' italiano. In pratica, con l' insegnamento degli anziani stai solo rimandando il problema di una generazione: fuori dal proprio paese qual sardo non serve più.
Se invece la conoscenza del sardo servisse per i concorsi, per l' insegnamento, per scrivere un giornale che tutti capiscono agevolmente per tradurre tutto ciò di cui parlavo prima e che non rimane chiuso in un paesino allora conoscere il sardo serve ed è anche remunerativo!

Se l' argomento ti interessa, questo è un convegno nel quale si chiariscono alcuni dubbi. Ci sono diversi docenti universitari tra cui Roberto Bolognesi (Gresienti che a tui)

http://www.sotziulimbasarda.net/Tel..._01_1_4.html













Buongiorno,

La mamma di Roberto BOLOGNESI è di VILLANOVA MONTELEONE (SS).

Saluti.


Non vedo proprio cosa c'entri, dato che il luogo di nascita di un genitore non si trasmette per via ereditaria ai figli. Non è un segreto il fatto che Bolognesi sia nato e cresciuto nel Sulcis:

http://www.condaghes.com/scheda_autore.asp?id=125

In ogni caso la signora Bolognesi è venuta a mancare pochi mesi fa.


Autore Risposta: Biggina
Inserita il: 04/02/2010 17:24:24
Messaggio:

trovo anch'io la lingua sarda terribilmente intrigante.
Quando sentivo - e sento - alcuni amici miei sardi parlare mi crepo dalle risate perche' apparte la simpaticissima cadenza e apparte che hanno la particolarita', mi sono accorta, i sardi di far ridere sempre tutti perke' hanno sempre la battuta pronta e ti fan spanciare.. ma e' proprio quando li senti imprecare o borbottare qualcosa in sardo che e' potentissimo l'effetto devastante di risata che ti danno!
C'è un mio conoscente cagliaritano che quando parla mi fa morire dalle risate e lui per me pansa che je rido sempre in faccia.. hahaha ma poi gli dico : scusami ma hai una parlata stupenda !!!!

Ho ascoltato qualche canzone dialettale della sardegna e quindi so' ben poco della lingua.
Ma sarebbe bellissimo poterla studiare.
Mi piacciono molto i dialetti in generale, non solo quelli della Sardegna, ma a costo di sembrare ripetitiva .. quelli sardi sono simpaticissimi


Autore Risposta: albertune
Inserita il: 17/02/2010 16:49:38
Messaggio:

Sono davvero mortificato (non così immagino i curatori del forum) che tale topic abbia avuto più di 10 mila accessi. E'proprio vero che i film horror onerosi, attraggono più di quelli che sono a scarto ridotto. Ma se l'horror vi appassiona così tanto vi rimanderei a : http://web.tiscali.it/sardoillirica...sardigna.htm . Lì ci trovate my opinion


saluti


Autore Risposta: robur.q
Inserita il: 17/02/2010 21:41:31
Messaggio:

albertune ha scritto:

Sono davvero mortificato (non così immagino i curatori del forum) che tale topic abbia avuto più di 10 mila accessi. E'proprio vero che i film horror onerosi, attraggono più di quelli che sono a scarto ridotto. Ma se l'horror vi appassiona così tanto vi rimanderei a : http://web.tiscali.it/sardoillirica...sardigna.htm . Lì ci trovate my opinion


saluti


Mamma mia, che ira funesta
perchè non articoli meglio le tue opinioni?
sempre che voglia esporle a dei tranquilli forumisti....


Autore Risposta: Su foristeri
Inserita il: 04/03/2010 22:05:51
Messaggio:

Donovan ha scritto:

Su foristeri ha scritto:

Donovan ha scritto:

vlady ha scritto:

[b][brown]non sono molto avezzo ai forum, e quindi mi scuso Albertina, se ho usato la maiucola impropriamente. Ma per tornare a noi...certo Donovan, sarebbe economico e probabilmente "massivo" uniformare la parlata sarda. Credo che comunque esistano ancora tantissime persone che parlano bene il loro dialetto. Perchè non sfruttare didaticamente queste preziose opportunità? La lingua, qualunque essa sia verrà sempre inflazionata dal momento che si vive, per me sarebbe importante e fondamentale che i giovani, specie i più piccoli, imparassero da subito, magari alla scuola elemetare, quei vocaboli che saranno preziosi per la conservazione di una parlata..si di una parlata..io non sono d'accordo con chi definisce il sardo una lingua. Propendo per un insieme di parlate che sono, come dicevo prima il vero forziere da non scardinare. Il prezzo da pagare sarebbe troppo alto. Pensa Donovan se imnprovisamente tutti i sardi parlassero una sola lingua....non ci riconosceremo più nella nostra unicità, anche di campanile culturale. Vanno conservate tutte. Quindi le forze dedichiamole alla tutele di queste Vladi



Pienamente d' accordo su questo: vanno preservate le varianti locali, che sono il sardo reale e non certo la LSC o il "Logudorese" ed il "Campidanese" che sono sistemi grafici.
Il problema è come farlo, di certo restando nella situazione attuale nel volgere di qualche decennio sarà difficile recuperare.
Va benissimo il contributo dei madrelingua, è un ottimo sistema per preservare le diverse varianti, ma non è sufficiente: anche se i bambini imparassero perfettamente la propria variante, a cosa gli servirebbe?
Mio padre e mia madre sono madrelingue, ma la conoscenza del sardo nella loro vita non è servita a nulla perchè socialmente quella conoscenza non veniva riconosciuta e per il mio bene hanno optato per il fatto che io imparassi l' italiano. In pratica, con l' insegnamento degli anziani stai solo rimandando il problema di una generazione: fuori dal proprio paese qual sardo non serve più.
Se invece la conoscenza del sardo servisse per i concorsi, per l' insegnamento, per scrivere un giornale che tutti capiscono agevolmente per tradurre tutto ciò di cui parlavo prima e che non rimane chiuso in un paesino allora conoscere il sardo serve ed è anche remunerativo!

Se l' argomento ti interessa, questo è un convegno nel quale si chiariscono alcuni dubbi. Ci sono diversi docenti universitari tra cui Roberto Bolognesi (Gresienti che a tui)

http://www.sotziulimbasarda.net/Tel..._01_1_4.html













Buongiorno,

La mamma di Roberto BOLOGNESI è di VILLANOVA MONTELEONE (SS).

Saluti.


Non vedo proprio cosa c'entri, dato che il luogo di nascita di un genitore non si trasmette per via ereditaria ai figli. Non è un segreto il fatto che Bolognesi sia nato e cresciuto nel Sulcis:

http://www.condaghes.com/scheda_autore.asp?id=125

In ogni caso la signora Bolognesi è venuta a mancare pochi mesi fa.


Io volevo dire che BOLOGNESI conosce bene il Campidanese del Sulcis ma senza alcun dubbio anche il Logudorese e specialmente quello molto particolare dei dintorni di SASSARI.

Unu saludu mannu.


Autore Risposta: prolunga
Inserita il: 03/04/2010 22:35:49
Messaggio:

In Sardegna ogni paese ha il suo dialetto o lingua come si dice, penso che sia inutile fare una legge per costringere il logudorese a parlare il campidanese e viceversa, basta che nelle scuole si insegni il dialetto locale per non perdersi la tradizione e non avere vergogna di parlarlo in pubblico e in famiglia, per Nadja mi hanno detto che nell’università di Desdra insegnano il sardo non so se è vero prova ad informarti


Autore Risposta: Nicola76
Inserita il: 04/04/2010 09:58:56
Messaggio:

prolunga ha scritto:
basta che nelle scuole si insegni il dialetto locale per non perdersi la tradizione e non avere vergogna di parlarlo in pubblico e in famiglia, per Nadja mi hanno detto che nell’università di Desdra insegnano il sardo non so se è vero prova ad informarti


Al di là dell'opportunità o meno di insegnare le varie lingue sarde nelle scuole (altrove ho già detto che sono contrario, come sono contrario che si insegnino le altre lingue regionali o locali italiane altrove), su cui non insisto, vorrei fare presente che la tua, con tutto il dovuto rispetto, è un'impressione un po' ingenua.

Non avere vergogna va benissimo, ma insegnare una varietà iperlocale, nella stragrande maggioranza dei casi, non è fattibile. Anzitutto, bisogna trovare gli insegnanti: in paesini con 2-3000 abitanti, magari per lo più anziani, puoi trovare un numero di persone in grado e disposte a insegnare alla scuola dell'obbligo? Per farlo, peraltro, ci vuole una certa formazione... Inoltre c'è il problema della codificazione. La maggior parte delle parlate di qualsiasi regione d'Italia (e potrei estendere il discorso) non ha una codificazione scritta. In pratica, "ognuno scrive come gli pare" oppure si scrive secondo la codificazione di un'altra lingua più influente.

In pratica, non si può pensare di insegnare il "dialetto" di ogni singolo paesino o località. Occorre fare delle scelte. Avere una lingua ben codificata e insegnare quella, magari avendo l'accortezza di spiegare agli studenti che troveranno delle divergenze più o meno marcate a seconda della zona dell'Isola in cui si spostano.

---

Per quanto riguarda l'insegnamento del sardo in qualche università straniera, è possibile che ci sia qualche cattedra. So per certo che c'era una cattedra di friulano in Giappone, per esempio. E il mio relatore dell'università, triestino, era stato ad una conferenza dove aveva incontrato questo giapponese che parlava un italiano assolutamente approssimativo, ma che era capace di tenere una conferenza in friulano.

Di solito so per esperienza che queste cattedre vengono istituite per compiacere Tizio o Caio, per dare loro un ruolo ed uno stipendio non impegnativo (alcuni anni non hanno proprio iscritti, altri ne hanno uno o due). E in ogni caso, mi viene da chiedermi che senso abbia per uno studente straniero imparare il sardo se non sa già l'italiano, anche perché con l'italiano riuscirà tranquillamente a viaggiare anche in Sardegna.

Ho visto tanti brillanti studenti della facoltà di Lingue uscire pieni di buone speranze con lingue "minori" e finire per fare tutt'altro nella vita perché non serviva a nulla aver studiato catalano o còrso... Con tutto il rispetto, a me queste cattedre sembrano un tributo alla burocrazia e un modo per passare soldi al professore di turno, nulla più.

Saluti,

Nicola


Autore Risposta: Turritano
Inserita il: 04/04/2010 22:21:42
Messaggio:

prolunga ha scritto:

In Sardegna ogni paese ha il suo dialetto o lingua come si dice, penso che sia inutile ......
.......

Infatti: secondo questo ragionamento di comodo, estremizzando si arriverebbe a dire che ogni mio vicino (di casa) parla una “lingua” diversa dalla mia (solo perché certamente usa qualche parola diversa da quelle che uso io), esattamente come a Usini (SS) si parla la "lingua" Usinese mentre a Ossi (SS), 3/4 km di distanza, si parla la "lingua" Ossese, pur essendo entrambe logudoresi e praticamente simili. Come a Sassari si parla Sassarese e nella vicinissima Sorso si parla il Sorsese che hanno differenze irrisorie una dall’altra. Questo per dire che, chi si ostina a negare l’esistenza di una base comune di una lingua sarda, affoga ignominiosamente nel ridicolo.
Tu naturalmente puoi pensarla come vuoi, ma a mio parere, una cosa stai sbagliando e, se leggi tutta questa discussione, capirai di cosa si tratta ma, in ogni modo, te lo riassumo io:
Con la LSC nessuno costringe un campidanese a parlare logudorese o viceversa ("costrizione" che del resto nessuno vuole od auspica). Si tratta solo di utilizzare una lingua comune (cosa che hanno tutte le Nazioni) per redigere qualsiasi atto ufficiale pubblico, altrimenti cosa impossibile da fare.
Se nelle scuole “si insegna solo il dialetto locale” e ci si ferma a questo, la Lingua Sarda morirà comunque, con enorme dispiacere di chi la conosce e ama veramente e con grande soddisfazione di chi non vede l’ora che tiri le cuoia. A questo punto non esisterà più né Logudorese, né Campidanese né nessun altra varietà o sottovarietà del sardo, né nessuno dei dialetti di una lingua sarda comune, che è appunto il Sardo.

Giustissimo quando dici: “Non avere vergogna di parlarlo in pubblico e in famiglia”. Giustissimo e d’altronde cosa fondamentale e doverosa per ogni sardo.
Il Sardo non solo si insegna in qualche Università tedesca, ma anche in Romania, in Giappone, in America (USA) e chissà dov’altro, come classico esempio di Lingua Romanza , (e sempre nella sua varietà “logudorese”). In “Logudoro” vengono spesso studenti di Università straniere per imparare il Sardo “dal vivo”. Essi si scelgono un paese dove si parla un “sardo” considerato “classico, per esempio Bonorva, Thiesi, Ploaghe ecc. Imparano il “Sardo”, non la “lingua bonorvese”, thiesina, “ploaghese” ecc.


Turritano


Autore Risposta: musthayoni
Inserita il: 05/04/2010 21:39:23
Messaggio:

.. giusto turritano .. l'Euskera batua ... docet .. e medas dde nosus ianta deppi piagai su giassu dde su ki is baskus anti fattu .. mancai issus puru teninti in donnia bidda maneras insorus dde ddu fueddai .. deppeus sceti ponni conca a pentzai ...


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 06/04/2010 02:17:33
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prolunga ha scritto:

In Sardegna ogni paese ha il suo dialetto o lingua come si dice, penso che sia inutile fare una legge per costringere il logudorese a parlare il campidanese e viceversa, basta che nelle scuole si insegni il dialetto locale per non perdersi la tradizione e non avere vergogna di parlarlo in pubblico e in famiglia, per Nadja mi hanno detto che nell’università di Desdra insegnano il sardo non so se è vero prova ad informarti



Infatti si tratta di imparare a SCRIVERE in modo uniforme, non a parlare. Per quanto riguarda l' eventuale imposizione puoi stare tranquillo: la Corte Fascistuzionale lo vieterebbe al volo, senza differenze tra dialetti locali o standard ortografico.


Autore Risposta: Nicola76
Inserita il: 06/04/2010 16:40:10
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Donovan ha scritto: Per quanto riguarda l' eventuale imposizione puoi stare tranquillo: la Corte Fascistuzionale lo vieterebbe al volo, senza differenze tra dialetti locali o standard ortografico.


Scusami, stamattina mi sono svegliato prestissimo e forse i miei neuroni cominciano a tradirmi, ma fatico a capire che cosa tu intenda. Che cosa vieterebbe la Corte Costituzionale? Di certo non vieterebbe l'insegnamento del sardo (auspicabile o meno che sia), dato che una legge del 1999 prevede esplicitamente la possibilità dell'insegnamento nelle scuole delle zone del Paese ove si parla tradizionalmente.

Saluti,

Nicola


Autore Risposta: Donovan
Inserita il: 06/04/2010 20:24:20
Messaggio:

Nicola76 ha scritto:

Donovan ha scritto: Per quanto riguarda l' eventuale imposizione puoi stare tranquillo: la Corte Fascistuzionale lo vieterebbe al volo, senza differenze tra dialetti locali o standard ortografico.


Scusami, stamattina mi sono svegliato prestissimo e forse i miei neuroni cominciano a tradirmi, ma fatico a capire che cosa tu intenda. Che cosa vieterebbe la Corte Costituzionale? Di certo non vieterebbe l'insegnamento del sardo (auspicabile o meno che sia), dato che una legge del 1999 prevede esplicitamente la possibilità dell'insegnamento nelle scuole delle zone del Paese ove si parla tradizionalmente.

Saluti,

Nicola


Infatti non vieterebbe l' insegnamento del sardo ma la sua imposizione, o obbligatorietà.
Nell' ordine:

- La Regione Sardegna non potrebbe obbligare gli alunni sardi ad imparare la lingua sarda

- La Regione Sardegna non potrebbe obbligare le scuole sarde a riservare una parte dell' orario curricolare all' insegnamento della lingua sarda.

- La Regione Sardegna non potrebbe nemmeno avvalersi del cosiddetto "silenzio-assenso", secondo il quale le famiglie dell' alunno in questione devono dichiarare esplicitamente che al proprio figlio NON debba essere insegnata la lingua sarda.

In sintesi: è necessaria una triplice volontà, della Regione, della scuola e della famiglia. Per saperne di più:

http://www.google.it/search?q=friul...nt=firefox-a




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